Diario quotidiano del 20 luglio 2015: circolare sulla Voluntary disclosure, una prima valutazione

Pubblicato il 20 luglio 2015



voluntary disclosure: l’emersione riguarda anche le cassette di sicurezza, si può anche fruire del ravvedimento operoso per le violazioni del quadro RW; acquisto studio del professionista in leasing: deduzione delle spese; mini canoni di locazione: anche la norma di salvataggio è incostituzionale; accertamento sintetico: su come difendersi interviene nuovamente la Cassazione; studi di settore per il periodo d’imposta 2014: chiarimenti nella circolare delle Entrate; comunicazioni dei dati relativi ai trasferimenti da o verso l’estero: provvedimento delle Entrate; CNDCEC: fallimentare, il D.L. 83 “ingessa” l’attività imprenditoriale; controlli sulle operazioni Iva del 2011: in arrivo le richieste che incrociano i dati con lo spesometro 2011; bonus del 30% su reddito imponibile per coloro che rientrano in Italia; gestione artigiani e commercianti: avvisi bonari rata con scadenza maggio 2015; rilascio della procedura di gestione delle domande di assegno di natalità

 

 Indice:

 1) Voluntary disclosure: l’emersione riguarda anche le cassette di sicurezza, si può anche fruire del ravvedimento operoso per le violazioni del quadro RW

 2) Acquisto immobile del professionista in leasing: deduzione delle spese

 3) Mini canoni di locazione: anche la norma di salvataggio è incostituzionale

 4) Accertamento sintetico: su come difendersi interviene nuovamente la Cassazione

 5) Studi di settore per il periodo d’imposta 2014: chiarimenti nella circolare delle Entrate

 6) Comunicazioni dei dati relativi ai trasferimenti da o verso l’estero: provvedimento delle Entrate

 7) CNDCEC: fallimentare, il D.L. 83 “ingessa” l’attività imprenditoriale

 8) Controlli sulle operazioni Iva del 2011: in arrivo le richieste che incrociano i dati con lo spesometro 2011

 9) Bonus del 30% su reddito imponibile per coloro che rientrano in Italia

 10) Gestione artigiani e commercianti: avvisi bonari rata con scadenza maggio 2015

 11) Rilascio della procedura di gestione delle domande di assegno di natalità

 

 

1) Voluntary disclosure: l’emersione riguarda anche le cassette di sicurezza, si può anche fruire del ravvedimento operoso per le violazioni del quadro RW

Nell’ambito della procedura di collaborazione volontaria è possibile fare emergere quanto conservato nelle cassette di sicurezza. Oltre alla voluntary disclosure, il contribuente può scegliere di avvalersi, in alternativa, dell’istituto del ravvedimento operoso.

L’Agenzia delle entrate ha adesso fornito con la circolare n. 27/E del 16 luglio 2015 ulteriori precisazioni per l’applicazione delle misure introdotte dalla Legge n. 186/2014 in materia di emersione e rientro di capitali illecitamente detenuti all’estero. Questo dopo le prime indicazioni che erano già state effettuate con la circolare n. 10/E/2015.

Accesso alla procedura da parte dei procuratori

I delegati che non risultano essere i titolari effettivi delle attività presenti sui rapporti sono tenuti alla disclosure, ma non può essere loro attribuito alcun reddito connesso alle stesse. Non devono, invece, compilare il quadro RW del modello Unico gli amministratori di società di capitali che hanno il potere di firma sui conti correnti della società in uno Stato estero, riportati nelle scritture contabili, e che hanno la possibilità di movimentare capitali, pur non essendo beneficiari dei relativi redditi.

La circolare chiarisce, inoltre, le modalità di accesso agli effetti premiali della procedura per i procuratori che hanno commesso violazioni degli obblighi dichiarativi in materia di monitoraggio fiscale.

Le cassette di sicurezza rientrano nella procedura

Nell’ambito della procedura di collaborazione volontaria è, dunque, possibile far emergere anche attività conservate nelle cassette di sicurezza. Per i contribuenti che, ad esempio, hanno presentato la dichiarazione per il 2009, non rileva ai fini della procedura di collaborazione volontaria nazionale il denaro contenuto in una cassetta di sicurezza che non sia mai stata aperta dopo il 31 dicembre di quell’anno.

Invece, nell’ipotesi in cui il denaro era già detenuto in un Paese black list in violazione degli obblighi di monitoraggio fiscale, in un periodo d’imposta per il quale non è decaduta la contestazione delle violazioni, questo dovrà essere indicato nella relazione di accompagnamento della procedura di collaborazione volontaria internazionale.

Come funziona il metodo forfetario di determinazione dei rendimenti

Il metodo forfetario di determinazione dei rendimenti di attività illecitamente detenuti all’estero è applicabile quando la consistenza delle attività patrimoniali nel loro complesso, in una singola annualità, non eccede i 2 milioni di euro: in caso di attività cointestate non rileva, quindi, l’ammontare della singola quota riconducibile al contribuente. Anche l’Ivie e l’Ivafe, inoltre, rientrano nella disclosure, permettendo ai contribuenti di accedere ai relativi benefici.

Causa di inammissibilità

Nel caso di un contribuente ignaro della formale conoscenza di una causa di inammissibilità da parte dei soggetti solidalmente obbligati in via tributaria o concorrenti nel reato, sarà l’ufficio a dovere eccepire la causa di inammissibilità all’accesso alla procedura.

Ambiti e benefici della procedura

La disciplina di favore prevista dalla procedura, sia con riguardo al raddoppio dei termini che alla determinazione delle sanzioni, trova applicazione anche nel caso di investimenti e attività finanziarie detenuti a Singapore, così come a Cipro, Malta, San Marino, Lussemburgo e Corea del Sud e comunque nei Paesi dell’Ocse che non hanno posto riserve alla possibilità di scambiare informazioni bancarie (ad esempio, gli Stati Uniti).

La circolare poi chiarisce che i contribuenti possono scegliere in base alla propria valutazione di convenienza legata alle violazioni commesse, se ricorrere alla procedura di collaborazione volontaria o al ravvedimento operoso.

