Diario quotidiano del 25 settembre 2015: le nuove regole per l’attestato di prestazione energetica, inoltre: Jobs Act: pubblicati nella G.U. gli ultimi 4 decreti attuativi

Pubblicato il 25 settembre 2015



commercialista anche socio accomandatario di S.A.P.A: il CNDCEC esclude l’incompatibilità; APE: nuove regole dal 1 ottobre 2015; proroga della disclosure attesa per oggi in Cdm; jobs act: pubblicati nella G.U. gli ultimi 4 decreti attuativi; dichiarazione reddituale: cumulo della pensione con i redditi da lavoro autonomo; mercato immobiliare italiano in rialzo nel 2° trimestre 2015
 
 Indice:  1) Commercialista anche socio accomandatario di S.A.P.A: il CNDCEC esclude l’incompatibilità  2) Ape: nuove regole dal 1 ottobre 2015  3) Proroga della disclosure attesa per oggi in Cdm  4) Jobs Act: pubblicati nella G.U. gli ultimi 4 decreti attuativi  5) Dichiarazione reddituale: cumulo della pensione con i redditi da lavoro autonomo  6) Mercato immobiliare italiano in rialzo nel 2° trimestre 2015  

1) Commercialista anche socio accomandatario di S.A.P.A: il CNDCEC esclude l’incompatibilità

Per i commercialisti non sussiste incompatibilità per la contemporanea carica di socio accomandatario di S.A.P.A. E’, infatti, possibile l’esercizio della professione se il commercialista è accomandatario di una S.A.P.A. il cui oggetto sociale riguarda esclusivamente l’attività di gestione immobiliare e mobiliare.

Lo ha precisato il CNDCEC, con il Pronto Ordini n. 141/2015, che esclude l’incompatibilità all’esercizio della professione ex art. 4, D.Lgs. 139/2015, in entrambi i casi sottoposti dall’Ordine di Firenze.

In particolare, i Consiglio nazionale è favorevole all’esclusione:

- quando l’attività d’impresa è diretta alla gestione patrimoniale immobiliare (se “pura gestione”) e mobiliare (sia gestione “statica” – stabile investimento in titoli- che “dinamica”). In tali casi, infatti, viene escluso l’esercizio dell’attività d’impresa che comporterebbe il ricorrere dell’ipotesi di incompatibilità prevista dalla lettera c) del suddetto art. 4;

- quando il commercialista assume la carica di amministratore unico delle due società partecipate al 100% da quella in cui il medesimo diverrebbe Presidente e aventi ad oggetto anch’esse la gestione di un patrimonio proprio, nonché di altre partecipazioni. In tal caso, la costruzione della struttura societaria – holding che controlla al 100% le due S.r.l. – per il Consiglio risulterebbe “strumentale allo svolgimento, da parte del professionista, dell’attività che caratterizza l’oggetto sociale (gestione/amministrazione di beni e patrimoni)”.

Nei casi sottoposti al Consiglio con il quesito, il commercialista in questione già gode di una esplicita causa di esclusione dell’incompatibilità: svolge l’attività di amministratore sulla base di uno specifico incarico professionale e per il perseguimento dell’interesse della società che ha conferito l’incarico (art. 4, comma 2).

2) Ape: nuove regole dal 1 ottobre 2015

Dal 1° ottobre 2015 sono in arrivo rilevanti novità per l’Attestato di prestazione energetico. Difatti, dal prossimo 1° ottobre proprietari e operatori del settore dovranno tenere conto delle numerose novità introdotte dai decreti del Ministero dello sviluppo economico del 26 giugno 2015, poi pubblicati sulla G.U. n. 162 del 15 luglio 2015.

Meno male che gli attestati di prestazione energetica redatti prima di tale data conformemente alle regole oggi in vigore manterranno comunque la propria validità, magari per essere allegati agli atti di vendita degli immobili (lo ha confermato anche il Consiglio nazionale del notariato in un proprio studio del 18 settembre 2015).

Comunque le nuove regole si applicheranno immediatamente in quelle regioni e province autonome che non abbiano ancora adottato specifiche disposizioni in materia di certificazione energetica o che, pur avendo già legiferato, abbiano recepito esclusivamente le prescrizioni della precedente direttiva 2002/91/Ce e non si siano ancora conformate alla direttiva 2010/31/Ue. Le altre regioni, infatti, avranno tempo per adeguare la propria normativa fino all'1 ottobre 2017. Il nuovo attestato sarà quindi unico sull'intero territorio nazionale, con una metodologia di calcolo omogenea, e porterà a 10 le classi energetiche (la classe A viene infatti spacchettata in quattro, di cui la A4 rappresenterà quella più efficiente). Gli operatori del settore saranno in linea di massima facilitati.

Gli agenti immobiliari avranno infatti uno schema unico di annuncio di vendita e locazione, mentre i progettisti potranno contare su schemi e modalità di riferimento per la compilazione della relazione tecnica di progetto. Nella redazione dell’Ape bisognerà però prestare la massima attenzione a rispettare il contenuto minimo previsto dai decreti ministeriali e dalle relative linee guida, perché la mancanza anche di una sola delle informazioni obbligatorie comporta l’invalidità dell'attestato. E in questi casi le sanzioni sono davvero salate. Ad esempio per un atto di vendita una disattenzione del genere potrebbe costare dai 3 mila ai 18 mila euro.

