Diario quotidiano del 18 settembre 2015: a breve un software predisposto dal CNDCEC dedicato ai temi della revisione legale dei conti

Pubblicato il 18 settembre 2015



é sempre punibile il falso in bilancio: monito della Cassazione; l’adeguamento della dichiarazione dei redditi con le risultanze degli studi di settore non può più essere modificato; da eliminare la TASI sull’abitazione principale anche per l’inquilino; agevolazione fiscale per l’abitazione principale: non decade se è stata presentata la domanda di cambio di residenza poiché rileva tale data; rischia la bancarotta l’imprenditore che non paga Iva e contributi; collegio sindacale: ok a norme di comportamento delle non quotate, nota CNDCEC

 

 Indice:

 1) E’ sempre punibile il falso in bilancio: monito della Cassazione

 2) L’adeguamento della dichiarazione dei redditi con le risultanze degli studi di settore non può più essere modificato

 3) Da eliminare la TASI sull’abitazione principale anche per l’inquilino

 4) Agevolazione fiscale per l’abitazione principale: non decade se è stata presentata la domanda di cambio di residenza poiché rileva tale data

 5) Rischia la bancarotta l’imprenditore che non paga Iva e contributi

 6) Collegio sindacale: ok a norme di comportamento delle non quotate, nota CNDCEC

 

 

1) E’ sempre punibile il falso in bilancio: monito della Cassazione

E’ sempre punibile il falso in bilancio anche dopo le recenti novità normative (Legge n. 69 del 2015).

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 37570 del 16 settembre 2015, nella quale vengono elencati i requisiti di punibilità. È necessario il dolo specifico, ad es. nel bilancio vi deve essere la “portata ingannatoria” dell’informazione contabile.

In tal modo, la Suprema Corte ha annullato con rinvio l’assoluzione dell’amministratore di una Srl che aveva nascosto, in bilancio, ingenti ricavi, falsando così il reale andamento dell’azienda.

Per la Cassazione, dunque, anche dopo la recente riforma vale ancora la punibilità penale delle condotte che riguardano comunicazioni “atipiche” verso pubblici o privati, le quali, sussistendone le condizioni, possono configurare, a seconda dei casi, i reati di truffa ovvero quelli previsti dagli artt. 2625, 2637 e 2638 c.c. o ancora quello di cui all’art. 185 Tuif.

A parere della Cassazione, il Legislatore ha soltanto eliminato l’evento di danno e le precedenti soglie previste dalla ex Legge.

 

2) L’adeguamento della dichiarazione dei redditi con le risultanze degli studi di settore non può più essere modificato

Una volta fatta la scelta, in sede di compilazione ed invio del Modello Unico, per l’adeguamento agli studi di settore, poi il contribuente non può più ritornare sui propri passi, difatti la scelta effettuata diviene, di fatto, irrevocabile.

E’ quanto si evince dalla sentenza della Corte di Cassazione n. 18180 del 16 settembre 2015, scaturita dall’impugnazione di una cartella relativa al recupero di IVA non versata, in particolare dell’imposta risultante dal rigo VA42 della dichiarazione che, fino ad UNICO 2009, era destinato ad accogliere l’indicazione dei maggiori corrispettivi che conseguivano all’adeguamento ai risultati degli studi di settore e della relativa imposta (attualmente il rigo di riferimento è l’RQ80).

La Commissione Tributaria Regionale aveva in un primo momento accolto il ricorso del contribuente sostenendo che la sola compilazione di un rigo della dichiarazione dei redditi non fosse sufficiente per ritenere che il contribuente avesse optato per l’adeguamento agli studi di settore; d’altra parte, “la dichiarazione fiscale è sempre emendabile e ritrattabile in presenza di errori, di fatto o di diritto, suscettibili di cagionare un prelievo fiscale più oneroso di quello previsto per legge”.