Le violazioni del quadro RW possono essere altresì regolarizzate tramite l’istituto del ravvedimento operoso

La procedura di collaborazione volontaria internazionale riguarda tutte le annualità in cui sono state commesse le violazioni degli obblighi di monitoraggio fiscale, per le quali alla data di presentazione della richiesta di accesso non sono decaduti i termini per la contestazione della relativa sanzione. Come viene ampiamente illustrato nella circolare, rientrano quindi nell’ambito temporale della collaborazione internazionale le irregolarità dichiarative riferite al periodo d’imposta 2013, commesse con la presentazione del Modello UNICO 2014.

Le violazioni del quadro RW possono essere altresì regolarizzate tramite l’istituto del ravvedimento operoso di cui all’articolo 13 del decreto legislativo n. 472 del 1997, conformemente ai chiarimenti già resi nelle circolari n. 9/E del 2002, n. 48/E del 2009, n. 11/E del 2010 e n. 38/E del 2013, a condizione che la dichiarazione dei redditi cui la violazione si riferisce sia stata validamente presentata.

Nel caso di specie, il contribuente, presentando il Modello UNICO 2014 per l’anno 2013, ha adempiuto agli obblighi dichiarativi previsti dall’articolo 1 del D.P.R. n. 600 del 1973 e può pertanto integrare il contenuto della dichiarazione presentando il modulo RW e avvalersi ai fini sanzionatori, peraltro, delle disposizioni previste dal sopra citato articolo 13, come modificato dalla legge 23 dicembre 2014, n. 190.

Alla luce delle caratteristiche proprie della procedura di collaborazione volontaria internazionale e del ravvedimento operoso, l’agenzia delle entrate afferma che il contribuente si può avvalere di entrambi gli istituti messi attualmente a disposizione dal Legislatore. Tuttavia, non è possibile definire prima quale dei due istituti possa considerarsi maggiormente vantaggioso per regolarizzare la posizione fiscale, poiché la valutazione sulla maggiore convenienza dell’una o dell’altra procedura non può prescindere non solo da un’attenta analisi delle violazioni commesse, ma anche dalla stessa valutazione soggettiva del singolo contribuente. Per cui spetta al Commercialista consigliare il proprio cliente su quale delle due procedere sia preferibile scegliere.

 

2) Acquisto immobile del professionista in leasing: deduzione delle spese

Il professionista può dedurre i canoni di leasing immobiliare relativi ai contratti stipulati dal 1° gennaio 2014.

Difatti, in tal senso, si è pronunciata di recente la Direzione Regionale della Lombardia.

Questo anche se la Legge n. 296/2006 limiti tale deduzione ai contratti di locazione finanziaria stipulati dal 1° gennaio 2007 al 31 dicembre 2009.

Nel caso di specie, un contribuente, volendo acquisire l’ufficio in leasing, presentava istanza di interpello con la finalità di avere un chiarimento circa la possibilità di portare in deduzione i canoni di locazione finanziaria dal reddito di lavoro autonomo prodotto dallo studio associato. La risposta all’interpello ha chiarito la portata della suddetta modifica normativa, precisando che “in relazione ai contratti stipulati dal 1° gennaio 2014, per i lavoratori autonomi la deducibilità dei canoni di leasing relativi ad immobili strumentali é ripartita in un periodo non inferiore a 12 anni“.

Nel proprio parere l’Agenzia delle entrate ha, inoltre, precisato che, per i soggetti che esercitano attività professionale, “si considerano strumentali gli immobili utilizzati esclusivamente per lo svolgimento di detta attività”.

Ovviamente, dal valore del canone deve essere scorporata la quota attribuibile al valore del terreno su cui insiste l’immobile, così come previsto all’art. 36, comma 7, del Decreto Legge n. 223/2006 (convertito nella Legge n. 248/2006).

Legge di Stabilità 2014: Deducibilità per i professionisti dei canoni di leasing degli immobili

Per gli esercenti arti e professioni sono ora previste regole particolari per la deducibilità dal reddito professionale dei canoni di leasing, in particolare bisogna distinguere a seconda:

- della tipologia dei beni acquisiti;

- della durata del contratto di leasing.

Per i contribuenti che conseguono reddito di lavoro autonomo, l’art. 1, comma 162 lett. a) della Legge di Stabilità 2014, ha modificato il comma 2 dell’art. 54 del Tuir, relativo alla deduzione dei canoni di leasing immobiliare.

Il testo precedente prevedeva che: “La deduzione dei canoni di locazione finanziaria di beni strumentali è ammessa a condizione che la durata del contratto non sia inferiore alla metà del periodo di ammortamento corrispondente al coefficiente stabilito nel predetto decreto e comunque con un minimo di otto anni e un massimo di quindici se lo stesso ha per oggetto beni immobili. Ai fini del calcolo delle quote di ammortamento deducibili dei beni immobili strumentali, si applica l’articolo 36, commi 7 e 7-bis, del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto2006, n. 248”.

La Finanziaria 2007 aveva introdotto una deduzione totale dei canoni di leasing immobiliare (50% per gli immobili ad uso promiscuo) in relazione ai contratti con durata non inferiore alla metà del periodo di ammortamento (con minimo di 8 anni ed un massimo di 15) stipulati nel triennio 2007-2009; per quelli stipulati dal 2010 si è invece tornati all’indeducibilità totale.

Adesso, con la Legge di Stabilità 2014 è stata reintrodotta la possibilità per i lavoratori autonomi di dedurre i canoni dei leasing immobiliari stipulati dal 2014, portando a 12 anni, in analogia a quanto viene previsto per le imprese, il termine per operare la deduzione (come predetto, con la necessità di procedere allo scorporo dell’area). È quindi necessario verificare la data di stipula dei relativi contratti: se è stata sempre prevista una generale indeducibilità dei costi riferiti a tali beni, in alcuni specifici periodi è stata ammessa la deducibilità dei canoni legandola alla durata del contratto o ad un periodo minimo di deduzione.

In particolare:

- per i contratti stipulati dal 15/06/1990 fino al 31/12/2006: è ammessa la deduzione in misura pari alla rendita catastale;

- per i contratti stipulati dall’1/1/2007 fino al 31/12/2009: la deduzione è legata alla durata minima del contratto pari a 1/2 del periodo di ammortamento tabellare, con un minimo di 8 anni ed un massimo di 15 anni (per gli anni 2007-2009 la deduzione è ridotta ad 1/3);

- per i contratti stipulati dall’ 1/1/2010 fino al 31/12/2013: non è prevista alcuna deducibilità (nemmeno della rendita catastale);

- per i contratti stipulati dal 1/1/2014: la durata contrattuale è libera e la deduzione è ammessa per un periodo non inferiore a 12 anni.

