Diario quotidiano del 3 settembre 2015: dal 2016 aumenterà la deducibilità delle spese di rappresentanza dal reddito d’impresa

Pubblicato il 3 settembre 2015



conti delle banche e degli intermediari più trasparenti; spese di rappresentanza: aumenterà dal 2016 la deduzione; edilizia: confermati sconti per il 2015; commercialisti: software gratuito per compilare il mandato professionale disponibile dal 10 settembre 2015; decreto legislativo di attuazione della direttiva ADR per i consumatori; le spese di manutenzione: nota operativa della Fondazione

 

 Indice:

 1) Conti delle banche e degli intermediari più trasparenti

 2) Spese di rappresentanza: aumenterà dal 2016 la deduzione

 3) Edilizia: confermati sconti per il 2015

 4) Commercialisti: software gratuito per compilare il mandato professionale disponibile dal 10 settembre 2015

 5) Decreto legislativo di attuazione della direttiva ADR per i consumatori

 6) Le spese di manutenzione: nota operativa della Fondazione

 

 

1) Conti delle banche e degli intermediari più trasparenti

E' stato pubblicato, sulla Gazzetta Ufficiale n. 202 del 1° settembre 2015, il Decreto legislativo n. 136 del 18 agosto 2015, che attua la direttiva 2013/34/UE relativa ai bilanci d'esercizio, ai bilanci consolidati e alle relative relazioni per la parte relativa ai conti annuali ed ai conti consolidati delle banche e degli altri istituti finanziari. In particolare, il decreto disciplina: i bilanci degli intermediari finanziari che redigono i bilanci sulla base delle previsioni della Direttiva 86/635/CEE; i casi in cui un intermediario bancario o finanziario vigilato dalla Banca d’Italia è tenuto a redigere il bilancio consolidato sulla base dei principi contabili internazionali emanati dall’organo incaricato di emanare i principi contabili (IASB) e adottati dalla Commissione europea. La prima applicazione si avrà solo con i bilanci relativi al primo esercizio successivo a quello chiuso o in corso al 31/12/2015.

La trasparenza è l’obiettivo primario delle novità. E sul punto le regole per banche e altre imprese non divergono. Gli obiettivi che la direttiva 2013/34 sono:

a) riduzione degli oneri amministrativi a carico soprattutto delle piccole e medie imprese e semplificarne la relativa disciplina;

b) miglioramento della comparabilità dell'informativa resa con i bilanci;

c) tutela degli interessi degli utilizzatori dei bilanci con una corretta rappresentazione delle informazioni contabili più rilevanti;

d) miglioramento della trasparenza relativa ai pagamenti effettuati ai governi da parte delle grandi imprese.

Il D.Lgs. n. 136/2015 con riguardo alle partecipazioni rilevanti per i soggetti non Ifrs concede la possibilità di valutazione al patrimonio netto delle partecipazioni in controllate e collegate. In sede di prima applicazione del metodo la modifica del valore contabile (che deve essere adeguato alla frazione del patrimonio netto della partecipata) qualora comporti un risultato positiva porta al’iscrizione di una immobilizzazione da ammortizzare. Se invece il risultato è negativo lo stesso deve essere iscritto in una riserva non distribuibile del patrimonio netto o in un fondo rischi qualora tale minor valore sconti la previsione di perdite future della consolidata. Tale innovazione è l’unica per cui il governo non ha ritenuto di recepire il parere delle commissioni parlamentari.

 

2) Spese di rappresentanza: aumenterà dal 2016 la deduzione

E’ ancora in attesa di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale il decreto legislativo sulle internazionalizzazioni, già approvato dal Governo in attuazione della riforma fiscale.

Il decreto legislativo sulle internazionalizzazioni prevede dal 2016 un aumento dei limiti di spese di rappresentanza deducibili dal reddito d’impresa.

