Diario quotidiano del 7 settembre 2015: Voluntary disclosure e segnalazioni antiriciclaggio

Pubblicato il 7 settembre 2015



segnalazioni di operazioni sospette: voluntary disclosure; niente sconti di pena a chi non versa l’Iva per due anni consecutivi; gli ultimi controlli da effettuare sui Modelli Unico 2015; e-commerce diretto: vale il luogo in cui il cliente è stabilito; gestione separata committenti: in arrivo la comunicazione debitoria per l’anno 2014; autovetture ai dipendenti: é intesa tra ACI e ispettorato del lavoro per i controlli; INAIL: rivalutazione del minimale e del massimale di rendita a decorrere dal 1° luglio 2015; accorpate altre nove Camere di Commercio; legge di stabilità per il 2016: ecco le interessanti osservazioni del CNDCEC presentate al MEF di modifica delle “astruse” norme fiscali; jobs act: approvati 4 decreti, completata la riforma del lavoro

 

 Indice:

 1) Segnalazioni di operazioni sospette: voluntary disclosure

 2) Niente sconti di pena a chi non versa l’Iva per due anni consecutivi

 3) Gli ultimi controlli da effettuare sui Modelli Unico 2015

 4) E-commerce diretto: vale il luogo in cui il cliente è stabilito

 5) Gestione separata committenti: in arrivo la comunicazione debitoria per l’anno 2014

 6) Autovetture ai dipendenti: é intesa tra ACI e ispettorato del lavoro per i controlli

 7) INAIL: rivalutazione del minimale e del massimale di rendita a decorrere dal 1° luglio 2015

8) Accorpate altre nove Camere di Commercio

 9) Legge di stabilità per il 2016: ecco le interessanti osservazioni del CNDCEC presentate al MEF di modifica   delle “astruse” norme fiscali

 10) Jobs act: approvati 4 decreti completata la riforma del lavoro

 

 

1) Segnalazioni di operazioni sospette: voluntary disclosure

L’UIF ha reso disponibile il comunicato del 2 settembre 2015 incentrato sulle segnalazioni di operazioni sospette: nuova categoria “voluntary disclosure”.

La legge 15 dicembre 2014 n. 186 ha introdotto nuove disposizioni per l’emersione e il rientro di capitali detenuti all’estero, mediante la procedura di collaborazione volontaria (“voluntary disclosure”).

A tal fine, il Ministero dell’Economia e delle Finanze, con la circolare del 9 gennaio 2015, ha già precisato che l’approvazione delle norme sulla collaborazione volontaria non ha alcun impatto sull’applicazione della normativa antiriciclaggio; restano pertanto immutati gli obblighi di prevenzione previsti dal Decreto Legislativo 21 novembre 2007, n. 231.

Proprio per gestire al meglio le segnalazioni della specie, l’UIF ha integrato il dominio della “categoria” di segnalazione valorizzabile dai segnalanti con un nuovo codice di classificazione specifico - codice 004 – Riciclaggio: Voluntary Disclosure - che dovrà essere utilizzato per le segnalazioni correlate alle “dichiarazioni volontarie”.

Ovviamente, tali segnalazioni, che non costituiscono una nuova tipologia di comunicazione, né una nuova classificazione di sospetto, essendo inquadrabili come una sotto-classificazione della più generale categoria del riciclaggio, dovranno essere trasmesse solo ove ricorrano i presupposti di cui all’art. 41 del D.Lgs. 231/2007.

(UIF, comunicato del 2 settembre 2015)

 

2) Niente sconti di pena a chi non versa l’Iva per due anni consecutivi

Niente sconti di pena a chi non versa l’Iva per due anni consecutivi. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 35912 del 3 settembre 2015.

La crisi finanziaria non ha come conseguenza alcuno sconto di pena né può essere usato come scusa per il mancato versamento dell’Iva. Non è infatti applicabile l’istituto della continuazione all’imprenditore che, a causa delle difficoltà economiche, non versa il tributo per due periodi d’imposta. Lo ha precisato la Suprema Corte, sezione penale, che, con la sentenza n. 35912/2015, ha confermato due decreti penali di condanna a carico di un contribuente che non aveva pagato l’Iva nel 2006 e 2007 a causa della grave crisi finanziaria in cui versava la società. Dunque, viene rilevato nella neo decisione dal giudice supremo, in questi casi la crisi economica non ha come conseguenza l’applicabilità dell’istituto della continuazione al perdurante mancato versamento dell’Iva. Ne scaturisce, quindi, la mancata applicazione della diminuzione della pena.

Litisconsorzio processuale: le parti devono essere le stesse per tutti i giudizi

Chi partecipa al primo grado del giudizio, deve partecipare anche all’appello. In caso contrario, il giudice deve ordinare l’integrazione del contraddittorio, pena la nullità del procedimento e della relativa sentenza. Anche quando non è obbligatorio il litisconsorzio sostanziale, può essere necessario il litisconsorzio processuale. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 17497 del 2 settembre 2015. La presenza di più parti nel giudizio di primo grado deve persistere in sede di impugnazione, al fine di evitare possibili giudicati contrastanti in ordine alla stessa materia e nei confronti di quei soggetti che siano stati parti del giudizio.

Consulenza continuativa soggetta ad IVA anche se non resa

Il contratto con il quale il fornitore si impegna, dietro pagamento di un corrispettivo periodico forfettario, a erogare consulenza «on demand» rientra, ai fini Iva, tra le prestazione di servizi. Il momento di effettuazione della prestazione e di esigibilità dell’imposta coincide con la scadenza del periodo per il quale il pagamento è stato concordato.

