Diario fiscale quotidiano del 7 agosto 2015: il Mef rivede le deduzioni forfetarie per gli autotrasportatori; credito d’imposta per riqualificazione degli alberghi: click day 12/10/2015

Pubblicato il 7 agosto 2015



è Legge il Decreto in materia fallimentare; non basta esibire la fattura (falsa) e poi dimostrarne l’avvenuto pagamento per la sua deducibilità; non convincono i correttivi agli studi di settore 2015; hotel: in due fasi l’invio dell’istanza del tax credit; sono esorbitanti gli interessi di Equitalia che è stata condannata al pagamento delle spese processuali; autotrasportatori: il Mef rivede le deduzioni forfetarie; assonime: inasprito il prelievo fiscale sui dividendi degli enti non commerciali; riforma fallimentare: commercialisti moderatamente soddisfatti per il D.L. 83/2015; INPS: rimborsi e recuperi mediante compensazione di prestazioni familiari in regime UE; aziende che operano con il sistema Uniemens: denunce mensili “Anomali e Provvisori”

 

 Indice:

 1) E’ Legge il Decreto in materia fallimentare

 2) Non basta esibire la fattura (falsa) e poi dimostrarne l’avvenuto pagamento per la sua deducibilità

 3) Non convincono i correttivi agli studi di settore 2015

 4) Hotel: in due fasi l’invio dell’istanza del tax credit

 5) Sono esorbitanti gli interessi di Equitalia che è stata condannata al pagamento delle spese processuali

 6) Autotrasportatori: il Mef rivede le deduzioni forfetarie

 7) Assonime: inasprito il prelievo fiscale sui dividendi degli enti non commerciali

 8) Riforma fallimentare: commercialisti moderatamente soddisfatti per il D.L. 83/2015

 9) INPS: rimborsi e recuperi mediante compensazione di prestazioni familiari in regime UE

10) Aziende che operano con il sistema Uniemens: denunce mensili “Anomali e Provvisori”

 

 

1) E’ Legge il Decreto in materia fallimentare

Il 5 agosto 2015, il Senato ha rinnovato la fiducia al Governo, approvando definitivamente il provvedimento di conversione del D.L. n. 83/2015, recante misure urgenti in materia fallimentare, civile e processuale e di organizzazione dell'amministrazione giudiziaria (ddl n. 2021).

Con 159 voti favorevoli e 104 contrari, l’Assemblea ha rinnovato la fiducia al Governo, approvando definitivamente il ddl n. 2021 di conversione, con modificazioni, del decreto-legge 27 giugno 2015, n. 83, recante misure urgenti in materia fallimentare, civile e processuale civile e di organizzazione e funzionamento dell’amministrazione giudiziaria.

Nella seduta del 5 agosto scorso, al termine della discussione generale, la Ministro dei rapporti con il Parlamento ha posto la questione di fiducia sull'approvazione del testo licenziato dalla Camera.

Dopo le numerose integrazioni della Camera, il provvedimento risulta composto di 34 articoli. Il Titolo I (articoli da 1 a 11) reca disposizioni in materia di procedure concorsuali; il Titolo II (articoli da 12 a 15) verte sulle procedure esecutive; il Titolo III (articoli 16 e 17) riguarda misure fiscali; il Titolo IV (articoli da 18 a 21-octies) reca previsioni in materia di efficienza della giustizia e processo telematico; il Titolo V (articoli da 22 a 24) detta una disciplina transitoria. Il relatore, sen. Casson (PD), ha spiegato che i primi 11 articoli modificano la legge fallimentare e riguardano il concordato preventivo, i requisiti del curatore fallimentare, la definizione delle procedure concorsuali, gli effetti dei contratti in corso di esecuzione, l'accordo di ristrutturazione dei debiti, gli atti di liquidazione. L'articolo 13 modifica la disciplina dell'esecuzione forzata. L'articolo 16 modifica la disciplina fiscale delle svalutazioni e delle perdite su crediti. L'articolo 18 disciplina il trattenimento in servizio dei magistrati ordinari e contabili. L'articolo 18-bis detta disposizioni per il ricambio generazionale nella magistratura ordinaria. L'articolo 19 riguarda il processo civile telematico. L'articolo 21-bis reca misure fiscali che incentivano la degiurisdizionalizzazione. L'articolo 21-ter riguarda i soggetti che hanno completato il tirocinio formativo. L'articolo 21-octies, per bilanciare continuità produttiva e sicurezza nell'Ilva di Taranto, prevede che l'attività degli stabilimenti di interesse strategico nazionale possa proseguire per un periodo di dodici mesi dall'adozione di misura cautelare di sequestro, se entro trenta giorni viene presentato e comunicato all'autorità giudiziaria un piano di misure aggiuntive, anche provvisorie, per la tutela della sicurezza dei lavoratori.

