Diario quotidiano del 3 agosto 2015: non è punibile penalmente il contribuente per la mancata esibizione dell’attestato di tenuta delle scritture contabili

Pubblicato il 3 agosto 2015



non può essere revocato il beneficio fiscale sulla prima casa se uno dei coniugi non ha trasferito la propria residenza; termini per la presentazione in via telematica della dichiarazione modello 770/2015 relativa all’anno 2014 in G.U.; falso in bilancio: non sono più punibili le valutazioni dei manager sulle poste contabili; l’imposta evasa anche se poi viene pagata non evita comunque il sequestro per equivalente, tranne che l’istanza sia proposta al P.M.; non è punibile il contribuente per la mancata esibizione dell’attestato di tenuta delle scritture contabili; enti di previdenza: è andato in G.U. il decreto con le modalità applicative del credito d’imposta; versamenti preventivi di Ordini e Collegi, al via dal 15 settembre; anagrafe: accordo tra commercialisti e comune di Milano, al via esperimento pilota; CNDCEC: fisco - bene il rinvio termini a settembre; governo: é ormai certo il raddoppio dei termini soft

 

Indice:

1) Non può essere revocato il beneficio fiscale sulla prima casa se uno dei coniugi non ha trasferito la propria residenza

2) Termini per la presentazione in via telematica della dichiarazione modello 770/2015 relativa all’anno 2014 in G.U.

3) Falso in bilancio: non sono più punibili le valutazioni dei manager sulle poste contabili

4) L’imposta evasa anche se poi viene pagata non evita comunque il sequestro per equivalente, tranne che l’istanza sia proposta al P.M.

5) Non è punibile il contribuente per la mancata esibizione dell’attestato di tenuta delle scritture contabili

6) Enti di previdenza: è andato in G.U. il decreto con le modalità applicative del credito d’imposta

7) Versamenti preventivi di Ordini e Collegi, al via dal 15 settembre

8) Anagrafe: accordo tra commercialisti e comune di Milano, al via esperimento pilota

9) CNDCEC: fisco - bene il rinvio termini a settembre

10) Fisco: é ormai certo il raddoppio dei termini soft

 

1) Non può essere revocato il beneficio fiscale sulla prima casa se uno dei coniugi non ha trasferito la propria residenza

Non può essere revocato il bonus fiscale sulla prima casa per il mancato trasferimento di residenza nel Comune di uno dei coniugi.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 16026 del 29 luglio 2015.

                                             Fatto

L’Agenzia delle Entrate Ufficio di Biella, con avviso di liquidazione d’imposta ed irrogazione di sanzioni notificato in data 2/2/2008, accertava che la contribuente E.V. aveva indebitamente usufruito delle agevolazioni fiscali previste per l’acquisto della prima casa di cui al DPR 131/1986 in quanto non aveva trasferito la propria residenza nel comune in cui si trovava l’immobile acquistato e, pertanto, procedeva alla revoca delle agevolazioni illegittimamente godute applicando interessi e sanzioni.

Avverso l’avviso di recupero d’imposta la contribuente proponeva ricorso davanti alla Commissione Tributaria Provinciale di Biella che lo respingeva con sentenza appellata dalla contribuente davanti alla Commissione Tributaria Regionale della Piemonte.

I giudici di secondo grado respingevano l’appello proposto dalla contribuente ritenendo che la revoca delle agevolazioni era legittima in quanto la V. non aveva partecipato alla stipula dell’atto notarile di acquisto e non aveva trasferito la propria residenza nell’immobile acquistato dal marito D.C. per cui non poteva pretendere di avvalersi delle agevolazioni concesse per la prima casa solo in virtù della circostanza che si trovava in regime di comunione legale dei beni con il coniuge.

Avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale del Piemonte ha proposto ricorso per cassazione la contribuente E.V. con un motivo e la l’Agenzia delle Entrate ha resistito con controricorso.

                                           Decisione

Come afferma la stessa circolare 12/8/2005 n. 38 dell’Agenzia delle Entrate, l’agevolazione fiscale prevista per l’acquisto della prima casa di cui al DPR 131/1986 spetta anche se solo uno dei coniugi ha trasferito la propria residenza nell’immobile acquistato in quanto rappresentante della famiglia intesa come entità autonoma distinta dai coniugi singolarmente.

Per cui la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso presentato dalla contribuente.

