Diario quotidiano dell’1 luglio 2015: dopo il Jobs Act sono ancora possibili le collaborazioni occasionali

Pubblicato il 1 luglio 2015



Jobs act: dopo la riforma è rimasta la collaborazione occasionale?; NASpI: ecco i profili contributivi; attenzione alle false email su presunti avvisi di pagamento di Equitalia; contenzioso tributario in crescita del 4,54% nel I trimestre 2015; dichiarazione infedele: sequestro dei beni al commercialista che ha istigato il proprio cliente a commettere reato; DURC On Line; regolamento UE sulla protezione dei dati: raggiunto l’accordo; transazione fiscale, prestito vitalizio ipotecario, compensi all’amministrazione giudiziario: pubblicati nuovi documenti dalla FNC

 

 Indice:

 1) Jobs act: dopo la riforma è rimasta la collaborazione occasionale ?

 2) NASpI: ecco i profili contributivi

 3) Attenzione alle false email su presunti avvisi di pagamento di Equitalia

 4) Contenzioso tributario in crescita del 4,54% nel I trimestre 2015

 5) Dichiarazione infedele: sequestro dei beni al commercialista che ha istigato il proprio cliente a commettere reato

 6) DURC On Line

 7) Regolamento UE sulla protezione dei dati: raggiunto l’accordo

 8) Transazione fiscale, prestito vitalizio ipotecario, compensi all’amministrazione giudiziario: pubblicati   documenti dalla FNC

 

 

1) Jobs act: dopo la riforma è rimasta la collaborazione occasionale ?

E’ stato appena pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 144 del 24 giugno 2015, il Decreto Legislativo n. 81 del 15 giugno 2015 di riordino dei contratti di lavoro (tra le novità, il decreto prevede l’innalzamento fino a 7.000 euro del limite annuale dei compensi per le prestazioni di lavoro accessorio), e già ci si chiede se sia rimasta in vita la possibilità di continuare ad utilizzare i prestatori d’opera occasionali (entro il limite di 5.000 euro), senza bisogno di inquadramento e di versamenti dei contributi previdenziali (INPS/INAIL).

Secondo alcuni autori questa ipotesi sarebbe decaduta poiché le misure volute dal governo avrebbero fatto decadere ogni fattispecie, tranne i casi di esclusione previsti per legge (tra cui i compensi corrisposti agli amministratori di società ed i compensi corrisposti dalle associazioni sportive dilettantistiche nell’esercizio di tale attività).

Ebbene, in realtà la collaborazione occasionale anche dal 2016 sarà possibile, infatti, lo afferma, con la massima autorevolezza, lo studio dell’Ordine dei Commercialisti di Milano, suffragato dalla Fondazione Nazionale dei Commercialisti, redatto l’11 giugno 2015, a seguito di un convegno di aggiornamento professionale.

Dunque, con la massima chiarezza, il suddetto studio precisa quanto segue:

L’unica forma di collaborazione possibile (a parte ovviamente quelle escluse dalle nuove norme) possa rimanere solo quella occasionale sottoposta alle regole stabilite dall’art. 2222 c.c. ossia il contratto d’opera; se così fosse ne conseguirebbe che i redditi ottenuti devono essere assoggettati alle norme dell’art. 67, comma 1, lettera l del TUIR (redditi derivanti da attività di lavoro autonomo non esercitate abitualmente o dalla assunzione di obblighi di fare, non fare o permettere;). Questo però porrebbe un problema importante per il mancato coordinamento con le norme sull’assicurabilità di questi prestatori all’Inail, privandoli di una importante tutela per loro non prevista (nota Inail n. 8820/2009). Per questo tipo di prestazioni permane l’obbligo di iscrizione alla gestione separata Inps, mantenendo la fascia di esenzione contributiva (e quindi di iscrizione) fino a 5mila euro annui complessivi; non sussiste obbligo di

comunicazione preventiva al Centro per l’Impiego e obbligo di iscrizione nel libro unico del lavoro.

