Diario fiscale quotidiano del 4 settembre 2015: attenzione è arrivata una nuova modifica di Gerico

Pubblicato il 4 settembre 2015



dal prossimo 17 settembre confisca di patrimoni esteri veloce; l’assoluzione del manager non salva la società; incentivi all’occupazione: sono terminate le attività istruttorie e di verifica; commercialisti: linee guida sul sovraindebitamento; amministrazioni pubbliche: pagamenti digitali ed elettronici eseguiti con qualsiasi modalità; F24: istituita causale contributo per la riscossione dei contributi da destinare al finanziamento della Cassa Portieri; ennesima modifica del software di compilazione Studi di settore - Gerico 2015; aggiornato anche il software di compilazione modello Consolidato nazionale e mondiale 2015

 

 Indice:

 1) Dal prossimo 17 settembre confisca di patrimoni esteri veloce

 2) L’assoluzione del manager non salva la società

 3) Incentivi all’occupazione: sono terminate le attività istruttorie e di verifica

 4) Commercialisti: linee guida sul sovraindebitamento

 5) Amministrazioni pubbliche: pagamenti digitali ed elettronici eseguiti con qualsiasi modalità

 6) Modello F24: istituita causale contributo per la riscossione dei contributi da destinare al finanziamento della Cassa Portieri

 7) Ennesima modifica del software di compilazione Studi di settore - Gerico 2015

 8) Aggiornato anche il software di compilazione modello Consolidato nazionale e mondiale 2015

 

 

1) Dal prossimo 17 settembre confisca di patrimoni esteri veloce

E’ stato pubblicato, sulla Gazzetta Ufficiale n. 203 del 2 settembre 2015, il Decreto legislativo n. 137 del 7 agosto 2015 che rende più semplice la confisca di patrimoni illegali trasferiti all’estero.

Dal 17 settembre sarà, dunque, più facile confiscare i patrimoni illegali trasferiti all’estero. Da tale data, infatti, entreranno in vigore le norme contenute nel citato Decreto Legislativo n. 137 del 2015 sull’«attuazione della decisione quadro 2006/783/Gai relativa all’applicazione del principio del reciproco riconoscimento delle decisioni di confisca».

Il Decreto in questione disciplina le procedure da seguire nei due casi che possono presentarsi: quando è l’Italia a dovere eseguire una confisca chiesta da un altro Stato Ue e quando, invece, è l’Italia a presentare una richiesta da fare eseguire all’estero.

I provvedimenti saranno automaticamente riconosciuti in ambito Ue, e, quindi, eseguibili nel paese dove ci sono i beni: anche senza doppia incriminazione, per reati inseriti in una black list, puniti con almeno tre anni di reclusione. Per gli altri reati occorrerà che il fatto sia incriminato anche dalla legge italiana.

Reati

E’ lunga la lista dei reati per cui è possibile procedere al riconoscimento della confisca anche in assenza di doppia incriminazione. Comprende gravi reati come l’associazione per delinquere e il terrorismo, il traffico di droga e di stupefacenti. Ci sono anche reati contro il patrimonio (truffa e gravi furti), contro la persona (omicidio e lesioni personali gravi) e reati contro l’economia (falsificazione monete e riciclaggio).

La portabilità europea della confisca vale anche per altri reati, seppure con il requisito della doppia incriminazione. Per i reati di evasione fiscale il decreto legislativo precisa che, in materia di tasse o di imposte, di dogana e di cambio, il riconoscimento della decisione di confisca non può essere rifiutato in base al fatto che l’ordinamento interno non impone lo stesso tipo di tasse o di imposte o non contiene lo stesso tipo di disciplina in materia di tasse o di imposte, di dogana e di cambio della legislazione dello stato di emissione.

L’organo che decide sulla richiesta estera di confisca è la Corte d’Appello, che emana la sentenza di riconoscimento e la manda al procuratore generale per l’esecuzione. La Corte d’Appello potrà rifiutare il riconoscimento e l’esecuzione della decisione di confisca per motivi formali o procedurali. Contro la sentenza della Corte d’Appello è possibile il ricorso in cassazione, che ha effetto sospensivo e blocca la confisca. Anche se la Cassazione ha solo 30 giorni per decidere.

Il decreto specifica i cadi di rifiuto della esecuzione della confisca. Rispetto allo schema di decreto legislativo sono state inserite le ipotesi della persona che gode di una immunità e della confisca che provenga da stato che non soddisfa la condizione di reciprocità nel caso di confisca «allargata».

Confische italiane su estero

Il potere di richiedere il riconoscimento e l’esecuzione di una decisione di confisca all’estero spetta al PM, che trasmette gli atti all’autorità competente del diverso stato europeo. Quando non è possibile determinare lo stato di esecuzione, gli atti sono trasmessi allo stato membro sul cui territorio risiede la persona fisica o giuridica contro la quale è stata emessa la decisione di confisca. Anche se trasmessa all’estero la confisca può anche essere eseguita in Italia.

