Diario quotidiano dell’1 settembre 2015: le novità in arrivo per l’A.P.E. dall’1/10/2015

Pubblicato il 1 settembre 2015



contributi a fondo perduto PMI: dal 1° settembre la registrazione on line; fondo di garanzia PMI esteso alle professioniste; nuova APE dal 1° ottobre 2015; abuso del diritto fiscale: le nuove disposizioni (tra cui, il raddoppio dei termini per l’accertamento) in Gazzetta Ufficiale; servizi catastali: precisazioni delle Entrate; F24: ecco i codici per compensare i crediti dei produttori di opere audiovisive; trattamento fiscale della plusvalenza da cessione dell’unica azienda detenuta da un’impresa familiare
 
 Indice:  1) Contributi a fondo perduto PMI: dal 1° settembre la registrazione on line  2) Fondo di garanzia PMI esteso alle professioniste  3) Nuova APE dal 1° ottobre 2015  4) Abuso del diritto fiscale: le nuove disposizioni (tra cui, il raddoppio dei termini per l’accertamento) in Gazzetta Ufficiale  5) Servizi catastali: precisazioni delle Entrate  6) F24: ecco i codici per compensare i crediti dei produttori di opere audiovisive  7) Trattamento fiscale della   plusvalenza da cessione dell’unica azienda detenuta da un’impresa familiare  

1) Contributi a fondo perduto PMI: dal 1° settembre la registrazione on line

Le domande si presentano, in via telematica, dal 22 settembre alle ore 10:00.

La registrazione sulla piattaforma informatica è possibile già dal 1° settembre per poi compilare la domanda on line dal 15 settembre.

Contributi a fondo perduto a supporto di programmi di internazionalizzazione

Il Ministero dello Sviluppo Economico, con il Decreto 15 maggio 2015, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 140 del 19 giugno 2015, ha comunicato le modalità per la concessione di contributi a fondo perduto, nella forma di voucher, a favore delle PMI finalizzati a sostenere programmi di internazionalizzazione.

Finalità e risorse disponibili

L’intervento è finalizzato a sostenere, tramite contributi a fondo perduto in forma di voucher, l’acquisizione di servizi che devono includere la messa a disposizione di una figura professionale specializzata nei processi di internazionalizzazione al fine di realizzare attività di studio, progettazione e gestione di processi e programmi su mercati esteri. I soggetti richiedenti per l’acquisizione di tali servizi, dovranno avvalersi di società inserite in un apposito elenco costituito presso il Ministero dello Sviluppo economico.

Le risorse finanziarie complessive ammontano ad euro 19.000.000 di cui una riserva, pari al 3%, è destinata alle imprese in possesso del Rating di Legalità. Una quota, fino al 50% del monte risorse, è inoltre destinata ai soggetti che:

- abbiano iniziato il percorso di internazionalizzazione partecipando ai «Roadshow per l’internazionalizzazione» organizzati dall’ICE-Agenzia;

- presentino un profilo aziendale dal quale risulti una sufficiente potenzialità di internazionalizzazione attestata da una valutazione rilasciata da ICE-Agenzia con data non anteriore ai 3 mesi precedenti il termine per la presentazione della domanda.

Beneficiari

Possono presentare domanda per la concessione del voucher i seguenti soggetti:

- Micro, piccole e medie Imprese, anche in forma di società cooperativa, rispondenti ai parametri dimensionali di PMI;

- Reti di Imprese (art. 3, comma 4-quater, del D.L. n. 5 del 10/2/2009).

I soggetti beneficiari devono inoltre essere in possesso dei seguenti requisiti:

- non avere beneficiato di un importo complessivo di aiuti «de minimis» che, unitamente al contributo in questione, superi euro 200.00 nell’ultimo triennio (euro 100.00 per le imprese che operano nel settore dei trasporti di merci su strada per conto terzi);

- non rientrare tra le imprese attive nei settori esclusi dall’art. 1 del Regolamento UE n. 1407/2013 del 18 dicembre 2013;

- non aver ricevuto altri contributi pubblici per le medesime spese ;

- risultare iscritte al registro della Camera di commercio territorialmente competente delle imprese in stato di attività;

