Unico 2015: per la tassazione delle plusvalenze da partecipazioni non qualificate conta la data dell’atto

di Redazione

Pubblicato il 20 giugno 2015



l’imposta sostitutiva sulle plusvalenze derivanti dalla cessione di partecipazioni non qualificate è passata dal 20% al 26%: in fase di compilazione del modello Unico 2015 si deve porre particolare attenzione alla individuazione della corretta tassazione da applicare dato che l'anno 2014 è "spaccato" in due parti

 

Come ben noto, in presenza di cessione di partecipazioni non qualificate, al contrario di quanto avviene per quelle qualificate, la plusvalenza non concorre alla formazione del reddito complessivo del contribuente, persona fisica che non detiene la partecipazione in regime d’impresa, ma viene tassata attraverso un’imposta sostitutiva.

A determinare l’aliquota di tale imposta è l’articolo 5, del decreto legislativo n. 461 del 1997, che al secondo comma così dispone: “I redditi di cui alle lettere da c-bis) a c-quinquies) del comma 1 dell'81 (ora art. 67, ndA), del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, come modificato dall'articolo 3, comma 1, determinati secondo i criteri stabiliti dall'articolo 82 (ora art. 68, ndA) del predetto testo unico, sono soggetti ad imposta sostitutiva delle imposte sui redditi con l'aliquota del 12,50 per cento”.

Facendo dapprima notare che la norma, nella sua attuale formulazione, indica ancora l’imposta sostitutiva originariamente introdotta (12,50%), ancorché con il tempo l’aliquota sia stata modificata (si veda infra), per la determinazione della plusvalenza derivante dalla cessione di partecipazione non qualificata, valgono le stesse regole previste per quelle qualificate, indicate nell’articolo 68, comma 6.

 

Tale ultima disposizione prevede, in buona sostanza, che la plusvalenza (o minusvalenza) sia data dalla differenza fra il corrispettivo percepito ovvero la somma od il valore normale dei beni rimborsati, ed il loro costo od il valore di acquisto assoggettato a tassazione, aumentato di ogni onere inerente alla loro produzione, compresa l’imposta di successione e donazione, con esclusione degli interessi passivi.

Con riferimento al costo da porre a confronto con il corrispettivo pattuito per la cessione, è bene far presente che nel corso degli ultimi anni è stata più volte attribuita la possibilità, al possessore di partecipazioni, di rideterminare il valore di acquisto attraverso il pagamento di un’imposta sostitutiva. Da ultimo, la legge di stabilità per il 2015, n. 190 del 2014, ha riaperto ancora una volta i termini per la “rivalutazione” delle partecipazioni, sia qualificate che non qualificate, detenute da persone fisiche non in regime d’impresa. Per completezza si ricorda che vi è ancora tempo, quindi, fino al 30 giugno 2015 per redigere e giurare apposita perizia di stima nonché per pagare, anche in forma rateale in tre quote annuali di pari importo, l’imposta sostitutiva che risulta essere raddoppiata rispetto alle precedenti edizioni.

Sul valore rideterminato delle partecipazioni non qualificate, in ossequio a quanto disposto dalla legge di stabilità per il 2015, l’imposta sostitutiva da pagare è pari al 4% (era del 2% nelle precedenti rivalutazioni), mentre sul valore delle partecipazioni qualificate l’imposta sostitutiva risulta essere dell’8%, contro il 4% applicabile negli anni precedenti.

Inoltre, con la finalità di non penalizzare i detentori di strumenti finanziari, con il decreto legge n. 138 del 2011 è stata data la possibilità di affrancare i plusvalori eventualmente presenti alla data del 30.06.2014, attraverso il pagamento di un imposta sostitutiva del 20% da applicare sui plusvalori stessi. Tale imposta doveva essere versata entro il 17.11.2014 (il 16 era di domenica).

 

Tornando, però, alla dichiarazione dei redditi e alla tassazione delle plusvalenze derivanti dalla cessione, nel periodo d’imposta 2014, di partecipazioni non qualificate, ancorché rivalutate o affrancate, il contribuente al fine di applicare la corretta imposta sostitutiva dovrà tenere conto del fatto che a far tempo dal primo luglio 2014, l’aliquota ha subito un importante incremento.

Partita dal 12,50 per cento, l’imposta sostitutiva aveva già subito una importante modifica dal primo gennaio 2012. Attraverso l’articolo 2, del decreto legge n. 138 del 2011 (c.d. Manovra bis del 2011) era passata, infatti, al 20% con riferimento a tutti i redditi di natura finanziaria ivi comprese, quindi, le plusvalenze derivanti da cessione di partecipazioni non qualificate.

