Diario quotidiano del 27 luglio 2015: è sempre reato non versare le ritenute previdenziali

Pubblicato il 27 luglio 2015



è ora proroga ufficiale del Modello 770/2015 al 20 settembre; ritenute previdenziali: è sempre reato non versarle; bilancio di esercizio: quando è vietata la distribuzione degli utili; approvate le norme in materia fallimentare, civile e processuale civile; gestione Artigiani e Commercianti: ultimata l’elaborazione per la contribuzione 2015; commercialisti: il provvedimento di sospensione è biennale; per le abitazioni nessuna tassa sui condizionatori: bollino solo sui condizionatori oltre 12 Kw; collegio sindacale: AIM Italia, i Commercialisti sull’incarico di revisione; intervento del fondo di garanzia in caso di apertura della procedura di liquidazione del patrimonio; procedura ditrasmissione domande relative allo sgravio contributivo

 

 Indice:

 1) E’ ora proroga ufficiale del Modello 770/2015 al 20 settembre

 2) Ritenute previdenziali: è sempre reato non versarle

 3) Bilancio di esercizio: quando è vietata la distribuzione degli utili

 4) Approvate le norme in materia fallimentare, civile e processuale civile

 5) Gestione Artigiani e Commercianti: ultimata l’elaborazione per la contribuzione 2015

 6) Commercialisti: il provvedimento di sospensione è biennale

 7) Per le abitazioni nessuna tassa sui condizionatori: bollino solo sui condizionatori oltre 12 Kw

 8) Collegio sindacale: AIM Italia, i Commercialisti sull’incarico di revisione

 9) Intervento del fondo di garanzia in caso di apertura della procedura di liquidazione del patrimonio

 10) Procedura di trasmissione domande relative allo sgravio   contributivo

 

 

1) E’ ora proroga ufficiale del Modello 770/2015 al 20 settembre

Rinviata, ora ufficialmente, dal 31 luglio al 20 settembre 2015 la presentazione dei Modelli 770/2015. Lo ha comunicato, il 23 luglio 2015, il sottosegretario al Ministero dell’Economia rispondendo per il Mef a un questionario in commissione finanze della camera. Con il question time in esame, un deputato rilevava l’opportunità, anche per il 2015, di un rinvio al 20 settembre 2015 della scadenza per la trasmissione telematica all’Agenzia delle entrate del Modello 770 da parte dei sostituti d’imposta.

Questa la risposta del citato sottosegretario:

Preliminarmente occorre fare presente che alla trasmissione del nuovo Modello 770/2015 e ai relativi versamenti effettuati tardivamente, si applicano le nuove disposizioni in materia di ravvedimento operoso introdotte dalla legge 23 dicembre 2014, n. 190 (legge di stabilità 2015) in base alla quale sono stati ampliati sia i termini sia le modalità per l’adempimento. Per quanto riguarda la richiesta di proroga al 20 settembre 2015 del termine per la presentazione del modello 770, è in via di ultimazione lo schema di DPCM che disporrà la suddetta proroga. Già da diverso tempo le categorie professionali chiedevano almeno lo spostamento della scadenza, se non è possibile la variazione del termine di scadenza a regime.

 

2) Ritenute previdenziali: è sempre reato non versarle

Per la Suprema Corte la riforma approvata nel 2014 non incide sulla punibilità del moroso. La legge delega sulla depenalizzazione non ha alcun effetto su tali illeciti. Resta infatti reato il mancato versamento delle ritenute previdenziali anche se il debito non supera 10 mila euro. Dunque, la riforma approvata lo scorso anno non incide sulla punibilità dell'imprenditore moroso.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione che, con la sentenza n. 32337 del 23 luglio 2015, ha accolto il ricorso della procura di Firenze. In particolare il tribunale aveva disposto l’assoluzione del reo invocando la Legge 67 del 2014 e la sentenza n. 139/2014 emessa dalla Corte costituzionale. Decisione secondo cui, a parere del giudice di merito, è stata sottolineata l’utilità del principio generale di necessaria offensività della condotta. Ma la tesi non ha convinto i massimi giudici. Difatti, la Suprema Corte, sezione penale, ribaltando il verdetto di merito, ha sostenuto che la volontà del legislatore non è da intendersi come immediata depenalizzazione del reato di cui si tratta, bensì come conferimento al governo di un potere legislativo di cui regola la durata e le modalità di esercizio, nonché, in certa misura, lo stesso contenuto. Non essendo stato ancora emesso il decreto legislativo riguardante il reato in questione, non è pertanto configurabile allo stato la sua depenalizzazione. In particolare, l’articolo 2 della Legge 67/2014, al primo comma stabilisce: “Il governo è delegato a adottare, entro i termini e con le procedure di cui ai commi 4 e 5, uno o più decreti legislativi per la riforma della disciplina sanzionatoria dei reati e per la contestuale introduzione di sanzioni amministrative o civili, in ordine alle fattispecie e secondo i principi e criteri direttivi specificati nei commi 2 e 3”. E al secondo comma, per il reato in questione i principi e criteri direttivi sono indicati nella sua trasformazione in illecito amministrativo “purché l’omesso versamento non ecceda il limite complessivo di 10.000 euro annui e preservando comunque il principio per cui il datore di lavoro non risponde a titolo di illecito amministrativo, se provvede al versamento entro il termine di tre mesi dalla contestazione della violazione”.

 

3) Bilancio di esercizio: quando è vietata la distribuzione degli utili

Dopo l’avvenuta approvazione del bilancio di esercizio si può anche porre il problema che la distribuzione degli utili non sia possibile, nonché di sapere quando sia possibile prelevare i dividendi. Su questo dilemma e altro interviene la nota operativa n. 10/2015 del 16 luglio 2015, pubblicata in questi giorni dall’Accademia romana di ragioneria (Fondazione GIORGIO DIGIULIOMARIA) diretta dal Presidente Paolo Moretti (ex presidente dell’ex Fondazione Luca Pacioli del Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli esperti contabili), incentrata sul tema del bilancio di esercizio: analisi della composizione delle voci del Patrimonio Netto.

Una prima precisazione è quella che si deve provvedere anche alla registrazione della delibera assembleare di distribuzione degli utili prima del deposito del bilancio presso il Registro delle Imprese.

La citata Fondazione precisa che é vietata la distribuzione degli utili nei seguenti casi:

- quando nel patrimonio netto sono presenti perdite rinviate da precedenti esercizi, il cui ammontare determina una perdita sul capitale sociale nominale;

- quando nell’attivo patrimoniale della società, risultano iscritti costi di impianto e di ampliamento, costi di ricerca e sviluppo e di pubblicità, non ancora ammortizzati, aventi utilità pluriennale, a meno che, per effetto della distribuzione, residuano in capo alla società riserve disponibili sufficienti a coprire l’ammontare dei predetti costi non ancora ammortizzati (art. 2426 co.1 n. 5 c.c.);

- quando la società ha emesso un prestito obbligazionario e, per effetto di perdite rinviate da precedenti esercizi, non risulta più rispettata la condizione per la quale l’ammontare delle obbligazioni ancora in circolazione non può eccedere il doppio della sommatoria delle seguenti voci del Patrimonio netto: Capitale sociale, Riserva legale, altre riserve disponibili ai fini della copertura delle perdite.

Utile (Perdita) dell’esercizio

La voce del Patrimonio netto “Utile (Perdita) dell’esercizio” accoglie il risultato netto del periodo, risultante dal Conto economico del bilancio (voce E. 23), che può essere un risultato positivo o negativo.

Quando dal bilancio d’esercizio emerge un “utile”, esso può essere destinato, su decisione dell’assemblea ordinaria dei soci che approva il bilancio, alle seguenti finalità:

a) distribuzione ai soci;

b) accantonamento ad una apposita riserva di patrimonio netto;

c) utilizzo a copertura di perdite rinviate di esercizi precedenti;

d) mero riporto a nuovo nella voce A) VIII del Patrimonio Netto.

Nel primo caso, e cioè quando si addiviene ad una distribuzione dell’utile ai soci, gli Amministratori sono tenuti a predisporre un piano di riparto, dal quale devono emergere le modalità di distribuzione ed il rispetto delle limitazioni poste dalla legge o dallo statuto sociale.

Le principali limitazioni sono le seguenti:

- l’art. 2430 c.c. impone che almeno il 5% degli utili di bilancio deve essere accantonato a Riserva legale, fino al raggiungimento di un quinto del capitale sociale. Raggiunto tale importo, ulteriori accantonamenti alla riserva legale sono puramente facoltativi e non obbligatori. Inoltre, viene ricordato che l’accantonamento del 5% dell’utile dell’esercizio alla riserva legale permane anche in presenza di perdite pregresse ancora da coprire. Pertanto, prima è necessario effettuare l’accantonamento di legge alla riserva legale e poi, la restante parte, può essere destinata a copertura delle perdite pregresse;

- se alla formazione dell’utile dell’esercizio hanno concorso componenti positivi di Conto economico, iscritti per effetto dell’applicazione di deroghe ai principi di redazione del bilancio, l’utile dell’esercizio deve essere accantonato all’apposita riserva non distribuibile (art. 2423 co. 4 c.c.), fino a concorrenza del provento iscritto a Conto economico, al netto delle eventuali imposte differite rilevate in correlazione al provento medesimo;

- se alla formazione dell’utile dell’esercizio hanno concorso utili netti su cambi, si deve rispettare quanto previsto dall’art. 2426 comma 1 n. 8-bis del Codice civile e cioè esso deve essere accantonato in un’apposita riserva non distribuibile fino al realizzo;

- in presenza di perdite in sospeso, non può farsi luogo a ripartizioni di utili fino a che il capitale non sia reintegrato o ridotto in misura corrispondente ( art. 2433 comma 3 c.c.);

- se, ai sensi dell’art. 2426 co. 1 n. 4 c.c., alla formazione dell’utile dell’esercizio hanno concorso plusvalori iscritti a Conto economico su partecipazioni valutate secondo il metodo del “Patrimonio netto”, rispetto al valore indicato nel bilancio dell’esercizio precedente, l’utile d’esercizio deve essere accantonato in un’apposita riserva non distribuibile;

- se alla formazione dell’utile dell’esercizio hanno concorso plusvalori da “fair value” iscritti a Conto economico in applicazione dei Principi Contabili Internazionali, l’utile dell’esercizio deve essere accantonato nell’apposita riserva non distribuibile di cui all’art. 6 co. 2 D. Lgs. 38/2005 fino a concorrenza dei predetti plusvalori, al netto delle imposte differite rilevate in correlazione ai medesimi plusvalori.

