Diario quotidiano del 2 luglio 2015: ecco come sarà il nuovo interpello

Pubblicato il 2 luglio 2015



diritti doganali: atto di accertamento nullo se emesso prima dei 30 giorni; mutui ipotecari dipendenti pubblici: riduzione del tasso di interesse; procedure di composizione concordata della crisi e trattamento del credito tributario; fisco: ecco come sarà il nuovo interpello; regime speciale ASD: l’associazione sportiva che paga in contanti non decade più dal particolare regime già da adesso; buoni pasto “elettronici”: elevata la soglia a 7 euro; sequestro conservativo di quote di Srl: iscrizione del sequestro al Registro delle Imprese; fatture false, dichiarazioni d’intento, certificazione Unica lavoratori autonomi entro il termine del 770/2015; procedura obbligatoria di conciliazione per i licenziamenti: commercialisti esclusi; accertamento con adesione chiesto dal curatore fallimentare; svalutazione e perdite su crediti: decreto pubblicato in G.U.; domande di proroga per l’intervento dell’autorità doganale nei confronti di merci sospettate di violare diritti di proprietà intellettuale; modificato il regolamento Consob sul procedimento sanzionatorio; introduzione nuovi controlli al flusso UNIEMENS-ListaPosPA - precisazioni INPS

 

Indice:

1) Diritti doganali: atto di accertamento nullo se emesso prima dei 30 giorni

2) Mutui ipotecari dipendenti pubblici: riduzione del tasso di interesse

3) Procedure di composizione concordata della crisi e trattamento del credito tributario

4) Fisco: ecco come sarà il nuovo interpello

5) Regime speciale ASD: l’associazione sportiva che paga in contanti non decade più dal particolare   regime già da adesso

6) Buoni pasto “elettronici”: elevata la soglia a 7 euro

7) Sequestro conservativo di quote di Srl: iscrizione del sequestro al Registro delle Imprese

8) Fatture false, dichiarazioni d’intento, certificazione Unica lavoratori autonomi entro il termine del 770/2015

9) Procedura obbligatoria di conciliazione per i licenziamenti: commercialisti esclusi

10) Accertamento con adesione chiesto dal curatore fallimentare

11) Svalutazione e perdite su crediti: decreto pubblicato in G.U.

12) Domande di proroga per l’intervento dell’autorità doganale nei confronti di merci sospettate di   violare diritti di proprietà intellettuale

13) Modificato il regolamento Consob sul procedimento sanzionatorio

14) Introduzione nuovi controlli al flusso UNIEMENS-ListaPosPA-Precisazioni INPS

 

 

1) Diritti doganali: atto di accertamento nullo se emesso prima dei 30 giorni

L’atto di accertamento sottoscritto dal funzionario prima della scadenza del termine di 60 giorni (30 per i diritti doganali) è illegittimo per violazione della disciplina del contradditorio procedimentale di cui all’art. 12, comma 7, della L. n. 212/2000 (statuto del contribuente), anche se la relativa notifica al contribuente sia stata effettuata dopo tale scadenza.

Lo ha precisato l’Agenzia delle dogane, con la nota 65329/RU pubblicata il 30 giugno 2015 emessa in relazione alla “Legge n. 212/2000, art. 12, comma 7. Sentenza della Corte di Cassazione n.11088 del 28.5.2015. Diritto del contribuente ad essere ascoltato. Computo del termine per l’emanazione dell’atto impositivo”.

In particolare, per dirsi soddisfatta la garanzia posta dall’art. 12 dello Statuto del Contribuente, occorre che l’atto sia emanato (e dunque sottoscritto dal funzionario munito del relativo potere) non prima di 60 giorni (30 per i diritti doganali) decorrenti dalla data di rilascio di copia del processo verbale di chiusura delle operazioni di controllo. Se viene firmato anticipatamente, anche se poi spedito e ricevuto dal contribuente trascorsi i 60 giorni, non è in ogni caso legittimo.

È questo il principio espresso dalla Corte di Cassazione, con la sentenza n. 11088 del 28 maggio 2015, che adesso viene recepito dall’Agenzia delle dogane con la suddetta nota, peraltro, datata 8 giugno 2015 (ma, tuttavia, pubblicata sul sito delle Dogane il 30 giugno 2015) diffusa a tutte le Direzioni. L’intento delle Dogane (ammirevole) è quella di adeguarsi in fretta al volere dei Supremi Giudici, “onde evitare il sorgere di un contenzioso suscettibile di vanificare la pretesa erariale”.

Dunque, per quanto concerne i diritti doganali, il termine dilatorio fissato dall’art. 12, è dimezzato (solo 30 giorni) in virtù del rinvio operato dall’ultimo periodo del citato articolo all’art. 11, del D.Lgs. n. 374/1990. Secondo l’importante precisazione contenuta nella nota, sebbene la pronuncia di Cassazione riguardi la corretta interpretazione dell’art. 12, che disciplina i diritti dei contribuenti sottoposti a verifiche fiscali presso i locali destinati all’esercizio di attività commerciali, industriali, agricole, artistiche o professionali, “il principio affermato … deve ritenersi applicabile anche nelle diverse ipotesi di avvisi di accertamento emessi a seguito di revisione dell’accertamento effettuata d’ufficio ed in ufficio", al fine di assicurare, anche in tali fattispecie, la piena partecipazione dell’interessato al procedimento impositivo”.

 

2) Mutui ipotecari dipendenti pubblici: riduzione del tasso di interesse

Dal 1° luglio 2015, sui contratti di mutuo ipotecario edilizio a tasso fisso – erogati agli iscritti alla Gestione unitaria delle prestazioni creditizie e sociali – si attua una riduzione del tasso di interesse. Il nuovo tasso è fissato nella misura del 2,95%.

Il provvedimento si applica, automaticamente, ai contratti a tasso fisso già in essere o stipulati a partire dal 1° luglio 2015.

Il mutuatario che non volesse accedere alla riduzione automatica del tasso di interesse dovrà esprimere la propria volontà contraria entro il termine di trenta giorni dalla pubblicazione del comunicato Inps, avvenuta sulla Gazzetta ufficiale il 30 giugno scorso (G.U.R.I. - Serie Generale, numero 149 del 30 giugno 2015).