Dunque, dal 2016 aumenteranno i limiti, proporzionali ai ricavi annuali delle imprese, di deduzione delle spese di rappresentanza. Si potrà dedurre, infatti, un importo massimo pari all’1,5% (prima 1,3%) dei «ricavi e proventi della gestione caratteristica» delle imprese (voce A.1 e A.5 del conto economico), fino a 10 milioni di euro di ricavi, allo 0,6% (prima 0,5%) per la parte eccedente 10 milioni e fino a 50 milioni di euro, e allo 0,4% (prima 0,1%) per la parte eccedente 50 milioni di euro. Resta fermo, invece, il limite dei 50 euro del valore unitario degli omaggi (beni) di modico valore, i quali continueranno a essere sempre deducibili, indipendentemente dal superamento o meno delle percentuali da parte delle altre spese di rappresentanza di valore più elevato.

Anche relativamente all’inerenza, il decreto internazionalizzazioni ha modificato la normativa precedente, prevedendo che la stessa venga individuata dal decreto ministeriale 19 novembre 2008, «anche in funzione della natura e della destinazione delle stesse» e non più «dell’attività internazionale dell’impresa». In questo caso, il decreto attuativo non deve essere modificato, in quanto già in precedenza non aveva specificato alcun requisito relativo «all’attività internazionale dell’impresa».

Considerando che il decreto attuativo prevede che, per le imprese di nuova costituzione, le spese sostenute prima del conseguimento dei primi ricavi «possono essere portate in deduzione dal reddito» del periodo d’imposta dei primi ricavi e in quello successivo, «se e nella misura in cui le spese sostenute in tali» due «periodi siano inferiori all’importo deducibile», dovrà essere chiarito dalle Entrate, se già dal prossimo anno, dopo aver dedotto le spese del periodo stesso, si potranno utilizzare le nuove percentuali anche per dedurre le spese di rappresentanza “pre-ricavi” sostenute fino al 31 dicembre 2015.

Il decreto legislativo non ha modificato la normativa sulle spese di pubblicità, le quali potranno ancora essere fiscalmente capitalizzate e ammortizzate «in quote costanti nell’esercizio stesso e nei quattro successivi». A seguito del recepimento della direttiva Ue 34/2013, peraltro, dal 2016 le spese di pubblicità, come quelle di ricerca, non potranno più essere capitalizzate civilisticamente e costituiranno un costo di esercizio. Considerando che fiscalmente la scelta tra la capitalizzazione o meno è libera, il disallineamento potrà essere evitato, se si deciderà di spesarle.

Per le spese di pubblicità, a differenza di quelle di rappresentanza, non è ancora stato previsto un limite massimo deducibile proporzionato ai ricavi dell’impresa, con il conseguente problema della possibile qualificazione come spesa di rappresentanza sia delle spese di pubblicità sia di quelle di sponsorizzazione. Peraltro, si ricorda che dal 13 dicembre 2014, i soggetti che applicano il regime Iva dell’articolo 74, comma 6 del Dpr 633/1972 o quello dell’articolo 2, comma 3 della legge 398/1991 versano solo il 50% dell’Iva delle fatture emesse di sponsorizzazioni e non più il 90%, in quanto il calcolo per queste ultime è stato parificato a quello previsto per le fatture di pubblicità (articolo 29 del D.Lgs. n. 175/2014).

 

3) Edilizia: confermati sconti per il 2015

Dal 1° settembre 2015 le aziende potranno inoltrare l’istanza per accedere al beneficio nella misura fissata per il 2014, pari al 11,50%.

Lo rammenta il Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro, con una nota del 2 settembre 2015, in ossequio a quanto affermato dall’INPS con il messaggio n. 5336/2015.

Per le modalità di determinazione della contribuzione su cui operare la riduzione e dei soggetti che ne hanno diritto rileva quanto affermato dall’INPS con la circolare n. 75 del 10 aprile 2015.

Viene ricordato che hanno diritto all’agevolazione contributiva i datori di lavoro classificati nel settore industria con i codici statistici contributivi da 11301 a 11305 e nel settore dell’artigianato con i codici statistici contributivi da 41301 a 41305, nonché caratterizzati dai codici Ateco 2007 da 412000 a 439909.

