Diario quotidiano del 30 luglio 2015, va bene il ricorso in commissione tributaria contro l’avviso bonario, anche se l’Agenzia delle entrate non sia della stessa linea di pensiero

Pubblicato il 30 luglio 2015



responsabilità enti: è possibile chiedere il riesame del sequestro senza la costituzione nel processo; sempre condannabile l’imprenditore che non paga l’Iva: non ci sono attenuanti; tutto ok per le regole sulla gestione dell’identità digitale di cittadini e imprese; bonus fiscale prima casa: prescrizione triennale per l’immobile in costruzione; va bene il ricorso in commissione tributaria contro l’avviso bonario; modello 770/2015: firmato il DPCM di proroga, ma i consulenti chiedono una proroga “a regime”; modello 730 precompilato: chiuso il periodo di sperimentazione; l’attività ispettiva dal welfare: report del 1° semestre 2015; accordo Fatca per la lotta all’evasione internazionale: pronta la bozza per l’invio delle informazioni; accertamenti bancari: il Fisco non deve esibire l’autorizzazione

 

 Indice:

 1) Responsabilità enti: è possibile chiedere il riesame del sequestro senza la costituzione nel processo

 2) Sempre condannabile l’imprenditore che non paga l’Iva: non ci sono attenuanti

 3) Tutto ok per le regole sulla gestione dell’identità digitale di cittadini e imprese

 4) Bonus fiscale prima casa: prescrizione triennale per l’immobile in costruzione

 5) Va bene il ricorso in commissione tributaria contro l’avviso bonario

 6) Modello 770/2015: firmato il DPCM di proroga, ma i consulenti chiedono una proroga “a regime”

 7) Modello 730 precompilato: chiuso il periodo di sperimentazione

 8) L’attività ispettiva dal welfare: report del 1° semestre 2015

 9) Accordo Fatca per la lotta all’evasione internazionale: pronta la bozza per l’invio delle informazioni

 10) Accertamenti bancari: non occorre esibire l’autorizzazione

 

 

1) Responsabilità enti: è possibile chiedere il riesame del sequestro senza la costituzione nel processo

Tuttavia, occorre che ancora non sia stata comunicata l’informazione di garanzia. In materia di responsabilità degli enti da reato, è ammissibile la richiesta di riesame contro il decreto di sequestro preventivo, presentata dal difensore di fiducia dell’ente, anche in assenza di un previo atto formale di costituzione nel processo, sempre che, in precedenza o contestualmente all’esecuzione del sequestro, non sia stata comunicata l’informazione di garanzia.Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, a sezioni unite, con la sentenza n. 33041 del 28 luglio 2015. Risolto, così, un problema di interpretazione. La giurisprudenza era, infatti, divisa sul punto.

Con una lunga motivazione la Corte Suprema ha aderito alla tesi della giurisprudenza secondo cui «in tema di responsabilità da reato degli enti, è ammissibile la richiesta di riesame presentata, ai sensi dell’art. 324 cod. proc. pen., avverso il decreto di sequestro preventivo dal difensore di fiducia nominato dal rappresentante dell'ente secondo il disposto dell'art. 96 cod. proc. pen., e in assenza di un previo atto formale di costituzione a norma dell'art. 39 D.Llgs. 8 giugno 2001, n. 231, sempre che, precedentemente o contestualmente alla esecuzione del sequestro, non sia stata comunicata la informazione di garanzia prevista dall’art. 57 del dlgs medesimo».

Le Sezioni unite penali hanno, quindi, accolto il ricorso del manager rinviando in sede di merito affinché si accerti se il decreto di sequestro impugnato con richiesta dichiarata inammissibile dal Tribunale fosse stato o meno preceduto o accompagnato da contestuale informazione di garanzia, all’ente.

 

2) Sempre condannabile l’imprenditore che non paga l’Iva: non ci sono attenuanti

Il contribuente che non ha versato l’Iva non sfugge alla condanna penale. L’imprenditore che non ha pagato l’Iva perché l’azienda versa in difficoltà economiche dettate dall’acquisto di materie prime, per far crescere la società, incorre comunque nella responsabilità penale.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione che, con la sentenza n. 33021 del 28 luglio 2015, ha reso definitiva la condanna a carico di un imprenditore che si era indebitato con l’Erario a causa della scarsa liquidità.