Il Presidente dell’Inps ha, inoltre, determinato la modifica dell'articolo 7, comma 2, del Regolamento per l'erogazione dei mutui ipotecari agli iscritti alla Gestione unitaria delle prestazioni creditizie e sociali, con determinazione numero 64 del 24 giugno 2015.

(INPS, nota del 1 luglio 2015)

 

3) Procedure di composizione concordata della crisi e trattamento del credito tributario

La FNC analizza la circolare n. 19 del 6 maggio 2015 dell’Agenzia delle entrate. Nell'ambito della crisi di impresa il trattamento del credito tributario assume un ruolo fondamentale. Da qui la funzione strategica svolta da istituti quali la transazione fiscale e le procedure di composizione della crisi da sovraindebitamento, entrambi finalizzati a favorire una soluzione concordata della crisi.

Nel documento della Fondazione Nazionale Commercialisti del 30 giugno 2015, si cerca quindi di dare un quadro dei principali aspetti operativi degli strumenti a disposizione dei contribuenti, non tralasciando le criticità che tutt’ora ne animano il dibattito.

L’istituto della transazione fiscale è stato introdotto nella legge fallimentare all’art. 182-ter

ad opera del D.lgs. 9 gennaio 2006, n. 5, di attuazione della legge delega sulla riforma organica della disciplina delle procedure concorsuali.

L’istituto della transazione fiscale è stato introdotto nella legge fallimentare all’art. 182-ter ad opera del D.lgs. 9 gennaio 2006, n. 5, di attuazione della legge delega sulla riforma organica della disciplina delle procedure concorsuali.

Ulteriori interventi si sono poi avuti ad opera del DL 29 novembre 2008, n. 185, convertito con modificazioni dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2, e, successivamente, del DL 31 maggio 2010, n. 78, convertito con modificazioni dalla legge 30 luglio 2010, n. 122.

Sulla tematica della transazione fiscale l’Agenzia delle entrate ha emanato in più occasioni importanti documenti di prassi, a partire dalla circolare n. 40/E del 18 aprile 2008 fino alla recentissima circolare n. 19 del 6 maggio 2015, con la quale l’Agenzia ha fornito un quadro delle più recenti modifiche normative e giurisprudenziali.

Oltre a trattare le procedure di composizione della crisi da sovraindebitamento, punto di riferimento della circolare sono le pronunce emesse in tema di transazione fiscale da parte

della Corte di cassazione (in particolare, le c.d. sentenze gemelle n. 22931 e n. 22932, entrambe depositate il 4 novembre 2011) e della Corte costituzionale (la sentenza n. 225 del 2014).

Restano però aperte importanti questioni interpretative; in particolare, il trattamento del credito IVA.

Procedura

La transazione fiscale è, dunque, una procedura “transattiva” con la quale il debitore può proporre un pagamento parziale o dilazionato dei tributi amministrati dalle Agenzie fiscali e dei contributi amministrati dagli Enti gestori di forme di previdenza e assistenza obbligatorie.

L’inserimento nell’ambito della legge fallimentare dà ragione del fatto che i presupposti soggettivi per l’accesso alla transazione fiscale siano i medesimi previsti dall’art. 1 della legge fallimentare.

La norma non prevede particolari formalità in relazione alla forma della domanda. Sarà evidentemente interesse del debitore rappresentare - ed allegare – tutto quanto possa ritenere utile ai fini di un suo accoglimento.

La domanda andrà presentata all’Agente della riscossione e all’Ufficio dell’Agenzia delle entrate, competente sulla base dell’ultimo domicilio fiscale del debitore.

Trattamento del credito IVA

Il tema di certo più rilevante in ordine alla transazione fiscale riguarda tuttavia i limiti posti dall’art. 182-ter in relazione al trattamento del credito IVA.

Con il DL n. 185 del 2008 è stato modificato il primo comma dell’art. 182-ter, introducendo tra l’altro la precisazione secondo la quale "con riguardo all’imposta sul valore aggiunto, la proposta può prevedere esclusivamente la dilazione dei pagamento”, disposizione in seguito estesa anche alla ritenute operate e non versate per effetto delle modifiche introdotte dal DL n. 78 del 2010.

In tal modo si è troncata la discussione in corso circa la ricomprensione o meno dell’IVA tra “i tributi costituenti risorse proprie dell’Unione Europea" esclusi dalla possibilità di falcidia fin dall’originaria formulazione della norma.

Detto ciò, la reale domanda che tutt’ora ci si pone è la seguente: l’intangibilità dell’IVA sussiste solo se viene attivato il procedimento della transazione fiscale o prescinde dall’opzione adottata dal debitore?

A questa domanda la Cassazione, già nelle sentenze del novembre 2011, ha dato risposta negativa, confermando l’obbligo dell’integrale pagamento dell’IVA a prescindere dall’opzione scelta. Sostanzialmente, per la Corte, è la natura di “norma sostanziale (dell’art. 182-ter) in quanto attiene al trattamento dei crediti nell’ambito dell’esecuzione concorsuale” che giustifica il diverso trattamento del credito IVA.

Stessa posizione è stata quindi assunta dalla Corte costituzionale nella sentenza n. 225 del 2014. Nella predetta pronuncia la Consulta ha ritenuto che “la previsione legislativa della sola modalità dilatoria in riferimento alla transazione fiscale avente ad oggetto il credito IVA deve essere intesa come il limite massimo di espansione della procedura transattiva compatibile con il principio di indisponibilità del tributo”.

Secondo la ricostruzione interpretativa della Corte, “è la natura dell’IVA quale «risorsa propria» dell’Unione europea a spiegare i vincoli per gli Stati membri nella gestione e riscossione dell’imposta, come pure l’inderogabilità della disciplina interna del tributo e, nella specie, la formulazione dell’art. 182-ter della legge fallimentare, che, in ossequio al principio dell’indisponibilità della pretesa tributaria all’infuori di specifica previsione normativa che ne preveda la rideterminazione, ha escluso la falcidiabilità del credito IVA in sede di transazione fiscale, consentendone soltanto la dilazione del pagamento”.