(Senato della Repubblica, nota del 6 agosto 2015)

 

2) Non basta esibire la fattura (falsa) e poi dimostrarne l’avvenuto pagamento per la sua deducibilità

Non è fiscalmente deducibile la falsa fattura anche se l’imprenditore riesce a dimostrarne l’effettivo avvenuto pagamento.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 16437 del 5 agosto 2015, che ha respinto il ricorso di un medico al quale l’Ufficio delle Entrate aveva dimezzato i costi deducibili da Irpef e Irap.

Dunque, nonostante l’esibizione di una fattura apparentemente regolare e il pagamento, non sono deducibili dal reddito i costi che il fisco attribuisce a operazioni oggettivamente false, dimostrando che l’affare è inesistente o che la controparte è una cartiera.

Il professionista aveva infatti emesso una serie di fatture a carico di una società, il cui presidente era la moglie, risultata poi essere una scatola vuota.

Inutile a questo punto per il contribuente esibire fatture e pagamenti in favore dell’impresa di famiglia. Perciò il Fisco ha fatto bene a procedere al recupero a tassazione. Sul punto i giudici supremi hanno infatti ricordato che nel caso in cui l’Ufficio ritenga che la fattura concerna operazioni oggettivamente inesistenti, cioè sia una mera espressione cartolare di operazioni commerciali mai poste in essere da alcuno, e quindi contesti l’indebita detrazione dell'Iva o deduzione dei costi, ha l’onere di fornire elementi probatori del fatto che l’operazione fatturata non è stata effettuata (per esempio, provando che la società emittente la fattura è una cd. cartiera) e a quel punto passerà sul contribuente l’onere di dimostrare l’effettiva esistenza delle operazioni contestate. La prova però non può consistere nella semplice esibizione della fattura.

 

3) Non convincono i correttivi agli studi di settore 2015

Non vanno bene i correttivi agli studi di settore 2015. L’operazione avrebbe fatto flop. Molte le imprese passate da congruità a non congruità. Nonostante il preventivo studio sull’efficienza produttiva e l’applicazione di modelli lineari misti per la determinazione dei ricavi presunti, i correttivi congiunturali degli studi di settore per il 2014 non hanno colto la situazione reale delle imprese. Di fatto, molte imprese sono passate da una situazione di congruità a una di non congruità.

E’ quanto è emerso dalle affermazioni fatte dal sottosegretario all’Economia rispondendo in commissione finanze della Camera al Question Time n. 5-06244, invitata a spiegare i motivi per cui, nonostante le indicazioni fornite nelle note metodologiche di riferimento degli studi di settore, molti soggetti che negli anni precedenti erano risultati congrui, con l’applicazione dei corretti 2014 hanno perso la detta congruità.

Il sottosegretario ha riportato i chiarimenti dell’Agenzia delle entrate, per la quale, innanzitutto, era necessario che le segnalazioni dei professionisti fossero accompagnate anche dai dati dichiarativi dei soggetti non congrui, al fine di fornire una più puntuale analisi della situazione e intercettare i motivi per i quali i detti correttivi non hanno sortito effetto, in presenza della congiuntura economica persistente nel 2014.

La stessa Agenzia, però, tiene a precisare che i modelli statistici elaborati si basano sull’utilizzo dei modelli lineari misti, utilizzando i correttivi disposti dal provvedimento del dicastero dell'economia dello scorso 15 maggio.

Inoltre, per la stima relativa ai ricavi del 2014, sono stati utilizzati i dati relativi all’analisi sull’efficienza produttiva, e l’intervento correttivo ha impattato sulla determinazione della «variazione dell’efficienza produttiva del singolo contribuente», determinata assumendo il valore relativo al 2014 e quello più elevato degli anni 2011, 2012 e 2013.

