Fattura elettronica: potrebbe non servire il registro sezionale separato...

 
A decorrere dal 31 marzo 2015 l’obbligo di fatturazione elettronica per le prestazioni (cessioni di beni e prestazioni di servizi) rese nei confronti di tutta la Pubblica Amministrazione è pienamente in vigore. La fattura deve essere emessa in formato digitale non solo per le prestazioni effettuate nei confronti di Ministeri, Enti previdenziali e Agenzie fiscali (adempimento già vigente dal 6 giugno 2014), ma anche nei confronti di ogni altro soggetto appartenente alla PA, quindi, Comuni, Regioni, Province…
Nella maggior parte dei casi, però, gli operatori, professionisti ed imprese, continuano ad emettere le fatture in formato analogico (cartaceo) nei confronti di tutti gli altri soggetti “privati”. Si pone quindi il problema di come numerare le fatture emesse, ed in particolare se sia o meno obbligatoria l’adozione di un’autonoma serie di numerazione. Inoltre, ai fini della registrazione ci si domanda, in questo caso, se debba essere istituito o meno un apposito registro sezionale, ovvero registri separati.
 
L’unico chiarimento dell’Agenzia delle entrate è piuttosto risalente ed è stato fornito con la Circ. n. 36 del 2006. Oggi il quadro normativo di riferimento ha subìto diverse modifiche, ma l’unico documento di prassi ufficiale è quello citato. Tuttavia, l’Agenzia delle entrate ha superato le indicazioni fornite nel 2006 in un’occasione di una videoconferenza del 16 aprile 2015. Ora è auspicabile che la nuova soluzione, che di fatto consente di considerare superata la precedente, sia formalizzata in una circolare o risoluzione ufficiale.
La Circolare del 2006 si era espressa nel senso di ritenere obbligatoria l’adozione di un’autonoma serie di numerazione e dell’istituzione del registro sezionale (o di registri separati). Ad esempio il contribuente che emetteva le fatture in formato analogico doveva far seguire il numero del documento dalla lettera A (1/A, 2/A, etc); e i documenti emessi in formato elettronico dovevano essere seguiti ad esempio dalla lettera B (1/B, 2/B, etc). La soluzione del problema era strettamente collegata alle modalità di archiviazione dei documenti emessi, quindi non solo delle fatture elettroniche, ma anche di quelle analogiche.
Secondo la Circolare 36, il contribuente può circoscrivere l’archiviazione sostitutiva (in quanto obbligatoria) alle sole fatture elettroniche. Invece le fatture emesse in formato analogico (cartacee) possono essere ancora conservate e registrate seguendo le modalità ordinarie. Non è necessario, in tale ipotesi, procedere preventivamente alla scansione del documento emesso in formato analogico per poi apporre, al file così formato, la firma digitale. Il contribuente potrà continuare a conservare e registrare le fatture analogiche nel formato cartaceo senza alcun ulteriore adempimento.
Tale scelta, attinente alle modalità di conservazione dei documenti rende obbligatoria, secondo il documento di prassi citato, la distinzione delle due diverse tipologie di documenti, cartacei ed elettronici, con l’adozione di un’autonoma serie di numerazione. Inoltre la registrazione deve essere effettuata in apposito registro sezionale, ovvero in registri separati.
 
L’Agenzia delle entrate ha però cambiato orientamento come spiegato “informalmente” nel corso della videoconferenza del 16 aprile 2015. La circostanza è dovuta al mutato quadro normativo di riferimento.
Le modalità di assolvimento degli obblighi fiscali relativi ai documenti informatici erano disciplinate dal DM 23 gennaio 2004. Tale decreto risulta ora completamente superato dalla nuova disciplina di cui al decreto ministeriale 3 aprile 2013, n. 55.
L’art. 4, c. 2 del decreto previgente prevedeva che il processo di memorizzazione (di conservazione…

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