Diario fiscale quotidiano del 4 settembre 2015: attenzione è arrivata una nuova modifica di Gerico

Pubblicato il 4 settembre 2015

dal prossimo 17 settembre confisca di patrimoni esteri veloce; l’assoluzione del manager non salva la società; incentivi all’occupazione: sono terminate le attività istruttorie e di verifica; commercialisti: linee guida sul sovraindebitamento; amministrazioni pubbliche: pagamenti digitali ed elettronici eseguiti con qualsiasi modalità; F24: istituita causale contributo per la riscossione dei contributi da destinare al finanziamento della Cassa Portieri; ennesima modifica del software di compilazione Studi di settore - Gerico 2015; aggiornato anche il software di compilazione modello Consolidato nazionale e mondiale 2015

 

 Indice:

 1) Dal prossimo 17 settembre confisca di patrimoni esteri veloce

 2) L’assoluzione del manager non salva la società

 3) Incentivi all’occupazione: sono terminate le attività istruttorie e di verifica

 4) Commercialisti: linee guida sul sovraindebitamento

 5) Amministrazioni pubbliche: pagamenti digitali ed elettronici eseguiti con qualsiasi modalità

 6) Modello F24: istituita causale contributo per la riscossione dei contributi da destinare al finanziamento della Cassa Portieri

 7) Ennesima modifica del software di compilazione Studi di settore - Gerico 2015

 8) Aggiornato anche il software di compilazione modello Consolidato nazionale e mondiale 2015

 

 

1) Dal prossimo 17 settembre confisca di patrimoni esteri veloce

E’ stato pubblicato, sulla Gazzetta Ufficiale n. 203 del 2 settembre 2015, il Decreto legislativo n. 137 del 7 agosto 2015 che rende più semplice la confisca di patrimoni illegali trasferiti all’estero.

Dal 17 settembre sarà, dunque, più facile confiscare i patrimoni illegali trasferiti all’estero. Da tale data, infatti, entreranno in vigore le norme contenute nel citato Decreto Legislativo n. 137 del 2015 sull’«attuazione della decisione quadro 2006/783/Gai relativa all’applicazione del principio del reciproco riconoscimento delle decisioni di confisca».

Il Decreto in questione disciplina le procedure da seguire nei due casi che possono presentarsi: quando è l’Italia a dovere eseguire una confisca chiesta da un altro Stato Ue e quando, invece, è l’Italia a presentare una richiesta da fare eseguire all’estero.

I provvedimenti saranno automaticamente riconosciuti in ambito Ue, e, quindi, eseguibili nel paese dove ci sono i beni: anche senza doppia incriminazione, per reati inseriti in una black list, puniti con almeno tre anni di reclusione. Per gli altri reati occorrerà che il fatto sia incriminato anche dalla legge italiana.

Reati

E’ lunga la lista dei reati per cui è possibile procedere al riconoscimento della confisca anche in assenza di doppia incriminazione. Comprende gravi reati come l’associazione per delinquere e il terrorismo, il traffico di droga e di stupefacenti. Ci sono anche reati contro il patrimonio (truffa e gravi furti), contro la persona (omicidio e lesioni personali gravi) e reati contro l’economia (falsificazione monete e riciclaggio).

La portabilità europea della confisca vale anche per altri reati, seppure con il requisito della doppia incriminazione. Per i reati di evasione fiscale il decreto legislativo precisa che, in materia di tasse o di imposte, di dogana e di cambio, il riconoscimento della decisione di confisca non può essere rifiutato in base al fatto che l’ordinamento interno non impone lo stesso tipo di tasse o di imposte o non contiene lo stesso tipo di disciplina in materia di tasse o di imposte, di dogana e di cambio della legislazione dello stato di emissione.

L’organo che decide sulla richiesta estera di confisca è la Corte d’Appello, che emana la sentenza di riconoscimento e la manda al procuratore generale per l’esecuzione. La Corte d’Appello potrà rifiutare il riconoscimento e l’esecuzione della decisione di confisca per motivi formali o procedurali. Contro la sentenza della Corte d’Appello è possibile il ricorso in cassazione, che ha effetto sospensivo e blocca la confisca. Anche se la Cassazione ha solo 30 giorni per decidere.

Il decreto specifica i cadi di rifiuto della esecuzione della confisca. Rispetto allo schema di decreto legislativo sono state inserite le ipotesi della persona che gode di una immunità e della confisca che provenga da stato che non soddisfa la condizione di reciprocità nel caso di confisca «allargata».

Confische italiane su estero

Il potere di richiedere il riconoscimento e l’esecuzione di una decisione di confisca all’estero spetta al PM, che trasmette gli atti all’autorità competente del diverso stato europeo. Quando non è possibile determinare lo stato di esecuzione, gli atti sono trasmessi allo stato membro sul cui territorio risiede la persona fisica o giuridica contro la quale è stata emessa la decisione di confisca. Anche se trasmessa all’estero la confisca può anche essere eseguita in Italia.

Uso dei beni

Lo stato è incentivato a eseguire le confische. Se per le somme pari o inferiori a euro 10 mila, l’intero importo è inviato allo stato richiedente, per le somme superiori il 50% rimane in Italia. Nei casi in cui l’esecuzione ha ad oggetto un bene diverso dal denaro e il bene potrà essere venduto e le somme ricavate dalla vendita dei beni saranno ripartite secondo i medesimi criteri. I beni diversi dalle somme di denaro, che non possono essere venduti o trasferiti allo stato di emissione della confisca saranno trasferiti al patrimonio disponibile dello stato e sono destinati all’Agenzia nazionale dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata. I beni culturali appartenenti al patrimonio culturale nazionale, comunque, rimangono in Italia.

Danni

Il decreto si occupa anche di risarcimento dei danni. Se dall’esecuzione della confisca illegittima derivasse un danno per gli interessati, lo stato italiano indennizzerà gli interessati e poi chiederà la rivalsa allo stato che ha adottato la confisca, a meno che il risarcimento sia dovuto esclusivamente alla condotta dello stato italiano.

 

2) L’assoluzione del manager non salva la società

Deve, necessariamente, essere sanzionata la banca anche quando il manager è assolto dal reato di aggiotaggio. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 35818 del 2 settembre 2015, ha così confermato la sanzione pecuniaria, determinata sulla base di quanto stabilito dal Decreto 231/2001, a carico di Citibank decisa dalla Corte d’Appello di Milano, pur escludendo l’aggravante del profilo di rilevante entità. La pronuncia chiude così uno dei tasselli della vicenda Parmalat, nel quale l’incriminazione a carico del responsabile della gestione ordinaria delle relazioni con il gruppo (allora) di Calisto Tanzi vedeva contestata l’alterazione del prezzo dei titoli del gruppo per effetto della diffusione di notizie false su un contratto di associazione in partecipazione.

Dunque, in tema di «231», la società risponde dell’illecito amministrativo per le false comunicazioni ai consumatori anche quando il manager viene assolto dal reato di aggiotaggio. A prescinde