Ovviamente, lo studio conclude ammonendo gli abusi dal momento che permane la maxisanzione per lavoro nero qualora in sede di ispezioni il rapporto possa essere riconfigurato come lavoro dipendente.

Comunicazione telematica della prestazione di lavoro accessorio

La comunicazione della prestazione di lavoro accessorio deve essere effettuata, in capo alle Direzioni territoriali del lavoro, agli Istituti previdenziali secondo le attuali procedure con modalità esclusivamente telematica (Ministero del lavoro e delle politiche sociali, nota n. 3337 del 25 giugno 2015).

Come noto, è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 144 - Supplemento Ordinario n. 34, il D.Lgs. n. 81/2015, attuativo della Legge Delega sul Jobs Act, recante la disciplina organica dei contratti di lavoro e la revisione della normativa in tema di mansioni,

In merito alla disciplina sul lavoro accessorio, l’articolo 49, comma 3, rispondendo all’intenzione del legislatore della legge delega di razionalizzare tutte le comunicazioni in materia di rapporti di lavoro, prevede che la comunicazione di inizio della prestazione di lavoro accessorio vada comunicata alla Direzione territoriale del lavoro competente con modalità esclusivamente telematiche.Viene chiarito, infatti, che al fine di approfondire l’attuazione dell’obbligo di legge e nelle more della attivazione delle relative procedure telematiche, la comunicazione telematica della prestazione di lavoro accessorio, prevista dal citato articolo 49, in capo alle Direzioni territoriali del lavoro, sarà effettuata agli Istituti previdenziali secondo le attuali procedure.

Pertanto, i committenti imprenditori o professionisti che ricorrono a prestazioni occasionali di tipo accessorio sono tenuti, prima dell’inizio della prestazione, a comunicare alla direzione territoriale del lavoro competente, attraverso modalità telematiche, ivi compresi sms o posta elettronica, i dati anagrafici e il codice fiscale del lavoratore, indicando, altresì, il luogo della prestazione con riferimento ad un arco temporale non superiore ai trenta giorni successivi.

 

2) NASpI: ecco i profili contributivi

Nuova assicurazione sociale per l’impiego (NASpI): L’Inps, con il messaggio n. 4441 del 30 giugno 2015, illustra i profili contributivi.

Già con la circolare n. 94 del 12 maggio 2015 l’Istituto era intervenuto sulla disciplina della nuova misura di sostegno al reddito NASpI – introdotta dal D.lgs 22/2015 –  che sostituisce, per gli eventi di disoccupazione involontaria verificatisi da 1 maggio 2015, le precedenti indennità ASpI e mini ASpI. Adesso spiega i profili contributivi connessi al finanziamento della nuova prestazione.

Aspetti contributivi della NASpI

Il D.lgs. 22/2015 non introduce elementi di novità riguardo alla contribuzione a supporto della NASpI, limitandosi ad affermare, attraverso la disposizione contenuta nell’articolo 14, che “Alla NASpI si applicano le disposizioni in materia di ASpI in quanto compatibili”.

Conseguentemente, rimane inalterato l’impianto contributivo già previsto dall’articolo 2 della legge 92/12, che si sviluppa attraverso la seguente articolazione:

contributo ordinario (commi 25-27 e 36);

contributo addizionale (commi 28-30);

contributo sulle interruzione di rapporti di lavoro a tempo indeterminato (commi 31-35).

Per quanto attiene a tutti i profili normativi (destinatari, misura, riduzioni, esclusioni, ecc…), vengono richiamati i principi di prassi già in precedenza illustrati, che si riassumono di seguito.

Contributo ordinario

Il contributo è stabilito nella misura complessiva di 1,61% (1,31% + 0,30% ex art. 25, L. 845/1978).