In particolare, il malcapitato aveva svuotato le casse dell’azienda nel tentativo di farla crescere, comprando materie prime.

Ma questa, per la Suprema corte, non è affatto un’attenuante. Infatti, ad avviso del giudice di legittimità, il contribuente che invochi l’assoluta impossibilità a adempiere deve fornire la prova della crisi di liquidità della sua azienda, della non imputabilità dello stato di crisi ai suoi comportamenti e che detta situazione di crisi non sarebbe stata altrimenti fronteggiabile tramite il ricorso a comportamenti diversi.

Nel caso di specie, l’imprenditore aveva contribuito a creare lo stato fallimentare dell’azienda, ricorrendo a scelte contestabili, col preferire di utilizzare la liquidità disponibile per procurarsi materie prime, continuare le lavorazioni e pagare i dipendenti, versando i contributi previdenziali e assicurativi: ora la Cassazione aggiunge che tale condotta realizza il presupposto dell’inadempimento consapevole all’obbligo di corresponsione in favore dell’Erario.

 

3) Tutto ok per le regole sulla gestione dell’identità digitale di cittadini e imprese

Ecco le regole per lo SPID (Sistema Pubblico per la gestione dell’Identità Digitale di cittadini e imprese) mediante il quale le pubbliche amministrazioni potranno consentire l’accesso in rete ai propri servizi.

A tal fine, il 28 luglio 2015, l’Agenzia per l’Italia digitale, in collaborazione con il Garante della Privacy, con la determinazione n. 44/2015, ha emanato quattro regolamenti in ossequio a quanto previsto dall’art. 4, commi 2, 3 e 4 del DPCM 24 ottobre 2014, recanti:

- le caratteristiche del sistema pubblico per la gestione dell’identità digitale;

- le modalità attuative per la realizzazione dello SPID;

- le modalità per l’accreditamento dei gestori di identità digitale;

- le regole necessarie ai gestori per il riuso delle identità pregresse.

Come spiegato dall’AgID, con la pubblicazione dei regolamenti il Sistema Pubblico di Identità Digitale diviene operativo e il confronto produttivo con il Garante ha permesso di giungere a una definizione condivisa delle caratteristiche e delle modalità di adozione.

L’Agenzia precisa, inoltre, che continuerà a lavorare con il Garante per assicurare l’adeguatezza dei regolamenti e delle soluzioni tecniche alle esigenze di sicurezza e garanzia di protezione dei dati.

E, se il regolamento che norma le modalità di accreditamento entra in vigore il prossimo 15 settembre, data dalla quale i soggetti interessati possono presentare domanda di accreditamento all’Agenzia, come spiegato dal Direttore generale dell’AgID, l’obiettivo è quello di rilasciare la “prima identità digitale a dicembre”.

Dunque, “l’Agenzia, dal 15 settembre, ha 180 giorni di tempo massimo, quindi marzo 2016, per analizzare le richieste che arriveranno, ma il nostro obiettivo è di chiudere prima, appunto per dicembre”. Dunque, “entro la fine dell’anno”, il sistema dovrebbe partire e “si comincerà dalle amministrazioni che hanno condotto la fase di test: sei Regioni (Piemonte, Emilia Romagna, Toscana, Liguria, Marche, Friuli Venezia Giulia) oltre ad Agenzia delle Entrate, INPS e INAIL, permetteranno l’accesso ai propri servizi tramite SPID”.

E’ stato poi precisato che lo SPID, meglio noto come PIN unico, sarà “a costo zero per il cittadino”. Nel dettaglio, la gratuità riguarderà “l’identità digitale di tipo uno e due”, ovvero che corrisponde ai primi due livelli di sicurezza, quelli che permetteranno al cittadino di accedere alla maggior parte dei servizi digitali della P.A., mentre al livello tre è associato un supporto materiale, una “smart card”.

 

4) Bonus fiscale prima casa: prescrizione triennale per l’immobile in costruzione

Come è noto, il Fisco ha tre anni di tempo per contestare l’indebito utilizzo del bonus fiscale sulla prima, in tale contesto la Suprema Corte si è pronunciata sul caso in cui l’immobile sia ancora in costruzione.

