Associazione Temporanea di Imprese: aspetti fiscali e gestionali dell'A.T.I.

 

L’Associazione Temporanea di Imprese, o A.T.I., si presenta come uno dei mezzi principali che il sistema giuridico italiano mette a disposizione degli operatori economici al fine di porre momentaneamente in comune possibilità operative, strutture e risorse economiche per consentire la partecipazione ad una appalto le cui dimensioni lo metterebbero al di fuori delle possibilità della singola impresa. Data la frequenza con cui questo istituto viene utilizzato si ritiene opportuno provvedere ad una rapida ricognizione della disciplina che lo regola nonché dei suoi aspetti fiscali e gestionali.

 

Quali sono i soggetti per i quali è ammessa la possibilità di riunirsi in ATI

Nell’ordinamento giuridico italiano così come si è cristallizzato nel Codice civile sussistono contemporaneamente una pluralità di forme per mezzo delle quali possono essere realizzati organismi associativi. Tali forme sono caratterizzate da gradi di complessità molto diversi, ma tutte sono comunque finalizzate alla messa a disposizione di strumenti operativi il cui fine consiste nella realizzazione di uno scopo che è comune tra i partecipanti. Nel contesto operativo dei lavori pubblici, che è quello nel cui ambito più frequentemente si assiste al fenomeno consistente nell’aggregazione di più imprese che mettono in comune le rispettive risorse (o parte delle rispettive risorse) per il conseguimento di uno scopo comune (ad esempio la partecipazione ad una gara d’appalto), l’articolo 34 del Codice degli appalti (Decreto Legislativo n. 163 del 12 aprile 2006) nel momento in cui individua i soggetti cui viene riconosciuta la facoltà di partecipare alle gare d’appalto, oltre ai soggetti singoli, annovera varie forme aggregative che possono essere ammesse alla partecipazione alle gare per l’assegnazione di pubblici appalti di lavori. Tali soggetti vengono singolarmente individuati dal legislatore così come segue:

  • la società commerciale, nel cui ambito lo scopo comune ai soci che vi partecipano è quello di ripartire gli utili (e le perdite) che derivano dall’esercizio di un’attività economica. La società può assumere una delle diverse tipologie che vengono previste dal Codice civile, ognuna delle quali prevede un differente regime di responsabilità sia per quanto riguarda la società sia per quanto attiene ai soci partecipanti, nonché una diversa forma di organizzazione e struttura. Nel caso in cui il fine che da essa viene perseguito sia di tipo mutualistico, ossia consista nell’acquisire beni, servizi, od occasioni di lavoro a condizioni più vantaggiose di quelle che i partecipanti potrebbero ottenere presentandosi singolarmente sul mercato, allora si deve concludere di essere in presenza di una società cooperativa o di mutua assicurazione. In quest’ultimo caso, in particolare, lo scopo sociale è quello di ripartire determinati rischi tra i soci assicurati, avvalendosi di un fondo che viene appositamente da essi creato. Oltre a questa figura devono essere annoverati anche gli imprenditori individuali, eventualmente anche artigiani.

  • i consorzi fra società cooperative di produzione e lavoro costituiti a norma della Legge 25 giugno 1909, n. 422 e del Decreto Legislativo del Capo provvisorio dello Stato 14 41dicembre 1947, n. 1577, e successive modificazioni, e i consorzi tra imprese artigiane di cui alla legge 8 agosto 1985, n. 443;

  • i consorzi stabili, figura costituita per il solo ambito dei lavori pubblici, costituiti anche in forma di società consortili ai sensi dell’articolo 2615-ter del Codice civile, tra imprenditori individuali, anche artigiani, società commerciali, società cooperative di produzione e lavoro, secondo le disposizioni di cui all’articolo 36 del Codice dei contratti pubblici;

  • i raggruppamenti temporanei di concorrenti, fattispecie che rappresenta l’argomento del presente lavoro, a proposito della quale si preferisce utilizzare la precedente dizione di associazioni temporanee di imprese – in sigla A.T.I. -, costituiti dai…

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