A tal fine, viene premesso che la nota 2 bis della Tariffa allegata al D.P.R. n. 131 del 1986, nel testo vigente a seguito del D.L. 22 maggio 1993, n. 155, convertito il L. 19 luglio 1993, n. 243, subordina il godimento dei benefici "prima casa", tra l'altro, alle seguenti condizioni: a) che l'acquirente dichiari e si tratta di dichiarazione da rendere a pena di decadenza nell'atto di residenza nel Comune ove è ubicato l'immobile acquistato; b) che l’acquirente dichiari nell’atto di acquisto di non essere titolare, esclusivo o in comunione con il coniuge, dei diritti di proprietà, usufrutto, uso e abitazione di altra casa di abitazione nel territorio del comune in cui è situato l'immobile da acquistare; c) che l'acquirente dichiari nell’atto di acquisto di non essere titolare, neppure per quote, anche in regime di comunione legale su tutto il territorio nazionale dei diritti di proprietà, usufrutto, uso e abitazione e nuda proprietà su altra casa di abitazione acquistata dallo stesso soggetto o dal coniuge con le agevolazioni fiscali per l'acquisto della prima casa previste dalla stessa legge oppure da leggi precedenti.

Ciò premesso, in tema di perdita dell’agevolazione fiscale sul pagamento dell’imposta di registro per l’acquisto della prima casa, in fattispecie relativa a coniugi in regime di comunione di beni dei quali uno solo ha trasferito la propria residenza nell'immobile acquistato questa Corte ha affermato che Sez. 5, Sentenza n. 16355 del 28/06/2013 "In tema di imposta di registro benefici per l'acquisto della prima casa, ai fini della fruizione degli stessi, ai sensi dell'art. 2 della legge 4 maggio 1985, n. 118, il requisito della residenza nel Comune in cui è ubicato l'immobile va riferito alla famiglia, con la conseguenza che, in caso di comunione legale tra coniugi, quel che rileva è che l'immobile acquistato sia destinato a residenza familiare, mentre non assume rilievo in contrario la circostanza che uno dei coniugi non abbia la residenza anagrafica in tale Comune, e ciò in ogni ipotesi in cui il bene sia divenuto oggetto della comunione ai sensi dell'art. 177 cod. civ., quindi sia in caso di acquisto separato che in caso di acquisto congiunto del bene stesso.

In particolare, è stato precisato che i coniugi non sono tenuti ad una comune residenza anagrafica, ma reciprocamente alla coabitazione (art. 143 cc), quindi una interpretazione della legge tributaria conforme ai principi del diritto di famiglia induce a considerare che la coabitazione con il coniuge costituisce un elemento adeguato a soddisfare il requisito della residenza ai fini tributari (Cass. n. 14237 del 2000, cit.), in quanto ciò che conta "non è tanto la residenza dei singoli coniugi, quanto quella della famiglia. Pertanto, anche la norma tributaria va letta ed applicata nel senso che diventa prevalente l'interesse della famiglia rispetto a quello dei singoli coniugi, per cui il metro di valutazione dei requisiti per ottenere il beneficio deve essere diverso in considerazione della presenza di un'altra entità, quale la famiglia (cfr. Cass. n. 2109 del 2009, cit.)". In virtù di tali principi, va, dunque, affermato che, ai fini della fruizione dei benefici fiscali in questione, il requisito della residenza nel Comune in cui è ubicato l'immobile debba essere riferito alla famiglia, con la conseguenza che, in caso di comunione legale tra coniugi, quel che rileva è che l'immobile acquistato sia destinato a residenza familiare, mentre non assume rilievo in contrario la circostanza che uno dei coniugi non abbia la residenza in tale Comune, e ciò in ogni caso in cui il bene sia divenuto oggetto della comunione ex art. 177 c.c., quindi sia in caso di acquisto separato che in quello di acquisto congiunto del bene stesso.

La sentenza impugnata, che non si è attenuta al suddetto principio, va, in conseguenza, cassata, e, non ravvisandosi la necessità di ulteriori accertamenti di fatto (essendo incontroverso che l'immobile è stato acquistato in regime di comunione legale ed è stato destinato a residenza familiare), la causa può essere decisa nel merito con l'accoglimento del ricorso introduttivo.

Le spese del giudizio di merito e di legittimità vanno compensate tra le parti stante la complessità delle questioni trattate.

 

2) Termini per la presentazione in via telematica della dichiarazione  modello 770/2015 relativa all’anno 2014 in G.U.

Il Modello 770/2015 si deve presentare entro il 21 settembre 2015. Lo ha stabilito l’art. 1 del D.P.C.M. 28 luglio 2015 pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 175 del 30 luglio 2015: “La dichiarazione dei sostituti d’imposta, di cui all’articolo 4, comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica 22 luglio 1998, n. 322, relativa all’anno 2014, è presentata in via telematica, direttamente ovvero tramite i soggetti incaricati di cui all’articolo 3, commi 2-bis e 3, del medesimo decreto del Presidente della Repubblica n. 322 del 1998, entro il 21 settembre 2015”.

(Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 28 luglio 2015, in G.U. n. 175 del 30 luglio 2015)

 

3) Falso in bilancio: non sono più punibili le valutazioni dei manager sulle poste contabili

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 33774 del 30 luglio 2015, ha stabilito che l’imprenditore può essere condannato quando espone nel bilancio fatti non veri, ad esclusione delle valutazioni.

La Suprema Corte ha, così, assolto dall’accusa per bancarotta mediante il falso in bilancio il presunto reo.

Al legislatore, in poche parole, è bastato eliminare dall’articolo 2621 del codice civile la locuzione “ancorché oggetto di valutazioni”, per ridurre drasticamente la possibilità di una condanna.

In 150 pagine di motivazioni i Supremi giudici spiegano, tra le altre cose, che il dato testuale e il confronto con la previgente formulazione degli artt. 2621 e 2622, come si è visto in una disarmonia con il diritto penale tributario e con l’art. 2638 cod. civ., sono elementi indicativi della reale volontà legislativa di far venir meno la punibilità dei falsi valutativi, anche se subito dopo la riforma è stato sostenuto come non possa del tutto escludersi che l’eliminazione di qualsiasi espresso riferimento a questi ultimi sia da imputarsi alla ritenuta superfluità di una loro evocazione.

Tale tesi si fonda soprattutto sul dichiarato timore di una riduzione della portata operativa della normativa e finisce per fare ricorso soprattutto a una interpretazione sistematica, partendo dall’assunto che le voci di bilancio sono costituite quasi interamente da valutazioni.

Un altro interessante chiarimento la Cassazione lo fornisce sul dolo della nuova fattispecie: in sentenza si legge infatti che per quanto riguarda invece le modifiche apportate alla struttura dell'elemento soggettivo, deve osservarsi come il legislatore abbia confermato la necessità di un dolo specifico, caratterizzato dal fine di procurare per sé o per altri un ingiusto profitto.

 

4) L’imposta evasa anche se poi viene pagata non evita comunque il sequestro per equivalente, tranne che l’istanza sia proposta al P.M.

Il tribunale non è tenuto a ridurre il sequestro per equivalente in relazione all’imposta pagata dal presunto evasore fiscale con l’accertamento con adesione. L’imprenditore deve infatti proporre istanza al Pubblico Ministero, unico organo che, nella fase cautelare, ha poteri di calcolo.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione che, con la sentenza n. 33602 del 30 luglio 2015, ha respinto il ricorso di un imprenditore, il quale aveva lamentato che dal totale del sequestro dovessero essere detratte le due rate Irpef già pagate.

I Supremi giudici hanno respinto la tesi sostenendo che se in astratto la misura non deve superare il profitto del reato dall’altro non è il tribunale ad avere poteri di calcolo in questo senso. In sentenza la terza sezione penale ha ricordato che quale, in tema di reati tributari, il sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente, qualora sia stato perfezionato un accordo tra il contribuente e l’Amministrazione finanziaria per la rateizzazione del debito tributario, non può essere mantenuto sull’intero ammontare del profitto derivante dal mancato pagamento dell’imposta evasa ma deve essere ridotto in misura corrispondente ai ratei versati per effetto della convenzione, poiché, altrimenti, verrebbe a determinarsi una inammissibile duplicazione sanzionatoria, in contrasto con il principio secondo il quale l'ablazione definitiva di un bene non può mai essere superiore al vantaggio economico conseguito dall’azione delittuosa. Il tribunale cautelare ha però respinto l’appello sul fondamentale rilievo che non fosse possibile stabilire il quantum da restituire e ciò ha fatto in maniera corretta perché, in sede di riesame o di appello avverso una misura cautelare reale, il tribunale, salvi i casi di evidenza dell’accertamento ossia di soluzione di una questione che sia definibile sulla base degli atti, non è tenuto a dirimere le questioni contabili essendo sprovvisto di poteri istruttori che sono incompatibili con l’incidente cautelare.

 

5) Non è punibile il contribuente per la mancata esibizione dell’attestato di tenuta delle scritture contabili

E’ possibile agevolmente venire a conoscenza del soggetto adibito alla tenuta della contabilità di terzi, questo mediante prove, anche dichiarative, ulteriori e diverse dalla attestazione di cui all’art. 53 del D.P.R. n.633/72.

Per tale motivo non è punibile il contribuente anche se non ha esibito agli Uffici del Fisco l’attestazione di tenuta delle scritture contabili presso altro soggetto (usualmente, commercialista, consulente del lavoro, ecc.).

