Diario quotidiano del 23 giugno 2015: i controlli dalle Entrate sui rimborsi IRPEF superiori a 4.000 euro ma anche: Entro il prossimo 30 giugno scade la presentazione delle dichiarazioni Imu e Tasi

Pubblicato il 23 giugno 2015



vendita immobile: giudicato favorevole per il coobbligato; enti territoriali: decreto in Gazzetta Ufficiale; professionista con due studi non soggetto ad Irap; ok al un falso profilo facebook per controllare il lavoratore; tutela privacy professionisti; rapporto Assonime su “Il finanziamento a medio e lungo termine delle imprese in Italia”; entro il prossimo 30 giugno scade la presentazione delle dichiarazioni Imu e Tasi; controlli dalle Entrate sui rimborsi superiori a 4.000 euro

 

 Indice:

 1) Vendita immobile: giudicato favorevole per il coobbligato

 2) Enti territoriali: Decreto in Gazzetta Ufficiale

 3) Professionista con due studi non soggetto ad Irap

 4) Ok al un falso profilo facebook per controllare il lavoratore

 5) Tutela privacy professionisti

 6) Rapporto Assonime su “Il finanziamento a medio e lungo termine delle imprese in Italia”

 7) Entro il prossimo 30 giugno scade la presentazione delle dichiarazioni Imu e Tasi

 8) Controlli dalle Entrate sui rimborsi superiori a 4.000 euro

 

 

1) Vendita immobile: giudicato favorevole per il coobbligato

Il giudicato “esterno” premia il coobbligato: Il venditore di un bene immobile, come coobbligato di imposta, può avvalersi del giudicato favorevole ottenuto in giudizio dall’acquirente che rappresenta l’altro obbligato.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 12766 del 19 giugno 2015. Un comune cedeva a una società un terreno su cui insistevano altri fabbricati comunali, in cambio della costruzione di una scuola. La cessione era sottoposta a Iva per la presenza dei citati fabbricati impiegati per attività commerciali del Comune relative al servizio idrico comunale. L’Agenzia delle entrate richiedeva le imposte di registro ipotecarie e catastali in misura proporzionale in quanto evidenziava che i due fabbricati presenti non erano più utilizzati dal comune. Per la corte di legittimità il contribuente può avvalersi di una decisione favorevole emessa in un giudizio intrapreso da un altro obbligato.

Giudice d’ufficio non annulla cartella

La cartella o il ruolo relativi alle sanzioni fiscali non sono annullabili dal giudice d'ufficio, in assenza di un’espressa richiesta da parte del contribuente. Il cittadino non può infatti limitarsi a invocare l’incertezza normativa e quindi l’applicabilità dell’esimente senza spiegare il perché dell'invalidità della pretesa tributaria.

Lo ha rimarcato la Corte di Cassazione che, con la sentenza n. 12768 del 19 giugno 2015, ha accolto il ricorso dell’Agenzia delle entrate.

Sul punto il Collegio di legittimità ha sottolineato che la generica richiesta di accertamento della non debenza delle sanzioni, contenuta nelle conclusioni del ricorso introduttivo, non può evidentemente valere, in un giudizio di tipo impugnatorio-misto, qual è quello tributario, a ricomprendere nel thema decidendum anche vizi di nullità del ruolo o della cartella non puntualmente dedotti, quale nella specie la richiesta di applicazione della esimente, fondata su presupposti del tutto diversi (obiettiva incertezza sulla portata della norma tributaria violata) da quelli, attinenti ai requisiti formali dell'atto esecutivo, e ai quali sembra doversi ricollegare la contestazione della carenza di motivazione del ruolo, formato dall'ente impositore e trasfuso nella cartella emessa ai sensi dell'art. 36 bis dpr n. 600/73 e notificata dal Concessionario, in ordine ai criteri di liquidazione delle sanzioni pecuniarie.

 

2) Enti territoriali: Decreto in Gazzetta Ufficiale

E’ stato pubblicato, sulla Gazzetta Ufficiale n. 140 del 19 giugno 2015, il D.L. n. 78 del 19 giugno 2015 recante disposizioni urgenti in materia di enti territoriali.

