Diario quotidiano del 17 luglio 2015: Quadro RW Modello Unico 2015: è possibile sanare le violazioni senza limiti di tempo

Pubblicato il 17 luglio 2015



reverse charge: chi non rispetta gli adempimenti Iva non è soggetto alla pesante sanzione; è Legge il cd. Decreto pensioni; APE: pubblicati in G.U. tre neo decreti; Organismi di composizione delle crisi da sovraindebitamento: pubblicati i modelli per l’iscrizione; Quadro RW Modello Unico 2015: è possibile sanare le violazioni senza limiti di tempo, lo afferma la FNC; sanzioni sul visto di conformità del professionista per il rimborso dell’Iva: documento della FNC; patrimonio della PA: al via la rilevazione delle partecipazioni pubbliche per il 2014; INPS: prolungamento del congedo parentale per figli con disabilità; sospensione feriale dei termini: novità e problematiche spiegate dalla FNC; agevolazioni sui tributi locali per gli immobili posseduti da cittadini italiani residenti all’estero; accordi di negoziazione assistita: non è dovuta l’imposta di registro e di bollo; audizione del direttore delle Entrate sulla delega fiscale; ammortizzatori sociali in deroga

 

 Indice:

 1) Reverse charge: chi non rispetta gli adempimenti Iva non è soggetto alla pesante sanzione

 2) E’ Legge il cd. Decreto pensioni

 3) APE: pubblicati in G.U. tre neo decreti

 4) Organismi di composizione delle crisi da sovraindebitamento: pubblicati i modelli per l’iscrizione

 5) Quadro RW Modello Unico 2015: è possibile sanare le violazioni senza limiti di tempo, lo afferma la FNC

 6) Sanzioni sul visto di conformità del professionista per il rimborso dell’Iva: documento della FNC

 7) Patrimonio della PA: al via la rilevazione delle partecipazioni pubbliche per il 2014

 8) INPS: prolungamento del congedo parentale per figli con disabilità

 9) Sospensione feriale dei termini: novità e problematiche spiegate dalla FNC

 10) Agevolazioni sui tributi locali per gli immobili posseduti da cittadini italiani residenti all’estero

 11) Accordi di negoziazione assistita: non è dovuta l’imposta di registro e di bollo

 12) Audizione del direttore delle Entrate sulla delega fiscale

 13) Ammortizzatori sociali in deroga

 

 

1) Reverse charge: chi non rispetta gli adempimenti Iva non è soggetto alla pesante sanzione

Reverse charge: chi non rispetta gli adempimenti Iva non è soggetto alla sanzione che va dal 100% al 200% dell’imposta non versata.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 14767 del 15 luglio 2015, che, quindi, si adegua a quanto di recente deciso dalla Corte di Giustizia Ue.

Dunque, anche il giudice di legittimità italiano riconosce che in tali ipotesi si è in presenza soltanto di una sanzione che ha natura formale (anche se non meramente formale), per cui il relativo inadempimento rimane sanzionabile ma, in quale misura, solo a discrezione del giudice di merito.

Proprio sugli adempimenti derivanti dall’inversione contabili nel diario fiscale del 16 luglio 2018 è contenuto un apposito vademecum a cui si rinvia per gli eventuali approfondimenti suscitati dal clamore delle neo decisione della Cassazione.

 

2) E’ Legge il cd. Decreto pensioni

Il Senato della Repubblica, il 15 luglio 2015, ha approvato in via definitiva, con 145 voti favorevoli, 97 contrari e un astenuto, il provvedimento di conversione del D.L. n. 65/2015, in materia di pensioni, ammortizzatori sociali e garanzie TFR.

Come è noto, tale misura si è resa necessaria dopo la sentenza della Consulta n. 70/2015, che ha dichiarato illegittimo il comma 25 dell’art. 24 del D.L. 201/2011 convertito, in base al quale, per il biennio 2012-2013, la rivalutazione automatica dei trattamenti pensionistici avrebbe dovuto essere riconosciuta solo per gli assegni aventi un importo complessivo fino a tre volte il trattamento minimo INPS, nella misura del 100%, mentre, per le pensioni di importo superiore a tre volte il trattamento minimo e inferiore a tale limite incrementato della quota di rivalutazione automatica spettante, l’aumento di rivalutazione sarebbe comunque stato attribuito fino a concorrenza del predetto limite maggiorato.

Dunque, a partire dal mese di agosto l’INPS inizierà a corrispondere a titolo di rimborso, agli aventi diritto, le somme derivanti dalla mancata rivalutazione dei trattamenti pensionistici per il biennio 2012-2013.

 

3) APE: pubblicati in G.U. tre neo decreti

APE: pubblicati, nella Gazzetta Ufficiale n. 162 del 15 luglio 2015, tre decreti che modificano le procedure per il rilascio dell’attestato di prestazione energetica (APE).

Il primo decreto aggiorna la metodologia di calcolo, nonché le prescrizioni e i requisiti minimi di efficienza per i nuovi edifici e per quelli sottoposti a ristrutturazione.

Il secondo, invece, riguarda gli schemi e le modalità di riferimento per la compilazione della relazione tecnica di progetto ai fini dell’applicazione delle prescrizioni e dei requisiti minimi di prestazione energetica negli edifici in funzione delle diverse tipologie di opere: nuove costruzioni, ristrutturazioni importanti e riqualificazioni energetiche.

Dunque, i progettisti, a partire dal 1° ottobre 2015, dovranno adeguare le proprie relazioni ai nuovi schemi in modo da poter attestare la rispondenza del manufatto progettato alle prescrizioni in materia di contenimento del consumo energetico.

Infine, con il terzo decreto sono state aggiornate le linee guida per la certificazione della prestazione energetica degli edifici (APE), al fine di poter adottare un nuovo modello valido su tutto il territorio nazionale.

