Diario quotidiano del 14 settembre 2015: se la società non paga l’IVA sono a rischio sequestro i beni dell’amministratore

Pubblicato il 14 settembre 2015



in scadenza l’opzione Irap: modalità di presentazione del Modello e valutazione della scelta; se la S.r.l. non paga l’Iva al via il sequestro dei beni dell’amministratore; riformata la legge fallimentare: maggiore tutela per i creditori nel concordato preventivo; torna la Lotteria Italia su Rai Uno; orario di lavoro: il percorso casa-cliente va remunerato; obbligo di assicurazione all’INAIL per l’amministratore unico

 

 Indice:

 1) In scadenza l’opzione Irap: modalità di presentazione del Modello e valutazione della scelta

 2) Se la S.r.l. non paga l’Iva al via il sequestro dei beni dell’amministratore

 3) Riformata la legge fallimentare: maggiore tutela per i creditori nel concordato preventivo

 4) Torna la Lotteria Italia su Rai Uno

 5) Orario di lavoro: il percorso casa-cliente va remunerato

 6) Obbligo di assicurazione all’INAIL per l’amministratore unico

 

 

1) In scadenza l’opzione Irap: modalità di presentazione del Modello e valutazione della scelta

Per la generalità dei casi l’opzione Irap andrà manifestata entro il 30 settembre 2015.

Da quest’anno, infatti, la comunicazione dell’opzione avviene nel Mod. IRAP 2015, ossia entro il 30 settembre 2015. Con la precedente modalità i contribuenti interessati avrebbero dovuto, invece, effettuare la comunicazione entro il 2 marzo 2015 (il 1° marzo 2015 cadeva di domenica).

L’articolo 16, D.Lgs. n. 175/2014, ha dunque semplificato le modalità di adesione ai seguenti regimi fiscali opzionali:

- tassazione per trasparenza;

- consolidato nazionale;

- tonnage tax,

- determinazione del valore netto della produzione ai fini IRAP ex art. 5, D.Lgs. n. 446/1997.

A tal fine, nel quadro IS, è stato inserito il nuovo rigo IS35 “Società di persone

e imprese individuali (art. 5 bis, comma 2, D.Lgs. n. 446)”.

Con riferimento al periodo di imposta 2015, la compilazione di tale rigo permette, con la barratura dell’apposita casella:

- “opzione” di optare per il metodo “da bilancio”;

- “revoca” di revocare l’opzione precedentemente esercitata.

La nuova modalità di opzione si applica “a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2014” ovvero, per la generalità dei soggetti, dal 2015.

Le nuove modalità di opzione (direttamente in dichiarazione dei redditi) implicano quindi che il nuovo termine entro cui è possibile optare diviene il 30 settembre (ovviamente per i soggetti “solari”).

Perché optare

Le ditte individuali e le società di persone in contabilità ordinaria possono determinare la base imponibile Irap seguendo uno dei seguenti metodi, tra loro alternativi:

- a valori fiscali, si sensi dell’art. 5-bis D.Lgs. 446/97;

- a valori di bilancio, ai sensi dell’art. 5 D.Lgs. 446/97.

Come è noto, imprenditori e società di persone devono adottare il regime di contabilità ordinaria (art. 18 D.P.R. n. 600/1973) se non rispettano determinati limiti di ricavi, individuati secondo il principio di competenza economica, conseguiti nel periodo di imposta precedente, differenziati a seconda della tipologia di attività esercitata.

In particolare i limiti di ricavi sono i seguenti:

- € 400.000 per chi svolge un’attività di prestazioni di servizi;

- € 700.000 per chi svolge altre attività.

Il rispetto o meno di tali soglie di ricavi deve essere verificata in ogni periodo di imposta: il superamento della soglia in un esercizio comporta l’obbligo di adottare il regime di contabilità ordinaria a decorrere dal 1° gennaio del periodo di imposta successivo.

I contribuenti che presentano ricavi inferiori ai limiti sopra indicati, adottano la contabilità semplificata quale regime naturale, ma possono comunque optare per la tenuta della contabilità ordinaria.