3) Proroga della disclosure attesa per oggi in Cdm

Oggi (25/09/2015) il Consiglio dei ministri dovrebbe approvare il decreto legge con la proroga/rinvio termini al 31 dicembre 2015 sulla voluntary disclosure.

Questo poiché il prossimo 30 settembre, non si chiuderà soltanto la finestra per la riemersione dei capitali illegalmente detenuti all’estero ma, per effetto di alcune disposizioni normative, cadranno sulle spalle dei contribuenti nuovi rincari fiscali: incremento delle accise e soprattutto a novembre rialzo degli acconti di Ires e Irap. Il ruolo del risolutore in questione stavolta è affidato alla voluntary disclosure.

Secondo la Cgia di Mestre entro la fine di questo mese dovranno essere emanati due provvedimenti legislativi per sterilizzare altrettante clausole di salvaguardia per un importo complessivo di 1,4 miliardi di euro.

Diversamente, fa sapere l’Ufficio studi della Cgia, dal primo ottobre scatteranno gli aumenti delle accise sui carburanti e degli acconti di novembre di Irap e Ires sulle imprese.

La prima clausola che andrà in scadenza entro il prossimo 30 settembre, segnala l’associazione di Mestre, è stata introdotta qualche mese fa a seguito della mancata autorizzazione da parte dell'Unione europea all'estensione del reverse charge alla grande distribuzione (misura prevista con la legge di Stabilità 2015), la seconda risale all'agosto del 2013, quando a Palazzo Chigi c'era Enrico Letta.

In quell’occasione, ricordano dalla Cgia, l'esecutivo confermò l'abolizione della prima rata dell’Imu del 2013.

Per reperire le risorse necessarie, si ridussero le previsioni di spesa e si fece ricorso al gettito incassato dalla sanatoria accordata ai concessionari dei giochi e al maggior gettito Iva generato dal pagamento dei debiti pregressi della Pubblica amministrazione.

Voluntary disclosure

La clausola di salvaguardia prevedeva, ricordano dalla Cgia, anche l’incremento delle accise a partire dal 1 gennaio 2015, per un importo complessivo di 671,1 milioni di euro. Aumento che non si verificò poiché l’attuale governo, con il D.L. 192/2014, recuperò le risorse necessarie dalla voluntary disclosure. Tanto che questa cifra è la sola indicata a far data dal 2016 negli introiti dell'una tantum a zero euro di gettito.

Tuttavia, se le entrate derivanti da questa misura non saranno sufficienti, entro il 30 settembre 2015 scatterà una nuova clausola che aumenterà gli acconti Ires e Irap per il periodo di imposta 2015 e, a partire dal 2016, anche gli importi delle accise.

Una situazione, quella dei conti, che si associa al caos dell’ultima settimana di lavoro degli studi professionali che si vedono costretti, in assenza di un rinvio dei termini, a rifiutare contribuenti che vogliono presentare l’istanza e in una parola altro probabile gettito.

Pertanto, alcuni parlamentari hanno diffuso una nota in cui chiedono al governo di intervenire con il decreto legge che dunque dovrebbe essere imminente per chiarire in che termini si darà la riapertura dei termini sulla disclosure.

4) Jobs Act: pubblicati nella G.U. gli ultimi 4 decreti attuativi

Sono stati pubblicati nella Gazzetta Ufficiale n. 221 del 23 settembre 2015 gli ultimi 4 decreti attuativi del Jobs Act (datati 14 settembre 2015). I provvedimenti erano stati approvati in via definitiva dal Consiglio dei ministri lo scorso 4 settembre. Si tratta del decreto sulle politiche attive, sugli ammortizzatori sociali in costanza di rapporto di lavoro, sulla semplificazione dei rapporti di lavoro e, infine, quello riguardante la razionalizzazione dell’attività ispettiva. I provvedimenti entrano in vigore il 24 settembre 2015.

Tra le misure più importanti compare l’estensione della cassa integrazione ai lavoratori delle aziende da 5 a 15 dipendenti che prima non avevano copertura con una durata massima pari a 24 mesi in un quinquennio mobile (36 mesi massimo per le imprese che ricorrono ai Fondi di Solidarietà). Arriva poi la stabilizzazione della durata massima della Naspi a 24 mesi anche per gli eventi di disoccupazione intervenuti dopo il 2016, la proroga in via strutturale dei nuovi congedi e dell’Asdi, l’introduzione di una salvaguardia temporanea per la Naspi per i lavoratori stagionali del settore turistico. Che tuttavia appare molto debole rispetto alle attese dei lavoratori.

Particolarmente ricco il pacchetto di misure contenute nel decreto sulle semplificazioni nel quale trovano posto in particolare la revisione dei controlli a distanza dei lavoratori, una misura per il contrasto alle dimissioni in bianco, la possibilità per i lavoratori di cedere le ferie ai colleghi bisognosi di assentarsi per problemi familiari, nuove misure sul collocamento obbligatorio dei disabili, il libro unico del lavoro telematico.

L’altro provvedimento, il decreto che riordina il sistema delle politiche attive, prevede l'istituzione di un’Agenzia nazionale per l’occupazione (Anpal) con diversi compiti, tra cui la realizzazione di un sistema informativo unico delle politiche del lavoro (in cooperazione con Inps e Inail) e di un portale unico per la registrazione della rete nazionale dei servizi per le politiche del lavoro.

