I chiarimenti dalle Entrate sugli studi di settore in UNICO 2015

di Federico Gavioli

Pubblicato il 6 agosto 2015



siamo nell'ultima fase di scontro coi dati utili da inserire negli studi di settore: un ripasso dei chiarimenti pubblicati, in vista di UNICO 2015, dall'Agenzia con la cirolare di metà luglio

 

Con la circolare n. 28/E, pubblicata il 17 luglio 2015, l’Agenzia delle Entrate ha fornito le indicazioni per l’applicazione degli studi di settore relativi al periodo d’imposta 2014. La circolare delle Entrate evidenzia che il primo elemento di novità è rappresentato dalla pubblicazione dei decreti del Ministro dell’Economia e delle Finanze del 29 dicembre 2014 con cui sono stati approvati 68 studi di settore, nonché 3 specifici indicatori territoriali per tenere conto del luogo in cui viene svolta l'attività economica; l’evoluzione dei 68 studi è stata effettuata analizzando i modelli per la comunicazione dei dati rilevanti ai fini dell’applicazione degli studi di settore relativi al periodo d’imposta 2012. In particolare, i 68 studi interessati dalla revisione riguardano le evoluzioni di:

  • 18 studi relativi ad attività economiche del settore delle manifatture;

  • 16 studi relativi ad attività economiche del settore dei servizi;

  • 6 studi relativi ad attività professionali;

  • 28 studi relativi ad attività economiche del settore del commercio.

I citati 68 studi non si applicano, in fase di accertamento, nei confronti dei contribuenti che dichiarano compensi di cui all’articolo 54, comma 1, ovvero ricavi di cui all’articolo 85, comma 1, esclusi quelli di cui alle lettere c), d) ed e), del D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917 di ammontare superiore a euro 5.164.569.

Al riguardo, per verificare il limite oltre il quale non si applicano gli studi di settore, i ricavi provenienti dall’attività di vendita di beni soggetti ad aggio o a ricavi fissi vanno considerati per l’entità dell’aggio percepito o del ricavo al netto del prezzo corrisposto al fornitore dei predetti beni.

Nei citati decreti del Ministro dell’Economia e delle Finanze del 29 dicembre 2014 viene previsto, analogamente a quanto statuito per le precedenti evoluzioni che, con riferimento alle attività d’impresa, gli studi di settore approvati non si applichino:

  1. nei confronti delle società cooperative, società consortili e consorzi che operano esclusivamente a favore delle imprese socie o associate;

  2. nei confronti delle società cooperative costituite da utenti non imprenditori che operano esclusivamente a favore degli utenti stessi.



Territorialità degli studi

L’Agenzia delle Entrate evidenzia che, con i decreti 29 dicembre 2014 e 30 marzo 2015, sono state approvate modifiche alle analisi della territorialità applicabili a partire dal periodo d’imposta 2014.

In particolare, le nuove territorialità approvate con il decreto ministeriale 29 dicembre 2014, che riguardano la:

  • territorialità del livello dei canoni di affitto dei locali commerciali elaborato per tener conto dell’influenza del costo degli affitti sulla determinazione del ricarico;

  • territorialità del livello del reddito medio imponibile ai fini dell’addizionale irpef, definito per considerare l’influenza del livello di benessere e del grado di sviluppo economico sulla determinazione dei ricavi;

  • territorialità del livello delle retribuzioni, sviluppato per tener conto dell’incidenza del costo delle retribuzioni sulla determinazione dei ricavi,

sono applicabili agli studi di settore approvati con i decreti ministeriali di pari data, laddove previsto dalle specifiche Note tecniche e metodologiche degli studi stessi.



Aggiornamento delle analisi territoriali

Con il decreto ministeriale del 30 marzo 2015 sono state anche aggiornate, a partire dal periodo d’imposta 2014, le analisi territoriali relative agli studi di settore WM05U, WG44U, WG72A e WK04U.

