Diario quotidiano del 9 settembre 2015: le conseguenze penali per l’omissione del Modello 770

Pubblicato il 9 settembre 2015



crescono ancora le entrate erariali; stretta sull’infortunio in itinere; le conseguenze penali per l’omissione del Modello 770; come gestire i nuovi buoni pasto; black list: tassazione dei dividendi; nuova deduzione delle spese di rappresentanza

 

 Indice:

 1) Crescono ancora le entrate erariali

 2) Stretta sull’infortunio in itinere

 3) Le conseguenze penali per l’omissione del Modello 770

 4) Come gestire i nuovi buoni pasto

 5) Black list: tassazione dei dividendi

 6) Nuova deduzione delle spese di rappresentanza

 

 

1) Crescono ancora le entrate erariali

Il MEF ha diffuso in questi giorni il bollettino di settembre 2015: Nel periodo gennaio-luglio 2015 le entrate tributarie erariali accertate in base al criterio della competenza giuridica crescono dello 0,6%, per effetto dell’aumento delle imposte dirette (+1,2%) e del calo delle imposte indirette (–0,1%). Ai fini del confronto omogeneo tra il risultato registrato nei primi sette mesi del 2015 rispetto all’analogo periodo dello scorso anno, è necessario tener conto del venir meno del gettito dell’imposta sostitutiva sui maggiori valori delle quote di partecipazione al capitale della Banca d’Italia (art. 1, comma 148, Legge di stabilità 2014), pari a 1.692 milioni di euro, il cui versamento era previsto per il solo anno 2014. Al netto di questa entrata straordinaria, le entrate tributarie erariali, presentano una crescita tendenziale dell’1,3%.

IRPEF

Cresce il gettito IRPEF (+0,8%),alla luce di un sensibile incremento delle ritenute sui redditi dei dipendenti del settore privato (+4,1%) e sugli autonomi (+1,2%) che compensa la diminuzione delle ritenute sui redditi di lavoro dei dipendenti del settore pubblico (-2,4%). Tale variazione negativa, spiega il MEF, è attribuibile al meccanismo di regolazione contabile del bonus degli 80 euro fino ad oggi corrisposto (13 miliardi di euro), che per il settore pubblico avviene l’anno successivo a quello di attribuzione.

IRES

Nel periodo considerato l’IRES incassata è risultata pari a 13.904 milioni di euro (+1,5%). Il risultato, si legge nel documento, è ancora più significativo se si tiene conto del venir meno, nel 2015, dei maggiori versamenti a saldo effettuati lo scorso anno a titolo di addizionale per i soggetti che esercitano attività assicurativa e bancaria. L’inversione di tendenza rispetto ai mesi precedenti conferma pertanto le prime indicazioni che si erano registrate nel mese di giugno, indicative di un quadro congiunturale in miglioramento.

IVA

Prosegue il trend positivo del gettito IVA (+2,5%): Le imposte indirette registrano un gettito pari a 103.982 milioni, in diminuzione dello 0,1% rispetto ai primi sette mesi del 2014. Prosegue, invece, il trend positivo del gettito IVA (+1,5%) per effetto dell’andamento crescente della componente relativa agli scambi interni e dei versamenti dovuti in base all’applicazione dello split payment (+3,1% pari a 1,5 miliardi), mentre risulta in calo il gettito derivante dalle importazioni (-1%). Le entrate relative ai giochi presentano, nel complesso, una crescita del 2,2% (+151 milioni). Bene, infine, il gettito derivante dall’attività di accertamento e controllo, in aumento dello 0,9% (+43 milioni) rispetto allo stesso periodo dello scorso anno

 

2) Stretta sull’infortunio in itinere

La Corte di Cassazione, a sezioni unite, con la sentenza n. 17685 del 7 settembre 2015, si è pronunciata in materia di infortunio in itinere sottolineando che, ai fini dell’indennizzabilità dello stesso, il collegamento con “l’occasione di lavoro” richiesto dal legislatore non deve essere marginale e basato su una semplice coincidenza di tempo e luogo.

Sulla base di tali precisazioni, la Suprema Corte esclude che si possa configurare come infortunio in itinere, escludendone dunque l'indennizzabilità a carico dell’INAIL, l’aggressione subita da una donna, da parte del convivente, lungo il percorso casa-azienda in orario prossimo all’inizio del lavoro. Ciò in considerazione del fatto che si tratta di un rischio che riguarda la vita personale dell’interessata, privo, a giudizio della Corte, di alcun collegamento con l’adempimento della prestazione lavorativa.

