Diario quotidiano del 21 settembre 2015: credito d’imposta per gli alberghi, la procedura di registrazione

Pubblicato il 21 settembre 2015



società di investimento immobiliare quotate (Siiq): dalle Entrate tutti i chiarimenti; legge di stabilità 2015 sui Tfs, Tfr: ecco gli effetti sui trattamenti pensionistici; credito d’imposta per gli alberghi: al via la registrazione; voluntary disclosure: non rileva il raddoppio dei termini; niente esenzione IMU per gli immobili delle coop; alloggi sociali: detrazione solo per gli inquilini percettori di reddito imponibile

 

 Indice:

 1) Società di investimento immobiliare quotate (Siiq): dalle Entrate tutti i chiarimenti

 2) Legge di stabilità 2015 sui Tfs, Tfr: ecco gli effetti sui trattamenti pensionistici

 3) Credito d’imposta per gli alberghi: la registrazione

 4) Voluntary disclosure: non rileva il raddoppio dei termini

 5) Niente esenzione IMU per gli immobili delle coop

 6) Alloggi sociali: detrazione solo per gli inquilini percettori di reddito imponibile

 

 

1) Società di investimento immobiliare quotate (Siiq): dalle Entrate tutti i chiarimenti

E’ stata diffusa giovedì scorso la corposa circolare delle Entrate con tutte le novità: ecco, dunque, i nuovi chiarimenti del Fisco sul regime delle Siiq, dopo le modifiche introdotte dal Decreto Sblocca Italia (D.L. n. 133/2014, convertito dalla Legge n. 164/2014).

In particolare, l’Agenzia delle entrate, con la circolare n. 32/E del 17 settembre 2015, illustra le nuove disposizioni in materia di società di investimento immobiliare quotate, che sono sottoposte ad un regime speciale che offre la possibilità di adottare, in presenza di alcuni requisiti, la “gestione esente”. Si tratta di un sistema di tassazione in cui l’utile derivante dalla locazione immobiliare è esente ai fini Ires e Irap nei confronti della stessa Siiq, ma viene assoggettato a imposizione, all’atto della distribuzione, solo in capo ai soggetti partecipanti attraverso una ritenuta applicata in generale nella misura del 26%.

Requisiti per l’accesso e cause di cessazione dal regime speciale

L’articolo 20 del Decreto Sblocca Italia ha individuato nuovi requisiti di partecipazione per i soci della Siiq. Inoltre, la circolare si sofferma sul regime impositivo delle plusvalenze derivanti dalle cessioni di immobili, che, in seguito alle modifiche introdotte dal Dl n. 133/2014, sono ora ricondotte nell’ambito della gestione esente in quanto queste operazioni sono parte integrante dell’attività svolta dalla Siiq.

Siiq, fondi immobiliari e Oicr

La circolare poi illustra le misure volte a rendere fiscalmente neutra l’opzione per uno dei due strumenti presenti sul mercato immobiliare (Siiq e fondi immobiliari), al fine di favorire l’interdipendenza e la complementarietà tra le due forme di investimento e di agevolare il passaggio dall’una all’altra. L’Agenzia ricorda, inoltre, che le società di investimento immobiliare quotate non assumono la veste di organismi di investimento collettivo del risparmio (Oicr) e quindi i redditi prodotti da queste società sono determinati secondo le regole del reddito d’impresa, anche in caso di gestione esente.

Vengono, infine, messi in rassegna alcuni orientamenti interpretativi già resi in risposta a specifiche istanze di interpello.

Decorrenza delle nuove disposizioni

L’Agenzia, ovviamente, rammenta che le nuove misure contenute nel Decreto Sblocca Italia sono entrate in vigore a decorrere dal “giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana”, cioè dal 13 settembre 2014. Tuttavia, alcune previsioni, di fatto vantaggiose per il contribuente, si applicano per l’intero periodo d’imposta in corso alla pubblicazione del decreto, vale a dire il 2014 per i soggetti il cui periodo di imposta è coincidente con l’anno solare.

Il regime fiscale agevolato

La legge finanziaria per il 2007 ha introdotto un regime fiscale agevolato per le Società di investimento immobiliare quotate in borsa (SIIQ) che svolgono in via prevalente l’attività di locazione immobiliare, in base al quale il reddito derivante da tale attività è esente da imposizione, sia ai fini Ires che ai fini Irap.