Riguardo la determinazione della base imponibile Irap, il c.d. metodo fiscale rappresenta il metodo naturale per le ditte individuali e le società di persone in contabilità ordinaria (per obbligo o per opzione) e l’unico ammesso per quelle in contabilità semplificata. Esso consiste nel determinare il valore della produzione come differenza tra la somma dei ricavi e delle variazioni delle rimanenze, e l’ammontare dei costi delle materie prime, sussidiarie, di consumo e merci, dei costi per servizi, degli ammortamenti e dei canoni di leasing.

I componenti rilevanti si assumono secondo le regole di quantificazione, imputazione temporale e classificazione, previste ai fini fiscali, secondo la normativa delle imposte sui redditi.

In alternativa, previa specifica opzione, le imprese individuali e le società di persone in contabilità ordinaria possono determinare la base imponibile Irap secondo le regole previste per i soggetti Ires, ovvero secondo i valori di bilancio; in particolare come differenza tra valore della produzione (macroclasse A del conto economico) e costi della produzione (macroclasse B del conto economico, escluse le voci n. 9 “Costi del personale”, n. 10 lett. c) e d) svalutazioni immobilizzazioni e crediti, n. 12 “Accantonamenti per rischi” e n. 13 “Altri accantonamenti).

L’opzione è irrevocabile per tre periodi di imposta, al termine dei quali si considera tacitamente rinnovata se l’impresa non opterà per la determinazione della base imponibile a valori fiscali e richiede l’obbligo di mantenere, per il periodo di validità dell’opzione, il regime di contabilità ordinaria. Anche l’eventuale successiva opzione per il metodo fiscale avrà durata minima di tre esercizi a cui seguirà il rinnovo tacito.

L’art. 5 bis, comma 2, del D.Lgs. 446/1997 è stato recentemente modificato dall’art. 16, comma 4, del D.Lgs. 175/2014, prevedendo che, a decorrere dal periodo di imposta 2015, l’opzione per la determinazione della base imponibile Irap con il metodo da bilancio vada esercitata direttamente nella dichiarazione Irap presentata nel periodo di imposta a decorrere dal quale si intende esercitare l’opzione.

A tal fine, come premesso, nel quadro IS, nella Sezione VII dedicata alle Opzioni, è stato inserito il rigo IS35 che va compilato barrando una delle due caselle:

- “opzione” se si vuole esercitare l’opzione per la determinazione della base imponibile Irap con il metodo da bilancio per il triennio 2015-2017;

- “revoca” se si intende revocare l’opzione esercitata per il triennio 2012-2014.

Convenienza ad optare o meno

La convenienza guida la scelta per lopzione Irap. Si tratta, peraltro, di un tipo di scelta che dipende da variabili da valutare caso per caso: la previsione di plusvalenze, per esempio, può ridurre l'appeal.

A differenza delle società di capitali e degli enti commerciali, per i soggetti Irpef il valore della produzione non è "sganciato" dal reddito d'impresa.

I componenti rilevanti si assumono secondo le regole di qualificazione, imputazione temporale e classificazione valide per la determinazione del reddito d'impresa. Tuttavia, gli oneri rilevanti per l’Irap secondo l’articolo 5-bis del D.Lgs. 446/1997, seppur deducibili in funzione dell’applicazione delle disposizioni fiscali, si assumono applicando i corretti principi contabili. Si pensi ai costi per le materie prime o le merci che, pur rilevando la regola della loro quantificazione in base alle norme fiscali, vanno individuati riferendosi alla voce B6 del conto economico.

Una deroga a tale principio riguarda le prestazioni di servizi per le quali l’Agenzia ha chiarito che, agli effetti dell’articolo 5-bis del decreto Irap, rilevano quelle indicate nel Dm 17 gennaio 1992.

Per conseguenza i costi inquadrabili nelle voci B8 (costi per godimento di beni di terzi) e B14 (oneri diversi di gestione) dell’articolo 2425 c.c., non espressamente richiamati dall’articolo 5-bis, sono, comunque, deducibili dalla base imponibile dell’Irap se riconducibili ai «servizi» richiamati nel decreto. Per esempio, i corrispettivi di utilizzo di brevetti e di marchi, gli affitti (compresi quelli d’azienda) e i costi per noleggi, civilisticamente compresi nella voce B8, risultano deducibili poiché presenti tra le tipologie di prestazioni richiamate dal provvedimento.In linea generale, poiché nella gran parte dei casi le variazioni fiscali in aumento da indicare in Unico sono maggiori delle variazioni in diminuzione, può convenire l’opzione per l’Irap contabile.