Sul contributo base (1,31%) trovano applicazione le eventuali riduzioni del costo del lavoro di cui all’art. 120 della legge n. 388/2000 ed all’art. 1, c. 361, della legge n. 266/2005, nonché le misure compensative di cui all’art. 8 del D.L. n. 203/2005, convertito con modificazioni nella legge n. 248/2005, previste in relazione ai maggiori oneri finanziari sostenuti dai datori di lavoro per il versamento di quote di TFR alle forme pensionistiche complementari, al Fondo di Tesoreria, ovvero nelle ipotesi di  liquidazione mensile della Qu.I.R. senza accesso al Finanziamento assistito da garanzia.

 Permane, inoltre, in favore di alcune categorie di lavoratori (es. soci lavoratori delle Coop ex DPR 30 aprile 1970, n. 602; personale artistico con rapporto di lavoro subordinato) e a determinate condizioni, l’allineamento graduale all’aliquota contributiva (ex ASpI), previsto dall’articolo 2, c. 27 della legge n. 92/2012. Si ricorda che l’adeguamento – che si realizza nel lustro 2013/2017 - riguarda sia il contributo base (1,31%) che quello integrativo (0,30%). Per l’anno in corso, le due contribuzioni si attestano rispettivamente nei termini di 0,78% e 0,18%, per una misura complessiva dello 0,96%.

Come già illustrato nell’ambito della circolare n. 94/2015, in relazione agli eventi di disoccupazione che si verificano dal 1 maggio 2015, l’indennità NASpI da corrispondersi ai soggetti interessati dal meccanismo di graduale adeguamento della contribuzione di finanziamento, è allineata a quella della generalità dei lavoratori.

Contributo addizionale 

Il contributo, fissato nella misura di 1,40% della retribuzione imponibile, è dovuto in relazione ai rapporti di lavoro subordinato non a tempo indeterminato.

Si ricorda che, ai sensi di quanto previsto dall’articolo 2, c. 29 della legge n. 92/2012, sono esclusei dall’obbligo del relativo versamento le seguenti categorie di soggetti:

- lavoratori assunti con contratto a termine in sostituzione di lavoratori assenti;

- lavoratori dipendenti (a tempo determinato) delle pubbliche amministrazioni di cui all’art. 1, c. 2, del D.Lgs. n. 165/2001 e successive modificazioni;

apprendisti;

- lavoratori assunti a termine per lo svolgimento delle attività stagionali di cui al D.P.R. n. 1525/1963.

Per i periodi contributivi maturati dal 1° gennaio 2013 al 31 dicembre 2015, sono parimenti esclusi i lavoratori assunti a tempo determinato per lo svolgimento delle attività stagionali definite tali dagli avvisi comuni e dai contratti collettivi nazionali stipulati entro il 31 dicembre 2011, dalle organizzazioni dei lavoratori e dei datori di lavoro comparativamente più rappresentative.

In relazione, inoltre, alla previsione di cui all’articolo 2, c. 37 della legge n. 92/2012, il medesimo contributo non è dovuto nelle ipotesi di assunzione a tempo determinato di lavoratori in mobilità, ex articolo 8, c. 2 della legge n. 223/1991.

 Sempre con riguardo al contributo addizionale, si ricorda che l’articolo 2, c. 30 della legge n. 92/2012 ne prevede la restituzione al datore di lavoro, nelle ipotesi di trasformazioni a tempo indeterminato di contratti a termine nonché nei casi di stabilizzazione del rapporto, purché intervenuta entro sei mesi dalla cessazione del precedente rapporto a tempo determinato. A seguito delle modifiche apportate dall’articolo 1, c. 135 della legge 27 dicembre 2013, n. 147 all’originario testo della norma, a decorrere dal 2014, la restituzione può avvenire in misura integrale.

 Nei casi di stabilizzazione, si rammenta, altresì, che - ricorrendone i presupposti - continua a operare il decalage stabilito dalla seconda parte del citato articolo 2, c. 30.