Due gli strumenti in arrivo per aiutare la ricollocazione dei disoccupati. Il patto personalizzato, che potrà essere stipulato dai disoccupati e da coloro che sono a rischio di disoccupazione. Gli appartenenti a queste categorie verranno assegnati ad una classe di profilazione, allo scopo di valutarne il livello di occupabilità e saranno convocati dai Centri per l’impiego per la stipula di un Patto di servizio personalizzato. Il Patto dovrà inoltre riportare la disponibilità del richiedente a partecipare a iniziative di carattere formativo, di riqualificazione o di politica attiva e ad accettare congrue offerte di lavoro. Anche i beneficiari di prestazioni a sostegno del reddito, che non abbiano riottenuto una occupazione, saranno quindi chiamati a stipulare il Patto di servizio personalizzato.

L’altro strumento è l'assegno di ricollocazione, a favore dei soggetti disoccupati, percettori della NASpi, la cui disoccupazione ecceda i quattro mesi. La somma, graduata in funzione del profilo di occupabilità, sarà spendibile presso i Centri per l’impiego o presso i soggetti accreditati a svolgere funzioni e compiti in materia di politiche attive del lavoro. L’assegno non costituirà reddito imponibile.

In tema di collocamento mirato, il Legislatore prevede l’adozione di linee guida per l’inserimento delle persone con disabilità, al fine di: promuovere una rete integrata con i servizi sociali, sanitari, educativi e formativi del territorio, nonché con l’Inail, in relazione alle competenze in materia di reinserimento e di integrazione lavorativa delle persone con disabilità da lavoro, per l’accompagnamento e il supporto della persona con disabilità presa in carico al fine di favorirne l’inserimento lavorativo; definire i criteri di predisposizione dei progetti di inserimento lavorativo che tengano conto delle barriere e dei facilitatori ambientali rilevati; definire gli indirizzi per gli uffici competenti funzionali alla valutazione e progettazione dell'inserimento lavorativo in ottica bio-psico-sociale; di individuare di buone pratiche di inclusione lavorativa delle persone con disabilità.

Alla normativa sui disabili, sono apportate le seguenti modifiche. In primo luogo, viene esteso il campo di applicazione delle Legge n. 68/1999 anche alle persone (art. 1, co. 1, L. n. 222/1984) la cui capacità di lavoro, in occupazioni confacenti alle loro attitudini, sia ridotta in modo permanente a causa di infermità o difetto fisico o mentale a meno di un terzo.

A decorrere dal 1° gennaio 2017, il comma 2 dell’articolo 3 della cit. Legge n. 68 sui disabili viene abrogato, il quale disponeva che, i datori di lavoro privati che occupavano da 15 a 35 dipendenti erano obbligati ad assumere disabili solo in caso di nuove assunzioni. Dalla stessa data, il medesimo obbligo è altresì soppresso per i partiti politici, le organizzazioni sindacali e le organizzazioni che, senza scopo di lucro, operano nel campo della solidarietà sociale, dell'assistenza e della riabilitazione.

Relativamente ai criteri di computo della quota di riserva, l’articolo 4 del provvedimento in argomento - nell’inserire il comma 3-bis all’articolo 4 della Legge n. 68/1999 - ha disposto che i lavoratori già disabili prima della costituzione del rapporto di lavoro, anche se non assunti tramite il collocamento obbligatorio, sono computati nella suddetta quota di riserva nel caso in cui abbiano una riduzione della capacità lavorativa superiore al 60% o minorazioni ascritte dalla prima alla sesta categoria di cui alle tabelle annesse al testo unico delle norme in materia di pensioni di guerra, approvato con D.P.R. 23 dicembre 1978, n. 915, o con disabilità intellettiva e psichica, con riduzione della capacità lavorativa superiore al 45 per cento, certificata dalle autorità competenti.

Il nuovo comma 3-bis dell’articolo 5 della Legge n. 68 prevede, per i datori di lavoro privati e gli enti pubblici economici che occupano addetti impegnati in lavorazioni che comportano il pagamento di un tasso di premio ai fini INAIL pari o superiore al 60 per mille, la possibilità di autocertificare l’esonero dall’obbligo di assunzione di disabili per quanto concerne i medesimi addetti. Gli stessi datori di lavoro ed enti pubblici economici sono tenuti a versare al Fondo per il diritto al lavoro dei disabili un contributo esonerativo pari a 30,64 euro per ogni giorno lavorativo per ciascun lavoratore con disabilità non occupato.Abrogata, infine, la previsione normativa contenuta nel comma 2 del cit. articolo 5, nella parte in cui prevede, per le aziende che occupano addetti impegnati in lavorazioni che comportano il pagamento di un tasso di premio ai fini INAIL pari o superiore al 60%, la sostituzione della procedura di esonero con un'autocertificazione del datore di lavoro che attesta l'esclusione dei lavoratori interessati dalla base di computo.