Peraltro, non costituiscono attività edili in senso stretto – pertanto sono escluse dalla riduzione contributiva in oggetto – le opere di installazione di impianti elettrici, idraulici ed altri lavori simili, contraddistinte dai codici Ateco 2007 da 432101 a 432909 e dai codici statistici contributivi 11306, 11307, 11308, 41306, 41307, 41308, sempre accompagnati dai codici di autorizzazione 3N e 3P.

Lo sgravio è applicabile per i periodi di paga da gennaio a dicembre 2015.

Le istanze finalizzate all’applicazione della riduzione contributiva nel settore dell’edilizia relativamente al 2015 devono essere inviate esclusivamente in via telematica avvalendosi del modulo “Rid-Edil”, disponibile all’interno del cassetto previdenziale aziende del sito internet dell’Istituto, nella sezione “comunicazioni on-line”, funzionalità “invio nuova comunicazione”.

Entro il giorno successivo all’inoltro, i sistemi informativi centrali effettueranno alcuni controlli formali e attribuiranno un esito positivo o negativo alla comunicazione.

Le posizioni contributive relative ai datori di lavoro ammessi allo sgravio saranno contraddistinte dal codice di autorizzazione “7N”; a prescindere dalla data di inoltro dell’istanza, il codice di autorizzazione “7N” avrà validità da agosto a dicembre 2015.

I datori di lavoro autorizzati potranno esporre lo sgravio nel flusso UniEmens. Il beneficio corrente va esposto con il codice causale “L206” nell’elemento <AltreACredito> di <DatiRetributivi>; il recupero degli arretrati va esposto con il codice causale “L207”, nell’elemento <AltrePartiteACredito> di <DenunciaAziendale>.

Nei casi di matricole sospese o cessate, l’azienda che deve recuperare lo sgravio per i mesi antecedenti la sospensione o la cessazione, effettuerà la richiesta avvalendosi della funzionalità “contatti” del cassetto previdenziale aziende, allegando una dichiarazione conforme al fac-simile; la sede Inps competente, verificata la spettanza del beneficio, attribuirà il codice di autorizzazione “7N” relativamente all’ultimo mese in cui la matricola era attiva.

I datori di lavoro autorizzati alla riduzione contributiva secondo la modalità sopra descritta, ai fini della fruizione del beneficio spettante, dovranno avvalersi della procedura delle regolarizzazioni contributive (UniEmens/vig).

Per gli operai non più in forza, i datori di lavoro potranno fruire del beneficio valorizzando nella sezione individuale del primo flusso UniEmens utile gli stessi elementi previsti per gli operai ancora in forza; non saranno ovviamente valorizzate le settimane, i giorni retribuiti ed il calendario giornaliero.

Sarà invece valorizzato l’elemento <TipoLavStat> con il codice “NFOR”, che contraddistingue gli operai non più in carico presso l’azienda.

Nell’ipotesi in cui il decreto interministeriale dovesse escludere lo sgravio per l’anno 2015 o modificarne la misura rispetto all’anno 2014, l’Istituto provvederà a recuperare gli importi non spettanti, ovvero fornirà ai datori di lavoro le istruzioni per il conguaglio delle differenze a credito.

 

4) Commercialisti: software gratuito per compilare il mandato professionale disponibile dal 10 settembre 2015

Sta per essere ultimato il software gratuito per la redazione del mandato professionale dei Commercialisti, il cui lancio sul sito del CNDCEC è stato preannunciato dallo stesso Consiglio Nazionale dei Commercialisti per il prossimo 10 settembre. Deriva da un progetto del Consiglio nazionale un servizio per gli oltre 116mila iscritti alla categoria.

Sarà disponibile gratuitamente dal 10 settembre, su detto sito, il software “Mandato”, realizzato in collaborazione con la Commissione di Studio “Tariffa” dello stesso Consiglio Nazionale. Ragioni di natura tecnica ed organizzativa rendono indispensabile regolamentare il download del software per la predisposizione del mandato professionale dei commercialisti secondo un calendario che sarà consultabile nella pagina di accesso al sistema e che permetterà il controllo ottimale dei flussi di accesso.