Quindi, nel caso di un immobile strumentale acquisito in leasing nel corso dell’anno 2014 il periodo minimo di deduzione dei canoni è di 12 anni, pertanto:

- se il contratto di leasing ha durata superiore si deducono i canoni maturati in ciascun anno;

- se il contratto di leasing ha durata inferiore a dodici anni si potranno dedurre i canoni nell’arco di un periodo di dodici anni; si dovrà dividere il costo complessivo per 12 e in ciascun esercizio si potrà portare in deduzione la quota di 1/12, spalmando i canoni di competenza sul periodo minimo di deduzione.

Attenzione alla circostanza che i canoni vengano dedotti per competenza (in deroga, quindi, al generale principio di cassa). Nella quota di deducibilità del canone sono compresi gli interessi.

Si ribadisce poi che è indeducibile la quota capitale del canone riferito ai terreni, desumibile dal piano di ammortamento fornito dalla società di leasing.

Infine, in caso di utilizzo promiscuo dell’immobile destinato in parte per finalità professionali ed in parte per esigenze personali, la deducibilità è consentita nello stesso periodo di tempo, ovviamente nella misura del 50%, purché il contribuente non disponga nello stesso comune un altro immobile adibito esclusivamente all’esercizio dell’attività.

 

3) Mini canoni di locazione: anche la norma di salvataggio è incostituzionale

E’ incostituzionale la norma che aveva prolungato i mini canoni di locazione fino al 31 dicembre 2015. Si tratta di una misura che viola la Costituzione poiché prolunga gli effetti di una disposizione già dichiarata incostituzionale.

Lo ha stabilito la Corte Costituzionale con la sentenza n. 169 del 16 luglio 2015.

Dunque, la norma che aveva allungato fino al 31 dicembre 2015 gli effetti dei mini canoni di locazione, dichiarati incostituzionali dalla Corte Costituzionale nella pronuncia n. 50/2014, è, a sua volta, incostituzionale.

Come è noto, l’art. 3 comma 8 del D.Lgs. 23/2011, per incentivare i conduttori a registrare i contratti di locazione non registrati nei termini, aveva previsto che, in caso di mancata registrazione del contratto di locazione entro i termini di legge, dovesse trovare applicazione la normativa favorevole per il conduttore, in base alla quale il contratto di locazione doveva avere durata di 4 anni, dal momento della registrazione, con rinnovo tacito di altri 4, e un canone di locazione pari al triplo della rendita catastale, tenendo conto solo dal secondo anno dell’aggiornamento ISTAT.

Tale disposizione, tuttavia, era stata dichiarata incostituzionale per eccesso di delega, dalla Corte Costituzionale con la sentenza n. 50/2014.

A questo punto il legislatore aveva cercato di rimediare con l’art. 5 comma 1-ter del D.L. 47/2014 (convertito in Legge 80/2014), introducento una previsione di “salvezza” dei rapporti scaturiti dai contratti di locazione “regolarizzati” ex art. 3 comma 8 del DLgs. 23/2011, facendo “salvi gli effetti prodottisi ed i rapporti giuridici sorti”, fino al 31 dicembre 2015.

Ebbene, afferma ora la Corte, tale norma viola la Costituzione e deve, quindi, essere dichiarata illegittima.

 

4) Accertamento sintetico: su come difendersi interviene nuovamente la Cassazione

In base all’ultimo orientamento ora fornito dalla Suprema Corte, per il contribuente accertato sinteticamente sulla base di una spesa per un incremento patrimoniale é sufficiente, ai fini della prova contraria, che riesca a dimostrare di avere eliminato dal proprio patrimonio dei beni dai cui proventi emerga chiaramente un reddito atto a “coprire” la spesa del nuovo investimento patrimoniale, senza necessità di dimostrare il nesso inferenziale tra la somma derivante dallo “smobilizzo” ed il nuovo incremento patrimoniale, né di provare che tale reddito non sia poi stato utilizzato per investimenti successivi non considerati dal Fisco.

Dunque, la Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 14885 del 16 luglio 2015, ha stabilito che la prova contraria all’accertamento sintetico fondato sulla spesa per incrementi patrimoniali può consistere nella dimostrazione della disponibilità, nel periodo in contestazione, di redditi risultanti da disinvestimenti patrimoniali, la cui consistenza, però, deve essersi mantenuta per un periodo di tempo idoneo ad escludere che detti redditi (ulteriori) siano poi stati utilizzati per successivi incrementi patrimoniali non considerati in sede di accertamento.

La norma non impone che la prova contraria sia costituita dalla dimostrazione per cui le disponibilità finanziarie sono state specificamente utilizzate per sostenere la spesa relativa all’incremento patrimoniale contestato, ma richiede tuttavia espressamente una dimostrazione documentale sintomatica del fatto che ciò sia accaduto.

Quindi, non soltanto il contribuente deve provare l’entità delle disponibilità finanziarie (o meglio dei redditi esenti o soggetti a ritenuta a titolo definitivo) addotte quale giustificazione per la spesa contestata dal Fisco, ma deve anche dimostrarne il possesso per un periodo di tempo sufficiente. Non basta, pertanto, che i redditi o le risorse economiche siano transitate nella disponibilità del contribuente, ma è necessario che siano rimasti in suo possesso, così da escludere che possano poi essere stati utilizzati per un successivo investimento.

In precedenza, la stessa Corte, con la decisione n. 6396/2014, aveva stabilito che il contribuente è soltanto tenuto a dimostrare l’esistenza di altre fonti reddituali sufficienti a giustificare il reddito sinteticamente accertabile da parte del Fisco, non potendo, invece, essere anche gravato dell’ulteriore onere probatorio circa la specifica destinazione di tale reddito “supplementare” alle spese contestate dall’Agenzia delle entrate.

 

5) Studi di settore per il periodo d’imposta 2014: chiarimenti nella circolare delle Entrate

Sono arrivate, anche se in ritardo, le indicazioni dell’Agenzia delle entrate per l’applicazione degli studi di settore relativi al periodo d’imposta 2014.