Uso dei beni

Lo stato è incentivato a eseguire le confische. Se per le somme pari o inferiori a euro 10 mila, l’intero importo è inviato allo stato richiedente, per le somme superiori il 50% rimane in Italia. Nei casi in cui l’esecuzione ha ad oggetto un bene diverso dal denaro e il bene potrà essere venduto e le somme ricavate dalla vendita dei beni saranno ripartite secondo i medesimi criteri. I beni diversi dalle somme di denaro, che non possono essere venduti o trasferiti allo stato di emissione della confisca saranno trasferiti al patrimonio disponibile dello stato e sono destinati all’Agenzia nazionale dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata. I beni culturali appartenenti al patrimonio culturale nazionale, comunque, rimangono in Italia.

Danni

Il decreto si occupa anche di risarcimento dei danni. Se dall’esecuzione della confisca illegittima derivasse un danno per gli interessati, lo stato italiano indennizzerà gli interessati e poi chiederà la rivalsa allo stato che ha adottato la confisca, a meno che il risarcimento sia dovuto esclusivamente alla condotta dello stato italiano.

 

2) L’assoluzione del manager non salva la società

Deve, necessariamente, essere sanzionata la banca anche quando il manager è assolto dal reato di aggiotaggio. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 35818 del 2 settembre 2015, ha così confermato la sanzione pecuniaria, determinata sulla base di quanto stabilito dal Decreto 231/2001, a carico di Citibank decisa dalla Corte d’Appello di Milano, pur escludendo l’aggravante del profilo di rilevante entità. La pronuncia chiude così uno dei tasselli della vicenda Parmalat, nel quale l’incriminazione a carico del responsabile della gestione ordinaria delle relazioni con il gruppo (allora) di Calisto Tanzi vedeva contestata l’alterazione del prezzo dei titoli del gruppo per effetto della diffusione di notizie false su un contratto di associazione in partecipazione.

Dunque, in tema di «231», la società risponde dell’illecito amministrativo per le false comunicazioni ai consumatori anche quando il manager viene assolto dal reato di aggiotaggio. A prescindere da chi lo ha commesso, l’illecito è sempre frutto di una politica aziendale deviante o di una «colpa nell’organizzazione».

La prima sezione penale ha motivato il verdetto di colpevolezza spiegando che l’illecito addebitabile all’ente ai sensi del D.Lgs. n. 231 del 2001 non consiste in una responsabilità sussidiaria per il fatto altrui, sulla falsariga della responsabilità civile ordinaria da reato del dipendente o preposto, ovvero di quella delineata dall’art. 197 c.p..

L’ente è punito per il fatto proprio, e a radicare la personalità della sua responsabilità, sta la necessità di poter muovere (direttamente) all’ente un rimprovero fondato sul fatto che il reato possa considerarsi espressione di una «politica aziendale» deviante o comunque frutto di una «colpa d’organizzazione».

 

3) Incentivi all’occupazione: sono terminate le attività istruttorie e di verifica

Come si ricorderà, gli incentivi all’occupazione previsti, in via sperimentale per l’anno 2010 dalla Legge 191/2009, per l’assunzione di taluni lavoratori a partire dal 2013 non sono stati prorogati.

A tal fine, l’INPS, con il messaggio n. 5337/2015, comunica che si sono concluse le attività istruttorie e di verifica previste dalla legge.

Le aziende ammesse agli incentivi potranno consultare la comunicazione di accoglimento accedendo al sito www.inps.it, mediante l’applicazione “DiResCo - Dichiarazioni di responsabilità del contribuente”, che è stata utilizzata per inviare la richiesta del beneficio; le comunicazioni relative al beneficio previsto dal comma 151 contengono in allegato il prospetto di fruizione dell’incentivo.

Alle aziende in questione sono stati automaticamente attribuiti i codici di autorizzazione previsti dalla citata circolare 22/2011, in relazione ai tre diversi incentivi.

Per gli incentivi all’assunzione di disoccupati con almeno 50 anni (comma 134, 1° periodo, della disposizione citata), è stato attribuito il codice di autorizzazione 0G (ZERO G).

Per gli incentivi al mantenimento in servizio di lavoratori con almeno 35 anni di anzianità contributiva (comma 134, 2° periodo), è stato attribuito il codice di autorizzazione 0U (ZERO U).

Per gli incentivi all’assunzione di disoccupati titolari di indennità di disoccupazione (comma 151), è stato attribuito il codice di autorizzazione 0W (ZERO W).

Per le operazioni di conguaglio i datori di lavoro utilizzeranno i codici UniEmens illustrati nelle comunicazioni di accoglimento.

I citati conguagli dovranno essere effettuati entro tre mesi ad iniziare dalla denuncia contributiva relativa al mese di luglio 2015.

Ogni eventuale contestazione dovrà essere inoltrata alla sede competente utilizzando la funzionalità “contatti” del Cassetto previdenziale.

Incentivi all’occupazione non prorogati: il quadro

L’INPS con la circolare 22/2011 aveva illustrato le caratteristiche degli incentivi all’occupazione previsti, in via sperimentale per l’anno 2010, dalla Legge 191/2009, per l’assunzione di lavoratori:

- disoccupati con almeno 50 anni, titolari di indennità di disoccupazione non agricola con requisiti normali (comma 134, 1° periodo, della disposizione citata);

- che abbiano almeno 35 anni di anzianità contributiva, per i quali siano scaduti determinati incentivi connessi alla condizione di disoccupato del lavoratore (comma 134, 2° periodo);

- disoccupati di qualunque età, titolari di indennità di disoccupazione ordinaria o del trattamento speciale di disoccupazione edile (comma 151).

