Diario quotidiano del 28 luglio 2015: in arrivo la soluzione per i dirigenti del Fisco?

Pubblicato il 28 luglio 2015



Fatca: dati 2014 da comunicare entro il 31 agosto 2015; dall’emendamento al D.L. Enti locali la soluzione per i dirigenti del Fisco; accertamento fiscale: conviene sempre rispondere al questionario; é soggetta ad ICI la scuola anche se è gestita dai religiosi; Fisco: caso (se il contribuente non collabora) in cui l’accertamento anticipato è legittimo; rateazione con Equitalia: possibile chiedere la riammissione alla dilazione dei ruoli entro il 31 luglio 2015; operatività della comunicazione telematica di “Offerta di conciliazione”; due nuove circolari Assonime in tema di intermediari finanziari e procedimento sanzionatorio Consob

 

 Indice:

 1) Fatca: dati 2014 da comunicare entro il 31 agosto 2015

 2) Dall’emendamento al D.L. Enti locali la soluzione per i dirigenti del Fisco

 3) Accertamento fiscale: conviene sempre rispondere al questionario

 4) E’ soggetta ad ICI la scuola anche se è gestita dai religiosi

 5) Fisco: caso (se il contribuente non collabora) in cui l’accertamento anticipato è legittimo

 6) Rateazione con Equitalia: possibile chiedere la riammissione alla dilazione dei ruoli entro il 31 luglio 2015

 7) Operatività della comunicazione telematica di “Offerta di conciliazione”

 8) Due nuove circolari Assonime in tema di intermediari finanziari e procedimento sanzionatorio Consob

 

 

1) Fatca: dati 2014 da comunicare entro il 31 agosto 2015

Accordo Fatca per la lotta all’evasione internazionale: Pronte le regole per l’invio delle informazioni al Fisco. I dati 2014 vanno comunicati entro il 31 agosto 2015.

Sono pronte le istruzioni che gli operatori devono utilizzare per trasmettere alle Entrate le informazioni previste dall’accordo Fatca sullo scambio automatico di dati tra Italia e USA. L’Agenzia rende note le linee guida, approvate dal Garante per la protezione dei dati personali nell’adunanza del 23 luglio, che saranno successivamente formalizzate in un provvedimento del Direttore, da emanare dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto ministeriale attuativo. L’accordo Fatca, ratificato con la legge n. 95/2015 e operativo a partire dal 1° luglio 2014, è volto a contrastare l’evasione fiscale internazionale realizzata da cittadini e residenti statunitensi attraverso conti intrattenuti presso istituzioni finanziarie italiane e da residenti italiani mediante conti presso istituzioni finanziarie statunitensi.

Destinatari

Destinatari della nuova misura sono le istituzioni finanziarie italiane (Reporting Italian Financial Institution, Rifi), fatte salve le eccezioni previste dal decreto. Le istruzioni delle Entrate chiariscono che, ai fini della comunicazione, le Rifi possono, ad alcune condizioni, avvalersi di entità sponsor e di fornitori terzi di servizi.

Cosa comunicare

Devono essere trasmessi il codice fiscale della Reporting Italian Financial Institution e quello dell’entità sponsor, se presente.

Oggetto di invio sono inoltre i dati di cui all’articolo 5 del decreto ministeriale, oltre al codice fiscale italiano, se disponibile, di ciascun soggetto interessato dalla comunicazione.

L’Agenzia chiarisce inoltre che, in assenza di conti statunitensi oggetto di comunicazione e di pagamenti corrisposti a un’istituzione finanziaria non partecipante titolare di un conto finanziario, in relazione all’anno di riferimento, la Rifi non è tenuta a effettuare alcuna comunicazione.

Scadenza per la comunicazione

Entro la data del 31 agosto 2015 gli operatori finanziari interessati dall’accordo Fatca dovranno inviare le informazioni sui conti finanziari statunitensi concernenti l’anno 2014. Sarà compito dell’Agenzia trasmetterle successivamente all’IRS (Internal Revenue Service), autorità competente USA, nel rispetto degli impegni internazionali.