Infatti, l’Agenzia delle entrate ha pubblicato la circolare n. 28/E del 17 luglio 2015, e ciò al fine di fornire chiarimenti su 68 studi e su 3 specifici indicatori territoriali. I 68 studi, approvati dai quattro decreti del Ministro dell’Economia e delle Finanze del 29 dicembre 2014, riguardano le evoluzioni di:

- 18 studi relativi ad attività economiche del settore delle manifatture;

- 16 studi relativi ad attività economiche del settore dei servizi;

- 6 studi relativi ad attività professionali;

- 28 studi relativi ad attività economiche del settore del commercio.

Nuove territorialità

Il documento di prassi analizza le nuove territorialità approvate con il decreto ministeriale del 29 dicembre 2014 (Territorialità del livello dei canoni di affitto dei locali commerciali, Territorialità del livello del reddito medio imponibile ai fini dell’addizionale Irpef e Territorialità del livello delle retribuzioni) e applicabili agli studi di settore per il periodo d’imposta 2014. In particolare, da evidenziare l’aggiornamento delle analisi territoriali a livello comunale a seguito dell’istituzione dei nuovi comuni o della modifica della denominazione di comuni già esistenti.

In particolare, con decreti ministeriali del 29 dicembre 2014 e del 30 marzo 2015 sono state apportate modifiche alle analisi della territorialità applicabili dal periodo d’imposta 2014.

Dunque, il DM 29/12/2014 ha approvato tre nuove territorialità:

- territorialità del livello dei canoni di affitto dei locali commerciali, elaborato per tener conto dell’influenza del costo degli affitti sulla determinazione del ricarico;

- territorialità del livello del reddito medio imponibile ai fini dell’addizionale Irpef, definito per considerare l’influenza del livello di benessere e del grado di sviluppo economico sulla determinazione dei ricavi;

- territorialità a livello delle retribuzioni, sviluppato per tener conto dell’incidenza del costo delle retribuzioni sulla determinazione dei ricavi.

Con il Dm 30 marzo 2015 invece, le analisi territoriali a livello comunale sono state integrate a seguito dell’istituzione di nuovi comuni o della modifica della denominazione di comuni già esistenti.

Inoltre, sono state aggiornate le analisi territoriali relative agli studi di settore:

- WM05U (Commercio al dettaglio di abbigliamento, calzature e pelletterie ed accessori), per tener conto delle variazioni (aperture, chiusure, trasformazioni) avvenute nel 2014 nelle aree di mercato influenzate dalla presenza di factory outlet center WG44U (Strutture ricettive alberghiere ed extralberghiere), per tener conto delle variazioni amministrative occorse nel 2014;

- WG72A (Trasporto con taxi e noleggio di autovetture con conducente), per tener conto delle variazioni amministrative occorse nel 2014;

- WK04U (Attività degli studi legali), per tener conto della soppressione di 30 circondari di tribunali e l’istituzione del circondario del tribunale di “Napoli Nord in Aversa”.

Correttivi a prova di crisi

I correttivi previsti per gli studi di settore sono suddivisi in quattro categorie:

- interventi relativi all’analisi di normalità economica riguardanti l’indicatore

“Durata delle scorte”;

- correttivi congiunturali di settore;

- correttivi congiunturali territoriali;

- correttivi congiunturali individuali.

Gli ultimi tre sono applicati ai soggetti che presentano, nel periodo d’imposta 2014, ricavi/compensi dichiarati ai fini della congruità inferiori al ricavo/compenso puntuale di riferimento, derivante dall’applicazione dell’analisi di congruità e di normalità economica. Infine, nella suddetta circolare, sono state evidenziate le principali novità riguardanti la modulistica e l’applicazione Gerico degli anni precedenti, modifiche necessarie sia al fine di tenere conto delle novità normative di carattere fiscale, sia al fine di semplificare le richieste dei dati per l’applicazione degli studi di settore.

Comunicazioni di anomalia nel cassetto fiscale

La circolare ricorda, infine, che la comunicazione delle anomalie dei dati degli studi di settore viene effettuata utilizzando esclusivamente le funzionalità del “Cassetto fiscale”, attraverso la pubblicazione delle comunicazioni al suo interno, e del canale Entratel.

Contraddittorio

La circolare, inoltre, dà indicazioni agli uffici sulle modalità di confronto con i contribuenti, sottolineando ancora una volta la centralità della fase del contraddittorio e richiamando l’attenzione, in particolare, sulla possibilità di utilizzo retroattivo delle risultanze degli studi di settore.

A tale ultimo proposito, i risultati degli studi di settore evoluti per il 2014, senza tener conto ovviamente delle modifiche apportate dai correttivi anticrisi applicabili al solo 2014 (né di qualsiasi altro correttivo approvato per altre annualità), potrebbero trovare applicazione solo per l’eventuale rideterminazione, in contraddittorio con il contribuente, della pretesa tributaria relativa all’anno 2012, dal momento che la base dati utilizzata per elaborare gli studi evoluti per il 2014 si riferisce proprio a tale annualità.

L’ufficio dovrà anche verificare, sempre in contraddittorio con l’interessato, la possibilità che l’esito di non congruità derivi dall’indicazione dei costi capitalizzati nel quadro F, nel qual caso procederà alla riapplicazione dello studio, in modo da individuare la nuova stima dei ricavi.

Altro compito degli uffici è verificare la fedeltà dei dati comunicati nei modelli degli studi di settore, ai fini dell’applicazione del regime premiale previsto per quanti risultano congrui, coerenti e normali alle risultanze degli Sds.

Infine, viene richiamata l’attenzione sulla disciplina riguardante le società non operative: laddove le risultanze dello studio di settore potrebbero non garantire adeguati livelli di attendibilità, come nei casi previsti dal DM 11 febbraio 2008, non può esser fatta valere la causa di disapplicazione della normativa delle società di comodo legata alla sussistenza della congruità e coerenza agli studi di settore.