 

4) Organismi di composizione delle crisi da sovraindebitamento: pubblicati i modelli per l’iscrizione

In relazione all’iscrizione al registro degli Organismi di composizione delle crisi da sovraindebitamento (di cui all’art. 15 della L. 3/2012), il Ministero della Giustizia il 15 luglio 2015 ha approvato la modulistica necessaria per poter inoltrare la domanda di iscrizione, sancendo, di fatto, la partenza di questo nuovo istituto.

In particolare, i neo modelli sono stati pubblicati sul sito internet del Ministero della Giustizia in maniera differenziata a seconda che ci si voglia iscrivere alla sezione A o B del registro. Con riguardo alla prima sezione (dedicata agli Organismi creati dagli Ordini professionali e al relativo elenco di gestori della crisi), la modulistica chiede di inserire tutti i dati (sede legale, indirizzo, natura giuridica, ecc.) dell’organismo, allegando la scheda del referente con autodichiarazione di indipendenza, estremi della polizza assicurativa, regolamento interno e l’elenco dei gestori a cui verrà affidata la risoluzione delle crisi.

Per ognuno di essi il modello presenta delle appendici, all’interno delle quali bisognerà autocertificare la propria disponibilità e il possesso del requisito di onorabilità (ai sensi dell’art. 13 del DLgs. 24 febbraio 1998 n. 58), il rispetto degli obblighi formativi (al netto dell’esenzione dall’applicazione delle disposizioni di cui agli artt. 4, comma 5, lett. d) e 6 del DM 202/2014) e l’inesistenza di altre cause di ineleggibilità contemplate dall’art. 2382 c.c. 

 

5) Quadro RW Modello Unico 2015: è possibile sanare le violazioni senza limiti di tempo

La Fondazione Nazionale dei Commercialisti, con la circolare del 15 luglio 2015 (relativa al ravvedimento delle violazioni degli obblighi relativi al monitoraggio fiscale e alla trasmissione telematica delle dichiarazioni), sostiene che (a seguito della riforma del ravvedimento operoso attuata con la L. 190/2014) anche le violazioni derivanti dal quadro RW del Modello Unico, comunque commesse, sono sottoposte ai nuovi termini di cui all’art. 13 del D.Lgs. n. 472/97 (quindi il ravvedimento è possibile fino alla notifica dell’accertamento o dell’atto di contestazione della sanzione, con riduzione della sanzione che diminuisce all’aumentare del tempo in cui avviene la sanatoria).

Dal lato operativo, in relazione ai contribuenti che vogliono regolarizzare la propria posizione, viene fatta la distinzione se tali soggetti abbiano o meno presentato entro il 30 settembre di ciascun anno, la dichiarazione dei redditi relativa al precedente periodo d’imposta.

Presentazione della dichiarazione integrativa

La prima ipotesi di possibile ravvedimento riguarda la dichiarazione tardiva o integrativa di quella da presentarsi entro il 30 settembre. In questo caso la sanzione per la dichiarazione sarà pari a 25 euro (1/10 di 258 euro) qualora non siano dovute imposte, ovvero le ordinarie riduzioni previste per il ravvedimento degli omessi versamenti. La sanzione per l’omessa compilazione del quadro RW è invece pari a 25,80 euro (1/10 di 258 euro).

Presentazione della dichiarazione integrativa entro il 30 settembre dell’anno successivo

La seconda ipotesi di ravvedimento consiste nella dichiarazione presentata oltre il termine di 90 giorni ma entro il 30 settembre dell’anno successivo. In questo caso si applicherà la sanzione di 32 euro, qualora non siano dovute imposte e del 12,50% (1/8 del 100% aumentato di 1/3 se i redditi sono prodotti all’estero) a titolo di sanzione dell’imposta dovuta, oltre al pagamento degli interessi. La sanzione sale al 25% qualora le attività e gli investimenti non indicati nel quadro RW siano detenuti in Paesi black list. La sanzione per l’omessa compilazione del quadro RW, in questa seconda ipotesi, varia dallo 0,38% allo 0,75% degli importi non indicati a seconda che le attività siano detenute o meno in Paesi black list.

Dichiarazione integrativa presentata oltre il termine per la presentazione della dichiarazione relativa all’anno successivo

La terza ipotesi di ravvedimento riguarda la dichiarazione integrativa presentata oltre il termine per la presentazione della dichiarazione relativa all’anno successivo. In questo caso la sanzione sarà pari a 36 euro qualora non siano dovute imposte; diversamente la sanzione è pari al 14,29% (28,57% in caso di attività detenute in Paesi black list) dell’imposta dovuta a titolo di sanzione, oltre all’applicazione degli interessi. La sanzione per il quadro RW sarà variabile dallo 0,43% allo 0,86% degli importi non indicati nel quadro RW a seconda che le attività siano detenute in Paesi black list o meno.

Quarta ipotesi di ravvedimento

La quarta ipotesi di ravvedimento è quella disciplinata dalla lett. b-ter) dell’articolo 13, ossia quella della dichiarazione integrativa presentata oltre il termine per la presentazione di quella relativa all’anno successivo a quello nel corso del quale è stata commessa la violazione. In questo caso la sanzione relativa alla parte dichiarativa è pari a 43 euro laddove non siano dovute imposte. Diversamente la sanzione è pari al 16,67% (33,33%) degli importi omessi, oltre agli interessi a seconda che le attività o gli investimenti esteri siano localizzati in un Paese a fiscalità agevolata. In questo caso la violazione relativa al quadro RW è sanzionata in misura variabile allo 0,5% all’1%.

Dichiarazione integrativa presentata solo dopo la constatazione della violazione

La quinta e ultima ipotesi di ravvedimento riguarda la dichiarazione integrativa presentata successivamente alla constatazione della violazione ai sensi dell’art. 24 della legge n. 4/1929 e fino alla notifica dei relativi atti di liquidazione o di accertamento.