Con riferimento al periodo d’imposta 2013, inoltre, per effetto delle disposizioni contenute nei commi da 634 a 636, dell'art. 1, della legge 190/2014 (Stabilità 2015), sono state inviate delle richieste informative ai contribuenti, i quali, sempre per le Entrate, hanno presumibilmente indicato in modo errato i dati necessari per l'applicazione dei correttivi di crisi (incongruenze tra i dati del quadro «F» – elementi contabili - e quelli del quadro «T» – congiuntura economia).

Infine, l’Agenzia ricorda che, com’è già avvenuto nel passato, la Commissione degli esperti degli studi di settore sarà chiamata a esprimere il proprio parere «a valle» della presentazione delle dichiarazioni relative al 2014 e che non sono stati ancora attivati controlli (accertamenti) sulla base dei dati indicati per il periodo 2014, dovendo selezionare maggiormente i contribuenti, come indicato in uno specifico documento di prassi (circ. 25/E/2014).

Studi di settore per la selezione

Il Mef ha spiegato che il criterio di elaborazione dei nuovi correttivi 2014 (Dm 15 maggio 2015) rispetto a quelli precedenti si basa non più sulla riduzione dei costi variabili (Gerico 2014 e precedenti), ma sull’analisi dell'efficienza produttiva dell’impresa. Con tale metodo, solo a consuntivo la commissione degli esperti potrà misurare la reale capacità dei correttivi 2014 di misurare l’effetto crisi. E, sentita l’agenzia delle Entrate che si è già espressa in merito con la circolare 25/E/2014, precisa che gli studi di settore saranno maggiormente impiegati come strumento di selezione del contribuente per l’ulteriore attività di controllo, piuttosto che quale mero strumento accertativo.

(Camera dei deputati, Question Time n. 5-06244 del 5 agosto 2015)

 

4) Hotel: in due fasi l’invio dell’istanza del tax credit

Si distingue in due passaggi la presentazione della domanda di accesso al credito d’imposta del 30% per la riqualificazione delle strutture ricettive alberghiere relativo alle spese sostenute nel periodo d’imposta 2014. Nella prima fase, cosiddetta preparatoria, il legale rappresentante dell’impresa ricettiva dalle ore 10,00 del 15 settembre 2015 fino alle ore 16,00 del 9 ottobre 2015 può compilare l’istanza con la relativa attestazione di effettività delle spese sostenute sul portale di beni culturali https://procedimenti.beniculturali.gov.it. Nella seconda fase, quella vera e propria del click day, il legale rappresentante dalle ore 10,00 del 12 ottobre 2015 alle ore 16,00 del 15 ottobre 2015 conclude il procedimento di presentazione con l’invio telematico dell’istanza e dell’attestazione di effettività delle spese sostenute, già perfezionate dalle firme digitale.

E’ quanto è emerso dalle istruzioni sulle modalità telematiche per l’invio dell’istanza del tax credit riqualificazione strutture ricettive, pubblicate il 4 agosto 2015 sul sito del Ministero dei beni culturali.

Istruzioni sul credito d’imposta per riqualificazione degli alberghi

La guida via web sugli sgravi fiscali per gli hotel spiega che il credito d’imposta è riservato alle strutture turistiche esistenti al 1° gennaio 2012, ed è riconosciuto fino a un massimale di 200mila euro ed è ripartito in tre quote annuali di pari importo (utilizzabile esclusivamente in compensazione) e vale per le spese effettuate dal 1° gennaio 2014 al 31 dicembre 2016. I crediti d’imposta sono riconosciuti (per gli anni 2014, 2015 e 2016) nel limite di spese annua di 20 milioni di euro per il 2015 e di 50 milioni di euro per gli anni dal 2016 al 2019, per un totale di 220 milioni di euro e fino ad esaurimento delle risorse disponibili

(Istruzioni del Ministero dei beni culturali del 4 agosto 2015)

 

5) Sono esorbitanti gli interessi di Equitalia che è stata condannata al pagamento delle spese processuali

Gli interessi moratori richiesti da Equitalia in seguito al mancato pagamento delle somme indicate nelle cartelle o nelle intimazioni sono eccessivamente onerosi e possono far scattare il reato di usura.