Tali incentivi sono stati dapprima prorogati per le assunzioni effettuate nel 2011; la legge di stabilità 2012 (l. 183/2011, articolo 33, comma 25, seconda parte) ha successivamente prorogato le agevolazioni alle assunzioni effettuate nel 2012.

Le aziende interessate ad accedere alla fruizione del beneficio hanno presentato le apposite domande con i moduli telematici presenti nel sito internet dell’INPS.

 

4) Commercialisti: linee guida sul sovraindebitamento

Sono disponibili dal 7 agosto 2015 le linee guida sul sovraindebitamento diffuse dal Consiglio Nazionale dei Commercialisti.

Il CNDCEC ha, infatti, pubblicato già nei giorni scorsi le “Linee guida sul sovraindebitamento”. Il documento, elaborato dalla Commissione di studio istituita in seno al Consiglio nell’ambito dell’area di delega dei consiglieri nazionali Felice Ruscetta e Maria Rachele Vigani, esamina la normativa vigente e fornisce utili indicazioni per gli Organismi di composizione della crisi e per i professionisti chiamati a ricoprire i ruoli e le funzioni disciplinate sia dalla legge n. 3/2012, sia dal Decreto n. 202/2014 che ne reca il regolamento di attuazione. Il Ministero della Giustizia, infatti, ha di recente pubblicato il modulo di domanda per l’iscrizione nell’apposito registro degli Organismi di composizione della crisi da sovraindebitamento, e la Fondazione Adr commercialisti ha messo a disposizione un capitolato di polizza dedicato alla copertura dell’organismo e del suo referente, a premi e condizioni concorrenziali.

Le linee guida scaturiscono dalla Legge n. 3 del 27 gennaio 2012, che affronta la tematica delle situazioni di sovraindebitamento non soggette né assoggettabili a procedure concorsuali già vigenti.

Questo al fine di garantire tutele ai soggetti non assoggettabili alle procedure concorsuali, regolamentandone lo stato di crisi.

Come viene denotato nel documento del CNDCEC, di fatto il legislatore, di fronte all’avanzare della crisi economico-finanziaria, si è preoccupato di consentire al fallito che fosse anche “imprenditore meritevole”, di liberarsi definitivamente dei debiti residui e di iniziare una nuova attività imprenditoriale.

Con la riforma (parametri di cui all’art. 1 della legge fallimentare), tuttavia, non è stato tenuto conto dell’ampia platea di soggetti non fallibili che pur trovandosi in situazione di grave inadempienza delle obbligazioni assunte non rientrano nelle procedure concorsuali.

Rientrano in questa platea:

- gli imprenditori commerciali “sotto soglia” ai sensi dell’art. 1 L.F.;

- gli imprenditori commerciali cessati da oltre un anno;

- gli imprenditori agricoli;

- i lavoratori autonomi professionisti, società tra professionisti ed artisti;

- gli enti non profit;

- le start up innovative.

Ai quali, in generale, affermano i commercialisti, è precluso accedere a strumenti quali l’esdebitazione, la transazione fiscale e l’accordo di ristrutturazione.

Il documento affronta anzitutto il quadro normativo di riferimento, fornendo anche una definizione di sovraindebitamento ed elencando i soggetti che possono accedere alla procedura: il consumatore, l’imprenditore commerciale sotto-soglia e quello sopra-soglia ma con debiti inferiori a 30 mila euro, l’imprenditore cessato da oltre un anno, l’imprenditore agricolo, l’erede dell’imprenditore defunto, il socio illimitatamente responsabile, i professionisti, gli artisti e gli altri lavoratori autonomi, le società tra professionisti, le associazioni professionali, gli enti privati non commerciali, gli enti pubblici. Per quanto riguarda l’organismo di composizione della crisi, invece, il documento ne definisce le funzioni, i requisiti, i compiti e le funzioni sia del referente sia del gestore della crisi.

Il documento esamina poi le seguenti procedure: l’accordo, il piano del consumatore, la liquidazione del patrimonio (apertura della procedura, accertamento del passivo, liquidazione dell’attivo). Per continuare con l’esdebitazione ed i profili fiscali, ovvero gli effetti fiscali sul debitore, il debitore titolare del reddito d’impresa, il debitore-consumatore, gli effetti fiscali sul creditore e l’imposizione indiretta negli accordi.

Infine, le linee guida dei commercialisti si soffermano sui compensi e sulle sanzioni (Legge n. 3/2012).

Professionisti, artisti e altri lavoratori autonomi

Tali soggetti, anche se sono sottratti all’area della fallibilità, possono accedere alle procedure di sovraindebitamento.

Secondo le linee guida, anche le società tra professionisti vi possono accedere.

Gestore della crisi

Il Decreto n. 202/2014 definisce come Gestore della crisi “la persona fisica che, individualmente o collegialmente, svolge la prestazione inerente alla gestione dei procedimenti di composizione della crisi da sovraindebitamento e di liquidazione del patrimonio del debitore”.

