Le esclusioni da Irap: rassegna mensile di giurisprudenza

Premessa
In occasione dei convegni che il Commercialista Telematico ha organizzato in tema di Unico,  si è avuta l’ennesima conferma di quanto sia sentito il tema che abbiamo ripreso da un paio di mesi in queste rassegne giurisprudenziali, ossia l’ambito di applicazione dell’ IRAP.
Nella puntata odierna, numerose sono le sentenze che affrontano il tema della imponibilità in presenza di un dipendente. Tra queste, sicuramente salta all’occhio quella che ritiene applicabile l’irap al professionista con dipendente, nonostante le precedenti sentenze della Suprema Corte ne abbiano sancito la potenziale esclusione.
 
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Non paga l’irap lo studio associato tra padre e figlia
La presuntio hominis secondo cui la sussistenza di uno studio associato costituisce indizio della esistenza di una stabile organizzazione ai fini IRAP costituisce, appunto, una presunzione che può essere superata con adeguata motivazione; così come accaduto nel caso di specie in cui il giudice di merito ha evidenziato la assenza di spese per personale dipendente e la non sussistenza di una autonoma organizzazione. Si veda in proposito la sentenza n. 14060 del 3 agosto 2012: ove l’attività di un professionista si volga nella forma dello “studio associato” (nel caso di specie con il coniuge, mentre nella attuale controversia i due associati sono padre e figlia) il giudice di merito deve, ai fini della applicazione dell’IRAP accertare specificamente l’entità e l’incidenza a fini reddituali, della condivisione con altri professionisti dello svolgimento di parte della attività professionale dello studio. Ed ancora l’ordinanza di questa sezione n. 22506 del 10 dicembre 2012, relativa ad un caso analogo a quello qui affrontato.
(Cassazione, sez. VI civile, sentenza n. 4663/2014)
 
Niente irap a che se si è in presenza di ingenti spese
Secondo il consolidato orientamento di questa Corte, a norma del combinato disposto del D.Lgs. 15 dicembre 1997, n. 446, art. 2, comma 1, primo periodo, e art. 3, comma 1, lett. c), l’esercizio delle attività di lavoro autonomo di cui al D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, art. 49, comma 1, è escluso dall’applicazione dell’imposta soltanto qualora si tratti di attività non autonomamente organizzata: il requisito della “autonoma organizzazione”, il cui accertamento spetta al giudice di merito ed è insindacabile in sede di legittimità se congruamente motivato, ricorre quando il contribuente: a) sia, sotto qualsiasi forma, il responsabile dell’organizzazione, e non sia quindi inserito in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilità ed interesse; b) impieghi beni strumentali eccedenti, secondo l’id quod plerumque accldit, il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività in assenza di organizzazione, oppure si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui; costituisce poi onere del contribuente che richieda il rimborso fornire la prova dell’assenza delle condizioni anzidette (ex plurimis, Cass. n. 3676, n. 3673, n. 3678, n. 3680 del 2007). La ratio decidendi della sentenza impugnata – secondo cui “costituisce presupposto per l’assoggettamento all’IRAP il porre in essere un apparato esterno alla persona del professionista risultante dall’aggregazione di beni strumentali e/o lavoro altrui, ricavabile con certezza dalle poste portate in detrazione relative a costi per compensi a terzi per L. 9.602.000; spese per acquisto di beni strumentali per L. 5.654.000; spese relative ad immobili per L. 16.284.000; spese per prestazioni alberghiere per L. 4.369.000” – non è conforme ai detti principi.
(Cassazione, sez. V civile, sentenza n. 8527/2014)
 
Anche la presenza di un dipendente come segretaria part time è rilevante
La ormai assolutamente univoca giurisprudenza di questo giudice di legittimità non ha ritenuto di …

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