Diario quotidiano del 24 agosto 2015: sono tante le novità del periodo feriale

Pubblicato il 24 agosto 2015



nessuna sanzione agli eredi del contribuente che ha trovato un accordo col Fisco; accordo FACTA per la lotta all’evasione internazionale; Voluntary disclosure: va bene lo stesso anche se i documenti sono incompleti; modello 730 precompilato: regole in G.U.; TFR: aggiornato il coefficiente di rivalutazione per il mese di luglio; novità sul lavoro accessorio; abbuoni senza Iva; transazione bonaria dei debiti contributivi; attenzione alle e-mail “Rimborso fiscale per 2014-2015”: phishing tramite false comunicazioni di rimborsi; ammortizzatori in deroga nel settore pesca; applicazione dell’aliquota aggiuntiva 1% (a carico del lavoratore) per i lavoratori dello spettacolo e dello sport professionistico; in presenza di studio modesto il professionista non è soggetto ad Irap; IVA: nuove regole europee già in vigore dal 18 agosto 2015; in Gazzetta Ufficiale le regole sul raddoppio termini; Jobs Act: fruizione del congedo parentale in modalità oraria; Iva: in Gazzetta Ufficiale europea lo split payment; fatturazione elettronica in Gazzetta Ufficiale

1) Nessuna sanzione agli eredi del contribuente che ha trovato un accordo col Fisco

In una circolare i chiarimenti delle Entrate su rateazioni e accertamenti con adesione. In caso di somme dovute da un contribuente in base a un accertamento con adesione o a una conciliazione giudiziale, gli eredi dovranno pagare solo imposte e interessi e non le sanzioni. E’ questo uno dei principale chiarimenti forniti dall’Agenzia delle Entrate con la circolare n. 29/E del 7 agosto 2015, con cui vengono sciolti i dubbi sull’applicabilità del principio di intrasmissibilità delle sanzioni agli eredi in alcuni casi particolari. Il documento di prassi affronta le ipotesi in cui il decesso del contribuente intervenga mentre è in corso il pagamento del piano di rateazione delle somme dovute in base agli istituti definitori dell’accertamento (ad es. acquiescenza, accertamento con adesione, definizione dell’invito al contraddittorio, definizione del verbale di constatazione) e agli istituti deflativi del contenzioso (reclamo-mediazione e conciliazione giudiziale).

In questi casi, le Entrate chiariscono che l’erede non sarà tenuto a pagare né le sanzioni contenute negli accordi tra Fisco e contribuente, né le eventuali sanzioni dovute per un ritardo nel pagamento delle rate oppure per la decadenza dal beneficio del piano di rateazione.

Con la neo circolare, l’Agenzia fornisce indicazioni alle proprie strutture operative affinché non chiedano agli eredi il pagamento delle somme ancora dovute a titolo di sanzione. Inoltre, le Entrate ricordano che la proroga di sei mesi in favore degli eredi di tutti i termini pendenti alla data della morte del contribuente (o che scadono entro quattro mesi), trova applicazione anche in relazione ai termini di pagamento delle rate scadenti successivamente al decesso del contribuente. Pertanto, le istruzioni dettate nel documento di prassi per gli uffici affermano che le rate successive dovranno includere solo gli importi dovuti a titolo di imposta e interessi.

In relazione alle rimanenti rate ancora da versare gli uffici non potranno neppure chiedere agli eredi il versamento delle somme dovute a titolo di sanzione per il ritardo nel pagamento delle rate ovvero in caso di decadenza dal beneficio del piano di rateazione. Resta comunque ferma la facoltà degli eredi di estinguere il debito tributario residuo in unica soluzione.

 

 

2) Accordo Fatca per la lotta all’evasione internazionale

Approvato il provvedimento con le regole per l’invio delle informazioni al Fisco

I dati 2014 vanno comunicati entro il 31 agosto. Pubblicato in via definitiva il 7 agosto 2015, sul sito internet dell’Agenzia delle entrate, il provvedimento n. 106541 del 7 agosto 2015 contenente le istruzioni che gli operatori devono utilizzare per trasmettere alle Entrate le informazioni previste dall’accordo Fatca sullo scambio automatico di dati tra Italia e Usa. Il provvedimento esegue le disposizioni attuative dell’accordo Fatca.

Soggetti interessati

Destinatari della nuova misura sono le istituzioni finanziarie italiane (Reporting Italian Financial Institution, Rifi), fatte salve le eccezioni previste dal decreto. Le istruzioni delle Entrate chiariscono che, ai fini della comunicazione, le Rifi possono, ad alcune condizioni, avvalersi di entità sponsor e di fornitori terzi di servizi.

Oggetto della comunicazione

Devono essere trasmessi il codice fiscale della Reporting Italian Financial Institution e quello dell’entità sponsor, se presente.

Oggetto di invio sono inoltre i dati di cui all’articolo 5 del decreto ministeriale, oltre al codice fiscale italiano, se disponibile, di ciascun soggetto interessato dalla comunicazione.

L’Agenzia chiarisce inoltre che, in assenza di conti statunitensi oggetto di comunicazione e di pagamenti corrisposti a un’istituzione finanziaria non partecipante titolare di un conto finanziario, in relazione all’anno di riferimento, la Rifi non è tenuta a effettuare alcuna comunicazione.

Termini per la comunicazione

Cerchio rosso sulla data del 31 agosto 2015, termine entro cui gli operatori finanziari interessati dall’accordo Fatca dovranno inviare le informazioni sui conti finanziari statunitensi concernenti l’anno 2014. Sarà compito dell’Agenzia trasmetterle successivamente all’IRS (Internal Revenue Service), autorità competente Usa, nel rispetto degli impegni internazionali.

Per le informazioni relative agli anni seguenti, il termine per la trasmissione all’Agenzia sarà il 30 aprile dell’anno successivo a quello di riferimento.

Modalità di comunicazione

I documenti pubblicati nel mese di agosto contengono le istruzioni per utilizzare il canale telematico attraverso il quale viaggeranno i dati (piattaforma Sid - sistema interscambio dati), in base alle regole fornite con il provvedimento dell’Agenzia

del 25 marzo 2013, relativo alle Modalità per la comunicazione integrativa annuale all’archivio dei rapporti finanziari. Inoltre, è incluso il tracciato record Xml che gli operatori finanziari tenuti alla comunicazione dovranno utilizzare e sono indicate le istruzioni per la sua compilazione. Le modalità di invio delle informazioni alle Entrate erano state oggetto di una consultazione pubblica, avviata lo scorso 19 maggio e conclusa a metà giugno, che aveva coinvolto gli operatori finanziari interessati.

 

 

3) Voluntary disclosure: va bene lo stesso anche se i documenti sono incompleti

Voluntary disclosure, le Entrate rispondono a stampa e professionisti. In una circolare i nuovi chiarimenti sulla collaborazione volontaria. Già dall’11 agosto 2015 sono disponibili online le risposte dell’Agenzia ai quesiti di professionisti e stampa specializzata in tema di collaborazione volontaria. Dopo le prime indicazioni contenute nella circolare n. 10/E del mese di marzo e in quella n. 27/E di luglio, la circolare dell’Agenzia delle entrate n. 30/E del 11 agosto 2015 fornisce ulteriori precisazioni sull’applicazione delle misure introdotte dalla legge n. 186/2014 in materia di emersione e rientro di capitali illecitamente detenuti all’estero.

Completezza della documentazione e buon esito della procedura

L’esito della procedura di collaborazione volontaria non sarà compromesso se il contribuente risulta oggettivamente impossibilitato a produrre tutta la documentazione utile a ricostruire la sua situazione fiscale. Questo purché nella relazione di accompagnamento venga segnalata la presenza delle cause che impediscono la tempestiva produzione documentale o che non permettono una puntuale rappresentazione delle violazioni dichiarative oggetto della regolarizzazione. La documentazione dovrà essere comunque trasmessa entro la notifica da parte dell’ufficio dell’invito a comparire o, almeno, nell’ambito del contraddittorio propedeutico alla redazione dell’atto di accertamento con adesione.

Rapporti tra procedura di collaborazione volontaria e scudo fiscale

Il contribuente che si è avvalso del cosiddetto scudo fiscale e vuole accedere alla procedura di disclosure, dovrà indicare nella relazione di accompagnamento le dichiarazioni riservate direttamente o indirettamente correlate alle poste patrimoniali e ai redditi oggetto dell’attuale procedura.

Trattamento fiscale applicabile alle rendite del tipo AVS

Nel documento di prassi le Entrate precisano che, quando le pensioni sono accreditate su conti elvetici senza l’intervento di un intermediario finanziario residente, l’imponibile è comunque assoggettato ad un’imposizione sostitutiva del 5%. In questo caso, il contribuente che non abbia canalizzato la riscossione di tali rendite attraverso un intermediario italiano, può pertanto avvalersi della procedura di collaborazione volontaria.

Rimpatrio delle somme oggetto di emersione

I capitali dall’estero possono essere fatti rientrare già dalla data immediatamente successiva a quella di presentazione dell’istanza di collaborazione volontaria. Con il documento di prassi pubblicato l’11 agosto, le Entrate forniscono chiarimenti sugli elementi che il contribuente deve fornire sul piano probatorio in merito all’avvenuto rimpatrio.