Ebbene, la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 15960 del 28 luglio 2015, ha stabilito che il termine di tre anni (concesso all’Amministrazione finanziaria per l’accertamento dell’indebita applicazione dell’agevolazione prima casa) decorre, nel caso di alienazione di un immobile in corso di costruzione, dalla data della registrazione dell’atto se in esso (o nel progetto allegato), ovvero dalla data di presentazione della domanda di accatastamento.

 

5) Va bene il ricorso in commissione tributaria contro l’avviso bonario

E’ possibile ricorrere contro l’avviso bonario, questo anche se l’Agenzia delle entrate non sia della stessa linea di pensiero.

Lo ha ribadito la Corte di Cassazione, con la decisione n. 15957 del 28 luglio 2015, secondo cui la comunicazione d’irregolarità (o avviso bonario) emessa a seguito di controllo formale della dichiarazione dei redditi è atto autonomamente impugnabile.

La Corte di Cassazione ha, quindi, confermato che l’avviso bonario derivante dal controllo formale ex art. 36-ter del D.P.R. n. 600/1973 è impugnabile dinanzi al giudice tributario al pari di un avviso di accertamento. Secondo la Suprema Corte, in tema di contenzioso tributario, sono qualificabili come avvisi di accertamento o di liquidazione tutti gli atti con cui l’amministrazione comunica al contribuente una pretesa tributaria ormai definita, anche se tale comunicazione non si conclude con una formale intimazione di pagamento alla quale può conseguire l’attività esecutiva. A nulla rileva, quindi, l’assenza dell’indicazione «avviso di liquidazione» o «avviso di pagamento» così come la mancanza del termine o delle forme da osservare per l’impugnazione. L’Agenzia delle Entrate, invece, in passato, ha ritenuto di discostarsi da tale interpretazione, confermando la possibilità di ricorso solo ed esclusivamente sulla successiva cartella.

Controllo formale

Ai sensi dell’art. 36-ter, comma 4 del DPR 600/1973, l’esito del controllo formale è comunicato al contribuente o al sostituto d’imposta con l’indicazione dei motivi che hanno dato luogo alla rettifica degli imponibili, delle imposte, delle ritenute alla fonte, dei contributi e dei premi dichiarate, per consentire anche la segnalazione di eventuali dati ed elementi non considerati o valutati erroneamente in sede di controllo formale entro i 30 giorni successivi al ricevimento della comunicazione.

La Suprema Corte, già con la sentenza n. 7344/2012, aveva stabilito che la comunicazione di irregolarità a seguito di controllo automatico ex art. 36-bis, comma 3 del DPR 600/73, portando a conoscenza del contribuente una pretesa impositiva compiuta, è immediatamente impugnabile.

Poi i giudici di legittimità con l’ordinanza n. 25297/2014, hanno nuovamente ribadito la loro più recente posizione, già manifestata nel 2012, confermando l’autonoma impugnabilità delle comunicazioni bonarie da controllo automatico.

Ciò in quanto l’elencazione degli atti impugnabili contenuta nell’art. 19 del DLgs. 546/1992 ha natura tassativa, ma non preclude la facoltà di impugnare anche altri atti, ove con gli stessi l’Amministrazione porti a conoscenza del contribuente una ben individuata pretesa tributaria, esplicitandone le ragioni fattuali e giuridiche, siccome è possibile un’interpretazione estensiva delle disposizioni in materia in ossequio alle norme costituzionali di tutela del contribuente e di buon andamento dell’amministrazione. A questo punto l’impugnabilità dell’avviso bonario sarebbe facoltativa, cioè a discrezione del contribuente.

 

6) Modello 770/2015: firmato il DPCM di proroga, ma i consulenti chiedono una proroga “a regime”

E’ stato firmato il DPCM di proroga del Modello 770/2015, ma ai consulenti (sia del lavoro sia commercialisti) questo non basta più, infatti, le richieste vanno oltre, si chiede, tra le altre cose, di allungare le scadenze senza più bisogno di richieste di proroghe continue anno per anno. E questo riguarda anche le altre scadenze fiscali. Per non parlare poi delle richieste avanzate da tempo dal CNDCEC di snellire e semplificare gli adempimenti derivanti dall’antiriciclaggio (che in atto rimangono sempre gli stessi: penalizzanti e con sanzioni astronomiche anche per violazioni commesse, magari per distrazione, ma in buona fede).