Valutazioni

Prima di esercitare la scelta bisogna valutare le differenze nella determinazione della base imponibile. In primo luogo, per le imprese individuali e le società di persone non rilevano le plusvalenze e le minusvalenze nonché le sopravvenienze attive e passive. Quindi la previsione di plusvalenze nel triennio 2014-2016 potrebbe consigliare il regime proprio dei soggetti Irpef: il regime Irap contabile delle società di capitali e degli enti commerciali prevede, infatti, la concorrenza al valore della produzione delle plusvalenze generate dalla cessione di beni strumentali e di immobili, a prescindere se si tratta di immobili strumentali, immobili merce o immobili patrimonio, anche collocati tra i proventi straordinari della voce E20.

Senza l’opzione, non potranno essere dedotte dalla base imponibile Irap, in linea di principio, gli oneri diversi di gestione difficilmente inquadrabili tra i costi per servizi indicati nel Dm 17 gennaio 1992. È il caso di contributi ad associazioni di categoria, di abbonamenti a riviste e giornali, della tassa rifiuti e di possesso dei veicoli, del diritto annuale alla Camera di commercio.

Società di capitali/enti commerciali

Il valore della produzione netta delle società di capitali e degli enti commerciali è determinato – in linea di principio – secondo la derivazione contabile, sommando le voci del valore della produzione e dei costi della produzione (articolo 2425 del Codice civile) imputate al conto economico dell’esercizio e individuate nel Dlgs 446/97

Impresa individuale/società di persone

Gli imprenditori individuali e le società di persone, indipendentemente dal regime contabile adottato, determinano – in linea di principio – il valore della produzione netta secondo le regole di qualificazione, imputazione temporale e classificazione valevoli per la determinazione del reddito d'impresa. Esiste, quindi, uno sganciamento dai dati contabili

Società di capitali/enti commerciali

Tra i componenti positivi rilevano tutte le voci comprese nell’aggregato A) «Valore della produzione» dell’articolo 2425 c.c., compresa la voce 5) «Altri ricavi e proventi» (come penalità ai clienti, rimborsi spese, acquisizione a titolo definitivo di caparre)

Impresa individuale/società di persone

Tra i componenti positivi non rilevano i proventi che non costituiscono ricavi: per esempio, le penalità addebitate ai clienti, l’acquisizione a titolo definitivo di caparre, i rimborsi spese

Società di capitali/enti commerciali

Rilevano plus e minusvalenze derivanti dalla cessione di beni strumentali, inclusi gli immobili, anche se imputati nella parte straordinaria del conto economico. Si calcolano anche plus e minusvalenze di immobili patrimonialiImpresa individuale/società di persone

Non rilevano le plusvalenze e le minusvalenze derivanti dal realizzo di beni strumentali, inclusi gli immobili, anche non derivanti da cessioni di azienda. Così come non rientrano nel calcolo della base imponibile le cessioni di immobili non strumentali e non costituenti beni merce («immobili patrimonio»).

Società di capitali/enti commerciali

Tra i componenti negativi rientrano i costi per servizi e oneri diversi di gestione, laddove sono compresi tutti i costi della gestione caratteristica non iscrivibili nelle altre voci dell'aggregato B), inclusi alcuni costi di natura tributariaImpresa individuale/società di persone

Tra i componenti negativi non rilevano i costi che non sono prestazioni di servizi (Dm 17 gennaio 1992) e che di solito Spa e Srl imputano a conto economico negli oneri diversi di gestione

 

2) Se la S.r.l. non paga l’Iva al via il sequestro dei beni dell’amministratore

Se la società non ha la disponibilità per rimediare all’Iva non versata, il sequestro ricade sui beni dell’amministratore.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 36360 del 9 settembre 2015, emessa a seguito del ricorso presentato dall’amministratore di una S.r.l. contro il sequestro per omesso versamento dell’imposta.