- non essere in stato di scioglimento o liquidazione volontaria e non essere sottoposte a procedure concorsuali, quali fallimento, liquidazione coatta amministrativa, concordato preventivo, amministrazione controllata o straordinaria;

- avere realizzato un fatturato non inferiore a euro 500.000 in almeno uno degli ultimi 3 esercizi approvati. Nel caso di Reti di Imprese, avere - in via di cumulo tra gli operatori che compongono la Rete - un fatturato non inferiore a euro 500.000 in almeno uno degli ultimi 3 esercizi approvati. La soglia minima di fatturato non si applica alle start-up iscritte nell’apposita sezione del Registro Imprese;

- non essere destinatarie di sanzioni interdittive (art. 9, comma 2, del D.Lgs. n. 231/2001).

Spese ammissibili

Sono considerate ammissibili le spese per il costo del temporary export manager sostenute dalla data di sottoscrizione del contratto di servizi, nell’ambito del quale deve essere individuato il soggetto che svolge la prestazione.

Misura delle agevolazioni

Le agevolazioni consistono in voucher del valore di euro 10.000, nella forma di contributo a fondo perduto a valere sul Regolamento UE 1407/2013 “de minimis”, destinate all’acquisizione di servizi specialistici per almeno 6 mesi con una quota di cofinanziamento da parte dell’impresa beneficiaria di almeno euro 3.000 (il costo complessivo sostenuto dall’impresa per il servizio deve essere pertanto almeno di euro 13.000).

Presentazione delle domande

Le domande potranno essere presentate in via telematica a partire dal 22 settembre alle ore 10:00 ma, già a partire dal 1° settembre sarà possibile registrarsi sulla piattaforma informatica e, grazie alla credenziale ottenuta, iniziare a compilare la domanda on line dal giorno 15 settembre. Il Ministero procederà all’assegnazione dei Voucher secondo l’ordine cronologico di ricezione delle domande e nei limiti delle risorse disponibili, tenuto conto delle riserve e della sussistenza dei requisiti di ammissibilità.

Ai fini della fruizione della agevolazione, l’impresa beneficiaria dovrà presentare - tramite la procedura informatica - il contratto stipulato con la società fornitrice dei servizi di consulenza. Per l’erogazione del contributo, che avverrà a saldo e in una unica soluzione, l’impresa beneficiaria dovrà presentare la documentazione necessaria alla rendicontazione della spesa.

2) Fondo di garanzia PMI esteso alle professioniste

Dopo le imprese femminili, anche le professioniste possono effettuare la prenotazione della garanzia del Fondo per le PMI.

Dunque, anche le professioniste iscritte agli ordini professionali o aderenti alle associazioni professionali iscritte nell’elenco tenuto dal Ministero dello sviluppo economico possono accedere al Fondo di Garanzia previsto per le piccole e medie imprese (PMI).

Fondo di Garanzia PMI anche per le professioniste

La Banca del Mezzogiorno - Mediocredito Centrale S.p.A. - con la circolare n. 11 del 6 luglio 2015, ha ufficializzato l’estensione anche alle professioniste della possibilità di effettuare la prenotazione della garanzia del Fondo per le PMI. L’estensione dei soggetti beneficiari finali all’intervento della sezione speciale è previsto dall’atto aggiuntivo alla Convenzione del 14 marzo 2013, sottoscritto in data 2 dicembre 2014 dalla Presidenza del Consiglio – Dipartimento per le Pari Opportunità, dal Ministero dello sviluppo economico e dal Ministero dell’economia e finanze e approvato con decreto della Presidenza del Consiglio – Dipartimento per le Pari Opportunità, del Ministero dello sviluppo economico e del Ministero dell’economia e finanze del 20 aprile 2015.

Garanzia del Fondo

La garanzia del Fondo è un’agevolazione introdotta dal Ministero dello sviluppo economico (Mise), che può essere attivata solo a fronte di finanziamenti concessi da banche, società di leasing e altri intermediari finanziari a favore di imprese e professionisti. Il Fondo non interviene direttamente nel rapporto tra banca e cliente e tassi di interesse, condizioni di rimborso ecc., sono lasciati alla contrattazione tra le parti. Ma sulla parte garantita dal Fondo non possono essere acquisite garanzie reali, assicurative o bancarie.