Per le informazioni relative agli anni seguenti, il termine per la trasmissione all’Agenzia sarà il 30 aprile dell’anno successivo a quello di riferimento.

Modalità di comunicazione

I documenti pubblicati oggi contengono le istruzioni per utilizzare il canale telematico attraverso il quale viaggeranno i dati (piattaforma Sid - sistema interscambio dati), in base alle regole fornite con il provvedimento dell’Agenzia del 25 marzo 2013, relativo alle Modalità per la comunicazione integrativa annuale all’archivio dei rapporti finanziari. Inoltre, è incluso il tracciato record Xml che gli operatori finanziari tenuti alla comunicazione dovranno utilizzare e sono indicate le istruzioni per la sua compilazione. Le modalità di invio delle informazioni alle Entrate erano state oggetto di una consultazione pubblica, avviata lo scorso 19 maggio e conclusa a metà giugno, che aveva coinvolto gli operatori finanziari interessati.

(Agenzia delle entrate, comunicato n. 130 del 24 luglio 2015)

 

2) Dall’emendamento al D.L. Enti locali la soluzione per i dirigenti del Fisco

Dirigenti Entrate: via libera alla soluzione “ponte”. Via libera in commissione bilancio al Senato all’emendamento al disegno di legge di conversione del D.L. 78/2015 che punta a risolvere la questione dei dirigenti decaduti delle Agenzie del Fisco. Grazie alle nuove disposizioni sarà possibile l’adozione di deleghe temporanee a funzionari della terza area con almeno cinque anni di esperienza nella stessa area in attesa del bando dei nuovi concorsi da indire con procedure di selezione innovative.

Si è concluso l’esame in Commissione bilancio al Senato sul disegno di legge di conversione del D.L. 78/2015 (A.S. 1977) in materia di enti territoriali. Tra le principali novità è stato approvato l’emendamento presentato dal Governo che prevede l’inserimento nel decreto del nuovo articolo 4-bis recante “Disposizioni per la funzionalità operativa delle Agenzie fiscali”.

La norma è finalizzata a risolvere l’impasse nelle agenzie fiscali verificatasi dopo la sentenza 37/2015 della Corte Costituzionale che ha dichiarato l’illegittimità degli incarichi dirigenziali conferiti senza concorso.

La soluzione individuata nell’emendamento persegue da un lato la finalità di tamponare nell’immediato l’emergenza determinata dalla carenza di dirigenti e, dall’altro, in un’ottica di più ampio respiro, di regolamentare le modalità di accesso alla qualifica dirigenziale.

Relativamente al primo aspetto, al fine di garantire la continuità dell’azione amministrativa, l’emendamento prevede che i dirigenti delle Agenzie fiscali possano delegare le funzioni relative agli uffici di cui hanno assunto la direzione interinale e i connessi poteri di adozione di atti “previa procedura selettiva con criteri oggettivi e trasparenti” funzionari della terza area con un’esperienza professionale di almeno cinque anni nella stessa area. I delegati saranno individuati con una procedura selettiva ad hoc tenendo conto della specificità della preparazione, nonché dell’esperienza professionale e delle capacità richieste per i compiti da assolvere.

Tale soluzione sarà praticabile fino alla conclusione delle procedure concorsuali disciplinate dal decreto stesso e, comunque, non oltre il 31 dicembre 2016. Restano in ogni caso escluse dalla possibilità di delega la sottoscrizione di atti e le attribuzioni riservate ai dirigenti per legge.

Il trattamento economico riservato ai delegati di funzione prevede, in aggiunta al salario ordinario, l’attribuzione di una indennità di funzione pari a 26 mila euro a cui si aggiunge quella di risultato variabile da un minimo di 2.500 euro fino a 5.000 euro.