Viene precisato che, nel caso in cui l’esercizio abbia chiuso con una perdita, oppure l’utile disponibile per l’accantonamento sia incapiente, poiché i plusvalori derivanti dal fair value sono stati in parte assorbiti dai componenti negativi di Conto economico, la società è obbligata a destinare all’apposita riserva le altre voci disponibili del proprio Patrimonio netto e, in mancanza, anche gli utili degli esercizi successivi.

Acconti sui dividendi

L’art. 2433-bis c.c. permette la distribuzione di acconti sui dividendi in corso di formazione. Tuttavia, ciò è consentito solo alle società il cui bilancio è assoggettato per legge alla revisione legale dei conti, secondo il regime previsto dalle leggi speciali per gli Enti di interesse pubblico.

La suddetta distribuzione deve essere, però, prevista dallo statuto, ed è deliberata dagli Amministratori dopo il giudizio positivo sul bilancio dell’esercizio precedente e la sua approvazione dal soggetto incaricato di effettuare la revisione legale dei conti.

L’ammontare degli acconti, che può essere distribuito ai soci, non può superare “……la minor somma tra l’importo degli utili conseguiti dalla chiusura dell’esercizio precedente, diminuito delle quote che dovranno essere destinate a riserva per obbligo legale o statutario, e quelle delle riserve disponibili” (art. 2433-bis comma 4).

E’ da precisare che la possibilità della distribuzione di acconti sui dividendi deve risultare da un prospetto contabile e da una relazione, assoggettati al parere della società di revisione, dai quali risulti che la situazione patrimoniale, economica e finanziaria della società consenta tale distribuzione (art. 2433-bis, co. 5, c.c.).

La perdita di esercizio

Quando dal bilancio d’esercizio emerge una “perdita”, l’assemblea ordinaria che approva il bilancio può disporne:

- il riporto a nuovo della stessa;

- la copertura mediante utilizzo di riserve precostituite;

- la riduzione del capitale sociale.

Nel caso in cui la perdita d’esercizio, sommata a quelle provenienti dagli esercizi precedenti, comporti una riduzione del capitale di oltre un terzo, si rendono applicabili le disposizioni previste dagli articoli 2446, 2447, 2482-bis e 2482-ter. L’eventuale reintegro da parte dei soci è ammesso soltanto successivamente alla riduzione del capitale sociale.

Si ritiene che le perdite possono essere coperte anche dai versamenti dei soci a titolo di finanziamento. In tal caso però l’Assemblea non potrà deliberare direttamente la copertura della perdita mediante utilizzo dei finanziamenti soci, ma dovrà prendere atto della volontà del singolo socio o di tutti i soci di voler rinunciare al loro credito per la copertura della perdita.

La perdita di esercizio potrà anche essere coperta dai soci mediante rinuncia, parzialmente o integralmente, ai loro crediti per forniture di beni o prestiti effettuati alla società.

In tal caso è da rilevare che fiscalmente l’art. 88 del D.P.R. 917/1986 dispone che tale rinuncia non rappresenta per la società una sopravvenienza attiva e quindi non è materia imponibile.

Nel caso in cui i soci decidano di versare, nel corso dell’anno, nella società nuove risorse, in quanto presumono che a fine esercizio vi saranno perdite, contabilmente non si potrà movimentare il conto “Perdite di esercizio” in quanto formalmente non è stato ancora acceso. In tal caso si potrà utilizzare, in contropartita all’entrata finanziaria, il conto del netto denominato “Versamenti a copertura perdite”, classificato alla voce A.IX del Passivo dello Stato Patrimoniale.

Comunque, con riferimento ai criteri di classificazione e copertura delle perdite il Principio Contabile n. 28 emesso dalla Fondazione OIC ne approfondisce e chiarisce la procedura.

Indicazioni nella Nota Integrativa e Relazione sulla gestione

Per quanto concerne le informazioni da fornire in Nota integrativa, ai sensi dell’art 2427 c.c., emerge l’obbligo di esplicitare in bilancio:

Con riferimento alle indicazioni nella Relazione sulla gestione (art. 2428 c.c.) della voce Utile (perdita) di esercizio, non sono previsti specifichi obblighi informativi da fornire nella Relazione che gli Amministratori devono redigere sulla situazione della società.

La tassazione in capo ai soci degli utili societari

Per quanto concerne la tassazione degli utili in capo ai soci distribuiti dalle Società di Capitali occorre tener presente sia la natura del socio (soggetto IRPEF o IRES), e sia la natura della partecipazione posseduta dallo stesso (qualificata o non qualificata).

Si definiscono partecipazioni qualificate:

a) quelle che consentono di esercitare diritti di voto nell’Assemblea ordinaria superiori al 2% per le società quotate, ovvero al 20% per quelle non quotate;

b) le partecipazioni che non danno voti in assemblea ordinaria (es. le azioni privilegiate o le azioni di risparmio) superiori al 5% del capitale sociale di società quotate o al 25% di società non quotate.

Le partecipazioni non qualificate sono tutte quelle che non hanno le suddette caratteristiche.

La tassazione dei dividendi distribuiti

Per i dividendi percepiti da persone fisiche non svolgenti attività commerciali, e che posseggono partecipazioni non qualificate, la tassazione è la seguente:

- i dividendi non concorrono alla formazione del reddito imponibile e, pertanto, non vanno dichiarati, però saranno assoggettati alla ritenuta alla fonte del 26% a titolo di imposta (a decorrere dal 01/07/2014, in base al D.L. 66/2014, precedentemente era il 20%) che deve essere versata all’Erario dalla società. La società che eroga il dividendo è tenuta, inoltre, alla certificazione dello stesso, in ciascun periodo d’imposta, entro il 28 febbraio dell’anno successivo.

I dividendi devono essere dichiarati nella sezione V del Quadro RM, a meno che un sostituto d’imposta residente in Italia non abbia effettuato una ritenuta a titolo definitivo su tali redditi.

Nel caso, invece, di partecipazioni qualificate possedute da persone fisiche che non svolgono attività commerciale, i dividendi concorrono alla formazione del reddito imponibile delle stesse nella misura del 49,72% del loro ammontare, e pertanto non vanno assoggettati dalla società ad alcun tipo di ritenuta alla fonte e, la persona che li riceve, li dovrà dichiarare nella propria dichiarazione dei redditi ( al rigo RL1 del Modello Unico PF 2015).

E’ da precisare che se le partecipazioni sono detenute da imprese individuali o società di persone, i dividendi distribuiti concorrono sempre alla formazione del reddito imponibile al 49,72% del loro ammontare, indipendentemente dal tipo di partecipazione.

Nel caso di utili distribuiti da Entità Estere trasparenti, il dividendo tassabile in Italia deve essere quantificato al netto delle imposte estere versate in via definitiva dal socio residente in Italia sul reddito a lui imputato per trasparenza.

Per gli Enti non commerciali la Legge di Stabilità ne ha incrementato il carico fiscale sui dividendi percepiti. Difatti se tali enti hanno percepito dividendi messi in distribuzione dal 1 gennaio 2014, dovranno applicare, nel Modello Unico 2015, la nuova percentuale di imponibilità di tali componenti di reddito, pari al 77,74% invece del 5% come era precedentemente. Al riguardo l’Agenzia delle Entrate con Circolare 6/2015 ha precisato che la nuova modalità di tassazione dei dividendi si applica sia per quelli realizzati nell’ambito dell’eventuale attività d’impresa svolta, sia per quelli realizzati al di fuori di tale attività.

E’ da rilevare che la Legge di Stabilità per il 2015, limitatamente al periodo di imposta 2014, ha previsto l’istituzione di un credito d’imposta per compensare la maggiore IRES dovuta dagli Enti non commerciali in relazione ai dividendi percepiti.

Tale credito d’imposta, che sarà utilizzabile in compensazione attraverso il modello F24 nel triennio 2016-2018, dovrà essere indicato nella prossima dichiarazione dei redditi da effettuarsi nell’anno 2016 relativa ai redditi 2015.

Quando i dividendi vengono distribuiti da società di capitali residenti e dagli enti ad esse equiparati, ai sensi dell’art. 73 del TUIR, non concorrono a formare il reddito dell’esercizio in cui sono percepiti, in quanto esclusi dalla formazione del reddito della società o dell’ente ricevente per il 95% del loro ammontare. Tali dividendi, pertanto, sono tassati solo per il 5% dell’importo percepito e in dichiarazione dei redditi si dovrà operare una variazione in diminuzione per il 95% del loro importo.

Viene, infine, precisato che nel caso in cui i dividendi vengono, da tali soggetti, deliberati ma non incassati dai percipienti nell’anno, per il principio di competenza, essi devono essere iscritti in bilancio e, verificandosi un disallineamento temporaneo, è necessario anche calcolare e iscrivere nello stesso la fiscalità differita.

 

4) Approvate le norme in materia fallimentare, civile e processuale civile

La Camera, dopo la trattazione degli ordini del giorno, il 24 luglio 2015, ha approvato il disegno di legge di conversione del D.L. 27 giugno 2015, n. 83, recante misure urgenti in materia fallimentare, civile e processuale civile e di organizzazione e funzionamento dell’amministrazione giudiziaria (C. 3201-A). Il provvedimento è ora passato all’esame dell’altro ramo del Parlamento.

Il testo, ora composto da 34 articoli, detta una serie di misure in materia fallimentare, civile e processuale civile nonché di natura organizzativa. In particolare, il provvedimento introduce disposizioni relative:

- alle procedure concorsuali (Titolo I, articoli da 1 a 11);

- alle procedure esecutive (Titolo II, articoli da 12 a 15);

- a misure fiscali (Titolo III, articoli 16 e 17);

- alla proroga di termini per l'efficienza della giustizia e al processo telematico (titolo IV, articoli da 18 a 21-octies).

Una specifica disciplina transitoria è dettata, infine, dal Titolo V (artt. 22-24).

La riforma delle procedure concorsuali

L'articolo 1 interviene sulla legge fallimentare (RD n. 267/1942) per facilitare il reperimento di risorse finanziarie da parte dell'imprenditore in crisi. Modificando l'articolo 182-quinquies, in tema di finanziamento e di continuità aziendale nel concordato preventivo e negli accordi di ristrutturazione dei debiti, la riforma:

- precisa che la richiesta di autorizzazione a contrarre finanziamenti prededucibili può essere avanzata dal debitore anche prima del deposito del piano relativo alle modalità e ai tempi di adempimento della proposta di concordato preventivo e della relativa documentazione (lett.a);

- consente al tribunale di autorizzare il debitore, fin dalla presentazione della domanda "prenotativa", a contrarre limitati finanziamenti prededucibili a sostegno dell'attività aziendale, nel periodo necessario a presentare l'istanza di autorizzazione del vero e proprio finanziamento interinale, definendo il contenuto del ricorso (in particolare, il debitore dovrà specificare come l'assenza di finanziamento possa provocare danni irreparabili all'azienda) e le modalità di decisione del tribunale (lett. b);

- estende anche alla cessione dei crediti la possibilità già prevista, per il tribunale, di concedere pegno o ipoteca a garanzia dei medesimi finanziamenti (lett. c).