Soggetti beneficiari

Possono essere garantite:

- le imprese di micro, piccole o medie dimensioni (PMI) iscritte al Registro delle Imprese;

- i professionisti/le professioniste iscritti/e agli ordini professionali o aderenti ad associazioni professionali iscritte all’apposito elenco del Ministero dello sviluppo economico.

Finanziamento

L’intervento è concesso, fino ad un massimo dell’80% del finanziamento, su tutti i tipi di operazioni sia a breve sia a medio-lungo termine, tanto per liquidità che per investimenti. Il Fondo garantisce a ciascuna impresa o professionista un importo massimo di 2,5 milioni di euro, un plafond che può essere utilizzato attraverso una o più operazioni, fino a concorrenza del tetto stabilito, senza un limite al numero di operazioni effettuabili. Tale limite si riferisce all’importo garantito, mentre per il finanziamento nel suo complesso non è previsto un tetto massimo.

3) Nuova APE dal 1° ottobre 2015

Dopo una serie di rinvii, sarà operativa dal prossimo 1° ottobre. Dopo un accordo tra le Regioni e le autonomie locali, d’intesa con il Ministero dello Sviluppo Economico, le nuove regole per la certificazione energetica (APE) in Italia entreranno in vigore a partire dal 1° ottobre 2015, ennesimo slittamento dopo le prime ipotesi di entrata in vigore il 1° luglio e il 1° agosto 2015.

I tre decreti del Ministero dello Sviluppo Economico che riscrivono le norme sull’efficienza energetica degli edifici sono infatti stati pubblicati in Gazzetta Ufficiale Serie Generale n. 162 del 15 luglio 2015, supplementi ordinari n. 39 e n. 40.

Novità della nuova APE

Le nuove linee guida introducono una scala di classificazione della prestazione energetica degli immobili formata da 10 classi: A4, A3, A2, A1, B, C, D, E, F, G (dal più efficiente al meno efficiente).

All’interno dell’APE, oltre alla classe energetica, è previsto l’inserimento di un nuovo indicatore della prestazione energetica invernale ed estiva dell’involucro, al netto degli impianti presenti. Tale informazione è fornita nella prima pagina del nuovo APE sotto forma di un indicatore grafico del livello di qualità.

APE unificata

L’Attestato, obbligatorio in caso di compravendite di immobili, sarà semplificato e identico su tutto il territorio nazionale, con una metodologia di calcolo omogenea. Le Regioni e le Province autonome dovranno adeguarsi entro due anni.

Verrà inoltre predisposto un sistema informativo comune su tutto il territorio nazionale, il SIAPE, contenente tutti i dati relativi agli attestati di prestazione energetica così che le Regioni e le Province autonome possano effettuare in modo più semplice ed immediato gli opportuni controlli. Il SIAPE dovrà comprendere la gestione di un catasto unificato degli edifici, degli attestati di prestazione energetica e dei relativi controlli e ispezioni pubblici e sarà realizzato dall’ENEA.

Obbligo di APE

L’obbligo per il proprietario di produrre l’Attestato di Prestazione Energetica è stabilito dal D.Lgs. 19 agosto 2005, n. 192: “Nel caso di vendite, di trasferimento di immobili a titolo gratuito o di nuova locazione di edifici o unità immobiliari, ove l’edificio o l’unità non ne sia già dotato”.

Tutti gli annunci di immobili in vendita e in affitto devono riportare l’indice di prestazione energetica (Ipe) e la classe energetica corrispondente, nella consueta scala che va da g (la peggiore) ad a+ (la migliore).

Nella fase della contrattazione immobiliare, l’APE dovrà essere resa nota, mentre andrà poi allegata ai contratti di locazione o agli atti di compravendita. Fanno eccezione, in quanto non sottoposti all’obbligo di APE, gli edifici e monumenti protetti, luoghi esclusivi di culto e attività religiose, costruzioni temporanee per destinazione d’uso uguale o inferiore a due anni, edifici o parti di edifici isolati con meno di 50 mq ed edifici usati meno di 4 mesi all’anno.

I vecchi attestati restano validi per 10 anni

Chi già in suo possesso un APE in corso di validità, non dovrà chiederne il rifacimento, almeno fino alla naturale scadenza. Così come in passato, la targa energetica continuerà a valere fino a un massimo di dieci anni, a partire dalla data di rilascio.