Il decreto contiene un pacchetto di norme che allentano i vincoli del Patto di stabilità interno, consentendo  agli enti locali margini maggiori per investimenti volti alla cura del territorio e all’erogazione dei servizi. In particolare, vengono rideterminati gli obiettivi del patto di stabilità interno dei Comuni per gli anni 2015-2018 concedendo agli enti un maggiore contributo di 100 milioni di euro (in termini di spazi finanziari).

Debiti della P.A.

Il decreto stanzia per il 2015 una dote aggiuntiva di 2 miliardi da destinare alle Regioni e alle Province autonome per far fronte al pagamento dei debiti certi, liquidi ed esigibili maturati alla data del 31 dicembre 2014. L’importo è ulteriormente incrementato dalle eventuali risorse disponibili e non utilizzate per il pagamento dei debiti degli enti del Servizio Sanitario nazionale. Per il pagamento dei debiti certi, liquidi ed esigibili dei Comuni maturati al 31 dicembre 2014, vengono concessi ulteriori 850 milioni.

Fondo compensazione IMU-TASI

Per il 2015 è attribuito ai Comuni un contributo di 530 milioni di euro a compensazione del minor gettito IMU-TASI. Con decreto del Ministero dell’Interno, di concerto con il Ministro dell’Economia e delle Finanze da adottare entro il 10 luglio 2015, verrà stabilita , secondo una metodologia adottata dalla Conferenza Stato-Città e Autonomie Locali, la quota di contributo spettante a ciascun  ente tenendo conto dei gettiti dell’IMU e della TASI del 2014.

Zona franca urbana per gli adempimenti fiscali per i contribuenti in Emilia colpiti dal sisma

Nei territorio dell’Emilia Romagna colpiti dall’alluvione del 17 gennaio 2014 e nei Comuni colpiti dal terremoto del 20 e 29 maggio 2012 viene istituita una zona franca urbana che beneficia di consistenti agevolazioni fiscali. Possono beneficiare di tali agevolazioni le imprese localizzate all’interno della zona franca che rientrano nella definizione di “microimprese” e hanno avuto un reddito lordo 2014 inferiore a 80.000 euro e un numero di addetti non superiore a 5 unità. Le agevolazioni per questi soggetti consistono nell’esenzione dalle imposte sui redditi (fino a 100.000 euro di reddito) e dall’IRAP (fino a 300.000 euro) delle attività prodotte nelle ZFU e dall’IMU per gli immobili siti nella zona franca. Le agevolazioni sono concesse per i periodi di imposta 2015 e 2016.

Stoppato l’aumento delle accise sulla benzina

Il decreto contiene infine una norma che scongiura nel 2015 l’aumento delle accise sulla benzina previsto dalla legge di stabilità 2015 in caso di mancata autorizzazione da parte della Ue del meccanismo del reverse charge dell’Iva nel settore della grande distribuzione.

 

3) Professionista con due studi non soggetto ad Irap

Non è soggetto ad Irap il professionista (nel caso di specie, un medico di base) che, per esercitare la propria libera professione, si avvale dell’utilizzo di due studi.

Lo ha stabilito la Commissione Tributaria Regionale di Milano, con la sentenza n. 2646/2015.

Dunque, il medico convenzionato con il SSN, che eserciti presso due studi professionali, in assenza di dipendenti, non integra il requisito dell’autonoma organizzazione e, pertanto, non è soggetto passivo ai fini IRAP.

La decisione giunge poco dopo l’ordinanza interlocutoria n. 6330/2015, con cui la Corte di Cassazione ha chiesto l’intervento delle Sezioni Unite, al fine di verificare, in primo luogo, la rilevanza dello svolgimento in forma associata di un’attività libero professionale e, poi, ad accertare se e in quale misura incidano su detta rilevanza le peculiarità insite nello svolgimento dell’attività medica in regime convenzionato con il SSN, in generale, e in quello di medicina di gruppo, in particolare.