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 11479/2015, secondo cui non è configurabile il reato di occultamento o distruzione delle scritture contabili previsto e punito dall’art. 10 D.Lgs. n.74/2000 in capo all’imprenditore che omette di esibire l’attestazione di tenuta delle scritture stesse presso il commercialista delegato, che tuttavia non consegna alcunché ai verificatori.

Nel caso in esame, un imprenditore ha proposto ricorso per la cassazione della sentenza della Corte di Appello di Trieste che, riformando la decisione del Tribunale di Pordenone lo aveva condannato alla pena di sei mesi di reclusione per il reato di cui all’art. 10 del D.Lgs. n. 74/2000.

Il primo giudice aveva assolto l’imputato per non aver commesso il fatto ritenendo, sulla base delle prove testimoniali assunte, veritiera la tesi difensiva secondo cui le scritture contabili relative alle annualità oggetto dell’accertamento fossero all’epoca effettivamente detenute dal commercialista di fiducia che, tuttavia, nulla aveva consegnato alla Guardia di Finanza che si era recata da lui su indicazione dell’imputato. Tale tesi, secondo il Tribunale, traeva spunto dalle precise dichiarazioni dei testimoni che, nel tempo, avevano avuto rapporti diretti con il commercialista dell’imputato per gli aspetti contabili connessi alle prestazioni eseguite dalla sua impresa.

Viceversa, la Corte di Appello aveva ritenuto fondata l’accusa mossa nei confronti dell’imputato secondo cui questi, nella sua qualità di titolare della ditta individuale (per evadere l’Iva e le imposte sui redditi) aveva distrutto le scritture contabili e i documenti degli anni in cui era ancora obbligatoria la conservazione sulla base del fatto che non vi era agli atti la prova di alcuna delega scritta a favore del commercialista e che le prove testimoniali non sarebbero state correttamente valutate dal primo giudice.

Con il ricorso in Cassazione l’imputato ha eccepito il vizio di insufficiente motivazione, rilevando che il primo giudice aveva fondato la propria decisione sulla scorta di più testimonianze che provavano chiaramente che il commercialista era delegato alla tenuta della contabilità; di tali prove, la Corte di appello aveva ritenuto di selezionarne solo una, omettendo di considerare le altre e superando la considerazione logica circa il movente della avvenuta distruzione della documentazione da parte del commercialista delegato, ipotizzata dalla difesa, semplicemente valutandola come non credibile.

La Corte ha accolto il ricorso ritenendo sussistente l’eccepito vizio di motivazione, in quanto, secondo i Giudici di legittimità, la Corte di appello aveva fondato la propria decisione sulla base di una analisi parziale del compendio probatorio valutato dal primo giudice.

La Suprema Corte ha rilevato in particolare che “…se è vero che il contribuente che dichiari che le scritture contabili si trovano presso altri soggetti deve esibire l’attestazione dei soggetti stessi recante la specificazione delle scritture contabili in loro possesso, è altrettanto vero, però, che la mancata esibizione dell’attestazione o il rifiuto del soggetto terzo all’esibizione delle scritture stesse o la sua opposizione all’accesso degli organi accertatori, comportano come unica conseguenza legalmente prevista che i libri, i registri, le scritture e i documenti contabili non possono essere più presi in considerazione a favore del contribuente (D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, art. 52, commi 5 e 10)”.

Secondo la Cassazione, quindi, la mancata esibizione della attestazione non si trasforma automaticamente in una mancanza di prova della tenuta delle scritture da parte del terzo.

In conformità a tale principio, legittimamente, dunque, il giudice penale può, pur in assenza di prove documentali, ricavare il convincimento della effettiva tenuta della contabilità da parte di terzi da prove, anche dichiarative, ulteriori e diverse dalla attestazione di cui all’art. 53 del D.P.R. n.633/72.

 

6) Enti di previdenza: è andato in G.U. il decreto con le modalità applicative del credito d’imposta

È stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 175 del 30 luglio 2015 il Decreto del Ministro dell’Economia e delle Finanze che definisce condizioni, termini e modalità di applicabilità del credito di imposta a favore degli Enti di previdenza obbligatoria, disciplinati dai D.Lgs. n. 509 del 1994 e n. 103 del 1996 e di previdenza complementare, D.Lgs. n. 252 del 2005.

La Legge di Stabilità 2015, oltre a disporre l’incremento dell’aliquota sui rendimenti dall’11% al 20%, ha riconosciuto un credito di imposta nella misura del 9% alle forme previdenziali che operino a sostegno dell'economia reale. La condizione è che la somma netta maturata assoggettata all’imposta sia stata investita in attività di carattere finanziario avente medio o lungo termine.

Sono stati definiti quali siano gli investimenti, distinguibili in carattere diretto (sottoscrizione o acquisto di azioni, obbligazioni), e indiretto (titoli e crediti). È fatto obbligo di detenere tali attività per almeno cinque anni e, in caso di cessione o di scadenza del titolo prima del quinquennio il corrispettivo, va nuovamente investito nelle predette attività di cui sopra.