Con riferimento alle trasformazioni/stabilizzazioni intervenute nel corso del corrente anno, si precisa che la restituzione del contributo addizionale è compatibile con la fruizione dell’esonero ex art. 1, commi 118 e seguenti, della legge 23 dicembre 2014, n. 190, ove spettante.

Contributo sulla interruzioni dei rapporti di lavoro a tempo indeterminato

Riguardo al contributo sulle interruzioni dei rapporti di lavoro a tempo indeterminato, si fa presente che la somma limite di cui all’articolo 4, c. 2 del D.lgs. 22/2015 è stabilita in € 1.195,00. Conseguentemente, per le interruzioni realizzatesi da “maggio 2015”, la soglia annuale del contributo di cui all’art. 2, c. 31 della legge 92/2012 corrisponde a € 489,95 e l’importo massimo - riferito ai rapporti di lavoro della durata pari o superiore a 36 mesi – è di € 1.469,85.

Non opera l’obbligo contributivo di cui trattasi nelle seguenti situazioni:

licenziamenti effettuati in conseguenza di cambi di appalto, ai quali siano succedute assunzioni presso altri datori di lavoro, in applicazione di clausole sociali che garantiscano la continuità occupazionale prevista dai CCNL;

interruzione di rapporti di lavoro a tempo indeterminato, nel settore delle costruzioni edili, per completamento delle attività e chiusura del cantiere.

Si ricorda che, a legislazione vigente, detto regime di esclusione opera con riferimento ai periodi 2013-2015.

Restano escluse dal contributo in questione anche le cessazioni intervenute a seguito di accordi sindacali nell'ambito di procedure ex articoli 4 e 24 della legge 23 luglio 1991, n. 223, ovvero di processi di riduzione di personale dirigente conclusi con accordo firmato da associazione sindacale stipulante il contratto collettivo di lavoro della categoria. Tale ultima esenzione opera con esclusivo riferimento a situazioni che rientrano nel quadro dei provvedimenti di “tutela dei lavoratori anziani” di cui all’articolo 4 della legge n. 92/2012.

Infine, in conseguenza di quanto disposto dall’art. 2, c. 33, della più volte richiamata legge n. 92/2012, fino al 31 dicembre 2016, sono esclusi dal versamento del contributo sulle interruzioni di rapporto di lavoro a tempo indeterminato i datori di lavoro tenuti al versamento del contributo d’ingresso nelle procedure di mobilità ex art. 5, c. 4, della legge n. 223/91.

Incentivo per favorire la ricollocazione lavorativa di soggetti privi di occupazione e beneficiari dell’Assicurazione sociale per l’impiego (ASpI) 

Stante il rinvio operato dal richiamato articolo 14 del D.lgs. 22/15 alle norme in materia di ASpI, continua a trovare applicazione il particolare beneficio contributivo, introdotto dall’articolo 7, c. 5, lettera b) del DL n. 76/2013, in favore dei datori di lavoro che assumono/trasformano, con contratto a tempo pieno e indeterminato, lavoratori in godimento dell’indennità NASpI (ex ASpI).

Riguardo agli aspetti generali (normativi e procedurali) di tale disposizione, si rinvia a quanto illustrato con la circolare n. 175 del 18 dicembre 2013.

Al riguardo, si ricorda che l’incentivo è subordinato al rispetto della disciplina comunitaria degli aiuti "de minimis", di cui al Regolamento (UE) n. 1407/2013 (regime generale), ovvero degli ulteriori regolamenti comunitari di settore in materia:

Regolamento (CE) n. 360/2012, sugli aiuti d’importanza minore ad imprese che forniscono servizi di interesse economico generale;

Regolamento (UE) n. 1408/2013, sugli aiuti d’importanza minore nel settore della produzione primaria dei prodotti agricoli;

Regolamento (UE) n. 717/2014, sugli aiuti d’importanza minore nel settore della pesca e dell'acquacoltura.