 

6) Comunicazioni dei dati relativi ai trasferimenti da o verso l’estero: provvedimento delle Entrate

E’ stato prorogato fino al 21 settembre 2015 il termine entro il quale gli operatori finanziari dovranno inviare le comunicazioni dei dati relativi ai trasferimenti da o verso l’estero, pari o superiori a 15mila euro, relativi alle operazioni effettuate nel 2014. Si tratta, in particolare, delle movimentazione di conti, eseguiti per conto o a favore di persone fisiche, enti non commerciali, società semplici e associazioni. Lo slittamento consente agli intermediari di adeguare le procedure informatiche necessarie all’adempimento.

È quanto previsto dal provvedimento del direttore dell’Agenzia delle Entrate n. 96634 del 16 luglio 2015, che modifica il precedente del 24 aprile 2014, con il quale erano state stabilite le nuove modalità e i termini di trasmissione all’Anagrafe tributaria, da parte dagli intermediari finanziari, delle comunicazioni riguardanti i trasferimenti da o verso l’estero. Le modifiche facevano seguito all’entrata in vigore della “legge europea” 97/2013 che, nell’intervenire sulla disciplina del monitoraggio fiscale allineandola a quella prevista in materia di antiriciclaggio, innalzava la soglia che fa scattare l’obbligo comunicativo.

Non è l’unica novità: a causa di un refuso, infatti, l’allegato “1” al documento odierno, sostituisce il suo “omonimo” allegato al provvedimento del 24 aprile 2014 (“Elenco causali delle operazioni da comunicare a cura degli intermediari finanziari indicati nell’articolo 11 del decreto legislativo 21 novembre 2007, n. 231)”.

Infine, sono stati approvati il tracciato record e le specifiche tecniche da utilizzare per la comunicazione dei dati dell’allegato 2 al neo provvedimento.

 

7) CNDCEC: fallimentare, il D.L. 83 “ingessa” l’attività imprenditoriale

Per il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti il decreto del 27 giugno, recante “Misure urgenti in materia fallimentare, civile e processuale civile e di organizzazione e funzionamento dell’amministrazione giudiziaria”, presenta “significative criticità”.

Il decreto legge 83 del 27 giugno, recante “Misure urgenti in materia fallimentare, civile e processuale civile e di organizzazione e funzionamento dell’amministrazione giudiziaria”, presenta “significative criticità”. In un documento inviato alla Commissione giustizia della Camera che lo sta esaminando, il Consiglio nazionale dei commercialisti, oltre a formulare una serie di proposte di modifica, esprime le sue perplessità sul provvedimento, sia nel merito che nel metodo.

“Alcune scelte effettuate dal Governo – afferma il presidente nazionale dei commercialisti, Gerardo Longobardi - non sono condivisibili sia per quanto attiene alle materie oggetto dell’intervento, sia per quel che concerne lo strumento utilizzato per introdurre modifiche tanto significative per settori strategici dell’economia”. “L’ambito di intervento delle proposte di modifica presentate dal Governo – prosegue Longobardi – riguarda aspetti differenti che necessiterebbero una trattazione autonoma e ragionata”.

“E’ di tutta evidenza che recuperando ed enfatizzando il concetto della migliore soddisfazione dei creditori, il decreto governativo – afferma Longobardi – introduce, in alcuni casi, misure che possono ingessare l’imprenditore, alterare i diritti dei soci e minare il diritto alla par condicio creditorum costituzionalmente garantito. Non condividiamo, poi, la modifica proposta in ordine all’art. 28 l.f. nella parte in cui si introduce aprioristicamente il concetto di adeguatezza della struttura organizzativa e di risorse del curatore per l’assunzione dell’incarico al fine del rispetto dei tempi previsti nel programma di liquidazione”.

Il Consiglio nazionale della categoria sottolinea inoltre “l’anomalia rappresentata dal fatto che il decreto legge è intervenuto quando La Commissione nominata dal Ministro della Giustizia per la revisione organica della disciplina delle procedure concorsuali, a quanto è dato sapere, sta procedendo speditamente alla stesura dei criteri direttivi della legge delega per una riforma organica delle procedure concorsuali”.

Più in generale, i commercialisti non condividono la scelta di intervenire nuovamente sulla legge fallimentare, a soli pochi anni di distanza dall’ultima modifica. “La stratificazione di provvedimenti normativi che vengono inseriti nell’ordinamento a breve distanza gli uni dagli altri - conclude Longobardi - senza opportune riflessioni e senza la necessaria attività di coordinamento tra i differenti estensori delle norme, le differenze di prassi registrate in ambito locale e, nei tribunali più grandi, anche nell’ambito delle stesse sezioni fallimentari, rappresenta a nostro avviso, un motivo ostativo all’ennesima rielaborazione del diritto fallimentare”.

(CNDCEC, comunicato del 17 luglio 2015)

 

8) Controlli sulle operazioni Iva del 2011: in arrivo le richieste che incrociano i dati con lo spesometro 2011

L’Agenzia delle entrate, con il provvedimento n. 94624 del 13 luglio 2015, ha fatto sapere che stanno per arrivare ai contribuenti interessati le incongruenze derivanti dallo spesometro del 2011, ovvero l’incrocio dei dati contenuti negli elenchi dei clienti e dei fornitori, presentati per l’anno 2011.

Lo scopo è quello di proseguire nell’attività di “scova evasori”, estendendo la base informativa a disposizione dei contribuenti per incentivare l’assolvimento spontaneo degli obblighi fiscali, in ossequio al dettato dell’articolo 1 della Legge 190 del 2014. Al contribuente vengono, quindi, messe a disposizione le informazioni al fine di potere valutare la “correttezza dei dati in possesso dell’Agenzia” e fornire “elementi, fatti e circostanze dalla stessa non conosciuti in grado di giustificare la presunta anomalia”.

Invio della comunicazione

Per permettere ai contribuenti di sanare eventuali violazioni, l’Amministrazione Finanziaria sta, quindi, per inviare ai contribuenti le comunicazioni relative alle incongruenze venute fuori dal controllo incrociato delle informazioni fornite con le comunicazioni delle operazioni Iva e con le dichiarazioni dei sostituti d’imposta per compensi di lavoro autonomo relative al 2011.

In particolare l’attenzione del Fisco verrà rivolta su «specifici contribuenti soggetti passivi Iva», cui vengono segnalate le informazioni evinte dal confronto con i dati comunicati dall’Agenzia delle entrate dai loro clienti ai sensi dell’articolo 21 del D.L. 78/2010 (che disciplina lo spesometro, strumento di confronto tra le dichiarazioni dei redditi e il reale tenore di vita) da cui risulterebbe l’omessa dichiarazione di ricavi.

