Diario quotidiano del 10 agosto 2015: é operativo il credito d’imposta per investimenti in ricerca e sviluppo

Pubblicato il 10 agosto 2015

trattamento contabile e fiscale di software e siti web aziendali; é operativo il credito d’imposta per investimenti in ricerca e sviluppo; deposito IVA irregolare: niente raddoppio dell’imposta; non imponibilità delle cessioni intracomunitarie: se mancano le condizioni essenziali, la buona fede salva il contribuente; bilanci: deposito semplificato; governo: è definitiva l’approvazione dell'internazionalizzazione delle imprese; osservatorio partite IVA: on line i dati di giugno 2015; FATCA: reso noto il testo del decreto del MEF; funzioni di verifica dell’INPS: le attività per l’anno 2015; sovraindebitamento: arrivano le linee guida del Consiglio Nazionale dei commercialisti

 

 Indice:

 1) Trattamento contabile e fiscale di software e siti web aziendali

 2) E’ operativo il credito d’imposta per investimenti in ricerca e sviluppo

 3) Deposito IVA irregolare: niente raddoppio dell’imposta

 4) Non imponibilità delle cessioni intracomunitarie: se mancano le condizioni essenziali, la buona fede salva il   contribuente

 5) Bilanci: deposito semplificato

 6) Governo: è definitiva l’approvazione dell'internazionalizzazione delle imprese

 7) Osservatorio partite IVA: on line i dati di giugno 2015

 8) FATCA: reso noto il testo del decreto del MEF

 9) Funzioni di verifica dell’INPS: le attività per l’anno 2015

 10) Sovraindebitamento: arrivano le linee guida del Consiglio Nazionale dei commercialisti

 

 

1) Trattamento contabile e fiscale di software e siti web aziendali

La contabilizzazione degli oneri sostenuti per l’acquisto di software e la realizzazione di siti web non risulta sempre agevole dal punto di vista operativo, richiedendo un attento esame delle caratteristiche tecniche del prodotto o delle finalità del sito.

La realizzazione di tali beni immateriali, inoltre, impone il sostenimento di costi la cui entità è fortemente variabile in funzione del livello di servizio offerto agli utenti, della complessità tecnica di realizzazione, nonché delle relative procedure di gestione e aggiornamento.

Tale circostanza rende necessario uno sforzo interpretativo che, da un lato, tenga conto delle specifiche finalità del bene oggetto di valutazione e dall’altro non trascuri l’impatto delle novità frutto della rapida evoluzione della tecnica informatica. Lo rileva l’Accademia di Ragioneria presieduta dal Prof. Moretti con la nota operativa n. 11/2015 che riguarda un tema complesso e di non facile applicazione pratica: il trattamento contabile e fiscale di software e siti web aziendali.

L’utilizzo di software e siti web aziendali, nel pieno dell’era digitale, rappresenta un’esigenza pressoché irrinunciabile per la quasi totalità dei soggetti economici.

Risulta pertanto di estrema rilevanza la relativa disciplina sotto il profilo contabile e tributario.

Tuttavia, la contabilizzazione dei relativi costi si presenta non agevole dal punto di vista operativo, in ragione delle diverse caratteristiche che in concreto possono qualificare tali componenti di costo.

Inoltre, se da un lato il trattamento contabile dei costi sostenuti per l’acquisto o lo sviluppo di applicativi software trova una disciplina specifica sul piano normativo e dei principi contabili nazionali, altrettanto non può dirsi con riferimento agli oneri sostenuti per la realizzazione dei siti web aziendali.

Scopo della presente nota operativa è quello di fornire la corretta interpretazione delle indicazioni fornite dalla normativa civilistica e fiscale e dai principi contabili nazionali ed internazionali.

Software: definizioni

L’individuazione del trattamento contabile e fiscale degli oneri sostenuti per l’acquisto dei software passa per la distinzione tra software di base e software applicativi.

Rientrano nella prima categoria le procedure e i programmi necessari per il funzionamento degli elaboratori come, ad esempio, i sistemi operativi (es. Windows, Mac OS, ecc.).

I software applicativi, invece, sono costituiti dall’insieme di procedure e istruzioni che consentono alla macchina di assolvere specifiche funzioni in grado di rispondere alle esigenze dell’utente.

Rientrano in questa categoria di software, ad esempio, gli applicativi riguardanti gli elaboratori di testo, i database, i fogli di calcolo, e così via.

Software di base

L’istallazione del software di base rappresenta un requisito essenziale per il funzionamento dell’hardware, ossia dell’insieme dei componenti della macchina.