Lo ha stabilito la Commissione Tributaria Provinciale di Salerno, sezione VIII, che, con la sentenza 3353 del 6 luglio 2015 (e resa nota il 6 agosto 2015), ha accolto l’istanza del contribuente, il quale con una nota depositata in giudizio, con relativi calcoli, aveva denunciato il reato di usura, e ha trasmesso gli atti alla procura della Repubblica di Salerno, sezione reati finanziari, affinché adotti i provvedimento di competenza.

Il contribuente, infatti, aveva contestato l’eccessiva onerosità degli interessi e dei compensi richiesti da Equitalia, esibendo in giudizio una nota con dei calcoli dai quali si configurerebbe il reato di usura.

La commissione tributaria, oltre ad avere accolto il ricorso e condannato la società pubblica al pagamento delle spese processuali, ha ordinato «la trasmissione degli atti alla procura della Repubblica di Salerno per quanto eventualmente di competenza».

In realtà è sorprendente, guardando le cifre, che per un debito di circa 1.200 euro Equitalia chieda al debitore quasi 900 euro di interessi.

L’articolo 30 del dpr 602/1973 stabilisce che, decorso inutilmente il termine per il pagamento delle somme richieste con la notifica della cartella di pagamento (60 giorni), sulle somme iscritte a ruolo si applichino, a partire dalla data della notifica della cartella e fino alla data del pagamento, gli interessi di mora al tasso determinato annualmente con decreto del ministero delle finanze rapportati alla media dei tassi bancari attivi. Dal conteggio vanno escluse le somme dovute a titolo di sanzioni pecuniarie tributarie e di interessi. Gli interessi di mora per ritardato pagamento, che in passato hanno superato la soglia dell’8%, su base annua, negli ultimi anni sono stati ridotti, anche se rimangono pur sempre elevati. L’articolo 7 del D.L. 70/2011, inoltre, ha previsto che non possono essere più calcolati sulle somme pretese dal fisco per sanzioni e interessi, ma solo sull’importo dovuto a titolo d’imposta. Va ricordato, infine, che l’articolo 31 del dpr 602 dispone che l’imputazione delle somme riscosse dal concessionario debba essere fatta preliminarmente al debito d’imposta, alle sanzioni e alle indennità di mora.

Equitalia, proposta di aggio ridotto al 7% dalla Commissione Finanze

Nel frattempo, restando in tema, é stato licenziato, nella seduta del 4 agosto 2015, dalla Commissione Finanze del Senato il parere sull’atto di Governo n. 185, ossia sullo schema di decreto legislativo recante misure per la semplificazione e razionalizzazione delle norme in materia di riscossione.

La Commissione, dopo aver esaminato lo schema di decreto legislativo attuativo della legge di delega fiscale (L. n. 23/2014), ha espresso parere favorevole, rilasciando al contempo alcune osservazioni.

In primo luogo, viene chiesto al Senato di consentire ad Equitalia di poter entrare in banca; infatti, viene proposto di riconoscere all’agente della riscossione “libero accesso a tutte le informazioni finanziarie che riguardano i contribuenti, come per esempio i conti bancari italiani e quelli all’estero, la compravendita di auto o di imbarcazioni, i conti titoli, ecc. ecc. come avviene nei Paesi oltreconfine”.

La motivazione di tale richiesta è da ritrovare nell'eccessiva riduzione dei poteri riconosciuti ai concessionari della riscossione, con conseguente diminuzione degli importi incassati. Per far fronte a questa disparità di trattamento rispetto ad altri soggetti – basti pensare che la pignorabilità dell'unica casa è preclusa ad Equitalia, ma non alle banche - la richiesta del Senato è proprio orientata a ridare efficienza al potere di recupero del concessionario pubblico.