Ai fini dell'applicazione della disciplina opzionale, non è necessario l'esercizio esclusivo dell'attività di locazione immobiliare (gestione esente), in quanto le società che optano per il regime restano libere di svolgere, seppure in via marginale, altre attività il cui reddito sarà soggetto alle ordinarie regole di tassazione in capo alla società, anche ai fini Irap (gestione imponibile).

La tassazione dell’utile prodotto nell’ambito dell’attività di locazione immobiliare viene, di fatto, trasferita in capo ai soggetti partecipanti diversi dalle SIIQ, e differita all’atto della distribuzione degli utili, mediante l’applicazione di una ritenuta, che attualmente è del 26%.

La ritenuta effettuata in capo ai soggetti partecipanti diversi dalle SIIQ è operata a titolo di acconto, nel caso in cui le partecipazioni siano detenute nell’esercizio di un’attività d’impresa, a titolo di imposta, in tutti gli altri casi.

L’opzione per il regime speciale comporta, inoltre, l’obbligo, in ciascun esercizio, di distribuire ai soci una determinata percentuale (attualmente pari al 70%) dell’utile netto derivante dall’attività di locazione immobiliare e dal possesso di azioni in altre SIIQ.

A seguito dell’esercizio dell’opzione, infatti, la SIIQ è esentata dall’Ires e dall’Irap non solo in relazione all’utile derivante dall’attività di locazione immobiliare, ma anche in riferimento ai dividendi percepiti dalla partecipazione in altre società che hanno optato per il medesimo regime.

Completano il quadro normativo le disposizioni contenute nel regolamento di attuazione del ministro dell'Economia e delle Finanze n. 174 del 2007 e il provvedimento del direttore dell'Agenzia delle entrate del 28 novembre 2007, mentre la circolare 8/E del 31 gennaio 2008 costituisce il quadro interpretativo di riferimento degli aspetti applicativi della disciplina originaria.

Decorrenza delle nuove norme problematica

La circolare tratta, come primo argomento, il problema legato alla decorrenza delle modifiche introdotte dal decreto “Sblocca Italia”, che ha riguardato soprattutto quelle fattispecie i cui effetti sono destinati a ricadere sull’intero periodo di imposta (ad esempio, le modifiche apportate al comma 123, che hanno previsto il rispetto dell’obbligo di distribuzione degli utili in base ad una percentuale più bassa rispetto al regime precedente, e il comma 123-bis, che ha introdotto un nuovo obbligo distributivo delle plusvalenze nette realizzate sui suddetti immobili o derivanti dalla cessione di partecipazioni in SIIQ e SIINQ (o di quote in fondi immobiliari).

Lo Statuto dei diritti del contribuente (legge 212/2000), infatti, nell’introdurre il principio generale in base al quale le disposizioni tributarie non hanno effetto retroattivo, salvo deroga esplicita, ha previsto, in riferimento ai tributi periodici, che le eventuali modifiche trovino applicazione solo a partire dal periodo d’imposta successivo a quello in corso alla data di entrata in vigore delle disposizioni che le prevedono (combinato disposto degli articoli 1, comma 1, e 3, comma 1, della legge 212/2000).

Con il comunicato stampa del 1° aprile 2015, è già stato anticipato che le disposizioni di modifica del regime SIIQ sono entrate in vigore dal giorno successivo a quello della pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana, avvenuta in data 12 settembre 2014.

Nella circolare in commento viene, inoltre, chiarito che in riferimento alle fattispecie che impongono una considerazione unitaria dell’esercizio di riferimento, le disposizioni si applicano all’intero periodo di imposta in corso alla data di pubblicazione del decreto nella Gazzetta Ufficiale, e cioè dal 1° gennaio 2014, per i soggetti con esercizio coincidente con l’anno solare.

Al fine di giustificare, nel caso di specie, il superamento dei predetti limiti imposti dallo Statuto dei diritti del contribuente in materia di efficacia delle norme tributarie, nella circolare è precisato che in riferimento ad alcune previsioni, che recano disposizioni sostanzialmente favorevoli al contribuente, le modifiche si applicano a decorrere dal periodo d’imposta in corso alla pubblicazione del decreto, cioè il 2014 per i soggetti il cui periodo di imposta coincide con l’anno solare.