Tra le novità apportate dal Decreto Legislativo n. 151/2015 rileva l’assunzione dei lavoratori con disabilità mediante la richiesta nominativa di avviamento agli uffici competenti o mediante la stipula delle convenzioni di integrazione lavorativa. In caso di mancata assunzione, gli uffici competenti avviano i lavoratori secondo l’ordine di graduatoria per la qualifica richiesta o altra specificamente concordata con il datore di lavoro sulla base delle qualifiche disponibili.Ancora, secondo il novellato comma 1 dell’articolo 8 della Legge n. 68/1999, le persone disabili, che risultano disoccupate e aspirano ad una occupazione conforme alle proprie capacità lavorative, si iscrivono nell'apposito elenco tenuto dai servizi per il collocamento mirato nel cui ambito territoriale si trova la residenza dell’interessato, il quale può, comunque, iscriversi nell’elenco di altro servizio nel territorio dello Stato, previa cancellazione dall’elenco in cui era precedentemente iscritto. Per ogni persona, il comitato tecnico (con compiti di valutazione delle capacità lavorative) annota in una apposita scheda le capacità lavorative, le abilità, le competenze e le inclinazioni, nonché la natura e il grado della disabilità e analizza le caratteristiche dei posti da assegnare ai lavoratori disabili, favorendo l'incontro tra domanda e offerta di lavoro.Al fine di razionalizzare la raccolta sistematica dei dati disponibili sul collocamento mirato, di semplificare gli adempimenti, di rafforzare i controlli, il Legislatore prevede l’istituzione di una specifica sezione denominata "Banca dati del collocamento mirato" che raccoglie le informazioni concernenti i datori di lavoro pubblici e privati obbligati e i lavoratori interessati. I datori di lavoro trasmettono alla Banca dati i prospetti informativi (co. 6, art. 9, L. n. 68/1999) e le informazioni circa gli accomodamenti ragionevoli adottati.

Per le assunzioni effettuate dal 1° gennaio 2016, al fine di incentivare l’inserimento in azienda delle persone disabili, è concesso, a domanda, un incentivo per un periodo di 36 mesi.

Restando in materia di collocamento obbligatorio, il Legislatore (artt. 12 e 13) ha abrogato l’albo professionale nazionale dei centralinisti telefonici privi della vista (art. 2, L. n. 594/1957).

Tra le semplificazioni di maggior rilievo, vi è certamente la tenuta del Lul in modalità telematica, a decorrere dal 1° gennaio 2017, presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali. Occorrerà, tuttavia, attendere l’emanazione di un apposito decreto ministeriale, previsto entro 6 mesi dalla data di entrata in vigore del decreto legislativo in commento.

In seguito all’intervento legislativo, le comunicazioni in materia di rapporti di lavoro, collocamento mirato, tutela delle condizioni di lavoro, incentivi, politiche attive e formazione professionale, ivi compreso il nulla osta al lavoro subordinato per cittadini extracomunitari nel settore dello spettacolo, si effettuano esclusivamente in via telematica, attraverso i modelli di comunicazione, i dizionari terminologici e gli standard tecnici di cui al D.M. del 30 ottobre 2007.

Il provvedimento in commento abroga l’autorizzazione preventiva per l'assunzione dei lavoratori italiani da impiegare o da trasferire all’estero. Pertanto, non è più prevista la sanzione relativa all’omessa autorizzazione (precedentemente contenuta nell’articolo 2-bis del medesimo decreto legge). Altresì, sono abrogati: la disciplina recante la semplificazione del procedimento di autorizzazione all'assunzione o al trasferimento in Paesi non aderenti all’Unione europea (D.P.R. n. 346/1994); e l’obbligo, per i lavoratori italiani disponibili a svolgere attività all’estero, di iscrizione in apposita lista di collocamento tenuta dall’ufficio regionale del lavoro del luogo di residenza (art. 1, co. 4, D.L. n. 317/1987, conv. in L. n. 398/1987).

Le dimissioni e la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro vanno fatte, a pena di inefficacia, esclusivamente con modalità telematiche, su appositi moduli resi disponibili dal Ministero del lavoro e trasmessi al datore di lavoro e alla Direzione territoriale del lavoro competente. Entro 7 giorni dalla data di trasmissione del modulo, il lavoratore ha comunque la facoltà di revocare le dimissioni e la risoluzione consensuale con le medesime modalità. La trasmissione dei moduli può avvenire anche per il tramite dei Patronati, delle organizzazioni sindacali, nonché degli Enti bilaterali e delle Commissioni di certificazione (art. 76, D.Lgs. 10 settembre 2003, n. 276). Salvo che il fatto costituisca reato, il datore di lavoro che alteri i moduli è punito con la sanzione amministrativa da 5.000 a 30.000 euro. L'accertamento e l'irrogazione della sanzione sono di competenza delle Direzioni territoriali del lavoro. E’ applicabile il pagamento in misura ridotta (art. 16, L. n. 689/1981).

Il Decreto Legislativo n. 151/2015interviene anche in materia di sicurezza sul lavoro, attraverso la semplificazione del procedimento di valutazione dei rischi e l’individuazione di strumenti tecnici e specialistici per la riduzione dei livelli di rischio.In primo luogo, l’articolo 20 del Decreto "semplificazione", nel sostituire il comma 8 dell’articolo 3 del TU sulla sicurezza (D.Lgs. n. 81/2008) dispone che, a decorrere dalla sua entrata in vigore, nei confronti dei lavoratori che effettuano prestazioni di lavoro accessorio, le disposizioni del provvedimento in argomento e le altre norme speciali vigenti in materia di tutela della salute e sicurezza dei lavoratori si applicano nei casi in cui la prestazione sia svolta a favore di un committente imprenditore o professionista. Negli altri casi si applicano esclusivamente le disposizioni relative ai componenti dell'impresa familiare di cui all'articolo 230-bis del codice civile e ai lavoratori autonomi (art. 21, D.Lgs. n. 81/2008).

Sono, comunque, esclusi dall’applicazione del TU sulla sicurezza e delle altre norme speciali vigenti in materia di tutela della salute e sicurezza dei lavoratori i piccoli lavori domestici a carattere straordinario, compresi l’insegnamento privato supplementare e l’assistenza domiciliare ai bambini, agli anziani, agli ammalati e ai disabili.

