Diario quotidiano del 23 luglio 2015: in scadenza la richiesta del rimborso IVA

Pubblicato il 23 luglio 2015



commercialisti: con una lettera chiesta la proroga del Modello 770/2015; CNDCEC: ecco la guida all’Oic 24 (immobilizzazioni immateriali); delega fiscale: professionisti in salvo; sanzione tributaria: se richiesta ok alla sua disapplicazione; dogane: controlli fiscali sui sistemi di misura elettrici; erogazione delle agevolazioni relative al programma di investimento Smart & Start: ecco il decreto del Mise; fisco: ok al finanziamento gratuito alla controllata straniera; privacy: maggiori tutele per i certificati di gravidanza trasmessi all’INPS; in scadenza la richiesta del rimborso Iva; modello 730 precompilato: rimborsi in ritardo

 

 Indice:

 1) Commercialisti: con una lettera chiesta la proroga del Modello 770/2015

 2) CNDCEC: ecco la guida all’Oic 24 (immobilizzazioni immateriali)

 3) Delega fiscale: professionisti in salvo

 4) Sanzione tributaria: se richiesta ok alla sua disapplicazione

 5) Dogane: controlli fiscali sui sistemi di misura elettrici

 6) Erogazione delle agevolazioni relative al programma di investimento Smart & Start: ecco il decreto   del Mise

7) Fisco: ok al finanziamento gratuito alla controllata straniera

 8) Privacy: maggiori tutele per i certificati di gravidanza trasmessi all’INPS

 9) In scadenza la richiesta del rimborso Iva

 10) Modello 730 precompilato: rimborsi in ritardo

 

 

1) Commercialisti: con una lettera chiesta la proroga del Modello 770/2015

Modello 770/2015: i Commercialisti chiedono la proroga. Longobardi scrive a Padoan e Orlandi: “C’è un ingorgo scadenze, la categoria non può lavorare con la dovuta diligenza”.

Il Consiglio nazionale dei Dottori commercialisti e degli Esperti contabili ha chiesto al MEF la proroga per l’invio telematico del modello 770, la cui scadenza è prevista per il prossimo 31 luglio. La richiesta è stata avanzata in una lettera inviata ieri al Ministro dell’Economia e delle Finanze, Giancarlo Padoan, al suo vice, Luigi Casero, al Direttore generale delle Finanze, Fabrizia Lapecorella e al Direttore generale dell’Agenzia delle Entrate, Rossella Orlandi.

Nella missiva, il presidente del Consiglio nazionale della categoria, Gerardo Longobardi, spiega che la richiesta si rende necessaria a causa “del consueto ingorgo di adempimenti fiscali nei mesi di giugno e luglio quali: scadenze dei versamenti di Unico, studi di settore, trasmissione telematica dei modelli 730 precompilati e non, lavorazione degli avvisi bonari recapitati in questi giorni”.

La richiesta, conclude Longobardi, “è formulata con l’intento di consentire a tutti i commercialisti l’effettuazione dell’adempimento con la dovuta diligenza”.

(CNDCEC, comunicato del 21 luglio 2015)

 

2) CNDCEC: ecco la guida all’Oic 24 (immobilizzazioni immateriali)

Principi contabili nazionali: Dal Consiglio nazionale dei commercialisti una guida all’Oic 24.

Dopo quello sull'OIC 16, emanato il secondo approfondimento tecnico-applicativo.

Il Consiglio nazionale dei commercialisti ha emanato il secondo documento della serie dedicata agli approfondimenti tecnico-applicativi sui principi contabili nazionali. Il nuovo contributo, dedicato all’OIC 24: immobilizzazioni immateriali, esamina alcuni aspetti inerenti le novità del documento pubblicato dall'Organismo Italiano di Contabilità nel gennaio 2015, fornendo anche alcune considerazioni sul trattamento contabile delle poste esaminate. In linea, poi, con quanto già fatto con il precedente documento concernente l'OIC 16, l'elaborato presenta una sezione sull'esame dell'impatto a livello fiscale delle nuove disposizioni.