Secondo l’appello, il contribuente avrebbe dovuto provare di “essersi efficacemente attivato per reperire le risorse necessarie a consentirgli il puntuale adempimento delle obbligazioni tributarie, attingendo finanche al suo patrimonio personale, al fine di recuperare la necessaria liquidità”; cosa che, per i Giudici, non era avvenuta, essendo del tutto irrilevante la compensazione effettuata dal nuovo amministratore della S.r.l.

Ebbene, secondo la difesa, tale compensazione non sanava – è vero – l’illecito del mancato tempestivo versamento dell’IVA, ma tuttavia faceva venir meno qualsiasi esigenza di natura cautelare, poiché non esisteva più alcun debito per l’anno di riferimento.

Inoltre, contestava la ricorrente il mancato tentativo di sequestro del profitto diretto del reato, agendo invece direttamente sui beni personali dell’amministratore.

La Suprema Corte ha però rigettato le argomentazioni della difesa. In merito alla compensazione, l’hanno ritenuta “una dichiarazione unilaterale, sfornita di qualsivoglia riscontro circa la natura dei crediti portati in compensazione, che non apparivano nei precedenti esercizi finanziari”.

Quanto al secondo motivo, la Cassazione ha evidenziato come fosse “pacifico che il sequestro per equivalente presupponesse il previo esperimento del tentativo di sequestro diretto del profitto di reato”, che nel caso specifico è dato dal risparmio di spesa; ma tuttavia la S.r.l. non aveva a bilancio la liquidità per assolvere l’imposta non versata, né erano reperibili beni sociali che costituissero l’immediato impiego del profitto conseguito. Sulla base di tali argomenti, la Corte ha ritenuto di dover rigettare il ricorso.

Ridotta la confisca per omesso versamento delle ritenute

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 36370 del 9 settembre 2015, ha stabilito che la confisca è ridotta se il legale rappresentante di una S.r.l., responsabile di aver omesso il versamento delle ritenute, ha pagato le prime rate.

In particolare, i giudici supremi stabiliscono che la confisca non può avere ad oggetto l’intero ammontare (corrispondente all’imposta evasa) poiché non tiene conto di quanto è stato effettivamente versato.

L’amministratore risponde dell’Iva se c’è continuità

L’ex amministratore risponde per l’evasione Iva se c'è continuità tra vecchia e nuova gestione. Un campanello d’allarme potrebbe essere il rapporto e la giovane età dei nuovi membri del cda. E’ quanto stabilito dalla Corte di Cassazione che, con la sentenza n. 36520 del 10 settembre 2015, ha confermato la condanna a carico di un ex amministratore accusato di dichiarazione fraudolenta mediante l’uso di fatture false.

Si può sequestrare la casa coniugale intestata all’ex

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 36530 del 10 settembre 2015, ha affermato che si può sequestrare la casa coniugale assegnata all'ex se il presunto evasore conserva nell’immobile la residenza. E’ inoltre rilevante la presenza del contribuente nell’abitazione durante la perquisizione della Guardia di Finanza. I giudici hanno respinto i primi due motivi di ricorso presentati da un imprenditore indagato per evasione fiscale. Secondo gli ermellini il sequestro preventivo, funzionale alla confisca per equivalente, può ricadere su beni anche solo nella disponibilità dell’indagato. Gli stessi beni, se anche formalmente intestati a terzi estranei al reato, devono ritenersi nella disponibilità dell'indagato quando essi rientrano nella sfera degli interessi economici del reo.

Antiriciclaggio: il governo riscrive le sanzioni

Il 10 settembre 2015 il governo ha approvato, in via preliminare, lo schema di ddl di delegazione europea 2015 che delega il Consiglio dei ministri a recepire alcune direttive comunitarie. Il recepimento è necessario anche per sanare le procedure di infrazione aperte nei confronti dell’Italia che sono 99, di cui 75 riguardano violazioni del diritto dell’Unione e 24 la mancata trasposizione di direttive comunitarie nell’ordinamento nazionale. L’art. 14 riforma il sistema sanzionatorio antiriciclaggio ispirandosi alla gradazione delle sanzioni e colpendo anche i singoli che commettono le violazioni all'interno di persone giuridiche.