Ancora, è prevista l’adozione di strumenti tecnici e specialistici per la riduzione dei livelli di rischio nonché l’individuazione di strumenti di supporto per la valutazione dei rischi, tra i quali gli strumenti informatizzati secondo il prototipo europeo OIRA (Online Interactive Risk Assessment).

Non sussiste più la possibilità per il datore di lavoro, salvo che nei casi espressamente previsti, nelle imprese o unità produttive fino a 5 lavoratori, di svolgere direttamente i compiti di primo soccorso, nonché di prevenzione degli incendi e di evacuazione, anche in caso di affidamento dell’incarico di responsabile del servizio di prevenzione e protezione a persone interne all’azienda o all’unità produttiva o a servizi esterni. Soppressa, infine, la visita medica preventiva in fase preassuntiva e il registro degli infortuni.

Oggetto di semplificazione sono altresì gli adempimenti formali concernenti gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali. In particolare, con la sostituzione del comma 3 dell’articolo 28 del D.P.R. n. 1124/1965, l’articolo 21, comma 1, del Decreto Legislativo in commento si propone di migliorare il processo di acquisizione delle informazioni che l’Istituto assicuratore rende disponibili, in via telematica, al datore di lavoro ai fini del calcolo del premio assicurativo.Le modalità di fruizione del suddetto servizio - disponibile nel portale dell’Inail - sono definite dall’Inail, con proprio provvedimento, da emanare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del provvedimento in parola.La denuncia di infortunio continua ad essere fatta entro 2 giorni da quello in cui il datore di lavoro ne ha avuto notizia, ma deve ora essere corredata dei riferimenti al certificato medico già trasmesso all’Istituto assicuratore per via telematica direttamente dal medico o dalla struttura sanitaria competente al rilascio.Rivisitato, altresì, l’articolo 54 del D.P.R. n. 1124/1965. Nello specifico, per il datore di lavoro le informazioni relative ad ogni infortunio sul lavoro mortale o con prognosi superiore a 30 giorni, si intende assolto con l’invio della denuncia di infortunio all’INAIL, con modalità telematica.

Il certificato della visita rilasciato dal medico in caso di prima assistenza ad un infortunato, salvo quanto previsto dall’articolo 25 del Decreto Legislativo 23 febbraio 2000, n. 38, deve essere trasmesso all’INAIL per via telematica direttamente dal medico o dalla struttura sanitaria competente al rilascio.

Il datore di lavoro deve fornire all’Istituto assicuratore tutte le notizie necessarie per l’istruttoria delle denunce. In precedenza, era il preposto all'azienda a fornire al medico tutte le notizie necessarie per completare il modulo, e firmarlo egli pure quando era richiesto dal medico.Le suddette modifiche (co. 1, lett. b), c), d), e) ed f), dell’art. 21 del D.Lgs. n. 151/2015) hanno efficacia a decorrere dal 180° giorno successivo alla data di entrata in vigore del provvedimento in argomento.

A decorrere dal 180° giorno successivo alla data di entrata in vigore D.Lgs. n. 151/2015, con la trasmissione telematica del certificato di malattia professionale, si intende assolto, per le malattie professionali indicate nell’elenco di cui all’art. 139 del medesimo D.P.R. n. 1124, l’obbligo di trasmissione della denuncia di cui allo stesso art. 139 ai fini dell’alimentazione del Registro Nazionale delle malattie causate dal lavoro ovvero ad esso correlate, di cui all’art. 10, co. 5, del D.Lgs. n. 38/2000.

A decorrere dal 90° giorno successivo alla data di entrata in vigore del Decreto "semplificazione", è abolito l’obbligo di tenuta del registro infortuni.

5) Dichiarazione reddituale: cumulo della pensione con i redditi da lavoro autonomo

Il Decreto Legislativo n. 503 del 30 dicembre 1992, nell'introdurre il divieto di cumulo della pensione con i redditi da lavoro autonomo, dispone, ai fini dell’applicazione del divieto, che i titolari di pensione sono tenuti a produrre all’ente erogatore della pensione la dichiarazione dei redditi da lavoro autonomo riferiti all'anno precedente, entro lo stesso termine previsto per la dichiarazione ai fini dell'Irpef per il medesimo anno.

In applicazione della suddetta disposizione i titolari di pensione, con decorrenza compresa entro l’anno 2014, soggetti al divieto di cumulo parziale della pensione con i redditi da lavoro autonomo, sono tenuti a dichiarare entro il 30 settembre 2015, data di scadenza della dichiarazione dei redditi dell’anno 2014, i redditi da lavoro autonomo relativi al 2014.

L’INPS, con il messaggio n. 5901 del 24 settembre 2015, fornisce chiarimenti in ordine all’individuazione dei pensionati tenuti alla comunicazione dei redditi da lavoro autonomo, conseguiti nell’anno 2014, e alle modalità di presentazione della dichiarazione.

L'articolo 10 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 503, nell'introdurre il divieto di cumulo della pensione con i redditi da lavoro autonomo, dispone, al comma 4, che, ai fini dell'applicazione del divieto, i titolari di pensione sono tenuti a produrre all'ente erogatore della pensione la dichiarazione dei redditi da lavoro autonomo riferiti all'anno precedente, entro lo stesso termine previsto per la dichiarazione ai fini dell'IRPEF per il medesimo anno.

