Diario quotidiano del 29 luglio 2015: gli sconti Inail per gli artigiani

Pubblicato il 29 luglio 2015



evasione fiscale: vanno ridotte le sanzioni, lo chiede il CNDCEC; pausa estiva anche per i processi tributari; sospensione dei termini processuali: non vale per l’accertamento con adesione; pagamento delle somme dovute a titolo di rivalutazione delle pensioni per gli anni 2012-2015; sconti Inail per gli artigiani; rifiuti, AIA e stabilimenti industriali soggetti a sequestro; F24: i datori di lavoro hanno tempo fino al 20 agosto per effettuare i versamenti contributivi all’INPS; antiriciclaggio: possibilità di ritrasmettere i dati scartati all’UIF

 

 Indice:

 1) Evasione fiscale: vanno ridotte le sanzioni, lo chiede il CNDCEC

 2) Pausa estiva anche per i processi tributari

 3) Sospensione dei termini processuali: non vale per l’accertamento con adesione

 4) Pagamento delle somme dovute a titolo di rivalutazione delle pensioni per gli anni 2012-2015

 5) Sconti Inail per gli artigiani

 6) Rifiuti, AIA e stabilimenti industriali soggetti a sequestro

 7) F24: i datori di lavoro hanno tempo fino al 20 agosto per effettuare i versamenti contributivi all’Inps

 8) Antiriciclaggio: possibilità di ritrasmettere i dati scartati all’UIF

 

 

1) Evasione fiscale: vanno ridotte le sanzioni, lo chiede il CNDCEC

Vanno ridotte le sanzioni amministrative per omessa e infedele dichiarazione. La richiesta è arrivata dal CNDCEC il 27 luglio 2015, che ha presentato un documento con una serie di proposte di modifica allo schema di decreto sulle sanzioni.

Intanto, secondo i commercialisti, non è stata risolta la crisi del principio di specialità tra la sanzione penale e quella amministrativa - sancito nell’art. 19, D.Lgs. 74/2000 - funzionale ad attuare l’effettiva proporzionalità delle misure sanzionatorie, evitando il cumulo tra sanzione penale e sanzione amministrativa. Viene, pertanto, suggerito di modificare il provvedimento al fine di dare piena attuazione al principio di specialità di cui all’art. 19, D.Lgs. n. 74/2000, presidiando in modo effettivo l’alternativa tra sanzione penale e sanzione amministrativa, anche al fine di scongiurare il pericolo di implosione dell’intero sistema sanzionatorio per violazione del sovraordinato principio del ne bis in idem “sostanziale”.

Ulteriore questione di ordine generale che lo schema di decreto legislativo pone concerne la decorrenza degli effetti della nuova disciplina sanzionatoria. Sul punto, si ricorda che l’art. 31 dello schema di decreto propone una clausola di diritto intertemporale in forza della quale le nuove disposizioni si applicano a partire dal 1° gennaio 2016 e fino al 31 dicembre 2017. Nella sostanza, osserva il CNDCEC, il legislatore ha introdotto un impianto normativo temporaneo che, in forza dell’art. 2, comma 5, c.p., impedisce l’applicazione del favor rei.

Su tale punto, spiegano i commercialisti, si oppone, oltre la mancanza della benché minima legittimazione sul piano della legge delega, una giurisprudenza piuttosto consistente ed uniforme anche a livello internazionale che non consente di giustificare una generalizzata irretroattività della lex mitior (da ultimo Corte Cost. 22 luglio 2011, n. 236).

Con riferimento a tale problematica va anche considerato che il principio di retroattività della legge più favorevole non solo è riconosciuto dal diritto internazionale e comunitario, ma su di esso si sono basati recenti arresti della giurisprudenza della Corte di Strasburgo che hanno rivitalizzato la problematica della necessaria efficacia retroattiva delle nuove disposizioni che introducano trattamenti sanzionatori più favorevoli.

