Diario quotidiano del 26 giugno 2015: pubblicati altri due decreti attuativi del Jobs Act

Pubblicato il 26 giugno 2015



rimborsi prioritari IVA per i gestori cinematografici: risoluzione delle Entrate; jobs act: pubblicati in G.U. due decreti attuativi; al via le istanze per il bando Agenda digitale; cinque per mille: scade il prossimo 30 giugno il termine per l’invio della dichiarazione sostitutiva; assegni familiari: ecco i nuovi importi in vigore dall'1 luglio 2015; come individuare la massa nelle ipotesi successorie e non: riflessi delle assegnazioni sulla configurabilità di conguagli fittizi; richiesta del credito d’imposta per la riqualificazione delle strutture ricettive degli alberghi; sostanze chimiche: nuovi adempimenti

 

 Indice:

 1) Rimborsi prioritari IVA per i gestori cinematografici: risoluzione delle Entrate

 2) Jobs Act: pubblicati in G.U. due decreti attuativi

 3) Al via le istanze per il bando Agenda digitale

 4) Cinque per mille: scade il prossimo 30 giugno il termine per l’invio della dichiarazione sostitutiva

 5) Assegni familiari: ecco i nuovi importi in vigore dal 1° luglio 2015

 6) Come individuare la massa nelle ipotesi successorie e non: riflessi delle assegnazioni sulla configurabilità di conguagli fittizi

 7) Richiesta del credito d’imposta per la riqualificazione delle strutture ricettive degli alberghi

 8) Sostanze chimiche: nuovi adempimenti

 

 

1) Rimborsi prioritari IVA per i gestori cinematografici: risoluzione delle Entrate

L’Agenzia delle entrate, con la risoluzione n. 61/E del 24 giugno 2015, ha fornito alcuni chiarimenti in merito alle modalità di compilazione del modello IVA TR (per la richiesta di rimborso o utilizzo in compensazione del credito IVA trimestrale) per i nuovi contribuenti ammessi al rimborso in via prioritaria ai sensi dell'art. 38-bis, comma 10, D.P.R. n. 633/1972.

In particolare, l’Agenzia ha precisato che:

- i contribuenti interessati sono i titolari del codice Ateco 2007 “59.14.00” (attività di proiezione cinematografica);

- la nuova disposizione si applica a partire dalle richieste di rimborso relative al 2° trimestre 2015;

- i contribuenti in possesso dei requisiti dovranno segnalare la loro nuova situazione indicando nel rigo TD8, casella 1 “Contribuenti ammessi all’erogazione prioritaria del rimborso”, il codice “7”.

(Agenzia delle entrate, risoluzione n. 61/E del 24 giugno 2015)

 

2) Jobs Act: pubblicati in G.U. due decreti attuativi

Sono stati pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale n. 144 del 24 giugno 2015 due decreti legislativi attuativi della Legge n. 183/2010 (c.d. Jobs Act) che, rispettivamente, riordinano le tipologie contrattuali ed introducono nuove tutele in caso di maternità.

Si tratta, in particolare, del Decreto Legislativo n. 80 del 15 giugno 2015, recante “Misure per la conciliazione delle esigenze di cura, di vita e di lavoro, in attuazione dell’articolo 1, commi 8 e 9, della legge 10 dicembre 2014, n. 183”; nonché del Decreto Legislativo n. 81 del 15 giugno 2015, contenente la “Disciplina organica dei contratti di lavoro e revisione della normativa in tema di mansioni, a norma dell’articolo 1, comma 7, della legge 10 dicembre 2014, n. 183”. I due citati decreti sono entrati in vigore dal 25 giugno 2015.

Cambiano, dunque, i contratti di:

- lavoro part-time;

- apprendistato;

- lavoro intermittente;

- lavoro accessorio;

- lavoro a tempo determinato;

- somministrazione di lavoro;

- scompaiano i contratti di collaborazione a progetto e le associazioni in partecipazione con apporto di lavoro e sono previste novità sulla disciplina delle mansioni nonché nuove norme per la stabilizzazione di collaboratori coordinati e continuativi anche a progetto e di titolari di partita IVA.