Di parere contrario l’Agenzia delle entrate che, nel ricorso in Cassazione, ha sottolineato come l’adeguamento agli studi di settore, segnalato in dichiarazione mediante la compilazione degli appositi righi, costituisca “esercizio di una facoltà di opzione riconosciuta dalle norme tributarie”, per cui l’errore di compilazione del rigo VA42, non corretto, nel caso di specie, con la trasmissione di una dichiarazione integrativa, non può considerarsi emendabile “non trattandosi di un errore di calcolo o materiale ovvero di un errore scaturito dall’acquisizione di nuovi elementi di conoscenza e di valutazione sui dati riferiti”. La posizione tenuta dall’Amministrazione finanziaria è stata (purtroppo per il contribuente) avallata dalla Suprema Corte di Cassazione).

 

3) Da eliminare la TASI sull’abitazione principale anche per l’inquilino

L’intervento, preventivato dal governo, di eliminare la TASI sull’abitazione principale riguarda anche gli inquilini, è, infatti, rivolto sia verso i possessori, sia verso i detentori degli immobili, anche per evitare disparità di trattamento tra i contribuenti.

Lo ha precisato, in data 16 settembre 2016, il Ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, in risposta a una delle interrogazioni parlamentari presentate nel question time alla Camera.

Studi di settore: motivazione degli atti di accertamento

In materia di studi di settore, all’interrogazione su eventuali iniziative del governo, al fine di permettere all’economia del Paese di beneficiare dei primi, debolissimi segnali di fine della crisi economica internazionale, da assumere per prevedere l’immediata sospensione dell’applicazione degli studi di settore per i periodi d’imposta 2015 e 2016, fino a una completa revisione del sistema delle verifiche fiscali a fini antievasivi, in modo da evitare che i contribuenti siano costretti a dichiarazioni più alte degli effettivi incassi e a sottoporsi a una maggiore imposizione, il Ministro ha risposto che, negli ultimi anni, a fronte della diminuzione del numero di soggetti che hanno effettuato l’adeguamento dei ricavi o compensi in base ai risultati degli studi, si è assistito a un costante aumento della percentuale dei soggetti congrui, che ha reso, di conseguenza, non necessario il ricorso all’adeguamento.

Padoan ha poi ricordato che l’Agenzia delle entrate ha ripetutamente chiarito che la motivazione degli atti di accertamento basati sugli studi non può essere rappresentata dal mero automatico rinvio alle risultanze degli studi di settore, ma deve dar conto, in modo esplicito, delle valutazioni che si traggono dal dialogo con il contribuente.

Per la voluntary rinvio a fine dicembre

Con un decreto legge omnibus, atteso per fine mese, dovrebbe arrivare la proroga al 31 dicembre per la presentazione delle istanze legate alla voluntary disclosure. Più precisamente ad una fase 2 della voluntary disclosure. Dunque, il governo sembra orientato a concedere tre mesi in più per risolvere il complesso groviglio di nome ed esigenze di gettito legate all'operazione rientro dei capitali.

 

4) Agevolazione fiscale per l’abitazione principale: non decade se è stata presentata la domanda di cambio di residenza poiché rileva tale data

Bonus prima casa: Nell’ipotesi di cambio della residenza va presa a riferimento la data di avvenuta richiesta. Non è, infatti, corretto considerare la data in cui il trasferimento della residenza viene recepito nei registri anagrafici.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 18188 del 16 settembre 2015. che ha così respinto il ricorso presentato dal contribuente per soli 7 giorni di ritardo, il quale peraltro era convinto di essere, invece, in regola poiché aveva considerato come dato di partenza la data di avvenuta iscrizione nell’anagrafe e non quella precedente attinente la semplice richiesta.

