La detrazione per le spese di recupero del patrimonio edilizio: tra conferme e novità dopo gli ultimi chiarimenti

di Massimo Pipino

Pubblicato il 6 giugno 2015



le detrazioni IRPEF relative ai lavori di ristrutturazione edilizia sono tra le più corpose in sede di calcolo della dichiarazione dei redditi: ecco un aggiornamento su tali oneri detraibili dopo le ultime interpretazioni dell'Agenzia

Con la recente Circolare del 24 aprile 2015 n. 17 (“Questioni interpretative in materia di IRPEF prospettate dal Coordinamento Nazionale dei Centri di Assistenza Fiscale e da altri soggetti”), l'Agenzia delle Entrate - Direzione Centrale Normativa, è intervenuta per chiarire alcune questioni applicative delle norme in materia di detrazioni fiscali finalizzate all'incentivo degli interventi di recupero edilizio. In alcuni casi casi si è trattato semplicemente di conferme di posizioni già chiarite nell'ambito di precedenti documenti di prassi, in altre, invece, sono reperibili elementi di novità.

 

Il caso in cui l'ordinante il bonifico a favore dei soggetti che hanno eseguito gli interventi è diverso dal beneficiario della detrazione

Tra i vari adempimenti che vengono richiesti per poter fruire della detrazione IRPEF del 50% delle spese che sono state sostenute per interventi di manutenzione straordinaria, ristrutturazione edilizia, recupero e restauro conservativo (così come previsti dall'articolo 3, comma 1, lettere c) e d) del D.P.R. n. 380/2001) del patrimonio edilizio residenziale esistente una particolare importanza assume la modalità di pagamento delle spese effettivamente sostenute e rimaste a carico dell'avente titolo. Per fruire della detrazione infatti è necessario che i pagamenti siano effettuati tramite uno o più bonifici (bancari o postali), da cui risultino:

  • quale è la causale del versamento. É infatti necessario indicare indicare il riferimento alla norma di legge (articolo 16-bis TUIR);

  • il codice fiscale del soggetto che beneficerà della detrazione;

  • il codice fiscale (o il numero di partita IVA) del beneficiario del pagamento.

 

Le spese che non è possibile pagare con bonifico, quali ad esempio gli oneri di urbanizzazione, i diritti pagati per concessioni, autorizzazioni e denunce di inizio lavori, le ritenute fiscali sugli onorari dei professionisti, le imposte di bollo possono invece essere pagate anche con altre modalità diverse dal bonifico bancario. Sul punto la Circolare 17/E/2015 ha precisato che nel caso in cui il soggetto che ha ordinato l'esecuzione del pagamento sia diverso da quello che viene indicato nel bonifico quale beneficiario della detrazione, la detrazione deve essere fruita da quest’ultimo soggetto, nel rispetto degli altri presupposti previsti dalla normativa di riferimento, in quanto si ritiene soddisfatto il requisito richiesto dalla norma circa la titolarità del sostenimento della spesa (tipico è il caso della coppia di coniugi in cui il marito sostiene le spese ma il beneficiario della detrazione è la moglie).

 

Limite di spesa e autonomia degli interventi edilizi

I contribuenti possono usufruire per le spese sostenute nell’arco dell'anno 2014 per interventi di recupero del patrimonio edilizio residenziale esistente della detrazione ai fini IRPEF del 50% (per 10 anni) con un limite massimo di spesa su cui calcolare l'agevolazione che è pari a 96.000 euro per ciascuna unità immobiliare. L’agevolazione può essere usufruita in relazione alle spese che sono state sostenute nel corso dell'anno, secondo il criterio di cassa (non è rilevante se gli interventi edilizi materialmente proseguono oltre l'anno), e deve essere suddivisa fra tutti i soggetti che hanno effettivamente sostenuto la spesa e che, di conseguenza, hanno diritto alla detrazione. Nel caso in cui gli interventi realizzati in ciascun anno consistono nella mera prosecuzione di lavori che erano già stati iniziati nel corso di anni precedenti, per determinare il limite massimo delle spese detraibili si deve tenere conto di quelle sostenute nei medesimi anni. Di conseguenza si avrà diritto all’agevolazione solo nel caso in cui la spesa per la quale si è già fruito della relativa detrazione non abbia superato il limite complessivo previsto. A fronte delle difficoltà interpretative sorte in relazione alla necessità di definire cosa debba essere inteso come intervento “autonomo” e che cosa invece si debba intendere come intervento in prosecuzione, la Circolare 17/E/2015 ha precisato che l’intervento, per essere considerato autonomamente detraibile rispetto a quelli eseguiti in anni precedenti sulla medesima unità immobiliare, deve anche essere stato autonomamente certificato dalla documentazione richiesta dalla normativa vigente (in sostanza devono essere stati rilasciati dall'Amministrazione competente due diversi permessi di costruire). Ad esempio, perché un intervento, iniziato nel 2014, possa essere considerato autonomo rispetto ad un intervento effettuato dal 2008 al 2013, il contribuente dovrà disporre di due distinti provvedimenti autorizzativi rilasciati dalla competente amministrazione comunale. Se questa condizione è stata soddisfatta potrà fruire di un nuovo e autonomo limite di spesa di 96.000 euro, distinto da quello previsto per gli interventi che sono stati effettuati negli anni 2008-2013. Nel caso poi che tale intervento prosegua anche nel 2015 il limite di spesa dovrà tenere conto, trattandosi di prosecuzione di interventi iniziati nell’anno precedente, delle spese sostenute nell’anno 2014.

 

Trasferimento mortis causa e rate residue della detrazione

In caso di decesso del contribuente che aveva attivato la procedura per la fruizione delle detrazioni ai fini IRPEF previste per gli interventi di recupero del patrimonio edilizio residenziale esistente, la fruizione del beneficio fiscale si trasmette, per intero, esclusivamente all’erede che conserva la detenzione materiale e diretta dell’immobile. Per “detenzione materiale e diretta” si deve intendere, come precisato dall'Agenzia delle Entrate nella C.M. 24/E/2004, il fatto che l’erede ha la possibilità di disporre dell'immobile in riferimento al quale il de cuius fruiva delle agevolazioni fiscali in parola immediatamente e liberamente, anche se tale bene non viene da esso utilizzato come propria abitazione principale. Il problema interpretativo sorge nel caso in cui il bene venga concesso in locazione o in comodato a terzi, ovvero in relazione al fatto che l’erede, avendo concesso in locazione (o in comodato) l'immobile non potrebbe più disporne in modo diretto e immediato. La C.M. 17/E/2015, rifacendosi alla precedente Circolare 20/E del 2011, secondo cui l’erede, concedendo in comodato l’immobile, non può più disporne in modo diretto e immediato e, pertanto, non può continuare a beneficiare della detrazione per le spese di ristrutturazione sostenute dal de cuius, precisa che la condizione della “detenzione materiale e diretta del bene” deve sussistere non solo nell’anno in cui viene accettata l’eredità, ma anche in ciascun anno per il quale il contribuente intende fruire delle residue rate di detrazione. Di conseguenza, nel caso in cui l’erede, che deteneva direttamente l’immobile, decida di concedere in locazione l’immobile stesso, non potrà più fruire delle rate di detrazione di competenza degli anni in cui l’immobile non viene detenuto direttamente. Può, invece, qualora riprenda la detenzione materiale e diretta del bene, ad esempio al termine del contratto di locazione, beneficiare delle eventuali rate residue di competenza degli anni successivi.

 

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6 giugno 2015

Massimo Pipino