Si ricorda che restano esclusi dalle novità i compensi erogati agli amministratori di società, per la relativa funzione rivestita per tale qualità, cosi come non subiscono variazioni i compensi erogati dalle associazioni sportive dilettantistiche agli sportivi dilettanti e cosi via. In materia, comunque, si attendono chiarimenti ministeriali.

 

3) Al via le istanze per il bando Agenda digitale

Invio delle istanze preliminari per il bando Agenda digitale. Dal 25 giugno 2015 i soggetti interessati al bando Agenda digitale (con risorse per 150 milioni di euro) possono presentare la relativa istanza preliminare. L’inoltro può avvenire dalle ore 10,00 alle ore 19,00 di tutti i giorni lavorativi, dal lunedì al venerdì.

I termini e le modalità per la presentazione delle istanze preliminari e delle domande di agevolazioni del bando sono stati resi noti con Decreto Mise del 30 aprile 2015, poi modificato dal Decreto 23 giugno 2015.

In particolare, l’allegato 8, a seguito della modifica, reca lo schema della dichiarazione sostitutiva d’atto notorio relativa ai dati contabili utili per il calcolo dei parametri relativi alla solidità economico-finanziaria del soggetto proponente e si è resa necessaria la sua sostituzione per la presenza di alcuni errori materiali.

Dalle Faq presenti sul sito del ministero dello Sviluppo Economico dedicate al bando Agenda digitale emerge che la dichiarazione sostitutiva in parola deve essere compilata e presentata anche dai soggetti proponenti che abbiano redatto i propri bilanci o quelli della controllante secondo i criteri IAS.

Gli importi da indicare nelle tabelle sono quelli relativi alle voci di bilancio determinate mediante una riclassificazione dello Stato Patrimoniale e del Conto Economico in base agli articoli 2424 e 2425 del Codice Civile.

In questo caso, il soggetto proponente deve allegare, in sede di presentazione della domanda di agevolazione, anche un’apposita dichiarazione attestante la corrispondenza tra i dati indicati e i bilanci redatti secondo i criteri IAS.

Viene poi indicato che lo stesso soggetto proponente può presentare una domanda per il bando Agenda digitale e una domanda per il bando Industria sostenibile qualora le domande abbiano ad oggetto due progetti di ricerca e sviluppo inerenti tecnologie e ambiti differenti, relativi rispettivamente a quelli previsti dal bando Agenda digitale e dal bando Industria sostenibile.

 

4) Cinque per mille: scade il prossimo 30 giugno il termine per l’invio della dichiarazione sostitutiva

Lo ha ricordato l’Agenzia delle entrate all’interno del proprio notiziario fiscale. Scade, dunque, a fine mese il tempo concesso ai rappresentanti legale degli enti del volontariato e delle associazioni sportive dilettantistiche, che hanno chiesto di accedere al beneficio, per concludere l’iter relativo alla ripartizione del 5‰ per il 2015.

Difatti, entro il 30 giugno 2015 tali soggetti devono presentare una dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà, che attesta la persistenza dei requisiti necessari, inviando, a pena di decadenza, l’apposito modello, reperibile sul sito internet dell’Agenzia delle entrate.

Come presentare la dichiarazione

La dichiarazione deve essere spedita, tramite raccomandata con ricevuta di ritorno, alla direzione regionale dell’Agenzia delle entrate nel cui ambito si trova il domicilio fiscale dell’ente di volontariato. In alternativa, può essere inviata dagli interessati con la propria casella di posta elettronica certificata alla casella pec della stessa direzione regionale riportando nell’oggetto “dichiarazione sostitutiva 5 per mille 2015” e allegando copia del modello di dichiarazione, ottenuta mediante scansione dell’originale compilato e sottoscritto dal rappresentante legale, nonché copia del documento di identità di quest’ultimo. Per agevolare l’operazione, la procedura telematica mette a disposizione il modello parzialmente precompilato con le informazioni fornite dagli interessati all’atto dell’iscrizione. L’ente deve solo inserire i dati mancanti e allegare, a pena di decadenza, la fotocopia non autenticata di un documento di identità di chi firma la dichiarazione.