Altri provvedimenti sull’efficienza energetica

Un secondo decreto definisce le metodologie di calcolo delle prestazioni energetiche e definisce le prescrizioni ed i requisiti minimi degli edifici. Le modifiche riguardano in particolare gli standard energetici minimi per gli edifici nuovi e per quelli ristrutturati, ottimizzando il rapporto costi/benefici degli interventi, a fronte della direttiva 2010/31/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 19 maggio 2010, sulla prestazione energetica nell’edilizia. Tali criteri si applicano agli edifici pubblici e privati, sia di nuova costruzione che già esistenti e sottoposti a ristrutturazione.

Il terzo decreto, infine, approva le specifiche tecniche per la creazione di programmi informatici finalizzati alla compilazione di domande e denunce da presentare all’ufficio del registro delle imprese per via telematica o su supporto informatico.

4) Abuso del diritto fiscale: le nuove disposizioni (tra cui, il raddoppio dei termini per l’accertamento) in Gazzetta Ufficiale

Configurano abuso del diritto una o più operazioni prive di sostanza economica che, pur nel rispetto formale delle norme fiscali, realizzano essenzialmente vantaggi fiscali indebiti. Tali operazioni non sono opponibili all'amministrazione finanziaria, che ne disconosce i vantaggi determinando i tributi sulla base delle norme e dei principi elusi e tenuto conto di quanto versato dal contribuente per effetto di dette operazioni.

Lo ha disposto il Decreto Legislativo n. 128 del 5 agosto 2015, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 190 del 18 agosto 2015.

In particolare, si considerano:

- operazioni prive di sostanza economica i fatti, gli atti e i contratti, anche tra loro collegati, inidonei a produrre effetti significativi diversi dai vantaggi fiscali. Sono indici di mancanza di sostanza economica, in particolare, la non coerenza della qualificazione delle singole operazioni con il fondamento giuridico del loro insieme e la non conformità dell'utilizzo degli strumenti giuridici a normali logiche di mercato;

- vantaggi fiscali indebiti i benefici, anche non immediati, realizzati in contrasto con le finalità delle norme fiscali o con i principi dell’ordinamento tributario.

Non si considerano abusive, in ogni caso, le operazioni giustificate da valide ragioni extrafiscali, non marginali, anche di ordine organizzativo o gestionale, che rispondono a finalità di miglioramento strutturale o funzionale dell'impresa ovvero dell’attività professionale del contribuente.

Resta ferma la libertà di scelta del contribuente tra regimi opzionali diversi offerti dalla legge e tra operazioni comportanti un diverso carico fiscale.

Il provvedimento ha la finalità di rafforzare la certezza del diritto nei rapporti tra fisco e contribuente in materia di abuso del diritto ed elusione fiscale, raddoppio dei termini per l’accertamento e tax compliance.

Raddoppio dei termini per l’accertamento

Il Legislatore, con la Legge n. 23 del 2014, si è riappropriato delle proprie funzioni e, con una delega specifica, ha dato mandato al Governo per mettere in piedi un apposito decreto legislativo finalizzato a definire la portata applicativa della disciplina sul raddoppio dei termini. Un intervento chiaramente finalizzato a riparare un male fatto all’origine.

Il raddoppio dei termini si sarebbe dovuto concretizzare soltanto in presenza di un effettivo invio della denuncia penale correlato allo scadere del termine ordinario di decadenza, fatti salvi, comunque, gli effetti degli atti di controllo già notificati alla data di entrata in vigore del decreto delegato.

Il Governo ha fatto la propria parte e si è mosso nello spazio prefigurato nella legge delega.

Nello schema originario del decreto delegato, infatti, si legge che il raddoppio dei termini non opera qualora la denuncia da parte dell’Amministrazione finanziaria sia presentata o trasmessa oltre la scadenza ordinaria dei termini per l’accertamento.

In Parlamento, questa formula, non è stata ritenuta del tutto esaustiva. Occorreva, nelle intenzioni delle Commissioni parlamentari chiamate a rendere un parere (in ordine allo schema del decreto predisposto dal Governo), che l’espressione “Amministrazione finanziaria” fosse intesa comprensiva anche della Guardia di Finanza. E il Governo non ha avuto difficoltà ad aderire alla richiesta parlamentare.