Riguardo la possibilità di avvalersi dell’istituto del ravvedimento per la regolarizzazione della violazione “propria” dell’intermediario per il tardivo/omesso invio delle dichiarazioni, la Fondazione dei Commercialisti spiega la tesi sostenuta dall’Amministrazione finanziaria che ritiene ammissibile tale possibilità solamente al termine breve di 90 giorni previsto dalla lettera c) dell’art. 13 comma 1 del D.lgs. 472/1997.

Tuttavia, osserva la FNC, la violazione tornerebbe ad essere ravvedibile anche dopo la contestazione della stessa, versando la sanzione ridotta ad 1/5 del minimo (lett. b-quater), a condizione che nella locuzione “tributi amministrati dall’Agenzia delle Entrate” si ritenga ricomprendere anche la violazione in oggetto.

 

6) Sanzioni sul visto di conformità del professionista per il rimborso dell’Iva

La Fondazione Nazionale dei Commercialisti, con il documento del 15 luglio 2015, ha esaminato la normativa vigente relativa all’apposizione del visto di conformità.

Vengono analizzate le procedure per ottenere l’abilitazione al rilascio del visto, oltre all’approfondimento delle specifiche procedure per l’apposizione e le sanzioni previste nel caso di rilascio di visto infedele.

Con il D.Lgs. 175/2014 (c.d. “decreto semplificazioni) il legislatore ha modificato l’art. 38-bis del D.P.R. n. 633/1972, in materia di rimborsi IVA. Tale modifica attiene in particolare alla possibilità, per il contribuente, di avvalersi di un professionista per far apporre il visto di conformità sull’istanza di rimborso di crediti di importo superiore a 15 mila euro, in luogo di prestare le onerose garanzie previste in alternativa.

In precedenza, il limite al di sotto del quale non era necessario prestare alcuna garanzia era fissato a 5.164,57 euro. Inoltre è stato previsto che in luogo della garanzia, da doversi prestare per importi annuali superiori a 15 mila euro, il contribuente ha facoltà di avvalersi di un professionista per l’apposizione del visto di conformità contestuale al rilascio di una dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà.

Il visto di conformità, spiega la FNC, è compreso nella categoria delle certificazioni fiscali, all’interno della quale è possibile individuare anche l’asseverazione degli studi di settore e la certificazione tributaria (c.d. “visto pesante”). Si tratta infatti di uno dei livelli di confronto sulla corretta applicazione delle norme tributarie che il legislatore ha attribuito a soggetti terzi rispetto all’Amministrazione finanziaria. Tali certificazioni fiscali sono disciplinate nel D.Lgs. 241/1997 (artt. 35 e 36).

Con tale visto l’intermediari attesta l’esecuzione dei controlli indicati nell’art. 2 del DM 164/1999. Soggetti legittimati al rilascio del visto sono:

- Dottori commercialisti ed esperti contabili;

- Consulenti del lavoro;

- Periti ed esperti iscritti negli appositi ruoli presso le CCIAA, in possesso di diploma di laurea in giurisprudenza o in economia (o equipollenti) o diploma di ragioneria;

- Responsabili dell’assistenza fiscale dei CAF-imprese.

Dall’analisi della FNC emerge che il punto focale sul quale l’interprete deve interrogarsi concernono la natura e l’ampiezza dei controlli che il professionista deve effettuare per il rilascio del visto di conformità, in vista dell’istanza di rimborso all’Amministrazione.

Per i rimborsi sopra 15 mila euro controlli di natura “formale”

In atto, nonostante le contraddittorie indicazione fornite dall’Agenzia delle entrate, la FNC ritiene che i controlli preordinati al rilascio del visto per la richiesta di rimborso di crediti IVA di ammontare superiore a 15 mila euro sono limitati a quelli indicati nell’art. 2 del DM n. 164/1999 e, pertanto, sono di natura formale.

Trattandosi di controlli formali, anche le relative violazioni devono essere considerate tali e, pertanto, nell’irrogazione delle sanzioni per visti infedeli deve essere applicato, ai sensi del rinvio attuato dall’art. 39 comma 1-bis del D.lgs. 241/1997, nel caso in cui ne ricorrano gli estremi, l’art. 12 del D.lgs. 472/1997 sul concorso materiale di più violazioni, con conseguente applicazione della sanzione prevista per la violazione più grave, aumentata da un quarto al doppio.

Omessa trasmissione telematica di dichiarazioni: si applica il cumulo giuridico

Con la sentenza della Corte di Cassazione n. 12682 del 18 giugno 2015, si è cercato di fare chiarezza se, nel caso in cui un soggetto intermediario abbia omesso o ritardato la trasmissione di più dichiarazioni fiscali, si debba applicare l’art. 12, comma 1, D.Lgs. 472/1997, secondo il quale il contravventore è punito con la sanzione che dovrebbe infliggersi per la violazione più grave, aumentata da un quarto al doppio, anche se si tratti di violazioni formali della stessa legge, oppure se si applichi l'art. 8 della l. 689/1981, secondo il quale la continuazione è possibile solo quando il soggetto con un’azione o un’omissione viola diverse disposizioni che prevedono sanzioni amministrative.

Secondo l’Avvocatura dello Stato l’infrazione in commento non potrebbe mai essere qualificata come “formale”, in quanto solo alle infrazioni commesse dal contribuente si attaglierebbero le qualifiche di “formali” e “non formali”, e non a quelle commesse dall'intermediario.

Secondo il relatore, ben si possono distinguere anche nell’ambito delle infrazioni commesse dall’intermediario le violazioni formali da quelle non formali; si ricade nelle prime qualora la condotta dell’intermediario arrechi solo un ritardo o una difficoltà alle operazioni di accertamento o riscossione, mentre si verte nelle secondo quando il medesimo soggetto agevoli l’evasione o comunque determini un minore incasso erariale.

Come ricordato dalla giurisprudenza di legittimità, si è in presenza di un concorso formale quando, con una sola azione od omissione, si commettono diverse violazioni della medesima disposizione normativa (concorso formale omogeneo), oppure quando, con una sola azione o omissione, vengono violate disposizioni diverse anche relative a tributi diversi (concorso formale eterogeneo). Ricorre, invece, il concorso materiale quando con più azioni o omissioni si commettono diverse violazioni della stessa disposizione di legge.