Secondo lo schema normativo le fattispecie incriminatrici dovrebbero limitarsi alle sole condotte di grave violazione degli obblighi di adeguata verifica e conservazione dei documenti, perpetrate attraverso frode o falsificazione e di violazione del divieto di comunicazione dell'avvenuta segnalazione, con la previsione, inoltre, di sanzioni penali adeguate alla gravità della condotta e comunque non eccedenti, nel massimo, i 3 anni di reclusione e 30mila euro di multa.

 

3) Riformata la legge fallimentare: maggiore tutela per i creditori nel concordato preventivo

Al via il riordino per i fallimenti e i concordati, ecco di seguito le principali novità.

E’ stata, infatti, pubblicata, sulla Gazzetta Ufficiale n. 192/2015, la Legge n. 132/15 di conversione del D.L. n. 83/15, con cui il Legislatore ha attuato una vera e propria mini riforma della Legge Fallimentare, dell’organizzazione giudiziaria, dei procedimenti esecutivi e della continuità aziendale per le aziende oggetto di sequestro giudiziario.

Estremamente aggiornato l’aggiornamento del concordato preventivo al fine di ostacolare la conclusione dell’accordo con percentuali di soddisfazione dei creditori molto basse.

Ecco di seguito al sintesi delle principali norme in materia fallimentare contenute nel decreto:

- art. 182-quinquies L.F., in tema di finanziamento e di continuità aziendale nel concordato preventivo e negli accordi di ristrutturazione dei debiti: la riforma precisa che la richiesta di autorizzazione a contrarre finanziamenti prededucibili può essere avanzata dal debitore anche prima del deposito del piano relativo alle modalità e ai tempi di adempimento della proposta di concordato preventivo e della relativa documentazione;

- il Tribunale può autorizzare il debitore a contrarre limitati finanziamenti prededucibili a sostegno dell’attività aziendale, definendone il contenuto;

- si modificano le norme in materia di concordato preventivo, con l'inserimento dell’art. 163-bis per prevedere che possano essere presentate offerte alternative per l’acquisto dell’azienda o di un suo ramo o di specifici beni;

- viene modificato l’art. 182 L.F. concernente i provvedimenti in caso di cessione di beni a seguito di concordato, per imporre le nuove forme di pubblicità;

- si modifica l’art. 163 L.F. per consentire a uno o più creditori, che rappresentino almeno il 10% dei crediti, di presentare una proposta concorrente di concordato preventivo e il relativo piano;

- l’art. 165 L.F. obbliga il commissario giudiziale a fornire ai creditori che ne fanno richiesta le informazioni utili per la presentazione di proposte concorrenti, sulla base delle scritture contabili e fiscali obbligatorie del debitore, nonché ogni altra informazione rilevante in suo possesso;

- l’art. 177 L.F. sulla maggioranza per l’approvazione del concordato: si tiene conto dell’introduzione delle proposte concorrenti e si dispone che quando sono poste al voto più proposte di concordato si considera approvata quella che ha conseguito la maggioranza più elevata dei crediti ammessi al voto;

- modificato l’art. 181 L.F. con l’allungamento da 6 a 9 mesi del termine concesso per l’omologazione del concordato preventivo;

- la proposta di concordato deve soddisfare almeno il 20% dei crediti chirografari;

- vengono modificate anche tutte le modalità di adesione alla proposta di concordato preventivo;

- si estende dai 2 ai 5 anni anteriori alla dichiarazione di fallimento il periodo in cui vige l’incompatibilità alla nomina di chi ha concorso al dissesto;

- si modifica l’art. 104-ter L.F. relativo al programma di liquidazione dell’attivo, consentendo al curatore di appoggiarsi su società specializzate nella vendita e prevedendo termini procedurali più stringenti il cui mancato rispetto può determinare la revoca del curatore;

- i beni oggetto di eventuali atti a titolo gratuito compiuti dal debitore nei 2 anni anteriori alla dichiarazione di fallimento sono acquisiti al patrimonio del fallimento con la trascrizione di fallimento;

- si modificano gli artt. 118 e 120 L.F. in materia di chiusura della procedura di fallimento, prevedendo la chiusura del fallimento a seguito di ripartizione dell'attivo anche quando vi siano giudizi pendenti con accantonamento delle spese per il giudizio da parte del curatore;

- introduzione dell’art. 182 – septies L.F. che prevede che l’accordo di ristrutturazione del debito possa essere concluso se vi aderiscono creditori finanziari che rappresentano il 75% del credito della categoria.

