Diario quotidiano del 7 settembre 2015: Voluntary disclosure e segnalazioni antiriciclaggio

Pubblicato il 7 settembre 2015

segnalazioni di operazioni sospette: voluntary disclosure; niente sconti di pena a chi non versa l’Iva per due anni consecutivi; gli ultimi controlli da effettuare sui Modelli Unico 2015; e-commerce diretto: vale il luogo in cui il cliente è stabilito; gestione separata committenti: in arrivo la comunicazione debitoria per l’anno 2014; autovetture ai dipendenti: é intesa tra ACI e ispettorato del lavoro per i controlli; INAIL: rivalutazione del minimale e del massimale di rendita a decorrere dal 1° luglio 2015; accorpate altre nove Camere di Commercio; legge di stabilità per il 2016: ecco le interessanti osservazioni del CNDCEC presentate al MEF di modifica delle “astruse” norme fiscali; jobs act: approvati 4 decreti, completata la riforma del lavoro

 

 Indice:

 1) Segnalazioni di operazioni sospette: voluntary disclosure

 2) Niente sconti di pena a chi non versa l’Iva per due anni consecutivi

 3) Gli ultimi controlli da effettuare sui Modelli Unico 2015

 4) E-commerce diretto: vale il luogo in cui il cliente è stabilito

 5) Gestione separata committenti: in arrivo la comunicazione debitoria per l’anno 2014

 6) Autovetture ai dipendenti: é intesa tra ACI e ispettorato del lavoro per i controlli

 7) INAIL: rivalutazione del minimale e del massimale di rendita a decorrere dal 1° luglio 2015

8) Accorpate altre nove Camere di Commercio

 9) Legge di stabilità per il 2016: ecco le interessanti osservazioni del CNDCEC presentate al MEF di modifica   delle “astruse” norme fiscali

 10) Jobs act: approvati 4 decreti completata la riforma del lavoro

 

 

1) Segnalazioni di operazioni sospette: voluntary disclosure

L’UIF ha reso disponibile il comunicato del 2 settembre 2015 incentrato sulle segnalazioni di operazioni sospette: nuova categoria “voluntary disclosure”.

La legge 15 dicembre 2014 n. 186 ha introdotto nuove disposizioni per l’emersione e il rientro di capitali detenuti all’estero, mediante la procedura di collaborazione volontaria (“voluntary disclosure”).

A tal fine, il Ministero dell’Economia e delle Finanze, con la circolare del 9 gennaio 2015, ha già precisato che l’approvazione delle norme sulla collaborazione volontaria non ha alcun impatto sull’applicazione della normativa antiriciclaggio; restano pertanto immutati gli obblighi di prevenzione previsti dal Decreto Legislativo 21 novembre 2007, n. 231.

Proprio per gestire al meglio le segnalazioni della specie, l’UIF ha integrato il dominio della “categoria” di segnalazione valorizzabile dai segnalanti con un nuovo codice di classificazione specifico - codice 004 – Riciclaggio: Voluntary Disclosure - che dovrà essere utilizzato per le segnalazioni correlate alle “dichiarazioni volontarie”.

Ovviamente, tali segnalazioni, che non costituiscono una nuova tipologia di comunicazione, né una nuova classificazione di sospetto, essendo inquadrabili come una sotto-classificazione della più generale categoria del riciclaggio, dovranno essere trasmesse solo ove ricorrano i presupposti di cui all’art. 41 del D.Lgs. 231/2007.

(UIF, comunicato del 2 settembre 2015)

 

2) Niente sconti di pena a chi non versa l’Iva per due anni consecutivi

Niente sconti di pena a chi non versa l’Iva per due anni consecutivi. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 35912 del 3 settembre 2015.