Contenuto della comunicazione

La comunicazione relativa alle anomalie da spesometro contiene le seguenti informazioni.

a) codice fiscale, denominazione / cognome e nome del contribuente;

b) numero identificativo della comunicazione;

c) modello di dichiarazione IVA presentata relativa al 2011 (mod. IVA 2012);

d) protocollo identificativo e data di invio della dichiarazione;

e) somma algebrica dell’ammontare complessivo delle operazioni riportate nei righi VE24, colonna 1 (operazioni imponibili), VE31 (operazioni non imponibili a seguito di dichiarazione d’intento), VE32 (altre operazioni non imponibili), VE33 (operazioni esenti), VE34, colonna 1 (operazioni con applicazione del reverse charge), VE36, colonna 1 (operazioni effettuate nell’anno ma con imposta esigibile in anni successivi) e VE37 (operazioni effettuate in anni precedenti ma con imposta esigibile nel 2011) della dichiarazione;

f) codice fiscale, denominazione / cognome e nome dei soggetti IVA che hanno comunicato all’Agenzia di aver effettuato acquisti dal contribuente;

g) ammontare degli acquisti comunicati dai predetti soggetti IVA;

h) ammontare delle operazioni attive che non risulterebbero riportate nella dichiarazione.

Modalità di invio della comunicazione

Le suddette comunicazioni vengono inviate:

- all’indirizzo PEC del contribuente;

- tramite posta ordinaria nel caso in cui l’indirizzo non sia attivo o registrato nell’Indice nazionale degli indirizzi PEC.

Comportamenti da adottare

Come viene indicato dal neo provvedimento, il contribuente, anche tramite un intermediario abilitato, può richiedere all’Agenzia via email (agli indirizzi riportati nella comunicazione ricevuta) informazioni ovvero comunicare eventuali elementi, fatti e circostanze non conosciuti da quest’ultima.

In caso di anomalia, non è definita alcuna “tolleranza” (minima) nello scostamento dei dati che fa scattare la comunicazione. Una possibile giustificazione potrebbe essere individuata nel fatto che l’acquisto comunicato tramite lo spesometro 2011 sia riferibile ad una fattura emessa dal contribuente nel 2010 (non presente quindi nel quadro VE del mod. IVA 2012) registrata dall’acquirente nel 2011.

Ovviamente, in caso di mancato riscontro da parte del contribuente, l’Ufficio potrebbe procedere con l’attività accertativa.

I dati e le informazioni oggetto della comunicazione saranno altresì messi a disposizione della Guardia di Finanza.

Il contribuente destinatario della comunicazione può regolarizzare gli errori/violazioni mediante il ravvedimento operoso ex art. 13, D.Lgs. n. 472/97, “beneficiando della riduzione delle sanzioni in ragione del tempo trascorso dalla commissione delle violazioni stesse”.

 

9) Bonus del 30% su reddito imponibile per coloro che rientrano in Italia

Il Consiglio dei ministri, il 17 luglio 2015, ha approvato tre decreti attuativi della delega fiscale. Introdotta, su indicazione del Parlamento, la riduzione del 30% dell'imponibile - per cinque anni - per i lavoratori qualificati che riportano la residenza in Italia.

Secondo una nuova norma del decreto fiscale sull’internazionalizzazione delle imprese, il reddito prodotto in Italia da lavoratori “con qualifiche elevate” che trasferiscono la residenza nel territorio dello Stato italiano potrà beneficiare per 5 anni di una riduzione del reddito imponibile del 30%.

Il Cdm ha introdotto la norma accogliendo una indicazione del Parlamento. Potranno accedere all’incentivo tutti coloro che nei cinque anni precedenti non siano stati residenti in Italia, che svolgano una attività lavorativa prevalentemente nel territorio italiano e che rivestano una qualifica per la quale sia richiesta una alta specializzazione e il titolo di laurea. Il decreto legislativo sull’internazionalizzazione, nel suo complesso, intende rafforzare il ruolo che il fisco deve svolgere a sostegno delle imprese che decidono di operare all'estero: ridurre i vincoli alle operazioni transfrontaliere e creare un quadro normativo quanto più certo e trasparente per gli investitori. Come gli altri due provvedimenti esaminati in seconda lettura (certezza del diritto e fatturazione elettronica), il decreto - modificato - tornerà ora in Parlamento per l’acquisizione dei pareri definitivi delle Commissioni parlamentari competenti.

Internazionalizzazione delle imprese

Accogliendo una indicazione del Parlamento, il Consiglio dei Ministri ha introdotto una norma volta ad incentivare fiscalmente il rientro in Italia di lavoratori con qualifiche elevate. La disposizione prevede che il reddito prodotto in Italia da lavoratori che trasferiscono la residenza nel territorio dello Stato italiano beneficiano per cinque anni di una riduzione del reddito imponibile del 30%. Possono accedere all’incentivo i soggetti che nei cinque anni precedenti non siano stati residenti in Italia, che svolgano una attività lavorativa prevalentemente nel territorio italiano e che rivestano una qualifica per la quale sia richiesta una alta specializzazione e il titolo di laurea.

Per il resto, il D.L. punta a ridurre i vincoli alle operazioni transfrontaliere e creare un quadro normativo quanto più certo e trasparente per gli investitori. Si confermano le norme sui ruling internazionali ossia accordi preventivi con il fisco per le imprese che detengono attività internazionali. Gli accordi vincolano le parti per il periodo d’imposta nel corso del quale sono stipulati e per i quattro periodi d’imposta successivi. Il decreto introduce anche l’istituto dell’interpello per le società che effettuano nuovi investimenti, per dare certezza in merito ai profili fiscali del piano di sviluppo che si intende attuare. Fondamentale a tal fine è la presentazione da parte dell’investitore di un business plan con la descrizione dell’ammontare dell’intervento (minimo 30 milioni d'investimento), i tempi e le modalità di realizzazione dello stesso, l’incremento occupazionale e i riflessi che esso ha sul sistema fiscale italiano.