In particolare sono state approvate le seguenti modifiche:

  1. per lo studio WG44U - Strutture ricettive alberghiere ed extralberghiere, per tener conto delle possibili differenze di risultati economici legate al luogo di svolgimento dell’attività, nelle funzioni di ricavo, sono stati considerati i Comuni ove le strutture sono ubicate;

  2. per lo studio WG72A – Trasporto con taxi e noleggio di autovetture con conducente, per tener conto delle possibili differenze di risultati economici legate al luogo di svolgimento dell’attività, è stato definito l’indicatore “Livello delle tariffe applicate per l’erogazione del servizio taxi”;

  3. al fine di tener conto, nello studio WM05U - Commercio al dettaglio di abbigliamento, calzature e pelletterie ed accessori, della concorrenza costituita dai Factory Outlet Center, sono state individuate le “aree gravitazionali”, ovvero le aree di mercato influenzate dalla presenza di ciascun F.O.C., considerando la distanza in minuti di percorrenza di ogni comune dal F.O.C. più vicino;

  4. la tabella relativa ai valori di soglia inferiore per circondario della tipologia di attività ed ambito specialistico di intervento per lo studio di settore WK04U – Attività degli studi legali, è stata modificata, a partire dal periodo di imposta 2014, tenuto conto di quanto disposto all’art. 1, del D.Lgs. 19 febbraio 2014, n. 14, “Disposizioni integrative, correttive e di coordinamento delle disposizioni di cui ai decreti legislativi 7 settembre 2012, n. 155, e 7 settembre 2012, n. 156, tese ad assicurare la funzionalità degli uffici giudiziari”.



La revisione congiunturale

Con riferimento alla revisione congiunturale , il decreto ministeriale del 15 maggio 2015 ha previsto, per gli studi di settore applicabili al periodo di imposta 2014, le seguenti quattro tipologie di correttivi: 1) interventi relativi all’analisi di normalità economica riguardanti l’indicatore “Durata delle scorte”;

2) correttivi congiunturali di settore;

3) correttivi congiunturali territoriali;

4) correttivi congiunturali individuali.

Gli ultimi tre correttivi sono applicati ai soggetti che presentano, nel periodo d’imposta 2014, ricavi/compensi dichiarati ai fini della congruità inferiori al ricavo/compenso puntuale di riferimento, derivante dall’applicazione dell’analisi di congruità e di normalità economica, come eventualmente modificata a seguito dell’applicazione dello specifico correttivo indicato al precedente punto 1.

Si tratta di correttivi con una struttura simile a quella adottata per gli studi applicabili al periodo di imposta 2013, ma con importanti novità per quanto riguarda il loro funzionamento e le modalità di accesso.

La circolare delle Entrate evidenzia, inoltre, che, rispetto a quelli approvati per il periodo di imposta 2013, il decreto ministeriale del 15 maggio 2015, non ha previsto la presenza di “correttivi specifici”.



L’efficienza produttiva

La principale novità riguardante le analisi predisposte per la revisione congiunturale speciale degli studi di settore per il periodo d’imposta 2014 è costituita da un apposito studio sull’analisi dell’efficienza produttiva per 193 studi di settore, con l’esclusione dei 12 studi di settore relativi alle attività professionali che applicano funzioni di compenso basate sul numero degli incarichi.

Dalle analisi effettuate è stato riscontrato che, per l’anno 2014, le attività economiche soggette agli studi di settore sono state caratterizzate da una riduzione dell’efficienza produttiva, rispetto al triennio precedente, a seguito della riduzione dei ricavi/compensi e del minor grado di utilizzo dei fattori produttivi impiegati (il lavoro e il capitale), collegati alla situazione di crisi economica.