Con il parere, la Commissione chiede anche al Governo di inserire una norma transitoria che:

- consenta di mantenere fermo il precedente regime, limitatamente ai ruoli affidati agli agenti stessi prima del 1° gennaio 2016;

- consenta forme di integrazione dei ricavi degli agenti della riscossione nel caso in cui non sia possibile garantirne l'equilibrio economico e finanziario nella fase di passaggio dal vecchio al nuovo sistema di remunerazione, fermo restando, per gli agenti stessi, l'obbligo di proseguire e intensificare i percorsi di efficientamento intrapresi;

- confermi la regola vigente per la quale, in caso di annullamento del ruolo, per effetto di provvedimento di sgravio o in caso di inesigibilità le spese per le procedure esecutive e per i diritti di notifica sono poste a carico degli enti, oltre a quella che stabilisce l’anticipazione di tali spese nell'anno successivo a quello di maturazione delle stesse.

Infine, la Commissione Finanze chiede all'Esecutivo la possibilità di prevedere un’eventuale riduzione dell’aggio della riscossione, ma più contenuta rispetto al taglio ipotizzato dal governo dall’8% al 6%. La misura proposta per i compensi per l’attività di esattore è ipotizzata al 7% (un punto percentuale solo in meno rispetto alla misura attuale), ma non da subito. Si prevede un regime transitorio per il taglio dell’aggio, con applicazione del taglio solo ai ruoli affidati agli agenti dal 1° gennaio 2016 in poi.

 

6) Autotrasportatori: il Mef rivede le deduzioni forfetarie

Cambiano, su disposizione del Ministero dell’Economia, le deduzioni forfetarie spettanti agli autotrasportatori. In relazione al nuovo stanziamento, e in sostituzione delle misure riportate nel comunicato pubblicato sul sito dell’Agenzia delle Entrate il 2 luglio 2015, gli importi delle deduzioni forfetarie spettanti per il periodo d’imposta 2014 sono i seguenti:

- 44 euro per i trasporti all’interno della regione e delle regioni confinanti. Al riguardo si ricorda che la deduzione spetta anche per i trasporti personalmente effettuati dall’imprenditore all’interno del comune in cui ha sede l’impresa, per un importo pari al 35% di quello spettante per i medesimi trasporti nell’ambito della regione o delle regioni confinanti;

- 73 euro per i trasporti effettuati oltre tale ambito.

Resta confermata la misura agevolativa per il recupero delle somme, versate nel 2014, come contributo al Servizio Sanitario Nazionale sui premi di assicurazione per la responsabilità civile per i danni derivanti dalla circolazione dei veicoli a motore adibiti a trasporto merci di massa complessiva a pieno carico non inferiore a 11,5 tonnellate.

(Agenzia delle entrate, comunicato n. 136 del 6 agosto 2015)

 

7) Assonime: inasprito il prelievo fiscale sui dividendi degli enti non commerciali

Assonime, con la circolare n. 26 del 6 agosto 2015, ha illustrato le modifiche al prelievo fiscale sui redditi da attività finanziaria.

La circolare commenta le misure introdotte dalla legge di stabilità 2015 sul trattamento dei rendimenti dei fondi pensione, della rivalutazione del TFR, delle polizze vita e dei dividendi degli enti non commerciali.

L’occasione è fornita dalla recente pubblicazione del decreto del Ministro dell’economia e delle finanze (pubblicazione avvenuta nella Gazzetta Ufficiale n. 175 del 30 luglio 2015) con cui è stata data attuazione ad un particolare aspetto del nuovo regime dei fondi pensione: quello concernente l’attribuzione di un credito di imposta per i fondi che investono in “attività a carattere finanziario a medio e lungo termine”.

La circolare sottolinea come tutte le misure introdotte si caratterizzino per un evidente inasprimento del prelievo fiscale sui redditi in questione ed evidenzia alcune incongruenze del nuovo regime, soprattutto per quanto riguarda i dividendi degli enti non commerciali.

(Assonime, circolare n. 26 del 6 agosto 2015)

 

8) Riforma fallimentare: commercialisti moderatamente soddisfatti per il D.L. 83/2015

Longobardi: “Nel testo definitivo approvato dal Senato parzialmente corrette alcune criticità da noi segnalate”.

Il Consiglio nazionale dei commercialisti esprime una “moderata soddisfazione” sulla conversione in legge del decreto legge 27 giugno 2015 n. 83 recante misure urgenti in materia fallimentare, civile e processuale civile e di organizzazione e funzionamento dell’amministrazione giudiziaria. “Le criticità del testo del decreto che avevamo messo in luce nelle scorse settimane, anche in documenti inviati all’esecutivo – afferma il presidente nazionale della categoria, Gerardo Longobardi - sono state in parte corrette”.

