Diario quotidiano del 31 luglio 2015: ufficiale (con un comunicato) la proroga del 770 a settembre

Pubblicato il 31 luglio 2015



al via il Patent Box e il credito di imposta per ricerca e sviluppo; credito d’imposta per attività di ricerca e sviluppo: decreto in G.U.; come compilare il Modello F24 elide: attivata la funzione per la ricerca del codice identificativo del contratto di locazione; NASPI: nuovi chiarimenti INPS; via libera a fatturazione elettronica e abuso del diritto; acquisto casa in leasing per i giovani: agevolazioni fiscali; riaddebito delle spese professionali: intervento della Cassazione; omissione del contraddittorio nell’accertamento fiscale: nuova decisione della Cassazione; é fatta per la presentazione del modello 770 al 21 settembre 2015: decreto in G.U.; F24: ecco il codice tributo per il credito d’imposta autotrasporto;F24: istituito codice identificativo per i centri di assistenza fiscale o professionisti abilitati; benefici previdenziali per i lavoratori esposti all’amianto

 

 Indice:

 1) Al via il Patent Box e il credito di imposta per ricerca e sviluppo

 2) Credito d’imposta per attività di ricerca e sviluppo: decreto in G.U.

 3) Come compilare il Modello F24 elide: attivata la funzione per la ricerca del codice identificativo del   contratto di locazione

 4) NASPI: nuovi chiarimenti INPS

 5) Via libera a fatturazione elettronica e abuso del diritto

 6) Acquisto casa in leasing per i giovani: agevolazioni fiscali

 7) Riaddebito delle spese professionali: intervento della Cassazione

 8) Omissione del contraddittorio nell’accertamento fiscale: nuova decisione della Cassazione

 9) E’ fatta per la presentazione del modello 770 al 21 settembre 2015: decreto in G.U.

 10) Modello F24: ecco il codice tributo per il credito d’imposta autotrasporto

 11) Modello F24: istituito codice identificativo per i centri di assistenza fiscale o professionisti abilitati

 12) Benefici previdenziali per i lavoratori esposti all’amianto

 

 

1) Al via il Patent Box e il credito di imposta per ricerca e sviluppo

E’ stato firmato dal Ministro dello Sviluppo Economico, Federica Guidi, e dal Ministro dell’Economia e delle Finanze, Pier Carlo Padoan, il decreto di attuazione del cosiddetto ‘Patent Box’, che permette una tassazione agevolata sui redditi derivanti dalle opere di ingegno (marchi e brevetti). Il provvedimento, che rientra nella strategia messa a punto dal Tavolo ‘Finanza per la Crescita, a cui partecipano le strutture dei due Ministeri, prevede una deduzione dal reddito pari al 30% nel 2015, al 40% nel 2016 e al 50% nel 2017. Intanto è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il decreto che rende operativo il credito d’imposta sulle spese in ricerca e sviluppo (Decreto 27 maggio 2015 pubblicato sulla GazzettaUfficiale n. 174 del 29 luglio 2015). L’agevolazione è fruibile da tutte le imprese senza limiti di fatturato, indipendentemente dalla forma giuridica, dal settore economico in cui operano e dal regime contabile adottato. L’agevolazione fiscale, utilizzabile a compensazione, è pari al 25% delle spese incrementali sostenute annualmente nel periodo 2015-2019 rispetto alla media realizzata nei tre anni precedenti. L’aliquota è elevata al 50% per le spese relative all’impiego di personale qualificato e per quelle relative a contratti di ricerca con università o altri enti equiparati e con start-up innovative.

L’investimento minimo per accedere allo sgravio fiscale è pari a 30 mila euro mentre il beneficio massimo annuale è ammesso fino a 5 milioni di euro per ciascun soggetto.

Soddisfazione è stata espressa dal Ministro dell’Economia e delle Finanze, Pier Carlo Padoan. ‘L’innovazione è essenziale per consentire al Paese di crescere e per creare occupazione di qualità. E’ una sfida – ha spiegato il ministro – che le imprese sono chiamate ad affrontare con il sostegno del governo’’.Secondo il Ministro dello Sviluppo economico Federica Guidi, i due provvedimenti rappresentano ‘’un ulteriore tassello del quadro delle iniziative finalizzate al rafforzamento delle imprese che il Governo ha preso da quando si è insediato. Soltanto in questo modo, infatti, il sistema Paese può cogliere tutte le opportunità che si stanno affacciando con i primi concreti segnali di ripresa dell’economia’’.