Lo ha stabilito la Corte di giustizia Ue, con la sentenza 3 settembre 2015, causa C-463/14, risolvendo le questioni sottoposte dai giudici bulgari nell'ambito di una controversia nazionale vertente sul diritto del committente di detrarre l’Iva addebitata dal fornitore in relazione a un contratto di consulenza in abbonamento. Nel corso di un controllo, l’Amministrazione aveva accertato che le fatture erano state emesse nel termine indicato nel contratto, erano state debitamente contabilizzate e dichiarate dai prestatori e dal destinatario, erano state regolarmente pagate tramite banca, nonché che il prestatore disponeva di personale sufficientemente qualificato per fornire i servizi pattuiti.

Beni destinati alle navi: ampia esenzione per le cessioni

L’esenzione dall’Iva delle cessioni di beni destinati alle navi, in via di principio applicabile solo alle forniture effettuate all’armatore, può essere riconosciuta anche alle cessioni effettuate nei confronti dell’intermediario, qualora questi non ottenga la disponibilità dei beni, che vengono collocati a bordo direttamente dal primo fornitore.

Lo ha stabilito la Corte di giustizia Ue con la sentenza del 3 settembre 2015, causa C-526/13.

Il caso è concentrato sull’art. 148, lettera a), della direttiva Iva, che prevede l’esenzione (per l’Italia, la non imponibilità) delle cessioni di beni destinati al rifornimento e al vettovagliamento delle navi adibite alla navigazione in alto mare. La questione era stata sollevata dai giudici lituani in relazione al caso di una società che aveva rifornito di carburante alcune navi, con termini di consegna «franco a bordo», effettuando però la vendita non nei confronti degli armatori, ma di intermediari, con emissione di fatture senza addebito dell’Iva.

Sale & lease back: non integra di per sé abuso del diritto

Se l’opzione tra l’acquisto in proprietà un bene strumentale e la locazione finanziaria avente ad oggetto il medesimo bene, rientra nel libero esercizio dell’attività economica, non sindacabile sotto il profilo della opportunità ma soltanto sotto il profilo della “manifesta illogicità” od “antieconomicità” della operazione, e se non emergono elementi di “alterazione” della causa concreta del negozio di sale & lease back, ne segue che difetta del tutto l’elemento obiettivo di un uso “distorto” degli strumenti negoziali o di una “anomalia” nella condotta economica del soggetto-contribuente, sintomatici della pratica abusiva.

(Corte di Cassazione, sentenza n. 17175 del 26 agosto 2015)

 

3) Gli ultimi controlli da effettuare sui Modelli Unico 2015

Nel mese di scadenza dal termine di presentazione del Modello Unico 2015 è il momento per gli ultimi controlli.

Difatti, il prossimo 30 settembre scadrà il termine ordinario per l’invio delle dichiarazioni e, pertanto, c’è ancora tempo sia per un’ultima revisione, sia per trasmettere una dichiarazione correttiva nei termini, ove fosse necessario rimuovere eventuali refusi o errori, oppure inserire qualche informazione omessa.

Se gli errori hanno un impatto sulla quantificazione delle imposte dovute (a danno dell’Erario), l’unico comportamento da utilizzare è il ravvedimento operoso.

Controllo del codice attività

Il codice attività (ATECO 2007) rilasciato dall’Agenzia delle entrate, a seguito dell’inizio attività, poi da riportate nelle varie dichiarazioni è suscettibile di variazioni, a tal fine, se dopo l’apertura della partita Iva l’attività viene variata, è necessario darne comunicazione, eseguito entro trenta giorni, presentando la dichiarazione di variazione (Modd. AA9/11- AA7/10) dei dati comunicati nel documento di inizio attività, ai sensi dell’art. 35, comma 3, del D.P.R. 633/1972.

Tuttavia, esiste la possibilità di sanare l’omessa o l’errata comunicazione della variazione del codice attività avvenuta nel corso del periodo di imposta, indicando nel modello Unico (in particolare nei modelli per gli studi di settore e nei quadri RF, RG o RE) il codice corretto, e provvedendo inoltre, entro il termine di presentazione del modello Unico, a comunicare la variazione all’Amministrazione finanziaria.

Proprio, il 30 settembre 2015 scadrà il termine per sanare la tipologia di violazioni descritte commesse nel corso del 2014, senza incorrere nelle sanzioni previste, poiché trova applicazione la causa di non punibilità di cui all’art. 6, comma 5-bis, D.Lgs. 472/1997, che stabilisce che “Non sono inoltre punibili le violazioni che non arrecano pregiudizio all'esercizio delle azioni di controllo e non incidono sulla determinazione della base imponibile dell'imposta e sul versamento del tributo”. Difatti, una volta che la violazione è regolarizzata mediante la indicazione in Unico e la variazione dati effettuata all’ufficio finanziario, essa non arreca pregiudizio all’esercizio delle azioni di controllo. Stessa cosa vale quando, in sede di compilazione degli studi di settore nel caso di esercizio di più attività, ci si accorga che l’attività prevalente è variata rispetto a quella comunicata.

La prima operazione da effettuare nel caso di svolgimento di più attività economiche sarà, dunque, quella di determinare l'attività prevalente svolta dal contribuente, e può succedere che nel corso del periodo di imposta un’attività che nell’esercizio precedente non era prevalente lo sia diventata, in quanto ha dato origine al maggiore ammontare di ricavi.

Anche tale variazione deve essere comunicata all’Amministrazione finanziaria con la procedura di cui sopra e può essere sanata entro il prossimo 30 settembre.