Dichiarazione sostitutiva

Parimenti, i legali rappresentanti delle associazioni sportive dilettantistiche, per partecipare al riparto del 5‰ per l’esercizio finanziario 2015, devono spedire – entro quello stesso termine – tramite raccomandata con ricevuta di ritorno, all’ufficio del Coni, nel cui ambito territoriale si trova la sede legale dell’associazione, una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà che attesti la persistenza dei requisiti che danno diritto all’iscrizione. Anche in questo caso, la procedura mette a disposizione il modello parzialmente precompilato con le informazioni fornite all’atto dell’iscrizione: l’interessato deve solo inserire i dati che mancano e allegare fotocopia non autenticata di un documento di identità di chi firma la dichiarazione.

Ultima scadenza per il 30 settembre 2015

L’ultima scadenza viene fissata per il 30 settembre 2015: entro quel termine, sia gli enti del volontariato sia le associazioni sportive dilettantistiche potranno eventualmente regolarizzare la domanda/iscrizione con integrazioni documentali e versando una sanzione di € 258,00 (codice tributo “8115” da indicare nel modello F24). I requisiti sostanziali per accedere al beneficio dovevano comunque essere posseduti alla data di scadenza per la presentazione della domanda di iscrizione.

 

5) Assegni familiari: ecco i nuovi importi in vigore dal 1° luglio 2015

L’INPS ricorda che i nuovi importi degli assegni per il nucleo familiare in vigore saranno in vigore dal 1° luglio 2015 e fino al 30 giugno 2016.

Ciò per effetto dell’aggiornamento annuale obbligatorio, così come previsto dalla legge n. 153/88, secondo cui i livelli di reddito devono essere rivalutati annualmente con effetto dal 1° luglio di ciascun anno, sulla base della variazione dell’indice dei prezzi al consumo per le famiglie calcolato dall’ISTAT, intervenuta tra l’anno di riferimento dei redditi per la corresponsione dell’assegno e l’anno immediatamente precedente.

Assegni familiari

Come è noto, l’assegno per il nucleo familiare (ANF), spetta non solo ai lavoratori dipendenti, ma anche ai percettori di indennità di mobilità e disoccupazione, ai lavoratori dipendenti agricoli e coltivatori, ai lavoratori domestici, ai lavoratori iscritti alla gestione separata (collaboratori coordinati e continuativi e liberi professionisti iscritti alla gestione separata dell’Inps), ai titolari di prestazioni previdenziali e ai lavoratori in altre situazioni di pagamento diretto (lavoratori dipendenti di ditte cessate o fallite, in caso di rifiuto del datore di lavoro al pagamento dell’assegno per il nucleo familiare per periodi pregressi, lavoratori in aspettativa sindacale o politica e marittimi sbarcati per malattia o infortunio). Si tratta, dunque, di una prestazione a sostegno del reddito che viene erogata ai cittadini in base alla composizione del nucleo familiare e ai redditi familiari.

Gli ANF spettano per il nucleo familiare che può essere composto da:

- richiedente lavoratore o il titolare della pensione;

- coniuge che non sia legalmente ed effettivamente separato, anche se non convivente, o che non abbia abbandonato la famiglia (gli stranieri poligami nel loro paese possono includere nel proprio nucleo familiare solo una moglie);

- figli ed equiparati di età inferiore a 18 anni, conviventi o meno;

- figli ed equiparati maggiorenni inabili, purché non coniugati, previa autorizzazione. Sono considerati inabili i soggetti che, per difetto fisico o mentale, si trovano nell’assoluta e permanente impossibilità di dedicarsi a proficuo lavoro;