Il provvedimento che risulta dal secondo esame preliminare conferma le norme sul rafforzamento dei ruling internazionali, ossia accordi preventivi con il fisco per le imprese che detengono attività internazionali.

I principali ambiti di operatività degli accordi preventivi riguardano la disciplina dei prezzi di trasferimento infragruppo, l’attribuzione di utili e perdite alle stabili organizzazioni, la valutazione preventiva dei requisiti che configurano una stabile organizzazione situata nel territorio italiano, l’individuazione, nel caso concreto specifico, delle norme sull’erogazione o la percezione di dividendi, royalties, interessi e altri componenti reddituali a o da soggetti non residenti.

Gli accordi vincolano le parti per il periodo d’imposta nel corso del quale sono stipulati e per i quattro periodi d’imposta successivi. Per il periodo intercorrente tra la data di presentazione dell’istanza e quella di conclusione dell’accordo il contribuente ha comunque la possibilità di presentare dichiarazione integrativa, senza applicazione di sanzioni a condizione che in tale periodo ricorrano le circostanze di fatto e di diritto a base dell’accordo. Tali circostanze, viene specificato accogliendo le osservazioni dei pareri parlamentari, devono sussistere congiuntamente per uno o più periodi di imposta precedenti alla stipula del contratto ma non anteriori a quello in corso alla data di presentazione dell’istanza.

Trasmissione telematica delle operazioni IVA e fatturazione elettronica

Le principali novità introdotte, a seguito dell’accoglimento delle osservazioni parlamentari, riguardano un maggior coinvolgimento delle associazioni di categoria nell’ambito di forum nazionali sulla fatturazione elettronica, nei processi per la definizione delle regole tecniche, delle modalità e dei termini per la trasmissione telematica delle fatture. Un’altra novità riguarda i gestori di distributori automatici per i quali la memorizzazione elettronica e la trasmissione telematica dei corrispettivi è obbligatoria. Confermate le altre misure del decreto legislativo, che si rivolge a tutti i soggetti passivi Iva e introduce incentivi, in termini di riduzione degli adempimenti amministrativi e contabili, a vantaggio delle imprese che la utilizzano la fatturazione elettronica.

In particolare, il Decreto Legislativo prevede, dal 2017, in via opzionale, l’invio telematico all’Agenzia delle entrate dei dati di tutte le fatture (e relative variazioni), emesse e ricevute, anche mediante Sistema di Interscambio.

Confermate le altre misure del Decreto Legislativo che si rivolge a tutti i soggetti passivi Iva e introduce incentivi, in termini di riduzione degli adempimenti amministrativi e contabili, a vantaggio delle imprese che la utilizzano la fatturazione elettronica.

In particolare, il decreto legislativo:

p- revede in via opzionale a decorrere dal 1° gennaio 2017, l’invio telematico all’Agenzia delle entrate dei dati di tutte le fatture (e relative variazioni), emesse e ricevute, anche mediante Sistema di Interscambio;

- rende disponibile gratuitamente, a decorrere dal 1° luglio 2016, da parte dell’Agenzia delle entrate, il servizio base il servizio base per la predisposizione del file contenente i dati della fattura, il suo invio e la conservazione delle fatture elettroniche;

- rende disponibile, per specifiche categorie di soggetti passivi IVA (da individuare con apposito DM, sentite le associazioni di categoria anche nell’ambito di forum nazionali sulla fatturazione elettronica) il servizio gratuito di generazione, trasmissione e conservazione delle fatture elettroniche già utilizzato per gli scambi con la P.A;

- si introducono modalità nuove e semplificate per i controlli fiscali che potranno essere effettuati, anche “da remoto”, riducendo così gli adempimenti dei contribuenti ed evitando di ostacolare il normale svolgimento delle attività. Viene poi esclusa la duplicazione nella richiesta di dati.

Per i soggetti che scelgono di avvalersi della fatturazione elettronica vengono meno gli obblighi di comunicazione relativi al cosiddetto “spesometro” e alle “black lists” e i contratti di leasing. Inoltre, beneficiano di rimborsi Iva più veloci.

Certezza del diritto nei rapporti tra fisco e contribuente

Il Decreto Legislativo ha la finalità di rafforzare la certezza del diritto nei rapporti tra fisco e contribuente in materia di abuso del diritto ed elusione fiscale, raddoppio dei termini per l’accertamento e tax compliance. Nel secondo esame preliminare il Consiglio dei ministri ha introdotto alcune novità per tenere conto delle osservazioni contenute nei pareri parlamentari. In particolare, per quanto riguarda i termini di accertamento, il D.Lgs. contiene una disposizione a tutela dei contribuenti secondo cui il loro raddoppio, in presenza di un reato penale, è possibile a condizione che la denuncia all’autorità giudiziaria da parte dell’Amministrazione finanziaria sia inviata entro i termini ordinari dell’accertamento. Il raddoppio non opera se la denuncia sia presentata o trasmessa oltre la scadenza ordinaria dei termini.

Un’altra novità introdotta con il secondo esame preliminare del decreto riguarda una specifica disposizione sulla cosiddetta Voluntary Disclosure. Si prevede che possano accedere alla collaborazione volontaria e quindi beneficiare della riduzione delle sanzioni amministrative tributarie e della non punibilità penale le attività e le imposte riferite ad annualità per le quali siano scaduti i termini per l’accertamento fiscale. Confermate le disposizioni sull’abuso del diritto e l’elusione fiscale che si unificano in un unico concetto (inserendo un nuovo articolo nella legge sullo statuto del contribuente) con una valenza generale, con riguardo a tutti i tributi (imposte sui redditi e imposte indirette, fatta comunque salva la speciale disciplina vigente in materia doganale). Confermata anche l’istituzione di un nuovo schema di relazioni tra l’Agenzia delle Entrate e i contribuenti denominato “Regime di adempimento collaborativo”, valevole in via di prima applicazione per le imprese di maggiori dimensioni.

Nel secondo esame preliminare il Consiglio dei ministri ha introdotto alcune novità per tenere conto delle osservazioni contenute nei pareri parlamentari. In particolare, per quanto riguarda i termini di accertamento, il D.Lgs. contiene una disposizione a tutela dei contribuenti secondo cui il loro raddoppio, in presenza di un reato penale, è possibile a condizione che la denuncia all’autorità giudiziaria da parte dell’Amministrazione finanziaria sia inviata entro i termini ordinari dell’accertamento. Il raddoppio non opera se la denuncia sia presentata o trasmessa oltre la scadenza ordinaria dei termini.