La rottura dello schema originario del decreto, sul punto, è stata netta ed immediatamente giustificata, potendosi le iniziative della Guardia di Finanza mettere sullo stesso piano di quelle adottate dalla Agenzia delle entrate.

In particolare, gli artt. 43 del DPR 600/73 e 57 del DPR 633/72 stabiliscono che, in caso di violazione tributaria integrante gli estremi, per un reato fiscale disciplinato dal DLgs. 74/2000, dell’obbligo di denuncia di cui all’art. 331 del codice di procedura penale, i termini di decadenza sono raddoppiati in merito al periodo d’imposta in cui l’irregolarità è stata commessa.

In un tema così delicato, che causa effetti pregiudizievoli per i contribuenti, non è ammessa alcuna interpretazione estensiva né, a maggior ragione, analogica.

Pertanto, il raddoppio opera a condizione che emergano indizi di reato in merito non ad un qualsivoglia reato tributario, ma ad un reato disciplinato dal DLgs. 74/2000 (per cui, ad es., non causa il raddoppio la commissione del delitto di inottemperanza agli inviti delle Entrate e/o di condotta reticente, poiché disciplinato nell’art. 11 del DL 201/2011).

Deve inoltre trattarsi di indizi di reato che comportano l’obbligo di denuncia di cui all’art. 331 del codice di procedura penale, che si ha quando un pubblico ufficiale, nell’esercizio delle sue funzioni, rinviene gli estremi di un reato.

Così, il raddoppio opera senz’altro se la Guardia di Finanza, in veste di polizia tributaria, durante la verifica fiscale rinviene elementi penalmente rilevanti. Lo stesso dicasi se il soggetto deputato al controllo è l’Agenzia delle entrate, tanto nei controlli sostanziali quanto nelle c.d. “indagini a tavolino”.

Non è così se i Carabinieri, la Polizia di Stato o la stessa Guardia di Finanza (in veste di polizia giudiziaria), scoprono un reato, anche fiscale: siamo in presenza di notizia di reato trasmessa al P.M. ai sensi dell’art. 330 c.p.p.Il legislatore è stato tassativo: non ha parlato di denuncia o di notizia di reato, ma di denuncia disciplinata dall’art. 331 del codice di procedura penale.

Un’altra novità riguarda una specifica disposizione sulla cosiddetta Voluntary Disclosure: si prevede che possano accedere alla collaborazione volontaria e quindi beneficiare della riduzione delle sanzioni amministrative tributarie e della non punibilità penale le attività e le imposte riferite ad annualità per le quali siano scaduti i termini per l’accertamento fiscale.

Confermate le disposizioni sull’abuso del diritto e l’elusione fiscale che si unificano in un unico concetto (inserendo un nuovo articolo nella legge sullo statuto del contribuente) con una valenza generale, con riguardo a tutti i tributi (imposte sui redditi e imposte indirette, fatta comunque salva la speciale disciplina vigente in materia doganale).

Confermata anche l’istituzione di un nuovo schema di relazioni tra l’Agenzia delle entrate e i contribuenti denominato “Regime di adempimento collaborativo”, valevole in via di prima applicazione per le imprese di maggiori dimensioni. L’accesso al regime, su base volontaria, è subordinato al possesso da parte del contribuente di un sistema di rilevazione, misurazione, gestione e controllo del rischio fiscale, che consenta l’autovalutazione preventiva e il monitoraggio dei rischi. Attraverso l’istaurazione di un regime di scambio continuo di informazioni improntato alla trasparenza, con imposizione di doveri a carico dell’Agenzia delle entrate e del contribuente si realizza anticipatamente un sistema di controllo per prevenire potenziali controversie fiscali.

5) Servizi catastali: precisazioni delle Entrate

  1. www.conservatoria.it non sono siti dell’Agenzia delle entrate

Continuano le segnalazioni di cittadini che utilizzano i siti “www.catasto.it”, “www.agenziadelterritorio.it” e “www.conservatoria.it” per visure, servizi catastali e di pubblicità immobiliare a pagamento, ritenendo erroneamente di avvalersi di siti ufficiali dell’Agenzia delle entrate.