Dunque, per dare luogo al risarcimento il collegamento con l’occasione di lavoro non deve essere marginale e basato esclusivamente su una semplice coincidenza di luogo e tempo. Per le sezioni unite della Cassazione l’occasione di lavoro rappresenta il criterio di collegamento con l’attività lavorativa e giustifica la tutela differenziata, riconosciuta anche sul piano costituzionale, rispetto ad altri eventi dannosi. Il nesso tra l’evento e il percorso di andata e ritorno dall’abitazione non può consistere in semplici coincidenze. Escluso l’indennizzo per l'aggressione subita da una donna da parte del convivente sul percorso casa-azienda in orario prossimo all’inizio del lavoro.

 

3) Le conseguenze penali per l’omissione del Modello 770

Il nuovo regime penale tributario influenzerà le dichiarazioni che saranno presentate nelle prossime settimane. Nonostante non sia possibile prevedere l’esatta entrata in vigore del D.Lgs., per la natura delle novità introdotte è verosimile un'influenza già nelle dichiarazioni prossime. Tali novità impatteranno in modo favorevole sul contribuente che ha commesso delle irregolarità in dichiarazione e in modo negativo per la previsione di nuove fattispecie criminose.

Modifiche favorevoli al contribuente

Grazie al “favor rei” le modifiche favorevoli al trasgressore per il delitto di dichiarazioni infedeli e fraudolente troveranno applicazione retroattiva.

Modifiche negative

il decreto introduce il nuovo reato di omessa presentazione della dichiarazione del sostituto d’imposta. Nonostante il mod. 770 debba essere presentato quest’anno entro il 21 settembre, e cioè prima dell’entrata in vigore del dlgs, al nuovo reato si applicheranno le regole già vigenti per le dichiarazioni omesse ai fini delle imposte sui redditi e Iva.

Quindi, se non si presenta il Modello 770/2015 entro il 20 dicembre potrebbe scattare il nuovo reato.

Il D.Lgs. sulle sanzioni introduce il nuovo di omessa presentazione del modello 770, che potrebbe scattare già per questa dichiarazione se il decreto entrerà in vigore prima del 20 dicembre.

Il decreto legislativo sulle sanzioni, attuativo della Delega fiscale, introduce il nuovo reato di omessa presentazione della dichiarazione del sostituto di imposta. Il reato comporterà la reclusione da un anno e sei mesi a quattro anni se l’ammontare delle ritenute non versate risulti superiore a 50mila euro. Il modello 770/2015 deve essere presentato quest’anno entro il prossimo 21 settembre, quindi sicuramente prima dell’entrata in vigore del D.Lgs..

Però, nel caso in cui entro il 20 dicembre 2015 (90 giorni successivi al 21 settembre) il sostituto d'imposta non abbia ancora presentato il modello 770/2015, tale dichiarazione si considera omessa e, se nel frattempo sarà entrato in vigore il decreto legislativo sulle sanzioni, allora il nuovo reato si applicherà anche alle omesse presentazioni del 770/2015, a condizione che sia integrata pure l’altra condizione relativa all’omesso versamento di ritenute superiore a 50mila euro.

Proroga 770/2015: nuova possibilità di ravvedimento

Sono dunque stati prorogati dal 31 luglio 2015 al 21 settembre 2015 i termini di presentazione dei modelli 770/2015 semplificato e ordinario.

Rimane ferma la possibilità di trasmettere in via telematica il modello 770/2015 da parte di due soggetti diversi (sostituto d’imposta o intermediario ovvero due intermediari), possibilità riconosciuta quando:

- vi è l’obbligo di presentare sia il modello semplificato sia quello ordinario;

- il modello semplificato viene suddiviso in due parti.

In tal caso, le due parti del modello 770/2015 semplificato devono tassativamente riguardare:

- le comunicazioni relative ai redditi di lavoro dipendente e assimilati e all’assistenza fiscale (conguagli a debito o a credito derivanti dai modelli 730/2014), nonché i relativi prospetti SS, ST, SV, SX e SY;

- le comunicazioni relative ai redditi di lavoro autonomo, alle provvigioni, ai corrispettivi erogati dal condominio a soggetti imprenditori e ai redditi diversi, nonché i relativi prospetti SS, ST, SV, SX e SY.

L’Agenzia delle Entrate con la circolare n. 6/E/2015 ha concesso la possibilità di inviare dopo il 9 marzo 2015, senza applicazione di sanzioni, le Certificazioni Uniche 2015 che contengono esclusivamente redditi non dichiarabili mediante il modello 730.

Si tratta quindi, ad esempio, delle certificazioni riguardanti:

i redditi di lavoro autonomo derivanti dall’esercizio abituale di arti o professioni;

le provvigioni;

i corrispettivi erogati dal condominio per contratti di appalto.