Anche sotto il profilo amministrativo, prosegue il CNDEC, la prevista temporaneità degli effetti della disciplina, oltre a comportare una palese violazione della legge delega , contraddice altresì i più elementari principi di civiltà giuridica, in particolar modo in una materia delicata come quella sanzionatoria, per la quale dovrebbe invece essere garantita la massima stabilità nel tempo della disciplina, nonché l’applicabilità incondizionata del principio del favor rei.

Nel dettaglio, per quanto riguarda le sanzioni tributarie amministrative (Titolo II dello schema di DLgs.), i commercialisti chiedono di ridurre, in modo appropriato, quelle per l’omessa e l’infedele dichiarazione ai fini delle imposte sui redditi e dell’IRAP e di collegare l’aggravante dell’aumento della metà della sanzione prevista dal comma 3 dell’art. 1 del DLgs. 471/97 (come riformulato dall’art. 15, comma 1, lett. a), dello schema), anziché alle violazioni realizzate mediante condotte fraudolente, a valutazioni della condotta del trasgressore basate sull’esistenza di pregresse violazioni tributarie (“precedenti fiscali”), ovvero sull’esistenza di pregresse violazioni della stessa natura (“recidiva fiscale”), tenendo conto, in ogni caso, della personalità e delle condizioni economiche dell’autore della violazione.

La stessa richiesta di riduzione delle sanzioni per omessa e infedele dichiarazione è stata avanzata anche per le violazioni riguardanti la dichiarazione dei sostituti d’imposta e relative alla dichiarazione ai fini IVA.

Vanno ridotte, poi, secondo il Consiglio nazionale dei commercialisti, le sanzioni in caso di violazioni riguardanti gli obblighi di documentazione e registrazione delle operazioni imponibili, gli obblighi di regolarizzazione della fattura da parte del cessionario o del committente, nonché gli obblighi di assolvimento dell’IVA mediante il meccanismo del “reverse charge”.

Niente sanzione sul “bancomat”

Per quanto riguarda, invece, la sanzione, dal 10% al 50% dell’importo prelevato per il contribuente che, in occasione degli accertamenti bancari, non indica o indica in maniera inesatta il beneficiario dei prelevamenti non transitati nelle scritture contabili, il CNDCEC sottolinea la necessità, onde evitare interpretazioni non in linea con la ricostruzione sistematica della nuova disciplina, di specificare espressamente, nell’ambito dell’introducendo comma 7-bis dell’art. 11 del DLgs. 471/97 che la sanzione non si applica ai titolari di reddito di lavoro autonomo e di limitarne inoltre l’applicazione ai titolari di redditi d’impresa in regime di contabilità ordinaria.

Tra le altre osservazioni, infine, il documento evidenzia come, nell’ambito della riduzione sanzionatoria in caso di rettifiche del CAF o del professionista, prevista dall’art. 24 dello schema di DLgs. – intervento in sé apprezzabile – si sarebbe potuto rimediare alla sproporzionata disciplina del visto ovvero dell’asseverazione infedele di CAF e professionisti, introdotta dall’art. 6 del DLgs. 175/2014.

In verità, spiega il CNDCEC, l’attribuzione a questi ultimi soggetti della responsabilità per imposta, sanzioni (pari al 30%) e interessi, che il contribuente avrebbe dovuto versare ai sensi dell’art. 36-ter del DPR 600/73, è irrazionale e si pone in contrasto con il principio di capacità contributiva di cui all’art. 53 Cost., perché il presupposto imponibile è riconducibile al contribuente e non a CAF e professionisti, senza considerare – chiude il documento – che a beneficiare dell’indebito arricchimento derivante dall’apposizione del visto di conformità infedele è, in ogni caso, il contribuente e non il soggetto che ha apposto il visto.

Revisione delle sanzioni

La revisione delle sanzioni non scadrà nel 2017, come prevede il testo attuale del decreto esaminato dal Consiglio dei Ministri. Lo ha dichiarato il Viceministro dell’Economia Luigi Casero nel corso del Seminario istituzionale sulle tematiche relative allo schema di decreto legislativo recante revisione del sistema sanzionatorio (Atto n. 183) e allo schema di decreto legislativo recante misure per la revisione della disciplina degli interpelli e del contenzioso tributario (Atto n. 184), svoltosi alle Commissioni riunite Giustizia e Finanze della Camera.