(MEF, comunicato stampa n. 158 del 29/07/2015)

 

2) Credito d’imposta per attività di ricerca e sviluppo: decreto in G.U.

Il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha pubblicato, sulla Gazzetta Ufficiale n. 174 del 29 luglio 2015, il Decreto 27 maggio 2015 di attuazione del credito d’imposta per attività di ricerca e sviluppo.

Il decreto individua le disposizioni applicative necessarie per poter dare attuazione al credito d’imposta per investimenti in attività di ricerca e sviluppo di cui all’art. 3 del D.L. 23 dicembre 2013, n. 145, così come sostituito dall’art. 1, comma 35, della legge 23 dicembre 2014, n. 190.

Sono ammissibili al credito d’imposta le seguenti attività di ricerca e sviluppo:

- lavori sperimentali o teorici svolti, aventi quale principale finalità l’acquisizione di nuove conoscenze sui fondamenti di fenomeni e di fatti osservabili, senza che siano previste applicazioni o usi commerciali diretti;

- ricerca pianificata o indagini critiche miranti ad acquisire nuove conoscenze, da utilizzare per mettere a punto nuovi prodotti, processi o servizi o permettere un miglioramento dei prodotti, processi o servizi esistenti ovvero la creazione di componenti di sistemi complessi, necessaria per la ricerca industriale, ad esclusione dei prototipi di cui alla lettera c);

- acquisizione, combinazione, strutturazione e utilizzo delle conoscenze e capacità esistenti di natura scientifica, tecnologica e commerciale allo scopo di produrre piani, progetti o disegni per prodotti, processi o servizi nuovi, modificati o migliorati; può trattarsi anche di altre attività destinate alla definizione concettuale, alla pianificazione e alla documentazione concernenti nuovi prodotti, processi e servizi; tali attività possono comprendere l’elaborazione di progetti, disegni, piani e altra documentazione, inclusi gli studi di fattibilità, purché’ non siano destinati a uso commerciale; realizzazione di prototipi utilizzabili per scopi commerciali e di progetti pilota destinati a esperimenti tecnologici o commerciali, quando il prototipo è necessariamente il prodotto commerciale finale e il suo costo di fabbricazione è troppo elevato per poterlo usare soltanto a fini di dimostrazione e di convalida;

- produzione e collaudo di prodotti, processi e servizi, a condizione che non siano impiegati o trasformati in vista di applicazioni industriali o per finalità commerciali.

Non si considerano attività di ricerca e sviluppo le modifiche ordinarie o periodiche apportate a prodotti, linee di produzione, processi di fabbricazione, servizi esistenti e altre operazioni in corso, anche quando tali modifiche rappresentino miglioramenti.

Soggetti beneficiari

Possono beneficiare dell’agevolazione tutte le imprese, indipendentemente dalla forma giuridica, dal settore economico in cui operano nonché dal regime contabile adottato, che effettuano investimenti in attività di ricerca e sviluppo a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2014 e fino a quello in corso al 31 dicembre 2019.

Agevolazione fiscale

L’agevolazione è fruibile da tutte le imprese senza limiti di fatturato, indipendentemente dalla forma giuridica, dal settore economico in cui operano e dal regime contabile adottato.

L’agevolazione fiscale, utilizzabile a compensazione, è pari al 25% delle spese incrementali sostenute annualmente nel periodo 2015-2019 rispetto alla media realizzata nei tre anni precedenti.

L’aliquota è elevata al 50% per le spese relative all’impiego di personale qualificato e per quelle relative a contratti di ricerca con università o altri enti equiparati e con start-up innovative.

L’investimento minimo per accedere allo sgravio fiscale è pari a 30 mila euro mentre il beneficio massimo annuale è ammesso fino a 5 milioni di euro per ciascun soggetto.

 

 

3) Come compilare il Modello F24 elide: attivata la funzione per la ricerca del codice identificativo del contratto di locazione

E’ stata attivata il 29 luglio 2015 la funzione per la ricerca del codice identificativo del contratto di locazione.

L’Agenzia delle entrate, infatti, nella sezione “Servizi fiscali” ha attivato la funzione denominata “Ricerca codice identificativo del contratto di locazione”, con la quale è possibile reperire il codice identificativo di un contratto di locazione o affitto da indicare nel Modello F24, campo “Elementi identificativi”, per i pagamenti relativi agli adempimenti successivi alla prima registrazione (annualità successiva, cessione, risoluzione e proroga del contratto).