Il Consiglio nazionale dei Consulenti del Lavoro è intervenuto nel corso di un tavolo tecnico con i vertici del Ministero dell’Economia, presentando una serie di proposte per la semplificazione del sistema fiscale. Tra le richieste avanzate dai Consulenti l’innalzamento della soglia di esenzione dall’obbligo di invio della comunicazione annuale IVA e la cancellazione dell’obbligo di redazione e presentazione del modello degli studi di settore per professionisti e lavoratori autonomi. Durante l’incontro, inoltre, il MEF ha confermato che è stato firmato il Dpcm che rinvia al 21 settembre il termine per l’invio dei modelli 770/2015.

In occasione dell’incontro i Consulenti del Lavoro hanno sottoposto al Ministero dell’Economia alcune proposte che, pur senza conseguenze in termini di gettito, sono considerate in grado di determinare tangibili semplificazioni non solo ai professionisti, ma soprattutto ai contribuenti sui quali si riverberano gli effetti di adempimenti complessi e articolati, spesso a ridosso di altre scadenze e contrassegnati da incertezze applicative.

Alcune proposte vanno nella direzione di consentire la soppressione di adempimenti almeno per alcun fasce di contribuenti minori. È il caso, ad esempio, della richiesta di innalzamento della soglia di esenzione dall’obbligo di invio della comunicazione annuale IVA, e della cancellazione dell’obbligo di redazione e presentazione del modello degli studi di settore per professionisti e lavoratori autonomi in genere.

Altre, invece, possono tradursi in vantaggi anche per l’Amministrazione finanziaria poiché possono spingere verso un processo di utilizzo degli strumenti di gestione telematica ancor più virtuoso, su cui l’Agenzia delle Entrate ha dato priorità. È il caso, ad esempio, dell’utilizzo del canale telematico “CIVIS”. A tal proposito, la proposta dei Consulenti del Lavoro consente di superare alcune criticità oggettive in quanto permette di recuperare i tempi dell'eventuale esito negativo della procedura telematica che limita le potenzialità e quindi l’utilizzo dello strumento. L’accoglimento della stessa spingerebbe ad un maggior utilizzo del canale quale modalità primaria di gestione delle comunicazioni di irregolarità o sgravio, diminuendo così notevolmente l’accesso agli uffici dell’Agenzia delle entrate.

Ulteriori richieste formulate dai Consulenti del Lavoro, sostanzialmente in linea con quelle avanzate dal Consiglio nazionale dei Commercialisti nei giorni scorsi, riguardano le scadenze legate alle dichiarazioni fiscali, finalizzate per fornire un quadro di certezze stabile nel tempo, evitando la costante necessità di chiedere proroghe di termini. La proposta, in particolare, consiste ne legare la scadenza alla definitiva approvazione dei modelli. Nella medesima direzione va, inoltre, la richiesta di far confluire all’interno del modello Unico i dati e i versamenti relativi ai tributi locali.

Viene altresì chiesta l’estensione della proroga nel periodo di sospensione feriale a tutti gli adempimenti, comprese comunicazioni di irregolarità e avvisi bonari.

Nell’ottica di ridurre il contenzioso è anche richiesta l’applicazione della sospensione dei termini in caso di presentazione dell’istanza di autotutela per una durata pari al periodo entro il quale l’Agenzia deve fornire una risposta secondo la disciplina generale in materia di trasparenza amministrativa.

 

7) Modello 730 precompilato: chiuso il periodo di sperimentazione

Dichiarazione precompilata, chiude il periodo di sperimentazione. Inviati 19 milioni di 730, il 93% dei cittadini sceglie il modello predisposto dall’Agenzia.

