Diario quotidiano del 30 settembre 2015: la proroga alla Voluntary e gli altri provvedimenti del Governo

Pubblicato il 30 settembre 2015



Governo: é proroga al 30 novembre per la voluntary disclosure; enti previdenziali e fondi pensione: approvato modello per chiedere il credito d’imposta; no al sequestro di beni se il giudice ha annullato la cartella esattoriale; per il diritto alla detrazione IVA è sufficiente che siano rispettate le condizioni sostanziali volute dalla normativa comunitaria; CNDCEC: tirocinio possibile per l’aspirante Commercialista presso la società di revisione; ABI: boom nuovi mutui famiglie, taglio tasse ok se permanente

 

 Indice:

 1) Governo: é proroga al 30 novembre per la voluntary disclosure

 2) Enti previdenziali e fondi pensione: approvato modello per chiedere il credito d’imposta

 3) No al sequestro di beni se il giudice ha annullato la cartella esattoriale

 4) Per il diritto alla detrazione IVA è sufficiente che siano rispettate le condizioni sostanziali volute dalla normativa comunitaria

 5) CNDCEC: tirocinio possibile per l’aspirante Commercialista presso la società di revisione

 6) Abi: boom nuovi mutui famiglie, taglio tasse ok se permanente

 

 

1) Governo: é proroga al 30 novembre per la voluntary disclosure

Il termine per la presentazione della richiesta di accesso alla voluntary disclosure è stato prorogato al 30 novembre 2015 mentre il termine per la presentazione della relazione accompagnatoria è prorogato al 30 dicembre 2015.

Coloro che hanno già presentato l’istanza possono produrre i relativi documenti entro il 30 dicembre 2015.

Lo ha affermato il Governo nel comunicato stampa del 29 settembre 2015.

Nessun aumento per l’accisa sui carburanti – disattivata la clausola di salvaguardia

Il decreto legge evita l’aumento dell’accisa sui carburanti che sarebbe dovuta scattare dal 30 settembre 2015 come clausola di salvaguardia per la mancata autorizzazione da parte della Commissione europea al meccanismo del Reverse Charge per l’Iva nel settore della grande distribuzione. A compensazione dei relativi effetti finanziari si provvede, per l’anno 2015, mediante quota parte delle maggiori entrate dalla Voluntary Disclosure per la regolarizzazione dei capitali detenuti all’estero, attestate e acquisite dall’Agenzia delle Entrate nel medesimo anno.

Proroga per la voluntary disclosure

Il termine per l’adesione alla procedura di collaborazione volontaria per la regolarizzazione dei patrimoni detenuti all’estero viene prorogato dal 30 settembre 2015 al 30 novembre 2015. L’integrazione dell’istanza e la documentazione possono essere presentate entro il 30 dicembre 2015. La proroga, in presenza di un numero molto elevato di richieste di adesione pendenti, risponde all’esigenza di riconoscere più tempo per completare gli adempimenti previsti, tenuto conto delle problematiche di recepimento della necessaria documentazione, anche in ragione del fatto che l’acquisizione richiede il coinvolgimento di soggetti esteri. Inoltre, è previsto anche per coloro che abbiano già presentato l’istanza entro la data di entrata in vigore del presente decreto, la possibilità di produrre i relativi documenti entro il 30 dicembre 2015.

Il decreto conferma che le norme sulla collaborazione volontaria non hanno alcun impatto sull’applicazione dei presidi previsti dal decreto legislativo 21 novembre 2007, n. 231, in materia di contrasto al riciclaggio e al finanziamento del terrorismo.

(Governo, comunicato stampa del 29 settembre 2015)

 

2) Enti previdenziali e fondi pensione: approvato modello per chiedere il credito d’imposta

Approvato modello e definiti i termini di presentazione della richiesta di attribuzione del credito d’imposta in favore degli enti di previdenza obbligatoria e delle forme di previdenza complementare.

Il Direttore dell’Agenzia delle entrate ha, infatti, emanato il Provvedimento direttoriale delle Entrate n. 122544 del 28 settembre 2015 con il quale è approvato il modello da utilizzare per la richiesta di attribuzione del credito d’imposta e sono stabiliti i termini di presentazione delle richieste.