Anche l'articolo 2 interviene sulla disciplina del concordato preventivo, inserendo nella legge fallimentare l'art. 163-bis, per prevedere che possano essere presentate offerte alternative (rispetto al piano di concordato) per l'acquisto dell'azienda o di un suo ramo o di specifici beni. Sulle offerte concorrenti si esprimerà il tribunale, aprendo a richiesta del commissario un procedimento competitivo finalizzato alla migliore soddisfazione dei creditori concordatari (comma 1). La Commissione Giustizia ha stabilito che, a fronte di un'offerta per l'acquisto compresa nel piano di concordato, si debba aprire sempre un procedimento competitivo: il tribunale ricercherà gli eventuali altri interessati all'acquisto, anche quando il debitore abbia già stipulato un contratto che comunque abbia la finalità del trasferimento non immediato dei beni; il decreto del tribunale deve disporre la pubblicità sul portale delle vendite pubbliche e fissare l'aumento minimo del corrispettivo (rispetto a quanto riportato nel piano) che le offerte devono prevedere; sono quindi sommariamente disciplinate le modalità della gara, all'esito della quale il debitore dovrà modificare il piano di oncordato.

La disposizione modifica poi (comma 2) l'art. 182 LF, concernente i provvedimenti in caso di cessione di beni a seguito di concordato, per imporre le nuove forme di pubblicità richieste dal decreto-legge (v. infra, il portale delle vendite pubbliche).

L'articolo 3 modifica alcuni articoli della legge fallimentare con l'obiettivo di rendere possibile ai creditori la presentazione di proposte di concordato alternative a quella presentata dall'imprenditore all'assemblea dei creditori; questi ultimi potranno quindi optare per la proposta che meglio tuteli i loro interessi. In particolare, la riforma modifica l'art. 163 LF per consentire a uno o più creditori, che rappresentino almeno il 10% dei crediti, di

presentare una proposta concorrente di concordato preventivo e il relativo piano; tale

proposta non potrà essere ammessa se la proposta di concordato del debitore assicura

comunque il pagamento, anche dilazionato, di almeno il 40% dei crediti chirografari

(comma 1). La Commissione Giustiziaha riformulato la disposizione precisando che, nel

caso di concordato con continuità aziendale, la proposta alternativa dei creditori non può

essere ammessa se la proposta del debitore soddisfa almeno il 30% dei crediti chirografari.

La modifica dell'art. 165 LF obbliga il commissario giudiziale a fornire ai creditori che ne

fanno richiesta le informazioni utili per la presentazione di proposte concorrenti, sulla base

delle scritture contabili e fiscali obbligatorie del debitore, nonché ogni altra informazione

rilevante in suo possesso (comma 2). Le modifiche alla procedura, con i nuovi termini per

depositare le proposte di concordato concorrenti, e le valutazioni comparative alle quali è

chiamato il commissario giudiziale, riguardano l'art. 172 LF (comma 3) e l'art. 175 LF,

concernente la discussione della proposta di concordato (comma 4). In particolare, la

riforma prevede che siano sottoposte alla votazione dei creditori tutte le proposte presentate

dal debitore e dai creditori, seguendo, per queste ultime, l'ordine temporale del loro

tiene conto dell'introduzione delle proposte concorrenti e dispone che quando sono poste al

voto più proposte di concordato, si considera approvata la proposta che ha conseguito la

maggioranza più elevata dei crediti ammessi al voto; in caso di parità, prevale quella del

debitore o, in caso di parità fra proposte di creditori, quella presentata per prima. Se non si

raggiungono le maggioranze prescritte, il giudice rimette al voto la sola proposta che ha

conseguito la maggioranza relativa; in ogni caso deve essere raggiunta la maggioranza per

l'approvazione del concordato (comma 5). La Commissione Giustiziaha precisato che i

creditori possono fare pervenire, entro 20 giorni, il proprio voto (e non il proprio dissenso),

in caso di rimessione al voto della sola proposta che ha raggiunto la maggioranza relativa

dei crediti.

Il comma 6 dell'art. 3 modifica l'art. 185 LF, sulla esecuzione del concordato, obbligando

il debitore a dare esecuzione al concordato omologato, anche quando presentato da uno o

più creditori, pena l'intervento del commissario giudiziale o addirittura di un amministratore

Infine, la Commissione giustizia - intervenendo sull'art. 181 LF - ha allungato da 6 a 9

mesi il termine concesso per l'omologazione del concordato preventivo.

Il testo originario dell'articolo 4 modifica l'art. 161 LF, prevedendo che con il piano

contenente la descrizione analitica delle modalità e dei tempi di adempimento della

proposta di concordato preventivo il debitore debba sempre precisare le specifiche utilità

economiche che ogni creditore ricaverebbe dal concordato stesso.

La Commissione Giustiziaha integralmente sostituito l'articolo 4 con disposizioni che,

modificando la disciplina del concordato preventivo nella legge fallimentare, precisano i

requisiti della proposta di concordato, gli obblighi del commissario giudiziale e le modalità di

adesione alla proposta. In particolare:

la proposta di concordato deve soddisfare - se non si tratta di concordato con

continuità aziendale - almeno il 20% dei crediti chirografari (lett. a) e deve indicare le specifiche utilità ricavabili da ciascun creditore (lett. b);

le comunicazioni al PM relative alla domanda di concordato sono integrate da tutta la

relativa documentazione (lett.b);

all'apertura della procedura di concordato preventivo il tribunale ordina al ricorrente di

consegnare entro 7 giorni al commissario giudiziale copia digitale delle scritture

contabili (lett. c);

il commissario giudiziale deve comunicare al PM tutti i fatti rilevanti a fini di indagine

penale (lett. d) e, nella relazione particolareggiata sulle cause del dissesto, deve

illustrare le utilità che, in caso di fallimento, possono essere apportate alle azioni

risarcitorie o revocatorie che potrebbero essere promosse nei confronti di terzi (lett. e);

la disposizione che prevede, a fronte del silenzio dei creditori sulla proposta di

concordato, che essi siano da ritenere consenzienti ai fini del computo della

maggioranza dei crediti è soppressa (lett. f).

Gli articoli da 5 a 7 del decreto-legge modificano le disposizioni della legge fallimentare

relative al curatore, con finalità di accelerazione delle procedure e di garanza della terzietà

dell'organo.

In particolare, l'articolo 5, intervenendo sull'art. 28 LF:

estende dai 2 ai 5 anni anteriori alla dichiarazione di fallimento il periodo in cui vige

l'incompatibilità alla nomina di chi ha concorso al dissesto dell'impresa. Sul punto è

intervenuta la Commissione giustizia che ha escluso che possa svolgere l'incarico di

curatore colui che ha, in qualsiasi tempo, concorso a cagionare il dissesto, eliminando

ogni riferimento temporale;

prevede che il curatore fallimentare debba essere in possesso di una struttura

organizzativa e di risorse che permettano il rispetto dei tempi previsti dal programma di

  1. La Commissione giustizia ha soppresso questa previsione;

demanda alla sentenza dichiarativa di fallimento la motivazione sulla sussistenza dei

requisiti della nomina a curatore. La Commissione giustizia ha modificato la

disposizione prevedendo che il curatore debba essere nominato tenendo conto delle

risultanze dei rapporti riepilogativi già presentati;

istituisce presso il Ministero della Giustizia un registro nazionale dove confluiscono,

oltre ai provvedimenti di nomina dei curatori fallimentari, anche quelli dei commissari e

liquidatori giudiziali e sono annotate le sorti delle procedure concorsuali. Per

l'istituzione del registro è autorizzata la spesa di 100.000 euro per il 2015.

L'articolo 6 modifica l'art. 104-ter LF, relativo al programma di liquidazione dell'attivo,

consentendo al curatore di appoggiarsi su società specializzate nella vendita e prevedendo

termini procedurali più stringenti (programma di liquidazione entro 180 gg. dalla sentenza

che dichiara il fallimento; liquidazione dell'attivo del fallimento entro 2 anni), il cui mancato

rispetto può determinare la revoca del curatore. La Commissione giustizia ha aggiunto

che i beni oggetto di eventuali atti a titolo gratuito compiuti dal debitore nei 2 anni anteriori

alla dichiarazione di fallimento sono acquisiti al patrimonio del fallimento, con la trascrizione

della sentenza di fallimento. Gli interessati potranno proporre reclamo.

L'articolo 7 del decreto-legge modifica gli artt. 118 e 120 della legge fallimentare in

materia di chiusura del fallimento prevedendo:

a) la chiusura del fallimento a seguito di ripartizione dell'attivo anche quando vi siano

giudizi pendenti;

b) che le somme necessarie a coprire le spese di giudizio nonché quelle ricevute per

effetto di provvedimenti non definitivi sono trattenute dal curatore; dopo la chiusura del

fallimento le somme trattenute e quelle che residuano dagli accantonamenti sono ripartite

tra i creditori;

c) che eventuali sopravvenienze dell'attivo derivanti dalla conclusione dei giudizi pendenti

non comportano la riapertura della procedura di fallimento;

d) la tardiva ammissione all'esdebitazione del fallito quando, a seguito del riparto

supplementare conseguente alla chiusura di un giudizio pendente, i creditori siano stati in

parte soddisfatti;

e) la permanenza in carica del curatore e del giudice delegato quando, nonostante la

chiusura del fallimento, pendano giudizi inerenti i rapporti patrimoniali del fallito.

La Commissione, al fine di assicurare la celere definizione delle procedure concorsuali,

ha posto a carico dei magistrati l'obbligo di trattare con priorità le cause in cui è parte un

fallimento o un concordato. Ha inoltre aggiunto che il giudice non può liquidare acconti a

favore del curatore se non dopo un riparto parziale, al fine di accelerare il soddisfacimento

dei creditori.