Come ebbe modo di affermare la Corte di Cassazione, con la pronuncia dell’11 ottobre 2013, n. 23123 (la quale in motivazione richiamò la sentenza n. 6519 del 25 marzo 2005), non trova applicazione, nel caso di specie, il cumulo giuridico previsto dall’art. 12 del D.Lgs. n. 472/1997, bensì il concorso materiale tra violazioni commesse con più azioni od omissioni, senza che possa, ancora, ritenersi applicabile a tale ultima ipotesi, in via analogica, la normativa dettata dall’art. 81, cpv, c.p., in tema di continuazione tra reati, in quanto la differenza morfologica tra reato e illecito amministrativo non consente che, attraverso un procedimento di integrazione analogica, le norme previste in materia penale vengano tout court estese alla materia degli illeciti amministrativi.

Gli ermellini, sulla base dell’interpretazione letterale della locuzione “anche” contenuta nell'art. 12, ritengono di non condividere l’interpretazione fornita dalla sentenza n. 23123/2013, posto che “è punito con la sanzione che dovrebbe infliggersi per la violazione più grave, aumentata fino al doppio, chi, con una sola azione od omissione, viola diverse disposizioni anche relativi a tributi diversi ovvero commette, anche con più azioni od omissioni, diverse violazioni della medesima disposizione”.

 

7) Patrimonio della PA: al via la rilevazione delle partecipazioni pubbliche per il 2014

Da quest’anno vanno comunicati al Tesoro anche i dati dei rappresentanti delle Amministrazioni negli organi di governo delle società.

Il Dipartimento del Tesoro del Ministero dell’Economia e delle Finanze apre oggi la rilevazione delle partecipazioni di tutte le Pubbliche Amministrazioni - centrali, territoriali e non territoriali - e dei rispettivi rappresentanti negli organi di governo delle società per l’anno 2014. Il termine per la comunicazione dei dati è fissato al 15 ottobre 2015.

A partire da quest’anno si realizza l’unificazione della raccolta dei dati relativi alle società partecipate pubbliche. Attraverso l’applicativo Partecipazioni del Portale Tesoro le Amministrazioni dovranno infatti dichiarare, oltre alle consuete informazioni relative alle partecipazioni, dirette e indirette, anche quelle riguardanti i propri rappresentanti negli organi societari, che precedentemente venivano trasmesse al Dipartimento della Funzione Pubblica mediante l’applicativo CONSOC del Portale PERLA PA.

Questa novità nella procedura di raccolta delle informazioni sulle partecipazioni pubbliche, in attuazione dell’art. 17, commi 3 e 4, del D.L. 90/2014, convertito con modificazioni dalla L. 114/2014, rappresenta un valido esempio di razionalizzazione di banche dati istituite da Amministrazioni centrali, nonché di semplificazione degli adempimenti a carico di circa 11.000 Amministrazioni pubbliche.

La rilevazione delle partecipazioni, assieme a quella dei beni dati in concessione e a quella dei beni immobili, si inserisce nell’ambito del Progetto Patrimonio della PA, avviato dal Dipartimento del Tesoro, in attuazione della Legge Finanziaria per il 2010, per la ricognizione annuale delle componenti dell’attivo delle Amministrazioni pubbliche finalizzata alla redazione del Rendiconto patrimoniale a valori di mercato.

La rilevazione dei beni immobili per l’anno 2014 è stata aperta lo scorso 15 maggio e chiuderà il prossimo 31 luglio. La rilevazione delle concessioni sarà avviata entro il mese di settembre p.v.

Maggiori informazioni sulla rilevazione delle Partecipazioni e le istruzioni per la comunicazione dei dati sono disponibili sul sito del Dipartimento del Tesoro al link Patrimonio della PA - Partecipazioni delle Amministrazioni Pubbliche. Quesiti sulla comunicazione dei dati possono essere indirizzati alla casella di posta elettronica supportotematicopatrimonio@tesoro.it.

(MEF, Comunicato Stampa N° 150 del 16/07/2015)

 

8) INPS: prolungamento del congedo parentale per figli con disabilità

L’INPS, con il messaggio n. 4805 del 16 luglio 2015, comunica le modalità di presentazione della domanda, nel periodo transitorio, al fine del prolungamento del congedo parentale per figli con disabilità in situazione di gravità, previsto dal Decreto Legislativo n. 80/2015. Elevazione dei limiti temporali di fruibilità portata da 8 a 12 anni.

Ai sensi dell’art. 26, comma 2, del citato decreto legislativo n. 80/2015, il nuovo disposto normativo si applica in via sperimentale esclusivamente per il solo anno 2015 e per le sole giornate di astensione riconosciute nell’anno 2015 medesimo.

Il prolungamento del congedo parentale decorre a partire dalla conclusione del periodo di normale congedo parentale teoricamente fruibile dal genitore richiedente.

I giorni fruiti fino al dodicesimo anno di vita del bambino – o fino al dodicesimo anno dall’ingresso in famiglia del minore in caso di adozione o affidamento – a titolo di congedo parentale ordinario e di prolungamento del congedo parentale non possono superare in totale i tre anni, con diritto per tutto il periodo alla indennità economica pari al 30% della retribuzione.

Vengono poi riepilogati, in base al vigente disposto normativo, i benefici previsti in favore dei genitori lavoratori per l’assistenza a figli con disabilità in situazione di gravità in alternativa al prolungamento del congedo parentale di cui all’art. 33 del Decreto Legislativo n. 151/2001:

- tre giorni di permesso mensile, oppure le ore di riposo giornaliere per bambini, anche adottivi o affidati, fino a 3 anni di età;

- tre giorni di permesso mensile per bambini tra i 3 e i 12 anni di vita, oppure tra i 3 anni di vita e fino a 12 anni dall’ingresso in famiglia in caso di adozione o affidamento.