In sintesi, l’intangibilità del credito IVA per la Consulta si basa fondamentalmente su due principi: la natura di risorsa propria dell’IVA, da cui i vincoli per lo Stato in sede di riscossione, e l’indisponibilità della pretesa tributaria, che ammette la “rinunciabilità del credito” da parte dell’Amministrazione solo ed esclusivamente lì dove espressamente prevista dalla norma.

A tale ricostruzione interpretativa la dottrina ha, quasi da subito, mosso più di una contestazione, principalmente in ordine all’esistenza di un vincolo europeo che imporrebbe l’intangibilità del credito IVA.

Allo stato, la giurisprudenza di legittimità è ormai consolidata in ordine alla non

falcidiabilità dell’IVA, ora rafforzata dal pronunciamento della Consulta.

La questione non è però chiusa; tutt’altro.

A tenerla viva ci ha pensato il Tribunale di Udine, che ha rimesso davanti alla Corte di giustizia la questione pregiudiziale della compatibilità, con i principi e le norme europee, di una proposta di concordato preventivo che preveda, con la liquidazione del patrimonio del debitore, il pagamento soltanto parziale del credito lVA “qualora non venga utilizzato lo strumento della transazione fiscale e non sia prevedibile per quel credito – sulla base dell’accertamento di un esperto indipendente e all’esito del controllo formale de Tribunale – un pagamento maggiore in caso di liquidazione fallimentare” (decreto del 30 ottobre 2014, depositato il 28 novembre).

Occorrerà quindi attendere il pronunciamento della Corte europea, che forse metterà un punto – chissà se definitivo - alla discussione.

Infine, va ricordato che, accanto al divieto di falcidia, la norma prevede comunque la possibilità della dilazione del credito IVA. Il debitore può quindi sempre formulare una richiesta di rateizzazione del debito, in sede di redazione della proposta di transazione fiscale o del piano di concordato preventivo.

 

4) Fisco: ecco come sarà il nuovo interpello

Dal decreto attuativo della delega fiscale: in arrivo il nuovo interpello. Si tratta di cinque tipi di interpello, con relativa certezza dei termini di risposta dell’Amministrazione finanziaria, nonché con l’attuazione della regola del silenzio-assenso.

Tutto questo sulla base di viene previsto dal decreto attuativo della delega fiscale esaminato, in via preliminare, dal Consiglio dei Ministri lo scorso 26 giugno.

Dunque, il decreto, che, quindi, contiene la revisione della disciplina dell’interpello, riformula lo Statuto dei diritti del contribuente, in attuazione della Legge n. 23 del 2014.

Grazie al nuovo interpello non ci sarà più incertezza sui tempi di risposta da parte dell’Amministrazione finanziaria e circa l’applicazione dei pareri che da questa vengono forniti.

In particolare, il decreto, nella sua bozza preliminare, riformula l’art. 11 dello Statuto dei diritti del contribuente rubricandolo “Diritto di interpello” e individuandone cinque categorie:

- l’interpello ordinario;

- l’interpello qualificatorio;

- l’interpello probatorio;

- l’interpello anti abuso;

- l’interpello disapplicativo.

Interpello ordinario

Con riferimento all’interpello ordinario (art. 11, comma l, lettera a, dello Statuto), la norma non contempla novità legislative. Trattandosi di un interpello generale, è usufruibile dal contribuente che può richiedere all’Amministrazione un parere nell’ipotesi di obiettive condizioni di incertezza sull’interpretazione delle norme tributarie in riferimento alle loro applicazione a casi concreti e personali.

Interpello qualificatorio

Di nuova introduzione è, invece, l’interpello qualificatorio (art. 11, comma 1, lettera b, dello Statuto) che, a differenza di quello ordinario in cui l’oggetto è la norma, è volto alla qualificazione di fattispecie incerte.

Difatti, tale tipologia di interpello potrà essere usato dal contribuente per qualificare la corretta fattispecie nell’ipotesi di obiettive condizioni di incertezza di disposizioni tributarie per la medesima fattispecie.

Come per l’interpello ordinario, anche quello qualificatorio non potrà avere ad oggetto alcun accertamento di tipo tecnico.

Interpello probatorio

L’interpello probatorio permetterà al contribuente di ottenere dall’Amministrazione “parere sulla sussistenza delle condizioni o sulla idoneità degli elementi probatori offerti dal contribuente ai fini dell’adozione di un determinato regime fiscale”.

Sono comprese in questa categoria:

- le istanze di interpello in relazione alle operazioni intercorse con imprese residenti all’estero o localizzate in Paesi black list;

- le istanze di interpello delle Controlled foreign companies (CFC);

- le istanze presentate dagli enti creditizi che scelgano di non applicare il regime proprio delle partecipazioni a quelle acquisite degli interventi finalizzati al recupero dei crediti o derivanti dalla conversione in azioni di nuova emissione dei crediti verso imprese in temporanea difficoltà finanziaria, nel rispetto delle disposizioni di vigilanza per le banche emanate da parte di Banca d’Italia;

- le istanze di interpello per la continuazione del consolidato;

- le istanze di interpello per l’accesso al consolidato mondiale;

- le istanze presentate dalle società che presentano i requisiti per non essere considerate operative; le istanze previste ai fini del riconoscimento ACE in presenza di operazioni potenzialmente suscettibili di comportare indebite duplicazioni di benefici.

Interpello anti-abuso

Con l’interpello anti abusivo il contribuente potrà richiedere all’Amministrazione se le operazioni che intenda realizzare siano riconducibili alla fattispecie dell’abuso del diritto o avanzare richiesta di pareri in ipotesi di interposizioni.

Interpello disapplicativo

L’interpello disapplicativo (come attualmente previsto dall’art. 37-bis, comma, D.P.R. n. 600/1973) permetterà di richiedere all’Amministrazione un parere circa la disapplicazione di norme antielusive.

Tempi di risposta dell’Amministrazione

I nuovi termini di risposta alle istanze di interpello (disciplinati dall’art. 11, comma 3, dello Statuto) saranno i seguenti:

- 90 giorni (attualmente sono 120) per gli interpelli ordinari;

- 90 giorni per gli interpelli qualificatori;

- 120 giorni per tutte le altre tipologie di interpello.