Nel successivo documento n. 26 del 7 luglio 2015, le Entrate hanno precisato che queste Certificazioni devono essere trasmesse in via telematica “entro il termine previsto per la presentazione del modello 770 Semplificato”. Pertanto, qualora non ancora effettuato, l’invio telematico delle Certificazioni in esame può avvenire entro il termine prorogato del 21 settembre 2015.

La proroga al 21 settembre 2015 del termine di presentazione dei modelli 770/2015 produce effetti anche in relazione ai termini previsti per i ravvedimenti operosi comprese le violazioni commesse prima dell’1 gennaio 2015 (entrata in vigore della L. 190/2014).

In base alla nuova disciplina, per i tributi amministrati dall’Agenzia delle entrate, il ravvedimento operoso viene precluso solo mediante la notifica degli atti di liquidazione e di accertamento, comprese le “comunicazioni bonarie”.

Per effetto della proroga, slitta al 21 settembre 2015 anche il termine per regolarizzare mediante il ravvedimento operoso, con la riduzione delle sanzioni ad un ottavo del minimo:

- l’infedele presentazione dei modelli 770/2014 semplificato e ordinario, relativi al 2013;

- l’omessa effettuazione, nel 2014, delle ritenute;

- l’omesso, insufficiente o tardivo versamento delle ritenute operate nel 2014.

Tuttavia, mentre l’anno scorso il termine di presentazione della dichiarazione relativa all’anno nel corso del quale è stata commessa la violazione costituiva il “termine ultimo” per il ravvedimento operoso, quest’anno, per effetto delle novità introdotte dalla citata L. 190/2014, entro il 21 settembre 2015 potranno essere ravvedute anche le violazioni commesse:

- nell’anno 2013, con riduzione delle sanzioni ad un settimo del minimo;

- nelle annualità antecedenti, con riduzione delle sanzioni ad un sesto del minimo.

Il ravvedimento operoso si perfeziona mediante:

- il versamento delle ritenute non versate e dei relativi interessi al tasso legale, nella misura pro tempore vigente;

- il versamento dei soli interessi legali, in caso di tardivi versamenti;

- la presentazione delle eventuali dichiarazioni integrative;

- la corresponsione delle previste sanzioni ridotte, in relazione alle diverse violazioni (com­presa l’eventuale omessa effettuazione della ritenuta e l’eventuale mancata indicazione in dichiarazione di alcuni percipienti).

Qualora non venga rispettata la nuova scadenza del 21 settembre 2015 per la presentazione dei modelli 770/2015 semplificato e ordinario, la violazione può essere regolarizzata, mediante il ravvedimento operoso nei successivi 90 giorni, quindi il 21 docembre 2015, con riduzione delle sanzioni ad un decimo del minimo. Per potere fruire del ravvedimento operoso dovranno essere corrisposte le previste sanzioni ridotte per la presentazione tardiva di ciascuna dichiarazione.

 

4) Come gestire i nuovi buoni pasto

I valori dei buoni pasto elettronici sono cambiati da poco, A tal fine, una nota dei Consulenti del Lavoro diffusa l’8 settembre 2015, spiega come gestire le relative attività, vecchie e nuove.

I buoni pasto, o per meglio dire i servizi sostitutivi di mensa, sono previsti dalla contrattazione collettiva quali forma di retribuzione “aggiuntiva” spettante al lavoratore ogni qualvolta non viene erogato direttamente il servizio di mensa.

La mancata erogazione del servizio di mensa può anche dipendere da una scelta aziendale, in ogni caso il legislatore ha previsto una franchigia di € 5.29, in esenzione di imposte e contributi, da intendersi come valore facciale del buono pasto (o ticket).

Il ticket, che, come viene ricordato, non è cedibile né cumulabile, da diritto al consumo di un pasto la cui composizione e qualità è oggetto degli accordi tra le società erogatrici e gli esercizi convenzionati; la composizione di un pasto “tipo” è comunque disponibile sui siti web delle varie società.

Infine, viene rammentato che al buono pasto non possono essere applicate commissioni di nessun tipo, l’esercente convenzionato deve garantire il controvalore facciale senza alcuna trattenuta a carico del lavoratore.

Peraltro, anche che le società erogatrici vendono il ticket al datore di lavoro con uno sconto, calcolato proprio sul valore facciale, sconto che ribaltano (con le proprie commissioni) in capo all’esercente, che però non deve nuovamente far ricadere tali oneri sui lavoratori.

Oltre ai buoni pasto cartacei, esistono anche i c.d. buoni elettronici, per i quali la franchigia, dallo scorso 1° luglio, passa da € 5.29 a € 7.00. Viene da chiedersi perché la franchigia è più alta per i buoni elettronici? La risposta è piuttosto semplice, i buoni elettronici (che si concretizzano in una scheda tipo bancomat) permetterebbero il monitoraggio dei buoni spesi rendendo di fatto impossibile la loro cumulabilità; in teoria questa misura rispetta perfettamente la legislazione vigente. Ma cosa accadrebbe in caso di erogazione dei buoni in ritardo (come accade in parecchie pubbliche amministrazioni)?