Per 17 milioni di contribuenti scompare l’obbligo di conservare ricevute e scontrini La precompilata taglia il traguardo: nel primo anno di introduzione sperimentale, le dichiarazioni predisposte dalle Entrate sono state 20,4 milioni, un milione in più rispetto ai 730 inviati l’anno scorso, quando si erano fermati a quota 19,4 milioni. Sul totale di 20.442.683 dichiarazioni precompilate dal Fisco, con l’ausilio del partner tecnologico Sogei, 1.414.478 sono state inviate direttamente dai contribuenti online, mentre 17.627.068 sono state inviate tramite Caf e intermediari. Questi cittadini non dovranno più conservare scontrini e ricevute delle spese: il Fisco li chiederà esclusivamente agli intermediari. È questo il bilancio conclusivo dell’“operazione precompilata”, lanciata il 15 aprile con l’apertura del canale sul sito delle Entrate, che ha portato, inoltre, a una crescita esponenziale dei Pin richiesti per accedere ai servizi online dell’Agenzia. Ad operazione conclusa, infatti, gli utenti di Fisconline raggiungono quota 4 milioni e 500mila.

93 contribuenti su 100 utilizzano la precompilata

Su 20.442.683 di dichiarazioni precompilate dalle Entrate, sono stati inviati tramite intermediari o in fai da te 19 milioni di modelli (il 93% del totale). Nel dettaglio: 17.627.068 dichiarazioni sono state inviate tramite Caf e intermediari, mentre 1.414.478 sono state inviate direttamente dai contribuenti.

La precompilata dà la carica ai servizi telematici

Grazie al nuovo 730, sono cresciuti esponenzialmente i contribuenti che hanno richiesto e ottenuto le credenziali di accesso ai servizi online dell’Agenzia delle Entrate, lasciapassare per la dichiarazione precompilata.

Dall’inizio dell’anno a oggi, sono stati 2,5 milioni i pin rilasciati. Raggiunta così in volata la quota di 4,5 milioni di contribuenti abilitati a Fisconline. Sommati agli oltre 4,8 milioni di cittadini già in possesso del Pin dispositivo dell’Inps, arriva a a 9,1 milioni il numero di italiani che, nel primo anno di introduzione della precompilata, hanno avuto l’opportunità di accedere direttamente online alla propria dichiarazione e decidere se accettarla o modificarla in totale autonomia.

Assistenza a tutto campo, così le Entrate sono state al fianco del cittadino

Un vero e proprio sito dedicato alla precompilata, che ha accompagnato i contribuenti passo dopo passo, guidandoli nel nuovo percorso semplificato della dichiarazione 730, con le date da ricordare e le risposte ai quesiti più frequenti, ha aperto il filone di assistenza multimediale alla nuova dichiarazione dei redditi. Online sul sito dell’Agenzia anche la mini guida con tutte le info in pillole, dai destinatari ai vantaggi del nuovo modello, dai dati già pronti a quelli da inserire o correggere. Sul canale YouTube dell’Agenzia, Entrate in Video (https://www.youtube.com/user/Entrateinvideo), pubblicati in rete i video tutorial sulla precompilata. Sempre sul canale YouTube dell’Agenzia, disponibili dal momento della messa in onda i due spot realizzati dal Dipartimento per l’informazione e l’editoria della Presidenza del Consiglio dei Ministri e il Ministero dell’Economia e delle Finanze insieme all’Agenzia delle Entrate, per sensibilizzare i cittadini sull’opportunità di accedere al proprio 730 già compilato sul sito delle Entrate. Informazioni e assistenza sulla precompilata sono state diffuse anche via Twitter, attraverso il profilo istituzionale delle Entrate, che in occasione della nuova dichiarazione ha aperto delle sessioni di dialogo con i contribuenti.

(Agenzia delle entrate, comunicato n. 131 del 29 luglio 2015)

 

8) L’attività ispettiva dal welfare: report del 1° semestre 2015

La Direzione generale per l’Attività Ispettiva, del Ministero del Lavoro, ha reso noti i risultati dell’attività di vigilanza svolta dagli ispettori del lavoro delle Strutture territoriali del Ministero del lavoro e delle politiche sociali nel I° semestre 2015.

L’esame dei dati evidenzia che l’azione degli ispettori del Ministero è proseguita, nel periodo in questione, coerentemente con la quantificazione degli obiettivi e con l’individuazione delle linee prioritarie di intervento definite nel Documento di programmazione della vigilanza per l’anno 2015, presentato in occasione della Commissione Centrale di coordinamento dell’attività di vigilanza presieduta dal Ministro.