Concorsi

Sul tema dei concorsi, l’emendamento prevede che le Agenzie fiscali possano annullare le procedure in corso non ancora ultimate, prevedendo nuovi bandi per un corrispondente numero di posti (578 posizioni per l’Agenzia delle Entrate e 117 per l’Agenzia delle Dogane).

L’emendamento, attraverso una deroga esplicita all’articolo 30, comma 2-bis del D.Lgs. 165/2001, prevede che non sia necessario fare precedere la procedura selettiva dall’espletamento della preventiva mobilità volontaria.

Le nuove procedure concorsuali, che verranno indette con un decreto del Ministero dell’Economia, potranno prevedere una riserva interna di posti riservati all’Agenzia delle Entrate pari al 30% e, novità assoluta, avverranno esclusivamente per esami, lasciando da parte la valutazione dei titoli e delle esperienze pregresse che in passato ha comportato un ampio numero di ricorsi.

 

3) Accertamento fiscale: conviene sempre rispondere al questionario

Il contribuente, che risponde al questionario inviato dall’Amministrazione finanziaria, può poi presentare con tutta calma i documenti contabili anche in sede di contenzioso presso le commissioni tributarie. Questo anche se non siano state, in precedenza, esibite al Fisco. Quello che conta è, quindi, avere semplicemente risposto alle domande poste dall’Erario con il suddetto questionario.

Ebbene tutto questo lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 14190/2015 depositata in cancelleria nel mese luglio 2015.

Pertanto, i documenti non esibiti in sede di richiesta con questionario notificato dall’Ufficio del Fisco possono essere prodotti in giudizio, se il contribuente ha comunque risposto al questionario e la produzione documentale è diretta a supportare le dichiarazioni rese nella fase precontenziosa. Dunque, per tali documenti non opera l’inibizione contenuta nell’art. 32, penultimo comma, del D.P.R. 600/1973, secondo cui “le notizie e i dati non addotti e gli atti, i documenti, i libri e i registri non esibiti o non trasmessi in risposta agli inviti dell’ufficio non possono essere presi in considerazione a favore del contribuente, ai fini dell’accertamento in sede amministrativa e contenziosa”.

Dunque, con tale decisione è stato rigettato il ricorso proposto dall’Agenzia delle entrate contro una sentenza della Ctr del Lazio, favorevole al contribuente. La diatriba si originava dalla notifica di un questionario, con cui gli agenti del fisco chiedevano di fornire dati e notizie di carattere specifico, ritenuti rilevanti ai fini dell’accertamento in corso. In particolare, l’Agenzia delle entrate intendeva procedere con l’accertamento sintetico, poiché il contribuente risultava intestatario di ben quattro automobili, dato in contrasto con la propria posizione dichiarativa.

Il contribuente non disertava affatto l’invito dell’ufficio, rispondendo con delle affermazioni (nelle quali sosteneva di aver venduto tre delle quattro automobili contestate), tese a chiarire la specifica fattispecie indagata dai verificatori. La risposta veniva ritenuta insufficiente, poiché non corredata da apposita documentazione dimostrativa, dacché veniva emesso l’atto impositivo, impugnato poi presso la competente autorità tributaria. Solo nel contenzioso, veniva prodotta idonea dimostrazione a sostegno delle affermazioni rese in risposta al questionario (certificati del Pra che dimostravano le vendite) e, sulla base di tale documentazione, l’accertamento veniva definitivamente annullato dalla Ctr Lazio (a conferma della decisione di prime cure, di pari tenore). L’Agenzia delle entrate, per mezzo dell’avvocatura di stato, impugnava la decisione, sostenendo che la suddetta documentazione non potesse essere utilizzata, poiché non prodotta nella fase istruttoria, in virtù della preclusione recata dal comma 4 dell’art. 32, D.P.R. n. 600/73. Piazza Cavour ha rigettato l’appello, confermando la decisione dei giudici di merito. La documentazione allegata dal contribuente è stata ritenuta ammissibile poiché diretta ad attestare le dichiarazioni rese all’ufficio nella fase amministrativa.