Il relativo costo di acquisto, pertanto, deve essere considerato unitamente a quello del cespite sui cui è installato e pertanto rientra nell’ambito di applicazione dell’OIC 16 “Immobilizzazioni materiali”.

In buona sostanza, il costo di acquisto dei software applicativi deve essere capitalizzato insieme all’elaboratore cui si riferisce quale onere accessorio.

Sul piano fiscale, i criteri di determinazione delle quote di ammortamento sono quelli previsti dall’art. 102 del TUIR.

L’ammortamento del software di base può iniziare, insieme al bene cui si riferisce, dopo l’entrata in funzione nel processo produttivo. Deve essere inoltre ragguagliato alla durata del periodo d’imposta se inferiore o superiore ai dodici mesi.

Va ricordato che, per i beni di costo unitario non superiore a 516,46 euro, è consentita la deduzione integrale delle spese di acquisizione nell’esercizio in cui sono state sostenute.

Software applicativo

Il trattamento contabile e fiscale dei software applicativi è decisamente più articolato.

Alla stregua di qualsiasi altra immobilizzazione, il software può essere acquistato da soggetti terzi (a titolo di proprietà o licenza d’uso), oppure può essere autoprodotto all’interno della realtà aziendale.

Nello specifico, ai fini della corretta imputazione in bilancio è necessario distinguere tra le seguenti ipotesi.

Software acquistato a titolo di proprietà o in licenza d’uso a tempo indeterminato

In questo caso il software deve essere iscritto nell’attivo patrimoniale, all’interno della voce B.I.3 tra i “Diritti di brevetto industriale e diritti di utilizzazione delle opere dell’ingegno”, attenendosi alle indicazioni contenute nell’OIC 24 “Immobilizzazioni immateriali”.

Sul piano fiscale, i criteri di determinazione delle quote di ammortamento sono quelli previsti dall’art. 103, comma 1, del TUIR.

Il legislatore ha previsto come unico limite alla deduzione degli ammortamenti in questione un importo massimo che non può essere superato in ciascun esercizio.

Le quote annuali non possono infatti superare il 50% del costo complessivo sostenuto, pertanto, nel rispetto del predetto limite, l’impresa è libera di determinare le quote di ammortamento con i criteri ritenuti più appropriati.

Gli stessi criteri si rendono applicabili anche nell’ipotesi in cui il software sia prodotto internamente e giuridicamente tutelato.

Software acquistato a titolo di licenza d’uso a tempo determinato

Dal punto di vista civilistico la licenza d’uso a tempo determinato deve essere iscritta in bilancio nella voce B.I.4 “Concessioni, licenze, marchi e diritti simili”.

In questo caso, l’articolo 103 comma 2 del TUIR impone che la durata dell’ammortamento sia rapportata al periodo durante il quale si estende la licenza d’uso.

L’ammortamento del software applicativo decorre dal momento in cui il costo sostenuto è iscritto in bilancio. È possibile, tuttavia, che l’impresa, in luogo di un pagamento effettuato una tantum, sia tenuta a corrispondere un canone periodico.

In questo caso i relativi costi devono essere imputati al conto economico in base al principio di competenza.

Software autoprodotto per uso interno e non giuridicamente tutelato

Nel caso in cui il software applicativo sia realizzato all’interno dell’azienda, senza richiederne il riconoscimento della tutela giuridica, i relativi costi possono essere imputati al conto economico relativo all’esercizio di effettivo sostenimento.

Tuttavia, qualora i programmi siano utilizzabili all’interno della realtà aziendale per un certo numero di anni, tali costi devono essere necessariamente capitalizzati ed iscritti nella voce B.I.7 “Altre immobilizzazioni immateriali”.

Si ricorda che il software autoprodotto e giuridicamente tutelato deve essere invece iscritto nella voce B.I.3 “Diritti di brevetto industriale e diritti di utilizzazione delle opere dell’ingegno”, con la conseguente applicazione dei criteri illustrati in precedenza.

Siti web e portali aziendali

Ai sensi dell’art. 2575 del Codice civile, un sito internet può essere annoverato tra le opere dell’ingegno di carattere creativo, rappresentando il risultato di una creazione intellettuale dell’autore.

In linea generale, i costi sostenuti per la realizzazione e l’implementazione del sito internet devono essere capitalizzati, a condizione che ne sia dimostrata l’utilità futura (ad esempio in termini di incremento dell’efficienza e della competitività) e che sia stimabile, con ragionevole certezza, la loro recuperabilità, tenendo conto del principio di prudenza.

Tuttavia, né le norme civilistiche né