Il Gestore della crisi é pertanto il professionista iscritto nell’apposito elenco e designato dal Referente.

Nel momento in cui viene depositata la proposta di accordo, il Gestore della crisi deve redigere una attestazione sulla fattibilità del piano sottostante alla proposta che va allegata alla proposta (ex art. 9 Legge n. 3/2012).

Qualora la proposta preveda che i crediti muniti di privilegio, pegno o ipoteca non vengano soddisfatti integralmente, il Gestore della crisi è tenuto a redigere una relazione nella quale sia previsto il pagamento in misura non inferiore a quello realizzabile, in ragione della collocazione preferenziale sul ricavato in caso di liquidazione, avuto riguardo al valore di mercato attribuibile ai beni o ai diritti sui quali insiste la causa di prelazione.

L’accordo

Il debitore formula ai creditori (di regola) chirografari una proposta di accordo che può prevedere:

- la dilazione del pagamento dei debiti (c.d. accordo dilatorio o moratoria);

- la remissione (o esdebitazione) parziale dei debiti (c.d. accordo remissorio o esdebitativo);

- la dilazione del debito ridotto per effetto della remissione parziale (moratoria con esdebitazione parziale).

Dunque, i possibili contenuti della proposta del debitore nei procedimenti di composizione della crisi da sovraindebitamento sono i più vari, passando da una mera moratoria dei pagamenti ad una generalizzata remissione parziale dei debiti.

La proposta di accordo è approvata con il consenso dei creditori rappresentanti almeno il 60% dei crediti. Vale la regola del silenzio assenso.

Anche se non esplicitamente indicato dalla legge (come per il piano del consumatore), l’accordo deve essere conveniente rispetto alla liquidazione del patrimonio.

La valutazione della convenienza spetta ai creditori, i quali sono chiamati ad esprimere il loro consenso o dissenso rispetto alla proposta del debitore.

Non tutti i creditori hanno diritto di esprimersi sulla proposta.

Sono, in ogni caso, esclusi dal diritto di esprimersi sulla proposta:

- il coniuge del debitore;

- i suoi parenti e affini fino al quarto grado;

- i cessionari o aggiudicatari dei loro crediti da meno di un anno prima della proposta.

Piano di liquidazione o di continuità

Insieme alla proposta, il debitore predispone comunque un piano, tramite cui si estrinsecano i contenuti della proposta.

In altri termini emerge dal piano:

- la liquidazione dei beni e dunque la cessazione dell’attività (c.d. accordo liquidatorio);

- la continuazione dell’attività d’impresa o di lavoro autonomo professionale (c.d. accordo in continuità).

In caso di accordo liquidatorio, il piano può prevedere la cessione dei beni ad un liquidatore giudiziale, la datio in solutum, l’incasso dei crediti o il mandato a terzi ad incassare i crediti.

In caso di accordo in continuità, il piano può prevedere la liquidazione degli assets non strategici per la continuazione dell’attività, la destinazione degli utili futuri derivanti dalla continuazione dell’attività al pagamento dei debiti pregressi, ridotti, in caso di proposta remissoria, o integrali, in caso di moratoria.

 

5) Amministrazioni pubbliche: pagamenti digitali ed elettronici eseguiti con qualsiasi modalità; SCIA: casi di revoca; camere di commercio ridotte a 60 (e non più 105)

E’ stata pubblicata la legge sulla riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche. Lo sottolinea Assonime con una nota del 3 settembre 2015, secondo cui la Legge 7 agosto 2015, n. 124 (pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 187 del 13 agosto 2015) conferisce al Governo le deleghe per l’adozione di un insieme di provvedimenti riguardanti vari aspetti della disciplina delle amministrazioni pubbliche e contiene alcune disposizioni direttamente applicabili. La legge si compone di 23 articoli, suddivisi in quattro Capi rispettivamente dedicati a: Semplificazioni amministrative, Organizzazione, Personale, Deleghe per la semplificazione normativa.

Modifica del Codice dell’amministrazione digitale

L’articolo 1 prevede un’importante delega volta a modificare e integrare il Codice dell’amministrazione digitale contenuto nel decreto legislativo n. 82/2005, attraverso uno o più decreti legislativi. La delega si fonda sull’esigenza di garantire ai cittadini e alle imprese il diritto di accedere a tutti i dati, i documenti e i servizi di loro interesse in modalità digitale, nonché di assicurare la semplificazione nell’accesso ai servizi della persona riducendo la necessità dell’accesso fisico agli uffici pubblici.