Monitoraggio rafforzato e immobili all’estero

Assieme all’ambito temporale, la circolare, affronta anche alcuni dubbi riguardanti il rilascio dell’autorizzazione all’intermediario finanziario estero a trasmettere alle Autorità finanziarie italiane richiedenti tutti i dati concernenti le attività oggetto di procedura (c.d. waiver). Ulteriori chiarimenti, infine, riguardano gli aspetti sanzionatori connessi al caso di emersione di immobili all’estero, nonché alle violazioni in materia di imposta di registro, di imposta sulle donazioni o di imposta di successione.

 

 

4) Modello 730 precompilato: regole in Gazzetta Ufficiale

Modello 730 precompilato: Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il provvedimento che stabilisce le regole di trasmissione.

Si rincorrono i provvedimenti utili a perfezionare l’operazione “730 precompilato”, che a partire dal 2016 conterrà anche le spese sanitarie sostenute dal contribuente nell’anno precedente.

A tal fine, è stato, infatti, pubblicato, nella G.U. del 11 agosto 2015, il Decreto del 31 luglio 2015, contenente le specifiche tecniche e le modalità operative relative alla trasmissione telematica delle spese sanitarie al "Sistema tessera sanitaria", da rendere disponibili all'Agenzia delle Entrate per il "confezionamento" della dichiarazione dei redditi.

Peraltro, l’Agenzia delle entrate, con provvedimento del 31 luglio, ha dettato le modalità di accesso ai dati sanitari in questione e al loro relativo trattamento, così da rispettare le misure di tutela indicate dal Garante per la protezione dei dati personali.

Le neo disposizioni riguardano tutti i soggetti tenuti alla trasmissione delle informazioni relative a farmaci e prestazioni utili ai fini della dichiarazione dei redditi: Asl, ospedali, istituti di ricovero e cura a carattere scientifico, policlinici universitari, farmacie, ambulatori specialistici, strutture per l’erogazione delle prestazioni di assistenza protesica e di assistenza integrativa, gli altri presidi e strutture accreditati per la prestazione dei servizi sanitari e gli iscritti all'albo dei medici chirurghi e degli odontoiatri (articolo 3, comma 3, Dlgs 175/2014). I dati da trasmettere sono quelli riportati sul documento fiscale rilasciato all'assistito (scontrino parlante, ricevuta, fattura), il codice fiscale risultante dalla tessera sanitaria e gli eventuali rimborsi erogati. Finiscono nel flusso informativo anche i dati rilevati otticamente mediante lettura dei codici a barre presenti sulle ricette e richieste di prestazioni.

Le informazioni transitano attraverso il canale telematico in base alle modalità stabilite dal Dpcm 26 marzo 2008 e dall'articolo 50 del Dl 269/2003, disponibili, insieme al tracciato record dei dati, nell’allegato A al provvedimento in esame. Le specifiche tecniche, invece, saranno disponibili sul sito del “Sistema tessera sanitaria” entro 30 giorni dalla pubblicazione del Dm.

L’invio può essere effettuato dai diretti interessati, dalle associazioni categoria o incaricando soggetti terzi. Gli eventuali delegati devono richiedere preventivamente al Mef l’abilitazione alla trasmissione telematica dei dati per conto del delegante.

Il decreto ricorda che il contribuente può opporsi alla trasmissione delle informazioni e conferma le diverse modalità, già illustrate nel provvedimento dell’Agenzia delle Entrate, per esprimere tale volontà.

Nulla è perduto, inoltre, per le spese (e i rimborsi) relative al 2015, in relazione alle quali l’assistito non ha potuto dire no al momento del rilascio dello scontrino o della fattura. Il “Sistema Ts”, infatti, una volta che il contribuente ha manifestato la sua opposizione (collegandosi, tra il 1° e il 28 febbraio 2016, all'area web dedicata del “Sistema tessera sanitaria”), cancella prontamente dai propri archivi le informazioni che il cittadino non vuole rendere disponibili.

Il decreto assicura, inoltre, il contribuente sulle misure di sicurezza applicate per garantire la riservatezza dei dati sanitari. Le modalità adottate sono contenute nell’allego B al decreto stesso.

Le informazioni ricevute dalla banca dati vengono immediatamente registrate con modalità automatiche in archivi distinti e non interconnessi, in modo che il codice fiscale del contribuente resti separato da tutti gli altri dati.

Le informazioni, quindi, transiteranno verso l’Amministrazione finanziaria e da questa nella dichiarazione precompilata, con esclusione, naturalmente, di quelle per le quali il cittadino ha manifestato la sua opposizione.

Ogni assistito, a partire dal 15 aprile di ogni anno, accedendo all’area autenticata dell'Agenzia delle Entrate dedicata alla precompilata, potrà consultare i dati di dettaglio delle spese sanitarie (e dei rimborsi) riportate nel 730. Entro 30 giorni dalla pubblicazione del decreto, il ministero dell’Economia e della Salute, il Mef, l’Agenzia delle entrate e le singole Regioni e Province autonome, dovranno definire accordi specifici per l'applicazione delle regole dettate dal Dm.

Non vanno all’aria le procedure eventualmente già messe a punto dagli enti territoriali; in tal caso, infatti, Regioni e Province possono chiedere la valutazione della conformità dei loro progetti.

Infine, al ministero della Salute, alle Regioni e alle Province autonome, e alla Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri, viene chiesto di inviare al “Sistema tessera sanitaria” l’elenco aggiornato delle strutture e dei medici per procedere con l'abilitazione ai servizi telematici necessaria all'attuazione dal decreto.

 

 

5) TFR: aggiornato il coefficiente di rivalutazione per il mese di luglio 2015

Le quote di TFR, accantonate al 31 dicembre 2014, vanno rivalutate dello 1,015187 %.

TFR: il coefficiente di rivalutazione dal 2015

Anno

mese

TFR maturato fino al periodo compreso tra

coefficiente di rivalutazione (%)

2015

luglio

15 lug - 14 ago

1,015187

2015

giugno

15 giu - 14 lug

0,960280

2015

maggio

15 mag - 14 giu

0,765187

2015

aprile

15 apr - 14 mag

0,570093

2015

marzo

15 mar - 14 apr

0,375000

2015

febbraio

15 feb - 14 mar

0,25000

2015

gennaio

15 gen - 14 feb

0,1250

 

 

6) Novità sul lavoro accessorio: circolare INPS

L’INPS, con la circolare n. 149 del 12 agosto 2015, ha fornito i primi chiarimenti in ordine alla disciplina del lavoro accessorio.

In particolare, viene evidenziato che i limite di compenso, per la prestazione di lavoro accessorio è pari a 7.000 euro (lordo 9.333 euro) nel corso dell’anno civile (1 gennaio -31 dicembre). Rimane fissato il limite di 2.020 euro (lordo 2.693 euro) per le prestazioni rese nei confronti del singolo imprenditore o professionista.

Le disposizioni si applicano anche in agricoltura:

a) alle attività lavorative di natura occasionale rese nell’ambito delle attività agricole di carattere stagionale effettuate da pensionati e da giovani con meno di 25 anni di età se regolarmente iscritti a un ciclo di studi presso un istituto scolastico di qualsiasi ordine e grado, compatibilmente con gli impegni scolastici, ovvero in qualunque periodo dell’anno se regolarmente iscritti ad un ciclo di studi presso l’università;

b) alle attività agricole svolte a favore di soggetti di cui all’articolo 34, comma 6, del D.P.R. n. 633/72. Tali attività, non possono, tuttavia, essere svolte da soggetti iscritti l’anno precedente negli elenchi anagrafici dei lavoratori agricoli.

Viene, altresì, confermata e resa strutturale (art. 48, comma 2), la possibilità per i percettori di prestazioni integrative del salario o di sostegno al reddito, di effettuare prestazioni di lavoro accessorio, in tutti i settori produttivi, compresi gli enti locali, nel limite complessivo di 3000 euro (lordo 4.000 euro) di compenso per anno civile, annualmente rivalutati sulla base della variazione dell’indice ISTAT.

Il predetto limite complessivo dei 3.000 euro di compenso, per l’anno in corso, è da intendersi comprensivo anche delle prestazioni di lavoro accessorio già rese dal 1 gennaio al 24 giugno 2015 (giorno precedente all’entrata in vigore del D.L. 81).

Modalità di acquisto

Una importante novità è introdotta dall’art 49, comma 1, che prevede, per i committenti imprenditori o liberi professionisti, l’obbligo di acquistare esclusivamente con modalità telematiche “uno o più carnet di buoni orari, numerati progressivamente e datati, per prestazioni di lavoro accessorio il cui valore nominale è fissato con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, tenendo conto della media delle retribuzioni rilevate per le diverse attività lavorative e delle risultanze istruttorie del confronto con le parti sociali”.

Pertanto, committenti imprenditori e liberi professionisti potranno acquistare i buoni esclusivamente attraverso:

- la procedura telematica INPS (cosiddetto voucher telematico). Le modalità di accesso, acquisto e gestione dei voucher “telematici” sono descritti nell’allegato 1 della circolare;

- Tabaccai che aderiscono alla convenzione INPS – FIT e tramite servizio internet Banking Intesa Sanpaolo;

- Banche Popolari abilitate.

