Unico 2015: per la tassazione delle plusvalenze da partecipazioni non qualificate conta la data dell’atto

l’imposta sostitutiva sulle plusvalenze derivanti dalla cessione di partecipazioni non qualificate è passata dal 20% al 26%: in fase di compilazione del modello Unico 2015 si deve porre particolare attenzione alla individuazione della corretta tassazione da applicare dato che l’anno 2014 è “spaccato” in due parti

 

Come ben noto, in presenza di cessione di partecipazioni non qualificate, al contrario di quanto avviene per quelle qualificate, la plusvalenza non concorre alla formazione del reddito complessivo del contribuente, persona fisica che non detiene la partecipazione in regime d’impresa, ma viene tassata attraverso un’imposta sostitutiva.

A determinare l’aliquota di tale imposta è l’articolo 5, del decreto legislativo n. 461 del 1997, che al secondo comma così dispone: “I redditi di cui alle lettere da c-bis) a c-quinquies) del comma 1 dell’81 (ora art. 67, ndA), del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, come modificato dall’articolo 3, comma 1, determinati secondo i criteri stabiliti dall’articolo 82 (ora art. 68, ndA) del predetto testo unico, sono soggetti ad imposta sostitutiva delle imposte sui redditi con l’aliquota del 12,50 per cento”.

Facendo dapprima notare che la norma, nella sua attuale formulazione, indica ancora l’imposta sostitutiva originariamente introdotta (12,50%), ancorché con il tempo l’aliquota sia stata modificata (si veda infra), per la determinazione della plusvalenza derivante dalla cessione di partecipazione non qualificata, valgono le stesse regole previste per quelle qualificate, indicate nell’articolo 68, comma 6.

 

Tale ultima disposizione prevede, in buona sostanza, che la plusvalenza (o minusvalenza) sia data dalla differenza fra il corrispettivo percepito ovvero la somma od il valore normale dei beni rimborsati, ed il loro costo od il valore di acquisto assoggettato a tassazione, aumentato di ogni onere inerente alla loro produzione, compresa l’imposta di successione e donazione, con esclusione degli interessi passivi.

Con riferimento al costo da porre a confronto con il corrispettivo pattuito per la cessione, è bene far presente che nel corso degli ultimi anni è stata più volte attribuita la possibilità, al possessore di partecipazioni, di rideterminare il valore di acquisto attraverso il pagamento di un’imposta sostitutiva. Da ultimo, la legge di stabilità per il 2015, n. 190 del 2014, ha riaperto ancora una volta i termini per la “rivalutazione” delle partecipazioni, sia qualificate che non qualificate, detenute da persone fisiche non in regime d’impresa. Per completezza si ricorda che vi è ancora tempo, quindi, fino al 30 giugno 2015 per redigere e giurare apposita perizia di stima nonché per pagare, anche in forma rateale in tre quote annuali di pari importo, l’imposta sostitutiva che risulta essere raddoppiata rispetto alle precedenti edizioni.

Sul valore rideterminato delle partecipazioni non qualificate, in ossequio a quanto disposto dalla legge di stabilità per il 2015, l’imposta sostitutiva da pagare è pari al 4% (era del 2% nelle precedenti rivalutazioni), mentre sul valore delle partecipazioni qualificate l’imposta sostitutiva risulta essere dell’8%, contro il 4% applicabile negli anni precedenti.

Inoltre, con la finalità di non penalizzare i detentori di strumenti finanziari, con il decreto legge n. 138 del 2011 è stata data la possibilità di affrancare i plusvalori eventualmente presenti alla data del 30.06.2014, attraverso il pagamento di un imposta sostitutiva del 20% da applicare sui plusvalori stessi. Tale imposta doveva essere versata entro il 17.11.2014 (il 16 era di domenica).

 

Tornando, però, alla dichiarazione dei redditi e alla tassazione delle plusvalenze derivanti dalla cessione, nel periodo d’imposta 2014, di partecipazioni non qualificate, ancorché rivalutate o affrancate, il contribuente al fine di applicare la corretta imposta sostitutiva dovrà tenere conto del fatto che a far tempo dal primo luglio 2014, l’aliquota ha subito un importante incremento.

Partita dal 12,50 per cento, l’imposta sostitutiva aveva già subito una importante modifica dal primo gennaio 2012. Attraverso l’articolo 2, del decreto legge n. 138 del 2011 (c.d. Manovra bis del 2011) era passata,…

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