Tra i principi e criteri direttivi per l’esercizio della delega in particolare si evidenziano: l’individuazione degli strumenti per definire il livello minimo di sicurezza, qualità, fruibilità, accessibilità e tempestività dei servizi on line delle amministrazioni pubbliche; la ridefinizione e semplificazione dei procedimenti amministrativi in relazione alle esigenze di celerità, certezza dei tempi e trasparenza nei confronti dei cittadini e delle imprese, mediante una disciplina basata sulla loro digitalizzazione e volta alla piena realizzazione del principio “digital first”; la garanzia della disponibilità di connettività a banda larga e ultralarga e l’accesso alla rete internet presso gli uffici pubblici, in linea con gli obiettivi dell’Agenda digitale europea; il coordinamento e la razionalizzazione delle disposizioni di legge vigenti in materia di strumenti di identificazione, comunicazione e autenticazione in rete con la disciplina prevista dal Cad e in particolare con il sistema Spid; la razionalizzazione dei meccanismi e delle strutture deputati alla governance in materia di digitalizzazione, per semplificare i processi decisionali; la semplificazione delle modalità di adozione delle regole tecniche e la garanzia della neutralità tecnologica delle disposizioni del Cad, semplificando lo stesso Cad affinché contenga esclusivamente principi di carattere generale; l’adeguamento del testo delle disposizioni vigenti alle disposizioni adottate a livello europeo per garantirne la coerenza, e coordinamento del testo delle disposizioni vigenti contenute anche in provvedimenti diversi dal Cad, apportando le modifiche necessarie per garantire la coerenza giuridica, logica e sistematica della normativa; l’adeguamento dell’ordinamento alla disciplina europea in materia di identificazione elettronica e servizi fiduciari per le transazioni elettroniche; la previsione che i pagamenti digitali ed elettronici effettuati con qualsiasi modalità di pagamento costituiscano il mezzo principale per i pagamenti dovuti nei confronti della pubblica amministrazione e degli esercenti servizi di pubblica utilità.

Conferenza di servizi

L’articolo 2 delega il Governo al riordino della disciplina in materia di conferenza di servizi, volto in particolare a: ridefinire e ridurre i casi in cui la convocazione della conferenza è obbligatoria; rendere certi i tempi della conferenza; prevedere che si consideri comunque acquisito l’assenso delle amministrazioni che entro il termine dei lavori della conferenza non si siano espresse nelle forme di legge; semplificare le modalità di svolgimento della conferenza valorizzando l’utilizzo degli strumenti informatici. Assensi, concerti e nulla osta

Con l’articolo 3 viene introdotto nella Legge n. 241/1990 sul procedimento amministrativo un nuovo articolo 17-bis, che istituisce un regime di silenzio assenso per i procedimenti volti all’adozione di provvedimenti normativi e amministrativi di competenza di una pubblica amministrazione nei quali è prevista l’acquisizione di assensi, concerti o nulla osta di altre amministrazioni pubbliche o gestori di beni o servizi pubblici (comprese le amministrazioni preposte alla tutela ambientale, paesaggistico-territoriale, dei beni culturali e della salute dei cittadini).

Insediamenti produttivi

E’ prevista l’adozione di un regolamento che contenga norme di semplificazione e accelerazione dei procedimenti amministrativi, con individuazione dei tipi di procedimento relativi a rilevanti insediamenti produttivi, a opere di interesse generale o all’avvio di attività imprenditoriali per i quali possono essere previsti termini ridotti fino al 50 per cento rispetto a quelli applicabili in base alla legge n. 241/1990 e con attribuzione al Presidente del Consiglio dei ministri di poteri sostitutivi nel caso di interventi con effetti positivi sull’economia e sull’occupazione (articolo 4).

Individuazione di procedimenti semplificati

Il Governo è delegato ad individuare i procedimenti oggetto di SCIA o di silenzio assenso, nonché quelli per i quali è necessaria l’autorizzazione espressa e quelli per i quali è sufficiente una comunicazione preventiva (articolo 5).

Autotutela amministrativa

In materia di autotutela amministrativa l’articolo 6 della legge, direttamente applicabile, prevede anzitutto che nei casi di SCIA, una volta decorso il termine entro cui l’amministrazione può vietare la prosecuzione dell’attività a seguito di accertata carenza dei requisiti e presupposti, il divieto può essere disposto solo se ricorrono le condizioni per l’annullamento d’ufficio dell’atto illegittimo (le modifiche all’articolo 19, commi 3 e 4, della Legge n. 241/1990). Pertanto, nei casi di SCIA, viene meno la possibilità dell’amministrazione di esercitare il potere di revoca (sulla base di sopravvenuti motivi di pubblico interesse o mutamento della situazione di fatto o nuova valutazione dell’interesse pubblico originario, ai sensi dell’articolo 21-quinquies della legge n. 241/1990).

A sua volta la disciplina dell’annullamento d’ufficio viene integrata stabilendo che il “termine ragionevole” entro il quale è ammesso l’esercizio di tale potere non può essere superiore a diciotto mesi dall’adozione dei provvedimenti di autorizzazione o di attribuzione di vantaggi economici (le modifiche all’articolo 21-nonies, comma 1, della Legge n. 241/1990). E’ comunque stabilito il potere dell’amministrazione di annullare anche dopo la scadenza del termine di diciotto mesi i provvedimenti amministrativi conseguiti sulla base di false rappresentazioni dei fatti o dichiarazioni false o mendaci per effetto di condotte costituenti reato, accertate con sentenza passata in giudicato (nuovo comma 2-bis dell’articolo 21-nonies della legge n. 241/1990).