Viceversa, i committenti non imprenditori o professionisti, possono continuare ad acquistare i buoni, oltre che attraverso i canali sopra descritti, anche presso gli Uffici Postali di tutto il territorio nazionale.

Non possono essere, dunque, acquistati buoni lavoro cartacei presso le sedi INPS, ad eccezione, e comunque fino al 31 dicembre 2015, di quelli riferiti alla corresponsione di voucher per l’acquisto di servizi di baby-sitting introdotti, in via sperimentale, dall’articolo 4, comma 24, lettera b) della legge n. 92/2012 per il triennio 2013 – 2015.

Misura del voucher

In attesa dell’emanazione del decreto di cui al comma 1 dell’art.49, e fatte salve le prestazioni rese nel settore agricolo, il valore nominale del buono orario è fissato in 10 euro e nel settore agricolo è pari all’importo della retribuzione oraria delle prestazioni di natura subordinata individuata dal contratto collettivo stipulato dalle associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale.

 

 

7) Abbuoni senza Iva

La cessione gratuita di prodotti oggetto dell’attività dell'impresa, effettuata non a scopo di liberalità ma in vista di successive vendite, ai fini dell’Iva è qualificabile come un abbuono e non un omaggio.

Per conseguenza, l’operazione si considera esclusa dalla base imponibile e non arreca alcun pregiudizio alla detrazione “a monte”.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 16030 del 29 luglio 2015, che offrendo una lettura sostanzialistica delle disposizioni dell’art. 15, dpr 633/72, ha accolto il ricorso di una società farmaceutica avverso l'accertamento fiscale.

La società aveva partecipato a una contrattazione centralizzata con il Ministero della salute, avente a oggetto la rimborsabilità da parte del Ssn e la fissazione del prezzo di alcuni farmaci per la cura di una patologia particolare. L’accordo prevedeva che la società fornisse gratuitamente quattro confezioni del farmaco per ogni paziente ammesso al protocollo terapeutico, per i primi quattro mesi di trattamento.

La società aveva pertanto effettuato le prescritte forniture gratuite alle Asl, trattandole come operazioni escluse dalla base imponibile ai sensi dell’art. 15 del Dpr 633/72, ma l’Ufficio finanziario notificava l’accertamento, rettificando l’Iva detraibile sugli acquisti. Secondo l’Ufficio, infatti, si trattava di cessioni gratuite di beni oggetto dell'attività propria dell’impresa, ai sensi dell’art. 2, secondo comma, n. 4) del Dpr n. 633/72, nel caso particolare esenti dall’imposta ai sensi dell'art. 10, n. 12) in quanto destinate a un ente pubblico, ma rilevanti, come tali, ai fini del calcolo del pro rata di detrazione.

La tesi dell’Ufficio, avallata dai giudici di merito, è stata disattesa dalla Corte suprema, che ha accolto il primo motivo di ricorso della società, secondo cui le disposizioni dell'art. 15, n. 2, del dpr 633/72, che escludono dalla base imponibile Iva le cessioni di beni a titolo di sconto, premio o abbuono, si riferiscono non solo alle riduzioni del prezzo offerto a parità di quantità, ma anche come aumento della quantità di prodotto offerto a parità di prezzo, ipotesi nella quale rientra la fattispecie della fornitura obbligatoriamente gratuita delle prime quattro confezioni di farmaci in base all'accordo con il ministero.

Dopo avere rilevato che le disposizioni che stabiliscono la tassazione degli omaggi ai fini Iva mirano a evitare il consumo di prodotti sgravati dell’imposta, la Corte osserva che, nella fattispecie, non sussistono tali finalità in quanto la cessione gratuita delle prime quattro confezioni non può dirsi realmente priva di controprestazione, perché l’apparente assenza del corrispettivo trova una giustificazione economica nel prevedibile seguito della terapia. Pertanto si tratta, nella sostanza, di un “abbuono”, concordato nell'ambito di una fornitura successiva di durata non prevedibile, come da originarie condizioni contrattuali con la pubblica amministrazione. Abbuono che solo all’apparenza difetta di corrispettivo, ma che in effetti si spiega con motivi di opportunità e di convenienza commerciale.

È quindi condivisibile, concludono i giudici di vertice, la tesi della società di escludere il valore normale delle cessioni gratuite dal computo della base imponibile, ai sensi dell’art. 15 del dpr 633/72, tale essendo la sostanza dell’operazione, del tutto estranea all’ipotesi delle cessioni omaggio a titolo di liberalità.

 

 

8) Transazione bonaria dei debiti contributivi più facile

Più facile la transazione bonaria dei debiti contributivi con l’Inps. Dal 12 agosto 2015, infatti, la proposta di accordo per la definizione con dilazione dei debiti in una procedura di concordato preventivo (art. 160 della legge fallimentare) o ristrutturazione dei debiti (art. 182-bis della stessa legge) può essere presentata senza fideiussioni e garanzie reali (ipoteche). Lo ha rimarcato l’INPS con la circolare n. 148 del 12 agosto 2015, modificando i criteri fissati con circolare n. 38/2010 anche per le domande già presentate ma non ancora decise.

La novità riguarda l’istituto della «transazione fiscale» (disciplinata dalla legge fallimentare), estesa ai crediti contributivi nell’ambito delle misure anticrisi (dl n. 185/2008), e attuata dal dm 4 agosto 2009. In pratica, si tratta della possibilità per le imprese di formulare una proposta di pagamento in forma dilazionata anche dei contributi (oltre ai tributi di natura fiscale), nel limite massimo di 60 rate mensili con applicazione di interessi al tasso legale, nelle procedure di concordato preventivo e di ristrutturazione dei debiti. I debiti che possono formare oggetto della proposta sono quelli assistiti da privilegio, i crediti aventi natura chirografaria, i crediti iscritti a ruolo e quelli non iscritti a ruolo.

Nella circolare n. 38/2010, l’Inps aveva disposto la necessità che l’accoglimento della richiesta di dilazione fosse corredata da apposita fideiussione o garanzia reale per l’importo definito nell’atto di transazione.

Via libera alla decontribuzione

Via libera alla decontribuzione 2014. Le richieste dello sgravio contributivo per l’incentivazione della contrattazione collettiva, relativamente alle somme erogate durante lo scorso anno, vanno presentate dalle ore 15 del 26 agosto fino alle ore 23 del 24 settembre. Lo ha comunicato l’INPS con il messaggio n. 5302 del 12 agosto 2015.

Introdotto dalla legge n. 247/2007, lo sgravio sulle erogazioni previste dai contratti collettivi di secondo livello (cosiddetta decontribuzione) è stato stabilizzato dalla legge n. 92/2012 (la riforma Fornero). La fruizione dell’incentivo per l’anno 2014, possibile nel corso di quest’anno, è stata autorizzata dal dm 8 aprile 2015, pubblicato sulla G.U. n. 123/2015, che ha stanziato le risorse pubbliche (391 milioni di euro, ridotte rispetto al passato) e fissato all’1,6% della retribuzione contrattuale del lavoratore il limite fino al quale si applica l’agevolazione, ossia lo sgravio contributivo sia a favore dei lavoratori che dei datori di lavoro.

Con circolare n. 128/2015 l’Inps ha dettato le istruzioni operative spiegando, tra l’altro, che lo sgravio opera sui premi di risultato e su tutte le erogazioni stabilite dai contratti di secondo livello, aziendali o territoriali. Lo sgravio opera a favore dei datori di lavoro sia dei lavoratori: ai primi in misura del 25%, ai lavoratori del 100% delle rispettive aliquote contributive. Lo sgravio si applica fino all’1,6% della retribuzione contrattuale del lavoratore.

Contratti di solidarietà, proroga per l’aumento del 10% nel flusso UNIEMENS

L’INPS, con il messaggio n. 5292 del 12 agosto 2015, ha reso noto che, per quanto riguarda la fruizione dell’incremento del 10% del trattamento di integrazione salariale in favore dei contratti di solidarietà di competenza dell’anno 2015, l’esposizione dei trattamenti riferiti a quest’anno potrà essere effettuata anche con i flussi UniEmens di settembre, oltre che con quelli di luglio e agosto, considerate le difficoltà legate alla realizzazione delle necessarie implementazioni delle procedure paghe e contributi nel corso dell’imminente periodo feriale.

Si ricorda che, con il messaggio n. 5100/2015, l’Istituto previdenziale ha fornito indicazioni operative per la fruizione dell’aumento del 10%.

 

 

9) Attenzione alle e-mail “Rimborso fiscale per 2014-2015”: phishing tramite false comunicazioni di rimborsi

Nuovi tentativi di phishing ai danni di alcuni cittadini che hanno ricevuto via e-mail false comunicazioni relative a rimborsi fiscali, apparentemente provenienti dall’indirizzo “Agenzia delle Entrate”.

Come già avvenuto in passato, queste comunicazioni – con oggetto “Rimborso fiscale per 2014-2015” – utilizzano il logo dell’Agenzia e invitano il contribuente a cliccare sul link “Accedi al tuo rimborso fiscale” che rimanda ad una pagina web dove si chiede di inserire alcune informazioni personali, tra cui i dati della carta di credito.