Inserendo negli appositi spazi i dati relativi alla registrazione (data di registrazione, Provincia, Ufficio, codice fiscale di una delle parti, ecc.), il servizio restituisce il codice identificativo del contratto composto da 17 caratteri.

 

4) NASPI: nuovi chiarimenti INPS

L’INPS, con la circolare n. 142 del 29 luglio 2015, ha fornito nuovi chiarimenti in merito agli aspetti amministrativi dell'indennità NASPI, con particolare riguardo alle ipotesi di neutralizzazione.

Tra le altre cose, l’Istituto ha precisato che sono da considerarsi neutri: i periodi di aspettativa sindacale, di CIG in deroga con sospensione dell’attività a zero ore e i periodi di lavoro all'estero in Paesi non convenzionati.

Domanda di indennità di mobilità o di indennità di disoccupazione NASpI

A seguito dei quesiti pervenuti circa la possibilità per il lavoratore di optare tra la prestazione di mobilità e la prestazione di disoccupazione NASpI, l’INPS precisa quanto segue in ordine alla diversità delle due prestazioni con riferimento alla contribuzione versata dal datore di lavoro, ai requisiti di accesso, alla durata, alla misura ed alle tipologie di agevolazioni.

Per quanto concerne gli aspetti contributivi, il datore di lavoro è tenuto al versamento dell’aliquota contributiva ordinaria ASpI dell’1,61% (1,31% + 0,30%), a favore dei lavoratori per i quali è prevista l’assicurazione contro la disoccupazione.

In materia di mobilità, invece, sono tenute al versamento del contributo dello 0,30 le aziende inquadrate, ai fini contributivi, nei settori economico–produttivi rientranti nel campo di applicazione della disciplina dell’intervento straordinario di integrazione salariale.

Quanto agli aspetti legati ai requisiti di accesso, la prestazione di disoccupazione NASpI è rivolta ai lavoratori che abbiano perduto involontariamente la propria occupazione a seguito di licenziamento individuale, licenziamento con accettazione dell'offerta di conciliazione di cui all'art. 6 del D. Lgs. n. 23 del 2015, dimissioni per giusta causa (individuate dalla giurisprudenza), nonché risoluzione consensuale (esclusivamente se avvenuta secondo la procedura di cui all’art. 7, L. 604/1966).

L’indennità di mobilità è, invece, rivolta ai lavoratori licenziati a seguito di una procedura di licenziamento collettivo ai sensi degli artt. 4 e 24 della legge n. 223 del 1991 da aziende rientranti nel campo di applicazione della disciplina dell’intervento straordinario di integrazione salariale e appartenenti a particolari settori economico-produttivi.

Quanto ai requisiti di accesso, per la prestazione di disoccupazione NASpI si richiede, oltre allo stato di disoccupazione involontario, la presenza di almeno tredici settimane di contribuzione nel quadriennio precedente la data di cessazione dal lavoro, nonché la presenza di almeno trenta giornate di effettivo lavoro nei dodici mesi precedenti la cessazione dal lavoro. Per l’accesso alla indennità di mobilità, oltre all’iscrizione nelle liste di mobilità, i lavoratori licenziati devono avere la qualifica di operai, impiegati e quadri e un’anzianità aziendale di dodici mesi, di cui almeno sei di lavoro effettivamente prestato, con rapporto di lavoro a tempo indeterminato, come disciplinato dall’art. 16, comma 1 della legge n. 223 del 1991.

Quanto alla durata delle prestazioni in argomento, l’indennità NASpI è pari alla metà delle settimane di contribuzione nel quadriennio precedente la data di cessazione dal lavoro, risultando pertanto strettamente legata all’anzianità contributiva del lavoratore. La durata dell’indennità di mobilità, invece, è commisurata all’età anagrafica del lavoratore al momento del licenziamento nonché all’area geografica di ubicazione dell’azienda interessata dalla procedura di licenziamento collettivo. A tal proposito, si precisa che l’art. 2, comma 46 della legge n. 92 del 2012 ha introdotto un regime transitorio della durata dell’indennità di mobilità per cui si dovrà applicare una graduale riduzione della durata dell’indennità di mobilità secondo quanto meglio specificato nella circolare n. 2 del 2013 e nel  messaggio Hermes 009916 del 24.12.2014. Infine, ai sensi dell’art. 7, comma 4 l’indennità di mobilità non può essere corrisposta per un periodo superiore all'anzianità maturata dal lavoratore alle dipendenze dell'impresa che abbia attivato la procedura di cui all'articolo 4 della legge n. 223 del 1991.