 Si rammenta, altresì, che la citata misura:

- trova applicazione anche nelle ipotesi di trasformazione a tempo pieno e indeterminato di un rapporto a termine;

- riguarda anche lavoratori destinatari della prestazione, e cioè a soggetti che - avendo inoltrato istanza di concessione - abbiano titolo all’indennità ma non l’abbiano ancora percepita;

- non spetta qualora l’assunzione costituisca attuazione di un obbligo legale o contrattuale (art. 4, c. 12, lett. a), della legge n. 92/2012);

ricorrendone i presupposti, è cumulabile con il regime di esonero di cui all’art. 1, commi 118 e seguenti, della legge 23 dicembre 2014, n. 190.

Modalità di compilazione del flusso UniEmens

Ai fini della compilazione del flusso UniEmens, non sono previste modifiche in merito all’esposizione della contribuzione, né con riferimento al contributo ordinario, né a quello addizionale, né per il contributo sulle interruzioni dei rapporti di lavoro a tempo indeterminato.

 

3) Attenzione alle false email su presunti avvisi di pagamento di Equitalia

Attenzione alle false email con indirizzo “fatture@gruppoequitalia.it” o simili contenenti un presunto avviso di pagamento di Equitalia e l’invito a scaricare i documenti allegati.

Equitalia è assolutamente estranea a questi messaggi potenzialmente pericolosi, invita i destinatari a non tenere conto della email ricevuta e ad eliminarla senza scaricare alcun allegato, potenzialmente dannoso per il proprio computer.

(Equitalia, comunicato del 26 giugno 2015)

 

4) Contenzioso tributario in crescita del 4,54% nel I trimestre 2015

Pubblicato il rapporto sul contenzioso tributario del I trimestre 2015.

Nel periodo gennaio–marzo 2015 le controversie di carattere tributario pervenute in entrambi i gradi di giudizio sono state 78.992, con un incremento del contenzioso del 4,54% (pari a +3.429 controversie), rispetto al primo trimestre dello scorso anno.

Nel trimestre in esame le controversie definite sono state 81.208, in lieve crescita rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente (+0,37%, pari a 302 ricorsi).

Analizzando i singoli gradi di giudizio si osserva che i nuovi ricorsi presso le Commissioni tributarie provinciali (CTP) sono stati pari a 60.885 ed evidenziano un leggero incremento tendenziale dello 0,30%. Anche i ricorsi definiti, pari a 67.389, mostrano un modesto incremento dell’ 1,49%, rispetto all’analogo periodo del 2014.

Presso le Commissioni tributarie regionali (CTR), nel secondo grado di giudizio, invece, gli appelli pervenuti nel primo trimestre del 2015 sono stati 18.107, facendo rilevare un aumento del 21,85%, rispetto ai primi tre mesi dell’anno precedente; quelli definiti, pari a 13.819, hanno registrato una diminuzione tendenziale del 4,74%.

Nelle CTP, nel periodo in esame, la percentuale di giudizi completamente favorevoli all’Ente impositore è stata pari al 44,19%, per un valore complessivo di 2.018,84 milioni di euro, mentre quella di giudizi completamente favorevoli al contribuente è stata pari al 29,72%, per un valore di 1.483,20 milioni di euro. Nelle CTR, invece, la percentuale di cause concluse in modo del tutto favorevole all’Ente impositore è stata di circa il 46%, per un valore complessivo pari a 1.375,89 milioni di euro, mentre quella di giudizi completamente positivi nei confronti del contribuente è stata pari a circa il 40%, per un valore complessivo di 893,68 milioni di euro.

Tutte le statistiche e le analisi dei dati del contenzioso tributario sono disponibili sul sito internet del Dipartimento delle Finanze.