Nello specifico, il documento - redatto grazie al contributo della Commissione per lo studio dei principi contabili nazionali presieduta dal prof. Capodaglio - si sofferma sulla problematica del trattamento contabile degli oneri che originano dalla ristrutturazione del debito. In questo contesto, il Consiglio auspica una revisione dell'OIC 6 "Ristrutturazione del debito ed informativa di bilancio" al fine di poter prevedere che i richiamati oneri possano essere capitalizzati ed inclusi nella classe delle immobilizzazioni immateriali.

Allo stesso tempo, sono illustrate alcune nuove disposizioni relative ad altri temi toccati dall'OIC 24 come l'avviamento, la cui contabilizzazione sarà oggetto, peraltro, di una revisione normativa a seguito del prossimo recepimento della direttiva 2013/34/EU, gli oneri finanziari, i materiali aventi finalità promozionali.

"Lo studio e l'applicazione pratica dei principi contabili - afferma il Presidente del Consiglio nazionale della categoria, Gerardo Longobardi - acquisiscono una rilevanza strategica per la nostra professione. I commercialisti sono, infatti, chiamati periodicamente a confrontarsi con le imprese; in una prospettiva operativa, la misurazione periodica con le esigenze e le principali criticità di rappresentazione finanziaria e trattamento fiscale delle imprese fornisce un bagaglio di conoscenze fondamentale per lo sviluppo di best practice. L'esame delle principali criticità può, peraltro, essere utile anche in vista della riscrittura dei principi contabili nazionali, che si renderà necessaria con l'introduzione delle nuove disposizioni dell'Unione Europea".

"Il Consiglio nazionale – spiega Raffaele Marcello, consigliere delegato d'area - auspica di poter contribuire fattivamente al progetto di migliorare la qualità dei bilanci a favore delle imprese, degli iscritti e degli operatori. Al fine di fornire evidenze pratiche sull'adozione delle migliori prassi, è stato, in aggiunta, deliberato l'avvio di un progetto, in coordinamento con altri soggetti qualificati, per la creazione di un osservatorio dei bilanci, capace di studiare ed analizzare gli effettivi comportamenti contabili tenuti da un campione significativo di imprese che adottano le norme codicistiche per la redazione del bilancio".

(CNDCEC, comunicato del 21 luglio 2015)

 

3) Delega fiscale: professionisti in salvo

Lo schema di decreto legislativo in materia di sanzioni, approvato nei giorni scorsi dal Governo, prevede l’abolizione, per gli esercenti arti e professioni, della presunzioni legale che gli accrediti sui conti bancari costituiscono compensi evasi. Dunque il Legislatore ha abrogato anche per le imprese la presunzione che i prelievi dai conti bancari per i quali non è fornita un’idonea giustificazione costituiscono ricavi evasi. La novità è applicabile per il biennio 2016 e 2017. Si tratta di una novità attesa da molti poiché, come è noto, la Corte costituzionale ha dichiarato illegittima, nella sentenza n. 228/2014, l’applicazione della stessa presunzione nei riguardi degli esercenti arti e professioni, rilevando che la loro attività si caratterizza per la preminenza dell’apporto del lavoro proprio, la “marginalità” dell’apparato organizzativo e per un sistema caratterizzato da entrate e uscite professionali e personali.

Rientro capitali, spunta il rinvio tecnico

Pare si vada verso una proroga di natura tecnica per la voluntary disclosure. La scadenza del 30 settembre per il rientro dei capitali potrebbe valere come “prenotazione”. Chi è intenzionato a fare pace con il fisco, dunque, dovrebbe presentare l’istanza telematica entro il 30 settembre per poi godere di un tempo più lungo per presentare tutta la documentazione necessaria alla ricostruzione dei capitali evasi. L’allungamento del termine di 30 giorni attualmente previsto per la trasmissione alle Entrate di tutti gli allegati potrebbe essere disposto in via amministrativa. Quattro sarebbero gli obiettivi del Governo. Non rimettere nelle mani del Parlamento la questione della voluntary. Non rischiare una proroga delle istanze che faccia cadere in prescrizione i redditi relativi al 2010. La possibilità, con la prenotazione, di stimare il numero di adesioni e il relativo gettito. E accontentare i professionisti che a gran voce e da tempo chiedono modifiche alla norma.