La risposta fornita, che deve essere scritta e motivata, vincolerà l’Amministrazione solo con riferimento al contribuente richiedente e all’oggetto dell’istanza. Tale vincolo, con l’attuale schema di decreto attuativo, viene esteso all’Amministrazione in ogni suo organo inclusi quelli ausiliari.

Il silenzio-assenso viene esteso a tutte le tipologie di interpello e l’efficacia della risposta varrà anche per i comportamenti successivi se riconducibili all’oggetto di interpello.

 

5) Regime speciale ASD: l’associazione sportiva che paga in contanti non decade più dal particolare regime già da adesso

L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 45/E del 6 maggio 2015, ha fornito importanti precisazioni sull’obbligo di tracciabilità dei pagamenti e versamenti delle Associazioni sportive dilettantistiche.

Si tratta di un parere che adesso viene “legalizzato” grazie alla delega fiscale. Difatti, anche la novella (futura) norma consentirà ai sodalizi sportivi di evitare la decadenza dal regime forfetario qualora violino l’obbligo di tracciabilità previsto dall’art. 25, comma 5, legge n. 133/1999.

Per adesso ci “accontentiamo” delle “parole” ufficializzate dalle Entrate per iscritto con il recente suddetto documento di prassi.

Dunque, per società ed associazioni sportive dilettantistiche, i pagamenti in contanti non “azzerano” il regime forfetario previsto dalla legge n. 398/1991.

Lo schema di decreto legislativo approvato dal Governo, che ha disposto la revisione delle sanzioni penali ed amministrative relative al sistema tributario, interessa specificamente anche le associazioni sportive dilettantistiche. In particolare, le novità riguardano gli enti associativi e le società sportive dilettantistiche che hanno optato per l’applicazione del regime forfetario di cui alla legge n. 398/1991.

Tornando, invece, all’attuale documento di prassi già esistente, in particolare, l’Agenzia delle entrate con la risoluzione n. 45/E del 6 maggio 2015, sottolinea che, nei diversi gradi di giudizio, pendono controversie riguardanti la violazione di detto obbligo da parte della Associazioni sportive dilettantistiche (ASD) e gli uffici, oltre a disconoscere i benefici di cui alla legge 16 dicembre 1991, n. 3982, procedono, con le contestazioni di rito previste dalla normativa vigente.Nello specifico:

a) nel caso di pagamenti effettuati dall’ASD nei confronti degli atleti e dirigenti sportivi, al disconoscimento in capo ai suddetti soggetti del beneficio dell’esenzione dall’IRPEF previsto dall’art. 69, comma 23, del DPR 22 dicembre 1986, n. 917, per i compensi, fino all’importo di 7.500,00 euro, corrisposti agli stessi dall’associazione;

b) nel caso di somme percepite dall’ASD (a titolo di sponsorizzazione), al disconoscimento della deducibilità del relativo costo in capo al soggetto erogante.Nella Risoluzione in esame, L’Agenzia delle entrate precisa e conferma che l’art. 69, comma 2, del TUIR prevede che “le indennità, i rimborsi forfettari, i premi e i compensi di cui alla lettera m) del comma 1 dell'articolo 67 non concorrono a formare il reddito per un importo non superiore complessivamente nel periodo d'imposta a 7.500 euro.”.

In giudizio, infatti, i contribuenti contestano la legittimità della pretesa impositiva. Considerata la nuova formulazione dell’articolo 25, comma 5, l’Agenzia ritiene, quindi, che la disposizione dell’art. 4, comma 3, del DM n. 473 del 1999 non sia più applicabile e che, pertanto, in caso di inosservanza dell’obbligo della tracciabilità, non sia più possibile procedere al disconoscimento della deducibilità dei costi in capo ai soggetti eroganti, né del regime di esenzione dall’Irpef per i percipienti delle somme corrisposte dall’ASD.Per completezza l’Agenzia delle Entrate rileva che, in caso di erogazioni liberali alle ASD, resta ferma la regola (valevole in via generale per tutte le tipologie di erogazioni liberali agevolate, come chiarito con risoluzione 3 agosto 2009, n. 199/E6) della necessaria tracciabilità del versamento (a prescindere dall’importo) per poter usufruire del beneficio fiscale riconosciuto.

Alla luce dei chiarimenti forniti con la risoluzione in esame, l’Agenzia invita le proprie strutture territoriali a riesaminare le controversie pendenti concernenti la materia in esame e - in caso di difformità nell’attività dell’Ufficio, rispetto agli indirizzi sopra espressi - ad abbandonare la pretesa tributaria, sempre che non siano sostenibili altre questioni.

La disposizione, ancora oggi in vigore, prevede che i pagamenti effettuati in favore di società, enti o associazioni sportive dilettantistiche e i versamenti da questi effettuati debbano essere eseguiti, se di importo pari o superiore a 1.000 euro, tramite strumenti in grado di assicurare la tracciabilità.

Ad esempio i pagamenti possono essere effettuati tramite conti correnti bancari, postali, carte di credito, di debito, e cosi via.

L’inosservanza di tale disposizione avrebbe comportato la decadenza dal regime forfetario disciplinato dalla legge n. 398/1991. Sono, invece, applicabili le sanzioni amministrative di cui all’art. 11, D.Lgs. n. 471/1997. Eventuali pagamenti in contanti, oltre la soglia di 999,99 euro, determinano anche la violazione delle disposizioni in materia di antiriciclaggio. In questo caso, a seguito della violazione dell’art. 49, D.Lgs. n. 231/1997, è irrogabile una sanzione autonoma il cui importo è compreso tra l’1 ed il 40% dell’importo trasferito. Questa sanzione sarà irrogabile ai due soggetti, quindi sia all’associazione che ha ricevuto la somma in contanti, ma anche al soggetto che ha effettuato il pagamento.