 

4) E’ soggetta ad ICI la scuola anche se è gestita dai religiosi

Solo se viene svolta nel locale l’attività istituzionale dell’ente il comune non pretende il pagamento dell’imposta comunale sugli immobili di proprietà dell’istituto religioso.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 14226/2015 depositata in cancelleria nel mese di luglio 2015.

Dunque, come ha disposto l’art. 91/bis del D.L. 1/2012, l’esenzione dall’ICI prevista dall’art. 7, comma 1, lett. I) del D.Lgs. 504/1992, adesso si applica solo se via sia la presenza del requisito fondamentale, ovvero quello derivante dallo svolgimento esclusivo nell’immobile di attività di assistenza o di altre attività equiparate, e di un requisito soggettivo, costituito dal diretto svolgimento di tali attività da parte di un ente pubblico o privato che non abbia come oggetto esclusivo o principale l’esercizio di attività commerciali.

Altrimenti, l’imposta è dovuta in proporzione all’attività commerciale esercitata, infatti, come ricorda la Suprema Corte, - gli altri due commi della novella del 2012 si preoccupano poi di regolare le ipotesi di utilizzazione “mista” degli immobili in questione, introducendo il difficile concetto dell’attribuzione “proporzionale” del beneficio fiscale -.

Nel caso di specie si trattava della gestione di una scuola paritaria, i cui utenti pagavano un corrispettivo, che erroneamente il giudice di merito aveva ritenuto irrilevante ai fini ICI, emergendo invece un esercizio con modalità commerciali. Altrettanto erroneamente il giudice di merito aveva attribuito rilievo al fatto che la gestione operasse in perdita (questione assolutamente priva di rilievo, in quanto anche un imprenditore può operare in perdita) e al fatto che l’ente si proponesse finalità diverse dalla produzione di reddito.

In definitiva, la Cassazione ha solo spiegato come “funziona” la nuova legge del 2012, per cui non si capiscono, in tal senso, le proteste avanzate dai vescovi (questo secondo fonti di Agenzie stampa nazionali) alla decisione presa dal giudice supremo. Forse le doglianze, dovrebbero essere girate al legislatore che tuttavia si è dovuto adeguare alle osservazioni in materia dettate dall’unione europea.

 

5) Fisco: caso (se il contribuente non collabora) in cui l’accertamento anticipato è legittimo

Di recente la Suprema Corte ha, come è noto, stabilizzato il proprio orientamento in materia di accertamento anticipato a favore contribuente, facendo, almeno in tale sede, applicare quanto dispone lo Statuto del contribuente.

Tuttavia, si regista adesso un caso (se il contribuente non collabora con il Fisco allora l’accertamento anticipato é legittimo) che si discosta da tale linea, infatti, la Corte di Cassazione con la sentenza n. 15121/2015 depositata nel mese di luglio 2015, ha stabilito che non può essere tollerato quel tipo di comportamento che tende soltanto ad allungare in maniera artificiosa i tempi della verifica per poi fare dichiarare la decadenza dell’accertamento fiscale per il presunto mancato rispetto del periodo sospensivo imposto dallo Statuto.

In particolare, se la verifica fiscale, a causa della mancata collaborazione del contribuente con i verificatori, si prolunga in modo tale che l’Agenzia delle entrate non riesca a rispettare, per l’imminente decadenza del potere di accertamento, il periodo sospensivo di 60 giorni dal rilascio del PVC prima di emettere l’avviso di accertamento, allora sussiste la ragione giustificativa dell’urgenza per l’emissione dell’atto impositivo ante tempus, con conseguente legittimità dello stesso.