Quanto alla misura, l’indennità mensile NASpI è pari al 75% della retribuzione media mensile nei casi in cui tale retribuzione sia pari o inferiore ad un importo stabilito che per l’anno 2015 è di € 1.195; nei casi in cui la retribuzione mensile sia superiore all’importo stabilito, l’indennità NASpI è pari al 75% di detto importo incrementato di una somma pari al 25% del differenziale tra la retribuzione media mensile e il predetto importo stabilito.

All’indennità mensile si applica una riduzione del 3% ogni mese a decorrere dal primo giorno del quarto mese di fruizione.

L’indennità NASpI non può superare un importo massimo mensile stabilito dalla legge, che per il 2015 è pari a € 1.300 lorde.

L’importo dell'indennità di mobilità è, invece, pari al trattamento straordinario di integrazione salariale che il lavoratore avrebbe percepito nel periodo immediatamente precedente la risoluzione del rapporto di lavoro, nei limiti dei “massimali”, previsti per le due fasce di retribuzione percepita prima del licenziamento e adeguati annualmente. Pertanto, detto importo, verrà corrisposto nella misura del cento per cento per i primi 12 mesi e dell’ottanta per cento a decorrere dal tredicesimo fino al termine della prestazione.

Sotto il profilo delle agevolazioni alle assunzioni, per i percettori delle prestazioni di disoccupazione ASpI, mini-ASpI e NASpI, l’art. 2, comma 10 bis della legge n.92 del 2012 prevede che, al datore di lavoro che assume a tempo pieno e indeterminato lavoratori beneficiari della prestazione di disoccupazione, è concesso, per ogni mensilità di retribuzione corrisposta al lavoratore, un contributo pari al 50% dell’indennità mensile residua che sarebbe stata corrisposta al lavoratore.

Per i destinatari dell’indennità di mobilità, al datore di lavoro è concesso uno sgravio sulla quota di contribuzione, pari a quella dovuta per gli apprendisti, per una durata massima di:

- 18 mesi nel caso di assunzione a tempo indeterminato (art. 25, comma 9, della legge n.223 del 1991);

- 12 mesi nel caso di assunzione a tempo determinato, anche attraverso più contratti di lavoro. Se nel corso del rapporto, lo stesso è trasformato a tempo indeterminato, il beneficio contributivo spetta per ulteriori dodici mesi. Il contratto può avere anche una durata più lunga ma gli incentivi sono limitati a dodici mesi (articolo 8, comma 2, della legge n. 223 del 1991).

L’assunzione di un lavoratore in mobilità comporta anche un incentivo di natura economica solo qualora il lavoratore assunto sia anche beneficiario della prestazione.

 Infatti, il datore di lavoro che senza esservi tenuto assume un lavoratore percettore di indennità di mobilità a tempo pieno e indeterminato percepisce (articolo 8, comma 2, della legge n.223 del 1991):

- il 50% dell’indennità di mobilità residua dovuta al lavoratore, per un massimo di dodici mesi se il lavoratore ha meno di 50 anni;

- il 50% dell’indennità di mobilità residua dovuta al lavoratore, per un massimo di 24 mesi se il lavoratore ha più di 50 anni, elevato a 36 nelle aree del Mezzogiorno.

Posto quanto sopra, nell’ipotesi di licenziamento collettivo a seguito di procedura di cui agli artt. 4 e 24 della Legge n.223 del 1991, il lavoratore che abbia presentato apposita domanda di indennità di mobilità accede esclusivamente alla indennità di mobilità, in presenza di tutti i requisiti legislativamente previsti; pertanto, sussistendo i requisiti di accesso a tale prestazione, il lavoratore non ha facoltà di optare tra l’indennità di mobilità e l’indennità di disoccupazione NASpI.

Al fine, comunque, di agevolare l’interessato a presentare correttamente la domanda della prestazione di mobilità o di NASpI si procederà ad inserire nella procedura informatica di presentazione della domanda di NASpI un avviso con il quale si porta a conoscenza dell’utente/lavoratore che se la cessazione del proprio rapporto di lavoro è avvenuta a seguito di licenziamento collettivo, ai sensi degli artt. 4 e 24 della Legge n.223 del 1991, occorre presentare esclusivamente domanda di indennità di mobilità. Al riguardo si richiama tuttavia il messaggio INPS n.1644 del 2015 nel quale è stato chiarito che, nel caso di reiezione delle domande di indennità di mobilità, sarà cura degli operatori della struttura territoriale inserire – in calce alla comunicazione di reiezione e della relativa motivazione - una nota con la quale si chiede al lavoratore di manifestare espressamente la volontà di trasformare la iniziale domanda di indennità di mobilità in domanda di indennità di disoccupazione. A tal fine si precisa che il lavoratore dovrà manifestare la predetta scelta entro il termine di 30 giorni dalla data di ricezione della comunicazione in argomento. In tale ipotesi, ai fini della decorrenza della prestazione di disoccupazione, si terrà in considerazione l’originaria domanda di indennità di mobilità, successivamente “trasformata” in domanda di disoccupazione.