Adesso lo schema di decreto legislativo “salva”, comunque, la possibilità di avvalersi del regime speciale di cui alla legge n. 398/1991. Pertanto, una volta che il decreto legislativo sarà stato definitivamente approvato ed entrerà in vigore, l’eventuale violazione della disposizione che impone l’obbligo di tracciabilità degli incassi e dei pagamenti non sarà in grado di incidere sui criteri di determinazione del reddito, né dell’IVA (ricordiamo che comunque la medesima risoluzione dell’Agenzia n. 45/2015 già rassicura i contribuenti in tal senso).

In buona sostanza l’Agenzia delle Entrate dovrà in ogni caso riconoscere che il reddito del periodo di imposta è stato correttamente determinato applicando la percentuale forfetaria del 3% nonostante siano stati effettuati pagamenti ed incassi in contanti per importi pari o superiori a 1.000 euro. Lo stesso dicasi per la determinazione dell’IVA con l’applicazione delle percentuali forfetarie del 50% e di 1/3 previste dalla legge n. 398/1991.

Le uniche conseguenze riguarderanno l’applicazione delle sanzioni amministrative ed in materia di antiriciclaggio. Infatti, continueranno a trovare applicazione le sanzioni previste dall’art. 11, D.Lgs. n. 471/1997 e dalla normativa antiriciclaggio a causa della violazione del citato art. 49. In quest’ultimo caso, però, sarà possibile ridurre la sanzione, variabile tra l’1 ed il 40% dell’importo trasferito (in contanti) avvalendosi del meccanismo dell’oblazione.

In pratica l’autore delle violazioni di cui all’art. 49, commi 1, 5 e 7, del decreto antiriciclaggio, può definire le infrazioni di importo non superiore a 250.000 euro utilizzando l’istituto dell’oblazione.

L’oblazione comporta il pagamento, entro 60 giorni dalla contestazione o dalla notifica, di una somma pari alla terza parte del massimo della sanzione prevista o, se più favorevole, pari al doppio del relativo importo; l’importo dell’oblazione sarà quindi commisurato per tali violazioni al doppio (2%) del minimo edittale (1%).

La definizione non è esercitabile per i recidivi che si siano avvalsi di tale facoltà per altra violazione dell’art. 49, commi 1, 5 e 7, il cui atto di contestazione sia stato ricevuto dall’interessato nei 365 giorni precedenti la ricezione dell’atto di contestazione concernente l’illecito per cui si procede.

 

6) Buoni pasto “elettronici”: elevata la soglia a 7 euro

Ticket restaurant elettronici non imponibili fino a 7 euro. Dal 1 luglio 2015, la soglia di non imponibilità ai fini Irpef dei buoni pasto in formato elettronico concessi ai dipendenti è passata da un valore giornaliero di 5,29 euro ad un valore giornaliero di 7,00 euro.

La novità è stata introdotta dall’art. 1 commi 16 e 17 della Legge di Stabilità 2015 (Legge 190/2014), che ha modificato l’art. 51 comma 2 lettera c) del TUIR.

Per quanto riguarda, invece, i buoni pasto in forma cartacea, l’esenzione Irpef rimane ferma a 5,29 euro. Al di sopra di tale valore la somministrazione di vitto da parte del datore di lavoro (sostitutiva della mensa) rientra nel reddito da lavoro dipendente.

La maggior soglia di esenzione prevista per le card elettroniche incide anche sul calcolo della contribuzione previdenziale.

Si ricorda che, l’acquisto dei ticket restaurant è interamente deducibile dal reddito d’impresa. Non si applica, infatti, l’aliquota del 75% prevista per la somministrazione di alimenti e bevande.

 

7) Sequestro conservativo di quote di Srl: iscrizione del sequestro al Registro delle Imprese

Sequestro conservativo: è sufficiente notifica dell’atto contestualmente a pubblicazione nel Registro Imprese. Lo stabilisce il Tribunale, Firenze, sez. III civile, con la sentenza 26/05/2015. In tal senso, si veda la seguente nota di Altalex del 1 luglio 2015.

La Terza Sezione Civile del Tribunale di Firenze si è recentemente interrogato se, ai fini dell’attuazione ed opponibilità del sequestro conservativo sia necessaria la sola iscrizione del sequestro al Registro delle Imprese oppure se, come avviene per il pignoramento, giusto il disposto dell'art. 2471 c.c., comma 1, occorra anche la notifica al debitore ed alla società.

Come affermato dalla giurisprudenza dominante la norma di legge da tenere presente in tema di esecuzione del sequestro conservativo di quote di s.r.l. è quella che regola specificamente il pignoramento di quote di s.r.l., cioè l'art. 2471 c.c., nel testo modificato dal d.lgs. n. 6 del 2003 di riforma del diritto societario.

Con tale disposizione, il legislatore ha attribuito al pignoramento di quote di s.r.l. la forma di pignoramento “documentale”, che appare coerente con al qualificazione della quota come bene immateriale iscritto in un pubblico registro, ed è quindi alternativa rispetto alla forma di pignoramento presso terzi (Cass. civ., Sez. I, 18 giugno 2013, n. 13903).

Ciò premesso, in merito al quesito posto all'inizio del presente commento, la giurisprudenza sopra richiamata propende per la soluzione negativa, evidenziando che l'attuazione del sequestro conservativo avviene sulla base di un provvedimento già perfezionato, nel contraddittorio tra le parti. Ne consegue che, mentre non può prescindersi dalla iscrizione del sequestro al Registro, non altrettanto può dirsi per la notifica prescritta dall'art. 2471 per il pignoramento, considerando che: a) il vincolo di indisponibilità è opponibile al debitore sin dalla pronuncia del provvedimento autorizzativo, se avvenuta in udienza, o dalla comunicazione del provvedimento stesso; b) altrettanto vale, evidentemente, per la notifica alla società ove, come nella specie, questa sia stata parte del procedimento cautelare.

Il Tribunale di Firenze ritiene condivisibile detta affermazione solo nel caso in cui la cautela sia stata emessa nel contraddittorio delle parti e la società delle cui quote si tratta abbia partecipato al relativo procedimento cautelare mentre, nel caso in cui il provvedimento sia stato emesso al di fuori di tale presupposti, viene ribadita la necessità della notifica del sequestro al debitore ed alla società.