Transfer pricing

L’art. 110, comma 7 del Tuir, in materia di transfer pricing, prevede, al fine di evitare il trasferimento di utili da uno Stato all’altro per ridurre la tassazione di gruppo, che il criterio di valutazione da adottare in relazione ai beni e servizi che formano oggetto di operazioni con società non residenti appartenenti allo stesso gruppo, sia quello del valore normale.

L’art. 26 del D.L. 78/2010 ha poi previsto un regime di esonero dalle pesanti sanzioni dovute per il caso dell’infedele dichiarazione, qualora venga predisposta una “documentazione idonea” (provvedimento 29.9.2010) utile a consentire agli organi di controllo di verificare la congruità dei prezzi di trasferimento.

La comunicazione di attestazione del possesso di tale documentazione va effettuata in sede del Modello Unico.

Occorre, quindi, ricordarsi di barrare la colonna 4 del rigo RS106 del modello Unico SC 2015 nel caso in cui il contribuente abbia aderito al regime degli oneri documentali in materia di prezzi di trasferimento praticati nelle transazioni con imprese associate, al fine di fruire dell’esonero dalle sanzioni.

Operazioni Black List

Nell’ipotesi di sostenimento di spese derivanti da operazioni intercorse tra imprese residenti e imprese/professionisti domiciliati in stati o territori rientranti nella black list, è necessario ricordarsi di riportarle come variazioni in aumento nel rigo RF29 del modello Unico SC/SP 2015 e, se il contribuente ritiene di essere in grado di fornire le prove di cui all’art. 110, comma 11, Tuir, vanno riportate anche come variazioni in diminuzione nel rigo RF52 del modello Unico SC/SP 2015.

Nel caso determinazione del reddito d’impresa in regime di contabilità semplificata, andrà indicato il solo importo fiscalmente deducibile nel rigo RG 21 del modello Unico SP 2015.

Per spese e componenti negativi vengono intese:

- i costi d’acquisto per merci o per prestazioni di servizi;

- gli ammortamenti;

- le svalutazioni;

- le perdite su crediti;

- le minusvalenze;

- gli interessi e gli oneri finanziari assimilati derivanti da transazioni aventi causa finanziaria;

- ogni altro componente negativo derivante da operazioni intercorse con soggetti black list.

Opzioni regimi contabili

La chiusura del periodo di imposta 2014 ha consentito di potere verificare il rispetto dei requisiti per continuare ad adottare anche nel 2015 le semplificazioni previste per:

- la tenuta della contabilità semplificata, da parte di imprenditori individuali e società di persone;

- l’effettuazione di liquidazioni trimestrali ai fini Iva, da parte dei lavoratori autonomi e di tutte le tipologie di impresa.

Tenuta della contabilità:

- società di capitali (S.r.l., S.p.A., e così via) sono obbligatoriamente tenute al regime di contabilità ordinaria;

- professionisti possono adottare il regime di contabilità semplificata, quale regime naturale, indipendentemente dall’ammontare dei compensi;

- imprenditori, società di persone ed enti non commerciali possono adottare il regime di contabilità semplificata (art. 18 D.P.R. n. 600/1973) se rispettano determinati limiti di ricavi conseguiti nel periodo di imposta, differenziati a seconda della tipologia di attività esercitata.

In particolare i limiti di ricavi sono i seguenti:

- € 400.000,00 per chi svolge un’attività di prestazioni di servizi;

- € 700.000,00 per chi svolge altre attività.

Il rispetto di tali soglie di ricavi deve essere verificata in ogni periodo di imposta: il superamento della soglia in un esercizio comporta l’obbligo di adottare il regime di contabilità ordinaria a decorrere dal 1° gennaio del periodo di imposta successivo.

Nella determinazione dell’ammontare dei ricavi, essi vanno individuati secondo il principio di competenza economica, senza considerare eventuali adeguamenti a studi di settore e parametri e, in caso di inizio attività in corso d’anno, è necessario effettuare il ragguaglio ad anno dei ricavi presunti indicati in sede di inizio attività nel modulo AA7 o AA9.

I contribuenti che presentano ricavi inferiori ai limiti sopra indicati, adottano la contabilità semplificata quale regime naturale. Possono comunque optare per la tenuta della contabilità ordinaria; opzione che si effettua con comportamento concludente e poi va comunicata nell’ambito del quadro VO della dichiarazione Iva con validità fino a successiva revoca.

Nel caso di esercizio contemporaneo di prestazioni di servizi ed altre attività bisogna operare la seguente distinzione:

- nel caso di ricavi delle attività non annotati distintamente, bisogna far riferimento al limite previsto per le attività diverse da quelle di prestazioni di servizi, e quindi ai € 700.000,00;

- nel caso di ricavi della attività annotati distintamente, il limite da considerare è quello dell’attività prevalente. Quindi se l’attività prevalente è quella relativa alle prestazioni di servizi, andrà verificato il limite di € 400.000,00, altrimenti quello di € 700.000,00. In ogni caso, come è stato chiarito dall’Agenzia delle entrate con la risoluzione n. 293/E/2007, andrà comunque verificato, anche se l’attività prevalente è quella di prestazione di servizi, che i ricavi complessivi siano inferiori a € 700.000,00.

Ricavi annotati distintamente (esempio)

- prestazioni di servizi (attività prevalente): € 600.000,00

- altre attività: € 50.000,00

Sarà necessario adottare la contabilità ordinaria perché è superato il limite dell’attività prevalente.