Secondo Casero, l’indicazione di una decorrenza sulle sanzioni amministrative “nasce da un errore di fatto in sede di stesura del testo per esigenze di copertura” e potrebbe essere “superata nel dibattito parlamentare”; quanto alle “sanzioni penali comunque questa parte deve essere superata”.

 

2) Pausa estiva anche per i processi tributari

E’ tempo di pausa estiva anche per le liti tributarie. Nonostante si sia allungato il periodo di caldo che attanaglia, da oltre due mesi, la nostra penisola, la sospensione dei termini fiscali per ricorrere si è accorciata.

Processi tributari: Debutta la sospensione feriale breve. Attività ridotta per il contenzioso, anche quello fiscale, che chiude dal 1° al 31 agosto 2015. Fanno eccezione le notifiche di avvisi di accertamento e cartelle di pagamento.

Lo ha ricordato l’Agenzia delle entrate, all’interno del proprio notiziario fiscale del 27 luglio 2015.

Pausa estiva ridotta a partire dal 2015 per tutti gli adempimenti riguardanti la giustizia ordinaria, amministrativa e tributaria.

Lo ha disposto l’art. 16 del D.L. 132/2014 che, al comma 1, modifica l’art. 1 della Legge 742/1969, sostituendo le parole “… dal 1° agosto al 15 settembre di ciascun anno” con le seguenti “… dal 1° al 31 agosto di ciascun anno”, e, al successivo comma 3, ne stabilisce la decorrenza “… dall’anno 2015”.

Sono passati, quindi, da 46 a 31 i giorni di sospensione dei termini processuali e, di conseguenza, il conteggio dei giorni per: presentare ricorso (60 giorni dalla notifica); costituirsi in giudizio (30 giorni dalla notifica del ricorso/appello ovvero 60 per il resistente/appellato); fare appello (60 giorni dalla notifica della sentenza oppure 6 mesi dal deposito); depositare documenti (20 giorni liberi prima dell’udienza) e memorie illustrative (10 giorni liberi prima dell’udienza); riassumere in giudizio (un anno dal deposito della sentenza di Cassazione con rinvio).

La sospensione non riguarda le cartelle esattoriali e gli avvisi

Il periodo di sospensione non vale, invece, per le notifiche di avvisi di accertamento e cartelle di pagamento da parte dell’Agenzia delle Entrate e di Equitalia.

Calcolo dei giorni di pausa

La pausa feriale, come detto, si applica, tra l’altro, alle scadenze riguardanti il ricorso contro gli atti impositivi in tutti i gradi di giudizio, dal primo alla Cassazione, da proporre, a pena di inammissibilità, entro 60 giorni dalla data di notifica dell’atto. Se il termine scade tra il 1° e il 31 agosto ovvero tale periodo è compreso nei 60 giorni a disposizione per l’impugnazione, i 31 giorni che intercorrono vanno ad aggiungersi ai 60.

Quindi, nel caso di un atto notificato il 7 luglio 2015, l’ultimo giorno utile per proporre ricorso sarà il prossimo 6 ottobre, così calcolato: 24 giorni dall’8 al 31 luglio + il periodo feriale + 36 giorni dal 1° settembre al 6 ottobre. Se, invece, la notifica avviene in un giorno “interno” al periodo di sospensione, il conteggio parte dal 1° settembre, portando il termine ultimo di impugnazione dell’atto al 30 ottobre.

Analogamente, se la scadenza per impugnare una sentenza cade nel periodo feriale o tale periodo è compreso nel termine ordinario di impugnazione, devono essere aggiunti i 31 giorni di sospensione, indipendentemente se si tratta di giudizi iniziati prima del 4 luglio 2009 (per i quali il termine lungo per impugnare è di un anno) o dopo quella data (per i quali, invece, il termine lungo è di sei mesi).