 

6) Rateazione con Equitalia: possibile chiedere la riammissione alla dilazione dei ruoli entro il 31 luglio 2015

Scadrà il prossimo 31 luglio il termine per l’invio ad Equitalia delle domande di riammissione al beneficio della rateazione, in seguito alla riapertura dei termini disposta dal decreto Milleproroghe 2014. L’istanza può essere presentata da parte dei contribuenti decaduti da un precedente piano dilatorio entro il 31 dicembre 2014. In proposito, lo schema di decreto sulla riscossione delle imposte, attuativo della delega fiscale, introduce il principio in base al quale è sempre possibile rateizzare un debito già decaduto, a condizione che il contribuente proceda all’integrale versamento delle rate scadute. Al contempo, il provvedimento riduce a cinque il numero di rate non pagate che determina la decadenza dal piano di rientro.

E’, dunque, fissata al 31 luglio 2015 la scadenza per la presentazione ad Equitalia delle domande di riammissione alla dilazione dei ruoli da parte dei contribuenti decaduti da un precedente piano di rateazione entro il 31 dicembre 2014.

La legge di conversione del decreto Milleproroghe (D.L. n. 192/2014, convertito in Legge n. 11/2015) ha, infatti, aperto una nuova finestra temporale per i contribuenti decaduti entro la fine dello scorso anno da una rateazione in corso con Equitalia.

Si tratta, comunque, di una riproposizione di quanto già previsto con il D.L. n. 66/2014, che aveva riaperto i termini per le rateazioni decadute entro il 22 giugno 2013.

E’, peraltro, all’esame delle Commissioni parlamentari competenti lo schema di decreto sulla riscossione delle imposte, attuativo della delega fiscale. Il decreto, nella versione provvisoria, introduce il principio in base al quale è sempre possibile rateizzare un debito già decaduto, a condizione che il contribuente proceda all’integrale versamento delle rate scadute.

Per contro, lo schema di decreto riduce da 8 a 5 il numero di rate non pagate che determina la decadenza dal piano di rientro.

 

7) Operatività della comunicazione telematica di “Offerta di conciliazione”

Ecco i nuovi chiarimenti in relazione all’obbligo d’invio della comunicazione telematica dell’offerta di conciliazione.

Il Ministero del Lavoro, con la nota n. 3845 del 22 luglio 2015, integra la precedente (nota n. 2788 del 27 maggio 2015) al fine di rendere pienamente operativa la comunicazione telematica dell’offerta di conciliazione, prevista dall’articolo 6 del Decreto Legislativo n. 23/2015 in caso di licenziamento comminato ad un lavoratore assunto con contratto a tempo indeterminato a Tutele Crescenti.

La comunicazione è dovuta:

- solo nei casi in cui il datore di lavoro propone la conciliazione al lavoratore;

- anche dalle agenzie per il lavoro nel caso di risoluzione del rapporto di lavoro;

- non va effettuata quando il rapporto di lavoro si risolve durante il periodo di prova.

Inoltre, viene precisato che – in modo del tutto analogo a quanto avviene per le altre comunicazioni inerenti il rapporto di lavoro – i datori di lavoro possono effettuare tale comunicazione direttamente o per il tramite dei soggetti abilitati così individuati dalla normativa vigente:

- i consulenti del lavoro, abilitati, ai sensi degli articoli 1, comma 1 e articolo 2, comma 1, della Legge 11 gennaio 1979, n. 12, a compiere per conto di qualsiasi datore di lavoro tutti gli adempimenti previsti da norme vigenti per l’amministrazione del personale dipendente. Prerequisito è l’iscrizione all’albo a norma dell’art. 9 della legge citata;

- gli avvocati e procuratori legali, i dottori commercialisti, i ragionieri e periti commerciali, sempre secondo quanto previsto dalle norme citate alla lettera precedente. Per essi costituisce prerequisito l’iscrizione ai rispettivi albi e la comunicazione alla direzione del lavoro della provincia in cui esercitano la consulenza del lavoro;