Liquidazioni Iva

Per quanto riguarda le liquidazioni Iva, il parametro da tenere in considerazione non è più l’ammontare dei ricavi, ma il volume d’affari realizzato da imprese e professionisti e, quindi indipendentemente dalla forma societaria (anche società di capitali), nell’anno solare precedente.

Come è noto, il volume d’affari ai fini Iva è costituito dall’ammontare complessivo delle cessioni di beni e prestazioni di servizi poste in essere nell’anno solare, ad esclusione delle cessioni di beni ammortizzabili e dei passaggi interni.

Dal 1° gennaio 2013 non sono più escluse dalla formazione del volume d’affari le prestazioni di servizi rese a soggetti stabiliti in altro Stato membro della Comunità europea non soggette ad imposta.

Possono dunque effettuare le liquidazioni con cadenza trimestrale i soggetti Iva che presentano un volume d’affari:

- non superiore a € 400.000,00, in caso di svolgimento di attività di prestazioni di servizi o arti e professioni;

- non superiore a € 700.000,00, negli altri casi.

Per quanto riguarda lo svolgimento di attività miste, con o senza annotazione separata, vale quanto riportato sopra per la tenuta della contabilità semplificata, sempre rapportando i limiti al volume d’affari e non ai ricavi.

Una volta verificato il rispetto dei limiti, il contribuente ha la facoltà di effettuare le liquidazioni a cadenza trimestrale, da perfezionarsi con la barratura del rigo VO2 della dichiarazione Iva relativa all’esercizio in cui è stato tenuto il comportamento concludente.

L’opzione è vincolante per almeno un anno e resta valida fino a revoca.

Visto di conformità in Unico e IRAP 2015

Ulteriori controlli da effettuare con il visto di conformità: La campagna dichiarativa Unico 2015 e IRAP 2015 si è arricchita di un nuovo adempimento a carico dei professionisti abilitati che non deve essere sottovalutato né in termini di costi che di responsabilità.

Infatti, per consentire ai propri contribuenti clienti l’utilizzo immediato in compensazione orizzontale nel Modello F24, di crediti per importi superiori a € 15.000,00; i soggetti abilitati sono tenuti ad apporre il visto di conformità alla dichiarazione interessata ai sensi dell’art. 35, comma 1 lettera a) del D.Lgs. 241/97.

Il soggetto abilitato al rilascio del visto di conformità è, quindi, tenuto ad effettuare una serie di controlli, così come specificati nella circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 28/E del 29 settembre 2014.

I controlli sono di tipo formale, ricalcano quelli che effettuerebbe l’Amministrazione Finanziaria nel corso di controlli ai sensi degli artt. 36-bis e 36-ter del D.P.R. 600/73 e sono contenuti in una check-list allegata alla circolare 28/E/2014.

In particolare prevedono per tutti i contribuenti: la verifica dei versamenti, delle compensazioni e delle ritenute d’acconto che hanno contribuito alla generazione del credito e la corretta imputazione degli oneri detraibili e deducibili.

Per i soggetti obbligati alla tenuta delle scritture contabili, la regolare conservazione delle medesime, nonché la corrispondenza dei dati indicati in dichiarazione con quelli risultati dalla documentazione contabile.

La compilazione della check-list e la conservazione della documentazione in grado di dimostrare di aver effettuato i controlli, sono fondamentali per evitare di subire eventuali sanzioni.

Infatti, nel caso venga appurato il rilascio di un visto di conformità infedele, all’incaricato è applicabile una sanzione che va da un minimo di € 258,00 ad un massimo di € 2.582,00, con eventuale segnalazione alla DRE nel caso di reiterazione delle medesime violazioni.

Mentre al contribuente che utilizzi un credito in compensazione per importi superiori ad € 15.000,00, senza che sia stato apposto il visto di conformità sulla dichiarazione da cui scaturisce detto credito, è applicabile una sanzione pari al 30% dell’importo compensato.

Abilitazione al visto di conformità

Sono abilitati al rilascio del visto in oggetto tutti gli intermediari abilitati alla trasmissione telematica delle dichiarazioni nonché i responsabili fiscali dei CAF, purché in possesso di determinati requisiti.

Per le società di capitali soggette al controllo contabile, ai sensi dell’art. 2409-bis del c.c., in luogo del visto di conformità, al medesimo fine vale la sottoscrizione del soggetto che esercita il controllo contabile che attesti la corretta esecuzione dei controlli previsti per il rilascio del visto di cui all’art. 2, comma 2 del D.M. 164/1999.

Per finalizzare l’apposizione del visto di conformità è necessario che il soggetto deputato presenti alla Direzione Regionale delle Entrate, a mano, tramite raccomandata A/R o anche tramite PEC, una dichiarazione sostitutiva di atto notorio, corredata di copia della carta d’identità, da cui si evincano le informazioni anagrafiche e quelle professionali richieste dalla norma nonché copia della polizza assicurativa con massimale di € 3.000.000,00, come espressamente modificato dal Decreto Semplificazioni, D.Lgs. n. 175/2014, a decorrere dal 13 dicembre 2014.

Il professionista che avesse già presentato la medesima comunicazione ai fini del rilascio del visto di conformità ai fini IVA, di cui all’art. 10 del D.L. n. 78/2009, non è più tenuto a presentare una nuova comunicazione alla DRE.

Dalla data di presentazione della documentazione, il professionista può rilasciare il visto di conformità, fermo restando che a differenza di quanto previsto per il credito IVA superiore a € 5.000,00, non è richiesto l’invio della dichiarazione prima di poter utilizzare il credito in compensazione.