Grazie ad una serie di menù, il software guiderà il commercialista nell’individuazione di tutti gli elementi caratterizzanti la prestazione professionale e potrà successivamente quantificare gli onorari da includere nella sua bozza di preventivo o nella lettera d’incarico professionale. L’utilizzo del software permetterà di redigere tutta la documentazione necessaria in fase sia di proposizione che di successiva gestione del mandato professionale: preventivo dettagliato, mandato professionale, documentazione ai fini dell’antiriciclaggio, privacy ecc. I servizi on line consentiranno la fruizione, in modo semplice e strutturato, di materiale e documentazione elaborati dalla Commissione di studio “Tariffa” ed approvati dal Consiglio Nazionale, tra cui il “Facsimile di lettera di incarico professionale”, integrato nel software.

 

5) Decreto legislativo di attuazione della direttiva ADR per i consumatori

Nella Gazzetta Ufficiale n. 191 del 19 agosto 2015 è stato pubblicato il D.Lgs. n. 130 del 6 agosto 2015 che attua la direttiva 2013/11/UE sulla risoluzione alternativa delle controversie dei consumatori (direttiva sull’ADR per i consumatori).

Il decreto inserisce nella parte V del Codice del consumo il nuovo titolo II-bis “Risoluzione extragiudiziale delle controversie”, sostituisce l’articolo 141 e introduce i nuovi articoli da 141-bis al 141-decies, delineando una disciplina sistematica della risoluzione stragiudiziale delle controversie con i consumatori.

La nuova disciplina si applica alle procedure volontarie di composizione stragiudiziale per la risoluzione, anche in via telematica, delle controversie nazionali e transfrontaliere tra consumatori e professionisti residenti/stabiliti nell’Unione europea, nell’ambito delle quali l’organismo ADR propone una soluzione o riunisce le parti per agevolare una soluzione amichevole. Rientrano in particolare nell’ambito di applicazione delle nuove disposizioni gli organismi di mediazione per la trattazione degli affari in materia di consumo iscritti nella sezione speciale del registro degli organismi di mediazione (d.lgs. 28/2010), gli organismi ADR istituiti o iscritti negli elenchi tenuti e vigilati dalle autorità competenti, le procedure ADR svolte dall’Autorità per l’energia elettrica, il gas e il sistema idrico (AEEGSI), dalla Consob, dalla Banca d’Italia nei settori di competenza, in cui gli organismi ADR adottano una decisione.

Il nuovo titolo II-bis stabilisce gli obblighi e i requisiti degli organismi ADR e le caratteristiche delle procedure di risoluzione stragiudiziale; prevede obblighi informativi dei professionisti verso i consumatori sugli organismi competenti a trattare le potenziali controversie; disciplina le negoziazioni paritetiche e designa le autorità competenti a svolgere i compiti di gestione e vigilanza degli elenchi degli organismi ADR afferenti al loro settore (Ministero della giustizia insieme al Ministero dello sviluppo economico per il registro degli organismi di mediazione in materia di consumo ex d.lgs. n. 28/2010; CONSOB, AEEGSI e AGCOM per i settori di competenza; Banca d’Italia per i sistemi di cui all’art. 128-bis TUB; altre autorità amministrative indipendenti settoriali per gli ambiti di competenza; Ministero dello sviluppo economico per le negoziazioni paritetiche in settori non regolamentati o in cui l’autorità di settore non interviene).

Il decreto legislativo prevede inoltre alcuni adempimenti per il rispetto del Regolamento (UE) n. 524/2013 sulla risoluzione delle controversie online dei consumatori. Il regolamento, complementare alla direttiva ADR, ha creato una piattaforma web per tutta l’Unione europea, gestita dalla Commissione, che costituisce un unico punto di accesso stragiudiziale per la risoluzione delle controversie online e consente di svolgere online l’intera procedura; gli organismi ADR che gestiscono le controversie online sono disciplinati dalla direttiva 2013/11/UE.

