Il ripiano del disavanzo e del maggior disavanzo, ordinario e straordinario

Per la prima volta nel corso di quest’anno gli enti territoriali si possono essere trovati a gestire due diversi tipi di disavanzo di amministrazione: il disavanzo “ordinario” previsto dall’art. 188 del TUEL e un disavanzo “straordinario” che può essere derivato dall’operazione di riaccertamento straordinario dei residui effettuato ai sensi dell’art.3 del D.Lgs. 118/11.
 
Partiamo dal disavanzo previsto dal TUEL. A seguito dell’operazione di riaccertamento ordinario dei residui e dell’approvazione del rendiconto di gestione, il risultato di amministrazione del periodo può essere un valore positivo (avanzo di amministrazione) o negativo (disavanzo di amministrazione). Tale risultato viene determinato come somma algebrica tra il fondo di cassa al 31/12 aumentato del valore dei residui attivi e diminuito dei residui passivi alla stessa data. A partire dal 2015 il dettato normativo del TUEL, modificato recentemente dal D.Lgs. 126/14 a seguito dell’entrata in vigore della riforma della contabilità armonizzata, chiarisce che “tale risultato non comprende le risorse accertate che hanno finanziato spese impegnate con imputazione agli esercizi successivi, rappresentate dal fondo pluriennale vincolato determinato in spesa del conto del bilancio”. In sostanza non concorrono alla formazione del risultato di amministrazione quelle entrate accertate nel corso dell’esercizio ma che, dovendo rappresentare la copertura per spese esigibili negli esercizi successivi, rispondendo al principio applicato concernente la contabilità finanziaria, sono state rinviate a quegli esercizi utilizzando il Fondo pluriennale vincolato che si scrive tra le spese.
La norma chiarisce che l’eventuale disavanzo che possa scaturire dall’approvazione del rendiconto di gestione deve essere immediatamente applicato all’esercizio in corso di gestione contestualmente all’approvazione del rendiconto. Se il disavanzo fosse accertato in costanza di esercizio provvisorio, l’ente è obbligato ad approvare il bilancio di previsione per la copertura del suddetto disavanzo. Infatti il disavanzo accertato ai sensi dell’art. 186 del TUEL può essere ripianato nel primo esercizio o negli esercizi successivi al primo previsti nel bilancio di previsione ma comunque non oltre la durata della consiliatura (il disavanzo deve essere “applicato” al bilancio prime di tutte le altre spese). Tale disposizione normativa prevede quindi un tempo estremamente limitato per ripianare lo squilibro contabile generatosi a seguito dell’intervenuta gestione. Le modalità scelte dall’ente per fare fronte al ripiano del disavanzo devono essere oggetto di una specifica delibera consiliare nella quale sono individuate le modalità ed i tempi del ripiano. Tale delibera deve essere sottoposta al preventivo parere dell’Organo di revisione che deve verificarne l’effettiva sostenibilità. Semestralmente il Sindaco o il Presidente del Consiglio presentano una relazione, accompagnata da un ulteriore parere dell’organo di revisione, con la quale danno atto del rispetto del piano di rientro approvato.
 
Il dettato normativo dispone inoltre che per fare fronte alla copertura del disavanzo l’Ente può utilizzare: economie di spesa e/o maggiori entrate, escludendo quelle derivanti da indebitamento e quelle con specifico vincolo di destinazione, nonché i proventi derivanti dalle alienazioni di beni patrimoniali disponibili e altre entrate in c/capitale per coprire gli squilibri di parte capitale. Inoltre in deroga a quanto previsto dall’art.1, comma 169, della Legge 296/2006, il quale stabilisce che “gli enti locali deliberano le tariffe e le aliquote relative ai tributi di loro competenza entro la data fissata da norme statali per la deliberazione del …

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