Sospensione per la mediazione

La sospensione feriale dal 1° al 31 agosto opera anche per l’istituto della mediazione, non solo con riguardo al termine per notificare il ricorso e a quello per il suo deposito in segreteria, ma anche – per effetto di una modifica apportata dalla Stabilità 2014 (Legge 147/2013) – in riferimento al termine, di 90 giorni dalla notifica dell’atto, previsto per la conclusione del procedimento di mediazione. Pertanto, tale termine, nell’ipotesi di un accertamento notificato il 24 luglio 2015, scadrà il prossimo 23 ottobre.

 

3) Sospensione dei termini processuali: non vale per l’accertamento con adesione

L’accertamento con adesione non riguarda la sospensione feriale dei termini processuali.

Altalex, con la nota del 28 luglio 2015, mette in risalto come la Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 11632 del 2015, abbia dichiarato inapplicabile la sospensione feriale dei termini processuali all’accertamento con adesione.

Ne consegue che un contribuente che presenta l’istanza di accertamento con adesione, ad esempio il 20 luglio, non potrà beneficiare dell’interruzione feriale del decorso dei termini nel periodo dal 1° a al 31 agosto, poiché continuano a decorrere.

Come è noto, la disciplina della sospensione processuale, prevista dall'art. 1 della legge n. 742 del 1969, è stata recentemente modificata dal comma 1 dell'art. 16, del D.L. n. 132 del 12 settembre 2014, convertito dalla legge n. 162 del 10 novembre 2014.

Tale norma ha stabilito che i termini processuali, a partire dal 2015, verranno sospesi dal 1° al 31 agosto, e non più dal 1° agosto al 15 settembre come invece previsto ante riforma.

L’istituto della sospensione comporta la cessazione della decorrenza dei termini per porre in essere una determinata attività processuale che riprendono a trascorrere a conclusione di tale periodo.

Per meglio chiarire, nel momento in cui ad un soggetto viene notificato un qualsiasi atto dell’Amministrazione Finanziaria, ad esempio un avviso di accertamento, i termini per proporre impugnazione (nel caso di specie, 60 giorni) si sospendono dal 1° al 31 agosto e riprendono a decorrere dal 1° settembre.

Tale procedura, però, non è applicabile nel caso in cui venga presentata istanza di accertamento con adesione.

A seguito della presentazione di tale istanza, il termine per impugnare l’atto di accertamento davanti alla Commissione Tributaria Provinciale è normalmente sospeso per un periodo di 90 giorni a decorrere dalla data di presentazione della stessa.

(Corte di Cassazione, ordinanza n. 11632 del 2015, in Altalex del 28 luglio 2015)

 

4) Pagamento delle somme dovute a titolo di rivalutazione delle pensioni per gli anni 2012-2015

L’INPS, con il messaggio n. 4993 del 27 luglio 2015, si pronuncia in merito al Decreto Legge 21 maggio 2015, n. 65 recante “Disposizioni urgenti in materia di pensioni, di ammortizzatori sociali e di garanzie TFR” – applicazione della sentenza della Corte Costituzionale n. 70 del 10 marzo – 30 aprile 2015. Pagamento delle somme dovute a titolo di rivalutazione delle pensioni per gli anni 2012-2015

La disposizione in oggetto ha previsto che le pensioni interessate dalla rivalutazione, che sono quelle il cui importo nel 2011 e nel 2012 è ricompreso tra tre e sei volte il trattamento minimo INPS vigente nei medesimi anni, siano sottoposte a tre diverse ricostituzioni, che producono effetti finanziari a titolo di arretrati o di importo in pagamento nel 2012 e nel 2013, nel 2014 e nel 2015, a decorrere dal 2016.

Il calcolo deve essere, quindi, effettuato prendendo a base l’importo complessivo dei trattamenti alla data di dicembre 2011, importo sul quale effettuare tre diverse rivalutazioni, da utilizzare rispettivamente:

per il 2012 e il 2013;

per il 2014 e 2015;

dal 2016.