- figli ed equiparati, studenti o apprendisti, di età superiore ai 18 anni compiuti ed inferiore ai 21 anni compiuti, purché facenti parte di “nuclei numerosi”, cioè nuclei familiari con almeno 4 figli tutti di età inferiore ai 26 anni, previa autorizzazione;

- fratelli, le sorelle del richiedente e i nipoti (collaterali o in linea retta non a carico dell’ascendente), minori o maggiorenni inabili, solo nel caso in cui essi siano orfani di entrambi i genitori, non abbiano conseguito il diritto alla pensione ai superstiti e non siano coniugati, previa autorizzazione;

- nipoti in linea retta di età inferiore a 18 anni, viventi a carico dell’ascendente, previa autorizzazione.

Il reddito è costituito da quello del richiedente e di tutte le persone che compongono il nucleo familiare. Il reddito del nucleo familiare, da prendere in considerazione ai fini della concessione dell’assegno, è quello prodotto nell’anno solare precedente al periodo di validità della domanda presentata (ad esempio per il periodo dal 1° luglio 2015 al 30 giugno 2016 devono essere dichiarati i redditi dell’anno 2014). Ogni anno i livelli di reddito che devono essere rispettati per poter chiedere l’assegno vengono rivalutati e da questi scaturisce un diverso importo dell’ANF.

In particolare, l’INPS con la circolare n. 109 del 27 maggio 2015, ha reso noto i nuovi livelli reddituali per il periodo 1° luglio 2015 – 30 giugno 2016, rivalutati ai fini dell’erogazione dell’assegno per il nucleo familiare alle diverse tipologie di nuclei. L’ISTAT ha calcolato che la variazione percentuale dell’indice dei prezzi al consumo tra l’anno 2013 e l’anno 2014 è pari allo 0,2% e in relazione a ciò, sono stati rivalutati i livelli di reddito in vigore per il periodo 1° luglio 2014 – 30 giugno 2015 con il predetto indice.

 

 

6) Come individuare la massa nelle ipotesi successorie e non: riflessi delle assegnazioni sulla configurabilità di conguagli fittizi

Su come individuare la massa nelle ipotesi successorie e non successorie (riflessi delle assegnazioni sulla configurabilità di conguagli fittizi) è intervenuto il Consiglio Nazionale del Notariato, con lo studio 24/2015/T pubblicato il 25 giugno 2015 sul proprio sito internet.

La divisione è assoggettata ad imposta secondo le regole degli atti dichiarativi quando riguardi una massa di beni acquisiti con unico titolo e vi sia proporzionalità alle quote di diritto, ma manifesta annose problematiche in tema di conguagli fittizi e, riguardo allo scioglimento della comunione ereditaria, anche a proposito della delimitazione della massa cui parametrare il rapporto tra quote e porzioni. Lo studio si propone di approfondire le sopra indicate tematiche e valutare i margini di allineamento delle regole tributarie alla disciplina del codice civile. In particolare, analizza il ruolo assegnato alle passività, l'incidenza della collazione e le regole di collegamento tra la disciplina dell'imposta di successione e quella dell'imposta di registro, anche in relazione alle fattispecie - sempre più ricorrenti - delle divisioni trans-frontaliere (aventi per oggetti beni posti in Italia e beni situati all’estero).

Il mancato inserimento di un bene nella dichiarazione di successione, non incide nella riduzione dell’asse ereditario del defunto, in sede di scioglimento della comunione dei beni e conseguente divisione.

E’ questa una delle numerose indicazioni fornite dal Notariato con lo studio n. 24-2015/T.

Sovente, lo scioglimento della comunione comporta l’emersione di una serie di criticità, soprattutto in presenza di atti dichiarativi, e con particolare riferimento alle disposizioni di natura tributaria, che considerano “vendita”, il maggior valore assegnato ai comunisti, eccedente il 5% della quota di diritto, e “permuta”, l’assegnazione incrociata di beni con provenienze diverse.