 

4) Sanzione tributaria: se richiesta ok alla sua disapplicazione

Sanzioni, disapplicazione ridotta: In situazioni di oggettiva incertezza nell’interpretazione normativa la disapplicazione delle sanzioni tributarie da parte del giudice è possibile anche in sede di legittimità se è stata richiesta già dal ricorso introduttivo.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 15294 del 21 luglio 2015. Tutto inizia dalla rettifica di una sopravvenienza passiva nei confronti di una società, per mancata vendita di un’imbarcazione, della quale l’Ufficio del Fisco aveva disconosciuto l’inerenza. Il giudice di primo grado accoglieva il ricorso del contribuente ma i giudici d’appello ritenevano parzialmente fondato il ricorso dell’Ufficio. La società ricorreva allora in Cassazione evidenziando che la Ctr non si era pronunciata sulla non applicazione delle sanzioni per obiettiva incertezza della norma. I giudici di legittimità precisano che il contribuente deve motivare il ricorso e dimostrare l’incertezza della norma ai fini della non applicabilità delle sanzioni tributarie.

Dunque, con tale decisione la Suprema Corte ha precisato come sia possibile, anche in sede di legittimità, ottenere la disapplicazione, da parte dell’organo giudicante, delle sanzioni per violazione di norme tributarie, una volta accertato che le stesse siano state commesse in presenza ed in connessione con una situazione di oggettiva incertezza nell’interpretazione normativa.

Ciò, purché la disapplicazione medesima venga domandata dal contribuente nei modi e nei termini processuali appropriati, ed ossia secondo i principi generali, in tema di processo tributario, e sin dal ricorso introduttivo.

La cambiale evita il redditometro

La Corte di Cassazione, con la sentenza 15289 del 21 luglio 2015, ha stabilito che è illegittimo l’accertamento da redditometro fondato su un acquisto avvenuto in parte con il pagamento tramite cambiali. A rilevare è infatti l’effettivo esborso di denaro nell’anno di imposta considerato da escludersi nel caso di utilizzo di cambiali. Un accertamento di maggior reddito fondato sulla disponibilità di alcuni beni indice e sull’acquisto di un'azienda pagata in parte in contanti e in parte tramite rilascio di cambiali era stato emesso dalle Entrate. La Ctp accoglieva il ricorso, mentre in appello, la Ctr, riformando la decisione, confermava la legittimità della pretesa. La Cassazione condividendo la tesi del contribuente ha precisato che nella procedura di accertamento occorre tenere conto della parte di corrispettivo pagata nell’anno di imposta.

Autoriciclaggio non retroattivo

La Corte d’Appello di Milano, con la sentenza n. 4920/2015, ha stabilito che il nuovo reato di autoriciclaggio non si applica retroattivamente e cioè a fatti che sono stati commessi in una data antecedente al 1° gennaio 2015, momento in cui l’autoriciclaggio è entrato in vigore. Il reato presupposto di frode fiscale, sia nell’autoriciclaggio sia nel riciclaggio, va accertato e contestato, non potendosene solo presumere l’integrazione. Il caso analizzato dai giudici d’Appello milanesi aveva ad oggetto una contestazione di frode fiscale e di un successivo reato di riciclaggio, ben diverso dalla nuova fattispecie di autoriciclaggio.La prescrizione non blocca la confisca

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 31617 del 21 luglio 2015, a sezioni unite penali, ha stabilito che è possibile la confisca del prezzo o del profitto del reato anche in caso di intervenuta prescrizione. La Suprema Corte ha, inoltre, precisato che quando il prezzo o il profitto del delitto è costituito da denaro, la confisca delle somme di cui l’interessato ha la disponibilità, è sempre da qualificare come confisca diretta, senza necessità di provare la derivazione della somma confiscata dal reato.