Pubblicata in Gazzetta la nuova disciplina dei bilanci delle imprese di natura finanziaria

È stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale, Serie generale, n. 202 del 1° settembre 2015 il decreto legislativo 18 agosto 2015, n. 136 che ha dato attuazione, con riferimento alle imprese di natura finanziaria, alla direttiva comunitaria 2013/34/UE relativa ai bilanci d’esercizio, ai bilanci consolidati e alle relative relazioni di alcune tipologie di imprese. La direttiva 2013/34/UE reca una nuova disciplina complessiva in tema di bilanci d’esercizio e consolidati delle imprese che sostituisce la quarta e la settima direttiva sul diritto societario (direttive 78/660/CEE e 83/349/CEE). Il legislatore nazionale ha deciso di recepire la predetta direttiva con due distinti decreti legislativi che presentano un differente ambito di applicazione: un decreto relativo alle imprese di natura finanziaria e un altro decreto relativo alle imprese non finanziarie.

In particolare il decreto legislativo n. 136/2015 contiene la disciplina di bilancio d’esercizio e del bilancio consolidato relativo ai confidi minori e agli operatori di microcredito (di cui, rispettivamente, agli articoli 112 e 111 del TUB) e detta alcune disposizioni in materia di obblighi di redazione del bilancio consolidato e di contenuto della relazione della gestione per gli intermediari bancari e finanziari vigilati dalla Banca d’Italia, tenuti ad applicare i principi contabili IAS/IFRS. In considerazione del suo ambito di applicazione, il decreto legislativo n. 136/2015 sostituisce e abroga il decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 87 che regolava finora la materia.

Le disposizioni del decreto n. 136/2015 relative ai confidi minori e agli operatori di microcredito si applicano per la prima volta al bilancio d’esercizio e consolidato relativi al primo esercizio successivo a quello chiuso o in corso al 31 dicembre 2015.

(Assonime, note del 2 settembre 2015)

 

6) Le spese di manutenzione: nota operativa della Fondazione

La Fondazione Accademia romana di Ragioneria ha pubblicato la nota operativa n. 12 del 2 settembre 2015 sull’argomento spesso affrontato dagli operatori contabili, ovvero il trattamento contabile e fiscale delle spese di manutenzione.

Nella categoria di spese in oggetto rientrano diverse tipologie di interventi. A seconda della tipologia di intervento e del bene soggetto a manutenzione, si dovranno avere diversi accorgimenti contabili e fiscali.

Definizione e classificazione

Secondo i principi contabili nazionali, OIC 16, le spese di manutenzione effettuate sulle immobilizzazioni materiali vengono classificate a secondo dei benefici che queste apportano al bene.

L’OIC 16 distingue le spese di manutenzione in due tipologie.

Spese di manutenzione ordinaria

Le spese di manutenzione ordinaria sono quelle sostenute dall’impresa per preservare l’efficienza del bene. Il bene sottoposto a tali interventi, pertanto, manterrà invariata la propria vita utile e l’originaria capacità produttiva.

Rientrano in questa categoria le spese sostenute per la riparazione di guasti, gli interventi di sostituzione di componenti consumabili, la verniciatura, la pulizia ecc..

Tali spese, così come previsto dall’OIC, devono essere imputate direttamente a conto economico nell’esercizio in cui vengono sostenute.

Alcune tipologie di interventi di manutenzione ordinaria vengono svolti dopo un certo numero di anni o dopo un certo numero di ore di utilizzo del bene. Il costo di detti interventi matura dunque in più esercizi e si manifesta finanziariamente a scadenze pluriennali.

In questi casi, così come indicato dal principio contabile n.19 “Fondi per rischi e oneri e Trattamento di Fine Rapporto” è necessario istituire un Fondo per Manutenzione Ciclica al fine di ripartire il costo dell’intervento secondo il principio di competenza economica.

Il Fondo Manutenzione Ciclica è tipico di grandi impianti e macchinari, come ad esempio navi e aeromobili, e deve essere accantonato se sussistono le seguenti condizioni:

L’accantonamento annuale del fondo deve avvenire secondo parametri appropriati, che garantiscano una ragionevole distribuzione del costo secondo il principio di competenza.

Nel caso in cui il costo stanziato fosse diverso da quello effettivamentesostenuto, si dovrà imputare la differenza a sopravvenienza attiva/passiva.