L'articolo 8 novella l'art. 169-bis LF, relativo agli effetti dei contratti in corso di

esecuzione in cui è parte il debitore che ha chiesto il concordato preventivo. La finalità

dell'intervento – che uniforma tale disciplina a quella dettata per il fallimento - è quella di

sciogliere i dubbi interpretativi inerenti alla possibilità per il debitore di sciogliersi da tali

contratti evitando così il protrarsi di lunghi contenziosi che ritardano la definizione del

possa essere avanzata anche successivamente alla presentazione del ricorso di

ammissione al concordato; che lo scioglimento sia autorizzato dal giudice delegato con

decreto motivato, sentito l'altro contraente; che lo scioglimento (o la sospensione) del

contratto abbiano effetto dalla data di comunicazione all'altro contraente del decreto del

giudice; che il credito derivante da prestazioni eseguite dopo la presentazione della

domanda di concordato sia prededucibile. Infine, la disposizione estende anche al

concordato preventivo i principi stabiliti per il fallimento in relazione allo scioglimento del

contratto di leasing.

L'articolo 9 inserisce nella legge fallimentare l'art. 182-septies che integra - con specifico

riferimento a banche ed intermediari finanziari - la disciplina dell'accordo di

ristrutturazione dei debiti dettata dall'art. 182-bis della medesima legge. Sostanzialmente,

si mira a togliere a banche che vantino crediti di modesta entità il potere di interdizione in

relazione ad accordi di ristrutturazione che vedano l'adesione delle banche creditrici

maggiormente esposte.

La nuova disposizione prevede che l'accordo di ristrutturazione del debito possa essere

concluso se vi aderiscono creditori finanziari che rappresentano il 75% del credito della

categoria, fermo restando l'integrale pagamento dei creditori non finanziari. Il debitore può

chiedere l'estensione dell'accordo alle banche (e intermediari finanziari) non aderenti, aventi

posizione giuridica e interessi economici omogenei a quelli degli aderenti, quando tali

operatori finanziari siano stati messi in condizione di partecipare alle trattative e

compiutamente informati dei termini dell'accordo di ristrutturazione. Questi possono aderire

oppure ricorrere al tribunale cui spetta l'omologazione dell'accordo. Il tribunale, verificate

positivamente le condizioni sopraindicate e ritenuto che le banche e gli intermediari

finanziari ai quali si chiede l'estensione dell'accordo possano risultare soddisfatti nei loro

crediti "in misura non inferiore rispetto alle alternative concretamente praticabili", procede

all'omologazione dell'accordo di ristrutturazione del debito. Analoga disciplina degli effetti

sulle banche non aderenti si applica in relazione alle convenzioni che possono essere

raggiunte su una eventuale moratoria temporanea dei crediti verso una o più banche

aderenti all'accordo (rimane ferma la necessità del raggiungimento del citato 75%).

La Commissione giustizia ha modificato la disposizione per consentire al tribunale di

avvalersi di un ausiliario per l'omologazione dell'accordo.

L'articolo 10, non modificato dalla Commissione giustizia, interviene sull'art. 236 della

legge fallimentare per estendere la disciplina penale ivi prevista (per i soli concordato

preventivo e amministrazione controllata) alle ipotesi di illecito riferite ai nuovi istituti di

ristrutturazione del credito con intermediari finanziari e convenzione di moratoria introdotti

dall'art. 9 del decreto-legge.

L'articolo 11 interviene sull'art. 107 LF, stabilendo che le vendite e gli altri atti di

liquidazione posti in essere in esecuzione del programma di liquidazione, effettuati dal

curatore del fallimento tramite procedure competitive possano prevedere che il versamento

del prezzo possa essere rateizzato.

La riforma delle procedure esecutive

L'articolo 12, non modificato dalla Commissione, introduce nel codice civile l'articolo

2929-bis, finalizzato a prevedere una forma semplificata di tutela esecutiva del creditore

pregiudicato da atti dispositivi del debitore, compiuti a titolo non oneroso. In particolare, il

titolare di un credito sorto prima dell'atto pregiudizievole, munito di titolo esecutivo (atto di

pignoramento), procede ad esecuzione forzata sul bene anche in assenza di una sentenza

definitiva di revocatoria che abbia dichiarato l'inefficacia di tale atto. Tale azione esecutiva

sarà possibile in presenza di due condizioni:

che con l'atto pregiudizievole il debitore abbia costituito un vincolo di indisponibilità o

ceduto a titolo gratuito un bene immobile o un bene mobile registrato;

che il creditore abbia trascritto il pignoramento entro un anno dalla data di trascrizione

dell'atto pregiudizievole.

Sia il debitore che il terzo proprietario potranno proporre opposizione all'azione esecutiva

sia ove contestino i presupposti alla base dell'azione di cui all'art. 2929-bis, sia quando

rivendichino la buona fede ovvero la mancata conoscenza del pregiudizio che l'atto di

disposizione del bene arrecava al creditore.

L'articolo 13 apporta numerose modifiche alla disciplina dell'esecuzione forzata

contenuta nel codice di procedura civile, che di seguito si sintetizzano:

il precetto deve contenere anche un avvertimento al debitore sulla possibilità di

avvalersi degli accordi di composizione della crisi previsti dalla legge n. 3 del 2012

sulla composizione delle crisi da sovraindebitamento (lett. a);

la pubblicità degli avvisi nell'ambito delle procedure di espropriazione forzata, oggi

affidata all'albo dell'ufficio giudiziario davanti al quale si svolge il procedimento, è

sostituita dalla pubblicazione sul sito internet del Ministero della giustizia, in un'area

pubblica denominata "portale delle vendite pubbliche" (lett. b); parallelamente, la

pubblicazione dell'avviso sui quotidiani non è più obbligatoria, ma rimessa alla

valutazione del giudice, su istanza dei creditori. La Commissioneè intervenuta sul

punto per consentire al giudice di disporre la pubblicazione sui quotidiani anche in

assenza dell'istanza di parte. La mancata pubblicità sul portale determina l'estinzione

della procedura esecutiva (lett. ee). La Commissioneha specificato che tale sanzione

si applica solo se l'omissione è imputabile al creditore;

nella conversione del pignoramento è consentita la rateizzazione mensile non solo per i

beni immobili ma anche per i beni mobili e sono allungate da 18 a 36 mesi le rate; la

riforma dispone inoltre che ogni 6 mesi il giudice provveda a distribuire ai creditori le

somme recuperate (lett. c). La disposizione è stata soppressa dalla Commissione

giustizia, che ha stabilito invece che, in caso di conversione del pignoramento, tanto in

relazione ai beni immobili quanto ai beni mobili, le cose pignorate siano liberate con il

versamento dell'intera somma;

il pignoramento perde efficacia quando dal suo compimento sono trascorsi 45 giorni

senza che sia stata chiesta l'assegnazione o la vendita; prima dell'entrata in vigore del

decreto-legge i creditori avevano tempo 90 giorni per chiedere di procedere (lett. d);

nell'ambito della procedura di esecuzione mobiliare presso il debitore è previsto per

l'assegnazione e la vendita dei beni l'utilizzo del portale delle vendite pubbliche ed è

consentita la rateizzazione quando il valore dei beni pignorati supera i 20 mila euro

(lett. e);

la vendita dei beni mobili a mezzo di commissionario diviene la regola, imponendo

al giudice di procedere in tal senso quando la vendita possa essere effettuata senza

incanto; lo stesso giudice dovrà fissare il numero complessivo degli esperimenti di

vendita e individuare i criteri per determinare i ribassi (lett. f); lett. g). L'alternativa è la

vendita all'incanto (lett. h): il professionista delegato potrà rivolgersi al giudice

dell'esecuzione in presenza di qualsiasi problema legato alla vendita e rispetto alla

decisione del giudice le parti potranno presentare reclamo al collegio (lett. i);

nell'ambito della procedura di espropriazione presso terzi, il decreto-legge afferma

l'impignorabilità delle somme dovute a titolo di pensione, nella misura corrispondente

all'importo dell'assegno sociale aumentato della metà; in caso di accredito su conto

corrente di qualsiasi somma riconducibile a rapporto di lavoro o trattamento di

quiescenza, le somme sono impignorabili nella misura corrispondete al triplo

dell'assegno sociale, se l'accredito è anteriore al pignoramento. Se l'accredito è

successivo al pignoramento, valgono le regole ordinarie (ovvero, per crediti alimentari

nella misura fissata dal giudice; per tributi nella misura di un quinto; in caso di

concorso di pignoramenti, nella misura della metà) (lett. l) e lett. m). Il pignoramento

eseguito in violazione di legge è inefficace, o parzialmente inefficace, e il vizio è

rilevabile d'ufficio dal giudice;

nell'espropriazione immobiliare, i tempi concessi per gli adempimenti del creditore

relativi all'istanza di vendita sono accorciati (lett. n). E' riscritta la disposizione sulla

determinazione del valore dell'immobile, che dovrà essere ricondotto dal giudice a

valori di mercato (in luogo dei più bassi valori catastali): in particolare, la riforma detta

dei criteri che l'esperto dovrà seguire nel determinare il valore di mercato, tra i quali

spiccano la superficie dell'immobile e il valore al metro quadro, ma anche i vincoli

gravanti sul bene e le eventuali passività condominiali (lett. o);

quanto all'autorizzazione della vendita, la riforma accelera le procedure, rimette al

giudice nell'ordinanza di vendita l'indicazione del prezzo e del termine entro il quale

dovrà essere versato, consentendogli di autorizzare il pagamento rateale (lett. p); la

Commissione giustizia ha precisato che lo stesso giudice deve anche indicare

l'offerta minima. Nella vendita senza incanto, la riforma prevede che siano respinte le offerte inferiori di oltre un quarto al prezzo stabilito (che, peraltro, viene

contestualmente riportato ai valori di mercato e dunque presumibilmente alzato) (lett.

q). L'offerta dovrà essere accolta se pari o superiore al valore dell'immobile

determinato ai sensi dell'art. 568 (prima dell'entrata in vigore del DL era richiesto che

l'offerta fosse superiore di un quinto rispetto al valore dell'immobile). Se invece l'offerta

è inferiore al valore fissato, ma in misura non superiore a un quarto, il giudice può

procedere alla vendita se ritiene che non vi sia modo di conseguire un prezzo più alto

