Diario quotidiano del 30 luglio 2015, va bene il ricorso in commissione tributaria contro l’avviso bonario, anche se l’Agenzia delle entrate non sia della stessa linea di pensiero

responsabilità enti: è possibile chiedere il riesame del sequestro senza la costituzione nel processo; sempre condannabile l’imprenditore che non paga l’Iva: non ci sono attenuanti; tutto ok per le regole sulla gestione dell’identità digitale di cittadini e imprese; bonus fiscale prima casa: prescrizione triennale per l’immobile in costruzione; va bene il ricorso in commissione tributaria contro l’avviso bonario; modello 770/2015: firmato il DPCM di proroga, ma i consulenti chiedono una proroga “a regime”; modello 730 precompilato: chiuso il periodo di sperimentazione; l’attività ispettiva dal welfare: report del 1° semestre 2015; accordo Fatca per la lotta all’evasione internazionale: pronta la bozza per l’invio delle informazioni; accertamenti bancari: il Fisco non deve esibire l’autorizzazione

 

 Indice:

 1) Responsabilità enti: è possibile chiedere il riesame del sequestro senza la costituzione nel processo

 2) Sempre condannabile l’imprenditore che non paga l’Iva: non ci sono attenuanti

 3) Tutto ok per le regole sulla gestione dell’identità digitale di cittadini e imprese

 4) Bonus fiscale prima casa: prescrizione triennale per l’immobile in costruzione

 5) Va bene il ricorso in commissione tributaria contro l’avviso bonario

 6) Modello 770/2015: firmato il DPCM di proroga, ma i consulenti chiedono una proroga “a regime”

 7) Modello 730 precompilato: chiuso il periodo di sperimentazione

 8) L’attività ispettiva dal welfare: report del 1° semestre 2015

 9) Accordo Fatca per la lotta all’evasione internazionale: pronta la bozza per l’invio delle informazioni

 10) Accertamenti bancari: non occorre esibire l’autorizzazione

 

 

1) Responsabilità enti: è possibile chiedere il riesame del sequestro senza la costituzione nel processo

Tuttavia, occorre che ancora non sia stata comunicata l’informazione di garanzia. In materia di responsabilità degli enti da reato, è ammissibile la richiesta di riesame contro il decreto di sequestro preventivo, presentata dal difensore di fiducia dell’ente, anche in assenza di un previo atto formale di costituzione nel processo, sempre che, in precedenza o contestualmente all’esecuzione del sequestro, non sia stata comunicata l’informazione di garanzia.Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, a sezioni unite, con la sentenza n. 33041 del 28 luglio 2015. Risolto, così, un problema di interpretazione. La giurisprudenza era, infatti, divisa sul punto.

Con una lunga motivazione la Corte Suprema ha aderito alla tesi della giurisprudenza secondo cui «in tema di responsabilità da reato degli enti, è ammissibile la richiesta di riesame presentata, ai sensi dell’art. 324 cod. proc. pen., avverso il decreto di sequestro preventivo dal difensore di fiducia nominato dal rappresentante dell’ente secondo il disposto dell’art. 96 cod. proc. pen., e in assenza di un previo atto formale di costituzione a norma dell’art. 39 D.Llgs. 8 giugno 2001, n. 231, sempre che, precedentemente o contestualmente alla esecuzione del sequestro, non sia stata comunicata la informazione di garanzia prevista dall’art. 57 del dlgs medesimo».

Le Sezioni unite penali hanno, quindi, accolto il ricorso del manager rinviando in sede di merito affinché si accerti se il decreto di sequestro impugnato con richiesta dichiarata inammissibile dal Tribunale fosse stato o meno preceduto o accompagnato da contestuale informazione di garanzia, all’ente.

 

2) Sempre condannabile l’imprenditore che non paga l’Iva: non ci sono attenuanti

Il contribuente che non ha versato l’Iva non sfugge alla condanna penale. L’imprenditore che non ha pagato l’Iva perché l’azienda versa in difficoltà economiche dettate dall’acquisto di materie prime, per far crescere la società, incorre comunque nella responsabilità penale.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione che, con la sentenza n. 33021 del 28 luglio 2015, ha reso definitiva la condanna a carico di un imprenditore che si era indebitato con l’Erario a causa della scarsa liquidità.

In particolare, il malcapitato aveva svuotato le casse dell’azienda nel tentativo di farla crescere, comprando materie prime.

Ma questa, per la Suprema corte, non è affatto un’attenuante. Infatti, ad avviso del giudice di legittimità, il contribuente che invochi l’assoluta impossibilità a adempiere deve fornire la prova della crisi di liquidità della sua azienda, della non imputabilità dello stato di crisi ai suoi comportamenti e che detta situazione di crisi non sarebbe stata altrimenti fronteggiabile tramite il ricorso a comportamenti diversi.

Nel caso di specie, l’imprenditore aveva contribuito a creare lo stato fallimentare dell’azienda, ricorrendo a scelte contestabili, col preferire di utilizzare la liquidità disponibile per procurarsi materie prime, continuare le lavorazioni e…

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