Utilizzo retroattivo degli studi di settore

L’Agenzia delle Entrate, in relazione all’attività di accertamento basata sulle risultanze degli studi di settore, richiama l’attenzione su quanto già precisato al paragrafo 4, della circolare n. 23/E del 2013, e confermato dalla circolare n. 20/E del 2014, sul tema della centralità della fase del contraddittorio. In particolare, i risultati degli studi di settore evoluti per il 2014, senza tener conto ovviamente delle modifiche apportate agli stessi (correttivi “crisi”) dal decreto ministeriale 15 maggio 2015 applicabili al solo periodo d’imposta 2014 (né di qualsiasi altro correttivo per la crisi approvato per altri periodi di imposta) potrebbero trovare applicazione solo per l’eventuale rideterminazione, in contraddittorio con il contribuente, della pretesa tributaria relativa all’annualità 2012, atteso che la base dati utilizzata per elaborare gli studi evoluti per il periodo di imposta 2014 si riferisce proprio a tale annualità.

Per i tecnici delle Entrate resta, altresì, confermato quanto già precisato nella citata circolare n. 23/E, ovvero, che:

  1. al fine di poter accertare che effettivamente il nuovo studio evoluto sia in grado di poter meglio valutare la posizione del contribuente, l’Ufficio avrà cura di verificare che le attività esercitate nel periodo d’imposta da accertare siano le medesime di quelle previste nello studio evoluto e che lo stesso le colga compiutamente;

  2. l’utilizzo delle risultanze degli studi di settore evoluti per la determinazione della pretesa tributaria in relazione all’accertamento di annualità precedenti è possibile qualora non emergano delle incoerenze negli indicatori economici previsti dagli studi di settore evoluti;

  3. ove risultino invece anomalie nei predetti indicatori economici, le risultanze degli studi di settore evoluti potranno essere utilizzate dall’Ufficio ai fini delle valutazioni per la definizione solo qualora emerga che la mancata coerenza non deriva dall’infedeltà delle informazioni utilizzate per la stima, ovvero da insufficienze produttive dell’azienda.



Società non operative

L’articolo 30, comma 1, lettera c, n. 6-sexies, della legge del 23 dicembre 1994, n. 724, dispone che alle società che risultano congrue e coerenti ai fini degli studi di settore non si applicano le disposizioni del primo periodo dello stesso comma sulle società di comodo. I tecnici delle Entrate , a seguito di alcuni chiarimenti pervenuti , forniscono chiarimenti per i soggetti che esercitano l’attività di affitto di aziende e che applicano lo studio VG40U, per i quali i risultati dell’applicazione di tale studio non possono essere usati ai fini dell’accertamento ma solo ai fini della selezione.

La circolare n. 31/E del 2008, dell’Agenzia delle Entrate ha fornito le ragioni sostanziali che hanno ispirato la ratio della norma con cui si prevede l’esclusione dall’applicazione della disposizione di favore recata dall’art. 10, c. 4-bis, della legge n. 146/1998, nei confronti dei soggetti per cui è inibito il diretto utilizzo dei risultati dell’applicazione degli studi nell’azione di accertamento. Tali ragioni, per l’Agenzia delle Entrate, si ritiene che possano essere validamente addotte anche nel caso riguardante la disciplina sulle società non operative laddove è prevista una causa di disapplicazione della normativa in parola, legata alla sussistenza della congruità e coerenza agli studi di settore.

In sostanza, le ragioni che hanno ispirato il legislatore nel disporre la causa di disapplicazione prevista all’articolo 30, comma 1, lettera c), 6-sexies) della legge del 23 dicembre 1994, n. 724, sono state dettate dalla considerazione che il risultato di congruità e coerenza fornito a seguito dell’applicazione dello studio di settore garantisca adeguati livelli di attendibilità, in ordine alla effettiva operatività delle società interessate a prescindere dalla sussistenza dei requisiti previsti dal primo periodo dello stesso comma, sulle società di comodo.

L’Agenzia delle Entrate ritiene quindi che, laddove le risultanze dello studio di settore potrebbero non garantire adeguati livelli di attendibilità, come nei casi previsti dal decreto ministeriale 11 febbraio 2008, non possa esser fatta valere la causa di disapplicazione della normativa delle società di comodo legata alla sussistenza della congruità e coerenza agli studi di settore.

 

6 agosto 2015

Federico Gavioli