(lett. r); se vi sono invece più offerte, il decreto-legge consentite la vendita a favore del

miglior offerente solo se il giudice ritiene che con una nuova vendita non sia possibile

conseguire un prezzo più alto (lett. s), che modifica l'art. 573 c.p.c.); tale ultima

disposizione è stata riformulata dalla Commissione che ha stabilito che, in caso di

presentazione di istanze di assegnazione del bene da parte dei creditori, il giudice

procede all'assegnazione anziché alla vendita se il prezzo indicato nella migliore

offerta è inferiore al valore dell'immobile. Il pagamento del prezzo può essere rateale,

previa fideiussione (lett. t), ma il mancato pagamento anche di una sola rata costituisce

inadempimento dell'aggiudicatario (lett. u). Le lett. v), z) e aa), che modificano

rispettivamente gli articoli 588, 589 e 590 del codice di procedura, hanno finalità di

coordinamento;

quanto alla vendita con incanto, la riforma intende garantire il miglior prezzo di

vendita, a tutela dei creditori e del debitore, prevedendo che se il primo tentativo di

vendita non ha avuto esito, il giudice dell'esecuzione possa procedere con l'incanto

solo se ritiene che con tale modalità sarà possibile vendere il bene a un prezzo

superiore della metà del valore determinato a norma dell'art. 568. Il giudice può

decidere di ribassare il prezzo di vendita fino a un quarto; se fallisce anche il secondo

tentativo di vendita, il giudice assegna il bene al creditore o ai creditori richiedenti,

fissando il termine entro il quale l'assegnatario deve versare l'eventuale conguaglio

(lett. bb). Le operazioni di vendita dovranno essere delegate dal giudice ad un notaio o

ad un professionista, salvo he il giudice non ritenga che gli interessi delle parti siano

meglio tutelati da una vendita diretta (lett. cc);

nell'opposizione all'esecuzione il giudice può, in caso di contestazione parziale del

diritto dell'istante, sospendere l'efficacia esecutiva del titolo esclusivamente in relazione

alla parte contestata (lett. dd);

nella ricerca con modalità telematiche dei beni da pignorare, è eliminato il

riferimento al creditore procedente - che aveva indotto alcuni interpreti a ritenere che il

procedimento di autorizzazione innanzi al presidente del tribunale potesse essere

avviato esclusivamente dopo il pignoramento – ed è previsto che la richiesta di

autorizzazione possa essere proposta al presidente del tribunale solo dopo la

notificazione del precetto, salve specifiche ragioni di urgenza. La Commissioneha

tolto dall'elenco delle banche dati alle quali l'ufficiale giudiziario può accedere, previa

autorizzazione, il pubblico registro automobilistico e le banche dati alle quali hanno

accesso le pubbliche amministrazioni.

La Commissione giustizia ha ulteriormente integrato l'articolo 13 del decreto-legge

prevedendo:

che avverso il decreto del giudice dell'esecuzione che risolve le difficoltà insorte

durante la vendita le parti possono presentare reclamo (lett. cc-bis);

la riscrittura dell'art. 614-bis del codice di rito sulle misure di coercizione indiretta,

ovvero sulle misure volte ad incentivare l'adempimento spontaneo degli obblighi

infungibili, alle quali è dedicato ora un apposito titolo. La riforma estende l'ambito di

applicazione di queste misure a qualsiasi condanna all'adempimento di obblighi diversi

dal pagamento di somme di denaro (lett. cc-ter). Spetterà dunque al giudice, già in

sede di condanna, fissare a richiesta di parte la somma dovuta per ogni inosservanza

della sentenza stessa, tenendo conto del valore della controversia;

che le disposizioni specifiche sul pignoramento e la custodia di autoveicoli, introdotte

dal DL 132/2014 con l'art. 521-bis c.p.c., si applicano in alternativa alle disposizioni sul

pignoramento ordinario (lett. d-bis). La Commissione ha inoltre aggiunto che anche per

questi particolari beni è dimezzato il termine per la proposizione dell'istanza di vendita

(da 90 a 45 giorni), pena la cessazione degli effetti del pignoramento (lett. gg);

che nell'espropriazione presso terzi, in caso di mancata dichiarazione del terzo (art.

548 c.p.c.) chiamato a specificare i beni del debitore in suo possesso, il credito

pignorato si considera non contestato se l'allegazione del creditore consente comunque

l'identificazione del credito o dei beni in possesso del terzo (lett. m-bis); se l'allegazione

non consente tale identificazione spetta al giudice compiere i necessari accertamenti

nel contraddittorio delle parti (lett. m-quater);

che il giudice non può concedere l'esecuzione provvisoria parziale del decreto ingiuntivo opposto limitatamente alle somme non contestate se l'opposizione è fondata

su vizi procedurali fondati su prova scritta verificata dal giudice (lett. ff-bis).

L'articolo 14 interviene sulle norme di attuazione del codice di procedura civile con

finalità di coordinamento. In particolare, con la modifica dell'art. 155-quinquies, il decretolegge

permette al creditore di ottenere dai gestori delle banche dati l'autorizzazione a

richiedere i dati rilevanti del debitore anche prima della piena funzionalità delle banche dati

(lett. a). La Commissioneha limitato l'efficacia di tale previsione alle banche dati comprese

nell'anagrafe tributaria.

La riforma, inoltre, inserisce l'art. 161-quater, che detta la disciplina di dettaglio delle

modalità di pubblicazione sul portale delle vendite pubbliche (la pubblicazione è di

regola effettuata da un professionista delegato in conformità di specifiche tecniche da

adottare con decreto del responsabile dei sistemi informativi automatizzati del Ministero

della giustizia; la segnalazione degli avvisi di vendita sul portale vanno inviati mediante PEC

a chi ne ha fatto richiesta e si è registrato; il portale archivia e gestisce i dati sulle vendite).

L'inserimento dell'art. 169-sexies riguarda invece l'istituzione presso ogni tribunale di un

elenco dei soggetti specializzati per la custodia e la vendita dei beni mobili pignorati;

l'elenco è formato dal presidente del tribunale, sentito il Procuratore della Repubblica.

La Commissione giustizia ha aggiunto:

una modifica all'art. 155-quater delle disposizioni di attuazione, volta a permettere agli

ufficiali giudiziari di accedere alle banche dati delle pubbliche amministrazioni ai fini

della ricerca con modalità telematiche dei beni da pignorare. In via transitoria l'accesso

è consentito previa stipulazione di una convenzione finalizzata alla fruibilità informatica

dei dati. La Commissione giustizia, dopo il rinvio da parte dell'Assemblea, ha

precisato che la stipulazione ha luogo senza nuovi o maggiori oneri per la finanza

pubblica;

la disciplina dell'iscrizione a ruolo del processo esecutivo per espropriazione a cura di

un soggetto diverso dal creditore (nuovo art. 159-ter);

una modifica all'art. 161 volta a parametrare al prezzo ricavato dalla vendita del bene il

compenso per l'esperto o lo stimatore.

L'articolo 15 interviene sul TU delle spese di giustizia (D.P.R. n. 115 del 2002 ) per

fissare in 100 euro il contributo che, nell'ambito della procedura di esecuzione forzata, deve

pagare il creditore procedente per dare idonea pubblicità alla vendita di un bene immobile

o mobile registrato. Le entrate derivanti dall'applicazione del contributo saranno

riassegnate dall'apposito capito dell'entrata del bilancio del Ministero della giustizia e

destinate al funzionamento degli uffici giudiziari nonché all'implementazione e allo sviluppo

dei sistemi informatizzati.

Le misure fiscali

L'articolo 16, non modificato dalla Commissione, modifica la disciplina fiscale delle svalutazioni e delle perdite su crediti degli enti creditizi e finanziari e delle imprese di assicurazione ai fini delle imposte dirette, in particolare consentendone la deducibilità in un unico esercizio (rispetto ai precedenti 5 anni) e apportando una specifica disciplina transitoria ai fini delle imposte sui redditi e dell'IRAP.

L'articolo 17, anch'esso non modificato, blocca parzialmente l'applicazione delle disposizioni sui Deferred Tax Assets – DTA, che consentono di qualificare come crediti d'imposta le attività per imposte anticipate iscritte in bilancio; in particolare, si prevede che esse non trovino applicazione per le attività per imposte anticipate, relative al valore dell'avviamento e delle altre attività immateriali, iscritte per la prima volta a partire dai bilanci relativi all'esercizio in corso al 27 giugno 2015 (data di entrata in vigore del provvedimento in esame). In sostanza, l'applicazione delle norme in tema di trasformazione di DTA in crediti d'imposta viene bloccata per gli enti diversi da quelli creditizi e finanziari, i quali possono avvantaggiarsi di tale disciplina solo per le attività relative al valore dell'avviamento e delle altre attività immateriali, come chiarito dall'Agenzia delle entrate. Le altre ipotesi di trasformazione in crediti di imposta delle DTA continuano invece a trovare applicazione secondo le regole ordinarie.

Proroga di termini per l'efficienza della giustizia, processo telematico e altre

disposizioni

Il Titolo IV, articoli da 18 a 21-octies del decreto-legge, contiene una pluralità di disposizioni, alcune delle quali aggiunte nel corso dell'esame in sede referente.

E' riconducibile ad interventi sul personale l'articolo 18, che disciplina il trattenimento in servizio dei magistrati ordinari, scaglionando dal 31 dicembre 2015 al 31 dicembre 2016 il collocamento a riposo di quanti, raggiunti i limiti per la pensione, siano attualmente trattenuti nei ruoli, per consentire al CSM di procedere ordinatamente al conferimento degli incarichi direttivi che si renderanno vacanti. In particolare, la riforma:

conferma che i magistrati ordinari che alla data del 31 dicembre 2015 avranno

compiuto 72 anni dovranno essere collocati a riposo entro la fine dell'anno;

dispone che i magistrati ordinari che alla medesima data non abbiano compiuto 72 anni, ma debbano essere collocati a riposo nel periodo 31 dicembre 2015 – 30 dicembre 2016, siano trattenuti in servizio fino al 31 dicembre 2016.

Il comma 1-bis, introdotto dalla Commissione giustizia, detta disposizioni analoghe per quanto concerne la magistratura contabile.

L'articolo 18-bis, introdotto dalla Commissione giustizia, dispone sul trattenimento in

servizio dei giudici di pace, dei giudici onorari di tribunale (GOT) e dei viceprocuratori

onorari (VPT).

L'articolo 18-ter, introdotto dalla Commissione giustizia, intende affrontare il problema

dell'emergenza derivante dal massiccio fenomeno migratorio e dell'elevato numero di

procedimenti connessi alle richieste di protezione internazionale. La disposizione

consente al CSM di procedere all'applicazione di massimo 20 magistrati presso gli uffici

giudiziari nei quali si è verificato il maggior incremento di tali procedimenti, concedendo ai

magistrati che manifestino disponibilità all'applicazione extradistrettuale alcuni incentivi,

anche economici. L'applicazione avrà durata di 18 mesi (rinnovabili per massimo ulteriori 6

mesi).