L’Agenzia ricorda che il proprio portale istituzionale è www.agenziaentrate.gov.it, accedendo al quale è possibile usufruire gratuitamente dei seguenti servizi:

- Consultazione rendite catastali

- Correzione dati catastali online (Contact Center)

- Fabbricati non dichiarati - Ricerca particelle

- Interrogazione schede monografiche punti fiduciali (Mon)

- Interrogazione stato pratica catastale

- Prenotazione appuntamenti servizi catastali

- Variazioni colturali - Ricerca particelle

E’, inoltre, possibile consultare le note e i registri depositati presso i Servizi di pubblicità immobiliare dell’Agenzia (ex Conservatoria). Tutte le informazioni sono disponibili sul sito www.agenziaentrate.gov.it alla voce “Ispezione ipotecaria”.

I siti “www.catasto.it”, “www.agenziadelterritorio.it” e “www.conservatoria.it” appartengono a una società privata che non ha alcun rapporto con l’Agenzia delle entrate. Per maggiori informazioni o segnalazioni i contribuenti possono rivolgersi ai nostri uffici.

(Agenzia delle entrate, comunicato n. 145 del 31 agosto 2015)

6) Modello F24: ecco i codici per compensare i crediti dei produttori di opere audiovisive

Istituiti dei codici tributo per l’utilizzo in compensazione, mediante il modello F24, dei crediti d’imposta a favore dei produttori indipendenti per la realizzazione di opere audiovisive.

Il bonus va utilizzato esclusivamente in compensazione, presentando il modello F24 tramite i servizi telematici Entratel e Fisconline, pena il rifiuto dell’operazione di versamento.

I codici sono stati istituiti dall’Agenzia delle entrate, con la risoluzione n. 77/E del 31 agosto 2015, i codici tributo per il credito d’imposta a favore dei produttori indipendenti per la realizzazione di opere audiovisive, previsto dall’articolo 8, comma 4, del Dl 91/2013, che ha esteso l’agevolazione per le attività cinematografiche ai produttori di opere, nazionali ed estere, destinate alla tv o al web.

Alla disposizione normativa è stata data attuazione con il decreto 5 febbraio 2015 del ministero dei Beni e delle attività culturali e del Turismo, che ha stabilito, fra l’altro, l’utilizzo esclusivo del bonus in compensazione attraverso i soli servizi telematici dell’Agenzia (Entratel e Fisconline) e il divieto di superare l’importo del credito concesso dal Mibact.

Per ogni modello F24 ricevuto, l’Agenzia effettuerà controlli sulla base degli elenchi trasmessi dal ministero competente: se l’importo del credito utilizzato risulterà superiore all’ammontare di quello disponibile per l’anno di riferimento oppure se il contribuente non risulterà negli elenchi dei beneficiari, l’operazione di versamento verrà scartata.

I nuovi codici:

"6851" - produzione opere televisive nazionali

"6852" - produzione esecutiva opere televisive estere

"6853" - produzione opere web nazionali

"6854" - produzione esecutiva opere web estere

devono essere riportati nella sezione “Erario” in corrispondenza delle somme indicate nella colonna “importi a credito compensati” o, in caso di riversamento dell’agevolazione, nella colonna “importi a debito versati”.Nel campo “anno di riferimento” va esposto l’anno cui si riferisce il credito.

7) Trattamento fiscale della plusvalenza da cessione dell’unica azienda detenuta da un’impresa familiare

L’Agenzia delle entrate, con la risoluzione n. 78/E del 31 agosto 2015, si è soffermata sulle modalità di tassazione della plusvalenza derivante dalla cessione dell’impresa familiare, chiarendo che la stessa deve essere tassata interamente in capo al titolare dell'impresa ed è, quindi, fiscalmente irrilevante per i collaboratori familiari.

Il caso esaminato dall’Amministrazione finanziaria riguarda una contribuente (Tizia) che, avendo ricevuto in donazione dal marito (Caio) un ramo d’azienda assunto in continuità di valori fiscali (articolo 58 del Tuir), ha costituito un'impresa familiare, indicando quali collaboratrici familiari le figlie. Il donante, dal 1988, esercitava le attività di bar e caffè, commercio al dettaglio di alcolici e superalcolici e commercio al minuto di articoli complementari venduti nelle tabaccherie; poi, dal 1999, l’attività di commercio al dettaglio della stampa quotidiana e periodica (edicola).

