IMU/TASI: qual è la disciplina che deve essere riservata agli alloggi sociali?

Così come per l’IMU, anche ai fini TASI, i cosiddetti “alloggi sociali” vengono assimilati alle “abitazioni principali”. L’imposta è, quindi, dovuta solo dal proprietario in base all’aliquota ed alle eventuali detrazioni che sono state stabilite da parte del Comune, mentre nulla è dovuto da parte degli assegnatari degli alloggi. Di questo tenore è stato il chiarimento che il Dipartimento delle finanze del Ministero dell’economia e finanze (MEF) ha emanato confermando le posizioni già contenute nella faq n. 19 del 3 giugno 2014 sull’applicabilità dell’IMU e della TASI per tale tipologia di immobili (nota n. 1).
 
Sul tema in questione, è opportuno ricordare in primo luogo che gli “alloggi sociali”, come sono definiti dal D.M. 22 aprile 2008 (nota n. 2), sono esplicitamente esclusi dall’IMU al pari della cosiddetta “abitazione principale” (ai sensi dell’articolo 13, comma 2, lettera b, del Decreto Legge 201/2011, convertito con modificazioni dalla Legge 22 dicembre 2011, n. 214).
Diversamente, per quanto riguarda la TASI, così come risulta essere applicabile a partire dal 1° gennaio 2014, va ricordato che la Legge 147/2013 (Legge di Stabilità 2014), che la istituisce e ne fornisce la disciplina, non contiene disposizioni specifiche riferibili agli “alloggi sociali”. Si sono pertanto generate incertezze in riferimento alle modalità di applicazione dell’imposta per tale tipologia di fabbricati. Sulla base di tali premesse, il MEF, al fine di eliminare i dubbi sul soggetto passivo tenuto al pagamento del tributo (nota n. 3), ha proceduto alla ricostruzione della fattispecie arrivando a sostenere, così come già più sopra accennato, la piena assimilazione, ai fini della TASI, del cosiddetto “alloggio sociale” alla “abitazione principale”, in base al confronto con la disciplina IMU stabilita per i medesimi immobili. Infatti, nel ricordare che non possono essere considerati cespiti IMU né la “abitazione principale” né gli “alloggi sociali”, il Dipartimento sostiene che, per questi ultimi, la disposizione agevolativa deve essere letta nel senso che tali immobili sono stati “assimilati”, ex lege, all’“abitazione principale”. Ai fini della TASI, poi, il MEF richiama quanto viene disposto dall’articolo 1, comma 669, della Legge 147/2013 (Legge finanziaria 2014), che così dispone: “il presupposto impositivo della TASI è il possesso o la detenzione, a qualsiasi titolo, di fabbricati, ivi compresa l’abitazione principale, e di aree edificabili, come definiti ai sensi dell’imposta municipale propria, ad eccezione, in ogni caso, dei terreni agricoli”.
 
In conseguenza di tale richiamo alla disciplina IMU, secondo il MEF, per stabilire il regime della TASI applicabile alla “abitazione principale” si deve fare riferimento all’articolo 13 del citato Decreto Legge 201/2011, che, ai fini IMU, contiene non solo la definizione di tale immobile (nota n. 4), ma anche la relativa disciplina (nota n. 5). In base a quanto sopra esposto, in virtù dell’assimilazione, ai fini IMU, della “abitazione principale” e dello “alloggio sociale”, si può ragionevolmente concludere che il medesimo principio possa rendersi applicabile anche ai fini della TASI, con la conseguenza che:

per gli “alloggi sociali” (così come definiti ai sensi del D.M. 22 aprile 2008), utilizzati dall’assegnatario come “abitazione principale” (nota n. 6), la TASI trova applicazione con l’aliquota, e con le eventuali detrazioni, che sono state stabilite dal Comune con apposita delibera per l’“abitazione principale”. Tale principio…

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