Non tutti i crediti scaturenti dalla dichiarazione concorrono al calcolo del limite di € 15.000,00, ai fini del rilascio del visto di conformità, infatti non rilevano tutte le compensazioni verticali, ovvero tra tributi aventi la medesima natura; inoltre, detto limite è da riferirsi ad ogni singolo tributo.

Non rientrano nel computo del limite di € 15.000,00 neanche i crediti d’imposta applicati sulla base di disposizioni specifiche, anche qualora vengano utilizzati in compensazione sul medesimo Modello F24 in cui siano compensati orizzontalmente altri crediti.

Rientrano invece nel computo del limite in oggetto i crediti d’imposta derivanti dalla DTA, di cui all’art. 3 del D.L. n. 225/2010, ovvero dalla trasformazione delle attività per imposte anticipate iscritte in bilancio.

Nel caso in cui il credito venga utilizzato da un soggetto diverso rispetto a quello che lo ha generato, occorre verificare attentamente su quale dichiarazione apporre il visto.

Infatti, nel caso di un bilancio consolidato nazionale, la cessione di un credito IRES superiore a € 15.000,00, da utilizzare in compensazione da parte di un soggetto diverso, richiede che il visto di conformità sia apposto su entrambe le dichiarazioni, ovvero cedente e cessionario.

Diversamente, nel caso di trasferimento delle ritenute di un’associazione o studio, in favore dei propri associati, il visto va apposto unicamente sulla dichiarazione dell’associazione o studio e non su quella dei singoli associati.

 

4) E-commerce diretto: vale il luogo in cui il cliente è stabilito

Anche se le operazioni di e-commerce diretto sono rese nell’ambito del regime agevolato, il contribuente è tenuto ad assolvere gli obblighi IVA, identificandosi in ciascuno Stato membro in cui sono prestati i servizi, oppure, in alternativa, avvalendosi del regime Mini one stop shop (MOSS).

L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 75 del 28 agosto 2015, ha fatto il punto sui criteri di territorialità dei servizi digitali nei rapporti B2B e B2C.

E’ stato, infatti, confermato che, per le operazioni di commercio elettronico diretto, il luogo impositivo è quello in cui il cliente risulta stabilito, sia che agisca come “business” che come “consumer”.

Commercio elettronico diretto: Criteri di territorialità applicabili dal 1° gennaio 2015

Ecco i cuesEccriteri di territorialità applicabili, a partire dal 1° gennaio 2015, alle prestazioni di servizi di telecomunicazione, teleradiodiffusione ed elettronici (considerarti anche i criteri presuntivi definiti dal Reg. UE n. 282/2011).

Il D.Lgs. n. 42/2015, modificando l’art. 7-sexies, comma 1, lett. f) e g), del D.P.R. n. 633/1972, ha previsto che sono imponibili ai fini IVA in Italia, se rese a committenti che non agiscono in veste di soggetti passivi d’imposta:

- le prestazioni di servizi rese tramite mezzi elettronici, quando il committente è domiciliato nel territorio dello Stato o ivi residente senza domicilio all’estero (lett. f);

- le prestazioni di telecomunicazione e di teleradiodiffusione, quando il committente è domiciliato nel territorio dello Stato o ivi residente senza domicilio all’estero, sempreché tali prestazioni siano utilizzate nel territorio dell’Unione europea (lett. g).

Ai fini del coordinamento della nuova disciplina, il citato D.Lgs. n. 42/2015 ha inoltre abrogato le lett. h) e i) del comma 1 dell’art. 7-septies del D.P.R. n. 633/1972.

Le modifiche recepiscono l’art. 5 della Direttiva n. 2008/8/CE, il quale ha riscritto l’art. 58 della Direttiva n. 2006/112/CE in modo da garantire, attraverso l’applicazione dell’IVA nello Stato membro del committente, che i servizi in esame siano tassati nel luogo di effettivo consumo.

Sempre sul piano comunitario, dal 1° gennaio 2015 è stato riformulato anche l’art. 59-bis della Direttiva n. 2006/112/CE, in base al quale è ora previsto che, al fine di prevenire casi di doppia imposizione, di non imposizione o di distorsione di concorrenza, gli Stati membri possono considerare:

- il luogo delle prestazioni dei servizi di telecomunicazione, teleradiodiffusione ed elettronici, situato all’interno del loro territorio, come se fosse situato al di fuori dell’Unione europea qualora l’effettiva utilizzazione e l’effettiva fruizione dei servizi abbiano luogo al di fuori dell’Unione (lett. a);

- il luogo delle prestazioni dei medesimi servizi, situato al di fuori dell’Unione europea, come se fosse situato all’interno del loro territorio qualora l’effettiva utilizzazione e l’effettiva fruizione abbiano luogo all’interno del loro territorio (lett. b).

Dunque, con l’art. 7-sexies, comma 1, lett. f) e g), del D.P.R. n. 633/1972, il nostro paese ha esercitato, con esclusivo riferimento ai servizi di telecomunicazione e di teleradiodiffusione, la facoltà prevista dalla lett. a) dell’art. 59-bis della Direttiva n. 2006/112/CE, avendo escluso da imposizione le prestazioni di telecomunicazione e di teleradiodiffusione quando il loro utilizzo, da parte del committente italiano, avviene al di fuori dell’Unione europea. Per conseguenza, la territorialità delle prestazioni di servizi fornite per via elettronica resta “agganciata” al domicilio e alla residenza del committente che non agisce in qualità di soggetto passivo.