(Ministero dell’Economia e Finanze, comunicato del 30 giugno 2015)

 

5) Dichiarazione infedele: sequestro dei beni al commercialista che ha istigato il proprio cliente a commettere reato

Per la dichiarazione infedele del cliente ne paga le conseguente il commercialista che ha istigato il reato.

È, quindi, legittimo il sequestro dei beni del professionista che concorre con il contribuente nella commissione dell’illecito e non si attiva, in tempo debito, a ripristinare la legalità.

L’Agenzia delle entrate, all’interno del proprio notiziario fiscale del 30 giugno 2015, è tornata sulla questione a seguito di quanto statuito dalla Corte di Cassazione con la sentenza n. 24967 del 16 giugno 2015.

Un tizio è stato chiamato a rispondere quale istigatore del reato di dichiarazione infedele (articolo 4 del D.lgs. 74/2000) per le imposte sui redditi 2010-2012, posto in essere mediante indicazione di minori elementi attivi. In qualità di commercialista, tenutario delle scritture contabili dell’impresa e incaricato della redazione e trasmissione delle dichiarazioni dei redditi del contribuente, infatti, non solo aveva prestato la propria opera in continuativa difformità rispetto ai suoi doveri professionali, ma aveva anche omesso ogni adempimento utile per ripristinare la legalità, pur avendo continuato per lungo tempo ad assistere il suo cliente.

Mentre il Gip ha rigettato la richiesta di convalida di sequestro preventivo, disposto d’urgenza dal Pm, il Tribunale ha accolto l’appello proposto dal Pm ex articolo 322-bis del codice di procedura penale e disposto la misura per le somme presenti sui conti bancari del professionista e del co-indagato fino alla concorrenza dell’importo di circa 1.052.872 euro delle partecipazioni societarie agli stessi riferibili, dei beni mobili registrati e dei beni immobili, ipotizzandosi nei loro confronti il concorso nel reato.

Il commercialista ha proposto ricorso per cassazione lamentando, tra l’altro, la non operatività del sequestro per la mancata percezione di un profitto illecito che, risolvendosi in un risparmio di spesa, si sarebbe verificato a esclusivo vantaggio della società facente capo al co-indagato e, conseguentemente, ai suoi organi.

La Corte Suprema ha dichiarato inammissibile il ricorso e ha ribadito che “il concorso di persone nel reato implica l’imputazione dell’intera azione delittuosa e dell’effetto conseguente in capo a ciascun concorrente e il sequestro non è collegato all’arricchimento personale di ciascuno dei correi, bensì alla corresponsabilità di tutti nella commissione dell’illecito” (cfr Cassazione 10838/2007).La Corte di Cassazione si è occupata della posizione delicata del commercialista, chiamato, non solo a verificare la compatibilità delle scelte fiscali del contribuente rispetto alla normativa vigente, ma anche a rispondere, in concorso con quest’ultimo, per eventuali reati tributari che possono scaturire da consigli, pareri e comportamenti materiali tenuti.