Cumulo perequativo

Come già precisato dall’INPS nella circolare n. 125 del 2015, l’importo di perequazione da riconoscere in applicazione della normativa in oggetto è funzione di tutti i trattamenti pensionistici. La norma originaria del decreto legge stabiliva, inoltre, che a questo cumulo perequativo partecipassero anche gli assegni vitalizi derivanti da uffici elettivi.

Per effetto della legge di conversione, gli assegni vitalizi derivanti da cariche elettive rientrano a regime nella disciplina della perequazione cumulata.

 In attesa di definire con gli Enti erogatori le informazioni relative agli importi corrisposti e le modalità di loro trasmissione, sono stati esclusi dalla lavorazione in argomento i soggetti risultanti titolari di vitalizio derivante da carica elettiva.

Corresponsione degli arretrati

Il decreto prevede che le somme arretrate siano corrisposte a decorrere dal 1° agosto 2015.

Le somme arretrate vengono assoggettate alla tassazione con i criteri ordinari e quindi l’arretrato calcolato fino al 31 dicembre 2014 è assoggettato a tassazione separata, mentre quello relativo al corrente anno è assoggettato a tassazione ordinaria.

Al fine di rispettare il termine del 1° agosto 2015 stabilito dalla disposizione in oggetto per avviare la corresponsione delle somme da riconoscere ai pensionati, è stata predisposta un’applicazione dedicata off line che, per tutte le linee delle gestioni private, pubbliche e spettacolo e sport, in attesa di adeguare tutte le procedure di calcolo centrale alle complesse operazioni di ricostituzione richieste dalla norma in esame, ha permesso di:

a) effettuare le rivalutazioni;

b) quantificare gli arretrati per gli anni 2012 e 2013;

c) quantificare gli arretrati da attribuire per gli anni 2014 e 2015;

d) quantificare l’importo spettante per gli anni 2012, 2013, 2014 fino ad agosto 2015 compreso (quest’ultima mensilità verrà, quindi, fittiziamente riconosciuta come parte integrante degli arretrati, pur essendo a tutti gli effetti un adeguamento dell’importo della pensione).

Il cumulo perequativo è calcolato sulla base dei trattamenti facenti capo allo stesso soggetto e memorizzati nel Casellario Centrale Pensioni.

L’importo del conguaglio è stato consegnato alle gestioni proprietarie per la relativa trattazione (inserimento nel database, tassazione, creazione della cedola di agosto 2015).

(INPS, messaggio n. 4993 del 27 luglio 2015)

 

5) Sconti Inail per gli artigiani

Inail, sconti più alti per gli artigiani. Le imprese artigiane che non hanno subito infortuni nel biennio 2013-2014 godranno di una riduzione del premio dovuto per l’anno 2015, in misura pari all’8,16% dell’importo rispetto al 7,99% del 2014. A stabilirlo è la determina n. 272 del 20 luglio 2015 del Presidente dell’Istituto, inviata al Ministero del Lavoro per l’adozione del provvedimento di competenza.

(Consiglio Nazionale dei Consulenti del lavoro, nota del 28 luglio 2015)

 

6) Rifiuti, AIA e stabilimenti industriali soggetti a sequestro

Rifiuti, AIA e stabilimenti industriali soggetti a sequestro (decreto-legge 4 luglio 2015, n. 92).

Il D.L. n. 92/2015, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 153 del 4 luglio 2015 ed entrato in vigore lo stesso giorno, ha introdotto una serie di misure in materia di rifiuti, autorizzazione integrata ambientale e stabilimenti industriali oggetto di sequestro giudiziario. Assonime, con la nota del 28 luglio 2015, illustra i principali profili di intervento.