Ecco chi può utilizzare il modello

Enti di previdenza obbligatori: possono richiedere il credito d’imposta pari alla differenza tra le ritenute e imposte sostitutive effettivamente applicate sui redditi di natura finanziaria (pari al 26%), dichiarate e certificate dagli intermediari o dichiarate dagli stessi soggetti, e l’ammontare delle stesse ritenute e imposte calcolate nella misura del 20%, a patto che i proventi assoggettati alle ritenute e imposte sostitutive siano investiti in attività di carattere finanziario a medio o lungo termine. Il credito, dunque, viene calcolato sulla base dei redditi di natura finanziaria assoggettati all’imposta sostitutiva prevista dagli articoli 5 (regime dichiarativo) e 7 (regime del risparmio gestito) del Dlgs 461/1997.

Forme di previdenza complementare: con lo stesso meccanismo possono chiedere il credito d’imposta pari al 9% dell’ammontare del risultato netto di gestione assoggettato all’imposta sostitutiva e investito in attività di carattere finanziario a medio o lungo termine.

Il credito d’imposta può essere utilizzato a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello di effettuazione dell’ investimento, esclusivamente in compensazione.Gli enti che intendono accedere al credito d’imposta devono indicare, nell’apposito riquadro del modello, l’importo dei redditi e del risultato netto di gestione che è stato investito nelle attività finanziarie a medio o lungo termine nell’anno precedente a quello della richiesta e l’importo massimo agevolabile.

Percentuale del credito d’imposta

Stabilita dall’Agenzia delle Entrate, viene calcolata sulla base del rapporto tra le risorse stanziate ogni anno e il totale del credito d’imposta richiesto.Entro 60 giorni dalla scadenza del termine di presentazione delle richiesta, l’Agenzia, con un provvedimento, comunica la percentuale determinata.I beneficiari, a partire dal giorno successivo alla pubblicazione del provvedimento, possono utilizzare il credito d’imposta in compensazione, presentando l’F24 tramite i servizi telematici delle Entrate.

Tempi e modalità di presentazione della domanda

La domanda di attribuzione del credito d’imposta va inviata all’Agenzia delle Entrate dal 1° marzo al 30 aprile di ciascun anno, a partire dal 2016; viaggia tramite Entratel o Fisconline e può essere effettuata direttamente, tramite una società del gruppo o tramite gli intermediari abilitati (professionisti, associazioni di categoria, Caf, eccetera).

La trasmissione avviene tramite il software delle Entrate “Creditoprevidenza”. Il modello, e le relative istruzioni, sono scaricabili dal sito dell’Agenzia.

 

3) No al sequestro di beni se il giudice ha annullato la cartella esattoriale

Se il giudice tributario annulla la pretesa erariale, anche quando la sentenza non è definitiva, non si può effettuare il sequestro preventivo ai fini penali.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 39187 del 28 settembre 2015. Un contribuente era indagato per il reato di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte. Il pm otteneva il sequestro preventivo per equivalente dei beni mobili e immobili di proprietà del contribuente. Il Tribunale del riesame rigettava la richiesta di dissequestro dei beni. Per la difesa la misura cautelare era illegittima in quanto successivamente all’esecuzione del sequestro erano intervenute alcune pronunce della Ctr che annullavano gli avvisi di accertamento presupposti. La Suprema corte ha ritenuto fondata la doglianza. In tema di reati tributari il profitto oggetto di sequestro preventivo funzionale alla confisca per equivalente è costituito dal risparmio economico derivante dalla sottrazione degli importi evasi.