L’Agenzia delle Entrate informa di essere del tutto estranea a questi messaggi e raccomanda, a chiunque dovesse riceverli, di non dare seguito al loro contenuto. Si tratta, infatti, di un tentativo di phishing, una truffa informatica attuata con lo scopo di ottenere illecitamente i dati personali dei cittadini.

Ricordiamo che l’Agenzia delle Entrate non richiede mai informazioni sulle carte di credito e non invia comunicazioni via e-mail relative ai rimborsi.

Sul sito internet www.agenziaentrate.gov.it, nella sezione “Home > Cosa devi fare > Richiedere > Rimborsi”, si possono consultare le corrette modalità per ricevere un rimborso fiscale.

(Agenzia delle entrate, comunicato n. 140 del 13 agosto 2015)

 

 

10) Ammortizzatori in deroga nel settore pesca: assegnazione risorse anno 2015

La legge 23 dicembre 2014, n.190 (legge di stabilità 2015) ha previsto, all’art.1, comma 109, che nell’ambito delle risorse del Fondo sociale per l’occupazione e formazione di cui all’art. 18, comma 1 del decreto legge 29 novembre 2008, n.185, convertito con modificazioni dalla legge 28 gennaio 2009, n.2, destinate al finanziamento degli ammortizzatori sociali in deroga di cui all’art.2, commi 64, 65 e 66 della legge 28 giugno 2012, n.92, per l’anno 2015, è assegnata la somma di 30 milioni di euro al finanziamento della cassa integrazione guadagni in deroga per il settore pesca. Tale somma è stata incrementata di ulteriori 5 milioni di euro dall’art.3 del Decreto legge 21 maggio 2015, n.65.

In attuazione degli accordi in sede governativa, presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, dell’8 e del 18 giugno 2015, il decreto interministeriale n.91411 del 7 agosto 2015 ha disposto l’utilizzo della somma complessiva di 35 milioni di euro per il finanziamento degli ammortizzatori sociali in deroga, tenendo conto preliminarmente, fino ad esaurimento delle risorse assegnate, delle istanze riferite alla annualità 2014 e presentate entro e non oltre il 26 gennaio 2015, come previsto dagli accordi governativi del 3 e 18 luglio 2014.

In applicazione dei sopracitati accordi governativi si conferma che la CIG in deroga è erogata, secondo le disposizioni in materia, al personale imbarcato, dipendente e socio lavoratore di cui alla legge 3 aprile 2001, n.142 delle imprese di pesca interessate dallo stato di crisi che ha investito il settore, che benefici di un sistema retributivo con minimo monetario garantito.

In particolare, si conferma che la concessione della prestazione di CIG in deroga è subordinata alla verifica della presenza della suddetta clausola “del sistema retributivo con minimo monetario garantito” nel relativo contratto di lavoro dei beneficiari e che l’accesso alle misure di sostegno al reddito potrà avvenire sulla base di specifici accordi, comprensivi degli elenchi nominativi dei lavoratori beneficiari, sottoscritti dalle parti sociali presso le locali Autorità marittime.

Il trattamento di integrazione salariale è riconosciuto in tutte le situazioni di crisi del settore – anche collegate ai periodi di fermo biologico – in cui si renda necessario sospendere l’attività lavorativa per cause non imputabili al datore di lavoro e, comunque, per un periodo non superiore al numero di giornate retribuite al lavoratore nel corso dell’anno precedente.

Le sedi dell’Istituto territorialmente competenti verificheranno che agli specifici accordi aziendali, sottoscritti dalle parti sociali presso le locali Autorità marittime, sia allegato l’elenco nominativo dei beneficiari della prestazione e che nel suddetto accordo sia prevista l’indicazione che i lavoratori presenti nell’elenco beneficino “del sistema retributivo con minimo monetario garantito”. Solo a seguito di tali controlli preventivi sarà avviata la rituale verifica dei requisiti di ammissione alla prestazione di CIG in deroga.

Ai fini del periodo massimo indennizzabile, con il trattamento di CIG in deroga, si farà riferimento al numero di giornate retribuite al lavoratore nel corso dell’anno precedente.

Si ribadisce, inoltre, che il requisito di carattere generale, previsto dall’art.7 ter, c.6, del decreto legge 10 febbraio 2009, n.5, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 aprile 2009, n.33, e dall’art.2, c.139, della legge 23 dicembre 2009, n.191 (anzianità lavorativa di 90 giorni), si applica con modalità particolari in considerazione della specificità del settore pesca per il quale è previsto lo speciale “limite del numero di giornate retribuite ad ogni lavoratore nel corso dell’anno precedente”, dove per “giornate retribuite” si intendono tutte quelle effettuate nel relativo settore anche se con datori di lavoro diversi.

Come specificato nel decreto in oggetto, le istanze relative all’annualità 2015 – che verranno liquidate in una fase successiva rispetto al completamento dei pagamenti relativi all’annualità 2014 – dovranno necessariamente indicare l’effettivo numero di ore di sospensione o riduzione dell’attività lavorativa per ogni lavoratore.

Le aziende dovranno inviare telematicamente, entro e non oltre la data del 25 gennaio 2016, le istanze relative all’annualità 2015 utilizzando il software INPS “DIGIWEB”. La domanda in automatico sarà indirizzata alla sede territorialmente competente.

(INPS, messaggio n. 5313 del 13 agosto 2015)

 

 

11) Accordo FATCA: pubblicato in G.U. il decreto attuativo

Fatca sempre più nel vivo. È stato, infatti, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 187 del 13 agosto 2015, il Decreto 6 agosto 2015 di attuazione della legge 18 giugno 2015, n. 95, di ratifica dell’Accordo tra il governo della Repubblica italiana e il governo degli Stati Uniti d’America finalizzato a migliorare la compliance fiscale internazionale e ad applicare la normativa Fatca. Il testo, che risale al 6 agosto scorso e che è già entrato in vigore, è composto da 11 articoli più un allegato. Quest’ultimo, in particolare, prevede gli obblighi di due diligence per l'identificazione e la comunicazione di conti statunitensi oggetto di comunicazione e di pagamenti a talune «Non participating financial institution».

 

 

12) Applicazione dell’aliquota aggiuntiva 1% (a carico del lavoratore) per i lavoratori dello spettacolo e dello sport professionistico

L’INPS ha fornito precisazioni sulle modalità di applicazione dell’aliquota aggiuntiva 1% (a carico del lavoratore) per i lavoratori dello spettacolo e dello sport professionistico e altre precisazioni sulle modalità di valorizzazione di alcuni elementi della sezione <PosContributiva> del flusso Uniemens.

A seguito della pubblicazione della circolare n. 154/2014, recante l’integrazione degli elementi delle dichiarazioni contributive afferenti ai soggetti iscritti al Fondo pensioni lavoratori dello spettacolo e al Fondo pensioni sportivi professionisti nella sezione <PosContributiva> del flusso Uniemens, sono pervenute all’Istituto alcune richieste di chiarimenti sulla applicabilità delle regole previste per la generalità dei lavoratori dipendenti ai lavoratori assicurati alle gestioni ex Enpals in materia di contribuzione aggiuntiva, nonché in merito alla corretta compilazione di alcuni elementi di cui si compone il flusso Uniemens. Con il presente messaggio, si forniscono pertanto le precisazioni richieste.

(INPS, messaggio n. 5327 del 14 agosto 2015)

 

 

13) In presenza di studio modesto il professionista non è soggetto ad Irap

Non è soggetto ad IRAP il professionista che svolge l’attività senza l’ausilio di dipendenti presso il proprio immobile, a tal fine non sono indice di autonoma organizzazione né il possesso di uno studio di 50 mq né le spese per beni strumentali pari a 10 mila euro.

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 13488 del 2015, ha, infatti, stabilito che non sussiste il requisito dell’autonoma organizzazione, e quindi l’IRAP non è dovuta, in presenza di una certa esiguità di investimenti e dell’organizzazione dei fattori produttivi. In altre parole, in assenza di dipendenti o di investimenti in beni strumentali di entità considerevole il professionista, secondo la Corte, non è chiamato a pagare l’IRAP. Nel caso in esame non sussisteva l’autonoma organizzazione poiché vi era assenza di lavoro dipendente o di collaborazione di terzi, esiguità dei beni strumentali di proprietà, non utilizzo di capitali di prestito.

La Suprema Corte ha, così, respinto il ricorso proposto dall’Agenzia delle entrate contro la pronuncia della Commissione Tributaria Regionale che, confermando la sentenza di primo grado, aveva riconosciuto l’illegittimità del silenzio rifiuto opposto dall’Amministrazione finanziaria nei confronti di un’istanza di rimborso dell’IRAP.

In particolare, la CTR aveva escluso l’applicabilità dell’imposta al contribuente, in quanto questi esercitava la sua attività senza strumenti di entità elevata, in carenza di personale dipendente e comunque in presenza di una dimensione organizzativa minimale.

La Corte di Cassazione ha, dunque, dato ragione al contribuente, confermando il principio secondo il quale l’esercizio per professione abituale, anche se non esclusiva, di un’attività di lavoro autonomo diversa dall’impresa commerciale costituisce presupposto dell’IRAP soltanto qualora si tratti di attività autonomamente organizzata.