Dall’evoluzione normativa deriva che, anche dal 1° gennaio 2015, le prestazioni di servizi di telecomunicazione, teleradiodiffusione ed elettronici rese nei rapporti “B2B” continuano ad essere territorialmente rilevanti in Italia se il cliente opera nell’esercizio d’impresa, arte o professione, cioè in applicazione dell’art. 7-ter, comma 1, lett. a), del D.P.R. n. 633/1972.

Occorre sempre continuare (anche dopo le modifiche di cui al D.Lgs. n. 42/2015, con il quale le regole territoriali applicabili ai servizi “B2C” sono state equiparate a quelle relative ai servizi “B2B”) ad individuare il luogo di localizzazione del cliente non soggetto passivo ed, in proposito, assumono particolare rilevanza le presunzioni contenute nell’art. 13-bis del Reg. UE n. 282/2011, nonché quelle definite:

- dall’art. 24 del Reg. UE n. 282/2011, in caso di pluralità di luoghi di stabilimento;

- dagli artt. 24-bis, 24-ter, 24-quinquies e 24-septies del Reg. UE n. 282/2011, nel caso in cui il luogo di stabilimento, l’indirizzo permanente o la residenza abituale sia impossibile da determinare o non si possa determinare con certezza.

Risulta poi altrettanto importante la verifica dello status del committente in modo da individuare il soggetto tenuto ad assolvere l’imposta nel Paese di consumo e ad adempiere ai connessi obblighi “formali”.

A tal fine, per determinare la qualifica del destinatario delle prestazioni di servizi di telecomunicazione, teleradiodiffusione ed elettronici, sono indispensabili i criteri presuntivi definiti dall’art. 18 del Reg. UE n. 282/2011.

 

5) Gestione separata Committenti: in arrivo la comunicazione debitoria per l’anno 2014

L’INPS, con il messaggio n. 5548 del 4 settembre 2015, comunica che, il 24 agosto 2015, sono state elaborate le situazioni debitorie delle aziende committenti che per l’anno 2014 hanno denunciato, tramite il flusso EMENS, il pagamento di compensi ai soggetti iscritti alla Gestione separata di cui all’art. 2, comma 26 della legge 335/1995.

La situazione debitoria comprende:

- l’omesso pagamento del contributo dovuto, sia totale sia parziale, relativo ad ogni singolo periodo mensile;

- le sanzioni civili calcolate sul contributo omesso e/o sul ritardato versamento totale o parziale, ai sensi dell’art. 116, comma 8 lett. a) e/o b), della legge 388/2000.

A parte quanto è già stato spiegato con il precedente messaggio n. 6859/2014, l’Istituto previdenziale ricorda che la comunicazione – composta da testo fisso, due prospetti relativi alla situazione debitoria (contributi e sanzioni) e le istruzioni di pagamento (modello F24) – è pubblicata sul “Cassetto Committenti Gestione separata”.

Detta pubblicazione è anticipata sia all’azienda committente che all’intermediario collegato (delegato) tramite messaggio di “alert” inviato all’indirizzo mail conosciuto.

All’interno del “Cassetto Gestione separata committenti” la presenza della situazione debitoria è evidenziata con il messaggio “Attenzione: sono presenti delle comunicazioni da leggere” e, per gli intermediari, il segno di spunta di colore rosso indica quali sono le aziende interessate.

La comunicazione debitoria è propedeutica al passaggio alle fasi successive per il recupero del credito tramite l’emissione dell’Avviso di addebito.

Pertanto, le aziende committenti, o loro delegati, che abbiano inviato erroneamente denunce di compensi non corrisposti effettivamente nel periodi di competenza denunciati o abbiano indicato dati, come ad esempio aliquota o imponibile, diversi da quelli corrisposti, devono, con urgenza, inviare i flussi di correzione al fine di evitare errate emissioni di avvisi di addebito.

Inoltre è possibile tramite il “Cassetto bidirezionale Gestione separata committenti” segnalare l’errata esposizione dei dati o altra situazione relativa alla comunicazione debitoria.

Si ricorda che le aziende committenti e i loro intermediari (delegati) possono visualizzare le posizioni tramite il Cassetto committenti seguendo il percorso:

  1. > tipologia di utenti > Cittadino oppure Azienda > “Cassetto previdenziale per Committenti della Gestione separata” > comunicazioni > Comunicazioni da leggere.

Riduzione dei limiti retributivi: circolare INPS

L’INPS con la circolare n. 153/2015 fornisce le istruzioni operative precedute da una ricostruzione del quadro normativo vigente in materia di riduzione dei limiti retributivi di cui agli articoli 23 bis e 23 ter del decreto legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214 operata ai sensi dell’art. 13 del decreto legge 24 aprile 2014, n. 66 convertito con modificazioni dalla legge 23 luglio 2014, n. 89 – effetti sul calcolo dei trattamenti di quiescenza e di fine servizio e fine rapporto degli iscritti alla gestione dipendenti pubblici dell’Istituto previdenziale.

 

6) Auto ai dipendenti: é intesa tra ACI e ispettorato del lavoro per i controlli

Il Ministero del Lavoro ha diffuso la nota 13821 del 3 settembre 2015, con la quale comunica, ai propri ispettori, la sottoscrizione di un Protocollo d’intesa tra Ministero e ACI, che consentirà agli ispettori del lavoro di accedere con immediatezza alle informazioni contenute nel Pubblico Registro Automobilistico (P.R.A.) per verificare la titolarità dei veicoli impiegati in attività produttive.

Gli ispettori del lavoro potranno così verificare, in tempo reale, la titolarità degli autoveicoli e confrontare queste informazioni con altre raccolte durante le ispezioni o provenienti dalla consultazione di altre banche dati a disposizione.