Maggiore tutela per i creditori nel concordato preventivo

Come accennato, per tentare di porre un freno all’abuso del concordato preventivo, viene reintrodotta una soglia di soddisfazione minima dei creditori, eliminato il silenzio assenso e introdotte proposte competitive alternative al fine di valutare la più conveniente.

Il D.L. 83/2015, convertito nella L. 132 del 6 agosto 2015 (in vigore dal 21 agosto 2015), ha revisionato il sistema fallimentare; per ovviare a questo abuso è stata introdotta una percentuale minima di soddisfazione dei creditori chirografari pari al 20% (percentuale che in passato era del 40%), aggiungendo il c. 4 all’art. 160 R.D. 267/1942, a meno che il concordato non sia con continuità aziendale (in tal caso non si applica la percentuale del 20%). Inoltre, è stata cancellata la regola del silenzio assenso.

L’art. 178 del R.D. 267/1942 prevedeva che i creditori che non hanno votato o che non hanno espresso il proprio dissenso per telegramma/lettera/fax/mail si ritenevano consenzienti ed erano considerati ai fini del computo della maggioranza. Con la modifica tale automatismo non è più operativo, viene infatti previsto che i creditori che non hanno esercitato il voto possano farlo pervenire entro i 20 giorni successivi alla chiusura del verbale.

Inoltre, il D.L. 83/2015 ha introdotto la possibilità di presentare offerte concorrenti a quella del debitore. In altre parole, nel caso in cui il contenuto del piano di concordato preveda l’offerta di un soggetto circa l'acquisto dell'azienda, di rami o di singoli beni, il Tribunale apre una competizione per ricercare offerte concorrenti. Le offerte devono essere comparabili, rispettare i requisiti, le forme e i tempi di accesso richiesti e devono essere segrete. Vengono, infatti, pubblicate alla data dell’udienza per l’analisi delle stesse. È inoltre possibile che il trasferimento dell’azienda o dei beni abbia luogo prima dell’omologazione del concordato.

Altra novità introdotta, sempre allo scopo di tutelare tutti i creditori sulla migliore soluzione possibile del concordato, risiede nella previsione di proposte di concordato preventivo concorrenti rispetto a quella del debitore. Tuttavia, le condizioni richieste per il ricorso a proposte concorrenti sono due:

- i creditori devono rappresentare almeno il 10% dei crediti risultanti dalla situazione patrimoniale, economica e finanziaria aggiornata (ove per aggiornata un provvedimento del Tribunale di Monza del 2013 ha chiarito che tale documento non debba avere più di 3 mesi dal deposito) e possono presentare una o più proposte alternative non oltre 30 giorni prima dell’adunanza;

- la proposta di concordato non deve assicurare il pagamento di almeno il 40% dei chirografari (30% se il concordato è in continuità). Se assicura questa percentuale non si possono analizzare altre proposte concorrenti.

Se ricorrono le condizioni per valutare altre proposte il commissario giudiziale deve fornire ai creditori che le richiedano le informazioni necessarie e utili, quindi emettere una relazione integrativa nella quale compara le proposte concorrenti. Viene approvata la proposta che ottiene la più elevata maggioranza o nel caso di parità prevale quella del debitore o in caso di parità tra le proposte dei creditori prevale quella presentata per prima. Tutte le proposte devono indicare l’utilità concreta ed economicamente valutabile in favore di ciascun creditore.

 

4) Torna la Lotteria Italia su Rai Uno

E’ iniziata dall’11 settembre 2015 la vendita dei biglietti della Lotteria Italia 2015 abbinata, anche quest’anno, alla trasmissione televisiva di RAI UNO - “La prova del cuoco”.