- i servizi istituiti dalle associazioni di categoria delle imprese considerate artigiane, nonché delle piccole imprese, anche in forma cooperativa, che abbiano affidato l’esecuzione secondo quanto previsto dal citato articolo 1, comma 4 della legge n. 12/1979 e successive modificazioni. Tali servizi possono essere organizzati a mezzo dei consulenti del lavoro, anche se dipendenti delle predette associazioni;

- le associazioni di categoria delle imprese agricole, ai sensi di quanto previsto dall’articolo 9-bis, comma 6 della Legge 28 novembre 1996, n. 608;

- le altre associazioni di categoria dei datori di lavoro, secondo quanto previsto dall’articolo 6, comma 1 del Decreto Legislativo 11 dicembre 2002, n. 297;

- le agenzie per il lavoro, di cui all’articolo 4, comma 1, lettere a), b) e c), Decreto Legislativo 10 settembre 2003 n. 276, per l’invio del prospetto riguardante i propri dipendenti;

- i consorzi e gruppi di imprese, di cui all’art. 31 Dlgs. 276/2003, per conto di tutte le imprese del gruppo o consorziate, agendo come dei veri e propri intermediari.

 

8) Due nuove circolari Assonime in tema di intermediari finanziari e procedimento sanzionatorio Consob

Assonime, il 27 luglio 2015, pubblica la circolare n. 23 sul regolamento di attuazione della disciplina sugli intermediari finanziari (Regolamento del MEF 2 aprile 2015, n. 53) e la circolare n. 24 sulle modifiche del regolamento Consob sul procedimento sanzionatorio (Delibera Consob n. 19158 del 29 maggio 2015).

Circolare n. 24: Le modifiche del regolamento Consob sul procedimento sanzionatorio

La circolare ripercorre l’evoluzione della disciplina sul procedimento sanzionatorio della Consob, richiamando le indicazioni emerse dalla giurisprudenza della Corte europea per i diritti dell’uomo e del Consiglio di Stato. Viene quindi analizzata la recente delibera n. 19158 del 2015, con cui la Consob ha integrato il proprio regolamento sul procedimento sanzionatorio in risposta a un’istanza di rafforzamento delle garanzie più volte sollevata dagli operatori. E’ ora previsto che la relazione formulata dall’Ufficio Sanzioni Amministrative, sulla quale si basa la decisione finale della Commissione, sia trasmessa all’interessato e che questi possa replicare con proprie controdeduzioni.

La circolare illustra inoltre brevemente le norme sull’esercizio dei poteri sanzionatori dell’ESMA (European Securities and Markets Authority) relativi alle agenzie di rating del credito, che – anche tenuto conto della crescente integrazione dei sistemi di vigilanza a livello europeo – possono fornire spunti di riflessione per ulteriori miglioramenti della disciplina nazionale.

Circolare n. 23: Il regolamento di attuazione della disciplina sugli intermediari finanziari

Con il Regolamento del MEF 2 aprile 2015, n. 53 si è aggiunto un fondamentale tassello della disciplina degli intermediari finanziari che esercitano attività di finanziamento nei confronti del pubblico, contenuta nel titolo V del Testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia. Il Regolamento n. 53/2015 riguarda profili rilevanti della materia, tra cui quello relativo al contenuto dell’attività di finanziamento soggetta a vigilanza, nonché le circostanze nelle quali ricorre il presupposto dell’esercizio nei confronti del pubblico.

Tra i punti importanti della nuova disciplina, il Regolamento chiarisce che non configura operatività nei confronti del pubblico - ed è quindi liberamente esercitabile dalle società - l’attività di concessione di finanziamenti esercitata esclusivamente nei confronti del gruppo di appartenenza, nonché l’attività di finanziamento posta in essere da produttori di beni o servizi a soggetti appartenenti alla medesima filiera produttiva o distributiva del bene o del servizio in presenza di determinate condizioni.

 

Vincenzo D’Andò