Modifiche all’articolo 183 del decreto legislativo n. 152/2006 (Codice dell’ambiente)

Con l’obiettivo di uniformare la normativa nazionale alle disposizioni della direttiva “quadro” 2008/98/UE, l’articolo 1 del decreto legge n. 92/2015 apporta alcune modifiche all’articolo 183 del codice dell’ambiente, contenente le definizioni rilevanti ai fini dell’applicazione della disciplina della gestione dei rifiuti di cui alla parte IV del medesimo codice, con particolare riferimento alle nozioni di “produttore”, “raccolta” e “deposito temporaneo” di rifiuti.

Viene in primo luogo ampliata la nozione di produttore (iniziale) di rifiuti (articolo 183, comma 1, lettera f)) al fine di ricomprendervi, accanto al “soggetto la cui attività produce rifiuti”, anche il soggetto al quale la produzione dei rifiuti sia giuridicamente riferibile. Con riferimento, inoltre, alla raccolta di rifiuti (articolo 183, comma 1, lettera o)), sino ad ora definita come “il prelievo dei rifiuti, compresa la cernita preliminare e il deposito”, viene precisato che per deposito deve intendersi il “deposito preliminare alla raccolta”. È infine modificata la nozione di deposito temporaneo di rifiuti (articolo 183, comma 1, lettera bb)), che ora comprende, oltre al “raggruppamento di rifiuti”, anche il “deposito preliminare alla raccolta ai fini del trasporto dei rifiuti in un impianto di trattamento” effettuati entrambi, prima della raccolta, nel luogo in cui i rifiuti sono prodotti. La norma peraltro chiarisce che per luogo di produzione dei rifiuti bisogna intendere “l’intera area in cui si svolge l’attività che ha determinato la produzione dei rifiuti”. Modifica dell’articolo 29 del decreto legislativo 4 marzo 2014, n. 46

L’articolo 2 del decreto legge n. 92/2015 modifica l’articolo 29 del d.lgs. n. 46/2014 (di attuazione della direttiva 2010/75/UE relativa alle emissioni industriali) contenente la disciplina transitoria per i procedimenti di autorizzazione integrata ambientale (AIA) avviati a seguito dell’emanazione dello stesso decreto legislativo. La norma prevedeva, in particolare, la cessazione dell’attività qualora le autorità competenti non avessero concluso le istruttorie per la revisione o il rilascio delle autorizzazioni entro il 7 luglio 2015. In seguito alla modifica introdotta dall’articolo 2, nelle more della definizione dei procedimenti di AIA da parte delle competenti autorità regionali, le imprese che già operano nel rispetto dei requisiti stabiliti dalla direttiva 2010/75/UE potranno continuare l’esercizio in base alle autorizzazioni previgenti anche dopo il 7 luglio 2015. La continuazione dell’attività è comunque subordinata alla condizione di dare piena attuazione agli adeguamenti proposti nelle domande di AIA.

Misure per l’esercizio dell’attività d’impresa di stabilimenti oggetto di sequestro giudiziario

L’articolo 3 del decreto legge n. 92/2014 detta infine una disciplina provvisoria volta a consentire la temporanea prosecuzione dell’attività produttiva degli stabilimenti industriali di interesse strategico nazionale che siano oggetto di un provvedimento giudiziario di sequestro.

L’obiettivo dell’intervento è quello di assicurare il bilanciamento tra le esigenze di continuità dell’attività produttiva, di salvaguardia dell’occupazione, della sicurezza sul luogo di lavoro, della salute e dell’ambiente salubre, nonché delle finalità di giustizia.

In questa prospettiva, la norma stabilisce che il provvedimento di sequestro, quando riguardi ipotesi di reato inerenti alla sicurezza dei lavoratori, non è di ostacolo alla prosecuzione dell’attività di impresa degli stabilimenti di interesse strategico nazionale, sempreché vengano rispettate le seguenti condizioni:

- l’attività non può protrarsi per un periodo superiore a un anno dall’adozione del provvedimento di sequestro;

- l’impresa è tenuta a predisporre, entro trenta giorni dall’adozione del provvedimento di sequestro, un piano contenente le misure e attività aggiuntive per la tutela della sicurezza sui luoghi di lavoro. È previsto che l’avvenuta predisposizione del piano sia comunicata all’autorità giudiziaria procedente. Il piano va inoltre comunicato al Comando provinciale dei vigili del fuoco e agli uffici della ASL e dell’INAIL competenti per territorio, che sono incaricati di garantire il monitoraggio delle aree di produzione oggetto di sequestro.