Con riferimento, invece, alle fattispecie la cui manifestazione concreta può essere facilmente collocata cronologicamente in un momento preciso, le relative disposizioni si applicano a decorrere dal 13 settembre 2014. In alcuni paragrafi della circolare viene indicata in maniera puntuale la decorrenza delle singole fattispecie.

Novità introdotte dal decreto “Sblocca Italia”

Come precisato nella relazione illustrativa al decreto, le modifiche al regime delle SIIQ “si pongono l’obiettivo di sviluppare e rendere efficiente uno strumento giuridico che, introdotto con la legge n. 296 del 2006, non ha avuto la diffusione sperata, sia a causa di un contesto economico-finanziario mutato rispetto alle premesse, sia per alcune rigidità della normativa”.

Tra gli interventi di maggiore impatto, ricordiamo, in particolare, quelli riguardanti:

- la rimodulazione dei requisiti partecipativi delle SIIQ;

- la tempistica relativa alla verifica dei requisiti;

- l’estensione della nozione di gestione esente;

- il test sulla prevalenza dell’attività di locazione immobiliare;

- l’obbligo di distribuzione degli utili;

- le cause di cessazione dal regime speciale.

Rimodulazione dei requisiti partecipativi delle SIIQ

L’articolo 20 del decreto modifica i requisiti partecipativi richiesti alle SIIQ al fine di accedere al regime agevolativo, aumentando, in particolare, la soglia di partecipazione massima consentita ad un singolo socio, dal 51% al 60% dei diritti di voto in assemblea e dei diritti di partecipazione agli utili. La soglia massima di partecipazione in una SIIQ viene, così, allineata a quella presente negli altri Stati dell’UE per strutture di investimento assimilabili (Francia e Germania).

Inoltre, in coerenza con le regole previste per le società quotate, il decreto riduce la soglia del flottante dal 35% al 25%. In sostanza, in base alle nuove disposizioni, per l’accesso al regime speciale è ora richiesto che almeno il 25% delle azioni sia detenuto da soci che non possiedono più del 2% dei diritti di voto in assemblea e più del 2% dei diritti di partecipazione agli utili.

Tempistica relativa alla verifica dei requisiti

Per le aspiranti SIIQ viene prevista la possibilità di soddisfare il requisito del 25% relativo al flottante, entro il primo periodo d’imposta in riferimento al quale viene esercitata l’opzione, nonché la possibilità di raggiungere il requisito partecipativo del 60%, entro i due esercizi successivi. Al raggiungimento anche del secondo requisito, il regime speciale si applica soltanto a partire dal primo periodo d’imposta in cui detto requisito si è realizzato, mentre, nei periodi di imposta che precedono quello in cui si verifica l’ingresso nel regime speciale, l’imposta sul reddito delle società e l’imposta regionale sulle attività produttive sono dovute dalla società in via ordinaria.

L’imposta sostitutiva, pari al 20% delle plusvalenze realizzate dalla società in relazione all’ingresso nel regime SIIQ (comma 126), le imposte sulle plusvalenze realizzate all’atto del conferimento di immobili e di diritti reali su immobili in SIIQ (comma 137) e le imposte ipotecarie e catastali (comma 139) sono applicate in via provvisoria dalla società che ha presentato l’opzione o dai soggetti conferenti fino al definitivo ingresso nel regime SIIQ.

Se l’accesso al regime speciale non si realizza, le suddette imposte sono rideterminate in via ordinaria e dovute entro il termine del quarto periodo d’imposta successivo alla presentazione dell’opzione. Le imposte già corrisposte in via provvisoria costituiscono un credito di imposta utilizzabile ai sensi del Dlgs 241/1997.

Estensione della gestione esente

Per effetto delle modifiche apportate al comma 131 della legge istitutiva del regime, la nozione di reddito esente è stata ampliata.

Secondo la precedente formulazione, nella gestione esente rientravano:

- l’attività di locazione di immobili posseduti (a titolo di proprietà, di usufrutto o di altro diritto reale, o in base a contratti di locazione finanziaria);

- l’attività di locazione derivante dallo sviluppo del compendio immobiliare (cioè l’attività di costruzione e di ristrutturazione di immobili da destinare alla locazione);

- il possesso di partecipazioni, costituenti immobilizzazioni finanziarie ai sensi dei principi contabili internazionali, in altre SIIQ o in SIINQ.