Inoltre, la divisione resta assoggettata, in linea di principio, all’imposta di registro (Dpr 131/1986) secondo le disposizioni concernenti gli atti dichiarativi, quando si faccia riferimento a una massa di beni acquisiti con un unico titolo e sia rispettata la proporzionalità delle quote di diritto, con problemi emergenti in presenza di rettifiche del Fisco, eseguite sulla base di valutazioni diverse da quelle dichiarate dai condividenti, che comportano l'emersione dei cosiddetti “conguagli fittizi” (o virtuali).

Pertanto, tenendo presente che la massa comune è costituita, nelle comunioni ereditarie, dal valore dell’asse ereditario netto determinato con i criteri per l’applicazione dell’imposta di successione, i conguagli superiori al 5% della quota di diritto, sebbene realizzati con accollo dei debiti della comunione, sono soggetti all’imposta, con applicazione dell’aliquota applicabile ai trasferimenti mobiliari, fino a concorrenza dell'ammontare totale dei beni e dei crediti, e con applicazione dell’aliquota fissata per i trasferimenti di natura immobiliare, per la parte eccedente.

Riguardo alle divisioni non ereditarie, va poi tenuto conto delle ipotesi di comunione nascente da unico titolo, stante la problematica di natura fiscale della riunione volontaria di più masse, che può comportare una potenziale maggiore tassazione; sul punto lo studio evidenzia alcune fattispecie (acquisto di immobili con unico atto, acquisto di più case e più fondi) per le quali la comunione deve essere ritenuta unica.

Per quanto concerne la divisione ereditaria, come quella derivante dallo scioglimento della comunione costituita a fronte di una successione, l'ultimo comma, dell’art. 34 del testo unico dell'imposta di registro (Tur) considera plurime le masse quando l'ultimo titolo sia un atto tra vivi (inter vivos), come nel caso di un genitore che dona ai figli i beni di proprietà esclusiva e questi ultimi eseguano la divisione, tenendo conto sia dei beni donati sia di quelli precedentemente ereditati dall’altro genitore.

Peraltro, la normativa non tiene mai conto della “collazione” (atto con cui i figli, i loro discendenti e il coniuge del defunto, conferiscono alla massa ereditaria tutti i beni mobili e immobili ricevuti a titolo di donazione dal defunto quando questi era in vita) e considera “conguaglio” l’accollo dei debiti della comunione.

In molti casi, come in presenza di due coeredi aventi diritto alla quota pari alla metà e di cui uno conferisce per imputazione, il fatto di non tenere conto della “collazione” comporta “far risultare un minor assegno al conferente ed un maggior assegno all’altro condividente, con la conseguente applicazione del tributo dell’imposta per la vendita sull’eccedenza del 5% della quota di diritto”.

Le passività che risultano deducibili sono esclusivamente quelle presenti all’apertura della successione, giacché sono le stesse che costituiscono il passivo, necessario per la determinazione dell'asse ereditario netto, di cui al citato art. 34 del Tur.

 

7) Richiesta del credito d’imposta per la riqualificazione delle strutture ricettive degli alberghi

Il DM (Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo) 7 maggio 2015, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 138 del 17 giugno 2015, recante “Disposizioni applicative per l'attribuzione del credito d’imposta alle strutture ricettive turistico-alberghiere”, ha individuato le norme di attuazione dell’incentivo fiscale che favorisce gli interventi di riqualificazione delle strutture ricettive turistico-alberghiere (art. 10 DL 83/2014 convertito in L. 106/2014): ogni impresa richiedente riceve un credito d’imposta pari al 30% delle spese sostenute dal 1° gennaio 2014 al 31 dicembre 2016, suddi­viso in tre quote annuali di pari importo e fino a un massimo di 200.000 euro (totale massimo spese agevolabili pari a 666.667 euro).