Dunque, secondo la nuova precisazione della Suprema Corte, nell’ambito della verifica dell’adempimento dell’obbligo di trasferire la residenza nel comune in cui si trova l’immobile acquistato con l’agevolazione “prima casa”, entro 18 mesi dall’atto di acquisto, si deve considerare la data in cui la domanda di trasferimento della residenza è stata presentata e non la data in cui il procedimento amministrativo volto al trasferimento della residenza si è perfezionato.In definitva, perde le agevolazioni fiscali previste per la prima casa il contribuente che trasferisce la residenza oltre il termine previsto, anche qualora il ritardo sia di soli 7 giorni.

In particolare, i Giudici non hanno dato rilevanza all’esiguità del ritardo, confermando invece che il trasferimento della residenza:

- deve avvenire entro il termine di 18 mesi dalla data dell’atto di acquisto dell’immobile adibito ad abitazione principale;

è comprovato esclusivamente dalla certificazione anagrafica (data di richiesta dell’iscrizione) e non da “risultanze fattuali”.

 

5) Rischia la bancarotta l’imprenditore che non paga Iva e contributi

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 37527 del 16 settembre 2015, ha stabilito che rischia una condanna per bancarotta l’amministratore che non paga sistematicamente IVA e contributi.

In tema di bancarotta fraudolenta fallimentare, la giurisprudenza ha affermato che le operazioni dolose di cui all’art. 223, comma 2, n. 2, Legge fallimentare possono consistere nel compimento di qualunque atto intrinsecamente pericoloso per la salute economica e finanziaria dell’impresa e quindi anche nel mancato pagamento dei contributi previdenziali e dei debiti tributari con carattere di sistematicità.

Inoltre, la Suprema Corte spiega che l’elemento soggettivo richiesto non è l’intenzionalità dellinsolvenza ma consiste nella consapevole diminuzione della garanzia dei creditori e dello squilibrio economico derivanti dalla propria azione.

Riforma fiscale: esimente penale del pagamento del debito tributario

Nel frattempo, l’art. 11 dello schema di Decreto Legislativo approvato dal governo il 4 settembre 2015 riformula l’art. 13 del D.Lgs. n. 74/2000, introducendo, al primo comma, una causa di non punibilità per gli artt. 10-bis, 10-ter e 10-quater, comma 1 del medesimo decreto.

Viene, in sostanza, previsto che non sono punibili i reati di omesso versamento di ritenute certificate, di omesso versamento di Iva e di indebita compensazione con crediti non spettanti, qualora i debiti tributari, comprensivi di sanzioni e interessi, siano stati integralmente pagati prima dell’apertura del dibattimento di primo grado.

 

6) Collegio sindacale: ok a norme di comportamento delle non quotate, nota CNDCEC

Approvate dal Consiglio nazionale dei Commercialisti, saranno in vigore dal 30 settembre assieme a quelle per le società quotate. Marcello: “A breve una nostra proposta di riforma del diritto d’impresa”.

E’ quanto informa il CNDCEC, con una nota del 17 settembre 2015.

Il Consiglio nazionale dei Commercialisti ha dato il via libera definitivo alla nuove norme di comportamento del collegio sindacale di società non quotate, che nei mesi scorsi erano state poste in pubblica consultazione tra gli iscritti alla categoria. Il testo appena approvato, che recepisce alcune delle osservazioni giunte al Consiglio nazionale, sostituisce quello in vigore dal gennaio del 2012. Le nuove norme per le non quotate entreranno in vigore il prossimo 30 settembre, nello stesso giorno a partire dal quale saranno valide anche le nuove norme di comportamento delle società quotate, approvate dal Consiglio nazionale nei mesi scorsi.

