Diario quotidiano del 21 luglio 2015: quando il professionista paga l’Irap?

quando il professionista paga l’Irap?; scuole paritarie dell’infanzia: spese detraibili ai fini Irpef a seguito della riforma della scuola; prescrizione reati tributari: il raddoppio dei termini vale solo per gli accertamenti notificati entro il 31 dicembre; S.p.A.: non è elusiva la riduzione del capitale sociale con successivo prestito obbligazionario; apprendistato e lavoro accessorio: novità dalla Fondazione Studi; congedo parentale: elevazione dei limiti di fruibilità del congedo parentale; il commercialista può fare il curatore solo se è iscritto nella sezione A dell’Albo professionale; school bonus: il nuovo credito di imposta per le erogazioni liberali in denaro effettuate in favore della scuola

 

 Indice:

 1) Quando il professionista paga l’Irap ?

 2) Scuole paritarie dell’infanzia: spese detraibili ai fini Irpef a seguito della riforma della scuola

 3) Prescrizione reati tributari: il raddoppio dei termini vale solo per gli accertamenti notificati entro il 31   dicembre

 4) S.p.A.: non è elusiva la riduzione del capitale sociale con successivo prestito obbligazionario

 5) Apprendistato e lavoro accessorio: novità dalla Fondazione Studi

 6) Congedo parentale: elevazione dei limiti di fruibilità del congedo parentale

 7) Il Commercialista può fare il curatore solo se è iscritto nella sezione A dell’Albo professionale

 8) School bonus: il nuovo credito di imposta per le erogazioni liberali in denaro effettuate in favore della scuola

 

 

1) Quando il professionista paga l’Irap ?

Secondo il parere della Corte di Cassazione, contenuto nella recente sentenza n. 13471 del 2015, non paga l’Irap il professionista (nel caso di specie, un cantante) che produce un reddito riconducibile alle sole personali capacità professionali, in assenza di una struttura organizzativa e di personale dipendente. Per converso, quindi, il professionista è soggetto ad Irap solo quando utilizza personale dipendente ovvero utilizza particolari beni strumentali (magari di valore eccessivo a quanto consentito per l’espletamento dell’esercizio della propria attività professionale).

In particolare, la Suprema Corte ritiene che non ricorre il presupposto impositivo dell’autonoma organizzazione dell’Irap qualora nella produzione di reddito, incentrato sulle sole capacità personali del professionista, manchi una parte aggiuntiva di profitto derivante da una struttura organizzativa cioè di un complesso di fattori che per numero, importanza e valore economico possano ritenersi suscettibili di creare un valore aggiunto rispetto alla mera attività intellettuale, supportata dagli strumenti indispensabili e di corredo al know-how del professionista.

Come è noto, il requisito dell’autonoma organizzazione ricorre qualora il contribuente:

– sia, sotto qualsiasi forma, il responsabile dell’organizzazione, e non sia quindi inserito in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilità ed interesse;- impieghi beni strumentali eccedenti il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività in assenza di organizzazione;

– si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui.

Il predetto requisito viene stravolto in caso di indispensabilità dell’apporto del contribuente/cantante nella sua attività svolta e di emersione di modesti importi di costi, beni strumentali e nessun costo di personale dipendente, e quindi in assenza di quei elementi potenziatori e aggiuntivi ai fini della produzione del reddito.

Pertanto, in presenza di reddito riconducibile alle sole capacità del cantante, quest’ultimo è escluso dall’assoggettabilità ad Irap, venendo a mancare il presupposto impositivo del tributo.

Il professionista senza dipendenti non paga l’IRAP

Non paga IRAP il consulente che non ha dipendenti. Lo ha adesso ribadito la Corte di Cassazione con una ulteriore nuova decisione (sentenza n. 15010 del 20159.

Non deve, quindi, pagare l’Imposta Regionale sulle Attività Produttive il consulente che svolge l’attività senza dipendenti o collaboratori e con beni strumentali impiegati nella sola misura del minimo indispensabile.

Già la Commissione Tributaria Regionale del Lazio aveva annullato il provvedimento di silenzio/rifiuto dell’Agenzia delle entrate su un’istanza di rimborso IRAP avanzata da un professionista per gli anni dal 2002 al 2004, sul presupposto che l’attività era stata esercitata in difetto dei requisiti organizzativi di cui all’articolo 2 D.Lgs. n. 446 del 1997.

In particolare, la CTR capitolina aveva sostenuto l’assenza di “organizzazione di beni e persone” in quanto la contribuente, negli anni oggetto dell’istanza di rimborso, aveva esercitato l’attività senza strumenti di entità elevata, nella carenza di personale…

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