Imprese beneficiarie

Rientrano nell’agevolazione le strutture alberghiere già esistenti alla data del 1° gennaio 2012 con almeno 7 camere per il pernottamento degli ospiti.

Per struttura alberghiera si intende una struttura aperta al pubblico, a gestione unitaria, con servizi centralizzati che fornisce alloggio, eventualmente vitto ed altri servizi accessori, in camere situate in uno o più edifici. Sono compresi gli alberghi, i villaggi albergo, le resi­denze turistico-alberghiere, gli alberghi diffusi, nonché le strutture alberghiere individuate come tali dalle specifiche normative regionali.

Spese agevolate

Il credito d’imposta può essere richiesto per le spese relative ai seg­uenti interventi.

Tipologia

Descrizione

-   interventi di ristrutturazione edilizia

ristrutturazione   vera e propria, interventi di manutenzione straordinaria e interventi di   restauro e risanamento conservativo

-   interventi di eliminazione delle barriere architettoniche

finalizzati   a eliminare: gli ostacoli fisici che sono fonte di disagio per la mobilità;   gli ostacoli che limitano o impediscono la comoda e sicura utilizzazione di   spazi, attrezzature o componenti; la mancanza di accorgimenti e segnalazioni   che permettono l’orientamento e la riconoscibilità dei luoghi e delle fonti   di pericolo; le barriere sensoriali e della comunicazione

-   interventi di incremento dell’efficienza energetica

interventi   di riqualificazione energetica, interventi sull’involucro edilizio,   interventi di sostituzione, integrale o parziale, di impianti di   climatizzazione

-   acquisto di mobili e componenti d’arredo

cucine,   attrezzature professionali per la ristorazione (forni, frigoriferi,   congelatori), tavoli, scrivanie, arredi fissi per bagno, pareti e cabine   doccia ecc.

Presentazione della domanda

Occorre presentare domanda in via telematica, al Ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo (Mibact), a cui va allegata una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà relativa ad altri aiuti de minimis di cui si è even­tualmente usufruito nell’anno corrente e nei due precedenti.

Le modalità telematiche di presentazione della domanda devono però essere ancora definite.

Per le spese sostenute nel 2014 l’istanza andrà presentata entro 60 giorni da quando il Mibact avrà definito tali modalità telematiche; per quelle sostenute nel 2015 e 2016, bisognerà provvedere tra il 1° gennaio e il 28 febbraio dell’anno successivo a quello di effettuazione delle spese.

La domanda, presentata e sottoscritta dal legale rappresentante dell’impresa, corredata da un’attestazione dell’effettivo sostenimento delle spese, dovrà contenere il costo complessivo degli interventi, l’ammontare delle spese agevolabili e il credito d’imposta spettante. Si ricorda che le spese si considerano sostenute secondo le regole ordinarie (art. 109 TUIR); l’effettività del sostenimento deve risultare da apposita dichiarazione rilasciata dal presidente del Collegio sindacale, ovvero da un revisore legale iscritto nel registro, o da un dottore commercialista o esperto contabile iscritto all’albo, o da un consulente del lavoro, ovvero dal responsabile del CAF.

Come funziona il credito d’imposta

Il credito d’imposta non concorre alla for­mazione della base imponibile né delle imposte sui redditi né dell’IRAP, non rileva ai fini della determinazione della percentuale di deducibilità degli interessi passivi né rispetto ai criteri di inerenza per la deducibilità delle spese.

È utilizzabile esclusivamente in compensazione (soltanto tramite i servizi telematici dell’AE) e deve essere indicato nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta per il quale è concesso.

Il beneficiario non dovrà cedere a terzi, né destinare a finalità estranee all’esercizio di impresa, i beni oggetto degli investimenti prima del secondo periodo d’imposta successivo.

Modalità di concessione

Il Mibact verifica l’ammissibilità della richiesta sulla base dei requisiti soggettivi, oggettivi e formali, nei limiti delle risorse disponibili. L’assegnazione segue l’ordine cronologico di presentazione delle domande.