Nel caso di specie, la Cassazione ha osservato che i fatti indice della sussistenza del requisito impositivo dell’autonoma organizzazione dedotti dalla difesa dell’Agenzia delle entrate, ossia l’utilizzo di beni strumentali da parte del contribuente, avrebbero manifestato il requisito dell’autonoma organizzazione, soltanto in quanto idonei, già in astratto, ad integrare un contesto organizzativo esterno rispetto all’operato del professionista, fornendo a questi un apporto ulteriore rispetto alla sua personale attività.

Le circostanze di fatto dell’utilizzo di beni strumentali, che comunque erano indicati come beni di valore modesto, e della presenza di lavoro altrui (elemento non indicato nel caso specifico) non avrebbero dovuto costituire un mero ausilio dell’attività svolta dal contribuente per essere indice della presenza di un’autonoma organizzazione, quale presupposto per l’applicazione dell’IRAP.

 

 

14) IVA: Nuove regole europee già in vigore dal 18 agosto 2015

Legge europea 2014: nuove regole IVA per le cessioni e scambi intra-Ue già in vigore dal 18 agosto 2015.

Sono entrate in vigore lo scorso 18 agosto le novità introdotte dalla Legge europea 2014. Tra queste, con riferimento alla normativa IVA, il provvedimento interviene sulla disciplina degli scambi intra-Ue, modificando le regole relative al trasferimento temporaneo di beni sottoposti a lavorazioni o manipolazioni. Si prevede, inoltre, l’estensione del regime di non imponibilità di cui all’art. 9 comma 1 del DPR 633/72 a tutti i servizi accessori relativi alle piccole spedizioni di carattere non commerciale e alle spedizioni di valore trascurabile.

In vigore dal 18 agosto le novità introdotte dalla Legge 115/2015 (pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 3 agosto 2015), recante “Disposizioni per l’adempimento degli obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia all’Unione europea - Legge europea 2014”.

Il provvedimento si compone di 30 articoli, contenenti una serie di misure abrogative o modificative tese a risolvere i casi di non corretto recepimento della normativa comunitaria.

Tra queste la legge europea 2014 interviene sulla disciplina IVA relativa agli scambi intracomunitari (articoli 38 e 41 del D.L. 331/1993) e sulla disciplina dei servizi internazionali (art. 9 del DPR 633/1972).

Prima dell’approvazione della Legge Europea, ai sensi della precedente versione dell’art. 38 comma 5 lett. a) del D.L. 331/93, non costituiva operazione assimilata all’acquisto intracomunitario l’introduzione nel territorio dello Stato di beni oggetto di perizia, lavorazione o manipolazioni usuali se, successivamente all’esecuzione della prestazione di servizi, i beni erano rispediti al committente nello Stato di provenienza ovvero per suo conto in un altro Stato della UE ovvero al di fuori del territorio della UE.

Il nuovo art. 38 esclude, invece, dalla disciplina degli scambi intracomunitari le introduzioni in Italia di beni provenienti da altro Stato membro, poste in essere da un soggetto passivo IVA in detto Stato membro solo “qualora il bene, al termine della perizia o dei lavori, sia rispedito al soggetto passivo nello Stato membro a partire dal quale era stato inizialmente spedito o trasportato”.

Allo stesso modo, il neo art. 41, comma 3, esclude dalla disciplina degli scambi intracomunitari, i trasferimenti di beni dall’Italia ad altro Stato membro, poste in essere da un soggetto passivo IVA italiano a condizione che “i beni siano successivamente trasportati o spediti al committente soggetto passivo d’imposta, nel territorio dello Stato”.

In conformità alla nuova disciplina, il soggetto passivo italiano che si trovi a inviare beni in lavorazione in un altro Stato UE, senza che gli stessi facciano rientro in Italia, non potrà beneficiare del regime IVA sospensivo e dovrà considerare l’operazione un trasferimento di beni a se stesso (previa identificazione nell’altro Stato membro di destinazione) con applicazione del regime di non imponibilità IVA. Tali operazioni concorreranno ai fini dell’assunzione della qualifica di esportatore abituale e per la maturazione del plafond.

Riguardo poi le novità relative ai servizi internazionali, la legge europea 2014 prevede l’estensione del regime di non imponibilità IVA di cui all’art. 9 comma 1 del DPR 633/1972 a tutti i servizi accessori relativi alle piccole spedizioni di carattere non commerciale (di cui alla direttiva 2006/79/CE) e alle spedizioni di valore trascurabile, a condizione che i corrispettivi dei servizi accessori abbiano concorso alla formazione della base imponibile e ancorché la medesima non sia stata assoggettata all'imposta.

Si prevede inoltre la revisione, da attuare attraverso un regolamento del Ministro dell’economia, dell’attuale regolamento in materia di franchigie fiscali, adottato con il decreto del Ministro delle Finanze del 5 dicembre 1997, n. 489, al fine di esplicitare che, nei casi di applicazione della franchigia dai diritti doganali alle piccole spedizioni di carattere non commerciali e alle spedizioni di valore trascurabile, detta franchigia riguarda anche i relativi servizi accessori, a prescindere dal loro ammontare.

Regime IVA delle cessioni di beni lavorati esclusi dal regime sospensivo

L’art. 13 della Legge n. 115/2015 (Legge europea 2014) ha, quindi, riformulato la disciplina IVA dei trasferimenti intracomunitari di beni a scopo di lavorazione.

Tuttavia, il legislatore non si è pronunciato in merito al regime impositivo applicabile alle cessioni di beni risultanti dalla lavorazione.

A tal fine, risultano, pertanto, preziose le indicazioni fornite dalla Corte di giustizia nella causa C-446/13 del 2 ottobre 2014, dalle quali si desume che tali cessioni si considerano effettuate nel Paese membro dell’Unione europea in cui i beni sono stati lavorati, a meno che questi ultimi siano stati inviati ne Paese di origine prima di essere trasportati/spediti nel Paese di destinazione.

La Corte di giustizia, nella sentenza relativa alla causa C-446/13 del 2 ottobre 2014, ha precisato che non ha natura intracomunitaria la cessione di beni trasportati/spediti in altro Paese membro per essere lavorati, per conto del cedente italiano, prima di essere consegnati al cliente identificato ai fini IVA nello stesso Paese membro.

La cessione non può, infatti, considerarsi effettuata in Italia, beneficiando del regime di non imponibilità di cui all’art. 41, comma 1, lett. a), del D.L. n. 331/1993, se il contratto di compravendita ha per oggetto i beni risultanti dalla lavorazione, che siano “fisicamente” presenti nel Paese membro del terzista al momento iniziale del trasporto o spedizione a destinazione del cessionario.

Sotto il profilo territoriale, questa conclusione trova conferma nell’art. 32 della Direttiva n. 2006/112/CE, in base al quale le cessioni di beni con trasporto/spedizione si considerano territorialmente rilevanti nel luogo in cui il bene si trova nel momento inziale del trasporto/spedizione a destinazione del cessionario.

Dal punto di vista del cedente italiano, l’applicazione del regime di non imponibilità di cui al citato art. 41, comma 1, lett. a), del D.L. n. 331/1993 presuppone che i beni lavorati siano trasportati/spediti al cessionario comunitario a partire dall’Italia.

Questa condizione risulta soddisfatta sia in caso di lavorazione “interna”, cioè in Italia, sia in caso di lavorazione “esterna”, cioè in altro Paese membro, purché - in quest’ultima ipotesi - i beni risultanti dalla prestazione ritornino in Italia prima di essere trasportati/spediti al cessionario comunitario.

Per conseguenza, in caso di lavorazione:

- “interna” o “esterna”, se i beni lavorati ritornano in Italia prima di essere trasportati/spediti al cessionario comunitario, il cedente italiano emette fattura non imponibile IVA di cui all’art. 41, comma 1, lett. a), del D.L. n. 331/1993;

- “esterna”, se i beni ottenuti dalla lavorazione non ritornano in Italia, ai fini dell’individuazione degli obblighi IVA del cedente italiano, occorre ulteriormente distinguere a seconda che il terzista sia stabilito nello stesso Paese membro del cessionario, oppure in un Paese membro diverso.

In entrambi i casi, in considerazione del fatto che i beni, una volta lavorati, non ritornano in Italia, è indispensabile che il cedente si identifichi ai fini IVA nel Paese membro del terzista direttamente o per mezzo di un proprio rappresentante fiscale, in quanto il trasferimento dei beni in tale Paese dà luogo (Corte di giustizia, 6 marzo 2014, cause riunite C-606/12 e C-607/12):

- in Italia, ad una cessione intracomunitaria, non imponibile ai sensi dell’art. 41, comma 2, lett. c), del D.L. n. 331/1993;

- nel Paese membro del terzista, al corrispondente acquisto intracomunitario, ivi imponibile ai sensi dell’art. 21 della Direttiva n. 2006/112/CE.

Riguardo il trattamento IVA della cessione dei beni lavorati, se il cessionario comunitario è stabilito nello stesso Paese membro del terzista, la cessione si considera ivi territorialmente rilevante (artt. 31 e 32 della Direttiva n. 2006/112/CE).