Per fruire del credito di imposta i soggetti beneficiari devono inoltrare, telematicamente, un’apposita istanza all'Amministrazione finanziaria contenente l’importo dei redditi e il risultato di netto gestione investito nelle attività finanziarie, nel periodo di imposta di riferimento e quello massimo agevolabile. Il modello sarà approntato con apposito Provvedimento direttoriale.

Spetterà all’Agenzia delle entrate quantificare la percentuale di credito spettante, da determinare sulla base del rapporto tra il limite di spesa e l’ammontare del credito di imposta complessivamente richiesto. Se il limite di spesa non viene superato, il credito sarà pari al 100% di quello richiesto.

 

7) Versamenti preventivi di Ordini e Collegi, al via dal 15 settembre

A partire dal 15 settembre 2015, gli Ordini e i Collegi, nazionali ovvero provinciali, possono effettuare versamenti preventivi sul conto corrente unico nazionale per il pagamento dei tributi dovuti da parte dei loro iscritti per la presentazione degli atti di aggiornamento catastale trasmessi telematicamente.

La nuova procedura, già a lungo sperimentata con il Consiglio nazionale dei geometri e dei geometri laureati, in sostanza facilita la gestione di versamenti di ridotta entità.

Lo dispone il provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate n. 102627 del 30 luglio 2015, emanato per semplificare al massimo il processo di informatizzazione degli adempimenti catastali, che ha visto diventare obbligatori gli aggiornamenti telematici da parte dei professionisti. Ora, gli stessi possono presentare gli atti di modifica on line e, contestualmente, pagare i relativi tributi anche utilizzando le somme versate anticipatamente dai loro Ordini o Collegi sul conto unico nazionale.

In pratica, gli Ordini e i Collegi, dopo aver stipulato con l’Agenzia delle entrate accordi di servizio con la definizione degli aspetti tecnici e di sicurezza gestionale informatica (per la quale possono avvalersi di società o associazioni “fidate”, comunque riportate nell’intesa), possono effettuare i versamenti attraverso “Sister”. Gli importi accantonati non producono interessi e restano a disposizione, dell’Ordine o del Collegio, sul portale, per poi essere utilizzati dagli iscritti che chiedono espressamente di servirsi di questa modalità di pagamento. Attenzione, però, gli atti di aggiornamento saranno accettati nei limiti di capienza delle somme disponibili.

 

8) Anagrafe: accordo tra commercialisti e comune di Milano, al via esperimento pilota

L’intesa stipulata il 31 luglio 2015 serve per verificare il requisito della residenza per il mantenimento dell’iscrizione all’Albo dei Dottori commercialisti e degli Esperti contabili.

Verificare il requisito della residenza per il mantenimento dell’iscrizione all’Albo dei Dottori commercialisti e degli Esperti contabili. Nasce con questa finalità l’accordo siglato tra Comune di Milano e Consiglio nazionale dei commercialisti grazie al quale lo stesso Consiglio, presieduto da Gerardo Longobardi, e i 144 Ordini territoriali della categoria potranno accedere ai dati anagrafici dei residenti nel capoluogo lombardo.

L’intesa, raggiunta grazie al contributo di Luigi Pagliuca, presidente della Cassa di previdenza dei Ragionieri commercialisti e consigliere comunale a Milano, sarà operativa già nei prossimi giorni. Il comune fornirà al Consiglio nazionale e agli Ordini territoriali dei commercialisti le password di accesso al data base dell’anagrafe comunale.

Quello appena siglato è per i commercialisti un accordo pilota. Per rendere sempre più attendibili le verifiche effettuate dagli Ordini locali sugli iscritti all’Albo, il Consiglio nazionale della categoria punta ad estendere questa esperienza anche ad altri comuni italiani.

COLLEGIO SINDACALE: AIM Italia, i Commercialisti sull'incarico di revisione

La valutazione del candidato effettuata secondo tre variabili: requisiti minimi (essenziali e imprescindibili), principali aree oggetto di valutazione e punti di riferimento per la loro analisi

Il Consiglio nazionale dei Dottori commercialisti e degli Esperti contabili ha emanato le Linee guida per l’attività del collegio sindacale delle società ammesse alla negoziazione su AIM Italia/Mercato Alternativo del capitale.

In virtù delle previsioni del d.lgs. 39/2010 (art. 13), in forza delle quali l’incarico di revisione legale viene conferito dall’assemblea su proposta motivata dell’organo di controllo, il Consiglio nazionale ha elaborato alcune indicazioni dirette al collegio sindacale per la formulazione della proposta motivata in relazione al conferimento dell’incarico di revisione legale.