In applicazione dell'anzidetta disposizione i titolari di pensione con decorrenza compresa entro l'anno 2014, soggetti al divieto di cumulo parziale della pensione con i redditi da lavoro autonomo, per detto anno sono tenuti a dichiarare entro il 30 settembre 2015, data di scadenza della dichiarazione dei redditi dell'anno 2014, i redditi da lavoro autonomo conseguiti nell'anno 2014.

Con riferimento a tale disciplina, si forniscono chiarimenti in ordine all'individuazione dei pensionati tenuti alla comunicazione dei redditi da lavoro autonomo conseguiti nell'anno 2014.

PENSIONATI ESCLUSI DALL'OBBLIGO DI DICHIARARE I REDDITI DA LAVORO AUTONOMO CONSEGUITI NELL'ANNO 2014.

Sono esclusi dall'obbligo di dichiarazione, in quanto non soggetti al divieto di cumulo della pensione con i redditi da lavoro autonomo:

- i titolari di pensione e assegno di invalidità avente decorrenza compresa entro il 31 dicembre 1994;

- i titolari di pensione di vecchiaia. Si ricorda che per effetto dell’articolo 72 della legge 23 dicembre 2000, n. 388 dal 1° gennaio 2001 le pensioni di vecchiaia a carico dell’assicurazione generale obbligatoria dei lavoratori dipendenti e delle forme di previdenza esonerative, esclusive, sostitutive della medesima e delle gestioni previdenziali dei lavoratori autonomi sono interamente cumulabili con i redditi da lavoro autonomo, indipendentemente dall’anzianità contributiva utilizzata per il riconoscimento e la liquidazione della prestazione;

- i titolari di pensione di vecchiaia liquidata nel sistema contributivo, in quanto dal 1 gennaio 2009 tale pensione è totalmente cumulabile con i redditi da lavoro, per effetto dell’articolo 19 del d.l. 25.6.2008, n. 112 convertito in legge 6.8.2008, n. 133;

- i titolari di pensione di anzianità e di trattamento di prepensionamento a carico dell’assicurazione generale obbligatoria e delle forme sostitutive ed esclusive della medesima, in quanto dal 1° gennaio 2009 tali prestazioni sono totalmente cumulabili con i redditi da lavoro (v. circolare n. 108 del 9.12.2008, p. 2);

- i titolari di pensione o assegno di invalidità a carico dell’assicurazione generale obbligatoria dei lavoratori dipendenti, delle forme di previdenza esonerative, esclusive, sostitutive della medesima, delle gestioni previdenziali dei lavoratori autonomi con un’anzianità contributiva pari o superiore a 40 anni (v. circolare n. 20 del 26 gennaio 2001). Si precisa che ai fini dei 40 anni è utile anche la contribuzione relativa a periodi successivi alla decorrenza della pensione, purché già utilizzata per la liquidazione di supplementi (v. circolare n. 22 dell’8 febbraio 1999 e messaggio n. 4233 del 23 luglio 1999).

Con riferimento agli assegni di invalidità si ricorda che le disposizioni di cui all’articolo 1, comma 42, della legge n. 335 del 1995, secondo cui all’assegno di invalidità, nei casi di cumulo con i redditi da lavoro dipendente, autonomo o di impresa, si applicano le riduzioni di cui alla tabella G allegata alla predetta legge, continuano ad operare anche nei casi in cui l’assegno di invalidità sia stato liquidato con un’anzianità contributiva pari o superiore a 40 anni (v. circolari n. 234, punto 2, del 25 agosto 1995 e n. 20, punto 3, del 26 gennaio 2001).

PENSIONATI SOGGETTI ALL'OBBLIGO DI DICHIARARE I REDDITI DA LAVORO AUTONOMO CONSEGUITI NELL'ANNO 2014.

I pensionati che non si trovano nelle condizioni di cui al punto 2 sono tenuti ad effettuare la comunicazione dei redditi da lavoro autonomo conseguiti nell'anno 2014 entro il 30 settembre 2015, tenuto conto del termine ultimo per la presentazione della dichiarazione ai fini dell’IRPEF.

Si ritiene comunque opportuno richiamare le seguenti situazioni particolari.

L'articolo 10, comma 2, del decreto n. 503 del 1992 stabilisce che le disposizioni in materia di incumulabilità con i redditi da lavoro non si applicano nei confronti dei titolari di pensione di invalidità dalla cui attività, dipendente o autonoma, derivi un reddito complessivo annuo non superiore all'importo del trattamento minimo del Fondo pensioni lavoratori dipendenti relativo al corrispondente anno.

Pertanto, i titolari di pensione di invalidità e di assegno di invalidità che, non trovandosi nelle condizioni di cui al punto 2, sarebbero in linea di principio soggetti al divieto parziale di cumulo della pensione con i redditi da lavoro autonomo, non sono in concreto assoggettati a tale divieto qualora nell'anno 2014 abbiano conseguito un reddito da lavoro autonomo pari o inferiore a euro 6.511,44.

L'articolo 10, comma 5, del decreto n. 503 del 1992 stabilisce che i trattamenti pensionistici sono totalmente cumulabili con i redditi derivanti da attività svolte nell'ambito di programmi di reinserimento degli anziani in attività socialmente utili promosse da enti locali ed altre istituzioni pubbliche e private. Pertanto gli anzidetti redditi non assumono alcun rilievo ai fini dell'applicazione del divieto di cumulo con la pensione.