Tuttavia, per individuare gli obblighi IVA del cedente italiano occorre verificare se il Paese membro del cessionario abbia o meno esercitato la facoltà prevista dall’art. 194 della Direttiva n. 2006/112/CE, che consente agli Stati membri di prevedere che l’imposta sia dovuta dal cessionario, soggetto IVA, attraverso il meccanismo del reverse charge.

In sostanza, ove il suddetto Paese membro abbia previsto l’obbligo di inversione contabile, il cedente italiano deve, ai sensi dell’art. 21, comma 6-bis, lett. a), del D.P.R. n. 633/1972, emettere fattura al cessionario con l’indicazione, in luogo dell’ammontare dell’imposta, dell’annotazione “inversione contabile” e dell’eventuale norma comunitaria o nazionale di riferimento.

Laddove, invece, il Paese membro del cessionario non abbia previsto l’obbligo di inversione contabile, la posizione IVA italiana del cedente deve:

- emettere fattura con addebito dell’IVA locale nei confronti del cessionario;

- adempiere agli ulteriori obblighi IVA previsti dalla legislazione locale.

Se, invece, il cessionario non è stabilito nello stesso Paese membro del terzista, fermo restando che il luogo della cessione coincide con il Paese membro del terzista (art. 31 della Direttiva n. 2006/112/CE), la posizione IVA del cedente italiano deve:

- emettere fattura in regime di non imponibilità ai sensi dell’art. 138, par. 1, della Direttiva n. 2006/112/CE;

- adempiere gli ulteriori obblighi IVA previsti dalla legislazione locale, compresa la presentazione dell’elenco riepilogativo delle cessioni intracomunitarie.

Infine, da notare che la lavorazione resa dal terzista deve essere necessariamente fatturata al cedente italiano e non, quindi, alla sua posizione IVA locale. Poiché le lavorazioni relative a beni mobili sono servizi “generici” ai sensi dell’art. 44 della Direttiva n. 2006/112/CE che, in quanto tali, si considerano territorialmente rilevanti nel luogo di stabilimento del committente.

 

 

15) In Gazzetta Ufficiale le regole sul raddoppio termini

E’ stato pubblicato, sulla Gazzetta Ufficiale n. 190 del 18 agosto 2015, il Decreto Legislativo n. 128 del 5 agosto 2015 sulla certezza del diritto. Fisco, atti notificati entro il 2 settembre 2015. Data spartiacque per le regole sul raddoppio termini.

Rush finale dell'Agenzia delle entrate per notificare atti di accertamento entro il 2 settembre. Da quella data, infatti, scatteranno le nuove regole sul raddoppio dei termini dell'accertamento, previsti dal dlgs sulla certezza del diritto n. 128 che è stato pubblicato sulla suddetta Gazzetta Ufficiale, che limiteranno la possibilità per l'amministrazione finanziaria a usufruire di un termine doppio rispetto ai tempi ordinari (4 o 5 anni a seconda se è stata presentata o meno la dichiarazione dei redditi). In buona sostanza il nuovo raddoppio potrà operare solo se la violazione penale sarà stata denunciata dall'amministrazione finanziaria all'autorità giudiziaria entro il 31 dicembre del quarto anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione o, in caso di presentazione omessa o nulla, entro il 31 dicembre del quinto anno successivo.

Ma la norma fa salvi gli effetti degli atti impositivi notificati entro la data di entrata in vigore del decreto. La conseguenza è che laddove non arrivi una notifica entro il 2 settembre di avvisi di accertamento, provvedimenti che irrogano sanzioni amministrative tributarie e degli altri atti impugnabili con i quali l’Agenzia delle entrate fa valere una pretesa impositiva o sanzionatoria, opererà la decadenza per i periodi di imposta fino al 2009 compreso.

Inoltre, la nuova formulazione specifica che qualora i relativi atti recanti la pretesa impositiva o sanzionatoria siano notificati entro il 31 dicembre 2015 sono fatti salvi gli effetti degli inviti a comparire notificati sempre entro il 2 settembre e dei processi verbali di constatazione dei quali il contribuente abbia avuto formale conoscenza sempre entro il 2 settembre.

Norma di coordinamento con la voluntary disclosure

Il dlgs sull'abuso di diritto contiene inoltre una norma di coordinamento con al disciplina della collaborazione volontaria. Una disposizione che con formulazione non proprio chiarissima introduce una applicazione di causa di non punibilità anche agli imponibili, alle imposte e alle ritenute correlate alle attività dichiarate nell'ambito di tale procedura per i quali è scaduto il termine per l'accertamento.

Le intenzioni espresse dal governo sono quelle di operare un riallineamento tra il termine di prescrizione dell'azione penale e il termine di decadenza dell'accertamento tributario amministrativo.

Il servizio studi del Senato nel voler fornire una interpretazione della disposizione chiarisce che «la norma in esame, con una formulazione non del tutto chiara, sembra far rientrare nell'ambito della procedura di collaborazione volontaria, con l'effetto di escludere i profili penali, gli imponibili, le imposte e le ritenute correlati alle attività dichiarate tramite la voluntary disclosure per i quali è scaduto il termine per l'accertamento».

In sostanza in assenza della denuncia penale dell’Amministrazione entro il 31 dicembre 2014 gli eventuali reati tributari commessi in periodi d’imposta anteriori al 2010 non potranno far scattare il raddoppio dei termini per l'accertamento.

Adempimento collaborativo

Una sorta di 231 del rischio fiscale. Il nuovo regime introdotto dal decreto legislativo promuove forme di comunicazione e cooperazione rafforzate, basate sul reciproco affidamento tra fisco e le società di maggiori dimensioni.

Sarà compito del contribuente dotarsi di un sistema di rilevazione, misurazione, gestione e controllo del rischio fiscale.

I contribuenti collaborando con l'Agenzia potranno pervenire a una comune valutazione delle situazioni suscettibili di generare rischi fiscali prima della presentazione delle dichiarazioni fiscali.

Nella prima fase di applicazione il regime è riservato ai contribuenti di maggiori dimensioni (con fatturato superiore ai 10 miliardi di euro) e a quelli che hanno aderito al progetto pilota avviato in via sperimentale nel 2013 (con fatturato superiore a 1 miliardo di euro).

Successivamente potranno essere ammessi, con decreto ministeriale, i contribuenti con fatturato superiore a 100 milioni di euro ovvero appartenenti a gruppi di imprese.

Sarà un decreto del ministero dell’Economia da emanare entro il 31 dicembre 2016 a stabilire la data in cui termine la fase di applicazione del regime.

Contraddittorio obbligatorio prima dell'invio dell'atto

Dal primo ottobre, l'abuso del diritto dovrà essere accertato, a pena di nullità, con atto preceduto da una richiesta di chiarimenti inviata dall'Agenzia delle entrate al contribuente, in cui sono indicati i motivi per i quali si ritiene configurabile un abuso del diritto, chiarimenti da fornire entro il termine di sessanta giorni. Questa una delle più rilevanti conseguenze dell'entrata in vigore del decreto sulla certezza diritto. L'efficacia delle disposizioni in materia di abuso del diritto è fissata a decorre dal primo giorno del mese successivo alla data di entrata in vigore del decreto legislativo e dunque dal primo di ottobre 2015 (il decreto entra in vigore il 2 di settembre). Tali disposizioni si applicano retroattivamente anche alle operazioni poste in essere anteriormente, per le quali non sia stato notificato l'atto impositivo. L'abuso del diritto non potrà dunque più essere rilevato d'ufficio dal giudice tributario o eccepito dall'Agenzia delle entrate nel corso del giudizio tributario. All'indomani delle sentenze delle sezioni unite civili della Corte di cassazione, 23 dicembre 2008, n. 30055 e n. 30057 nonché quinta sezione civile, 7 novembre 2012, n. 19234 che riconoscevano, pur in assenza di una norma generale antiabuso nell'ordinamento, l'esistenza di un divieto generale di abuso del diritto in materia tributaria, la contestazioni di operazioni ritenute abusive perché asseritamente prive di valide ragioni economiche è avvenuta in assenza di garanzie procedurali. Persino in udienza, rispetto ad atti di accertamento già notificati, si è assistito all'utilizzo del divieto di abuso del diritto da parte dell'Agenzia dell'entrate come motivazione di supporto, come se l'assenza di valide ragioni economiche potesse essere un jolly da giocare in qualsiasi situazione per sostenere le tesi erariali. Con il decreto sulla certezza del diritto questa stagione è definitivamente tramontata. Da una parte la contestazione dell'abuso del diritto è assistita da specifiche garanzie procedurali, dall'altra la contestazione dell'abuso diventa residuale: l'Agenzia delle entrate potrà contestare l'abuso del diritto solo se i vantaggi fiscali ritenuti indebiti non possono essere disconosciuti mediante l'applicazione di norme tributarie la cui natura è precettiva. L'abuso del diritto deve essere in particolare accertato con apposito atto, preceduto, a pena di nullità, dalla notifica al contribuente di una richiesta di chiarimenti da fornire entro il termine di sessanta giorni. La richiesta di chiarimenti, in cui devono essere indicati i motivi per i quali si ritiene configurabile un abuso del diritto, deve essere notificata entro il termine di decadenza previsto per la notifica dell'atto impositivo. Tra la data di ricevimento dei chiarimenti ovvero di inutile decorso del termine assegnato al contribuente per rispondere alla richiesta e quella di decadenza dell'amministrazione dal potere di notificazione dell'atto impositivo intercorrono non meno di sessanta giorni. In difetto, il termine di decadenza per la notificazione dell'atto impositivo è automaticamente prorogato, in deroga a quello ordinario, fino a concorrenza dei sessanta giorni. In sostanza per la contestazione dell'abuso del diritto esiste un diritto al contraddittorio rafforzato e ciò è assolutamente in linea con quanto recentemente affermato dalla Corte costituzionale nella sentenza 132/2015, che si è pronunciata sulla questione di legittimità costituzionale sollevata dalla Corte di cassazione sull'art. 37-bis del dpr 600 (norma questa abrogata dal decreto sulla certezza del diritto), proprio nella parte in cui tale norma prevede garanzie procedurali per l'accertamento di operazioni ritenute elusive. La presenza di garanzie procedurali da una parte e l'obbligo per l'Agenzia delle entrate di contestare l'abuso del diritto solo se i vantaggi fiscali considerati indebiti non possono essere disconosciuti contestando la violazione di norme «precettive», impedirà dunque all'Agenzia delle entrate di utilizzare l'abuso del diritto come forma di motivazione di supporto degli atti impositivi. La residualità dell'abuso del diritto obbligherà poi l'Agenzia delle entrate a sforzarsi di contestare, prima di ricorrere all'elusione, tutte le norme precettive in astratto contestabili. Dalla disciplina sull'abuso del diritto arrivano dunque precise regole di condotta per l'Agenzia delle entrate e per la Guardia di finanza: prima vanno contestate le norme precettive e poi quelle antielusive. Quest'ultimo principio contenuto nel decreto ha una portata che va al di là della disciplina sull'abuso del diritto, assumendo la connotazione di paradigma con portata generale.

