Diario quotidiano del 28 agosto 2015: il ravvedimento operoso per i tributi doganali

 

 Indice:
 1) Con le Dogane niente ravvedimento operoso dopo l’avvenuta constatazione della violazione
 2) Abuso del diritto: la coerenza del contribuente supera ogni pretesa del Fisco
 3) Professionisti: per giustificare l’accertamento induttivo, non basta una sottofatturazione
 4) Lavoro accessorio: voucher solo telematico
 5) Redditi di stranieri: quando devono essere dichiarati in Italia
 6) Voluntary disclosure: ok dell’Agenzia delle entrate al modello waiver svizzero in alternativa al  fac-simile italiano
 

 
1) Con le Dogane niente ravvedimento operoso dopo l’avvenuta constatazione della violazione
Con le Dogane non si “scherza”. Dopo che è avvenuta la constatazione della violazione doganale, il contribuente non ha più alcuna possibilità di potere ricorrere all’istituto “premiale” del cd. ravvedimento operoso.
Si tratta di una precisazione che è contenuta in nota dell’Agenzia delle Dogane del 18 agosto 2015 (così come viene anticipato da un quotidiano, specializzato in materia tributaria, del 27 agosto 2015, difatti tale nota non risulta ancora pubblicata sul sito delle Dogane).
Secondo tale tesi, il Legislatore, con la Legge 190/2014, ha inteso premiare solo i contribuenti che sono alle prese con irregolarità nei confronti dell’Agenzia delle entrate, e non, quindi, nei riguardi delle Dogane.
Viceversa, sarebbe applicabile anche al settore doganale la nuova previsione intermedia sulla regolarizzazione delle violazioni entro 90 giorni con la riduzione della sanzione a 1/9 del minimo.
 
2) Abuso del diritto: la coerenza del contribuente supera ogni pretesa del Fisco
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 17175 del 26 agosto 2015, ha, sostanzialmente, stabilito che la scelta coerente del contribuente vince contro l’abuso del diritto. È, quindi, inattaccabile la scelta più conveniente per lo stesso contribuente.
Dunque, la scelta fiscalmente più conveniente ma coerente con le regole dell’ordinamento non può essere attaccata sotto il profilo dell’abuso di diritto. Ciò poiché una diversa impostazione condurrebbe a sindacare la libertà economica e imprenditoriale. Peraltro, i contenuti di tale decisione vengono ormai recepiti anche nel Decreto Legislativo n. 128 del 2015.
Un ulteriore sentenza della Suprema Corte, la n. 17159 del 26 agosto 2015, invece, esprime perplessità sulla applicabilità del principio dell’abuso anche in relazione ai tributi non armonizzati, fattispecie invece chiaramente delineata dal decreto di riforma che sarà concretamente in vigore dal prossimo 1° ottobre.
La prima decisione si sofferma sulla questione dell’alternatività del trattamento fiscale degli immobili nel momento in cui la scelta sia tra acquisto in proprietà e sale and lease back. I giudici di legittimità sono molto chiari: se l’ordinamento tributario prevede entrambe le possibilità non deve essere ovviamente necessario scegliere la strada più onerosa da un punto di vista fiscale. Infatti, viene osservato come la scelta meno gravosa non è ovviamente sintomo ex se di condotta “abusiva”. Il discrimine deve essere quello della manifesta illogicità o antieconomicità dell’operazione il che, nel caso di specie, non si era verificato.
La seconda sentenza della Cassazione pare in qualche modo affermare come, sulla base delle vecchie regole, sia complesso applicare il principio dell’abuso di diritto a tributi quali Ires e Irap poiché ciò comporterebbe il vanificare le disposizioni antielusive specifiche quali ad es. l’art. 37 bis del D.P.R. 600/1973.
Lista Pessina ok
Accertamento fiscale. Vanno bene gli elementi tratti dalla lista “…

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