Devono, dunque, essere dissequestrati i beni del presunto evasore fiscale quando la Ctr annulla la cartella esattoriale e anche se la pronuncia non è definitiva. È quanto affermato dalla Corte di cassazione che, con la sentenza n. 39187/2015, ha annullato con rinvio il provvedimento emesso dalle autorità nei confronti di un imprenditore romano sospettato di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte. È dunque del tutto irrilevante che la decisione con la quale la Ctr dispone lo sgravio non è definitiva. Sul punto la terza sezione penale ha infatti spiegato che in tema di reati tributari, il profitto del reato oggetto del sequestro preventivo funzionale alla confisca per equivalente è costituito dal risparmio economico derivante dalla sottrazione degli importi evasi alla loro destinazione fiscale, che rimane inalterato anche nella ipotesi di sospensione della esecutività della cartella esattoriale da parte della commissione tributaria. Nel caso sottoposto all’esame della Corte, dunque, l’intervenuto annullamento della cartella esattoriale, ancorché con sentenza non definitiva, comporta il venir meno della pretesa tributaria (e, dunque, l’esistenza del profitto del reato, consistente nel delitto in esame nel valore dei beni idonei a fungere da garanzia nei confronti dell'amministrazione finanziaria che agisce per il recupero delle somme evase costituenti oggetto delle condotte artificiose considerate dalla norma), atteso l’intervenuto sgravio delle somme di cui all’avviso di accertamento. Quest’ultimo, in particolare, renderebbe privo di qualsiasi giustificazione, alla presenza di queste circostanze, il mantenimento del sequestro in assenza di qualsivoglia attuale pretesa erariale, sembrando non esservi infatti nell’attualità nulla da salvaguardare a seguito non solo dell’annullamento degli avvisi di accertamento ma anche del conseguente provvedimento di sgravio del debito tributario.

 

4) Per il diritto alla detrazione IVA è sufficiente che siano rispettate le condizioni sostanziali volute dalla normativa comunitaria

Il diritto di detrarre l’IVA compete anche se siano stati violati gli obblighi formali di tenuta della contabilità, purchè sia possibile verificare il rispetto di quelli sostanziali. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 18924 del 24 settembre 2015.

Il principio fondamentale di neutralità dell'IVA esige di riconoscere al soggetto passivo il diritto alla detrazione dell’IVA a monte, tutte le volte che siano rispettate le condizioni sostanziali cui la normativa comunitaria ricollega l’insorgenza del diritto, anche se taluni obblighi formali siano stati omessi dai soggetti passivi. Ne consegue che l’adempimento degli obblighi formali assume rilevanza ai fini dell’accertamento del diritto a detrazione soltanto nella misura in cui risulti necessario a fornire alla Amministrazione finanziaria le informazioni indispensabili a consentirle in linea di principio di verificare se i requisiti sostanziali siano stati soddisfatti, circostanza che comunque spetta al giudice accertare.

Il fatto

Tutto è scaturito dal dal contenzioso instaurato tra l’Agenzia delle Dogane e gli eredi di un contribuente deceduto.

La Commissione Tributaria Regionale ha rigettato l’appello proposto dall’Agenzia delle entrate e confermato la decisione del giudicato sottostante che aveva parzialmente annullato l’avviso di rettifica della dichiarazione presentata dal contribuente per l’anno d’imposta 2001, nella parte in cui disconosceva la detrazione IVA per omessa annotazione delle fatture passive sul registro acquisti ed irrogava la relativa sanzione. La CTR rilevava che i dati relativi alla fatture passive erano stato annotati in modo esatto su supporto informatico e che la giurisprudenza comunitaria escludeva che dalla mera irregolare tenuta dei registri contabili, in presenza di documentazione commerciale veritiera, potesse derivare la perdita del diritto alla detrazione IVA.

Contro la sentenza proponevano ricorso per cassazione sia l’Agenzia sia gli eredi del contribuente; rileva, per quanto qui di interesse, il ricorso dell’Erario con cui si censurava la sentenza d’appello per non aver ritenuto rilevante la violazione degli obblighi formali.