 

5) Dogane: controlli fiscali sui sistemi di misura elettrici

Controlli metrologici causali svolti anche su iniziativa delle Dogane presso officine elettriche e utilizzatori di energia elettrica ove una parte dei consumi è esente o fuori campo. Laboratori abilitati che supporteranno le Dogane nei controlli e nuovi certificati di prova che a decorrere dal 2016 saranno gli unici a essere accettati.

Sono queste alcune indicazioni diramate dall’Agenzia delle dogane con la circolare n. 9/D del 21 luglio 2015, per fare chiarezza sulle disposizioni contenute nel D.M. n. 60 del 24 marzo 2015, “Istruzioni operative e trasmissione dei modelli di certificato di prova di sistemi di misura elettrici per fini fiscali”.

Controlli metrologici causali

Anche se il suddetto decreto dispone che siano effettuati dalle Camere di Commercio, i controlli possono essere svolti anche dall’Agenzia delle Dogane “che resta comunque competente a svolgere direttamente in ogni momento e con le periodicità autonomamente individuate analoghi controlli per gli aspetti di propria competenza”. A tal fine nella circolare viene affermato che:

- ai fini dei controlli fiscali, la periodicità di cui all’allegato I, ai sensi dell’art. 8, comma 6 del decreto, trova applicazione esclusivamente per i contatori MID ad inserzione diretta;

- per i sistemi di misura contenenti TA ed, eventualmente, anche TV, successivamente al controllo in sede di verifica di primo impianto, restano ferme le frequenze di controllo triennali previste dalle disposizioni emanate in passato dall’Amministrazione Finanziaria;

- le predette indicazioni si applicano anche se il sistema di misura elettrico sia usato per l’accertamento indiretto, rispettivamente tramite consumo specifico o coefficiente di resa, di un prodotto energetico destinato alla produzione diretta o indiretta di energia elettrica, ovvero, della produzione di un qualsiasi prodotto sottoposto ad accisa;

- durante la verifica o durante l’analisi dei certificati di prova, viene controllato, a scandaglio, che il contatore campione utilizzato abbia classe di precisione almeno 3 volte migliore di quella del contatore in prova e che il relativo certificato di taratura sia in corso di validità.

Laboratori che svolgono i controlli

In attesa che le Dogane si dotino della strumentazione necessaria, i controlli causali potranno essere svolti anche dai laboratori inseriti nell’elenco pubblicato sul sito internet dell’Agenzia, accreditati in conformità alle norme UNI CEI EN ISO/IEC 17020:2012 o UNI CEI EN ISO/IEC 17025:2005 da un organismo nazionale di accreditamento di cui al Regolamento (CE) 765/2008.

Certificati di prova

Al fine di uniformare il formato dei certificati di prova, in laboratorio ed in campo, dei sistemi di misura (contatore, TA e TV) aventi valenza fiscale, le Dogane hanno allegato alla Circolare in commento i fac-simile dei rispettivi Rapporti di verifica. Come specificato, le prove da effettuare per i fini fiscali sono almeno quelle necessarie per compilare i predetti certificati con le eccezioni richiamate nel documento DT-01-DT.

I laboratori autorizzati a effettuare tarature per conto dell’Amministrazione finanziaria utilizzeranno i menzionati certificati a decorrere dal 1° gennaio 2016, sostituendo ogni altro modello in precedenza adottato.

Infine, a decorrere dal 1° gennaio 2016, gli Uffici delle dogane “non acquisiscono agli atti delle officine elettriche di competenza, debitamente informandone l’esercente, certificati difformi da quelli allegati o redatti da operatori non dipendenti di laboratori autorizzati ovvero, in ogni caso, non conformi alle istruzioni della presente circolare”.

 

6) Erogazione delle agevolazioni relative al programma di investimento Smart & Start: ecco il decreto del Mise

Il Ministero dello Sviluppo Economico ha emanato il Decreto 20 luglio 2015 con le disposizioni sull’erogazione delle agevolazioni relative al programma di investimento, bando Smart&Start, con le indicazioni relative alle modalità del conto corrente vincolato.