Altre disposizioni del Titolo IV riguardano la c.d. giustizia digitale. In particolare,

l'articolo 19 interviene sul processo civile telematico, modificando le disposizioni contenute

nel decreto-legge n. 179 del 2012 (artt. 16-18) e così prevedendo:

che nei giudizi civili di ogni natura e grado gli atti introduttivi possano essere depositati

telematicamente;

specifiche modalità per attestare la conformità all'originale della copia informatica di un

atto analogico;

nuovi stanziamenti per gli interventi di completamento del processo civile telematico.

La Commissione giustizia ha integrato il contenuto dell'art. 16-bis del decreto-legge n.

179 prevedendo:

che anche i dipendenti delle p.a. autorizzati a stare in giudizio possano depositare gli

atti con modalità telematiche;

disposizioni ulteriori sull'attestazione della conformità delle copie agli originali, sui

contenuti dei rapporti riepilogativi nelle procedure concorsuali;

che gli atti depositati con modalità telematiche debbano essere redatti in maniera

sintetica;

che spetti al Ministro della giustizia regolamentare le modalità di acquisizione degli atti

depositati telematicamente sia in forma cartacea che su supporto digitale.

L'articolo 20 posticipa invece ad anno nuovo l'entrata in vigore del c.d. processo

amministrativo telematico (comma 1, lett. b), originariamente prevista per lo scorso 1°

La Commissione giustizia è intervenuta con ulteriori disposizioni relative al processo

amministrativo, modificando il relativo codice (d.lgs. n. 104 del 2010). In particolare (comma

1-bis):

ha specificato che nel giudizio avverso gli atti di esclusione dal procedimento

preparatorio per le elezioni amministrative e regionali le parti possono indicare una

PEC o un fax solo se stanno in giudizio personalmente e non hanno una PEC già

inserita in pubblici elenchi (modifica dell'art. 129);

ha modificato la disciplina sulle comunicazioni e sui depositi informatici (art. 136)

prevedendo che tutti i difensori e gli ausiliari del giudice, nonché le parti che stiano in

giudizio personalmente, debbano depositare atti e documenti con modalità telematiche,

salvo casi eccezionali nei quali la dispensa dal deposito telematico deve essere

comunque autorizzata dal presidente;

ha modificato le norme di attuazione del codice del processo amministrativo, abrogando

le disposizioni più strettamente connesse con le attività cartacee delle segreterie degli

organi di giustizia amministativa;

ha esteso al processo amministrativo alcune disposizioni sul processo civile telematico.

A seguito del rinvio in Commissione da parte dell'Assemblea, la II Commissione ha

soppresso questa disposizione (lett. f), recependo sul punto il parere della

Commissione bilancio, che ha ritenuto tale estenzione suscettibile di determinare minori

entrate per la finanza pubblica.

La Commissione giustizia ha inoltre esteso anche al processo amministrativo le

disposizioni sulla riduzione del periodo di sospensione feriale dei termini processuali (1°

agosto - 31 agosto) previste dall'art. 16 del decreto-legge n. 132 del 2014per il processo

ordinario, contestualmente modificando il Codice del processo amministrativo (comma 1-

ter).

Lo stesso articolo 20 del decreto-legge, al comma 1, lett. a), sopprime le disposizioni in

materia di riorganizzazione dei TAR previste dall'art. 18 del decreto-legge n. 90 del 2014,

abrogando le disposizioni che ne scandivano i tempi e ne dettavano le modalità. In assenza

dell'intervento d'urgenza, a partire dal 1° luglio 2015 sarebbero state soppresse le sezioni

staccate di TAR di Parma, Pescara e Latina.

L'articolo 20-bis, introdotto dalla Commissione, estende anche alla giustizia contabile

alcune norme del processo civile telematico relative all'attestazione di conformità delle

copie informatiche ad atti cartacei.

L'articolo 21 del decreto-legge riguarda il personale amministrativo, prevedendo

l'inquadramento nei ruoli dell'amministrazione giudiziaria di 2.000 unità di personale

proveniente dalle province. Sul punto è intervenuta la Commissione giustizia che,

riformulando la disposizione, ha previsto che le procedure per l'inquadramento di tale

personale abbiano carattere prioritario su ogni altra procedura di trasferimento all'interno

dell'amministrazione della giustizia, già prevista dai contratti e dagli accordi collettivi

In sede referente sono state inoltre aggiunte le seguenti disposizioni, con conseguente

modifica della rubrica del Titolo IV del provvedimento, che fa ora riferimento anche ad "altre

misure":

l'articolo 21-bis, che introduce incentivi fiscali alle parti che si sono avvalse nel 2015

delle procedure di negoziazione assistita e di arbitrato delineate dal decreto-legge n.

132 del 2014. In particolare, in caso di successo del ricorso a tali modalità alternative di

risoluzione delle controversie, la parte ha diritto per il 2016 a una detrazione d'imposta

commisurata al compenso versato all'avvocato o all'arbitro, fino a 250 euro (con un

limite di spesa di 5 milioni di euro); la disposizione definisce le modalità per usufruire

della detrazione;

l'articolo 21-ter, che interviene invece sul tema dei c.d. tirocinanti della giustizia,

consentendo l'individuazione di soggetti che, avendo concluso il tirocinio, possano far

parte per ulteriori 12 mesi dell'ufficio del processo. La disposizione delinea i criteri e le

modalità per procedere alla selezione di questo personale e fissa in 400 euro mensili

l'importo massimo della borsa di studio che potrà essere assegnata. Lo svolgimento

positivo di questa ulteriore attività formativa non solo costituirà titolo di preferenza nei

concorsi nella P.A. (preferenza che dovrà essere accordata anche ai tirocinanti che

non accedano all'ufficio per il processo), ma dovrà essere valorizzato nelle procedure

concorsuali indette dall'amministrazione della giustizia;

l'articolo 21-quater, che detta disposizioni per la riqualificazione di specifico

personale dell'amministrazione giudiziaria. E' consentita l'attivazione di procedure di

contrattazione collettiva per l'attuazione dei provvedimenti giudiziari in cui il Ministero

della giustizia è risultato soccombente e per definire i contenziosi in corso; in

particolare, attraverso una procedura interna riservata ai dipendenti in servizio al 14

novembre 2009 sono attribuite funzioni superiori (di funzionario giudiziario e funzionario

UNEP dell'area terza);

l'articolo 21-quinquies, che, in relazione al previsto passaggio dai comuni allo Stato

delle attività di manutenzione degli uffici giudiziari (previsto dalla legge di stabilità

2015), consente agli uffici giudiziari fino alla fine dell'anno 2015 di continuare ad

avvalersi del personale comunale, sulla base di specifici accordi da concludere con

le amministrazioni locali, per le attività di custodia, telefonia, riparazione e

manutenzione ordinaria. Sarà una convenzione quadro previamente stipulata tra il

Ministero e l'ANCI a delineare i contorni della collaborazione;

l'articolo 21-sexies che proroga fino al 31 dicembre la durata dell'incarico del

commissario straordinario per gli interventi relativi alla messa in sicurezza del palazzo di giustizia di Palermo.

La Commissione giustizia, inoltre, introducendo l'articolo 21-septies, ha modificato l'art.

8 della legge n. 3 del 2012 sulla composizione delle crisi da sovraindebitamento per

consentire anche ai Consorzi Fidi e agli intermediari finanziari di prestare le garanzie

richieste in sede di presentazione della proposta di accordo o di piano del consumatore. Le

associazioni antiracket e antiusura - purché iscritte nell'albo tenuto dal Ministero dell'Interno,

possono destinare contributi per agevolare il recupero dal sovraindebitamento, il cui

rimborso potrà essere regolato nella proposta di accordo o di piano.

Infine, la Commissioneha introdotto nel decreto-legge n. 83 del 2015 l'articolo

21-octies, che ha il medesimo contenuto dell'art. 3 del decreto-legge n. 92 del 2015, in

corso di conversione (A.C. 3210).

La disposizione prevede (comma 1) che l'esercizio dell'attività di impresa degli stabilimenti

di interesse strategico nazionale non sia impedito dal sequestro sui beni dell'impresa

titolare dello stabilimento, quando la misura cautelare sia stata adottata in relazione ad

ipotesi di reato inerenti la sicurezza dei lavoratori e debba garantirsi il necessario

bilanciamento tra la continuità dell'attività produttiva, la salvaguardia dell'occupazione, la

salute e la sicurezza sul luogo di lavoro. La disciplina in esame è diretta ad ampliare quanto

già previsto dall'art. 1, comma 4, del DL 207 del 2012 per gli stabilimenti d'interesse

strategico nazionale, e segnatamente per l'ILVA di Taranto, per le cui disposizioni la Corte

Costituzionale ha già chiarito (sent. n. 85 del 2013) la possibilità di un intervento del

legislatore circa la continuità produttiva compatibile con i provvedimenti cautelari (v. infra).

La disposizione prevede che l'attività dello stabilimento possa proseguire per un periodo

massimo di 12 mesi dall'adozione del richiamato provvedimento di sequestro

subordinatamente alla presentazione – entro 30 giorni - di un piano contenente le misure

aggiuntive, anche di natura provvisoria, per la tutela della sicurezza dei lavoratori

sull'impianto oggetto del provvedimento di sequestro (commi 2 e 3). Il piano va

comunicato all'autorità giudiziaria che ha disposto il sequestro ed è trasmesso al

Comando provinciale dei Vigili del fuoco, agli uffici della ASL e dell'INAIL competenti per

territorio per le rispettive attività di vigilanza e controllo (comma 4). La descritta disciplina si

applica anche ai provvedimenti di sequestro già adottati dalla magistratura al 4 luglio

2015 (data di entrata in vigore del decreto-legge n. 92 del 2015). Sia il termine di 12 mesi

per il protrarsi dell'attività s'impresa che quello di 30 gg. per la redazione del piano per la

sicurezza decorrono dalla data sopracitata (comma 5).

Questa disposizione, se approvata, entrerà in vigore con la legge di conversione del

decreto-legge n. 83 del 2015, rendendo superflua la conversione dell'art. 3 del decretolegge

prodotti dalla vigenza di questa norma (entrata in vigore il 2 luglio 2015, con il decreto n.

92): la Commissione ha dunque inserito un comma 2 all'art. 1 del disegno di legge di

conversione, che abroga l'art. 3 del d.l. n. 92/2015 e fa salvi gli effetti prodotti e i

rapporti giuridici sorti sulla base della medesima disposizione.