Da un punto di vista fiscale, le spese di manutenzione ordinaria sono deducibili nel limite del 5% del costo di tutti i beni risultanti dal registro dei beni ammortizzabili (art. 102 comma 6 del Tuir). Il valore dei beni ammortizzabili da prendere come riferimento è quello risultante dal libro cespiti a inizio anno.

Non è richiesta alcuna proporzione diretta, invece, tra la manutenzione effettuata sul singolo bene e il suo costo storico.

La parte eccedente il 5% può essere dedotta in quote costanti nei cinque esercizi successivi. In tale eventualità sarà necessario rilevare le imposte anticipate nell’esercizio in cui la spesa viene sostenuta.

Si ipotizza che una società di capitali nell’esercizio 2015 sostiene 15.000 € di spese per manutenzione ordinaria a fronte di un valore dei beni ammortizzabili a inizio esercizio di euro 100.000.

La spesa deducibile nell’esercizio ammonta a 5.000 € (5% di 100.000). la parte eccedente viene dedotta nei 5 anni successivi.

Il conto Ires anticipata” confluirà con segno positivo a conto economico in modo da aumentare le imposte correnti e ridurre l’utile di competenza.

Per particolari settori, come l’autotrasporto, il trattamento fiscale è disciplinato da appositi decreti ministeriali.

L’accantonamento per manutenzioni cicliche di navi o aeromobili è sempre deducibile nel limite del 5% ma la differenza diventa fiscalmente rilevante nell’anno in cui la spese viene effettivamente sostenuta (art. 107 comma 1 del Tuir).

A differenza degli altri beni, dunque, non si potrà ripartire il costo eccedente nei cinque anni successivi ma solo nell’anno in cui avviene l’intervento di manutenzione.

Se le spese di manutenzione ordinaria vengono sostenute per dei beni di proprietà di terzi, infine, il costo sarà imputato a conto economico così come avviene per i beni di proprietà ma non è in vigore alcun limite di deducibilità.

Spese di manutenzione straordinaria

Gli interventi di manutenzione straordinaria vengono eseguiti per ampliare, ammodernare o migliorare gli elementi strutturali di un’immobilizzazione.

Qualora tali spese contribuiscano ad un aumento significativo e misurabile della capacità produttiva, della sicurezza o della vita utile del bene devono essere capitalizzate e ammortizzate negli anni.

La capitalizzazione delle spese di manutenzione determina una revisione del piano d’ammortamento del bene che varierà in modo diverso a seconda del prolungamento, o meno, della vita utile dell’immobilizzazione.

Le spese capitalizzate, dunque, non assumono autonoma rilevanza rispetto al bene a cui si riferiscono e pertanto le aliquote di ammortamento devono essere le stesse previste per il cespite oggetto dell’intervento.

Nel caso in cui le spese straordinarie comportino una miglioria su un bene di proprietà di terzi la capitalizzazione del costo avverrà movimentando:

- La voce B.I.7) Altre immobilizzazioni immateriali, se la spesa non genera un elemento con autonoma funzionalità separabile dal bene di proprietà di terzi.

- La voce B.II. Immobilizzazioni materiali, se la spesa da origine ad un bene, con autonoma funzionalità, separabile dal cespite principale di proprietà di terzi.

Le spese straordinarie capitalizzate seguono le regole del cespite per il quale vengono sostenute anche da un punto di vista fiscale.

La circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 27 del 2005 ha chiarito che le spese sostenute su beni di terzi e iscritte nella voce “Altre immobilizzazioni immateriali” costituiscono degli oneri pluriennali per i quali si applica l’art. 108 comma 3 del Tuir.

La norma del testo unico citata non fa altro che richiamare quanto stabilito dall’art. 2426 del Codice Civile che prevede, per gli oneri pluriennali, una quota d’ammortamento pari al massimo ad un quinto dell’onere sostenuto.

Anche da fiscalmente, dunque, si potrà ammortizzare la spesa in cinque anni.

(Fondazione Accademia romana di Ragioneria, nota operativa n. 12 del 2 settembre 2015 )

 

Vincenzo D’Andò