Tizia, avendo intenzione di cedere a terzi l’azienda ricevuta in donazione ed esercitata sotto forma di impresa familiare, ha chiesto quale sia il corretto trattamento fiscale ai fini delle imposte sui redditi dell'eventuale plusvalenza realizzata.In particolare, tre sono le questioni poste al vaglio dell'Amministrazione finanziaria e risolte nel documento in esame:

- se la plusvalenza debba essere tassata interamente in capo all'imprenditore ovvero ripartita tra quest'ultimo e i collaboratori familiari;

- se la stessa plusvalenza vada ricondotta tra i redditi di impresa ovvero costituisca reddito diverso;

- se, infine, l'imprenditore possa optare per la tassazione separata.

In relazione al primo punto, è da ricordare che, sotto il profilo civilistico, l’impresa familiare è disciplinata dall’articolo 230-bis cc, il quale, nel regolare i rapporti tra titolare dell’impresa e suoi collaboratori, prevede che a questi ultimi, se prestano la loro attività lavorativa in modo continuativo nell’impresa familiare, sia riconosciuto il diritto al mantenimento secondo la condizione patrimoniale della famiglia e, in proporzione alla quantità e qualità del lavoro prestato, a partecipare agli utili dell’impresa, ai beni acquistati con essa e agli incrementi dell'azienda, anche in ordine all'avviamento.

Sotto l’aspetto fiscale, l’impresa familiare è regolata dall’articolo 5, comma 4, del Tuir, sulla base del quale il reddito dell’impresa è dichiarato nel suo ammontare complessivo dall'imprenditore, che può imputare parte del suo reddito ai familiari per un ammontare non superiore al 49%.

Al riguardo, l’Agenzia delle entrate, nel porre in evidenza la natura "individuale" e non collettiva (associativa) dell'impresa familiare, cui consegue che è imprenditore unicamente il titolare dell'impresa, chiarisce che l’eventuale plusvalenza realizzata dall'impresa familiare è imputabile interamente in capo all’imprenditore, essendo, pertanto, irrilevante per i collaboratori familiari.

Sulla seconda questione, appurato che la plusvalenza derivante dalla cessione dell’impresa familiare ha rilevanza fiscale interamente in capo a Tizia, l’Agenzia precisa che, nel caso in esame, la stessa sia da ricondurre nella categoria dei redditi di impresa (e, quindi, imponibile a norma del combinato disposto degli articoli 58 e 86 del Tuir) e non in quella dei redditi diversi. Infatti, l’articolo 67, comma 1, lettera h-bis), del Tuir, riqualifica le plusvalenze maturate in regime d’impresa in plusvalenze tassabili come redditi diversi, nel caso in cui gli eredi o i donatari non abbiano continuato l’attività d'impresa. Circostanza quest’ultima che si è, invece, verificata, nel caso in esame, avendo Tizia proseguito l'attività di Caio.

Per quanto concerne, infine, l’ultimo dubbio, l'articolo 17, comma 1, lettera g), del Tuir, consente agli imprenditori individuali di optare, in Unico, per la tassazione separata delle plusvalenze realizzate mediante la cessione a titolo oneroso di aziende possedute da più di cinque anni. Nel caso in esame, considerato che Tizia ha acquisito l’azienda “in continuità”, l’Agenzia delle Entrate è dell’avviso che, nel computo del periodo di possesso, assuma rilevanza anche il periodo in cui l’azienda era posseduta dal donante. È rimessa, quindi, al contribuente la scelta se optare per la tassazione ordinaria (articoli 58 e 86) in un unico esercizio ovvero per la tassazione separata (ex articolo 17, comma 1, lettera g).

Infine, per il principio di tutela dell'affidamento e della buona fede previsto dallo Statuto dei diritti del contribuente, l’Agenzia delle entrate, constatate le obiettive condizioni di incertezza sul tema, ritiene non applicabili le sanzioni nel caso in cui la plusvalenza realizzata dalla cessione sia stata ripartita tra il titolare dell'impresa e i collaboratori familiari.

Vincenzo D’Andò