Inoltre, nella procedura informatica di presentazione della domanda di indennità di mobilità si procederà ad inserire l’avviso con il quale si porta a conoscenza dell’interessato che l’indennità di mobilità deve essere richiesta solo se la cessazione del proprio rapporto di lavoro sia avvenuta a seguito di procedura di mobilità ai sensi degli artt. 4 e 24 della Legge n.223 del 1991 e che in tutti gli altri casi di cessazione involontaria del rapporto di lavoro occorre presentare domanda di indennità di disoccupazione NASpI.

(INPS, circolare n. 142 del 29 luglio 2015)

 

5) Via libera a fatturazione elettronica e abuso del diritto

Le commissioni Finanze di Camera e Senato danno il via libera su fatturazione elettronica e certezza del diritto.

Dunque, la Commissione Finanze e Tesoro del Senato ha espresso il 29 luglio 2015 parere favorevole sullo schema di decreto relativo alla certezza del diritto (contenente, tra l’altro, le disposizioni in materia di abuso del diritto) e su quello relativo alla trasmissione telematica delle operazioni IVA.

Tra le novità:

- sarà a carico dello Stato il supporto tecnologico e i costi di archiviazione per chi trasmetterà le informazioni al fisco;

sarà data la possibilità ai contribuenti di poter presentare istanza di interpello all’Agenzia delle entrate per conoscere se le operazioni che si vogliono realizzare o quelle che si sono già realizzate costituiscano o meno abuso del diritto.

Quanto al raddoppio dei termini per l’accertamento si stabilisce che:

- le denunce della Guardia di finanza rientrano nella più generale previsione delle denunce dell’Amministrazione finanziaria;

- il raddoppio non opera qualora la denuncia sia presentata o trasmessa oltre la scadenza ordinaria dei termini.

Ed anche la discussa norma sulla possibilità per i contribuenti di considerare oggetto della procedura di collaborazione volontaria anche gli imponibili, le imposte e le ritenute correlati alle attività dichiarate nella procedura di rientro dei capitali per i quali è scaduto il termine per l’accertamento (il nuovo comma 4), ottiene l'approvazione. Pertanto, con la voluntary disclosure, in scadenza il 30 settembre 2015, per il 2009 e il 2010 l’adesione costituisce causa di non punibilità. Si attende adesso dal governo il via libera definitivo ai provvedimenti.

Balzelli locali

Nel frattempo, il Ministro dell’Economia Padoan, in risposta ad un question time alla Camera, ha fatto sapere che il Governo non è intenzionato a modificare le regole sull’Imu delle scuole paritarie. E spiega che le due sentenze della Cassazione sull’Ici per le scuole paritarie - la 14225 e la 14226 del 2015 – intervengono sulla vecchia disciplina dell’Ici, giudicata dalla Ue come “aiuto di Stato incompatibile con il mercato interno”. Le pronunce non toccano l'attuale Imu, disciplinata nel 2012 proprio per respingere le obiezioni comunitarie.

 

6) Acquisto casa in leasing per i giovani: agevolazioni fiscali

E’ in Commissione del Senato, il disegno di legge (contenente agevolazioni fiscali), fortemente voluto per favorire l’accesso all’abitazione di residenza per i giovani di età inferiore a 35 anni attraverso l’utilizzo dello strumento della locazione finanziaria.

Agevolazioni fiscali

In favore dei giovani per l’acquisto dell’abitazione di residenza mediante lo strumento della locazione finanziaria: viene introdotta una detrazione, in favore di giovani di età non superiore a trentacinque anni e con un reddito complessivo non superiore a cinquantacinquemila euro, pari al 19% delle spese sostenute per i canoni, e i relativi oneri accessori, derivanti da contratti di locazione finanziaria su unità immobiliare, per un importo non superiore a quindicimila euro annui. Inoltre, per favorire l’esercizio dell’opzione finale di acquisto dell’immobile, viene inserita una detrazione del 19% relativa al costo di acquisto del bene a fronte dell’esercizio dell’opzione finale, per un importo non superiore a ventimila euro.