Secondo la nuova formulazione, a decorrere dal periodo d’imposta in corso alla data del 13 settembre 2014, nella gestione esente vi rientrano anche:

- le plusvalenze o le minusvalenze relative a immobili destinati alla locazione/ partecipazioni in SIIQ o SIINQ;

- i proventi relativi a quote di partecipazione a fondi comuni di investimento immobiliare, istituiti in Italia, e SICAF immobiliari aventi determinate caratteristiche (cioè, disciplinati dal Dlgs 58/1998, che investono almeno l’80% del valore delle attività in immobili, diritti reali immobiliari e in partecipazioni in società immobiliari o in altri fondi immobiliari);

- le plusvalenze o le minusvalenze relative a quote di partecipazione ai medesimi fondi comuni di investimento immobiliare sopra citati.

Con riferimento specifico alla decorrenza della disposizione in esame, la circolare chiarisce che sono da considerare rilevanti, ai fini della determinazione della gestione esente, tutti i nuovi componenti sopra elencati, realizzati nell’intero periodo di imposta in corso al 13 settembre 2014, a prescindere dal momento in cui tali componenti hanno avuto la loro manifestazione concreta.

Test sulla prevalenza dell’attività di locazione immobiliare

Una delle più rilevanti modifiche apportate al regime riguarda la verifica del “requisito della prevalenza”.

L’applicazione del regime speciale, come sopra precisato, è subordinata alla condizione che le società che optano per il regime SIIQ svolgano “in via prevalente l’attività di locazione immobiliare” (comma 119 della legge istitutiva).

Tale attività, in particolare, si considera svolta “in via prevalente” qualora vengano rispettati determinati parametri patrimoniali e reddituali stabiliti dalla norma (comma 121), e cioè:

- se gli immobili posseduti a titolo di proprietà o di altro diritto reale destinati all’attività prevalente rappresentano almeno l’80% dell’attivo patrimoniale (asset test);

- se, in ciascun esercizio, i ricavi da essa provenienti rappresentano almeno l’80% dei componenti positivi del conto economico (profit test).

In base alla disciplina vigente fino alle modifiche, agli effetti della verifica di detti parametri, assumevano rilevanza:

- l’attività di locazione di immobili posseduti a titolo di proprietà, di usufrutto o di altro diritto reale, o in base a contratti di locazione finanziaria;

- l’attività di locazione derivante dallo sviluppo del compendio immobiliare (cioè l’attività di costruzione e di ristrutturazione di immobili da destinare alla locazione);

- il possesso di partecipazioni, costituenti immobilizzazioni finanziarie ai sensi dei principi contabili internazionali, in altre SIIQ o in SIINQ.

Per effetto delle modifiche apportate dal decreto, ai fini della verifica dei suddetti parametri di “prevalenza” dell’attività di locazione immobiliare, assumono rilevanza anche “le quote di partecipazione nei fondi immobiliari indicati nel comma 131 e i relativi proventi”.

Si tratta di fondi comuni di investimento immobiliare istituiti in Italia e disciplinati dal Testo Unico della Finanza (TUF) di cui al Dlgs 58/1998, che investono almeno l’80% del valore delle attività in immobili, in diritti reali immobiliari, in partecipazioni in società immobiliari, o in altri fondi immobiliari destinati alla locazione immobiliare, ovvero in partecipazioni in SIIQ o in SIINQ.

Pertanto, ai fini dell’asset test, assumono rilevanza anche le quote dei suddetti fondi immobiliari, mentre, ai fini del profit test, sono rilevanti i relativi proventi.

Inoltre, per effetto delle modifiche che hanno esteso la nozione di reddito esente anche alle plusvalenze derivanti dalla cessione di immobili destinati alla locazione, ai fini della verifica del parametro reddituale, le eventuali plusvalenze realizzate sui predetti immobili concorrono a formare “i componenti positivi derivanti dallo svolgimento di attività di locazione immobiliare”, cioè elementi di reddito inclusi nella gestione esente.

Obblighi di distribuzione degli utili

Le modifiche hanno riguardato anche la disciplina concernente l’obbligo di distribuzione dell’utile della gestione esente, di cui al comma 123 della legge:

- viene ridotta dall’85% al 70% la percentuale di utile netto su cui grava l’obbligo di distribuzione ai soci;

- concorrono alla formazione dell’utile netto da distribuire anche i proventi derivanti dal possesso di quote di partecipazioni nei fondi immobili sopra descritti.