I risultati conseguiti nel I° semestre confermano, infatti, una costante ed incisiva azione ispettiva, che sull’intero territorio nazionale ha registrato 75.890 accessi ispettivi, cui vanno aggiunti 3.882 accertamenti in materia di Cassa Integrazione Straordinaria, di Cassa Integrazione in deroga, di Contratti di Solidarietà e di Patronati.

Con specifico riferimento all’attività di vigilanza, l’esito delle verifiche definite nel periodo in discussione ha fatto registrare la contestazione di illeciti a carico di 40.449 aziende, con un tasso di irregolarità di circa il 59% delle imprese ispezionate, con un sensibile aumento rispetto al primo semestre dell’anno precedente.

Tale ultimo dato conferma, pertanto, l’efficacia della attività di intelligence svolta dagli organi di coordinamento, mirata alla individuazione di obiettivi e settori particolarmente nevralgici nei confronti dei quali orientare la vigilanza.

Più nel dettaglio, in occasione delle verifiche ispettive è stato contestato l’impiego di 18.215 lavoratori “in nero” e sono state sospese 3.873 aziende per l’utilizzo di personale non dichiarato in misura pari o superiore al 20% di quello presente al momento dell’accesso.

Altre rilevanti violazioni riscontrate nel periodo da gennaio a giugno 2015 hanno riguardato l’accertamento di fenomeni interpositori e appalti illeciti (3.416 lavoratori) e comportato la riqualificazione di rapporti di lavoro fittizi (3.834).

Inoltre, sono state contestate numerose infrazioni in materia di orario di lavoro (4.499), con un sensibile aumento, rispetto al corrispondente semestre dell’anno 2014 e in materia di salute e sicurezza sul lavoro, con 13.330 violazioni prevenzionistiche riscontrate.

Si segnala, altresì, il notevole incremento delle irregolarità, di natura penale, relative alla tutela delle lavoratrici madri e all’impiego di lavoratori extracomunitari clandestini.

Vigilanza INPS/INAIL

Per quanto concerne l’attività degli Istituti, l’INPS registra, nei primi sei mesi dell’anno, 20.718 imprese ispezionate, di cui 17.268 irregolari.

L’Istituto ha inoltre accertato la presenza di 9.481 lavoratori “in nero” ed una contribuzione non versata pari ad euro 484.323.372.

L’INAIL ha invece effettuato 10.241 ispezioni, di cui 9.019 hanno evidenziato delle irregolarità. I lavoratori “in nero” accertati sono stati 3.698 mentre i premi non versati ammontano ad euro 45.477.238.

Seppure, rispetto ad alcuni dati del 2014, l’attività degli Istituti, in particolare dell’INPS, registri in termini assoluti una leggera contrazione, rimane alto il rapporto tra accessi ispettivi e imprese irregolari, a testimonianza della efficacia dell’azione di vigilanza.

Vigilanze straordinarie

Con l’occasione si segnala che, per il periodo estivo, la Direzione generale per l’Attività Ispettiva ha predisposto un potenziamento dell’attività di vigilanza nei luoghi di maggior concentrazione turistica – tra i quali si segnalano la riviera romagnola, ligure, il Salento, il Cilento e la Costa Smeralda – al fine di garantire un adeguato livello di tutele nei confronti dei lavoratori impiegati in attività stagionali e di scongiurare possibili fenomeni di dumping.

Resta inoltre massima l’attenzione del personale ispettivo su specifici comportamenti elusivi della disciplina in materia di somministrazione transnazionale di lavoro (i cosiddetti “contratti romeni”) e di ricorso all’esonero contributivo previsto dalla L. n. 190/2014 (legge di stabilità, che prevede l’esonero triennale dal versamento dei contributi previdenziali a carico dei datori di lavoro che attivano nuove assunzioni a tempo indeterminato nel corso del 2015).

 

9) Accordo Fatca per la lotta all’evasione internazionale: pronta la bozza per l’invio delle informazioni

Pronta la bozza di provvedimento con le regole per l’invio delle informazioni al Fisco I dati 2014 vanno comunicati entro il 31 agosto.

Pubblicata il 29 luglio 2015, sul sito internet dell’Agenzia delle entrate, la bozza di provvedimento contenente le istruzioni che gli operatori devono utilizzare per trasmettere alle Entrate le informazioni previste dall’accordo Fatca sullo scambio automatico di dati tra Italia e USA. La versione definitiva del provvedimento verrà pubblicata dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto ministeriale attuativo dell’accordo Fatca.