Viene osservato che l’interpretazione letterale della norma farebbe pensare all’impossibilità di spendere i buoni, in questo caso però i lavoratori ci rimetterebbero, senza colpa alcuna.

 

5) Black list: tassazione dei dividendi

Se gli utili vengono corrisposti da società non residenti (ma residenti in Stati a fiscalità privilegiata) al socio persona fisica (non imprenditori):

- sia i dividendi relativi a partecipazioni qualificate sia quelle non  qualificate concorrono alla formazione del reddito complessivo del contribuente per il 100%  del loro ammontare;

- viene operata una ritenuta a titolo di acconto del 26% (20% fino al 30.06.2014) da parte del sostituto d'imposta che interviene nella riscossione dell'utile.

Fanno eccezione a questo principio gli utili che derivano da partecipazioni non qualificate in società residenti in Stati o territori a fiscalità privilegiatale cui azioni siano quotate nei mercati regolamentati, soggetti a ritenuta a titolo d’imposta del 26% (20% fino al 30.06.2014) sul 100% del dividendo.

Inoltre ulteriori eccezioni alla tassazione integrale si verificano:

- Se il soggetto percipiente possiede una partecipazione non inferiore al 20%, ovvero al 10% per le società quotate, caso in cui i dividendi erogati da Paesi black list vengono imputati al socio per trasparenza sulla base della disciplina CFC, prevista dagli artt. 167 e 168 del Tuir;

- nel caso in cui si dimostri che mediante tali partecipazioni non sia stato conseguito lo scopo di localizzare redditi in uno Stato a regime fiscale privilegiato e, a seguito di interpello, si sia ottenuto il parere favorevole dell’Agenzia delle entrate.

Questo poiché gli artt. 3 e 4 del D.L. n. 66/2014 hanno modificato la tassazione dei redditi di natura finanziaria innalzandone l’aliquota dal 20% al 26%, fatta eccezione per alcune tipologie di redditi quali le rendite finanziarie derivanti da titoli di Stato italiani o esteri; in particolare la nuova aliquota è applicabile, oltre agli interessi, premi ed altri proventi di cui all’art. 44 del Tuir, anche ai redditi diversi di cui all’art. 67 comma 1 lett. da c-bis) a c-quinquies) del Tuir.

 

 

6) Nuova deduzione delle spese di rappresentanza

L’art. 9 del D.Lgs., ormai prossimo alla pubblicazione sulla G.U., intervenendo sulle spese di rappresentanza, prevede un innalzamento della soglia di deducibilità fiscale, attualmente disciplinata dal D.M. 19.11.2008, a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello di pubblicazione del decreto in G.U., ovvero dal 1 gennaio 2016.

Vengono, infatti, fissati nuovi limiti di congruità, ancorché sempre commisurati all'ammontare dei ricavi e proventi della gestione caratteristica dell'impresa risultanti dalla dichiarazione dei redditi.

Sulla base della nuova disposizione, le spese di rappresentanza saranno deducibili in misura pari:

- all’1,5% dei ricavi e altri proventi fino a 10 milioni di euro;

- allo 0,6% dei ricavi e altri proventi per la parte eccedente 10 milioni e fino a 50 milioni;

- allo 0,4% dei ricavi e altri proventi per la parte eccedente 50 milioni.

Viene inoltre previsto che le percentuali di deducibilità delle spese di rappresentanza possano essere variate con semplice decreto del Ministero dell'Economia e delle Finanze.

Per quanto riguarda per le imprese di nuova costituzione, il D.M. 19.11.2008 prevede regole particolari, secondo le quali le spese sostenute nei periodi di imposta anteriori a quello in cui sono conseguiti i primi ricavi e proventi della gestione caratteristica, possono essere portate in diminuzione dal reddito dello stesso periodo di imposta e di quello successivo, a condizione che vi sia “spazio” nel relativo plafond di quegli anni. Le spese riportabili al primo esercizio di conseguimento dei ricavi sono esclusivamente le spese di rappresentanza: le spese di ospitalità ai clienti, quelle relative a beni ceduti gratuitamente di valore unitario non superiore a 50 euro, sono interamente deducibili nell’esercizio di sostenimento e non vanno pertanto incluse tra quelle riportabili. Dovrà essere chiarito quali saranno le percentuali di deducibilità applicabili per le imprese costituite nel 2015 che potranno rinviare nel 2016 la deduzione delle spese di rappresentanza sostenute.

 

Vincenzo D’Andò