“Quello che si chiude con il via libera definitivo alle nuove norme – afferma il Consigliere nazionale dei commercialisti delegato alla materia, Raffaele Marcello – è un percorso estremamente importante per la categoria che, dalle prossime settimane, avrà finalmente a disposizione testi aggiornati sia per le quotate che per le non quotate. Un lavoro frutto dell’impegno del Consiglio nazionale che ha deciso di approcciare la materia in maniera organica. Del resto – prosegue Marcello – l’adeguamento delle norme si era reso necessario per le continue modifiche del diritto societario e di quello fallimentare. Dal nuovo testo emergono con maggiore forza e chiarezza la centralità che il collegio sindacale ricopre all’interno della governance societaria e il dovere di vigilanza che l’organo di controllo è per legge chiamato a svolgere sull’osservanza della legge e dello statuto ed in particolare sull’adeguatezza dell’assetto organizzativo, amministrativo e contabile adottato dalla società e sul suo concreto funzionamento”. “Così come – prosegue Marcello - particolare attenzione viene dedicata alla funzione assolta dallo stesso collegio in materia di prevenzione ed emersione della crisi”.

“Il lavoro sin qui portato avanti dal Consiglio nazionale – spiega Marcello - è un tassello di un progetto complessivo che, nel corso del Congresso che terremo ad ottobre a Milano, ci porterà a formulare una proposta organica di riforma del diritto d’impresa e dell’informativa contabile. Siamo convinti, infatti, che sia giunto il momento di dedicare una specifica attenzione alle società di persone, di cui va a nostro avviso razionalizzata la disciplina e accresciuta la trasparenza rispetto ai terzi e ai creditori”.

Controlli Enti pubblici- CN a Renzi: “Aprire confronto"

Lettera di Di Russo al premier: "Razionalizzare il sistema, ma se ne riconosca la centralità".

I commercialisti sono pronti ad affrontare in maniera organica il tema della razionalizzazione complessiva del sistema dei controlli negli Enti Pubblici, a patto che si parta dalla consapevolezza che l’organo di revisione è il primo, autentico presidio di legalità dell’ente pubblico e delle società a partecipazione pubblica e privata, a tutela della comunità di riferimento. In una lettera inviata al Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, il vicepreside nazionale della categoria professionale, Davide Di Russo, risponde così al Premier che nei giorni scorsi, in un’intervista radiofonica, rivolgendosi proprio ai commercialisti, aveva anticipato l’intenzione dell’esecutivo di ridurre il numero dei membri degli organi di revisione degli Enti pubblici.

“Abbiamo accolto con sincero interesse - scrive Di Russo a Renzi - il suo recente intervento nel quale si preannuncia l’imminente introduzione di norme volte a limitare il numero dei componenti degli organi di revisione. Nella veste istituzionale di Vice Presidente del Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili, e, prima ancora, a titolo personale - quale professionista con lunga pratica di revisore in enti pubblici e società a partecipazione pubblica – non posso che concordare circa l’opportunità di qualsiasi modifica in grado di tradursi in un’effettiva razionalizzazione del comparto pubblico, a vantaggio del sistema Paese”.

“I Commercialisti - prosegue Di Russo - rappresentati dal Presidente Gerardo Longobardi e da tutto il Consiglio Nazionale, non hanno, sotto questo profilo, alcuna velleità corporativa, e anzi sono in prima linea nell’individuazione di qualsiasi soluzione migliorativa”.

“Peraltro – scrive Di Russo - sono certo sarà consapevole, grazie anche alla sensibilità che Le viene dall’esperienza di Sindaco, che l’organo di revisione è il primo, autentico presidio di legalità dell’ente pubblico e delle società a partecipazione pubblica e privata, a tutela della comunità di riferimento; il che è ancor più vero alla luce delle considerazioni del premio Nobel per l’economia Joseph Stiglitz, incline a riconoscere la maggiore efficienza dei controlli del sistema italiano”.

Per il vicepresidente dei commercialisti, dunque, l’ipotesi di contenimento ex lege delle dimensioni dei collegi è ”senz’altro una novità da salutare con favore”, anche se, sottolinea nella missiva, “va detto che gli organi di cinque membri sono tutt’altro che diffusi, in un panorama in cui la stragrande maggioranza è formata da tre componenti e non mancano versioni monocratiche” e a patto che “tale rimaneggiamento non vulneri il concreto esercizio della funzione di controllo, già aggravato dalle sempre maggiori responsabilità connesse all’incremento - generato dai provvedimenti legislativi degli anni recenti - delle relative competenze”.