Il riferimento è innanzitutto alla nuova formulazione dell’art. 3 (Proposte concorrenti) del decreto legge dove, spiega Longobardi “con un evidente “ravvedimento” rispetto alla prima versione, si riconosce comunque preferenza al piano proposto dal debitore titolare dell’impresa rispetto a quello “concorrente” presentato dalla percentuale qualificata dei creditori. Di talchè le proposte concorrenti non sono ammissibili se nella relazione redatta dal professionista indipendente si attesta che la proposta di concordato presentata dal debitore assicura il pagamento di almeno il 40% dei chirografi o, in caso di concordato con continuità, il 30%”.

Proprio con riferimento al ruolo e alle funzioni del professionista attestatore il Consiglio Nazionale esprime le sue maggiori soddisfazioni. “Le nuove misure – prosegue il presidente della categoria - nonostante qualche precedente voce di corridoio contraria, hanno riconfermato il ruolo e l’importanza della funzione svolta dall’attestatore nominato ai sensi dell’art. 67, comma terzo, lett.d), l.f.. Si pensi, ad esempio, all’attestazione di cui al nuovo art. 182 – septies l.f. (Accordo di ristrutturazione con intermediari finanziari e convenzione di moratoria) relativa alla convenzione di moratoria dei crediti nei confronti di una o più banche o intermediari finanziari. In tal caso spetta ad un professionista designato ai sensi dell’art. 67, comma terzo, lett. d) attestare l’omogeneità della posizione giuridica e degli interessi economici fra i creditori interessati dalla moratoria (attestazione richiesta anche in caso di opposizione)”.

Positiva, per i professionisti, anche “la riscrittura dell’art. 182 quinquies l.f., dove accanto alla particolare ipotesi dei c.d. finanziamenti limitati - nel tempo - e improcrastinabili in quanto funzionali a urgenti necessità per l’esercizio dell’attività dell’azienda, continuano ad essere vigenti le ipotesi delle tradizionali attestazioni del professionista indipendente per l’autorizzazione alla sottoscrizione di finanziamenti interinali”.

Soddisfazione, infine, viene espressa per la riformulazione dell’art. 5 del decreto legge n. 83/2015. “Tale norma – spiega Longobardi - incideva in modo significativo sulla nomina del curatore fallimentare”.

“Quanto alle incompatibilità – conclude Longobardi - nulla quaestio sulla limitazione prevista nel terzo comma della disposizione in esame con riferimento a quanti avessero concorso al dissesto dell’impresa. Al contrario, assoluta condivisione della soppressione del criterio, inserito nel decreto legge, secondo cui il curatore doveva essere in possesso di una struttura organizzativa e di risorse che apparissero adeguate al fine del rispetto dei tempi previsti dall’art. 104 – ter l.f.”.

 

9) INPS: rimborsi e recuperi mediante compensazione di prestazioni familiari in regime UE

L’INPS, con la circolare n. 145 del 6 agosto 2015, ha fornito chiarimenti sulle disposizioni specifiche in materia di rimborsi e recuperi mediante compensazione di prestazioni familiari in regime UE.

Questi gli argomenti trattati:

- Rimborso in base a quanto stabilito dall’art. 58 del regolamento (CE) n. 987/2009;

- Recupero in base a quanto stabilito dall’articolo 71 del regolamento (CE) n. 987/2009: disposizioni di carattere generale;

- Recupero tramite compensazione in base a quanto stabilito dall’art. 72 del regolamento (CE) n. 987/2009: prestazioni percepite indebitamente;

- Recupero tramite compensazione in base a quanto stabilito dall’art. 73 del regolamento (CE) n. 987/2009: prestazioni in denaro erogate a titolo provvisorio;

- Istruzioni operative sulle modalità di gestione dei recuperi e dei rimborsi.

Rimborso dei maggiori oneri sostenuti dalle aziende del settore del trasporto pubblico – anno 2011. Modalità operative

L’INPS, con la circolare n. 146 del 6 agosto 2015, fornisce le istruzioni con le quali le aziende di trasporto, interessate dalla norma, potranno effettuare il recupero degli importi anticipati per le integrazioni delle indennità di malattia relative all’anno 2011.