Viene poi introdotto un ulteriore obbligo di distribuzione, nei due esercizi successivi a quello di realizzo, degli utili derivanti dalla gestione esente, pari al 50% degli utili derivanti dalle plusvalenze nette che originano:

- dalla cessione di immobili destinati alla locazione;

- dalla cessione di partecipazioni in SIIQ e SIINQ;

- dalla cessione di quote di fondi immobiliari di cui al comma 131.

 

2) Legge di stabilità 2015 sui Tfs, Tfr: ecco gli effetti sui trattamenti pensionistici

Riflessi della Legge di stabilità 2015 sui Tfs, Tfr dei pubblici dipendenti ed effetti sui trattamenti pensionistici: istruzioni applicative.

L’INPS, con la circolare n. 154 del 17 settembre 2015, ha fornito le istruzioni per l’applicazione delle disposizioni normative della Legge 23 dicembre 2014, n. 190, aventi effetti sui Tfs e Tfr dei dipendenti pubblici:

- riduzione percentuale della pensione anticipata prevista per i soggetti con età inferiore a 62 anni ed effetti sui termini di pagamento dei Tfs e dei Tfr in caso di risoluzione unilaterale del rapporto di lavoro da parte di pubbliche amministrazioni;

- effetti sulla pensione e sui trattamenti di fine servizio derivanti dell’abrogazione di articoli del codice dell’amministrazione militare e di altre disposizioni in materia di promozioni ed altri benefici in occasione della cessazione del rapporto di lavoro;

- incremento dell’aliquota dell’imposta sostitutiva della rivalutazione del TFR con riferimento a redimenti maturati dal 2015;

- termini di pagamento dei Tfr e dei Tfs dei lavoratori iscritti alle gestioni del fine servizio dell’Inps in caso di pensione determinata esclusivamente con il metodo di calcolo retributivo.

Tabelle di equiparazione tra i livelli di inquadramento per il personale delle PA

Il Consiglio dei ministri ha pubblicato, sulla Gazzetta Ufficiale n. 216 del 17 settembre 2015, il DPCM 26 giugno 2015, con la definizione delle tabelle di equiparazione tra i livelli di inquadramento previsti dai contratti collettivi relativi ai diversi comparti di contrattazione del personale non dirigenziale

 

3) Credito d’imposta per gli alberghi: al via la registrazione

E’ partita il 15 settembre la fase preparatoria per l’accesso al Tax Credit per la riqualificazione e l’accessibilità delle imprese ricettive in riferimento alle spese sostenute per l’anno 2014. Il secondo step, per richiedere il beneficio, sarà compreso tra il 12 ed il 15 ottobre prossimo. Novità assoluta riguarda la certificazione delle spese, che potrà essere effettuata dai Consulenti del Lavoro. Sono questi, in pratica, i passaggi per richiedere il Credito d’imposta destinato alle strutture alberghiere che nell’anno 2014 hanno effettuato investimenti di riqualificazione, accessibilità e ammodernamento. 20 milioni di euro, i fondi disponibili per l’anno 2014, e 50 milioni per i successivi anni fino a tutto il 2019.

Le agevolazioni concedibili, utilizzabili esclusivamente in compensazione attraverso il modello F24, sono destinate alle strutture alberghiere, intese per tali alberghi, villaggi, residenze turistico-alberghiere, alberghi diffusi, nonché quelle strutture individuate come tali dalle specifiche normative regionali, che effettuano interventi di riqualificazione edilizia, abbattimento delle barriere architettoniche, incremento dell’efficienza energetica o anche spese per acquisto di mobili e componenti d'arredo destinati esclusivamente alle strutture alberghiere. Dunque, novità assoluta di tale agevolazione, la certificazione da parte dei Consulenti del Lavoro degli interventi effettuati, e quindi dell’attinenza degli stessi alla normativa di incentivo, con la risultanza che la documentazione contabile non dovrà essere allegata all’istanza. Il credito d’imposta concedibile, non cumulabile con altre misure, è pari al 30% delle spese agevolabili, con un limite di investimento pari a 666.6667. Il tutto nel rispetto della regola del “De Minimis” che stabilisce il limite, per ogni singola impresa, di 200 mila euro di aiuti ottenibili, compresi quelli relativi al riconoscimento del credito d’imposta. Il credito eventualmente riconosciuto potrà essere utilizzato nei dieci anni successivi.