Trattandosi, infatti, di società emittenti titoli negoziati su un mercato multilaterale, si reputa opportuno che, anche in occasione del conferimento dell’incarico di revisione, vengano assicurate adeguate tutele e garanzie ai risparmiatori attraverso la valorizzazione del ruolo del collegio sindacale.

In quest’ottica, il documento si propone di fornire indicazioni in ordine al procedimento di “selezione” dell’incaricato della revisione, nell’ambito del quale il collegio sindacale svolge un ruolo di rilievo, essendo organo di vertice della governance aziendale e organo posto al crocevia dello scambio dei flussi informativi.

Le linee guida esaminano il tema della valutazione da parte del collegio sindacale delle candidature pervenute per il conferimento dell’incarico di revisione legale, soffermandosi anche sulle ipotesi in cui, in presenza di più revisori o società di revisione aspiranti, si ponga l’esigenza di una comparazione.

Si propone, pertanto, un modello di riferimento per lo svolgimento di questa peculiare attività propositiva e consultiva dell’organo di controllo, suggerendo che la valutazione del candidato revisore venga effettuata in relazione a tre variabili: requisiti minimi (essenziali e imprescindibili), principali aree oggetto di valutazione e punti di riferimento per l’analisi delle principali aree oggetto di valutazione.

L’intero processo di valutazione dovrà essere adeguatamente documentato dal collegio sindacale.“Sono certo – afferma Gerardo Longobardi, presidente del Consiglio nazionale – che tale documento, con il nostro condiviso impegno, favorirà il processo di aggiornamento dei regolamenti attuativi interni sulla base delle previsioni di cui al d.lgs. n. 39 del 2010”.

“Il documento – conclude Raffale Marcello, consigliere delegato ai Principi contabili, di revisione e al Sistema dei controlli – intende supportare il delicato compito attribuito dalla legge al collegio sindacale nel processo di valutazione delle candidature dei revisori legali o delle società di revisione legale. In tale modo, si forniscono ai colleghi utili indicazioni, che dovranno essere peraltro adeguate alle circostanze ed alle esigenze specifiche, per la formulazione della motivazione nella proposta da sottoporre all’assemblea dei soci”.

(CNDCEC, nota del 31 luglio 2015)

 

9) CNDCEC: fisco - bene il rinvio termini a settembre

La soddisfazione di Longobardi per la decisione delle Entrate di far slittare a fine settembre il termine a disposizione dei contribuenti per rispondere alle richieste di documentazione recapitate a luglio.

“Apprendiamo con soddisfazione la decisione dell’Agenzia delle entrate di far slittare a fine settembre il termine a disposizione dei contribuenti per rispondere alle richieste di documentazione recapitate a luglio relative ai controlli formali del modello Unico 2013”.

E’ quanto afferma il Presidente nazionale dei Commercialisti, Gerardo Longobardi, in merito al comunicato stampa con cui l’Agenzia delle entrate ha annunciato lo slittamento dei termini per le risposte alle richieste di documenti nell’ambito dei controlli formali delle dichiarazioni di cui all’art. 36-ter del DPR 600/73.

“Si tratta - afferma Longobardi - di un primo importante segnale di attenzione nei confronti delle richieste avanzate dalla nostra Professione nell’ambito del Tavolo tecnico sulle semplificazioni fiscali attivato dal MEF e che vede la partecipazione anche dell’Agenzia delle entrate. Avevamo sottoposto all’attenzione del viceministro Casero e del direttore delle Entrate, dott.ssa Orlandi la necessità di tale slittamento, considerato l’ingente numero di richieste recapitate ai contribuenti in prossimità della pausa estiva, che quest’anno sono andate ad aggiungersi al già denso ingorgo di scadenze tipico di questo periodo”.

Tra le varie proposte contenute nel documento presentato dal Consiglio nazionale dei commercialisti nell’incontro del 22 luglio scorso vi era anche quella di prevedere, in via normativa, la sospensione feriale dei termini per la definizione dei preavvisi di irregolarità, per le risposte a richieste di documentazione e per ogni altra richiesta istruttoria da parte degli organi di controllo (risposte a questionari, inviti a comparire, ecc.).

“In attesa dell’intervento del legislatore in tal senso e della definizione di un nuovo calendario per gli adempimenti fiscali, che abbia tempi certi - spiega il consigliere nazionale dei commercialisti delegato alla fiscalità, Luigi Mandolesi - occorreva risolvere, nell’immediato, la criticità venutasi a creare in questi giorni.Apprezzabile dunque”. “L’interpretazione dell’Agenzia che consentirà ai contribuenti e ai nostri studi professionali di dare seguito alle richieste con una tempistica meno stringente e di poter affrontare la pausa estiva con meno affanni”.