Soggetti interessati

Destinatari della nuova misura sono le istituzioni finanziarie italiane (Reporting Italian Financial Institution, Rifi), fatte salve le eccezioni previste dal decreto. Le istruzioni delle Entrate chiariscono che, ai fini della comunicazione, le Rifi possono, ad alcune condizioni, avvalersi di entità sponsor e di fornitori terzi di

Oggetto della comunicazione

Devono essere trasmessi il codice fiscale della Reporting Italian Financial Institution e quello dell’entità sponsor, se presente. Oggetto di invio sono inoltre i dati di cui all’articolo 5 del decreto ministeriale, oltre al codice fiscale italiano, se disponibile, di ciascun soggetto interessato dalla comunicazione.

L’Agenzia chiarisce inoltre che, in assenza di conti statunitensi oggetto di comunicazione e di pagamenti corrisposti a un’istituzione finanziaria non partecipante titolare di un conto finanziario, in relazione all’anno di riferimento, la Rifi non è tenuta a effettuare alcuna comunicazione.

Termini per la comunicazione

Cerchio rosso sulla data del 31 agosto 2015, termine entro cui gli operatori finanziari interessati dall’accordo Fatca dovranno inviare le informazioni sui conti finanziari statunitensi concernenti l’anno 2014. Sarà compito dell’Agenzia trasmetterle successivamente all’IRS (Internal Revenue Service), autorità competente USA, nel rispetto degli impegni internazionali.

Per le informazioni relative agli anni seguenti, il termine per la trasmissione all’Agenzia sarà il 30 aprile dell’anno successivo a quello di riferimento.

Modalità di comunicazione

I documenti pubblicati ieri contengono le istruzioni per utilizzare il canale telematico attraverso il quale viaggeranno i dati (piattaforma Sid - sistema interscambio dati), in base alle regole fornite con il provvedimento dell’Agenzia del 25 marzo 2013, relativo alle Modalità per la comunicazione integrativa annuale all’archivio dei rapporti finanziari. Inoltre, è incluso il tracciato record Xml che gli operatori finanziari tenuti alla comunicazione dovranno utilizzare e sono indicate le istruzioni per la sua compilazione. Le modalità di invio delle informazioni alle Entrate erano state oggetto di una consultazione pubblica, avviata lo scorso 19 maggio e conclusa a metà giugno, che aveva coinvolto gli operatori finanziari interessati.

(Agenzia delle entrate, comunicato n. 132 del 29 luglio 2015)

 

10) Accertamenti bancari: non occorre esibire l’autorizzazione

La mancata esibizione al contribuente interessato dell’autorizzazione necessaria agli Uffici del Fisco per l’espletamento di indagini bancarie non comporta l’illegittimità dell’avviso di accertamento fondato sulle risultanze delle movimentazioni bancarie acquisite dall’Ufficio o dalla Guardia di Finanza, potendo l’illegittimità essere dichiarata soltanto nel caso in cui dette movimentazioni siano state acquisite in materiale mancanza dell’autorizzazione, e sempre che tale mancanza abbia prodotto un concreto pregiudizio per il contribuente.

Affinché l’Erario possa utilizzare il risultato di accertamenti bancari effettuati nei confronti del contribuente è necessario che tali accertamenti siano stati debitamente autorizzati, ma non anche che il provvedimento di autorizzazione (la cui illegittimità può essere fatta valere dinanzi al giudice tributario soltanto quando venga ad inficiare il risultato fiscale del procedimento, e quindi l’accertamento tributario) venga esibito al contribuente.

Sulla base di tali considerazioni, secondo la Cassazione, appare evidente l’errore nel quale è incorsa la CTR per avere ritenuto decisiva ai fini della validità dell'atto di accertamento l’allegazione del provvedimento di autorizzazione al compimento delle indagini bancarie, tralasciando per contro di considerare l’incontestata esistenza del provvedimento autorizzatorio risultante dall’avviso di accertamento ed i principi della stessa giurisprudenza di legittimità.

(Corte di Cassazione, ordinanza n. 15807 del 27 luglio 2015)

 

Vincenzo D’Andò