Viene, inoltre, ricordato che a partire dal compimento del dodicesimo anno di età del figlio biologico, e dal dodicesimo anno dall’ingresso in famiglia del minore adottato o affidato, si ricorda che i genitori possono fruire esclusivamente dei tre giorni di permesso mensile.

Nelle more dell’adeguamento degli applicativi informatici utilizzati per la presentazione della domanda on line, è consentita la presentazione della domanda in modalità cartacea utilizzando il modello rinvenibile sul sito internet dell’Istituto previdenziale seguendo il seguente percorso: www.inps.it > modulistica > digitare nel campo “ricerca modulo” il seguente codice: SR08.

L’Inps, inoltre, chiarisce che la domanda cartacea va utilizzata solo dai genitori lavoratori dipendenti che fruiscono di periodi di prolungamento di congedo parentale dal 25 giugno 2015 al 31 dicembre 2015, per figli in età compresa tra gli 8 ed i 12 anni, oppure per minori in adozione o affidamento che si trovano tra l’8° ed il 12° anno di ingresso in famiglia.

Per tutti gli altri genitori lavoratori dipendenti aventi diritto al prolungamento del congedo parentale per figli di età inferiore agli 8 anni, la domanda continua ad essere presentata in via telematica.

La presentazione delle domande cartacee, per i genitori interessati da questa modalità, è consentita per il solo mese di luglio.

Pagamento delle prestazioni all’estero

Pagamento delle prestazioni all’estero. Accertamento dell’esistenza in vita. Riscossione personale presso sportelli del Partner d’appoggio.

E’ questo il tema che viene trattato dal messaggio n. 4767 del 14 luglio 2015 dell’INPS.

Già con messaggio Hermes n. 1116 del 13/02/2015 sono state fornite indicazioni sull’avvio della verifica dell’esistenza in vita dei pensionati per l’anno 2015 da parte del fornitore del servizio di pagamento delle prestazioni INPS all'estero, Citibank.

Al paragrafo 3 del messaggio è stato precisato che, nel caso in cui l’andamento dei rientri delle attestazioni di esistenza in vita facesse ritenere che non tutti i pensionati erano stati in condizione di assolvere all’adempimento entro il termine, sarebbe stata valutata la possibilità di localizzare agli sportelli del «Partner d’appoggio» della banca affidataria del servizio, per la riscossione personale da parte del beneficiario, i pagamenti delle rate di luglio e di agosto delle pensioni intestate ai soggetti che non avevano fatto pervenire la prova di esistenza in vita entro il termine ordinario del 3 giugno 2015.

Tenuto conto dell’andamento della verifica ed alla luce dei concomitanti adempimenti che l’Istituto è stato chiamato ad assolvere, la localizzazione allo sportello è stata disposta per il pagamento della sola rata di luglio delle pensioni intestate ai soggetti che non hanno fatto pervenire la prova di esistenza in vita entro il termine ordinario.

Per avvertire questi pensionati della possibilità di riscuotere la pensione allo sportello, Citibank ha inviato una comunicazione personalizzata secondo il modello già in uso per i pensionati che riscuotono ordinariamente la pensione in tale modalità, con l’indicazione del Money Transfert Control Number (MTCN).Nel caso in cui il pensionato non dovesse ricevere tale comunicazione, potrà ottenere le informazioni necessarie e il codice MTCN contattando il servizio clienti di Citibank.

Per facilitare la riscossione da parte dei pensionati, limitando contestualmente l’aggravio di lavoro connesso alla riemissione delle rate sospese, anche le strutture territoriali sono invitate a curare il presidio dei canali di comunicazione per fornire l’assistenza necessaria a chi non dovesse ricevere la comunicazione. A tale fine, si ricorda che il codice MTCN relativo a ciascun pagamento può essere rilevato accedendo all’archivio di Citi attraverso CitiDirect. Per facilitare la riscossione è necessario indicare al pensionato anche l’importo esatto della rata di luglio in pagamento.

La riscossione personale che avvenga entro il 21 luglio (in tempo utile per la predisposizione delle rate di agosto da parte di Citibank) costituirà prova dell’esistenza in vita e per le successive rate saranno ripristinate le modalità di pagamento ordinarie.

Nel caso di mancata riscossione della mensilità di luglio entro il 21 dello stesso mese, i pagamenti successivi saranno sospesi dalla banca e potranno essere ripristinati solo a seguito della produzione di adeguata prova dell’esistenza in vita da parte dei soggetti interessati, sia in forma cartacea che attraverso la riscossione personale. Si precisa infatti che, malgrado la sospensione della pensione, la rata di luglio resterà disponibile presso gli sportelli del «Partner d’appoggio» fino al 24 settembre e pertanto il pensionato fino a quella data avrà ancora la possibilità di riscuotere la pensione e dimostrare in questo modo di essere in vita.

Riassumendo, nel caso in cui il pagamento in contanti della rata di luglio sia incassato dopo il 21 luglio 2015, il ripristino dei pagamenti della pensione avverrà come segue:

- se la riscossione della rata di luglio avverrà fra il 22 luglio e il 19 agosto 2015, il ripristino dei pagamenti delle pensioni avverrà a partire del rateo di settembre 2015;

- se la riscossione della rata di luglio avverrà fra il 20 agosto e il 19 settembre 2015, il ripristino dei pagamenti delle pensioni avverrà a partire del rateo di ottobre 2015;

- se la riscossione della rata di luglio avverrà fra il 20 settembre e il 24 settembre 2015, il ripristino dei pagamenti delle pensioni avverrà a partire dal rateo di novembre 2015.

Nel caso in cui il pagamento in contanti della rata di luglio sia incassato dopo il 21 luglio 2015, il pensionato chiederà la riemissione delle rate eventualmente non pagate in quanto sospese alla struttura INPS che gestisce la pensione, la quale potrà disporre il pagamento solo previa verifica dell’avvenuto accertamento dell’esistenza in vita da parte della banca accedendo al sistema CitiDirect, o dopo avere comunque accertato con modalità alternative l’esistenza in vita del pensionato. S’invitano le strutture territoriali ad adottare le misure organizzative necessarie ad assicurare la tempestiva gestione delle richieste di riemissione.