L’estrazione finale avverrà, come da tradizione, la sera del 6 gennaio 2016 con l’assegnazione del premio di prima categoria del valore di 5 milioni di euro e di altri premi il cui valore sarà determinato quel giorno stesso.

I possessori dei biglietti della Lotteria Italia, in vendita al costo di 5 euro, oltre a partecipare all’estrazione dei biglietti vincenti il 6 gennaio, potranno vedersi assegnati premi nel corso de “La prova del cuoco” e premi istantanei con il tagliando allegato al biglietto “Il sapore della fortuna”.

In particolare il biglietto della Lotteria Italia offrirà la possibilità di vincere:

- Immediatamente, fino a 50.000 euro, con il tagliando della lotteria istantanea “ Il sapore della fortuna”.

- Premi quotidiani: Per partecipare occorre scoprire il codice numerico di 10 cifre presente sul fronte del biglietto nel tagliando “Gioca con La prova del cuoco”, sotto la scritta “GRATTA QUI”: chiamare il numero 894444 e digitare il codice oppure inviare il codice stesso tramite SMS al numero 4770470 (numerazioni accessibili dalle reti degli operatori telefonici che aderiranno all’iniziativa). Se il codice verrà estratto per la partecipazione al gioco che si svolge durante la puntata della trasmissione televisiva La prova del cuocoin onda il venerdì, i giocatori estratti saranno richiamati e potranno vincere premi a partire da € 15.000. Se invece il codice verrà estratto per le puntate in onda dal lunedì al giovedì ai vincitori sarà assegnato direttamente il premio di € 10.000 messo in palio per ciascuna delle puntate. Inoltre nel tagliando “Gioca con La prova del cuoco” è presente l’area “SIMBOLO SPECIALE” che cela sotto la scritta “GRATTA QUI ” un simbolo. Per ogni puntata de “La prova del cuoco” verrà estratto il “SIMBOLO SPECIALE”. I vincitori dei premi assegnati nelle puntate in onda dal lunedì al giovedì, raddoppiano il premio vinto se il “SIMBOLO SPECIALE”, estratto per la puntata di riferimento, è lo stesso presente sul fronte del biglietto sotto la scritta “GRATTA QUI” , nell’area “SIMBOLO SPECIALE”. I vincitori dei premi assegnati nel corso della puntata del venerdì, oltre ai premi vinti nel corso del gioco, potranno aggiudicarsi, o ripartirsi tra loro, tutti gli altri premi in palio qualora sul proprio biglietto sia presente il “SIMBOLO VINCENTE” estratto per quel giorno.

Il testo integrale del regolamento è disponibile sui siti www.agenziadoganemonopoli.gov.it e www.lotteria-italia.it, sui quali si consiglia di consultare anche l’elenco aggiornato degli operatori telefonici che decideranno di partecipare all’iniziativa e l’elenco aggiornato dei biglietti e dei relativi codici vincitori dei premi quotidiani.

(Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, comunicato del 11 settembre 2015)

 

5) Orario di lavoro: il percorso casa-cliente va remunerato

Rientra nell’orario di lavoro il percorso casa-cliente. In materia di orario di lavoro, la Corte Europea, con la sentenza emessa il 10 settembre 2015 relativa alla causa C-266/14, ha, infatti, chiarito che deve considerarsi all’interno del periodo computato a titolo di prestazione lavorativa il tempo che il dipendente impiega per spostarsi dalla propria abitazione al domicilio del primo cliente della giornata e quello che impiega per rientrare presso il proprio domicilio dopo l’ultimo appuntamento.

Nello specifico la Corte UE ha precisato che, ai fini della considerabilità dei tempi sopra indicati all’interno dell'orario di lavoro, va precisato che già in precedenza l’azienda riconosceva come orario di lavoro il tempo impiegato dal dipendente per recarsi dalla propria abitazione alla sede dell’azienda.