Trasparenza amministrativa

L’articolo 7 contiene la delega al Governo per la revisione del decreto legislativo n. 33/2013 in materia di pubblicità, trasparenza e diffusione di informazioni da parte delle pubbliche amministrazioni.

Tra i principi e i criteri direttivi per l'esercizio della delega vi sono: i) la ridefinizione dell'ambito soggettivo di applicazione degli obblighi e delle misure in materia di trasparenza; ii) la previsione di misure organizzative per la pubblicazione nel sito istituzionale dell'ente delle informazioni su: le fasi dei procedimenti di aggiudicazione ed esecuzione degli appalti pubblici, il tempo medio di attesa per le prestazioni sanitarie di ciascuna struttura del SSN, il tempo medio dei pagamenti relativi agli acquisti di beni e servizi, l’ammontare complessivo dei debiti e il numero delle imprese creditrici nonché le determinazioni dell’organismo di valutazione; iii) la precisazione dei contenuti e del procedimento di adozione del Piano nazionale anticorruzione, dei piani per la prevenzione della corruzione e della relazione annuale del responsabile della prevenzione della corruzione, anche attraverso la modifica della relativa disciplina legislativa al fine di una differenziazione per settori e dimensioni; iv) la razionalizzazione e la precisazione degli obblighi di pubblicazione nel sito istituzionale al fine di eliminare duplicazioni e consentire che tali obblighi siano assolti attraverso la pubblicità di banche dati detenute dalle pubbliche amministrazioni; v) l'individuazione dei soggetti competenti all'irrogazione di sanzioni in caso di violazione degli obblighi di trasparenza; vi) il riconoscimento della libertà di informazione attraverso il diritto di accesso di chiunque, indipendentemente dalla titolarità di situazioni giuridicamente rilevanti, ai dati e ai documenti detenuti dalle pubbliche amministrazioni, salvo i casi di segreto o di divieto di divulgazione e nel rispetto dei limiti relativi alla tutela degli interessi pubblici e privati, al fine di favorire forme diffuse di controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull'utilizzo delle risorse pubbliche, nonché la semplificazione delle procedure di iscrizione negli elenchi dei fornitori e prestatori di servizi ed esecutori di lavori non soggetti a tentativi di infiltrazione mafiosa.

Il comma 3 dell’articolo 7 contiene inoltre una delega alla ristrutturazione e alla razionalizzazione delle spese per le intercettazioni, da attuare in attesa della realizzazione del sistema unico nazionale delle intercettazioni.

Camere di commercio

Con l’articolo 10 il Governo è delegato ad operare il riordino delle funzioni e del finanziamento delle camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura. L’intervento riguarderà tra l’altro: la ridefinizione delle circoscrizioni territoriali, con riduzione del numero dalle attuali 105 a non più di 60 mediante accorpamento delle camere di commercio; il riordino delle competenze relative alla tenuta e valorizzazione del registro delle imprese; la riduzione del numero dei componenti dei consigli e delle giunte e il riordino della relativa disciplina.

Dirigenza pubblica

L’articolo 11 della legge prevede la delega al Governo per la revisione della disciplina in tema di dirigenza pubblica, comprese le modalità di accesso, il sistema di mobilità, la durata degli incarichi, nonché la valutazione dei rendimenti e la responsabilità.

Deleghe per la semplificazione normativa

Il Capo IV della Legge n. 124/2015 sulla riorganizzazione delle pubbliche amministrazioni contiene un serie di deleghe per la semplificazione normativa in materia di lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche, di partecipazioni societarie delle pubbliche amministrazioni e di servizi pubblici locali di interesse economico generale.

L’articolo 16 indica i principi e i criteri comuni per l’adozione dei tre testi unici; in particolare essi dovranno prevedere il coordinamento formale e sostanziale delle disposizioni legislative vigenti, apportando le modifiche strettamente necessarie per garantire la coerenza giuridica, logica e sistematica della normativa, risolvendo eventuali antinomie e aggiornando le procedure in considerazione delle nuove tecnologie dell'informazione e della comunicazione.

Disciplina del lavoro pubblico

Tra i principi per il riordino della disciplina del lavoro pubblico vi sono quelli di: realizzare l'accentramento dei concorsi e la programmazione delle assunzioni sulla base dei reali fabbisogni professionali rilevati, promuovere il ricambio generazionale mediante nuove risorse nonché rafforzare il principio della separazione tra amministrazione e indirizzo politico e autonomia dei dirigenti nell’attività gestionale (articolo 17).