In favore dei soggetti concedenti e delle imprese operanti nel settore dell’edilizia: si stabilisce che alle cessioni di immobili, anche da costruire, derivanti da contratti di locazione finanziaria oggetto del disegno di legge, effettuate nei confronti del soggetto concedente, le imposte di registro, ipotecaria e catastale sono dovute in misura fissa. Inoltre, sono previsti crediti di imposta per favorire la vendita di immobili con classificazione energetica A e B, pari rispettivamente al 5% ed al 2% del costo di acquisto dell’immobile. Analoghe agevolazioni fiscali sono previste per le imprese operanti nel settore dell’edilizia che effettuano interventi di ristrutturazione straordinaria o ricostruzione di immobili di proprietà, in caso di conseguimento dei requisiti antisismici e di classificazione energetica A o B dell’immobile ristrutturato e di destinazione delle unità abitative dell’immobile alla stipula dei contratti di locazione finanziaria.

Come funziona

Con la stipula del contratto di locazione finanziaria, il concedente (ovvero la società di leasing), si obbliga ad acquistare o a far costruire l’immobile su scelta e secondo le indicazioni dell’utilizzatore (ovvero il giovane infra-trentacinquenne e con reddito non superiore a € 55.000,00), che lo riceve in uso per un tempo determinato a fronte di un corrispettivo periodico che tenga conto del costo di acquisto o dei costi di realizzazione sostenuti dal concedente.

Alla scadenza del contratto, l’utilizzatore può acquistare la proprietà del bene pagando il prezzo contrattualmente previsto o richiedere al concedente il rinnovo del contratto di locazione finanziaria, con la definizione del nuovo corrispettivo periodico, della durata e del prezzo di acquisto del bene a fronte dell’esercizio dell’opzione finale.

Ai fini del pagamento del prezzo di acquisto contrattualmente previsto, l’utilizzatore può ricorrere anche alla stipula di un mutuo ipotecario.

Se, nel corso del contratto, l’utilizzatore intenda adibire ad abitazione di residenza un immobile diverso da quello in uso, può concordare con il concedente un nuovo contratto di locazione finanziaria in sostituzione di quello già sottoscritto.

Adempimenti delle parti

Salvo patto contrario, il concedente non risponde nei confronti dell’utilizzatore dell’inadempimento dei soggetti con i quali ha contrattato l’acquisto o la costruzione dell’immobile in conformità alle indicazioni dell’utilizzatore stesso, che ha azione diretta contro gli stessi.

L’utilizzatore può sospendere il pagamento del corrispettivo periodico, per non più di una volta e per un periodo massimo complessivo non superiore a dodici mesi nel corso dell’esecuzione del contratto medesimo, esclusivamente all’accadimento di almeno uno dei seguenti eventi, intervenuti successivamente alla stipula del contratto:

– cessazione del rapporto di lavoro subordinato, ad eccezione delle ipotesi di risoluzione consensuale, di risoluzione per limiti di età con diritto a pensione di vecchiaia o di anzianità, di licenziamento per giusta causa o giustificato motivo soggettivo, di dimissioni del lavoratore non per giusta causa;

– cessazione dei rapporti di agenzia, di rappresentanza commerciale e di collaborazione coordinata e continuativa (art. 409 n. 3 c.p.c.), ad eccezione delle ipotesi di risoluzione consensuale, di recesso datoriale per giusta causa, di recesso del lavoratore non per giusta causa.

Al termine della sospensione, il pagamento dei corrispettivi periodici riprende secondo gli importi e con la periodicità originariamente previsti dal contratto, salvo diverso patto contrario. La sospensione non comporta l’applicazione di oneri e garanzie aggiuntivi.

Decorso il periodo di sospensione, in assenza di ripresa dei pagamenti, si applica la disciplina della risoluzione del contratto per inadempimento dell’utilizzatore.

Per gli ulteriori obblighi contrattuali si applicano, salvo patto contrario, le disposizioni contenute nel codice del consumo (D.Lgs. 206/2005).

 

7) Riaddebito delle spese professionali: intervento della Cassazione

Il professionista deve riaddebitare le spese comuni di studio. I costi non possono essere interamente dedotti dall'intestatario delle utenze.