Disposizioni transitorie e finali

Infine, l'articolo 22 reca la copertura finanziaria del provvedimento, integralmente posta a carico del Fondo istituito dalla L. 190/2014 (legge di stabilità 2015) presso il Ministero della giustizia, per il recupero di efficienza del sistema giudiziario e il potenziamento dei relativi servizi, nonché per il completamento del processo telematico. Il Fondo ha una dotazione di 50 milioni di euro per l'anno 2015, di 90 milioni di euro per l'anno 2016 e di 120 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2017.

L'articolo 23 introduce una articolata norma transitoria, parzialmente emendata dalla Commissione giustizia, mentre l'articolo 24 dispone circa l'entrata in vigore del decreto legge.

(Camera dei Deputati, nota del 24 luglio 2015)

 

5) Gestione Artigiani e Commercianti: ultimata l’elaborazione per la contribuzione 2015

L’INPS, con il messaggio n. 4956 del 24 luglio 2015, ha reso noto che è stata ultimata l’elaborazione dell’imposizione contributiva per tutti i soggetti iscritti alla gestione previdenziale per l’anno 2015 e non già destinatari di analoga comunicazione. Sono stati, pertanto, predisposti i modelli "F24" necessari per il versamento della contribuzione dovuta, disponibili nel Cassetto Previdenziale per Artigiani e Commercianti alla sezione Posizione assicurativa – Dati del modello F24, dove è possibile consultare anche il prospetto di sintesi degli importi dovuti con le relative scadenze e causali di pagamento.

Gestione Artigiani e Commercianti – Imposizione contributiva, seconda emissione in corso anno d’imposta 2015

Facendo seguito alla Circolare n° 26 del 4.2.2015 avente ad oggetto “La contribuzione dovuta per l’anno 2015 dagli Artigiani e dagli Esercenti attività commerciali”, si comunica che è stata ultimata l’elaborazione dell’imposizione contributiva per tutti i soggetti iscritti alla gestione previdenziale per l’anno 2015 e non già destinatari di analoga comunicazione.

A seguito della presente imposizione contributiva sono stati predisposti i modelli “F24” necessari per il versamento della contribuzione dovuta secondo le disposizioni di cui alla citata Circolare n°26/2015.

Detti modelli sono disponibili in versione precompilata nel Cassetto Previdenziale per Artigiani e Commercianti alla sezione Posizione assicurativa – Dati del modello F24, dove è possibile consultare anche il prospetto di sintesi degli importi dovuti con le relative scadenze e causali di pagamento.

Inoltre, nel rispetto di quanto comunicato con Circolare n° 24 del 8.2.2013, che prevede che “l’Istituto, a partire dall’anno 2013, non invierà più le comunicazioni contenenti i dati e gli importi utili per il pagamento della contribuzione dovuta…”, le comunicazioni di cui trattasi saranno disponibili, sempre nel Cassetto, anche alla sezione Comunicazione bidirezionale – Modelli F24, con la riproduzione della stessa lettera che prima del 2013 veniva spedita a mezzo posta.

E’ previsto, inoltre, l’invio di email di alert ai titolari di posizione assicurativa, ovvero ai loro intermediari delegati, per i quali si è in possesso di recapito email.

L’accesso ai Servizi del Cassetto Previdenziale per Artigiani e Commercianti avviene, come di consueto, tramite PIN del soggetto titolare di posizione contributiva, ovvero di un suo intermediario in possesso di delega in corso di validità.

(INPS, messaggio n. 4956 del 24 luglio 2015)

 

6) Commercialisti: il provvedimento di sospensione è biennale

Se il Commercialista viene sospeso dal proprio Ordine professionale, non può esercitare la libera professione per due anni.

Lo precisa il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili nel P.O. n. 174 del 23 luglio 2015.

Ciò poiché l’art. 52 del D.Lgs. 139/05 dispone che la sanzione disciplinare della sospensione dall’Albo dei Commercialisti non può superare il periodo di due anni.

Inoltre, il CNDCEC con il P.O. 171 del 23 luglio 2015 afferma che la sospensione del provvedimento disciplinare in pendenza del ricorso innanzi al consiglio nazionale vale fino a quando il consiglio di disciplina non si sia pronunciato.

Infine, il medesimo CNDCEC con il P.O. 145 del 23 luglio 2015, si pronuncia in merito alla normativa sulla trasparenza e adempimenti degli ordini.

 

7) Per le abitazioni nessuna tassa sui condizionatori: bollino solo sui condizionatori oltre 12 Kw

Il MISE rassicura i contribuenti: La maggior parte dei condizionatori non ha l’obbligo del libretto di impianto e manutenzione poiché non supera la potenza di 12 kW. E’ questa la precisazione fatta il 23 luglio 2015 dal Ministero dello sviluppo economico in merito al “bollino blu” che certifica i controlli sui condizionatori (imposto dal recepimento della normativa europea avvenuto nel 2014 per decreto) che comporta una spesa che può arrivare a 300 euro.

Il MiISE specifica che “quanto a impianti di maggior potenza installati presso gli esercizi commerciali, occorre evidenziare che a fronte della spesa per la corretta manutenzione, vi sono importanti vantaggi. Infatti, oltre a garantire la sicurezza, la riduzione dei consumi per il miglioramento dell'efficienza comporta una riduzione della spesa per la bolletta energetica”.

 

8) Collegio sindacale: AIM Italia, i Commercialisti sull’incarico di revisione

La valutazione del candidato effettuata secondo tre variabili: requisiti minimi (essenziali e imprescindibili), principali aree oggetto di valutazione e punti di riferimento per la loro analisi.

Il Consiglio nazionale dei Dottori commercialisti e degli Esperti contabili ha emanato le Linee guida per l’attività del collegio sindacale delle società ammesse alla negoziazione su AIM Italia/Mercato Alternativo del capitale.

In virtù delle previsioni del d.lgs. 39/2010 (art. 13), in forza delle quali l’incarico di revisione legale viene conferito dall’assemblea su proposta motivata dell’organo di controllo, il Consiglio nazionale ha elaborato alcune indicazioni dirette al collegio sindacale per la formulazione della proposta motivata in relazione al conferimento dell’incarico di revisione legale.

Trattandosi, infatti, di società emittenti titoli negoziati su un mercato multilaterale, si reputa opportuno che, anche in occasione del conferimento dell’incarico di revisione, vengano assicurate adeguate tutele e garanzie ai risparmiatori attraverso la valorizzazione del ruolo del collegio sindacale.

In quest’ottica, il documento si propone di fornire indicazioni in ordine al procedimento di “selezione” dell’incaricato della revisione, nell’ambito del quale il collegio sindacale svolge un ruolo di rilievo, essendo organo di vertice della governance aziendale e organo posto al crocevia dello scambio dei flussi informativi.

Le linee guida esaminano il tema della valutazione da parte del collegio sindacale delle candidature pervenute per il conferimento dell’incarico di revisione legale, soffermandosi anche sulle ipotesi in cui, in presenza di più revisori o società di revisione aspiranti, si ponga l’esigenza di una comparazione.

Si propone, pertanto, un modello di riferimento per lo svolgimento di questa peculiare attività propositiva e consultiva dell’organo di controllo, suggerendo che la valutazione del candidato revisore venga effettuata in relazione a tre variabili: requisiti minimi (essenziali e imprescindibili), principali aree oggetto di valutazione e punti di riferimento per l’analisi delle principali aree oggetto di valutazione.

L’intero processo di valutazione dovrà essere adeguatamente documentato dal collegio sindacale.

“Sono certo – afferma Gerardo Longobardi, presidente del Consiglio nazionale – che tale documento, con il nostro condiviso impegno, favorirà il processo di aggiornamento dei regolamenti attuativi interni sulla base delle previsioni di cui al d.lgs. n. 39 del 2010”.

“Il documento – conclude Raffale Marcello, consigliere delegato ai Principi contabili, di revisione e al Sistema dei controlli – intende supportare il delicato compito attribuito dalla legge al collegio sindacale nel processo di valutazione delle candidature dei revisori legali o delle società di revisione legale. In tale modo, si forniscono ai colleghi utili indicazioni, che dovranno essere peraltro adeguate alle circostanze ed alle esigenze specifiche, per la formulazione della motivazione nella proposta da sottoporre all’assemblea dei soci”.

(CNDCEC, comunicato del 24 luglio 2015)

 

9) Intervento del fondo di garanzia in caso di apertura della procedura di liquidazione del patrimonio

Intervento del fondo di garanzia in caso di apertura della procedura di liquidazione del patrimonio di cui all’art. 14-ter della l. 3/2012.

E’ questo l’oggetto trattato dall’INPS con il messaggio n. 4968 del 24 luglio 2015.

La legge 27 gennaio 2012 n. 3, all’art. 14-ter ha introdotto nel nostro ordinamento un nuovo tipo di procedura concorsuale: la liquidazione del patrimonio.

Si forniscono di seguito alcune informazioni generali sulla procedura e le istruzioni tecniche ed amministrative per l’istruttoria delle domande.

La procedura di liquidazione dei beni di cui all’art. 14-ter L. 3/2012

Possono accedere a questo tipo di procedura i debitori non assoggettabili alle procedure concorsuali disciplinate dalla Legge Fallimentare (R.D. 16 marzo  1942 n. 267) - quindi, a titolo esemplificativo: persone fisiche che non svolgono attività di impresa (professionisti ed altri lavoratori autonomi), imprenditori commerciali sotto la soglia di cui all’art. 1 L.F., imprenditori agricoli, start up innovative di cui all’art. 25 DL 179/2012 - a condizione che, nei 5 anni precedenti la richiesta di apertura della procedura, non abbiano fatto ricorso a procedimenti di composizione della crisi da sovraindebitamento previsti dal capo II della citata Legge n. 3/2012 (accordo del debitore, piano del consumatore e liquidazione del patrimonio).

Il presupposto oggettivo per l’apertura della procedura è il sovraindebitamento consistente in una «situazione di perdurante squilibrio tra le obbligazioni assunte e il patrimonio prontamente liquidabile per farvi fronte, che determina la rilevante difficoltà ad adempiere le proprie obbligazioni, ovvero la definitiva incapacità di adempierle regolarmente» (art. 6, comma 2 L. 3/2012).

La liquidazione riguarda tutti i beni del debitore, compresi quelli sopravvenuti nei quattro anni successivi alla domanda di liquidazione. Sono esclusi dalla liquidazione: a) i crediti impignorabili ai sensi dell'articolo 545 c.p.c.; b) i crediti aventi carattere alimentare e di mantenimento, gli stipendi, pensioni, salari e ciò che il debitore guadagna con la sua attività, nei limiti di quanto occorra al mantenimento suo e della sua famiglia indicati dal giudice; c) i frutti derivanti dall'usufrutto legale sui beni dei figli, i beni costituiti in fondo patrimoniale e dei frutti di essi, salvo quanto disposto dall'articolo 170 del codice civile; d) le cose che non possono essere pignorate per disposizione di legge (art. 14 ter, comma 6, L. 3/2012).