Partendo dalla fase preparatoria, l’impresa dovrà registrarsi sul Portale dei Procedimenti https://procedimenti.beniculturali.gov.it per ottenere i codici di accesso con i quali, poi, compilare l’istanza con le relative attestazioni di spese sostenute. Poi la pratica andrà salvata, firmata digitalmente e inviata a partire dal 12 ottobre, per le spese effettuate nel corso dell’anno 2014, e dal 1 al 5 febbraio 2016, per quelle sostenute nel corso dell’annualità 2015.

(Consiglio Nazionale dei Consulenti del lavoro, comunicato del 17 settembre 2015)

 

4) Voluntary disclosure: non rileva il raddoppio dei termini

Dopo gli ultimi chiarimenti da parte dell’Amministrazione finanziaria (circolare n. 30/E del 11 agosto 2015, circolare n. 31/E del 28 agosto 2015, comunicato stampa del 27 agosto 2015) si è meglio delineato il quadro della voluntary disclosure. Le maggiori novità hanno riguardato la disclosure internazionale.

Violazioni sanabili

Per determinare i periodi d’imposta da considerare ai fini della dis­closure, non ha di fatto rilevanza il raddoppio dei termini di accertamento previsto per le vio­lazioni che comportano obbligo di denuncia penale per un reato tributario in quanto, in base alle modifiche in proposito in vigore dal 2 settembre 2015, il raddoppio si applica solo se la denuncia è presentata entro la scadenza del termine ordinario e la denuncia presuppone di fatto l’emissione di un atto ostativo della disclosure (art. 2 D.Lgs. 128/2015).

Inoltre, i contribuenti possono ora dichiarare anche le attività detenute in periodo d’imposta non più accertabile per decorso del termine, al fine di ottenere la non punibilità per i relativi reati che, al 30 settembre 2015, non sono ancora prescritti; si tratta, in pratica, per i soggetti con esercizio coincidente con l’anno solare, dei periodi 2008 e 2009.

Imposte e sanzioni dovute

Anche se non espressamente previsto, la disclosure si applica anche a IVIE, IVAFE e contributo di solidarietà dovuto sui redditi eccedenti i 300.000 euro.

Nel caso di rendite corrisposte da parte dell’assicurazione invalidità, vecchiaia e superstiti Svizzera (AVS) accreditate su conto svizzero, si applica l’imposizione sostitutiva del 5% anche se ordinariamente prevista solo in caso di riscossione in Italia tramite sostituto d’imposta.

Nell’ambito della procedura possono emergere violazioni in tema di imposte di registro, don­azione e successione che restano escluse dalla disclosure. In questo caso, il contribuente può fare ravvedimento operoso (anche dopo la domanda di disclosure) oppure offrire all’Ufficio tutti gli elementi per l’applicazione delle medesime imposte; l’Ufficio, considerando la col­laborazione del contribuente, può ridimensionare la sanzione da irrogare fino alla metà del minimo previsto dalla legge, fermo restando il recupero delle imposte.

Per le sanzioni, il regime più favorevole previsto per i Paesi non black list o black list con scambio di informazioni, si applica anche a Singapore, Cipro, Malta, San Marino, Lussemburgo e Corea del Sud (Paesi cancellati dalle black list o che hanno già stipulato accordi per lo scambio di informazioni prima dell’entrata in vigore della legge).

Procedura

È stato chiarito che il contribuente può integrare le informazioni e i docu­menti utili alla procedura, entro il termine per la presentazione della relazione accompagna­toria. Tuttavia, se il contribuente non può tempestivamente produrre la documentazione necessaria, deve segnalarlo nella relazione anche dimostrando di essersi attivamente adoper­ato in tal senso ed in questo caso può integrarla anche successivamente e fino alla notifica dell’invito a comparire o in sede di contraddittorio per l’adesione.

Comunque, in caso di errore nella determinazione dei valori dichiarati, l’Agenzia delle entrate, rilevata la buona fede del contribuente e previo contraddittorio, può tener conto dei dati rettificati rispetto a quanto indicato nella richiesta; allo stesso modo, in caso di documentazione insuffi­ciente, l’Agenzia può richiedere chiarimenti o di produrre ulteriori documenti senza che si verifi­chi decadenza.