Accogliendo una condizione contenuta nei pareri parlamentari è stata inserita una disposizione che salva gli effetti degli avvisi di accertamento e dei provvedimenti che irrogano sanzioni amministrative tributarie notificati alla data di entrata in vigore del decreto legislativo. Sono fatti salvi anche gli effetti degli inviti a comparire e dei processi verbali di contestazione a condizione che i relativi atti con la pretesa impositiva o sanzionatoria siano notificati entro il 31 dicembre 2015.

Un’altra novità introdotta con il secondo esame preliminare del decreto riguarda una specifica disposizione sulla cosiddetta ‘Voluntary Disclosure’. Si prevede che possano accedere alla collaborazione volontaria e quindi beneficiare della riduzione delle sanzioni amministrative tributarie e della non punibilità penale le attività e le imposte riferite ad annualità per le quali siano scaduti i termini per l’accertamento fiscale.

Confermato le disposizioni sull’abuso del diritto e l’elusione fiscale che si unificano in un unico concetto (inserendo un nuovo articolo nella legge sullo statuto del contribuente) con una valenza generale, con riguardo a tutti i tributi (imposte sui redditi e imposte indirette, fatta comunque salva la speciale disciplina vigente in materia doganale).

I presupposti per l’esistenza dell’abuso sono:

- l’assenza di sostanza economica delle operazioni effettuate (ossia operazioni che non perseguono obiettivi quali, ad esempio, sviluppo dell’attività o creazione di posti di lavoro, ma solo vantaggi fiscali;

- la realizzazione di un vantaggio fiscale indebito;

- la circostanza che il vantaggio fiscale costituisca l’effetto essenziale dell’operazione.

Quando Agenzia delle entrate accerta la condotta abusiva, le operazioni elusive effettuate dal contribuente diventano inefficaci ai fini tributari e, quindi, non sono ottenibili i relativi vantaggi fiscali.

Non si considerano invece abusive le operazioni giustificate da “valide ragioni extrafiscali non marginali” anche di ordine organizzativo o gestionale, che rispondono a finalità di miglioramento strutturale o funzionale dell’impresa o dell’attività professionale del contribuente.

Nel procedimento di accertamento dell’abuso del diritto l’onere della prova della condotta abusiva grava sull’amministrazione finanziaria, mentre il contribuente è tenuto a dimostrare la sussistenza delle “valide ragioni extrafiscali” che stanno alla base delle operazioni effettuate.

Confermata anche l’istituzione di un nuovo schema di relazioni tra l’Agenzia delle entrate e i contribuenti denominato “Regime di adempimento collaborativo”, valevole in via di prima applicazione per le imprese di maggiori dimensioni.

L’accesso al regime, su base volontaria, è subordinato al possesso da parte del contribuente di un sistema di rilevazione, misurazione, gestione e controllo del rischio fiscale, che consenta l’autovalutazione preventiva e il monitoraggio dei rischi. Attraverso l’instaurazione di un regime di scambio continuo di informazioni improntato alla trasparenza, con imposizione di doveri a carico dell’Agenzia delle entrate e del contribuente si realizza anticipatamente un sistema di controllo per prevenire potenziali controversie fiscali.

 

10) Gestione artigiani e commercianti: avvisi bonari rata con scadenza maggio 2015

L’INPS, con il messaggio n. 4843 del 17 luglio 2015, comunica l’inizio delle elaborazioni per l’emissione degli avvisi bonari relativi alla rata in scadenza a maggio 2015 per i lavoratori autonomi iscritti alle gestioni degli artigiani e commercianti.Gli avvisi bonari saranno a disposizione del contribuente all’interno del Cassetto previdenziale Artigiani e Commercianti (di cui al messaggio n. 5769 del 02/04/2012) al seguente indirizzo: Cassetto Previdenziale per Artigiani e Commercianti – Posizione Assicurativa – Avvisi Bonari.

Come di consueto sarà predisposta anche la relativa comunicazione che di solito veniva spedita, visualizzabile al seguente indirizzo: Cassetto Previdenziale per Artigiani e Commercianti – Posizione Assicurativa – Avvisi Bonari generalizzati.

E contestualmente sarà inviata una email di alert ai titolari della posizione contributiva e ai loro intermediari, che abbiano fornito tramite il Cassetto il loro indirizzo di posta elettronica.

Qualora l’iscritto avesse già effettuato il pagamento, potrà comunicarlo utilizzando l’apposito servizio presente al seguente indirizzo: Cassetto Previdenziale per Artigiani e Commercianti – Sezione Comunicazione bidirezionale – Comunicazioni – Invio quietanza di versamento

In caso di mancato pagamento l’importo dovuto verrà richiesto tramite avviso di addebito con valore di titolo esecutivo.

Rilascio della procedura di gestione delle domande di assegno di natalità

L’INPS, con il messaggio n. 4845 del del 17 luglio 2015, fornisce precisazioni e istruzioni operative sull’assegno di natalità di cui all’articolo 1, commi da 125 a 129 della Legge 23 dicembre 2014, n. 190.

L’11 maggio 2015 è stata rilasciata la procedura di acquisizione delle domande che, come precisato con circolare n. 93/2015 devono essere presentate all’INPS esclusivamente in via telematica mediante una delle seguenti modalità:

- WEB - Servizi telematici accessibili direttamente dal cittadino tramite PIN dispositivo attraverso il portale dell’Istituto (www.inps.it - Servizi on line);

- Contact Center Integrato - numero verde 803.164 (numero gratuito da rete fissa) o numero 06 164.164 (numero da rete mobile con tariffazione a carico dell’utenza chiamante);

- Enti di Patronato attraverso i servizi offerti dagli stessi

Come previsto dalle disposizioni normative la gestione e la liquidazione delle domande sono di competenza dell’Istituto che provvede al pagamento mensile dell’assegno, il cui importo è pari a 80 euro se l’ISEE del nucleo familiare non è superiore a 25.000 euro annui, oppure 160 euro se l’ISEE non supera i 7.000 euro annui.

 

Vincenzo D’Andò