“Il nostro auspicio – conclude Longobardi – è che l’interlocuzione già da tempo avviata con i vertici istituzionali del MEF e dell’Agenzia delle entrate possa continuare, come avvenuto in quest’ultimo caso, nel solco della reciproca e fattiva collaborazione, al fine di rendere la “macchina” fiscale di questo Paese meno farraginosa e più rispettosa delle esigenze dei cittadini e di noi Professionisti”.

(CNDCEC, comunicato del 31 luglio 2015)

 

10) Fisco: é ormai certo il raddoppio dei termini soft

Il 31 luglio 2015 il Consiglio dei Ministri ha approvato in via definitiva il decreto legislativo sulla certezza del diritto e con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale a stretto giro si delineeranno i contorni della disciplina della collaborazione volontaria.

Decreti attuativi della delega fiscale

Il Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dell’economia e delle finanze Pier Carlo Padoan, ha dato il via libera definitivo a due decreti legislativi attuativi della legge di riforma fiscale (legge 11 marzo 2014 n. 23) che delega il governo ad introdurre disposizioni per un sistema fiscale più equo, trasparente e orientato alla crescita. Nello specifico il Consiglio dei ministri ha licenziato:

- Decreto legislativo riguardante disposizioni sulla certezza del diritto nei rapporti tra fisco e contribuente;

- Decreto legislativo di trasmissione telematica delle operazioni IVA e di controllo delle cessioni di beni effettuate attraverso distributori automatici (fatturazione elettronica).

Il decreto, il cui iter è iniziato lo scorso dicembre, dopo uno stop di molti mesi e molti rimaneggiamenti, è stato approvato in seconda lettura il 17 luglio scorso con delle rilevanti novità in tema di voluntary disclosure. Il decreto legislativo approvato introduce la possibilità per gli anni prescritti, dal punto di vista tributario ma non penale di accedere alla voluntary disclosure a costo zero. La disposizione è finalizzata al coordinamento delle disposizioni in materia di voluntary disclosure con la nuova disciplina in tema di raddoppio dei termini. Si considerano oggetto della procedura di collaborazione volontaria anche gli imponibili, le imposte e le ritenute correlati alle attività dichiarate nell’ambito della procedura per i quali è scaduto il termine per l’accertamento, allo scopo di superare l’incertezza interpretativa connessa al disallineamento temporale tra termine di prescrizione dell’azione penale e termine di decadenza dell’accertamento tributario amministrativo

Decreto legislativo di trasmissione telematica delle operazioni IVA e di controllo delle cessioni di beni effettuate attraverso distributori elettronici (fatturazione elettronica)

Le principali novità introdotte, a seguito dell’accoglimento delle osservazioni parlamentari, riguardano un maggior coinvolgimento delle associazioni di categoria nell’ambito di forum nazionali sulla fatturazione elettronica, nei processi per la definizione delle regole tecniche, delle modalità e dei termini per la trasmissione telematica delle fatture. Un’altra novità riguarda i gestori di distributori automatici per i quali la memorizzazione elettronica e la trasmissione telematica dei corrispettivi è obbligatoria. Si prevede che nella stesura del provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate sulla definizione dei tracciati informativi, degli standard di sicurezza e delle tecniche di hardware saranno adottate soluzioni che consentiranno di non incidere sull’attuale funzionamento degli apparecchi distributori e di garantire, nel rispetto dei normali tempi di obsolescenza e rinnovo degli apparecchi automatici, la sicurezza e l’inalterabilità dei dati dei corrispettivi.

Confermate le altre misure del decreto legislativo che si rivolge a tutti i soggetti passivi Iva e introduce incentivi, in termini di riduzione degli adempimenti amministrativi e contabili, a vantaggio delle imprese che la utilizzano la fatturazione elettronica, In particolare, il decreto legislativo:

prevede in via opzionale a decorrere dal 1° gennaio 2017, l’invio telematico all’Agenzia delle entrate dei dati di tutte le fatture (e relative variazioni), emesse e ricevute, anche mediante Sistema di Interscambio;

rende disponibile gratuitamente, a decorrere dal 1° luglio 2016, da parte dell’Agenzia delle entrate, il servizio base il servizio base per la predisposizione del file contenente i dati della fattura, il suo invio e la conservazione delle fatture elettroniche;

rende disponibile, per specifiche categorie di soggetti passivi IVA (da individuare con apposito DM, sentite le associazioni di categoria anche nell’ambito di forum nazionali sulla fatturazione elettronica) il servizio gratuito di generazione, trasmissione e conservazione delle fatture elettroniche già utilizzato per gli scambi con la P.A;

si introducono modalità nuove e semplificate per i controlli fiscali che potranno essere effettuati, anche ‘da remoto’, riducendo così gli adempimenti dei contribuenti ed evitando di ostacolare il normale svolgimento delle attività. Viene poi esclusa la duplicazione nella richiesta di dati.