Ancora, i giudici territoriali sono chiamati a valutare se la notifica del sequestro debba sempre precedere l'iscrizione del vincolo al Registro delle Imprese ovvero se tali atti possano essere anche contestuali a tale iscrizione, ovvero perfezionarsi, per i notificatari, anche successivamente alla pubblicazione.

In coerenza con la giurisprudenza in materia di scissione della data di perfezionamento della notifica per il notificante ed il notificatario ai fini del rispetto di termini processuali deve affermarsi che ai fini del perfezionamento delle formalità di esecuzione del sequestro conservativo sia sufficiente la messa in notifica dell'atto contestualmente alla pubblicazione del vincolo al Registro delle Imprese, a nulla rilevando che il perfezionamento della notifica avvenga successivamente (Cass. civ., Sez. III, 3 luglio 2014, n. 15234).

 

8) Fatture false, dichiarazioni d’intento, certificazione Unica lavoratori autonomi entro il termine del 770/2015

Fatture false: reato di dichiarazione fraudolenta per qualunque dichiarazione. Il decreto di riforma dei reati tributari estende il reato di dichiarazione fraudolenta a tutte le dichiarazioni ai fini delle imposte sui redditi e IVA, non solo quelle annuali

La bozza di decreto legislativo attuativo delle Delega fiscale che riforma la disciplina dei reati tributari estende il reato di dichiarazione fraudolenta mediante l’utilizzo di false fatture a tutte le dichiarazioni ai fini delle imposte sui redditi e dell’Iva, non più solo a quelle annuali. Attualmente, infatti, l'art. 2 del D.Lgs. n. 74/2000 punisce con la reclusione da un anno e sei mesi a sei anni coloro che, al fine di evadere le imposte sui redditi o l’IVA, avvalendosi di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti, indicano in una delle dichiarazioni annuali elementi passivi fittizi. Nel consegue che, con il decreto di riforma, che abroga la parola «annuale» dal testo, il delitto scatterà con l’inclusione di elementi passivi fittizi derivanti da fatture false non solo nelle dichiarazioni annuali ma in qualunque dichiarazione.

Dichiarazioni d’intento: sanzioni fisse per il cedente

La sanzioni in capo al cedente per violazioni IVA relative a forniture di beni e servizi ad esportatori abituali diventa fissa, anziché proporzionale.

Lo schema di decreto legislativo attuativo della delega fiscale sulla riforma delle sanzioni penali e amministrative, approvato venerdì scorso dal Consiglio dei Ministri ed ora all’esame delle Camere, prevede, tra le altre, un'importante novità relativa alle dichiarazioni d’intento. Come noto, già il D.Lgs. n. 175/2014 ha traslato dal cedente al cessionario l’obbligo di trasmissione telematica delle dichiarazioni d’intento alle Entrate per le operazioni effettuate dal 1° gennaio 2015. Ad oggi, in caso di cessione di beni o prestazione di servizi prima di aver ricevuto dal cessionario la dichiarazione di intento e riscontrato telematicamente l’avvenuta presentazione, in capo al cedente si applica una sanzione proporzionale che va dal 100 al 200% dell’Iva riferibile alle operazioni effettuate in regime di non imponibilità. Dal 2016, invece, in base al decreto attuativo della Delega fiscale, la sanzione per il cedente diverrebbe fissa (da 250 a 2.000 euro) e non più proporzionale sulle violazioni Iva relative a forniture di beni e servizi a esportatori abituali.

Certificazione Unica lavoratori autonomi entro il termine del 770/2015

La Certificazione unica per chi non rientra nella precompilata va inviata entro lo stesso termine di invio del modello 770/2015.

L’Agenzia delle Entrate, in un forum sul 730 organizzato il 30 giugno 2015 dalla stampa specializzata, ha precisato che le Certificazioni uniche riferite ai lavoratori autonomi, non rientranti quindi nella precompilata, devono essere inviate entro il termine per l'invio del modello 770/2015 semplificato, attualmente fissato al 31 luglio. Si ricorda, infatti, che in questo primo anno di applicazione dell’adempimento è stata concessa ai sostituti d'imposta, in via interpretativa (risposta 2.9 circolare. 6/E/2015), la facoltà di scegliere se inviare o meno nei termini di legge (9 marzo) le certificazioni irrilevanti ai fini della precompilazione del modello 730 senza rischiare le sanzioni previste dall’articolo 4, comma 6-quinques, Dpr 322/98 (100 euro per ogni certificazione unica). Non era stato, tuttavia, precisato un termine entro il quale procedere all’adempimento senza incorrere in sanzioni. Ora l’Agenzia ha precisato che si deve fare riferimento al termine per l’invio del modello 770 semplificato.

 

9) Procedura obbligatoria di conciliazione per i licenziamenti: commercialisti esclusi

Commercialisti, il Jobs Act non ne riconosce le competenze. È del 30 giugno 2015 il comunicato stampa con il quale l’ANC ha espresso il proprio malcontento in merito all'interpretazione data all’art. 2 del D.Lgs. n. 81/2015, attuativo del Jobs Act.

Nello specifico l’Associazione giudica “immotivata” l’esclusione dal novero dei soggetti qualificati all’assistenza nella procedura obbligatoria di conciliazione per i licenziamenti per giustificato motivo oggettivo, introdotta dalla Legge n. 92/2012. La categoria, avverte il comunicato, vede ancora una volta disconosciute le proprie competenze in materia di consulenza del lavoro.

I professionisti fanno sapere che sulla base di quanto stabilito dal Jobs Act, intendono far valere la loro posizione, attivandosi affinché la norma sia cambiata nella continuità e nel rispetto della legge previgente e a salvaguardia delle prerogative della categoria.

In argomento il Presidente dell’Associaizone, Marco Cuchel, ha ribadito che “non si ravvisano valide motivazioni che giustifichino questa esclusione che, anzi, va ad aggiungere un tassello al processo di smantellamento delle nostre competenze in materia di consulenza del lavoro a cui assistiamo già da tempo”.

 

10) Accertamento con adesione chiesto dal curatore fallimentare

Anche se non autorizzato, è valido l’accertamento con adesione chiesto dal curatore fallimentare. L’accertamento con adesione richiesto dal curatore fallimentare senza l’autorizzazione del Giudice è valido. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 13242 del 26 giugno 2015, che in merito ad un ricorso presentato dal fallimento di una società, ha accolto le ragioni presentate dalla parte ricorrente contro l’Agenzia delle Entrate.