Compito non facile se si considera che, nell’ordinamento penale-tributario vigente, non si rinviene una norma specifica riferita al concorso nel reato tra professionista e contribuente, il primo, per la sua “professionalità”, dotato di una consapevolezza maggiore circa gli effettivi obblighi tributari e le conseguenti condotte illecite (cfr Cassazione 39079/2013), l’altro, assistito nell’adempimento tributario dichiarativo e destinatario per legge degli obblighi fiscali.Sull’argomento, la Corte ha affermato la responsabilità del professionista solo in presenza dei presupposti previsti dall’articolo 110 del codice penale e, soprattutto, per il suo contributo causale “minimo” alla verificazione del fatto illecito.Se, quindi, il professionista agisce con coscienza e volontà di cooperare a realizzare il fatto illecito, può rispondere sia a titolo di concorso morale per aver partecipato alla fase ideativa del reato che, di fatto, era stato commesso dal contribuente (ad esempio, quando è stato ritenuto il dominus di numerose società che avevano emesso le fatture per operazioni inesistenti a vantaggio di una società di cui egli stesso curava gli adempimenti contabili e dichiarativi – cfr Cassazione, 13982/2012 e 39873/2013), sia a titolo di concorso materiale per avere adottato un comportamento concreto e attivo nella veste di complice (nello studio professionale era stato rinvenuto un timbro identico a quello utilizzato dalle società emittenti delle fatture false non annotate nei registri, le cui contabilità erano tenute dallo stesso commercialista – cfr Cassazione, 35453/2010).Ciò in quanto la Cassazione ha ritenuto che il professionista, che persuade il cliente ad adottare un espediente illecito, ispirando o istigando l’azione criminosa, ovvero che la adotta addirittura in prima persona, pone in essere dei comportamenti che, non consistendo nell’indicazione di possibili alternative alla fattispecie incriminata dalla legge, esulano dalla consulenza professionale (cfr Cassazione, 12752/1998) e non possono farlo considerare estraneo al reato.Un volta accertata la partecipazione professionista-cliente, la Corte ha dovuto valutare anche la possibilità di applicare il sequestro preventivo ai beni di uno qualsiasi dei co-imputati (e, quindi, anche di un soggetto terzo rispetto al contribuente) e a prescindere dall’effettiva percezione di una utilità patrimoniale derivante dal reato.

La risposta positiva era già stata data con riferimento ai beni del commercialista, che aveva suggerito pratiche illegali ai propri clienti, tanto da non limitarsi a svolgere la propria attività, ma da ideare un meccanismo fraudolento di indebita compensazione (cfr Cassazione, 24166/2011).

In definitiva, i giudici di legittimità hanno confermato il provvedimento di sequestro preventivo nei confronti del patrimonio di un professionista che, suggerendo pratiche illegali ad alcuni clienti, non si era limitato a svolgere la propria attività professionale, ma era stato l’ideatore del meccanismo fraudolento di indebita compensazione (art. 10-quater, D.lgs. 74/2000).

 

6) DURC On Line

Dal 1 luglio 2015 la verifica della regolarità contributiva nei confronti dell’INPS, dell’INAIL e delle Casse Edili, avviene con modalità esclusivamente telematiche ed in tempo reale indicando esclusivamente il codice fiscale del soggetto da verificare.Lo rammenta l’INPS, con la nota del 30 giugno 2015.

L’esito positivo della verifica di regolarità genera un documento denominato “Durc On Line”. Per avvalersi della procedura l’utente deve essere in possesso di utenza e password/PIN, il servizio è infatti riservato agli utenti registrati.

INAIL: dal 1° luglio operativo il servizio “Durc On Line”

L’Inail, con la circolare n. 61 del 25 giugno 2015, comunica che a partire dal 1° luglio 2015 è operativo il servizio “Durc On Line” in www.inps.it e in www.inail.it (d.m. 30 gennaio 2015).L’applicativo Sportello unico previdenziale rimane attivo per effettuare solo le seguenti richieste di Durc:

- Durc in presenza di certificazione dei crediti

- Durc per pagamenti di debiti della pubblica amministrazione maturati al 31 dicembre 2012

- Durc richiesti dagli “Sportelli unici per l’immigrazione” per la regolarizzazione dei lavoratori extracomunitari

- Durc ricostruzione privata sisma Abruzzo.

Le richieste del Durc presentate anteriormente al 1° luglio 2015 e ancora in corso di istruttoria saranno definite con l’emissione del relativo certificato in Sportello unico previdenziale, applicando la nuova disciplina della regolarità contributiva contenuta nel decreto ministeriale 30 gennaio 2015.

Le stazioni appaltanti e le amministrazioni procedenti nonchè le SOA possono accedere al servizio “Durc On Line”, sia dal portale Inail che dal portale Inps, con le stesse credenziali/abilitazioni già rilasciate per l’applicativo www.sportellounicoprevidenziale.it (utenti SA/AP e SOA).