Il soggetto gestore erogherà le agevolazioni sulla base di un contratto di finanziamento, che ne disciplina modalità e tempi, tra il Soggetto gestore stesso e la società beneficiaria. Sarà quest’ultima che avanzerà le richieste di erogazione, in relazione ai titoli di spesa inerenti alla realizzazione del programma di investimento ammesso alle agevolazioni, anche singoli e il cui importo sia almeno pari al 20% dell’investimento ammesso, fatta salva la richiesta di erogazione relativa all’ultima quota rendicontata.

In particolare il decreto si sofferma sulla modalità di erogazione che prevede, altresì, che la società beneficiaria apra un conto corrente vincolato presso una banca convenzionata prescelta tra quelle di cui all’elenco riportato nei siti del Ministero (www.mise.gov.it) e dell’ABI (www.abi.it). La società beneficiaria è tenuta a conferire alla banca convenzionata presso la quale è stato aperto il conto corrente vincolato mandato irrevocabile di pagamento dei fornitori dei beni di investimento agevolabili e ad assicurare la disponibilità sul medesimo conto delle risorse finanziarie di propria competenza, necessarie ai fini della presentazione delle richieste di erogazione.

A conclusione dell’investimento, utilizzando le procedure informatiche di cui al sito www.smartstart.invitalia.it, la società beneficiaria presenta, entro 30 giorni dall’erogazione da parte del soggetto gestore dell’ultima quota del finanziamento e pena la revoca delle agevolazioni, l’estratto del conto corrente vincolato relativo all’intero periodo di apertura dello stesso, attestante anche il pagamento dei fornitori dei beni di investimento oggetto dell’ultima quota del finanziamento. Contestualmente, la società beneficiaria trasmette via PEC al soggetto gestore copia della richiesta di chiusura del conto corrente vincolato e di restituzione delle eventuali somme eccedenti ivi depositate.

 

7) Fisco: ok al finanziamento gratuito alla controllata straniera

Non è elusione fiscale il finanziamento gratuito alla controllata straniera. Non rappresenta una caso di elusione fiscale il finanziamento gratuito alla società controllata straniera per effettuare un acquisto.

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 15005/2015, ha, così, respinto il ricorso presentato dall’Agenzia delle entrate, nell’ambito di una controversia riguardante le separate impugnazioni di due avvisi di accertamento per l’ex IRPEG e l’IVA, dovute negli anni 2002 e 2003, a seguito del recupero a tassazione del maggior reddito imponibile, rappresentato dai ricavi per interessi corrispettivi derivanti da un finanziamento concesso da una società italiana alla controllata francese a titolo di mutuo infruttifero. L’Ufficio ha ritenuto che questa situazione potesse rappresentare un’ipotesi di transfer pricing, ma la Commissione Tributaria Regionale del Piemonte ha respinto questa tesi, “stante la piena legittimità del mutuo infruttifero di interessi, stipulato dalla società contribuente”. La società italiana aveva infatti dimostrato che il finanziamento concesso alla controllata francese aveva come scopo un acquisto. Per la Corte di Cassazione, la stipula di un finanziamento non oneroso (nel caso specifico mutuo infruttifero) erogato dalla società controllante a favore della sua controllata non subisce limitazioni giacché la controllante (residente nello Stato italiano) e la controllata (residente in un altro Paese) appartengono allo stesso gruppo societario e realizzano un’operazione transfrontaliera, quindi non contrastano la gratuità dell’operazione che esclude la pattuizione di interessi corrispettivi dovuti dalla mutuataria (con la previsione dell'art. 76, quinto comma  del D.P.R. 917/86, adesso art. 110, comma 7), secondo cui il bene o servizio, rispettivamente ceduto o prestato, deve essere valutato secondo il criterio del valore normale stabilito dall'art. 9, comma 3, del citato D.P.R. n. 917 del 1986).