La consultazione potrà risultare particolarmente utile nel caso di un’azione di vigilanza in settori quali l’agricoltura, l’edilizia, l’autotrasporto ed altri ad essi strutturalmente collegati quali, ad esempio, i servizi di logistica.

In particolare, in edilizia o in agricoltura l’accesso al P.R.A. risulterà particolarmente efficace in tutte le azioni di contrasto al “caporalato” – che notoriamente si realizza attraverso l’intermediazione di manodopera da trasportare e smistare nei diversi cantieri o terreni agricoli – o comunque ogniqualvolta sia necessario verificare la presenza di una determinata impresa nell’ambito di un sito produttivo.

 

7) INAIL: rivalutazione del minimale e del massimale di rendita a decorrere dal 1° luglio 2015

L’INAIL ha emanato la circolare n. 72 del 3 settembre 2015, con la quale, in relazione al Decreto Ministeriale 30 giugno 2015 che ha rivalutato le prestazioni economiche erogate dall’Istituto nel settore industriale con decorrenza 1° luglio 2015 e stabilito il minimale e il massimale di rendita nelle misure di € 16.195,20 e di € 30.076,80, aggiorna i limiti di retribuzione imponibile ai fini del calcolo del premio assicurativo, riportati nella circolare n. 38/2015, che variano secondo la rivalutazione delle rendite erogate dall’Inail.

 

8) Accorpate altre nove Camere di Commercio

Il Ministero dello Sviluppo Economico, con 4 decreti ministeriali del 6 agosto 2015, ha dato avvio al processo di costituzione di quattro nuove Camere di Commercio mediante accorpamento delle seguenti nove Camere:

VERCELLI - BIELLA; LIVORNO - GROSSETO; GORIZIA - TRIESTE; CATANZARO - CROTONE E VIBO VALENZIA.

Gli accorpamenti daranno, rispettivamente, avvio al processo di costituzione delle seguenti quattro Camere di Commercio:

“Camera di commercio industria artigianato e agricoltura di Biella e Vercelli”; “Camera di commercio industria artigianato e agricoltura della Maremma e del Tirreno”; “Camera di commercio industria artigianato e agricoltura Venezia Giulia”; “Camera di commercio industria artigianato e agricoltura di Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia”.

Con gli stessi decreti sono stati anche nominati i quattro “commissari ad acta” con il compito di avviare le procedure di costituzione del consiglio delle nuove Camere di Commercio.

 

9) Legge di stabilità per il 2016: ecco le interessanti osservazioni del CNDCEC presentate al MEF di modifica delle “astruse” norme fiscali

Il Consiglio Nazionale dei Commercialisti, con la nota informativa n. 68 del 3 settembre 2015 (poi pubblicata il 4 settembre 2015), comunica di avere trasmesso le proprie osservazioni sulla prossima legge di stabilità al Ministero delle Finanze.

Si tratta, peraltro, di richieste, abbastanza interessanti, che vengono rivolte al MEF, nell’interesse generale dei commercialisti, comunque rivolti nell’ottica della semplificazione fiscale.

Dichiarazioni fiscali e versamenti

Ad esempio, viene richiesta la proroga automatica dei termini di presentazione delle dichiarazioni fiscali e dei relativi versamenti, cui in particolare rimane la questione di dovere togliere l’obbligo della presentazione telematica dei Modelli F24 anche per tutti i cittadini, compresi i pensionati, adempimento che rimane penalizzante per tali contribuenti non titolari di partita Iva.

Società di comodo e società in perdita sistematica

Viene proposta la riapertura dei termini relativi allo scioglimento agevolato delle società di comodo e comunque di revisionare la disciplina (art. 30 L. 724/1994) escludendone le società che esercitano un impresa commerciale. Andrebbe poi tolta la disciplina delle società in perdita sistematica.

Regime dei minimi ed esclusione dall’IRAP

Andrebbe poi stabilizzato il cd. regime dei minimi. Inoltre, in tema di IRAP si richiede l’intervento chiarificatore del Legislatore (con la legge di stabilità per il 2016) atto a delineare gli elementi essenziali che portano all’esclusione dall’IRAP i soggetti privi di autonoma organizzazione.

Stampa dei registri contabili

La stampa dei registri contabili deve potere avvenire a seguito di eventuale richiesta dei verificatori del Fisco, e non, quindi, come attualmente previsto, entro i tre mesi successivi alla scadenza prevista per la presentazione della dichiarazione dei redditi. Vanno, pertanto, considerati corretti i libri contabili non ancora stampati al momento dell’accesso dei funzionari dell’Amministrazione finanziaria.

Studi di settore

Viene proposta l’abolizione degli studi di settore per talune categorie di contribuenti, in particolare per i professionisti ed i lavoratori autonomi.

Per tutti poi dovrebbe essere escluso l’applicazione dell’accertamento induttivo nei casi in cui i questionari allegati al Modello Unico non riportino fedelmente i dati per gli studi di settore.

Spese di sponsorizzazione

Secondo il CNDCEC le spese di sponsorizzazione devono essere qualificate come spese di pubblicità e quindi deducibili sulla base dell’art. 108 del TUIR.

Redditi di lavoro autonomo

Seguono, infine, tutta una serie di osservazione a riguardo i redditi di lavoro autonomo (spese di viaggio, rimborsi spese, spese di aggiornamento professionale da considerare intermente deducibili e non più con limiti, spese di ammodernamento e di ristrutturazione degli studi). Proponendo di aumentare il limite dell’ammortamento dei beni strumentali minimi da € 516,00 a € 1.000,00 (oppure a € 1.500,00).