 

 

16) Jobs Act: fruizione del congedo parentale in modalità oraria

Diventano realtà i congedi a ore. Una circolare dell'Inps illustra le modalità operative per effettuare la richiesta online.

Comunicazione al datore di lavoro con 48 ore di anticipo

Via libera alle domande di congedo parentale su base oraria. Dal 19 agosto 2015, infatti, l'Inps ha aperto un'apposita procedura telematica che consente al genitore, lavoratore dipendente, di fruire della nuova opportunità dopo la riforma del Jobs act.

A tal fine, l’Inps, con la circolare n. 152 del 18 agosto 2015 ha fornito le attese istruzioni. Per il momento, la procedura per la presentazione delle domande, che si aggiunge a quella in uso per lo stesso congedo fruito in modalità giornaliera o mensile, richiede di presentare una domanda per singolo mese solare, anche per eventuali mesi trascorsi. Il congedo a ore, anche se non indennizzato, dà sempre diritto ai contributi figurativi.

Congedo parentale

Per congedo parentale s'intende l'astensione facoltativa del lavoratore dipendente, genitore di un figlio di età fino a dodici anni. Infatti, ricorda l'Inps, a seguito della riforma del Jobs act, ora per ogni bambino ciascun genitore (lavoratore dipendente) ha diritto di astenersi dal lavoro per un periodo complessivamente (tra i due) non eccedente i dieci mesi (undici se il papà ne fruisce per almeno tre mesi) nei primi dodici (e non più otto) anni di vita del figlio. La legge n. 228/2012 (stabilità 2013) aveva introdotto la possibilità di frazionare a ore la fruizione del congedo parentale. Una facoltà, tuttavia, subordinata alla preventiva previsione, da parte della contrattazione collettiva di settore, delle modalità di fruizione, nonché dei criteri di calcolo e dell'equiparazione di un determinato monte ore alla singola giornata lavorativa, il che di fatto aveva lasciato impraticabile la nuova opportunità. A rendere effettivo ai lavoratori il diritto a fruire del congedo parentale orario ci ha pensato il dlgs n. 80/2015 il quale ha stabilito che, in caso di mancata regolamentazione da parte della contrattazione collettiva, ciascun genitore può scegliere da sé tra fruizione giornaliera o oraria: nel secondo caso, la fruizione (oraria) è consentita per la metà dell'orario medio giornaliero del periodo di paga quadri-settimanale o mensile precedente a quello nel corso del quale ha avuto inizio il congedo parentale. La novità è operativa dallo scorso 25 giugno.

La fruizione a ore

La modalità di fruizione oraria del congedo parentale, spiega l'Inps, si aggiunge alla modalità di fruizione su base giornaliera e mensile in uso, rispetto alle quali la nuova modalità (oraria) non modifica la durata del congedo parentale. I genitori, lavoratori dipendenti, possono perciò fruire del congedo parentale nelle diverse modalità (giornaliera o mensile o oraria) e giornate o mesi di congedo parentale possono alternarsi con giornate lavorative in cui il congedo viene fruito in modalità oraria, nei limiti eventualmente stabiliti dalla contrattazione collettiva. In caso di fruizione oraria, tuttavia (per periodi in cui c'è copresenza quindi nella stessa giornata di assenza oraria a titolo di congedo e di svolgimento di attività lavorativa), le domeniche (ed eventualmente i sabati nelle ipotesi di settimana corta), non sono considerate né ai fini del computo né ai fini dell'indennizzo.

Contributi figurativi

L'Inps precisa, ancora, che le ore di congedo parentale diano o non diano diritto all'indennità sono sempre coperte da contribuzione figurativa.

Due domande: al datore e all'Inps. Da stamattina come accennato, l'Inps ha aperto la procedura online per consentire al genitore l'invio della domanda di fruizione oraria del congedo parentale. In merito, l'istituto ricorda che il genitore ha l'onere di comunicare al datore di lavoro la fruizione del congedo parentale su base oraria con due giorni di preavviso, indicando l'inizio e la fine del periodo di congedo. Per l'invio della domanda si può utilizzare uno dei consueti canali.

 

 

17) Iva: in Gazzetta Ufficiale europea lo split payment

Split payment Iva, ok all'Italia. In Guue la decisione del Consiglio europeo. Ma il disco verde è valido fino a fine 2017.

Via libera retroattivo al meccanismo di riscossione

Ufficializzato il «via libera» retroattivo e a tempo allo split payment dell'Iva: l'Italia può applicare il meccanismo speciale di riscossione dell'imposta sulle forniture alle pubbliche amministrazioni, ma solo fino al 31 dicembre 2017. La decisione del Consiglio Ue, datata 14 luglio 2015, è stata pubblicata il 18 agosto 2015 sulla Guue serie L n. 217.

Entro il mese di giugno dell'anno prossimo, il nostro paese dovrà riferire alla Commissione europea sulla situazione dei rimborsi d'imposta ai fornitori interessati dal meccanismo speciale. Dopo il parere favorevole dell'esecutivo dell'Ue, è arrivato il provvedimento che dà copertura alle disposizioni di deroga alla direttiva Iva introdotte dalla legge di stabilità 2014 per fronteggiare specifici fenomeni di evasione. Il Consiglio ha ritenuto che la misura derogatoria, consistente nell'obbligo delle pubbliche amministrazioni di versare l'imposta sui loro acquisti di beni e servizi direttamente all'erario anziché ai fornitori, sia idonea allo scopo e non implichi il rischio che l'evasione si sposti verso altri settori.

Semaforo verde, quindi, sia al meccanismo speciale di riscossione, che non comporta una modifica dell'Iva dovuta, sia alla previsione dell'indicazione nella fattura della specifica annotazione. Ma soltanto temporaneamente, fino al 31 dicembre 2017: il tempo necessario affinché siano sviluppati adeguati controlli basati sui dati acquisiti attraverso la fatturazione elettronica, divenuta obbligatoria dal 31 marzo scorso nei rapporti con tutte le amministrazioni pubbliche. Il provvedimento sottolinea come l'Italia abbia assicurato che, allo scadere del termine, non chiederà il rinnovo dell'autorizzazione alla deroga.

Per quanto riguarda gli effetti finanziari negativi che il meccanismo speciale può causare per i fornitori, il Consiglio prende atto che l'Italia ha adottato tutte le misure necessarie per accelerare i rimborsi a loro favore, per garantire il pieno rispetto del diritto alla detrazione. E' stato infatti previsto, da un lato, che le operazioni in regime di split payment si considerano ad aliquota zero ai fini del calcolo del presupposto del rimborso basato sull'aliquota media e, dall'altro, che i fornitori, per l'importo del credito corrispondente all'imposta non riscossa sulle predette operazioni, hanno diritto al rimborso prioritario.

La decisione impone comunque all'Italia di trasmettere alla Commissione europea, entro 18 mesi dall'entrata in vigore del meccanismo speciale, una relazione sulla situazione di tali rimborsi, in particolare sulla durata media delle procedure. Ma vediamo gli aspetti principali dello split payment, disciplinato dalle disposizioni dell'art. 17-ter del dpr 633/72 e del dm 23 gennaio 2015, illustrate dall'Agenzia delle entrate con le circolari n. 1 e n. 15 del 2015.