L’applicazione della norma tributaria è subordinata dalla legge alla duplice condizione che dall’operazione negoziale infragruppo derivino per la società contribuente componenti (positivi o negativi) reddituali e che dall’applicazione del criterio del valore normale derivi un aumento del reddito imponibile e tali condizioni non risultano integrate nella concessione del mutuo non oneroso.In definitiva, la mancata produzione di un reddito tassabile, per la gratuità del mutuo tra società transfrontaliere appartenenti allo stesso gruppo, fa venire meno l’elemento costitutivo della fattispecie abusiva dell’indebito risparmio fiscale.

 

8) Privacy: maggiori tutele per i certificati di gravidanza trasmessi all’INPS

Dal Garante della privacy arriva la richiesta di maggiori tutele per i certificati di gravidanza inviati all’INPS.

Il Ministero del lavoro aveva richiesto il parere del Garante su uno schema di decreto interministeriale concernente la definizione delle modalità tecniche per la predisposizione e l’invio telematico all’INPS del certificato medico di gravidanza, del certificato di interruzione della gravidanza e di quello di parto, ai sensi dell’art. 21 D.Lgs. 151/2001, recante il testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità.

Su tale versante, la newsletter diffusa il 21 luglio scorso informa che lo schema di decreto (contenente molte delle indicazioni fornite dallo stesso Ufficio del Garante) presenta ancora dei profili da perfezionare. Viene prima ritenuto opportuno che l’invio telematico dei certificati, come stabilito dalla normativa, non sia automatico, ma avvenga su richiesta della lavoratrice per consentirle di potersi avvalere di tutti i diritti che l’ordinamento le riconosce (interruzione della gravidanza, non riconoscimento del figlio, parto in anonimato).

Occorre evitare il rischio che si instauri la prassi dell’invio automatico dei certificati senza verificare che la donna sia una lavoratrice e che voglia avvalersi dei benefici erogati dall’INPS. Nello schema serve poi una specifica disposizione che preveda l’adozione di idonee misure di sicurezza a protezione dei dati. Particolare attenzione poi, deve essere, riservata ai dati che, in ossequio alla normativa di settore o ai principi del codice della privacy, possono essere inclusi nei certificati. Vanno evitate di conseguenza le diciture che possono risultare generiche o ambigue, o che possono arrecare lesioni alla riservatezza delle lavoratrici. L’Autorità ha chiesto, ad esempio, che sia espunta dal certificato di interruzione di gravidanza l’informazione sulle condizioni del feto al momento della nascita (vivo, morto), poiché ininfluente (e quindi eccedente e non pertinente) ai fini della fruizione dei periodi di assenza dal lavoro per malattia o degli eventuali benefici previdenziali o assistenziali.

Ulteriori modifiche richieste dal Garante riguardano il perfezionamento dello schema per evitare che il datore di lavoro venga a sapere informazioni che non deve conoscere e l’individuazione, anche per categorie, delle strutture sanitarie competenti all’invio dei certificati.

 

9) In scadenza la richiesta del rimborso Iva

Scadrà il prossimo 31 luglio 2015 il termine per presentare il modello IVA TR per la richiesta di rimborso o compensazione del credito IVA infrannuale relativo al 2° trimestre 2015.

La scadenza riguarda coloro che, possedendo determinati requisiti, presentano un credito Iva trimestrale superiore a € 2.582,28.

Il modello da utilizzare è quello approvato con Provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate del 20 marzo 2015.

Peraltro, con l’istanza relativa al 2° trimestre 2015, viene ampliata la platea dei soggetti ammessi al rimborso IVA prioritario, includendovi ora anche gli operatori economici che svolgono attività di proiezione cinematografica.

Requisiti

I contribuenti IVA che hanno maturato, nel trimestre, un credito IVA superiore a € 2.582,28 e che rispettano determinati requisiti, stabiliti dall’art. 30, comma 3, lett. a), b), c), d) ed e) del D.P.R. n. 633/1972, possono, in base a quanto disposto dall’art. 38-bis, comma 2, DPR n. 633/72, richiedere il rimborso del credito Iva, oppure possono portarlo in compensazione nel modello F24 con altri tributi, contributi e premi.