 

7) Regolamento UE sulla protezione dei dati: raggiunto l’accordo

Regolamento UE sulla protezione dei dati: raggiunto un accordo in Consiglio Giustizia.

Il 15 giugno 2015 il Consiglio Giustizia ha raggiunto un accordo generale sulla proposta di regolamento in materia di protezione dei dati personali presentata dalla Commissione nel 2012.

L’accordo riguarda i seguenti punti.

- Il regolamento costituirà un corpo unico di norme valido in tutta l’Unione europea. Esso si applicherà a tutti i soggetti che offrono servizi nell’Unione europea, comprese le imprese extraeuropee.

- Saranno ridotti gli oneri burocratici per le piccole e medie imprese e saranno aboliti gli oneri amministrativi inutili.

- Sarà potenziato il diritto all’oblio, prevedendo l’obbligo in capo al responsabile del trattamento di cancellare i dati dell’interessato che lo richiede, salvo dimostrare che essi siano ancora necessari e pertinenti rispetto alle finalità.

- Le autorità di controllo potranno comminare alle imprese che violano il regolamento sanzioni pecuniarie consistenti nel pagamento di somme fino al 2% del fatturato mondiale annuo.

- Verrà introdotto il meccanismo del “one stop shop”: imprese e soggetti interessati interagiranno con un’unica autorità di controllo; in particolare se il trattamento ha violato i diritti di interessati residenti in più di uno Stato, l’autorità capofila sarà quello dello Stato in cui il titolare del trattamento ha lo stabilimento principale; essa tuttavia dovrà cooperare con le autorità di controllo dei vari Stati in cui risiedono gli interessati.

I negoziati per l’approvazione del testo definitivo proseguiranno in sede di trilogo tra Parlamento europeo, Consiglio e Commissione, al fine di raggiungere un accordo definitivo entro il 2015.

(Assonime, nota del 30 giugno 2015)

 

8) Transazione fiscale, prestito vitalizio ipotecario, compensi all’amministrazione giudiziario: pubblicati documenti dalla FNC

La transazione fiscale: Nell’ambito della crisi di impresa il trattamento del credito tributario assume un ruolo fondamentale. Da qui la funzione strategica svolta da istituti quali la transazione fiscale e le procedure di composizione della crisi da sovraindebitamento, entrambi finalizzati a favorire una soluzione concordata della crisi.

La Fondazione Nazionale Commercialisti (FNC) nel documento del 30 giugno 2014 cerca quindi di dare un quadro dei principali aspetti operativi degli strumenti a disposizione dei contribuenti, non tralasciando le criticità che tutt’ora ne animano il dibattito.

Il prestito vitalizio ipotecario: inquadramento civilistico e tributario

Lo studio della FNC del 30 giugno 2015 illustra le principali modifiche introdotte alla disciplina del prestito vitalizio ipotecario, soffermandosi sulle peculiarità del contratto, sulle modalità del rimborso del prestito e sulle implicazioni tributarie, in particolare con riguardo all'imposta sostitutiva sui finaziamenti.

L’amministrazione giudiziaria dei beni sequestrati e confiscati: lo stato dell’arte

È opinione comune che l’aggressione dei patrimoni illeciti - tramite i fondamentali strumenti del sequestro e la confisca - costituisca oggi un indispensabile mezzo di contrasto alla criminalità organizzata affidando poi i beni ad un amministratore giudiziario.

Di recente il legislatore con il D.L. n. 90 del 24 giugno 2014, ha previsto l’applicazione dei compensi per l’amministratore giudiziario.

La FNC, con il documento del 30 giugno 2015, non ritiene tuttavia condivisibile l’approccio utilizzato nella stesura del decreto in commento, proprio per la speciale caratteristica dell’amministrazione giudiziaria di essere una gestione estremamente dinamica.

 

Vincenzo D’Andò