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 16035 del 29 luglio 2015, ha colto l’occasione pe ritornare sulla questione del riaddebito ai colleghi delle spese dello studio professionale per l'uso in comune dei locali, stabilendo che l’Avvocato non può dedurre dal suo reddito le spese comuni dello studio senza indicare la ripartizione e l’apporto dei colleghi nell’attività svolta. Nel caso di specie, l’Agenzia delle entrate notificava a un professionista (Avvocato) un avviso di accertamento, con il quale, tra l’altro, venivano sottoposti a tassazione circa 31.000 euro a titolo di spese comuni dello studio legale per via del fatto che le stesse non erano state riaddebitate agli altri professionisti ma dedotte integralmente dal contribuente intestatario delle utenze. Confermando la sentenza dei Giudici di secondo grado, la Suprema Corte sostiene che l’integrale imputazione dei costi a uno solo dei professionisti realizzerebbe una sorta di liberalità diretta, pacificamente indeducibile. Neppure ha fatto breccia la tesi della difesa che, in subordine, nel ricorso sosteneva che al più i costi andavano imputati in proporzione ai proventi di ciascun professionista e, dunque, imputati nella misura del 66,65% al dominus.

 

8) Omissione del contraddittorio nell’accertamento fiscale: nuova decisione della Cassazione

Il contribuente che non ha presentato la dichiarazione al Fisco non può poi, nella fase dell’accertamento induttivo, invocare il diritto al contraddittorio.

Infatti, l’avviso di accertamento è nullo per omissione del contraddittorio endoprocedimentale soltanto se il contribuente dimostra che, qualora detto contraddittorio fosse avvenuto, il procedimento accertativo si sarebbe concluso diversamente. Quindi, il procedimento sarebbe potuto giungere ad un risultato diverso.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 16036 del 29 luglio 2015.

Nel caso di specie, il contribuente, che non aveva presentato la dichiarazione e quindi era stato sottoposto all’accertamento induttivo, non aveva neppure “graficamente prospettato” tale possibile risultato diverso dell’atto impositivo, se si fosse svolto il contraddittorio e, quindi, non poteva ritenersi nullo l’atto impositivo per la mancata instaurazione del confronto con l’Ufficio.

 

9) E’ fatta per la presentazione del modello 770 al 21 settembre 2015: decreto in G.U.

Fisco: slitta al 21 settembre 2015 la presentazione del modello 770 dei sostituti di imposta.

Slitta dal 31 luglio al 21 settembre il termine per la presentazione in via telematica della dichiarazione dei sostituti di imposta - modello 770 del 2015 (relativo all’anno 2014). La proroga è disposta con un decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dell’Economia e delle Finanze, che viene pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 30 luglio 2015.

La posticipazione del termine viene incontro alle esigenze rappresentate dalle categorie professionali, impegnate a luglio in numerosi adempimenti e scadenze fiscali per conto dei contribuenti e dei sostituti di imposta.

(MEF, comunicato stampa n. 159 del 30/07/2015)

 

10) F24: ecco il codice tributo per il credito d’imposta autotrasporto

Credito d’imposta autotrasporto: L’Agenzia ha reso noto il codice tributo. Sono interessati tutti i contribuenti che hanno acquistato beni capitali per la loro impresa; ora possono usufruire del bonus, ottenendo un risparmio sulle imposte da pagare

L’Agenzia delle entrate, con la risoluzione 68/E del 30 luglio 2015, ha istituito il codice tributo per l’utilizzo, in compensazione, mediante il modello F24, del credito d’imposta a favore delle imprese di autotrasporto che hanno comprato beni capitali (articolo 32-bis del decreto legge 133/2014).

Coloro che hanno i requisiti per accedere al credito d’imposta, dovranno usare il codice "6848", denominato "Credito d’imposta a favore delle imprese di autotrasporto per l’acquisizione di beni capitali – art. 32-bis, comma 2, del D.L. n. 133/2014".

Nel modello F24, il numero trova posto nella sezione Erario in corrispondenza delle somme indicate nella colonna “importi a credito compensati” o, nei casi in cui il contribuente debba procedere al riversamento dell’agevolazione, nella colonna “importi a debito versati”. Il campo “anno di riferimento” è valorizzato con l’anno cui si riferisce il credito nel formato “AAAA”.

 

11) F24: istituito codice identificativo per i centri di assistenza fiscale o professionisti abilitati

Caf e professionisti che siano incorsi in errore nella validazione delle dichiarazioni possono procedere alla rettifica in via agevolata entro il 10 novembre dello stesso anno.