Nella domanda di accesso alla procedura e nella relazione accompagnatoria, non è necessa­rio giustificare i prelievi periodici che hanno interessato le attività estere se contenuti nell’ambito del rendimento delle medesime attività non incrementate attraverso versamenti di contanti o se siano comunque limitati per importo e frequenza anche in caso di attività che non danno rendimenti.

Il waiver non è necessario nel caso di attività detenute o trasferite in Paesi black list divenuti collaborativi e che non mettono ostacoli allo scambio di informazioni, come San Marino, Cipro, Malta, Lussemburgo, Corea del Sud e Singapore.

Per quanto riguarda le attività in Svizzera, può essere invece utilizzato il fac-simile messo a punto dall’AE e dall’Associazione Bancaria Ticinese.

Disclosure nazionale

È stato chiarito che la disclosure nazionale può ad esempio essere utilizzata per fare emergere le attività detenute in cassette di sicurezza che siano frutto di evasione fiscale in periodi d’imposta ancora accertabili.

In questo caso, il contribuente deve procedere all’apertura ed all’inventario del contenuto della cassetta alla presenza di testimoni qualificati come notai o funzionari dell’istituto di credito mentre non è possibile l’autocertificazione.

Il contribuente deve poi dimostrare la provenienza dei valori con qualunque mezzo di prova, anche indiretta, ma non con autocertificazione.

Sulle annualità scadute invio della documentazione facoltativo

L’Agenzia delle Entrate ha cambiato idea sull’obbligo di indicazione nella relazione di accompagnamento alla voluntary disclosure degli elementi relativi alle annualità non più accertabili. Difatti, con il comunicato stampa del 15 settembre 2015, contrariamente alle prime indicazioni sui contenuti del provvedimento n. 116808/2015, l’Agenzia chiarisce che non si tratta di un adempimento ulteriore, bensì di una facoltà che consente al contribuente di evidenziare al Fisco la sussistenza di cause di non punibilità per annualità ricadenti fuori dal perimetro della procedura di collaborazione volontaria.

Con un comunicato stampa, l’Agenzia delle Entrate ha, dunque, fornito alcune indicazioni aggiuntive sui contenuti del provvedimento n. 116808 del 14 settembre 2015 in relazione alle condizioni per beneficiare dell’applicazione delle cause di non punibilità per le annualità scadute.

A seguito dell’introduzione dell’art. 2, comma 4, D.Lgs. n. 128/2015 è infatti possibile beneficiare delle tutele penali previste dalla voluntary disclosure anche per gli imponibili, le imposte e le ritenute correlate alle attività dichiarate nell’ambito della procedura di collaborazione volontaria per i quali è scaduto il termine di accertamento.

Al fine di poter assolvere in maniera esaustiva ai prescritti obblighi comunicativi nei confronti dell’Autorità giudiziaria, si legge nel comunicato, il provvedimento n. 116808/2015 ha previsto la possibilità di indicare nella relazione (anche se già presentata) gli elementi relativi alle annualità non più accertabili, ma correlati alle attività dichiarate nell’ambito della procedura di collaborazione volontaria, concedendo più tempo per l’invio della stessa.

Orbene, contrariamente alle interpretazioni fornite a caldo sui contenuti del provvedimento, l’Agenzia precisa che l’integrazione della documentazione non rappresenta un adempimento ulteriore, bensì una mera facoltà che consente al contribuente di evidenziare da subito all’Amministrazione finanziaria la sussistenza di cause di non punibilità per anni ricadenti fuori dal perimetro della voluntary e che può essere facilmente assolta anche attraverso la produzione di documenti attestanti la situazione patrimoniale al 31 dicembre dei periodi d’imposta coinvolti e comunque non anteriori al 2008.

Proroga tecnica

Il comunicato conferma, infine, come già previsto dal punto 4.4 del citato provvedimento, che la prima istanza di adesione potrà essere integrata entro 30 giorni dalla sua presentazione anche se questo termine ricade dopo il 30 settembre 2015.

 

5) Niente esenzione IMU per gli immobili delle coop

Essendo l’immobile di proprietà superficiaria di una cooperativa, manca il requisito soggettivo non rientrando, il proprietario, nel novero degli enti non commerciali di cui all’art. 73, comma 1, lettera c) del TUIR.

Dunque, la società cooperativa titolare del diritto di superficie sui terreni su cui è costruito un immobile (adibito a caserma dei vigili del fuoco), non può godere del beneficio dell’esenzione dall’IMU: il solo vincolo di destinazione dell’immobile previsto nella convenzione stipulata con il comune concedente il terreno non è considerato nella disciplina dell’IMU e dell’ICI come una causa che dà luogo ad un beneficio fiscale.