Come di consueto, per il rimborso, è richiesta la prestazione della garanzia solo nei casi ora previsti dalla legge a seguito delle modifiche apportate dal Decreto legislativo semplificazioni fiscali (D.Lgs. n. 175/2014).

A tal proposito, si ricorda che viene considerato “a rischio” il rimborso IVA che sia di importo superiore a € 15.000, mentre, invece, se viene richiesto da soggetti non a rischio, in luogo della garanzia, è possibile presentare l’istanza munita del visto di conformità e di una specifica dichiarazione sostitutiva di atto notorio. Ovviamente non viene richiesta nessuna forma di garanzia per il rimborso di crediti non superiori a € 15.000.

Richiesta del rimborso IVA infrannuale

Per richiedere il rimborso infrannuale del credito Iva trimestrale maturato o la sua compensazione è necessario presentare apposita istanza con il modello IVA TR nella sua versione approvata con Provvedimento delle Entrate del 20 marzo 2015.

Il modello deve essere presentato esclusivamente in via telematica entro l’ultimo giorno del mese successivo alla chiusura del trimestre di riferimento.

Per conseguenza, il termine per presentare la richiesta di rimborso/compensazione del credito IVA relativa al 2° trimestre 2015 scadrà il 31 luglio 2015.

Rimborso IVA prioritario

Come è noto, nel nostro sistema confluiscono alcune categorie di contribuenti, individuate da specifici decreti del Ministro dell’Economia e delle finanze, ammesse all’erogazione prioritaria del rimborso IVA, ossia entro 3 mesi dalla richiesta.

Come accennato, al riguardo, proprio a partire dall’istanza relativa al 2° trimestre 2015, viene estesa la platea dei soggetti ammessi al rimborso IVA prioritario, che include ora, per effetto del Decreto MEF del 27 aprile 2015, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 122 del 28 maggio 2015, anche gli operatori economici che svolgono attività di proiezione cinematografica (codice ATECO 2007 59.14.00).

A tal fine, l’Agenzia delle entrate, con la risoluzione n. 61/E del 24 giugno 2015 ha istituito il codice “7” da indicare nella casella 1 del rigo TD8 del modello IVA TR.

Tale categoria si aggiunge, quindi, alle seguenti:

“1” - Subappaltatori edili che applicano il reverse charge;

“2” - Recupero e preparazione per il riciclaggio di cascami e rottami metallici:

“3” - Produzione di piombo, zinco e stagno e semilavorati;

“4” - Produzione di alluminio e semilavorati;

“5” - Fabbricazione di aeromobili, di veicoli spaziali e dei relativi dispositivi;

“6” - Soggetti che hanno effettuato operazioni in regime di “split payment” nei confronti delle pubbliche amministrazioni;

“7” - Attività di proiezione cinematografica.

 

10) Modello 730 precompilato: rimborsi in ritardo

Il Modello 730 precompilato deve essere consegnato all’Agenzia delle entrate entro il 23 luglio 2015. I ritardatari, però, rischiano di vedersi accreditare i rimborsi d’imposta solo nel cedolino paga di agosto, così come gli addebiti, nel caso in cui la compensazione sia a favore del Fisco. Le incertezze sulle restituzioni dimostrano la complessità di questa sperimentazione e confermano quanto preannunciato dai professionisti nei mesi scorsi. “Il ritardo nella presentazione del modello 730 non incide sul diritto al rimborso delle somme scaturenti a credito - spiega al Sole24Ore Fulvio Morelli, il Coordinatore della Commissione Economia e Fiscalità del CNO, - ma determina un ritardo nell’erogazione. Questo è dovuto alla tempistica delle elaborazioni delle buste paga; quindi, se si rispetta la data di presentazione il rimborso avverrà con il cedolino del mese di luglio per gli stipendi pagati nella prima decade di agosto. In caso contrario la somma a credito sarà percepita con le buste paga dei mesi successivi”.

(Consiglio Nazionale dei Consulenti del lavoro, nota del 22 luglio 2015)

 

Vincenzo D’Andò