Per i soggetti che scelgono di avvalersi della fatturazione elettronica vengono meno gli obblighi di comunicazione relativi al cosiddetto ‘spesometro’ e alle ‘black lists’ e i contratti di leasing. Inoltre, beneficiano di rimborsi Iva più veloci.

Decreto legislativo riguardante disposizioni sulla certezza del diritto nei rapporti tra fisco e contribuente

Il decreto legislativo ha la finalità di rafforzare la certezza del diritto nei rapporti tra fisco e contribuente in materia di abuso del diritto ed elusione fiscale, raddoppio dei termini per l’accertamento e tax compliance.

Nel secondo esame preliminare il Consiglio dei Ministri ha introdotto alcune novità per tenere conto delle osservazioni contenute nei pareri parlamentari. In particolare, per quanto riguarda i termini di accertamento, il dlg contiene una disposizione a tutela dei contribuenti secondo cui il loro raddoppio, in presenza di un reato penale, è possibile a condizione che la denuncia all’autorità giudiziaria da parte dell’Amministrazione finanziaria sia inviata entro i termini ordinari dell’accertamento. Il raddoppio non opera se la denuncia sia presentata o trasmessa oltre la scadenza ordinaria dei termini.

Accogliendo una condizione contenuta nei pareri parlamentari è stata inserita una disposizione che salva gli effetti degli avvisi di accertamento e dei provvedimenti che irrogano sanzioni amministrative tributarie notificati alla data di entrata in vigore del decreto legislativo. Sono fatti salvi anche gli effetti degli inviti a comparire e dei processi verbali di contestazione a condizione che i relativi atti con la pretesa impositiva o sanzionatoria siano notificati entro il 31 dicembre 2015.

Un’altra novità introdotta con il secondo esame preliminare del decreto riguarda una specifica disposizione sulla cosiddetta ‘Voluntary Disclosure’. Si prevede che possano accedere alla collaborazione volontaria e quindi beneficiare della non punibilità penale le attività e le imposte riferite ad annualità per le quali siano scaduti i termini per l’accertamento fiscale.

Confermato le disposizioni sull’abuso del diritto e l’elusione fiscale che si unificano in un unico concetto (inserendo un nuovo articolo nella legge sullo statuto del contribuente) con una valenza generale, con riguardo a tutti i tributi (imposte sui redditi e imposte indirette, fatta comunque salva la speciale disciplina vigente in materia doganale).

I presupposti per l’esistenza dell’abuso sono:

l’assenza di sostanza economica delle operazioni effettuate (ossia operazioni che non perseguono obiettivi quali, ad esempio, sviluppo dell’attività o creazione di posti di lavoro, ma solo vantaggi fiscali;

la realizzazione di un vantaggio fiscale indebito;

la circostanza che il vantaggio fiscale costituisca l’effetto essenziale dell’operazione.

Quando Agenzia delle Entrate accerta la condotta abusiva, le operazioni elusive effettuate dal contribuente diventano inefficaci ai fini tributari e, quindi, non sono ottenibili i relativi vantaggi fiscali.

Non si considerano invece abusive le operazioni giustificate da “valide ragioni extrafiscali non marginali” anche di ordine organizzativo o gestionale, che rispondono a finalità di miglioramento strutturale o funzionale dell’impresa o dell’attività professionale del contribuente.

Nel procedimento di accertamento dell’abuso del diritto l’onere della prova della condotta abusiva grava sull’amministrazione finanziaria, mentre il contribuente è tenuto a dimostrare la sussistenza delle “valide ragioni extrafiscali” che stanno alla base delle operazioni effettuate.

Confermata anche l’istituzione di un nuovo schema di relazioni tra l’Agenzia delle Entrate e i contribuenti denominato “Regime di adempimento collaborativo”, valevole in via di prima applicazione per le imprese di maggiori dimensioni.

L’accesso al regime, su base volontaria, è subordinato al possesso da parte del contribuente di un sistema di rilevazione, misurazione, gestione e controllo del rischio fiscale, che consenta l’autovalutazione preventiva e il monitoraggio dei rischi. Attraverso l’istaurazione di un regime di scambio continuo di informazioni improntato alla trasparenza, con imposizione di doveri a carico dell’Agenzia delle entrate e del contribuente si realizza anticipatamente un sistema di controllo per prevenire potenziali controversie fiscali.

 

Vincenzo D’Andò