 

9) Sospensione feriale dei termini: novità e problematiche

Un ulteriore documento della FNC del 15 luglio 2015 verte, oltre che sulle novità, sulle problematiche che affliggono la sospensione feriale dei termini.

Infatti, il D.L. n. 132 del 12.09.2014 ha modificato la Legge 742/1969 in materia sospensione feriale dei termini nel processo civile.

In pratica la sospensione dei termini dal 2015 si estende dal 1° al 31 agosto e non più fino al 15 settembre.

Lo scopo della sospensione (che opera anche in campo tributario) è quello di fare riposare i difensori (avvocati, ecc.), tuttavia, denota la FNC, tale obiettivo difficilmente viene raggiunto poiché l’attuale sistema non è ben coordinato.

Il documento conclude la propria rassegna citando la problematica che attanaglia la sospensione in concomitanza dell’accertamento con adesione.

Il Legislatore dovrebbe intervenire per sciogliere anche tale annosa questione.

 

10) Agevolazioni sui tributi locali per gli immobili posseduti da cittadini italiani residenti all’estero

La Fondazione IFEL con la nota 15 luglio 2015 fornisce un commento in materia di agevolazioni sui tributi locali per gli immobili posseduti da cittadini italiani residenti all’estero con particolare riferimento alla Risoluzione n. 6 del MEF del 26 giugno 2015.

La previsione di agevolazioni in materia di IMU, Tasi e Tari operata dal Dl n.47 del 2014 (art. 9-bis), per gli immobili posseduti da cittadini italiani residenti all’estero già pensionati nei relativi Paesi di residenza, ha determinato difficoltà applicative per i Comuni e per i contribuenti interessati, legate al riconoscimento dei requisiti per l’accesso alle suddette agevolazioni ed in particolare dello status di “pensionato”.

In particolare si ricorda che l’art. 9-bis del Dl n. 47 riconosce, a decorrere dal 2015, l’esenzione dall’IMU e la riduzione di due terzi della Tasi e della Tari per l’unica “unità immobiliare posseduta dai cittadini italiani non residenti nel territorio dello Stato e iscritti all'Anagrafe degli italiani residenti all’estero (Aire), già pensionati nei rispettivi Paesi di residenza, a titolo di proprietà o di usufrutto, a condizione che non risulti locata o concessa in comodato d’uso”.

Al fine di superare le suddette difficoltà applicative e per garantire un’omogenea applicazione delle agevolazioni in questione, in data 26 giugno 2015 il Dipartimento delle Finanze ha diffuso la Risoluzione n. 6/DF, con la quale sono stati chiariti alcuni dubbi sorti prevalentemente in ordine al requisito dell’iscrizione all’AIRE ed alla fruizione del trattamento pensionistico.

Per quanto attiene al primo aspetto, la Risoluzione ministeriale chiarisce che “ai fini dell’equiparazione dell’abitazione principale è sufficiente che il cittadino sia iscritto all’AIRE e non anche che l’immobile sia ubicato nello stesso comune di iscrizione all’AIRE”. In altri termini, per accedere all’agevolazione non è necessario che vi sia coincidenza tra Comune di ubicazione dell’immobile e Comune di iscrizione all’AIRE.

Ancora più controverso, in sede applicativa, è risultato l’aspetto relativo al trattamento pensionistico al cui riguardo il Mef è intervenuto chiarendo che l’agevolazione è applicabile solamente nel caso in cui i cittadini italiani residenti all’estero siano percettori di:

a) pensioni in convenzione internazionale, nelle quali la contribuzione versata in Italia si totalizza con quella versata in un Paese estero;

b) pensioni autonome italiane e pensioni estere.

Non è ammesso, invece, a beneficiare delle agevolazioni, il cittadino italiano residente all’estero che percepisca unicamente una pensione italiana. La ratio di tale interpretazione è da rintracciarsi nella condizione prevista dalla norma, vale a dire che i contribuenti risultino “già pensionati nei rispettivi Paesi di residenza”, la quale si realizza solo in coincidenza dei primi due casi sopra prospettati.

Ciò chiarito, la Risoluzione Mef prosegue precisando che, data la natura derogatoria della previsione, l’interpretazione restrittiva che naturalmente ne consegue implicherebbe l’applicazione del beneficio in questione unicamente nel caso in cui vi sia coincidenza tra il Paese estero che eroga la pensione ed il Paese estero di residenza; non potendosi, pertanto, riconoscere l’agevolazione per quel contribuente che, ad esempio, percepisce una pensione italo-svizzera e risiede in Francia.

Inoltre, la Risoluzione in commento ammette l’accesso alle agevolazioni anche quando il contribuente percepisca, ad esempio, una pensione di invalidità. Questa possibilità, secondo il Ministero, è consentita dalla genericità della norma, la quale, non specificando il tipo di trattamento pensionistico richiesto ai fini delle agevolazioni, ammette in via implicita qualunque tipo di pensione.

Da ultimo, la Risoluzione ministeriale nel ribadire che i Comuni non possono, attraverso l'esercizio della potestà regolamentare, introdurre ulteriori casi di esonero dall'IMU, precisa che per le unità immobiliari possedute da cittadini italiani all’estero, non equiparabili all’abitazione principale (A1, A8 e A9), il Comune può, nell’esercizio della propria autonomia, disporre un’aliquota agevolata, ai sensi della disciplina riguardante gli “Altri immobili”. Con riguardo alla Tasi e alla Tari la risoluzione prosegue ricordando che con riferimento alla prima i Comuni possono prevedere riduzioni di aliquota fino a disporne l’azzeramento; mentre per la seconda precisa che, ai sensi del comma 659 dell’art. 1 della legge n. 147 del 2013, è possibile prevedere, con regolamento, “riduzioni tariffarie ed esenzioni di abitazioni occupate da soggetti che risiedano o abbiano la dimora, per più di sei mesi all'anno, all'estero”.