La decisione favorevole al contribuente

La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell’Agenzia delle entrate. Se il contribuente si attiene agli “obblighi formali-contabili” prescritti dalla normativa interna (nella specie annotando regolarmente le fatture attive e passive nei registri dei corrispettivi e degli acquisti), graverà sull’Amministrazione fiscale che intenda disconoscere il diritto a detrazione, negando la corrispondenza della realtà effettuale a quella rappresentata nelle scritture contabili, l’onere della relativa prova; diversamente, ove il contribuente non si attenga alle prescrizioni formali e contabili disciplinate dall'ordinamento interno, sarà onere dello stesso, a fronte della contestazione di omessa od irregolare tenuta delle scritture contabili (nella specie dei registri IVA dei corrispettivi e degli acquisti), fornire adeguata prova della esistenza delle condizioni sostanziali cui la normativa comunitaria ricollega la insorgenza del diritto a detrazione.

Proprio sul punto, è emerso che al momento della verifica fiscale definita con PVC il 13 dicembre 2002, i dati relativi all’annotazione delle fatture passive concernenti l’esercizio dell'anno 2001 non erano stati ancora trascritti su supporto cartaceo, con conseguente omessa registrazione delle fatture passive nel termine indicato dall’art. 7, comma 4-ter, D.L. 357/1994; era del pari incontroverso che alcuna contestazione è stata mossa dai verificatori alla società in ordine alla reale effettuazione delle operazioni imponibili, agli importi fatturati ed alla imposta liquidata e versata in rivalsa dalla contribuente, essendo stati pertanto in grado i verbalizzanti di rilevare egualmente, in base ai dati ed altri documenti di cui sono venuti in possesso nel corso della verifica, le informazioni necessarie per dimostrare che il soggetto passivo, in relazione alle operazioni eseguite, era debitore dell’IVA e quindi titolare del diritto ad operare la detrazione dell’imposta assolta a monte (tale circostanza, evidenziata nella sentenza della CTR, che ha rilevato come dal PVC risultava che “i dati contabili su supporto informatico e l’esame effettuato dai militari hanno rilevato l’esatta corrispondenza tra questi dati e quanto indicato nelle fatture ricevute nel periodo di imposta in argomento”, non è oggetto di contestazione da parte della Agenzia fiscale).

Ne è scaturito che, non essendo contestati i dati indicati nelle altre scritture contabili della impresa ed esposti nella dichiarazione IVA relativa all’anno 2001, la violazione dell’obbligo di annotazione progressiva delle fatture passive nel registro acquisti non ha avuto alcuna incidenza, nello specifico caso concreto, sull’accertamento da parte dell’Ufficio finanziario della esistenza delle condizioni essenziali per l’esercizio del diritto a detrazione.

Da tutto ciò è, quindi, scaturito il rigetto del ricorso del Fisco. Con, ovviamente, la immensa soddisfazione del contribuente.

In definitiva, il presupposto costitutivo del diritto alla detrazione IVA deve individuarsi esclusivamente nella duplice condizione essenziale:

- che l’obbligazione avente ad oggetto la imposta dovuta in rivalsa, da portare in detrazione, sia stata adempiuta dal soggetto passivo ovvero, sia comunque divenuta esigibile;

- che il soggetto passivo abbia destinato i beni e servizi acquistati/utilizzati per i quali è tenuto in rivalsa al pagamento della imposta, “ai fini di sue operazioni soggette ad imposta”.

Le altre formalità che caratterizzano le modalità di esercizio del diritto rimangono estranee alla fattispecie costituiva del diritto a detrazione, configurando meri “obblighi formali a fini di controllo” (volti a prevenire ed eliminare il rischio di frode e di evasione) la cui violazione non autorizza affatto gli Stati membri “a precludere al soggetto passivo l’esercizio di tale diritto”.

Pertanto, il principio fondamentale di neutralità dell’IVA esige di riconoscere al soggetto passivo il diritto alla detrazione dell’IVA a monte, tutte le volte che siano rispettate le condizioni sostanziali cui la normativa comunitaria ricollega l’insorgenza del diritto, anche se taluni obblighi formali siano stati omessi dai soggetti passivi

Quindi, l’adempimento degli obblighi formali assume rilevanza ai fini dell’accertamento del diritto alla detrazione soltanto nella misura in cui risulti necessario fornire all’Amministrazione finanziaria le informazioni indispensabili a consentirle in linea di principio di verificare se i requisiti sostanziali siano stati soddisfatti, circostanza che comunque spetta al giudice nazionale accertare.