La crisi finanziaria non ha come conseguenza alcuno sconto di pena né può essere usato come scusa per il mancato versamento dell’Iva. Non è infatti applicabile l’istituto della continuazione all’imprenditore che, a causa delle difficoltà economiche, non versa il tributo per due periodi d’imposta. Lo ha precisato la Suprema Corte, sezione penale, che, con la sentenza n. 35912/2015, ha confermato due decreti penali di condanna a carico di un contribuente che non aveva pagato l’Iva nel 2006 e 2007 a causa della grave crisi finanziaria in cui versava la società. Dunque, viene rilevato nella neo decisione dal giudice supremo, in questi casi la crisi economica non ha come conseguenza l’applicabilità dell’istituto della continuazione al perdurante mancato versamento dell’Iva. Ne scaturisce, quindi, la mancata applicazione della diminuzione della pena.

Litisconsorzio processuale: le parti devono essere le stesse per tutti i giudizi

Chi partecipa al primo grado del giudizio, deve partecipare anche all’appello. In caso contrario, il giudice deve ordinare l’integrazione del contraddittorio, pena la nullità del procedimento e della relativa sentenza. Anche quando non è obbligatorio il litisconsorzio sostanziale, può essere necessario il litisconsorzio processuale. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 17497 del 2 settembre 2015. La presenza di più parti nel giudizio di primo grado deve persistere in sede di impugnazione, al fine di evitare possibili giudicati contrastanti in ordine alla stessa materia e nei confronti di quei soggetti che siano stati parti del giudizio.

Consulenza continuativa soggetta ad IVA anche se non resa

Il contratto con il quale il fornitore si impegna, dietro pagamento di un corrispettivo periodico forfettario, a erogare consulenza «on demand» rientra, ai fini Iva, tra le prestazione di servizi. Il momento di effettuazione della prestazione e di esigibilità dell’imposta coincide con la scadenza del periodo per il quale il pagamento è stato concordato.

Lo ha stabilito la Corte di giustizia Ue, con la sentenza 3 settembre 2015, causa C-463/14, risolvendo le questioni sottoposte dai giudici bulgari nell'ambito di una controversia nazionale vertente sul diritto del committente di detrarre l’Iva addebitata dal fornitore in relazione a un contratto di consulenza in abbonamento. Nel corso di un controllo, l’Amministrazione aveva accertato che le fatture erano state emesse nel termine indicato nel contratto, erano state debitamente contabilizzate e dichiarate dai prestatori e dal destinatario, erano state regolarmente pagate tramite banca, nonché che il prestatore disponeva di personale sufficientemente qualificato per fornire i servizi pattuiti.

Beni destinati alle navi: ampia esenzione per le cessioni

L’esenzione dall’Iva delle cessioni di beni destinati alle navi, in via di principio applicabile solo alle forniture effettuate all’armatore, può essere riconosciuta anche alle cessioni effettuate nei confronti dell’intermediario, qualora questi non ottenga la disponibilità dei beni, che vengono collocati a bordo direttamente dal primo fornitore.

Lo ha stabilito la Corte di giustizia Ue con la sentenza del 3 settembre 2015, causa C-526/13.

Il caso è concentrato sull’art. 148, lettera a), della direttiva Iva, che prevede l’esenzione (per l’Italia, la non imponibilità) delle cessioni di beni destinati al rifornimento e al vettovagliamento delle navi adibite alla navigazione in alto mare. La questione era stata sollevata dai giudici lituani in relazione al caso di una società che aveva rifornito di carburante alcune navi, con termini di consegna «franco a bordo», effettuando però la vendita non nei confronti degli armatori, ma di intermediari, con emissione di fatture senza addebito dell’Iva.

Sale & lease back: non integra di per sé abuso del diritto

Se l’opzione tra l’acquisto in proprietà un bene strumentale e la locazione finanziaria avente ad oggetto il medesimo bene, rientra nel libero esercizio dell’attività economica, non sindacabile sotto il profilo della opportunità ma soltanto sotto il profilo della “manifesta illogicità” od “antieconomicità” della operazione, e se non emergono elementi di “alterazione” della causa concreta del negozio di sale & lea