La nota del Mef non fa cenno ad un ulteriore limite applicativo della normativa in questione, che attiene alle modalità di attestazione del requisito del pensionamento, informazione certamente non facilmente conoscibile dai Comuni italiani, ma la cui documentabilità incontra talune difficoltà anche per i cittadini italiani residenti all’estero.

In particolare, da numerose segnalazioni pervenute emergerebbe come tali difficoltà siano da imputare all’impossibilità, per i contribuenti interessati, di vedersi rilasciare dalle competenti amministrazioni estere la documentazione richiesta dagli uffici comunali italiani ai fini dell’accesso al beneficio in questione. In particolare, in alcuni Stati esteri non esisterebbe alcuna documentazione attestante lo stato di pensionamento, se non il cedolino di riscossione e pagamento della pensione.

Al fine di ovviare a tale difficoltà, appare opportuno che gli uffici comunali competenti consentano la possibilità di attestare lo stato di pensionamento avvalendosi di una dichiarazione sostitutiva di certificazione, ai sensi del DPR n. 445 del 2000.

Oltre ad essere auspicabile per le ragioni appena esposte, tale possibilità appare esplicitamente consentita dall’art. 46 del citato DPR, ai sensi del quale tra gli Stati, le qualità personali e i fatti comprovabili con dichiarazione sostitutiva, figura anche la qualità di pensionato e non si ravvisano ostacoli di sorta per l’applicazione di tale facilitazione ai cittadini italiani non residenti destinatari del beneficio3. Si ricorda in proposito che le disposizioni del DPR 445 si applicano ai cittadini italiani e dell’Unione europea, alle persone giuridiche, alle società di persone, alle pubbliche amministrazioni e agli enti, alle associazioni e ai comitati aventi sede legale in Italia o in uno dei Paesi dell’Unione europea (art. 3 co. 1).

 

11) Accordi di negoziazione assistita: non è dovuta l’imposta di registro e di bollo

I contribuenti che si avvalgono del nuovo strumento giuridico della negoziazione assistita per le risoluzioni consensuali di separazione non devono pagare l’imposta di registro, di bollo e le altre imposte relative agli atti e ai documenti del procedimento di scioglimento del matrimonio.

Lo ha precisato l’Agenzia delle entrate, con la risoluzione n. 65/E del 16 luglio 2015.

Viene precisato che l’esenzione resta valida anche per la negoziazione assistita poiché gli effetti del nuovo strumento sono parificati rispetto ai provvedimenti giudiziali di separazione e di divorzio.

L’articolo 19 della legge 74/1987 prevede, infatti, che tutti gli atti, i documenti ed i provvedimenti relativi al procedimento di scioglimento del matrimonio o di cessazione degli effetti civili del matrimonio sono esenti dall'imposta di bollo, di registro e da ogni altra tassa.

 

12) Audizione del direttore delle Entrate sulla delega fiscale

Il direttore dell’Agenzia delle entrate è intervenuto sui decreti riguardanti la riorganizzazione delle agenzie, la revisione degli interpelli e del contenzioso e la razionalizzazione della riscossione.

La realizzazione di un fisco più equo necessita di nuove, più moderne e trasparenti modalità di interlocuzione con i contribuenti e di un’Amministrazione finanziaria percepita come partner naturale da cittadini e imprese. È questa la sfida a cui si sottopone il legislatore e a cui si affianca l’Amministrazione finanziaria. Il punto di arrivo non è soltanto una rivoluzione di tipo fiscale, ma anche culturale. Ad affermarlo, il direttore dell’Agenzia delle Entrate, Rossella Orlandi, nel corso dell’audizione che si è svolta il 16 luglio 2015 davanti alla Commissione Finanze e Tesoro del Senato della Repubblica, relativa ai decreti attuativi della delega fiscale.

In particolare, il numero uno delle Entrate è intervenuta sugli atti governo 181, 184 e 185, approvati lo scorso 26 giugno, riguardanti, rispettivamente, la riorganizzazione delle agenzie fiscali, la revisione della disciplina degli interpelli e del contenzioso tributario e la semplificazione e razionalizzazione delle norme riguardanti la riscossione.

L’Agenzia è consapevole, osserva il direttore, che per ristabilire la fiducia tra Fisco e cittadino, è fondamentale puntare sulla prevenzione, semplificare gli adempimenti e facilitare il dialogo diretto con il contribuente, in modo da favorire l’emersione spontanea delle basi imponibili, con il conseguente recupero della “tax gap”.

In un rapido excursus Rossella Orlandi ha ricordato come è nato il modello “agenzia” per la gestione operativa del sistema fiscale e quali sono i margini di indipendenza di tali organismi. Non poteva mancare, in tale ambito, il riferimento alla nomina dei dirigenti e, in particolare, alla sfera di autonomia prevista dal Dlgs 300/1999 in merito alle designazioni degli incarichi dirigenziali, con lo scopo di garantire la funzionalità degli uffici e per rispondere alle specifiche esigenze di operatività richieste per il raggiungimento degli obiettivi assegnati.

Dopo aver presentato una sintesi delle operazioni di riassetto organizzativo già messe in atto e programmate, anche a seguito dell’incorporazione dell’Agenzia del Territorio, il direttore ha esaminato le possibili conseguenze di alcune novità recenti o future.

Innanzitutto ha evidenziato le criticità del sistema causate dalla sentenza della Corte costituzionale sull’illegittimità degli incarichi dirigenziali a funzionari di terza area, decisione che ha lasciato senza responsabile più di due terzi degli uffici.Nello step successivo, Rossella Orlandi ha analizzato lo schema di decreto delegato approvato dal governo, che riorganizza le agenzie fiscali da diversi punti di vista.