 

10) Jobs act: approvati 4 decreti, completata la riforma del lavoro

Il Consiglio dei Ministri, nella seduta del 4 settembre 2015, ha approvato gli ultimi quattro decreti attuativi del Jobs act. Addio dimissioni in bianco e cassa integrazione estesa a 1,4 milioni di lavoratori.

Si è conclusa la riunione del Consiglio dei Ministri che ha affrontato i quattro decreti attuativi conclusivi del Jobs Act, in scadenza a fine mese portando a termine la riforma del mercato del lavoro annunciata dal presidente Consiglio dei ministri Matteo Renzi poche settimane dopo il suo insediamento.

Stop alle dimissioni in bianco

Basta con le lettere di dimissioni firmate dal lavoratore “in bianco”, magari richieste da un datore di lavoro a una donna per poi metterla alla porta in caso di maternità. Lo ha confermato il Ministro del lavoro, Poletti, dopo il Consiglio dei ministri, spiegando che nei decreti attuativi è previsto un apposito modulo per le dimissioni, datato e numerato, proprio per evitare le lettere di dimissioni in bianco. “Noi diciamo al datore di lavoro: se ci dai un foglio con la firma del lavoratore, per noi quel foglio non è valido, bisogna far firmare un apposito modulo, con data e numero, da noi preparato”, ha spiegato Poletti. La certificazione della richiesta di dimissioni dovrà quindi essere fatta “su un modulo che va scaricato dal sito del ministero del Lavoro”.

Privacy

I controlli a distanza sui dispositivi di lavoro in dotazione ai lavoratori potranno avvenire solo nel rispetto della normativa della privacy. Su tablet e cellulari in dotazione ai lavoratori non possono essere montate strumentazioni o applicazioni con funzioni di controllo. Lo ha affermato il Ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, spiegando il decreto attuativo del Jobs act. L’impianto non può essere utilizzato sistematicamente per il controllo. “Se si vuole rispettare la privacy, su quel tablet devono esserci solo applicazioni finalizzate al lavoro per il quale è stato consegnato”. È questa la soluzione trovata per mettere fine alle numerose polemiche esplose intorno alla delicata questione del controllo a distanza. “Quello che serviva era una legge chiara e rispettosa della privacy e la norma li rispetta entrambi”, ha chiarito Poletti, in merito alla questione che è stata al centro di un braccio di ferro tra governo e Parlamento. “Abbiamo modificato l’articolo 4 dello Statuto dei lavoratori per individuare una nuova disciplina nel rispetto della privacy colmando un vuoto non sugli impianti fissi ma sugli strumenti in dotazione ai lavoratori”, spiega al termine del Cdm. “Oggi abbiamo una legge complessiva con norme chiare e definite nel rispetto della privacy”, ha detto ancora.

Ispettorato unico

Approvato anche il decreto attuativo sulle attività ispettive, con l’istituzione dell’Ispettorato unico.

Cassa integrazione

La cassa integrazione viene estesa a 1,4 milioni di lavoratori delle aziende da 5 a 15 dipendenti. “L’ammortizzatore in costanza di rapporto di lavoro - ha spiegato Poletti - durerà 24 mesi in un quinquennio mobile, periodo che sale fino a 36 se si usa la solidarietà. Sulle aliquote di applica il meccanismo bonus malus, paga di più chi più usa la cassa”. Il ministro ha chiarito anche che la Naspi, il nuovo assegno contro la disoccupazione involontaria durerà 24 mesi.

I decreti fiscali

In agenda c'erano anche cinque testi nell’ambito della revisione del sistema fiscale, al secondo esame preliminare: “I testi usciti dal cdm con l’apporto delle osservazioni parlamentari che erano molto coerenti” ha detto il sottosegretario alla presidenza del consiglio, Claudio De Vincenti, aggiungendo che i testi tornano ora “di nuovo in Parlamento per un ultimo passaggio”. La conclusione dell'iter è prevista “fra un paio di settimane”. Tra i provvedimenti previsti c’è il fatto che gli sconti fiscali (tax expenditure) siano da rivedere o cancellare ogni cinque anni. Confermato anche l’arrivo della notifica via web delle cartelle esattoriali e il calo dell’aggio Equitalia dal 4,65 all’1% per chi paga la cartella entro 60 giorni (dopo il 6%, dall’8%), con la possibilità di fare piccoli ritardi (7 giorni) nel pagamento di rate. Per l’Agenzia delle Entrate arriva il via libera a sostituire i dirigenti decaduti con la sentenza della Corte Costituzionale con dei quasi-dirigenti: dipendenti in “posizioni organizzative” con funzioni dirigenziali a cui saranno garantite specifiche indennità economiche. Novità che il governo intende recepire dalle indicazioni che il Parlamento ha fornito su cinque schemi di decreti di attuazione della delega fiscale.

Nell’ordine del giorno sono finiti anche i decreti sulle sanzioni penali e sul contenzioso tributario, che alla vigilia sembrava potessero slittare ancora di qualche giorno. I testi torneranno alle Camere perchè alcune osservazioni parlamentari non sono state accolte: tra queste quella di “vincolare” una percentuale degli incassi della lotta all’evasione per finanziare il Fondo per la riduzione delle tasse. Ma deputati e senatori avranno solo 10 giorni per esprimere un parere. Il governo punta infatti a varare il tutto entro settembre (ma senza la riforma del Catasto), come previsto anche dalle raccomandazioni rivolte all’Italia dall’Ue.

 

Vincenzo D’Andò