Il Ministero comunica all’impresa il riconoscimento (con relativo importo del bonus spet­tante) o il diniego dell’agevolazione, entro 60 giorni dal termine di presentazione delle domande.

 

8) Agevolazioni alle imprese: trasmissione informazioni ai fini del monitoraggio

Il Ministero per lo sviluppo economico, nell’ambito del monitoraggio degli interventi di agevolazione di cui al Decreto Sviluppo (D.L. 83/2012, convertito, con modificazioni, dalla Legge n. 134/2012), ha individuato con il Decreto del 27 maggio 2015, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 144 del 24 giugno 2015, i contenuti minimi delle informazioni che i soggetti agevolati devono trasmettere per il periodo di programmazione 2014-2020, salvo la sospensione dell’erogazione dei benefici stessi ovvero la revoca in caso di inadempimento reiterato.

In particolare, ai sensi dell’art. 2 del Decreto MISE, le imprese beneficiarie dovranno comunicare in relazione a ciascun programma agevolato, oltre alle informazioni anagrafiche, informazioni finanziarie relative a:

- spese previste e spese effettivamente sostenute, ripartite secondo specifici codici di spesa previsti nelle disposizioni attuative dei singoli interventi;

- importo annuale degli investimenti previsti e realizzati;

- informazioni procedurali relative allo stato di attuazione delle iniziative finanziate;

- informazioni necessarie alla valorizzazione degli indicatori fisici e occupazionali derivanti dalla classificazione CUP dei progetti;

- altre informazioni necessarie alla corretta alimentazione del sistema nazionale di monitoraggio unitario per il periodo di programmazione 2014-2020.

Le informazioni specifiche da trasmettere a cura dei soggetti beneficiari sono definite nelle circolari adottate dal MISE in funzione delle finalità degli interventi medesimi e delle caratteristiche dei soggetti beneficiari, tenuto conto della normativa comunitaria e nazionale di riferimento.

 

 

8) Sostanze chimiche: nuovi adempimenti

Entro il 31 maggio del 2018 le imprese dovranno registrare, presso l’Agenzia Europea per le sostanze chimiche, tutte le sostanze chimiche prodotte o importate nello Spazio economico europeo, in una fascia compresa tra 1 e 100 tonnellate l'anno.

Sostanze chimiche: altri obblighi di registrazione

Aumentano gli obblighi relativi alle sostanze chimiche. A stabilirlo è l’Unione Europea con il Regolamento (CEE) n. 1907/2006 (cd. REACH), che prevede la registrazione di tutte le sostanze chimiche prodotte o importate nello Spazio economico europeo, in una fascia compresa tra 1 e 100 tonnellate l'anno, entro il 31 maggio 2018 presso l'Agenzia europea per le sostanze chimiche (ECHA). Un vincolo che già esiste, dunque, ma di cui si comincia ad avvicinare il termine ultimo per l’adempimento.

A rammentare l’obbligo di registrazione è stato il Ministero per lo sviluppo economico con il comunicato diffuso il 24 giugno 2015 e diretto a decine di migliaia di imprese di tutte le dimensioni, ma in particolar modo alle piccole e medie imprese. Un obbligo non indifferente e soprattutto con una sanzione in caso di inadempimento molto pesante: l’impossibilità di immettere legalmente sul mercato le sostanze chimiche prodotte o importate.

Come viene segnalato dal MISE, la registrazione delle sostanze è un processo che richiede tempo, per questo il consiglio rivolto alle imprese è quello di avviare sin da subito le attività preliminari: valutare il proprio portafoglio, analizzare i volumi di vendita e produzione delle sostanze, verificare l’esistenza di obblighi ai sensi del REACH e, nel caso, pianificare la gestione delle registrazioni per l'ultimo termine fissato. A tal fine le imprese potranno beneficiare dell’assistenza dell'ECHA, degli Stati membri e delle associazioni di settore.

 

Vincenzo D’Andò