Dunque, per il dipendente che non lavora in azienda, ma presso i clienti di volta in volta indicati dal datore di lavoro, la giornata lavorativa inizia quando sale in macchina. Infatti, il tempo speso per gli spostamenti quotidiani tra il suo domicilio e i luoghi dei clienti fino a quello di rientro a casa va conteggiato come orario di lavoro. La vicenda riguarda un’azienda spagnola d’installazione e manutenzione impianti sicurezza. Diversi dipendenti tecnici non hanno un luogo di lavoro fisso, ma si recano di volta in volta presso i clienti indicati dal datore di lavoro in virtù della propria zona territoriale di competenza. I lavoratori dispongono di un veicolo di servizio per spostarsi quotidianamente dal proprio domicilio vero i clienti (i luoghi di lavoro), che talvolta hanno anche lunga distanza richiedendo, quindi, un lungo tempo di percorrenza. L’azienda non conteggia come orario di lavoro tutto il tempo che viene speso per i vari spostamenti quotidiani; in particolare, il tempo per recarsi dal proprio «domicilio» al «primo cliente» e quello di ritorno «dall’ultimo cliente» al proprio «domicilio» è considerato (non orario di lavoro) periodo di riposo. Sorto un contenzioso, la corte nazionale spagnola si è rivolta alla Corte Ue per sapere se questo tempo che i lavoratori impiegano per spostarsi a inizio e a fine giornata sia da considerarsi orario di lavoro ai sensi della direttiva n. 2003/88/Ce.

 

6) Obbligo di assicurazione all’INAIL per l’amministratore unico

L’amministratore unico deve essere assicurato all’INAIL. A seguito di un quesito posto dal Consiglio Nazione dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro, l’INAIL, con la nota n. 1501/2015, è intervenuto in tema di copertura assistenziale nei confronti degli amministratori unici di società.

La suddetta nota sancisce definitivamente la sussistenza dell’obbligo assicurativo anche per il socio amministratore unico, qualora l’attività svolta risulti necessaria al perseguimento dello scopo sociale.

Nuova posizione dell’INAIL

Con la citata nota n. 1501/2015, viene affermato come “l’assoggettamento dell’amministratore unico di una società all’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro ricorre, sotto il profilo del requisito soggettivo, dato che egli è socio della medesima società comunque denominata, costituita od esercitata.

L’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali infatti estende la tutela assicurativa in favore dei soci che svolgono un’attività lavorativa, manuale o non manuale in favore della società medesima con carattere di abitualità, professionalità e sistematicità”.

Pertanto, l’amministratore unico che sia socio della società e che gestisca e svolga un’attività manuale protetta, si troverà comunque in posizione di “dipendenza funzionale” rispetto alla società da esso amministrata.

L’espressione “dipendenza funzionale” non richiede, quindi, che, tra i soci esercenti attività manuale in favore della società e la società medesima, intercorra un rapporto di subordinazione vero e proprio, ma esprimere lo svolgimento di un’attività materiale, diretta al conseguimento dello scopo sociale, inserita all’interno dell’organizzazione sociale e con gli strumenti da questa forniti.

Il socio pertanto opera e agisce per conto della società che rappresenta, ed è proprio l’attività manuale che lo pone in dipendenza della stessa, a prescindere dalla qualificazione del rapporto di lavoro se subordinato o meno.

Stesso parametro dovrà essere pertanto usato per l’amministratore, anche unico, indipendentemente dal fatto che il ruolo assunto sia gravato da poteri di ordinaria e straordinaria amministrazione.

Ovviamente l’assicurazione scatta solo in presenza di attività manuale protetta ai sensi dell’art. 1 del D.P.R. 30 giugno 1965, n. 1124 svolta a favore della società e in conformità alle direttive della stessa. Considerato che l’attività amministrativa o l’uso di un autoveicolo rientrano nelle normali funzioni, viene difficile concepire lo svolgimento di un’attività non protetta in capo ad un socio amministratore unico.

In conclusione, conclude la nota dell’INAIL, l’amministratore unico che sia socio della società che gestisce e che svolge un’attività manuale protetta, si trova anch’egli in posizione di “dipendenza funzionale” rispetto alla società da esso amministrata, beninteso quando svolge manualmente una delle attività protette ai sensi dell’art. 1 del d.p.r. 1124/65, necessarie al raggiungimento dello scopo sociale, in conformità alle direttive della società e all’interno dell’organizzazione sociale.

 

Vincenzo D’Andò