A sua volta, il comma 4-bis, aggiunto all'articolo 11 della legge 21 novembre 1991, n. 374, dall'articolo 15 della legge 6 dicembre 1994, n. 673, stabilisce che le indennità percepite per l'esercizio della funzione di giudice di pace sono cumulabili con i trattamenti pensionistici e di quiescenza comunque denominati.

Le indennità e i gettoni di presenza di cui all’articolo 82, commi 1 e 2, del TUEL percepiti dagli amministratori locali non costituiscono reddito da lavoro ai fini del cumulo con la pensione (v. messaggio n. 340 del 26.9.2003, lettera B).

Del pari tutte le indennità comunque connesse a cariche pubbliche elettive (e, quindi, ad esempio, le indennità per i presidenti e i membri dei consigli regionali, quelle dei parlamentari nazionali ed europei) non costituiscono redditi da lavoro ai fini del cumulo con la pensione (v. circolare n. 58 del 10 marzo 1998, p. 2.1 e n. 197 del 23 dicembre 2003, p. 1).

Sono altresì cumulabili con il trattamento pensionistico le indennità di cui all’articolo 8 della legge 22 luglio 1997, n. 276 e successive modificazioni ed integrazioni percepite dai giudici onorari aggregati per l’esercizio delle loro funzioni (v. circolare n. 67 del 24 marzo 2000).

A norma dell’articolo 86 della legge 21 novembre 2000, n. 342 i pensionati che svolgono la funzione di giudice tributario sono esclusi dal divieto di cumulo per le indennità percepite per l’esercizio di tale funzione (v. circolare n. 20 del 26 gennaio 2001).

REDDITI DA DICHIARARE

I redditi da lavoro autonomo devono essere dichiarati al netto dei contributi previdenziali e assistenziali e al lordo delle ritenute erariali.

Il reddito d'impresa deve essere dichiarato al netto anche delle eventuali perdite deducibili imputabili all'anno di riferimento del reddito.

MODALITA’ DI PRESENTAZIONE DELLA DICHIARAZIONE

I soggetti tenuti alla dichiarazione possono utilizzare il portale dell’Istituto: www.inps.it – MODULI e procedere all’invio on line, previa autenticazione con PIN.

Il cittadino, una volta autenticatosi con PIN sul sito www.inps.it può accedere ai Servizi per il cittadino e selezionare la voce Dichiarazioni Reddituali (per la dichiarazione RED). Nel successivo pannello occorre scegliere la Campagna di riferimento e la Tipologia 2015 (dichiarazione redditi per l’anno 2014).

In alternativa è possibile scaricare il modulo 503 AUT dalla sezione dedicata del portale dell’Istituto: www.inps.it – MODULI, compilarlo e inviarlo a mezzo PEC alla sede competente.

REGIME SANZIONATORIO

Ai sensi del comma 8 bis, aggiunto all’ articolo 10 del D. Lgs. n. 503 del 1992, dall'articolo 1, comma 211, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, i titolari di pensione che omettano di produrre la dichiarazione dei redditi da lavoro autonomo sono tenuti a versare all'ente previdenziale di appartenenza una somma pari all'importo annuo della pensione percepita nell'anno cui si riferisce la dichiarazione medesima.

Detta somma sarà prelevata dall'ente previdenziale competente sulle rate di pensione dovute al trasgressore.

DICHIARAZIONE A PREVENTIVO PER L’ANNO 2015

A norma del comma 4-bis, aggiunto all'articolo 10 del D. Lgs. n. 503 del 1992 dall'articolo 1, comma 210, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, le trattenute delle quote di pensione non cumulabili con i redditi da lavoro autonomo vengono effettuate provvisoriamente dagli enti previdenziali sulla base della dichiarazione dei redditi che i pensionati prevedono di conseguire nel corso dell'anno.

A tal fine gli interessati sono tenuti a rilasciare all'ente previdenziale competente apposita dichiarazione, secondo le modalità illustrate al punto 5 del presente messaggio.

Le trattenute sono conguagliate sulla base della dichiarazione dei redditi effettivamente percepiti, rilasciata dagli interessati entro lo stesso termine previsto per la dichiarazione dei redditi ai fini dell'IRPEF.

Pertanto i pensionati, nei cui confronti trova applicazione il divieto di cumulo della pensione con i redditi da lavoro autonomo, che svolgano nel corrente anno attività di lavoro autonomo sono tenuti a comunicare il reddito che prevedono di conseguire nel corso del 2015.

Le trattenute che verranno operate sulla pensione "a preventivo" saranno conguagliate sulla base della dichiarazione dei redditi 2015 resa a consuntivo nell'anno 2016.

ACQUISIZIONE DEI REDDITI DICHIARATI DAI PENSIONATI

I redditi da lavoro autonomo dichiarati dai pensionati devono essere acquisiti con le procedure di ricostituzione delle pensioni secondo le modalità in atto.

Sono tenuti a presentare la dichiarazione reddituale a consuntivo anche i pensionati per i quali la situazione reddituale dichiarata a preventivo non abbia avuto variazioni.

Del pari sono tenuti a presentare la dichiarazione reddituale a preventivo anche i pensionati per i quali la situazione reddituale dell’anno in corso non è variata rispetto a quella dichiarata a consuntivo per l’anno precedente.

PENSIONAT ISCRITTI ALLA GESTIONE DIPENDENTI PUBBLICI

Per gli iscritti alla gestione dipendenti pubblici, il divieto di cumulo pensione/retribuzione opera per i trattamenti pensionistici di inabilità.