La risoluzione n. 69/E del 30 luglio 2015 dell’Agenzia delle Entrate ha attivato il codice identificativo “73 – Contribuente”, istituito per i centri di assistenza fiscale o professionisti abilitati che, rientrando nella casistica in questione, vogliano usufruire della sanzione amministrativa agevolata secondo gli aggiornamenti del decreto legislativo sulle norme per la semplificazione (Dlgs 175/2014).Infatti, sono soggetti a sanzione amministrativa tutti coloro che abbiano prestato assistenza fiscale, rilasciando visto di conformità, ovvero asseverazione, infedele o errata.

Il legislatore ha recentemente disposto che, se gli stessi soggetti rettificano entro il 10 novembre dell’anno in cui la violazione è stata commessa compiendo il relativo versamento, la somma dovuta è ridotta (articolo 13, comma 1, lettera b), Dlgs n. 472/1997).

Si specifica che tale rettifica può avvenire sia con comunicazione dei dati che con vera e propria dichiarazione rettificativa, l’importante è rientrare nei tempi previsti dalla norma.

Dunque il versamento deve essere effettuato per mezzo del consueto F24 utilizzando il codice tributo “8925”, relativo al ravvedimento operoso, già istituito con la risoluzione 338/E del 2007.

Sarà dunque necessario identificare correttamente il soggetto “Contribuente” intestatario della dichiarazione dei redditi cui si riferisce l’errato visto di conformità. A questo scopo è stato istituito il codice identificativo “73” denominato “Contribuente”.

Occorrerà compilare un F24 per ogni singola dichiarazione o comunicazione rettificativa, dove nella sezione Contribuente devono essere riportati codice fiscale, dati anagrafici e domicilio fiscale dell’intestatario della delega di pagamento.Invece nel campo “Codice fiscale del coobbligato, erede, genitore, tutore o curatore fallimentare” va riportato il codice fiscale del contribuente, insieme all’indicazione nel campo “codice identificativo” del codice “73”.

 

12) Benefici previdenziali per i lavoratori esposti all’amianto

Articolo 5 – bis del decreto legge 21 maggio 2015, n. 65 convertito, con modificazioni, dalla legge 17 luglio 2015, n. 109. Interpretazione autentica dell'articolo 1, comma 112, della legge 23 dicembre 2014, n. 190, in materia di benefici previdenziali per i lavoratori esposti all'amianto.

L’ articolo 1, comma 112, primo periodo, della legge 23 dicembre 2014, n. 190 così dispone: “Ai fini del conseguimento delle prestazioni pensionistiche da parte dei lavoratori attualmente in servizio, con effetto dal 1º gennaio 2015, senza corresponsione di ratei arretrati, non si tiene conto dei provvedimenti di annullamento delle certificazioni rilasciate dall'Istituto nazionale per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (INAIL) per il conseguimento dei benefici di cui all'articolo 13, comma 8, della legge 27 marzo 1992, n. 257, e successive modificazioni, salvo il caso di dolo dell'interessato accertato in via giudiziale con sentenza definitiva”.

Le relative istruzioni sono state fornite con circolare n. 51 del 26 febbraio 2015.

L’articolo 1 della legge n. 109 del 17 luglio 2015, di conversione del decreto legge n. 65 del 21 maggio 2015, ha inserito dopo l’articolo 5 di detto decreto l’articolo 5-bis (Interpretazione autentica dell'articolo 1, comma 112, della legge 23 dicembre 2014, n. 190, in materia di benefici previdenziali per i lavoratori esposti all'amianto), che così dispone: “ Ai fini dell'applicazione dell'articolo 1, comma 112, della legge 23 dicembre 2014, n. 190, per "lavoratori attualmente in servizio" si intendono i lavoratori che, alla data di entrata in vigore della medesima legge, non erano beneficiari di trattamenti pensionistici”.

Alla luce delle disposizioni normative di cui sopra, sono da intendersi destinatari del beneficio per lavoro svolto con esposizione all’amianto di cui al richiamato articolo 1, comma 112, della legge n. 190 del 2014, i lavoratori che alla data di entrata in vigore della legge medesima non erano titolari di trattamento pensionistico diretto.

Le domande di ricostituzione del conto assicurativo e/o di pensione eventualmente respinte sulla base di una diversa interpretazione della norma in argomento, andranno riesaminate in considerazione di quanto indicato al riguardo dal legislatore con le disposizioni di interpretazione autentica sopra riportate.

(INPS, circolare n. 143 del 30 luglio 2015)

 

Vincenzo D’Andò