“Ritengo quindi che la condivisibile novità da Lei preannunciata - conclude Di Russo - possa e debba essere l’occasione per una più ampia rivisitazione dell’intero sistema dei controlli, in grado di rendere davvero efficiente ed equilibrato lo svolgimento della relativa funzione. I Commercialisti, impegnati in gran numero nel ruolo di revisore, saranno ben lieti di poter fornire un contributo tangibile, concorrendo all’elaborazione delle soluzioni idonee a una complessiva razionalizzazione del settore”.

A breve un software per la revisione

L’annuncio arriva dal convegno nazionale dedicato ai temi della revisione legale dei conti, svoltosi alla Reggia di Caserta gli scorsi 14 e 15 settembre 2015.

Arriverà entro la fine dell’anno il primo software relativo ad un caso di revisione aziendale completa di una PMI, predisposto dal Consiglio nazionale dei commercialisti. L’annuncio arriva da Caserta, dove, nelle suddette giornate si è svolto un convegno nazionale della categoria dedicato proprio ai temi legati alla revisione legali dei conti, sia in ambito pubblico che privato.

“L’impegno costante del nostro Consiglio nazionale - ha affermato il consigliere delegato alla materia, Raffaele Marcello - è quello di permettere ai commercialisti italiani di svolgere al meglio la funzione della revisione legale, fornendo loro un “cassetto degli attrezzi” davvero utile a questo scopo”.

“In questa ottica - ha proseguito Marcello - ci siamo attrezzati per arrivare preparati alla data del 1 gennaio 2015, a partire dalla quale saranno applicabili i principi Isa Italia. Il manuale sulla revisione, redatto dall’apposita commissione del Consiglio nazionale e appena pubblicato e il software di prossima diffusione, relativo ad un caso di revisione in una PMI, sono altrettanti tasselli di questa strategia di supporto pratico ai colleghi”.

Nel corso del Convegno di Caserta, Marcello ha anche affermato che prosegue in maniera proficua il lavoro al tavolo dei convenzionati presso il Mef, al quale il Consiglio nazionale dei commercialisti partecipa con Assirevi e Consob. “Stiamo lavorando assieme - ha affermato Marcello - alla stesura dei regolamenti attuativi della direttiva comunitaria in materia di revisione, nello specifico a quelli relativi ai controlli e alla qualità, che contiamo di licenziare in tempi ragionevolmente brevi”.

Nel frattempo, il Consiglio nazionale è impegnato con Assirevi nella stesura di una serie di guide operative destinate proprio ai revisori.

Nella giornata di ieri del convegno, interamente dedicata al tema della revisione in ambito pubblico, gli interventi del presidente e del vicepresidente della categoria, Gerardo Longobardi e Davide Di Russo, e del consigliere nazionale Giovanni Gerardo Parente, avevano tutti insistito sulla centralità della revisione come baluardo di legalità. Un presidio da valorizzare, abbandonando una volta per tutte l'idea che essa possa essere un peso piuttosto che un valore aggiunto per la collettività.

VOLUNTARY DISCLOSURE: Commercialisti a Padoan, la mini-proroga non basta

Longobardi (presidente nazionale) scrive al Ministro: "Serve la proroga anche del termine di adesione per non vanificare il buon esito della procedura"

Prorogare anche il termine di adesione alla volontary disclosure fissato per il prossimo 30 settembre e non solo quello per perfezionare la relazione di accompagnamento all'istanza. È' la richiesta contenuta in una lettera inviata oggi dal presidente del Consiglio nazionale dei commercialisti, Gerardo Longobardi, al Ministro dell'economia, Pier Carlo Padoan.