Il punto approvato dai Giudici di piazza Cavour – nella fattispecie, il quinto della sentenza – verteva sull’art. 35 della L.F., sui principi dell’annullabilità dei negozi giuridici. Per la parte contribuente, la mancanza dell’autorizzazione del Giudice non è causa di nullità, ma semmai di annullabilità dell’atto del curatore, cosa che comunque dovrebbe essere fatta valere dagli organi del fallimento.

Gli Ermellini hanno sì evidenziato come l’art. 35 della Legge Fallimentare prevede che per l’integrazione dei poteri negoziali del curatore sia necessario un provvedimento del Giudice; questi infatti potrà autorizzare, con decreto motivato, il curatore a “consentire riduzioni di crediti, a fare transazioni, compromessi, rinunzie alle liti, ricognizione di diritti di terzi, cancellare ipoteche, restituire pegni, svincolare cauzioni e ad accettare eredità e donazioni”.

Insomma, dicono i Giudici, la mancanza di autorizzazione non annulla la procedura dell’accertamento con adesione: la mancanza dell’autorizzazione del Giudice delegato, in sostanza, composta “non già la nullità dei negozi posti in essere, ma l’annullabilità dei medesimi che, essendo il citato art. 35 dettato nell’interesse dell’amministrazione fallimentare, può essere fatta valere ai sensi dell’art. 1441 c.c. unicamente da quest’ultima. Nella fattispecie, quindi, non si è determinata la nullità del procedimento con adesione”.

 

11) Svalutazione e perdite su crediti: decreto pubblicato in G.U.

E’ andato in Gazzetta Ufficiale il decreto che interviene sulla deducibilità degli enti creditizi.

Svalutazione e perdite su crediti: deducibilità immediata e per intero. Solo per il primo periodo di applicazione, quello in corso al 31 dicembre 2015, opera una limitazione al 75%, con rinvio dell’eccedenza (il rimanente 25%) alle annualità successive.

Il Decreto Legge n. 83/2015, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 27 giugno 2015, che detta “Misure urgenti in materia fallimentare, civile e processuale civile e di organizzazione e funzionamento dell’amministrazione giudiziaria”, contiene, al titolo terzo, alcune disposizioni fiscali inerenti l’ambito della stessa disposizione di legge. In particolare, l’articolo 16 interviene sulla deducibilità, ai fini Ires, delle svalutazioni e perdite su crediti da parte degli enti creditizi e finanziari e delle imprese di assicurazione (articolo 106, comma 3, del Tuir), e sulla valutazione di rettifiche e riprese di valore nette per deterioramento dei crediti ai fini della determinazione della base imponibile Irap (articoli 6, comma 1, lettera c-bis, e 7, comma 1, lettera b-bis, del Dlgs 446/1997).

Novità per le imposte sui redditi

Secondo la nuova formulazione del comma 3 dell’articolo 106 del Tuir, gli enti creditizi e finanziari di cui al Dlgs 87/1992 possono dedurre integralmente nell’esercizio in cui sono iscritte in bilancio le svalutazioni e le perdite su crediti verso la clientela iscritti in bilancio a tale titolo e le perdite da cessione a titolo oneroso. La disposizione si applica dal periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2015, quindi dal 2015 per i soggetti “solari”.

Sono dettate regole ad hoc per il primo periodo di applicazione: svalutazioni e perdite (diverse da quelle realizzate mediante cessione a titolo oneroso) sono deducibili nella misura del 75% del loro ammontare complessivo. L’eccedenza risultante dall’applicazione di tale limite e le svalutazioni e le perdite su crediti, iscritte in bilancio fino all’esercizio in corso al 31 dicembre 2014 e non ancora dedotte con le regole in vigore prima delle modifiche, sono deducibili per il 5, l’8, il 10 e il 12% del loro ammontare, rispettivamente, nel periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2016, nel periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2017, nel periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2018 e nei periodi di imposta da quello in corso al 31 dicembre 2019 fino a quello in corso al 31 dicembre 2024. Il rimanente 5% viene dedotto nel periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2025.

Delle modifiche normative non va tenuto conto in sede di determinazione dell’acconto Ires dovuto per il periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2015 e per i due periodi successivi.

Novità per la base imponibile Irap

Ai fini della determinazione del valore della produzione netta di banche, altri enti e società finanziarie e delle imprese di assicurazione, relativamente alle rettifiche e riprese di valore nette per deterioramento dei crediti (limitatamente a quelle riconducibili ai crediti verso la clientela), e alle perdite, svalutazioni e riprese di valore nette per deterioramento dei crediti (limitatamente a quelle riconducibili a crediti nei confronti di assicurati), è stato eliminato l’inciso secondo cui tali componenti concorrono in quote costanti nell’esercizio in cui sono contabilizzate e nei quattro successivi.

Al pari di quanto previsto ai fini Ires: la norma trova applicazione a partire dal periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2015; per il primo periodo di applicazione, la deducibilità è limitata al 75%; l’eccedenza, assieme alle rettifiche, perdite, svalutazioni e riprese di valore nette iscritte in bilancio dal periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2013 e non ancora dedotte, è deducibile secondo le stesse misure percentuali viste per le imposte sui redditi; le novità non influenzano il calcolo dell’acconto Irap per il periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2015 e per i due periodi successivi.

 

12) Domande di proroga per l’intervento dell’autorità doganale nei confronti di merci sospettate di violare diritti di proprietà intellettuale

Domande di proroga per l’intervento dell’autorità doganale nei confronti di merci sospettate di violare diritti di proprietà intellettuale ai sensi del Reg.to (UE) n. 608/2013 e del Regolamento di applicazione (UE) n. 1352/2013.

Ad integrazione di quanto disposto con nota della Direzione Centrale Legislazione e Procedure Doganali prot. nr. 23166/RU del 3 marzo 2015, l’Agenzia delle Dogane fornisce le istruzioni operative per la presentazione delle domande di proroga per l’intervento dell’autorità doganale nei confronti di merci sospettate di violare diritti di proprietà intellettuale ai sensi del Reg(UE) n. 608/2013 e del Regolamento di applicazione UE n. 1352/2013.