 

5) CNDCEC: tirocinio possibile per l’aspirante Commercialista presso la società di revisione

Iscrizione nell’Albo dei Commercialisti: è possibile fare il tirocinio presso una società di revisione. Per gli aspiranti Commercialisti, quindi, aumentano le sedi dove svolgere il tirocinio. I futuri professionisti non sono, infatti, obbligati a svolgere i 18 mesi presso lo studio del professionista, ma sono liberi di farlo anche presso una società di revisione.

A dare l’ok è stato il Consiglio Nazionale dei Commercialisti, rispondendo affermativamente al quesito posto dall’Ordine di Ravenna tramite il Pronto Ordini n. 192/2015: è possibile svolgere il tirocinio presso una società di revisione di cui il professionista è il legale rappresentante? Sì, ma a una condizione: la supervisione sull’attività di tirocinio svolta deve essere effettuata dal professionista che è stato scelto come dominus “e non da altro professionista operante presso la medesima società”.

Stando alla risposta dal CNDCEC, infatti, ciò che conta non è la sede dove il tirocinio viene svolto ma la necessità che esso sia effettuato sotto la direzione ed il controllo diretto del dominus. Dunque, pacifico che possa essere compiuto in luogo differente dallo studio professionale (come un società di revisione, che rappresenta “attività tipica della professione”), lo svolgimento deve avvenire “nell’ambito delle attività e delle pratiche svolte dal dominus”.

 

6) Abi: boom nuovi mutui famiglie, taglio tasse ok se permanente

Il Dg di Bankitalia in audizione sul Def ha spiegato che “I consumi delle famiglie potrebbero beneficiare del taglio delle tasse sulla prima casa solo se percepiti come permanenti”. “Iniquità da rendite catasto non aggiornate”.

Abi, +86,1% nuovi mutui famiglie primi 8 mesi 2015

Erogazione nuovi mutui per 28,92 miliardi. Bankitalia, taglio tasse casa ha effetto se permanente.

Salgono dell’86,1% le nuove erogazioni di mutui per l’acquisto di immobili, nei primi 8 mesi del 2015 rispetto ai primi 8 mesi del 2014. Lo riferisce L’Abi sulla base di un campione di 78 banche (circa 80% del mercato). L’ammontare complessivo delle erogazioni alle famiglie per l’acquisto delle abitazioni - sottolinea Abi - è stato pari a 28,920 miliardi di euro rispetto ai 15,543 miliardi del 2014. I mutui a tasso variabile sono il 48,3%. Ma ad agosto il tasso fisso rappresenta il 60% delle nuove erogazioni.

Bankitalia, taglio tasse casa ha effetto se permanente

“I consumi delle famiglie potrebbero beneficiare” del taglio delle tasse sulla prima casa ma l’effetto della misura “dipende dalla misura in cui essa sarà percepita come permanente”. Così il vicedirettore di Bankitalia, Luigi Federico Signorini in audizione sul Def, ricordando che “si tratterebbe del quinto intervento negli ultimi sette anni”.

Iniquità da rendite catasto non aggiornate

“Il disallineamento tra basi imponibili e valori di mercato, nella misura in cui le rendite catastali non sono aggiornate, genera iniquità distributive”. Lo ha detto il vicedirettore generale di Bankitalia, Luigi Federico Signorini, rispondendo alle domande di deputati e senatori nel corso di una audizione sulla nota di aggiornamento del Def. Una simulazione di Bankitalia “mostra che una rivalutazione delle rendite catastali renderebbe disponibili risorse che si potrebbero utilizzare per il ripristino di un sistema di detrazioni”.

Italia ora in linea media Ue su tasse casa

“L’Italia è attualmente in linea con la media degli altri paesi Ue. Le abitazioni principali sono soggette a tassazione in tutti i principali paesi, in particolare in Francia, Germania, Regno Unito e Spagna”. Così il vicedirettore generale di Bankitalia Luigi Federico Signorini. In Ue le imposte ricorrenti sulla proprietà immobiliare si attestano intorno all”1,5% del Pil.

 

Vincenzo D’Andò