Questo a seguito della risposta all’interrogazione n. 5-06404 resa dal sottosegretario all’Economia Pier Paolo Baretta nel corso del question time del 17 settembre 2015.

Per poter fruire dell’esenzione dall’IMU, la legge richiede contestualmente la presenza:

- del requisito soggettivo in base al quale l'esenzione si applica solo agli enti non commerciali;

- del requisito oggettivo, in base al quale gli immobili devono essere destinati esclusivamente allo svolgimento con modalità non commerciali di attività assistenziali, previdenziali, sanitarie, di ricerca scientifica, didattiche, ricettive, culturali, ricreative e sportive, e così via.

La società cooperativa titolare del diritto di superficie sui terreni sui quali è sito un immobile utilizzato come caserma dei Vigili del Fuoco non presenta il requisito soggettivo, poiché non rientra nel novero degli enti non commerciali; inoltre, il fabbricato adibito a caserma non può considerarsi esente dal momento che il solo vincolo di destinazione dell'immobile previsto nella convenzione stipulata con il comune concedente il terreno non è considerato nella disciplina dell'IMU e dell'ICI come una causa che dà luogo ad un beneficio fiscale.

Deve essere pertanto esclusa la possibilità per la società cooperativa, solo soggetto passivo dell'IMU in relazione all’immobile, di beneficiare delle esenzioni, non ricorrendo i requisiti richiesti dalle norme.

 

6) Alloggi sociali: detrazione solo per gli inquilini percettori di reddito imponibile

La detrazione prevista per gli inquilini degli alloggi sociali si applica solo in presenza di un reddito imponibile.

In un’altra risposta del Mef nel corso di un question time in commissione Finanze alla Camera del 17 settembre 2015, il sottosegretario all’Economia Pier Paolo Baretta ha precisato che la detrazione per gli inquilini di alloggi sociali adibiti ad abitazione principale, prevista dall'art. 7 del D.L. n. 47/2014 per il triennio 2014-2016, spetta solo in presenza di un imponibile. Pertanto, “tale agevolazione non si applica qualora l’intestatario dell’alloggio sociale non sia percettore di reddito imponibile, ad esempio disoccupati, invalidi civili, titolari di pensione sociale”.

Per il triennio 2014-2016, il D.L. n. 47/2014 prevede una detrazione a favore dei soggetti titolari di contratti di locazione di alloggi sociali, adibiti a abitazione principale. In caso di incapienza dell’IRPEF lorda, al contribuente è riconosciuta una quota di ammontare pari alla quota di detrazione che non ha trovato capienza. L’agevolazione non si applica, però, se l’intestatario dell’alloggio sociale non è percettore di reddito imponibile. In tal caso, il riconoscimento del beneficio in assenza di un’imposta lorda dovrebbe essere considerato come contributo, che necessiterebbe di adeguata copertura.

Per il triennio 2014-2016, il D.L. n. 47/2014 prevede una detrazione a favore dei soggetti titolari di contratti di locazione di alloggi sociali, adibiti a abitazione principale.

L’art. 16, comma 1-sexies, TUIR, applicabile anche ai soggetti titolari di contratti di locazione di alloggi sociali, riconosce una quota di ammontare pari alla quota di detrazione che non ha trovato capienza nell’imposta lorda, diminuita delle detrazioni di cui agli articoli 12 e 13 TUIR, consentendo quindi a tutti i soggetti che ne hanno diritto di usufruire del beneficio.

Tale agevolazione non si applica qualora l’intestatario dell’alloggio sociale non sia percettore di reddito imponibile (disoccupati, invalidi civili, titolari di pensione sociale).

Infatti, un soggetto che non possiede redditi esula anche dal campo della “incapienza”.

La nozione di “incapienza”, nel contesto della norma in esame, presuppone che vi sia un reddito sul quale calcolare l’imposta, anche se l’imposta netta risulta pari a zero.

Pertanto, il riconoscimento del beneficio in assenza di un’imposta lorda non integra una detrazione fiscale, bensì andrebbe considerato come contributo.

Si tratterebbe, quindi, di un intervento di natura non fiscale che necessiterebbe di adeguata copertura a carico della fiscalità generale.

 

Vincenzo D’Andò