I soggetti che intendono presentare domanda di proroga, accedono, per il tramite del “sottoscrittore”, al portale servizi per l’interoperabilità di AIDA, all’indirizzo web https://aidaservizi.agenziadogane.it/liferay/.

Ad accesso avvenuto, il sottoscrittore inserisce, nella box di controllo, la Partita IVA o Codice Fiscale del soggetto titolare dell’istanza di tutela per conto del quale intende presentare la domanda di proroga e seleziona dal menù principale la funzionalità “Proroga di un’istanza di tutela”.

A fronte di tale scelta, il sistema visualizza l’elenco delle istanze prorogabili, da cui selezionare l’istanza da prorogare.

A seguito della selezione dell’istanza, sono proposti a video i dati identificativi della stessa. Selezionando il pulsante “Avanti” il sistema aggiorna lo stato dell’istanza (notificando a video il messaggio “Richiesta di proroga dell’istanza effettuata con successo”) e genera una copia della domanda di proroga secondo il formulario previsto dal Regolamento di applicazione (UE) n. 1352/2013 riportando:

- destinatario della decisione (sezione 1 del formulario)

- numero di registrazione della domanda di intervento a cui si riferisce la richiesta di proroga (sezione 2)

- data di richiesta di proroga (sezione 3).

Il sottoscrittore provvede a stampare il formulario generato dal sistema inserendo le altre informazioni obbligatorie ed ad inviarlo a mezzo posta al seguente indirizzo:

AGENZIA DELLE DOGANE E DEI MONOPOLI

DIREZIONE CENTRALE LEGISLAZIONE E PROCEDURE DOGANALI

Ufficio AEO, altre semplificazioni e rapporto con l’utenza

Via Mario Carucci, 71- 00143 ROMA

Si raccomanda di adottare particolare attenzione nella compilazione del formulario al fine di agevolare il processo di accettazione.

Dalla funzionalità “Proroga di un’istanza di tutela” l’utente può accedere all’elenco delle istanze presentate e interrogare lo stato della domanda di proroga cliccando sul tasto “Stato”. In caso di accettazione della domanda di proroga, lo stato visualizzato è “Proroga accettata”.

Le presenti istruzioni sono applicabili, dal prossimo 18 giugno, alle domande di proroga relative a istanze di tutela presentate, in forma telematica, a partire dal 1° luglio 2014.

(Agenzia delle Dogane, nota n. 58694/RU pubblicata l’1 luglio 2015)

 

13) Modificato il regolamento Consob sul procedimento sanzionatorio

on la delibera n. 19158/2015 (pubblicata sulla G.U. 8 giugno 2015, n. 130) la Consob ha apportato alcune modifiche al proprio regolamento sul procedimento sanzionatorio, adottato nel 2013 ai sensi dell’articolo 24 della legge n. 262/2005. L’intervento è stato preceduto da una consultazione pubblica.

Le modifiche introdotte investono essenzialmente la fase decisoria del procedimento sanzionatorio, che inizia quando le valutazioni dell’Ufficio sanzioni amministrative (USA) sono trasmesse alla Commissione per l’adozione del provvedimento finale.

Nel sistema previgente il soggetto interessato restava estraneo a questo passaggio, in quanto non era previsto che gli venisse comunicata la relazione dell’USA e che potesse replicare alle conclusioni espresse in essa. In base al nuovo regolamento, invece, contestualmente alla trasmissione alla Commissione la relazione dell’USA è trasmessa ai destinatari della lettera di contestazione degli addebiti che abbiano tempestivamente esercitato dinanzi all’USA la facoltà di presentare deduzioni scritte o di essere sentiti personalmente. Nei successivi trenta giorni questi soggetti possono presentare alla Commissione proprie controdeduzioni scritte, in forma sintetica, in replica alle considerazioni dell’USA.

Va osservato che in base al documento sottoposto a consultazione la proposta di determinazione della sanzione avrebbe dovuto essere omessa dal testo della relazione dell’USA trasmesso agli interessati. Nella modifica definitivamente approvata questa limitazione è venuta meno, con la conseguenza che anche la proposta di determinazione della sanzione formulata dall’USA è conosciuta dall’interessato e può formare oggetto di contraddittorio.

La tempistica del procedimento sanzionatorio è stata adeguata alle modifiche sopra descritte: è esteso da centottanta a duecento giorni il termine di conclusione del procedimento; è ampliato da quindici a trentacinque giorni il termine entro cui la Commissione deve adottare la decisione; è previsto che il termine di conclusione del procedimento resti sospeso in pendenza del termine a disposizione degli interessati per replicare alla relazione dell’Ufficio sanzioni.

Il regolamento modificato è entrato in vigore il 9 giugno 2015. La Consob ha espressamente disposto che le nuove norme si applichino anche ai procedimenti sanzionatori per i quali non è ancora conclusa la fase istruttoria, prevedendo un regime differenziato a seconda il procedimento sia stato avviato prima o dopo la data del 10 marzo 2014.

(Assonime, nota del 1 luglio 2015)

 

14) Introduzione nuovi controlli al flusso UNIEMENS-ListaPosPA -Precisazioni INPS

Introduzione nuovi controlli al flusso UNIEMENS-ListaPosPA -Precisazioni dall’INPS con il messaggio n. 4477 del 1 luglio 2015.

Mentre, invece, il messaggio dell’INPS n. 4457 del 1 luglio 2015 si occupa della pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana –Serie Generale del 30/06/2015 n.149- di apposito comunicato avente ad oggetto “Applicazione ai contratti di mutuo ipotecario edilizio a tasso fisso erogati agli iscritti alla Gestione unitaria delle prestazioni creditizie e sociali del tasso di interesse fissato nella misura del 2,95% - Modifica art.7, comma 2, del Regolamento per l’erogazione dei mutui ipotecari agli iscritti alla Gestione unitaria delle prestazioni creditizie e sociali.

 

Vincenzo D’Andò