Tali fattispecie si configurano nei trattamenti pensionistici privilegiati(indistintamente per tutti i dipendenti della pubblica amministrazione) nonché in quelli derivanti da dispensa dal servizio per inabilità assoluta e permanente a qualsiasi proficuo lavoro o quella relativa alle mansioni (art. 13 legge n. 274/91 ovvero art. 27 della legge n. 177/76per i dipendenti civili dello Stato).

Il trattamento pensionistico di inabilità (avente decorrenza dal 1° gennaio 2001) è regolato, ai fini del regime di cumulo, dall’art. 72, comma II° della “legge finanziaria 2001” n. 388 del 23 dicembre 2000, che a decorrere dall’entrata in vigore della stessa prevede che le quote di pensioni dirette di anzianità, di invaliditàe degli assegni diretti di invalidità a carico dell’A.G.O. e delle forme sostitutive, esclusive ed esonerative della medesima, eccedenti l’ammontare del trattamento minimo del Fondo pensioni lavoratori dipendenti, sono cumulabili con i redditi da lavoro autonomo nella misura del 70% e sono cumulabili nella misura del 50 % con i redditi da lavoro dipendente; nel caso di reddito da lavoro autonomo le relative trattenute non possono, in ogni caso, superare il valore pari al 30% dei predetti redditi.

In sede di compilazione telematica dell’istanza di pensione, il richiedente sottoscrive l’avvertenza che in caso di attività lavorativa autonoma/dipendente dopo la cessazione dal servizio, deve darne tempestiva comunicazione (art. 34 legge n. 177/76).

Pertanto gli interessati a tal fine potranno utilizzare le consuete modalità, ovvero avvalersi del modulo 503 AUT reperibile nel portale dell’Istituto: www.inps.it – sezione MODULI, compilarlo e trasmetterlo a mezzo PEC alla sede competente.

Le istruzioni Inail per la liquidazione delle rendite dal 1° luglio 2015

L’INAIL, con la circolare n. 73 del 23 settembre 2015, illustra i riferimenti retributivi, rivalutati con decorrenza dal 1° luglio 2015, per procedere alla liquidazione delle prestazioni economiche per infortunio sul lavoro e malattia professionale per il settore industria, compreso il settore marittimo, agricoltura, medici esposti a radiazioni ionizzanti e tecnici sanitari di radiologia autonomi.

6) Mercato immobiliare italiano in rialzo nel 2° trimestre 2015

+6,8% per il mercato immobiliare italiano nel 2° trimestre 2015. Ottimi risultati dei settori commerciale (+10,3%) e residenziale (+8,2%). Trend positivo per le abitazioni nelle metropoli: +16% a Torino e Palermo.

Riparte il mercato immobiliare italiano nel secondo trimestre dell’anno, che rispetto allo stesso periodo del 2014 guadagna un +6,8%. In particolare, il settore commerciale segna un +10,3%, il residenziale un +8,2% e le pertinenze un +6,1%, mentre restano col segno meno il comparto produttivo (-8%) e il terziario (-3,8%). Bene il mercato delle abitazioni nelle principali metropoli, con Torino e Palermo che crescono di oltre il 16% e Firenze che raggiunge l’11,8%.

È il quadro che emerge dai dati contenuti nella Nota trimestrale realizzata dall’Osservatorio del Mercato Immobiliare dell’Agenzia delle Entrate e pubblicata oggi.

Il mercato delle abitazioni

Nel periodo aprile-giugno 2015 il settore residenziale ha registrato 116.514 transazioni, segnando un +8,2% rispetto alle 107.647 transazioni rilevate nello stesso trimestre dello scorso anno. La migliore performance si osserva al nord (+10,3%), mentre al centro e al sud il rialzo si attesta intorno al 6%. Le grandi città mostrano tutte significativi risultati di crescita: Torino e Palermo registrano rispettivamente un +16,3% e +16,1%, seguite da Firenze (+11,8%), Milano (+9,2%), Roma (+5%) e Genova (+4,4%); ripresa più modesta, invece, per Bologna (+3,2%) e Napoli (+0,5%).

Nel territorio provinciale, il primato del mercato residenziale spetta a Milano, con un rialzo di oltre il 16%, seguita da Bologna e Genova, che superano abbondantemente quota 13%, e Firenze (+10,3%).

Il settore non residenziale

Sul fronte del mercato non residenziale, rispetto allo stesso trimestre del 2014, risulta in positivo solo il settore commerciale, che con 6.719 transazioni registra un incremento del 10,3%. Ancora in ribasso, invece, le compravendite di immobili nel settore produttivo (-8%) e in quello del terziario (-3,8%). In particolare, il comparto produttivo risulta sostanzialmente stabile al centro, mentre registra valori negativi al nord (-8,2%) e soprattutto al sud (-16%); sul settore terziario invece pesa la performance negativa del Nord (-7,7%), che da solo muove oltre la metà del mercato, a differenza del centro che, in controtendenza, fa segnare un deciso rialzo del 16,3%.

Dove consultare i dati

La Nota trimestrale Omi del secondo trimestre 2015 può essere consultata sul sito internet dell’Agenzia delle Entrate, www.agenziaentrate.it, seguendo questo percorso: Documentazione > Osservatorio del mercato immobiliare > Pubblicazioni > Note trimestrali.

(Agenzia delle entrate, comunicato n. 150 del 24 settembre 2015)

Vincenzo D’Andò