La normativa

L'art. 17-ter stabilisce che per le cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate nei confronti dello stato, degli organi dello stato, degli enti pubblici territoriali e dei loro consorzi, delle camere di commercio, degli istituti universitari, delle Asl, degli enti ospedalieri, degli enti pubblici di ricovero e cura aventi prevalente carattere scientifico, degli enti pubblici di assistenza e beneficenza e di quelli di previdenza, per i quali i suddetti cessionari o committenti non sono debitori d'imposta ai sensi delle disposizioni in materia di Iva, l'imposta è in ogni caso versata da essi stessi. Queste disposizioni non si applicano ai compensi per prestazioni di servizi assoggettati a ritenute Irpef.

Ambito soggettivo

Le disposizioni dell'art. 17-ter si applicano solo alle forniture di beni e servizi destinati agli enti pubblici riconducibili alla suddetta elencazione, per cui il raggio d'azione dello split payment è molto più ristretto di quello della fatturazione elettronica p.a. In caso di dubbi, i fornitori dovranno attenersi alle indicazioni fornite dall'ente pubblico.

È irrilevante, per l'applicazione del meccanismo speciale, se l'ente acquisti il bene o il servizio nell'ambito degli scopi istituzionali o nell'ambito dell'eventuale esercizio di un'attività commerciale ai fini dell'Iva.

Quanto ai fornitori, la norma non prevede eccezioni, per cui dovranno applicare il meccanismo speciale tutti i soggetti passivi che effettuano cessioni di beni o prestazioni di servizi nei confronti degli enti pubblici suddetti, quale che sia la natura giuridica e l'attività esercitata. Devono ritenersi sottoposte al meccanismo speciale anche le operazioni poste in essere da enti pubblici nei confronti di altri enti della stessa specie.

Eccezioni

Pur nel silenzio della legge, l'Agenzia delle entrate, in via interpretativa, ha ritenuto di dover escludere dallo split payment, per motivi sistematici, le operazioni effettuate da fornitori che applicano regimi caratterizzati da un particolare meccanismo forfetario di determinazione della detrazione spettante, quali ad esempio:

- regime speciale per i produttori agricoli e ittici di cui all'art. 34, dpr 633/72;

- regime speciale per le attività agricole connesse di cui all'art. 34-bis;

- regime speciale di cui alla legge n. 398/91 per gli enti non profit

- regime speciale per le attività di intrattenimento di cui all'art. 74, sesto comma;

- regime speciale di cui al comma 5 dell'art. 74-quater per gli spettacoli viaggianti e per le altre attività di cui alla tabella C allegata allo stesso dpr.

Ambito oggettivo

Dal punto di vista oggettivo, secondo la legge, il meccanismo speciale si applica a tutte le cessioni di beni e alle prestazioni di servizi, con le sole eccezioni seguenti:

- operazioni per le quali l'ente destinatario riveste la qualifica di debitore dell'imposta secondo le disposizioni in materia di Iva, ossia le operazioni sottoposte al regime dell'inversione contabile;

- compensi per prestazioni di servizi assoggettati a ritenuta Irpef.

Anche sotto il profilo oggettivo, tuttavia, l'Agenzia ha preso atto che alcune operazioni sono incompatibili con il meccanismo dello split payment, precisando quindi che questo non si applica alle:

- operazioni soggette a regimi particolari che non prevedono la separata indicazione dell'Iva in fattura, ad esempio regime del margine, editoria ecc.;

- operazioni documentate mediante rilascio di certificazione fiscale alternativa alla fattura, quali scontrini e ricevute fiscali.

Applicazione parziale del regime dell'inversione contabile

Quando l'ente pubblico acquista beni o servizi oggettivamente rientranti nel regime dell'inversione contabile, destinati però promiscuamente sia alla sfera commerciale che a quella istituzionale (per esempio, il servizio di pulizia del palazzo municipale all'interno del quale vi sono locali utilizzati dal comune per lo svolgimento di attività commerciali ai fini dell'Iva), secondo l'Agenzia delle entrate, l'ente dovrà comunicare al fornitore la quota parte del bene o servizio acquistato per finalità commerciali, determinata con criteri oggettivi, da assoggettare al regime dell'inversione contabile, mentre alla residua quota «istituzionale» si applicherà lo «split payment».

Adempimenti dei fornitori

Il meccanismo speciale non impatta sulle modalità di fatturazione delle operazioni da parte dei fornitori, i quali dovranno solo avere cura di annotare sulle fatture la dicitura «scissione dei pagamenti». Le fatture dovranno poi essere registrate normalmente nel registro vendite, ovviamente senza computare l'imposta fatturata nella liquidazione periodica, dato che il pagamento del tributo sarà effettuato dall'ente destinatario.

Adempimenti degli enti destinatari

Le modalità di versamento dell'imposta da parte degli enti sono differenziate a seconda che i beni e servizi siano acquistati per finalità istituzionali oppure nell'ambito di un'attività commerciale.

Acquisti per fini istituzionali

Per gli acquisti effettuati in veste istituzionale, al di fuori di attività commerciali, gli enti devono versare direttamente all'erario l'imposta loro addebitata dai fornitori, con le modalità e nei termini di cui all'art. 4 del dm e alla risoluzione n. 15/2015.

Più precisamente, il decreto prevede che l'Iva deve essere versata entro il 16 del mese successivo a quello in cui è divenuta esigibile, senza possibilità di compensazione; nel rispetto di tale termine e del suddetto criterio di imputazione temporale, gli enti potranno poi scegliere se effettuare:

- un unico versamento cumulativo dell'imposta divenuta esigibile nel mese;

- un versamento per l'imposta divenuta esigibile in ciascun giorno;

- un versamento per l'imposta divenuta esigibile su ciascuna fattura.

Si ricorda che, per le operazioni in esame, l'imposta diviene esigibile al momento del pagamento del corrispettivo, salva la facoltà dell'ente di anticipare l'esigibilità al momento del ricevimento della fattura.

Acquisti per fini commerciali

Per gli acquisti effettuati nell'esercizio di attività commerciali, invece, gli enti assolvono l'imposta annotando le fatture dei fornitori nel registro di cui agli artt. 23 o 24 del decreto 633/72, entro il giorno 15 del mese successivo a quello in cui l'imposta è divenuta esigibile, con riferimento al mese precedente.

L'imposta da split payment concorrerà così alla liquidazione periodica, per cui il relativo debito potrà essere neutralizzato dall'esercizio del diritto alla detrazione.

Acquisti promiscui

Infine, secondo la circolare dell'Agenzia delle entrate, per gli acquisti di beni e servizi destinati ad essere utilizzati promiscuamente sia nell'ambito istituzionale che nell'attività d'impresa, l'ente pubblico dovrà preventivamente individuare, con criteri oggettivi, la quota d'imposta da imputare a ciascuna delle due attività, ed effettuare separatamente i relativi adempimenti.

 

 

18) Fatturazione elettronica in Gazzetta Ufficiale

Sono ufficiali anche le disposizioni su fatturazione elettronica e adempimenti telematici. È stato infatti pubblicato, sulla G.U. 190 del 18 agosto 2015, il dlgs 5 agosto 2015, n. 127, adottato in base alla legge delega n. 23/2014, il cui obiettivo principale è quello di favorire la diffusione della fattura elettronica. La palla passa ora all'amministrazione finanziaria, che dovrà dare concreta attuazione alle disposizioni del decreto con una serie di misure per lo più di carattere tecnico. Più in dettaglio, secondo l'articolo 1 del decreto, l'Agenzia delle entrate ha meno di un anno di tempo per realizzare e mettere a disposizione di tutti i contribuenti un servizio gratuito per la generazione, trasmissione e conservazione delle fatture elettroniche, comprese quelle fra privati. È infatti previsto che la procedura dovrà essere attivata dal 1° luglio 2016. Il Mineconomia, da parte sua, a partire dal 1° gennaio 2017 dovrà mettere a disposizione di tutti i soggetti passivi dell'Iva il sistema di interscambio (Sdi), attualmente riservato alla veicolazione delle fatture elettroniche p.a., anche per la trasmissione e ricezione delle fatture fra privati residenti, purché i documenti abbiano le caratteristiche tecniche previste dal regolamento n. 55/2013 (file XML, ecc.). Dalla stessa data, l'Agenzia delle entrate renderà disponibili ai contribuenti, per via telematica, le informazioni acquisite dal sistema, anche in formato strutturato; i contribuenti potranno così disporre di una piattaforma web per la consultazione in tempo reale dello stato delle operazioni effettuate.

Adempimenti telematici

Un altro capitolo del decreto riguarda la comunicazione all'Agenzia delle entrate delle operazioni Iva. È previsto che a decorrere dalle operazioni effettuate dal 1° gennaio 2017, i soggetti passivi dell'Iva potranno optare per la trasmissione telematica all'agenzia dei dati di tutte le fatture, emesse e ricevute, e delle relative variazioni. Analogamente, i soggetti non tenuti all'emissione della fattura potranno optare per la comunicazione telematica dei corrispettivi, attualmente riservata solo alla grande distribuzione organizzata. Coloro che opteranno per le comunicazioni telematiche potranno contare sulla semplificazione degli adempimenti Iva, tra cui l'esonero dall'emissione di scontrini e ricevute fiscali.

 

Vincenzo D’Andò

 23/8/2015