Secondo Longobardi, la proroga "si rende anzitutto necessaria per non vanificare il lavoro che l’Amministrazione finanziaria e i professionisti hanno sin qui svolto per il buon esito della procedura, con tutti i conseguenti positivi effetti per il nostro Paese sia in termini di gettito, sia in termini di emersione di attività fino ad ora sconosciute al Fisco".

Nella missiva Longobardi specifica che la richiesta di proroga trae giustificazione anche da una pluralità di motivazioni tecniche.

"Innanzitutto - scrive Longobardi - solo lo scorso mese di agosto, e quindi in pieno periodo feriale, sono stati risolti alcuni rilevanti dubbi interpretativi sull’applicazione della disciplina da parte dell’Agenzia delle Entrate con le Circolari n. 30/E dell’11 agosto e n. 31/E del 28 agosto.

Inoltre, soltanto il 27 agosto è stato finalmente reso disponibile sul sito dell’Agenzia il waiver svizzero, ossia l’autorizzazione che i contribuenti, i quali intendono continuare a detenere le proprie attività finanziarie in Svizzera, devono rilasciare agli intermediari finanziari elvetici per l’invio all’Agenzia delle Entrate di tutti i dati e le informazioni riguardanti le attività oggetto della procedura".

A ciò va aggiunto, ricorda il presidente dei commercialisti, "che è del 2 settembre l'entrata in vigore della norma che sterilizza il raddoppio dei termini per l'accertamento – con le connesse certezze in ordine agli eventuali riflessi penali dell'adesione alla voluntary disclosure – con la conseguenza che solo a partire da tale data molti contribuenti si sono attivati per aderire alla procedura". "Pertanto - spiega Longobardi - considerati anche i tempi tecnici di invio della documentazione da parte degli intermediari esteri, la scadenza del 30 settembre risulta impossibile da rispettare, costringendo i professionisti interessati a rinunciare, responsabilmente, all'accettazione dell'incarico".

Per i commercialisti va inoltre evidenziato che "la formazione del dossier documentale da consegnare all’Agenzia delle Entrate è adempimento oltremodo complesso, tenuto conto della necessità di ricostruzione analitica degli imponibili da regolarizzare. In particolar modo per le attività estere più datate si stanno riscontrando notevoli difficoltà nel reperimento dei documenti necessari.

Pur apprezzando dunque il provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate con il quale ieri, 14 settembre, è stato disposto il differimento del termine di trasmissione della relazione di accompagnamento e della documentazione fino a 30 giorni dalla presentazione dell’istanza di accesso alla voluntary, Longobardi è dell’avviso che "tale differimento non è oggettivamente sufficiente per dare la possibilità a tutti i contribuenti interessati di accedere alla procedura. Ciò in considerazione del fatto che la decisione di aderire alla stessa, nonché i calcoli relativi al costo dell’operazione dipendono, in ultima analisi, dalla disponibilità dell’intera documentazione, per cui si rende necessario differire in modo congruo, non solo il termine di trasmissione del dossier documentale, ma anche il termine per la presentazione della stessa richiesta di accesso alla procedura".

Dai commercialisti arriva infine anche una proposta per l'accertamento delle annualità in scadenza il prossimo 31 dicembre. "Siamo consapevoli - scrive Longobardi - che una congrua proroga del termine di accesso alla voluntary determinerebbe un’eccessiva riduzione dei tempi a disposizione dell’Agenzia delle Entrate per l’accertamento delle annualità in scadenza al 31 dicembre 2015. Si potrebbe ipotizzare, per queste annualità, un'equivalente proroga dei termini per l’accertamento, applicabile nei confronti dei soli soggetti che aderissero alla procedura oltre la data del prossimo 30 settembre. In tal modo, verrebbero adeguatamente tutelati gli interessi dell’Erario, dei contribuenti e dei professionisti che assistono questi ultimi".

(CNDCEC, note del 17 settembre 2015 e del 16 settembre 2015)

 

Vincenzo D’Andò