È previsto che le nuove disposizioni si applichino anche ai casi in cui un provvedimento di sequestro sia già stato adottato alla data di entrata in vigore del decreto legge 92/2014. In tale ipotesi, peraltro, i termini (quello di durata massima della continuazione dell’attività e quello per la predisposizione del piano) decorrono da tale data.

(Assonime, nota del 28 luglio 2015)

 

7) F24: i datori di lavoro hanno tempo fino al 20 agosto per effettuare i versamenti contributivi all’Inps

Ferie, contributi entro il 20 agosto. I datori di lavoro hanno tempo fino al 20 agosto per effettuare i versamenti contributivi all’Inps relativi alle ferie maturate dai lavoratori nel 2013 e non godute entro il 30 giugno scorso.

L’obbligazione contributiva deve essere assolta in corrispondenza dei contributi relativi al mese di luglio, il mese successivo a quello di scadenza del termine di fruizione. I datori, quindi, devono sommare alla retribuzione imponibile, del mese successivo a quello di scadenza delle ferie, anche l’importo corrispondente al compenso per le ferie non godute anche se non corrisposto.

(Consiglio Nazionale dei Consulenti del lavoro, nota del 28 luglio 2015)

 

8) Antiriciclaggio: possibilità di ritrasmettere i dati scartati all’UIF

Antiriciclaggio, nuova funzionalità per le segnalazioni sospette: Il soggetto che ha dimenticato di allegare i dovuti documenti alla segnalazione di operazioni sospette inviata all’Unità di Informazione Finanziaria (UIF) della Banca d’Italia, o vuole semplicemente ritrasmettere i documenti precedentemente scartati, può rimediare grazie ad una nuova funzionalità predisposta e resa disponibile dall’UIF. Questo consente di evitare di dovere rinviare nuovamente la segnalazione.

Infatti, a partire dal 16 luglio 2015 si può procedere all’invio di documentazione integrativa a segnalazioni di operazioni sospette (SOS) precedentemente inviate alla UIF.

In particolare, con la nuova funzionalità è possibile (esclusivamente) trasmettere:

- documenti scartati in fase di acquisizione della segnalazione perché non conformi agli standard previsti (nome del file eccessivamente lungo o estensione non compatibile). In tal caso l’invio dovrà essere effettuato entro 2 giorni dalla data di consegna della segnalazione, ovvero oltre tale termine previo accordo con la UIF;

- documenti non allegati per errore materiale al momento dell’invio della segnalazione originaria. Anche in tal caso l’invio dovrà essere effettuato entro 2 giorni dalla data di consegna della segnalazione, ovvero oltre tale termine previo accordo con la UIF;

- documenti o informazioni richiesti dalla UIF nel corso delle attività di analisi.

La documentazione trasmessa fuori dai casi previsti sarà scartata.

Come chiarito dall’Unità, i documenti da trasmettere devono rispettare i parametri:

formato: .txt, .doc, .docx, .xls, .xlsx, .pdf, .csv;

dimensione: max 100 MB;

il nome del file comprensivo di estensione non deve superare i 100 caratteri;

il nome del file può contenere lettere accentate, numeri e alcuni caratteri speciali (_-.).

Nel caso in cui il segnalante abbia necessità di integrare o rettificare dati suscettibili di essere inseriti nei campi strutturati (soggetti, operazioni, rapporti, provvedimenti, legami), dovrà procedere con l’invio di una nuova segnalazione di operazioni sospette sostitutiva (nei casi di rettifica della segnalazione originaria) o collegata (nei casi di aggiornamento significativo dell’operatività rappresentata nella segnalazione originaria).

 

Vincenzo D’Andò