Partecipazioni societarie delle amministrazioni pubbliche

L’articolo 18 reca la delega al Governo per il riordino della disciplina delle partecipazioni societarie delle amministrazioni pubbliche al fine di garantire la chiarezza e la semplificazione delle disposizioni vigenti nonché la tutela e la promozione della concorrenza. Tra i criteri di delega si segnalano: la distinzione tra tipi di società in relazione alle attività svolte, agli interessi pubblici di riferimento, alla misura e alla qualità della partecipazione e alla sua natura diretta o indiretta nonché alla quotazione in borsa o all’emissione di strumenti finanziari quotati nei mercati regolamentati, anche in base al principio di proporzionalità delle deroghe rispetto alla disciplina privatistica (lettera a); la riduzione delle partecipazioni pubbliche mantenendo solo quelle rientranti nel perimetro dei compiti istituzionali e per ambiti strategici o per la tutela di interessi pubblici rilevanti (lettera b); la definizione del regime delle responsabilità degli amministratori delle amministrazioni partecipanti (lettera c); la razionalizzazione dei criteri pubblicistici per gli acquisti e il reclutamento del personale finalizzati al contenimento dei costi e tenuto conto dei diversi tipi di società e delle diverse attività svolte (lettera e); l’eliminazione delle sovrapposizioni tra regole e istituti pubblicistici e privatistici ispirati alle stesse esigenze di disciplina e controllo (lettera h); la regolazione dei flussi finanziari tra ente partecipante e società partecipata, secondo principi di parità di trattamento tra imprese pubbliche e private e operatore di mercato (lettera l). Specifici criteri di delega sono dedicati alla disciplina delle società partecipate agli enti locali (lettera m); in particolare per le società che gestiscono servizi strumentali e funzioni amministrative viene prevista la definizione di procedure per la scelta del modello societario e per l’internalizzazione; per le società che gestiscono servizi pubblici d interesse economico generale è prevista l’individuazione di un numero massimo di esercizi con perdite di bilancio che comportino obblighi di liquidazione delle società, nonché criteri e strumenti di gestione volti ad assicurare il perseguimento dell’interesse pubblico e ad evitare effetti discorsivi sulla concorrenza anche attraverso forme di controllo sulla gestione e sulla qualità dei servizi. Gli altri criteri che il legislatore delegato dovrà seguire nella revisione della disciplina sulle società partecipate dagli enti locali sono: il rafforzamento delle misure volte a incentivare i processi di aggregazione, intervenendo sulla disciplina dei rapporti finanziari tra ente locale e società partecipate nel rispetto degli equilibri di finanza pubblica; l’introduzione di un sistema sanzionatorio per la mancata attuazione dei principi di razionalizzazione e riduzione delle partecipazioni societarie; l'introduzione di strumenti volti a favorire la tutela dei livelli occupazionali nei processi di ristrutturazione e privatizzazione relativi alle società partecipate.

Servizi pubblici locali di interesse economico generale

L’articolo 19 dispone che l'esercizio delle delega legislativa per il riordino della disciplina dei servizi pubblici locali di interesse economico generale avvenga secondo i seguenti criteri: il riconoscimento ai comuni e alle città metropolitane dell’individuazione delle attività di interesse generale il cui svolgimento è necessario al fine di assicurare la soddisfazione dei bisogni degli appartenenti alle comunità locali (lettera a); la soppressione dei regimi di esclusiva non conformi ai principi generali in materia di concorrenza e comunque non indispensabili per assicurare la qualità e l’efficienza del servizio (lettera b); l’individuazione della disciplina generale in materia di regolazione e organizzazione dei servizi di interesse economico generale di ambito locale, compresa la definizione dei criteri per l'attribuzione dei diritti speciali o esclusivi, in base ai principi di adeguatezza, sussidiarietà e proporzionalità e in conformità alle direttive europee (lettera c); l’individuazione delle modalità di gestione o di conferimento della gestione dei servizi nel rispetto dei principi di autonomia organizzativa, economicità, efficacia, imparzialità, trasparenza, adeguata pubblicità, non discriminazione, parità di trattamento, mutuo riconoscimento e proporzionalità (lettera e); la promozione di meccanismi di premialità o di riequilibrio economico-finanziario nei rapporti con i gestori per gli enti locali che favoriscono l'aggregazione delle attività e delle gestioni secondo principi di economicità ed efficienza ovvero l’eliminazione del controllo pubblico (lettera f); l’individuazione di criteri per la definizione dei regime tariffari che tengano conto degli incrementi di produttività (lettera g); la definizione delle modalità di tutela degli utenti dei servizi pubblici locali, inclusi strumenti di tutela non giurisdizionale e forme di consultazione e partecipazione diretta (lettere h, o , p); la previsione di una netta distinzione tra le funzioni di regolazione e controllo e le funzioni di gestione dei servizi (lettera l); la revisione della disciplina dei regimi di proprietà e gestione delle reti e degli impianti (lettera m); l’individuazione e l'allocazione dei poteri di regolazione e controllo tra i diversi livelli di governo e le autorità indipendenti (lettera n); la definizione del regime delle sanzioni e degli interventi sostitutivi in caso di violazione della disciplina (lettera s); la definizione di strumenti per la trasparenza e la pubblicizzazione dei contratti di servizio da parte degli enti affidanti, anche mediante la definizione di contratti di servizio tipo per ciascun servizio pubblico locale di interesse economico generale (lettera u).

Contenzioso davanti alla Corte dei conti

L’articolo 20 contiene una delega per il riordino della disciplina processuale delle diverse tipologie di contenzioso davanti alla Corte dei conti che tenga conto tra l'altro della giurisprudenza costituzionale e che introduca il rito abbreviato per i giudizi di responsabilità amministrativa.