Il procedimento si apre su istanza del debitore stesso, salvo i casi di conversione della procedura di composizione della crisi in procedura di liquidazione del patrimonio  (art. 14-quater della L. 3/2012) ed è disposto con decreto del giudice, con il quale viene anche nominato il liquidatore; detto decreto è equiparato all’atto di pignoramento.

Il liquidatore, verificato l’elenco dei creditori, comunica agli stessi le modalità ed i termini per la presentazione della domanda di partecipazione alla liquidazione.

Il liquidatore quindi, esaminate le domande, redige un progetto di stato passivo e lo trasmette agli interessati assegnando un termine di 15 giorni per far pervenire le loro osservazioni. In assenza di osservazioni, approva lo stato passivo. In presenza di contestazioni, se le ritiene fondate, predispone un nuovo progetto di stato passivo e lo comunica nuovamente ai creditori, se invece le ritiene non condivisibili, rimette gli atti al giudice che provvede alla formazione dello stato passivo.

La procedura viene chiusa con decreto del giudice dopo che è stato completato il programma di liquidazione, in ogni caso non prima del termine di quattro anni dal deposito della domanda di apertura della procedura stessa.

Modalità di intervento del Fondo di garanzia

La liquidazione ex art. 14-ter L. 3/2012 presenta molte affinità con il fallimento e con la liquidazione coatta amministrativa; tuttavia, questa procedura può essere aperta solo nei confronti di datori di lavoro non soggetti alla Legge Fallimentare, di conseguenza, il Fondo di garanzia potrà intervenire alle condizioni previste dall’art. 2, comma 5 della L. 297/82.

Come noto i requisiti per accedere alle prestazioni del Fondo di garanzia in caso di datore di lavoro non assoggettabile a procedura concorsuale sono:

cessazione del rapporto di lavoro subordinato;

dimostrazione che il datore di lavoro non è assoggettabile alle procedure concorsuali di cui al RD 267/1942 (fallimento, amministrazione controllata e liquidazione coatta amministrativa);

insufficienza delle garanzie patrimoniali del datore di lavoro;

esistenza del credito per TFR e ultime tre mensilità di retribuzione rimasto insoluto.

Per quanto riguarda il requisito della cessazione del rapporto di lavoro, che deve essere sempre verificato con le dichiarazioni presenti in UNILAV, si rinvia al par. 3.1.1. lett. a) della circolare 74/2008.

I requisiti della non applicabilità al datore di lavoro delle procedure concorsuali previste dalla Legge Fallimentare e dell’insufficienza delle garanzie patrimoniali, sono dimostrati dall’adozione da parte del Tribunale del decreto di apertura della procedura di liquidazione del patrimonio ex art. 14-ter L. 3/2012, che, come già precisato, è equiparato ad un atto di pignoramento (art. 14-quinquies, comma 3 della L. 3/2012).

Il requisito dell’accertamento dell’esistenza del credito nella procedura di liquidazione del patrimonio viene ottemperato con l’ammissione del credito stesso nello stato passivo del datore di lavoro anche se non è stato precedentemente accertato in giudizio, diversamente da quanto avviene nelle altre ipotesi di intervento del Fondo ai sensi dell’art. 2, comma 5, della L. 297/82.

Per questa ragione, i lavoratori dipendenti da datori di lavoro per i quali è stata aperta la procedura di liquidazione, potranno presentare domanda di intervento del Fondo di garanzia solo dopo il deposito dello stato passivo definitivo.

Quindi, in assenza di osservazioni, la domanda potrà essere presentata dopo che il liquidatore abbia definitivamente approvato lo stato passivo da lui stesso redatto; oppure, nel caso in cui, a seguito di contestazioni non sanabili, gli atti siano stati rimessi al giudice, la domanda potrà essere presentata in seguito al decreto del giudice che approva lo stato passivo; se è stato proposto reclamo contro il decreto, la domanda dovrà essere presentata dopo la relativa decisione.

I termini di prescrizione della domanda di intervento del Fondo, potendo questo tipo di procedura essere equiparata ad un pignoramento positivo, si intendono sospesi per la durata della liquidazione e decorrono nuovamente dalla data del decreto di chiusura della procedura.

Alla domanda devono essere allegati i seguenti documenti:

Copia del decreto del Tribunale che dichiara aperta la procedura di liquidazione ex art. 14-ter L. 3/2012;

Copia autentica dello Stato Passivo definitivo redatto dal liquidatore o dal giudice incaricato;

modello SR52 compilato dal Liquidatore nominato dal Tribunale;

Copia del decreto di chiusura della procedura (se ricorre il caso);

Copia autentica dei provvedimenti di riparto delle somme ricavate dalla liquidazione (se ricorre il caso).

Le domande presentate dai lavoratori dovranno essere acquisite nella procedura di liquidazione con la seguente codifica:

DATI RESPONSABILE PROCEDURA CONCORSUALE:

Inserire i dati del liquidatore nominato dal Tribunale

DATI INTERVENTO

Tipo procedura:                       1)

Data dich. Stato insolvenza:    Data deposito in Tribunale del ricorso ex art. 14-ter L. 3/2012

Località Tribunale:                   Tribunale che ha aperto la procedura

Data esec. procedura:              Data deposito dello stato passivo definitivo o, data del deposito della decisione sull’eventuale reclamo.

Data chiusura:                         Data del decreto di chiusura della procedura.

Da ultimo si ricorda la necessità di trasmettere agli uffici legali per l’esercizio dell’azione di surroga le quietanze di pagamento rientrate dagli uffici bancari secondo i termini e le modalità indicate nel messaggio 6344 del 30.7.2014.

 

10) Procedura di trasmissione domande relative allo sgravio contributivo

Il messaggio dell’INPS n. 4974 del 24 luglio 2015 è relativo al “Rilascio procedura sperimentale di acquisizione e trasmissione domande relative allo sgravio contributivo per l’incentivazione della contrattazione di secondo livello, riferito agli importi corrisposti nell’anno 2014 (Circolare 128/2015). Documentazione tecnica e manuale utente”. Con la circolare n.128 del 26/06/2015 sono stati illustrati i contenuti e le modalità di accesso allo sgravio contributivo per l’incentivazione della contrattazione di secondo livello riferito agli importi corrisposti nell’anno 2014.

Si comunica che, a partire dal giorno 24/07/2015 fino alle ore 23.00 del 31/07/2015, sarà disponibile la versione sperimentale dell’applicazione “Sgravi contrattazione II livello 2014” per l‘acquisizione e l’invio delle domande di sgravio in oggetto. 

Le domande potranno essere trasmesse via internet sia singolarmente che tramite flussi XML contenenti molteplici domande. 

L’applicazione sarà disponibile tra i Servizi per le Aziende e Consulenti all’interno della sezione Servizi on-line del sito internet www.inps.it

Si fa presente che, trattandosi di una versione sperimentale, finalizzata al test delle procedure, i dati acquisiti e trasmessi non avranno alcun valore ai fini dell'ammissione allo sgravio. A conclusione della sperimentazione tutti i dati inseriti saranno cancellati.

I soggetti autorizzati all’utilizzo della procedura sono indicati nel paragrafo 9 della circolare 128/2015.

Con successivo messaggio sarà data informazione circa i tempi di acquisizione e trasmissione delle domande relative allo sgravio contributivo per l’anno 2014.

Si fornisce, inoltre, la documentazione tecnica a supporto della composizione dei flussi XML e il manuale utente della procedura.

La documentazione allegata contiene:

Dettaglio dei controlli e dei Formati previsti per l’invio di domande tramite file xml (versione 1.0);

Specifiche tecniche per la creazione del flusso dati per la compilazione delle domande di sgravi contributivi per la contrattazione di secondo livello (versione 1.0);

Schema XSD (versione 1.0);

Esempio di file xml strutturalmente corretto contenente solo domande valide (n° 1);

Esempi di file xml strutturalmente corretti contenenti sia domande valide che domande non valide (n°2);

Esempi di file xml non strutturalmente corretti (n°2);

Manuale utente della procedura (versione 1.0).

La circolare e la documentazione succitata sono in corso di pubblicazione sul sito internet dell’Istituto www.inps.it all’interno della sezione “Informazioni” –“Aziende, consulenti e professionisti” – “Sgravi contrattazione II livello 2014”.

Eventuali richieste di chiarimento potranno essere inoltrate all’indirizzo di posta elettronica SgraviContrattazione.IILivello@inps.it.

Cessione quinto pensioni – aggiornamento tassi

Con decreto del 19 giugno 2015,  il Ministero dell’Economia e delle Finanze - Dipartimento del Tesoro - ha indicato i tassi effettivi globali medi (TEGM) praticati dalle banche e dagli intermediari finanziari, determinati ai sensi dell’articolo 2, comma 1, della legge n. 108/1996, recante disposizioni in materia di usura, come modificata dal decreto legge n. 70/2011, convertito con modificazioni dalla legge n. 106/2011, rilevati dalla Banca d’Italia e in vigore per il periodo di applicazione 1° luglio – 30 settembre  2015.

Per quanto sopra per i prestiti contro cessione del quinto dello stipendio e della pensione il valore dei tassi applicati nel periodo 1° luglio – 30 settembre  2015 sono i seguenti:

 Classi   di importo in euro:

Tassi   medi

Tassi   soglia usura

 

fino   a € 5.000,00

12,20

19,2500

oltre    € 5.000,00

11,37

18,2125

 

 

 

Ne consegue che i tassi soglia TAEG da utilizzare per i prestiti con cessione del quinto della pensione, di cui all’articolo 10 della convenzione INPS, approvata con  determinazione presidenziale n. 76 del 5 aprile 2013, finalizzata alla concessione di prodotti di finanziamento a pensionati, variano come segue:

  TASSI SOGLIA CONVENZIONALI PER CLASSE DI ETA' DEL PENSIONATO E CLASSE DI   IMPORTO DEL PRESTITO

Classi   di età del pensionato*     

Fino   a € 5.000,00

Oltre   € 5.000,00

fino   a 59 anni

          9,09

           8,96

60-69

        10,69

         10,56

70-79

        13,29

         13,16

* Le classi di età comprendono il compleanno dell’età minima della classe; l’età si intende a fine piano.

Le suddette modifiche sono operative con decorrenza 1° Luglio  2015.

(INPS, messaggio n. 4969 del 24 luglio 2015)

 

Vincenzo D’Andò