L’art. 1 comma 273, primo periodo, della legge n. 266/2005 stabilisce che i maggiori oneri derivanti dagli accordi nazionali stipulati dalle associazioni datoriali e dalle organizzazioni sindacali di categoria in attuazione dell’art. 1, comma 148, della legge n. 311/2004 siano finanziati utilizzando le somme residuate dagli importi destinati al fine di assicurare il rinnovo del contratto collettivo relativo al settore del trasporto pubblico locale. Modalità che le imprese interessate dovranno seguire per il recupero degli importi spettanti con riferimento all’anno 2011.

 

10) Aziende che operano con il sistema Uniemens: denunce mensili “Anomali e Provvisori”

L’INPS ha infine pubblicato il seguente messaggio:

Come noto, le denunce anomale e provvisorie riportano una "squadratura" tra la somma dei singoli elementi contributivi individuali e i dati dichiarativi “totale a debito e totale a credito” a livello aziendale. Emerge, dunque, un ‘evidente indefinibilità della denuncia mensile, considerata nella sua interezza, poiché il saldo non è coerente con quanto dichiarato.

Consolidato il processo di reingegnerizzazione dei flussi UniEmens ed entrata a pieno regime la relativa gestione, con il presente messaggio si chiarisce che, stante l’evidente indefinibilità, non puo’ ritenersi assolto l’obbligo contributivo. Pertanto, le “denunce squadrate” presentate a decorrere dal 1/10/2015 saranno proceduralmente equiparate a quelle non generabili.

Si specifica, altresì, che le predette denunce, in quanto contenenti dati incongruenti, segnaleranno nella fase di verifica automatizzata per Durc on line, un esito di irregolarità. Qualora, a seguito dell’invito a regolarizzare, le anomalie evidenziate non siano sistemate nei termini assegnati, stante il comportamento omissivo dell’impresa, l’irregolarità stessa verrà confermata.

In presenza di tali denunce sarà inviata apposita segnalazione tramite comunicazione bidirezionale al fine di consentirne la definizione.

Le “denunce squadrate” (anomali-provvisori-non generabili) sono comunque consultabili e verificabili attraverso la già nota funzione di “servizi per le aziende e i consulenti/Uniemens/Consultazione denunce individuali”, scheda DM10 Virtuali

Si invitano le Sedi ad attivare tutte le possibili sinergie con datori di lavoro e intermediari al fine di dare definibilità al maggior numero di denunce contributive squadrate attualmente giacenti.

Infatti, a decorrere dal 15/09/2015 sarà forzata la quadratura dei DM virtuali di competenza fino a dicembre 2014 secondo i seguenti criteri e modalità:

A) DM10 provvisorio

l’importo a debito azienda (Quadro B) mancante sarà attribuito al codice “0033”

l’importo a credito azienda (Quadro D) mancante sarà attribuito al codice “0057”

Queste registrazioni determineranno la quadratura “forzata” del DM10 virtuale, generando note di rettifica attive o passive.

Le sedi, in presenza di note di rettifica attiva, seguiranno il normale iter procedurale con eventuale invio al NRC. Particolare attenzione dovrà essere invece rivolta alle note di rettifica passive prima del passaggio ai debiti.

B) DM10 anomalo

In questo caso il DM sarà calcolato considerando la somma aggregata delle denunce individuali, ignorando quanto indicato dall’azienda come totale dichiarato.

Analogamente l’importo della somma aggregata delle denunce individuali sarà preso a riferimento per la verifica dell’importo versato.

Ne consegue che, qualora il pagamento effettuato dall’azienda sia pari al saldo dichiarato (e dunque inferiore all’importo della somma aggregata delle denunce individuali) il DM risulterà parzialmente insoluto.

In ogni caso, la quadratura forzata dei DM10 originariamente provvisori ed anomali comporterà l’immediato abbinamento con l’importo versato, l’eventuale passaggio al recupero crediti nel caso di insolvenza totale o parziale e le conseguenti fasi di calcolo e ripartizione. Viene, infine, allegato il vademecum operativo.

(INPS, messaggio n. 5207 del 6 agosto 2015)

 

Vincenzo D’Andò