Abrogazione di disposizioni che prevedono provvedimenti di attuazione

In un’ottica di snellimento della produzione normativa, l’articolo 21 delega il Governo ad adottare uno o più decreti legislativi per l’abrogazione o la modifica di disposizioni legislative, entrate in vigore dopo il 31 dicembre 2011 e fino al 28 agosto 2015 (data dell’entrata in vigore della legge n. 124/2015), che prevedono provvedimenti non legislativi di attuazione. Il Governo è chiamato a individuare le disposizioni che vanno modificate per favorire l’adozione dei provvedimenti attuativi e quelle per le quali invece non sussistono più le condizioni per l’adozione dei provvedimenti attuativi, che andranno conseguentemente abrogate. Inoltre, dovranno essere identificate le disposizioni la cui abrogazione comporterebbe effetti, anche indiretti, sulla finanza pubblica e quelle che costituiscono adempimento di obblighi derivanti dalla normativa dell’UE e dovrà essere assicurata l’adozione dei provvedimenti attuativi che costituiscono adempimenti imposti dalla normativa UE o sono necessari per l’attuazione di trattati internazionali ratificati dall’Italia. Nell’esercizio della delega dovrà in ogni caso essere garantita la coerenza giuridica, logica e sistematica della normativa.

 

6) F24: istituita causale contributo per la riscossione dei contributi da destinare al finanziamento della Cassa Portieri

L’Agenzia delle entrate, per consentire il versamento dei contributi a favore della Cassa Portieri mediante modello F24, con la risoluzione n. 79/E del 3 settembre 2015, ha istituito la seguente causale contributo:

- “ASPO” denominata “Cassa Portieri”.

Si tratta dei versamenti effettuati per finanziare l’ente che gestisce i trattamenti assistenziali, previdenziali e assicurativi, a favore dei dipendenti da proprietari di fabbricati.

In sede di compilazione del modello di pagamento F24, la suddetta causale è esposta nella sezione “INPS”, nel campo “causale contributo”, in corrispondenza, esclusivamente, della colonna “importi a debito versati”, indicando:

- nel campo “codice sede”, il codice della sede Inps competente;

- nel campo “matricola INPS/codice INPS/filiale azienda”, la matricola Inps dell’azienda;

- nel campo “periodo di riferimento”, nella colonna “da mm/aaaa”, il mese e l’anno di riscossione del contributo, nel formato MM/AAAA. La colonna “a mm/aaaa” non deve essere valorizzata.

 

7) Ennesima modifica del software di compilazione Studi di settore - Gerico 2015

L’Agenzia delle entrate, il 3 settembre 2015, ha nuovamente messo a disposizione dei contribuenti interessati, sul proprio sito internet, la versione modificata del software GERICO 2015 – versione 1.0.5 del 03/09/2015, che consente il calcolo della congruità, tenuto conto della normalità economica, della coerenza economica e dell’effetto dei correttivi “crisi”, per i 204 studi di settore applicabili per il periodo d’imposta 2014.

Il software è aggiornato con le modifiche agli studi previste dai DDMM 30/03/2015 e 15/05/2015.

Ecco gli aggiornamenti

In particolare, la versione 1.0.5 del 3 settembre 2015 prevede le seguenti modifiche rispetto alla versione precedente:

- per lo studio VG78U è stata rimossa un’anomalia nei casi di calcolo “Indeterminato” degli indicatori di coerenza: “Margine di intermediazione commerciale relativo alla vendita di pacchetti e servizi turistici” e “Margine di intermediazione commerciale relativo alla vendita di biglietterie e altri servizi (al netto delle quote non commissionabili)”;

- per tutti gli studi è stata adeguata la visualizzazione degli indicatori di coerenza in caso di esito “Non calcolabile” o “Indeterminato”;

- per lo studio VG88U è stato effettuato un adeguamento grafico dell’intestazione di colonna “Numero annuo di pratiche” della sezione “Disbrigo Pratiche “ del quadro D.

Infine, l’Agenzia precisa che l’intervento di aggiornamento non comporta modifiche alla stima dei ricavi e dei compensi.

Software di controllo dei vari modelli Unico

Modelli Unico 2015 (Pf, Sp, Sc, Enc): Sono stati aggiornati i vari software di controllo (versione 1.3.5).

 

8) Aggiornato anche il software di compilazione modello Consolidato nazionale e mondiale 2015

L’Agenzia delle entrate ha reso disponibile sul web la versione software 1.0.3 del 03/09/2015.

Come avverte la nota delle Entrate del 3 settembre 2015, il software Consolidato nazionale e mondiale 2015 consente la compilazione del modello Consolidato nazionale e mondiale 2015 e la creazione del relativo file da inviare telematicamente.

Consolidato nazionale e mondiale 2014 utilizza una nuova tecnologia di distribuzione dei software basati su Java che consente all'utente di usufruire delle applicazioni direttamente dal web. In tal modo è possibile attivare le applicazioni in maniera semplice e con un solo clic, avendo la certezza di utilizzare sempre la versione più aggiornata ed evitando complesse procedure di installazione o aggiornamento.

Aggiornamenti alla versione 1.0.3 del 03/09/2015

Il software è stato adeguato all’aggiornamento delle specifiche tecniche del 3 settembre 2015.

 

Vincenzo D’Andò