Con il decreto legge n. 66 del 2014 (c.d. Decreto bonus Irpef 2014), il Legislatore ha ulteriormente incremento l’imposta sostitutiva, portandola, a partire dal primo luglio del medesimo anno 2014, al 26%.

Il periodo d’imposta 2014, risulta quindi “spaccato” in due:

  • fino al 30.06.2014: imposta sostitutiva del 20 per cento;

  • dal 01.07.2014: imposta sostitutiva del 26 per cento.

 

In sede dichiarativa, quindi, due sono le sezioni del quadro RT, del modello Unico 2015 Persone Fisiche che possono essere compilate:

  • la Sezione I, righi da RT1 a RT10, per le plusvalenze assoggettate a imposta sostitutiva del 20 per cento;

  • la Sezione II, righi da RT21 a RT29, per le plusvalenze assoggettate a imposta sostitutiva del 26 per cento.

Evidenziando fin da subito che manca, per i motivi che si andranno ad esporre in seguito, una sezione dedicata alla imposizione sostitutiva con aliquota al 12,50%, è bene sottolineare che in presenza di cessione di partecipazioni non qualificate, così come accade anche per quelle qualificate, il momento di imposizione viene individuato al momento della stipula dell’atto di compravendita mentre la tassazione segue il principio di cassa.

In altre parole, in presenza della tipologia di redditi in commento, al fine di individuare la corretta aliquota da applicare non conta il momento in cui vi è l’incasso del corrispettivo, che può subire una rateazione o che può addirittura essere anticipato, in tutto in parte, tramite acconti, ma si deve fare riferimento alla data di stipula dell’atto di cessione.

 

Così, in presenza di una cessione avvenuta nel corso del periodo d’imposta 2014, al fine di determinare se l’eventuale plusvalenza va tassata ancora al 20% ovvero al 26%, si dovrà individuare la data di stipula dell’atto.

  • Se esso risulta essere stato stipulato fino al 30 giugno 2014, la plusvalenza, in qualsiasi momento avvenga l’incasso del corrispettivo, sarà tassata al 20%. Se, quindi, una parte dell’importo dovuto al cedente la partecipazione, dovesse essere stato pagato anche successivamente alla data del 30.06.2014, l’imposta sostitutiva da applicare sarà sempre quella del 20%. Ciò vale anche nel caso in cui il corrispettivo venga pagato, in tutto o in parte, in periodi d’imposta successivi al 2014, ben potendosi avere il caso, soprattutto in presenza di prezzo di cessione “importante”, di dilazioni che coinvolgo più anni.

  • Se esso risulta, invece, essere stato stipulato dal primo luglio 2014 in poi, la plusvalenza andrà tassata con l’imposta sostitutiva del 26%. Anche in presenza, quindi, di acconti pagati precedentemente alla predetta data, la tassazione rimarrà al 26%, proprio per il fatto che l’atto risulta stipulato in un momento in cui già vigeva la nuova aliquota.

In base al principio appena indicato, è evidente come nel corso del periodo d’imposta 2014, il cedente di una partecipazione non qualificata potrebbe aver incassato, in tutto o in parte, il prezzo pattuito in un atto di cessione quote stipulato prima del 01.01.2012, in un momento in cui, quindi, era vigente l’imposta sostitutiva del 12,50 per cento.

In base alla regola “dell’atto di cessione”, anche la parte di plusvalenza realizzata nel 2014, ma derivante da un atto ante 2012, deve subire, quindi, la tassazione nella misura del 12,50%.

Sorge a questo punto il problema di dove inserire, nel modello Unico 2015 Persone Fisiche la predetta plusvalenza vista la presenza, all’interno del quadro RT, come si è già detto, della sola sezione con tassazione al 20% e di quella al 26%.

In presenza di una simile fattispecie, le istruzioni al quadro RT dispongono che vada sempre utilizzata la Sezione I, “plusvalenze assoggettate a imposta sostitutiva del 20%”, andando però ad indicare, negli appositi righi, il 62,50% del corrispettivo incassato e il 62,50% del costo fiscalmente riconosciuto, proporzionalmente riferito alla parte di corrispettivo incassato. In tale modo, assoggettando a tassazione con l’imposta sostitutiva del 20% il 62,5% della plusvalenza, la tassazione tornerà al 12,50 per cento (62,50%*20% = 12,50%).

 

19 giugno 2015

Michele Brusaterra