Il documento, prevede, tra l’altro, semplificazioni in materia di assistenza al contribuente, la revisione del sistema di incentivazione del personale, l’ulteriore riduzione dell’organico dirigenziale di prima e seconda fascia e nuovi concorsi per dirigenti da concludersi entro il 31 dicembre 2016.Il commento di Rossella Orlandi al disegno è positivo, lo schema, infatti, conferma la validità del modello “agenzie” e prevede un riassetto organizzativo coerente con le misure già adottate e programmate dalle Entrate. Sì anche al nuovo sistema di incentivazione del personale.

Per quanto riguarda, invece, il concorso per dirigenti, il direttore propone di anticipare i tempi e di indire al più presto una selezione che ripristini la funzionalità degli uffici. A tal proposito, secondo il numero uno delle Entrate, potrebbe rivelarsi vantaggioso, in termini di spesa ed efficienza, incrementare le posizioni organizzative non dirigenziali nei limiti del numero di quelle dirigenziali soppresse.

Il riordino della disciplina dell’interpello, affidato, all’atto governo 184, è considerato uno dei più efficaci strumenti per l’attuazione della tax compliance.Le principali novità del decreto si muovono verso esigenze di omogeneità, semplificazione (anche procedurale) e tempestività che, in breve, si concretizzano – nello schema proposto – nel riconoscimento nello Statuto dei diritti del contribuente della facoltà di interpello in tutte le sue forme, nell’individuazione di regole procedurali e garanzie uniformi e riduzione dei tempi di lavorazione, nell’impegno dell’amministrazione a dare sempre maggiore pubblicità alle risposte fornite e, infine, nella previsione di regole speciali, sia nella fase dell’accertamento che in quella contenziosa, per gli interpelli disapplicativi.

Tra gli interventi, di particolare rilievo, quello che, agendo sull’articolo 11 dello Statuto, estende a tutte le categorie le garanzie dell’interpello ordinario e, tra queste, il principio del silenzio assenso e la nullità degli atti impositivi o sanzionatori difformi dalla risposta. Si tratta di una novità importante sia sul fronte della certezza dei tempi di lavorazione sia per l’affidabilità del parere.L’Amministrazione finanziaria, inoltre, è pronta a dare maggiore pubblicità alle risposte fornite, attraverso circolari e risoluzioni, quando i dubbi riguardano casi molto diffusi, disposizioni di recente attuazione, questioni per cui gli uffici hanno adottato comportamenti diversi, chiarimenti ritenuti di interesse generale.A proposito di contenzioso, meritano aggiustamenti, per il direttore dell’Agenzia, le nuove misure in materia di spese di giudizio e spese di lite, calcolo degli interessi in caso di sospensione giudiziale, mancati pagamenti delle somme dovute a seguito di conciliazione.

Positivi i cambiamenti in tema di riscossione, che prevedono un sistema uniforme e più razionale di rateizzazione dei debiti tributari diversamente emersi, margini di “tollerabilità” per i piccoli ritardi e più attenzione alle obiettive situazioni di difficoltà economica dei contribuenti, interventi che incoraggiano maggiormente all’adempimento spontaneo del pagamento dei tributi.Tuttavia, osserva Rossella Orlandi, la revisione del sistema degli oneri di funzionamento del servizio nazionale della riscossione se da un lato si dimostra più comprensivo con i contribuenti in mora, dall’altro potrebbe creare criticità per i bilanci delle società di riscossione. Per questo il direttore chiede di valutare l’introduzione di misure compensative a favore di quest’ultime.

 

13) Ammortizzatori sociali in deroga: Assegnazione risorse finanziarie per il pagamento degli ammortizzatori sociali in deroga relativi a periodi di competenza 2015

Con circolare n.107 del 27 maggio 2015 sono state previste indicazioni normative ed istruzioni operative alle sedi per la gestione ed il pagamento degli ammortizzatori sociali in deroga per periodi di competenza relativi alle annualità 2014 e 2015.

In data 8 luglio 2015 il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, di concerto con il Ministero dell’Economia e delle Finanze, ha emanato il decreto n.90973, che assegna risorse finanziarie alle Regioni e alle Province autonome, per gli ammortizzatori sociali in deroga pari a 500 milioni di euro, a valere sul Fondo Sociale per l’Occupazione e Formazione, di cui all’art.18, comma 1, lettera a), del decreto-legge 29 novembre 2008, n.185, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n.2, secondo il piano di riparto tra le Regioni di seguito indicato.

Schema ripartizione risorse:

Regione

Finanziamento   D.I.90973

Abruzzo

€   15.341.256,00

Basilicata

€   5.195.003,00

Calabria

€   22.204.459,00

Campania

€   31.146.013,00

Emilia   Romagna

€   38.582.722,00

Friuli   Venezia Giulia

€   7.450.548,00

Lazio

€   42.392.310,00

Liguria

€   10.842.380,00

Lombardia

€   88.420.552,00

Marche

€   14.704.098,00

Molise

€   3.439.472,00

 

€   2.458.464,00

 

€   2.947.478,00

Piemonte

€   37.477.687,00

Puglia

€   43.390.814,00

Sardegna

€   21.641.344,00

Sicilia

€   24.634.638,00

Toscana

€   33.227.735,00

Umbria

€   9.202.200,00

Valle   D'Aosta

€   754.269,00

Veneto

€   44.546.558,00

Totale

€   500.000.000,00

Saranno di conseguenza aggiornati, i prospetti informativi di monitoraggio relativi a ciascuna Regione o Provincia autonoma, nella Banca Dati Percettori, con le risorse finanziarie come riportate nel suddetto schema di ripartizione.

Restano ferme le istruzioni operative già impartite alle sedi per il trattamento di cig in deroga e di mobilità in deroga con la circolare n.107 del 27 maggio 2015. Si rammenta che le Regioni e le Province autonome per trasmettere, tramite il SIP i provvedimenti concessori per periodi di competenza 2015 dovranno utilizzare, come numero di decreto, il numero fittizio “33335”.

(INPS, messaggio n. 4820 del 16 luglio 2015)

 

Vincenzo D’Andò