Nel caso di specie, non poteva ritenersi sussistente l’autonoma organizzazione per il solo fatto che il medico avesse due studi, atteso che tale scelta era stata il frutto della volontà di essere più vicino alle abitazioni dei pazienti anziani.

A parte ciò, nel momento in cui il medico esercita individualmente, non è detto che lo stesso sia escluso da IRAP, poiché occorre valutare, caso per caso, se sussista il requisito dell’autonoma organizzazione, come delineato dalla giurisprudenza di legittimità.

A tal proposito, la Suprema Corte di Cassazione, con la sentenza n. 1544/2015, ha stabilito che la collaborazione di un inserviente part-time non è di per se stessa sufficiente, a prescindere dal concreto contenuto qualitativo e quantitativo delle relative prestazioni, ad integrare il presupposto impositivo dell’autonoma organizzazione di un lavoratore autonomo esercente l’attività di medico.

L’automatica sottoposizione ad IRAP del lavoratore autonomo che disponga di un dipendente, qualsiasi sia la natura del rapporto e qualsiasi siano le mansioni esercitate, vanificherebbe l’affermazione di principio desunto dalla lettera della legge e dal testo costituzionale secondo cui il giudice deve accertare in concreto se la struttura organizzativa costituisca un elemento potenziatore ed aggiuntivo ai fini della produzione del reddito, tale da escludere che l’IRAP divenga una (probabilmente incostituzionale) tassa sui redditi di lavoro autonomo.

Spetta, quindi, al giudice di merito valutare se nel caso concreto, per le specifiche modalità qualitative e quantitative delle prestazioni lavorative di cui il professionista si avvale, le stesse debbano giudicarsi eccedenti il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività professionale.

 

4) Ok al un falso profilo facebook per controllare il lavoratore

Falso profilo Facebook del datore lecito per difesa. E’ lecito che il datore di lavoro crei un falso profilo facebook per controllare il lavoratore.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 10955/2015, precisando però che il fine deve essere quello di “riscontrare e sanzionare un comportamento idoneo a ledere il patrimonio aziendale” e non controllare “l’attività lavorativa più propriamente detta”.

Il ricorrente, dipendente di una SRL era stato licenziato per alcuni riscontrati episodi di assenteismo e, per di più, per essersi intrattenuto con il proprio cellulare, durante gli orari e nei luoghi di lavoro, in alcune conversazione face book, verso un falso profilo (femminile) appositamente creato dallo stesso datore di lavoro.

Per la Cassazione, non si può dire che "la creazione del falso profilo facebook costituisca, di per sè, violazione dei principi di buona fede e correttezza nell'esecuzione del rapporto di lavoro (Statuto dei lavoratori legge 300/70), attenendo ad una mera modalità di accertamento dell'illecito commesso dal lavoratore, non invasiva nè induttiva all'infrazione, avendo funzionato come mera occasione o sollecitazione cui il lavoratore ha prontamente e consapevolmente aderito".

E’ considerato ammissibile dalla Corte, quindi, un controllo difensivo “occulto” sul lavoratore, purché si tratti di un’attività diretta ad accertare comportamenti illeciti diversi dal puro adempimento della prestazione lavorativa. Resta fermo il fatto che le modalità di accertamento non devono risultare eccessivamente invasive, devono rispettare la libertà e la dignità del lavoratore e non devono ledere i generali canoni di correttezza e buona fede contrattuale.

Nel caso concreto i giudici hanno ritenuto che i controlli del datore non avessero ad oggetto l'esatto adempimento della prestazione lavorativa, ma il ripetersi comportamenti illeciti da parte del dipendente, poi effettivamente riscontrati (ed idonei a ledere il patrimonio aziendale sotto il profilo della sicurezza e del regolare funzionamento). Così la creazione del falso profilo face book diventa solo una modalità non invasiva per accertare l’illecito.

La Cassazione ha riscontrato che si sono verificati comportamenti illeciti da parte del dipendente, già manifestati nei giorni precedenti, quando il lavoratore era stato sorpreso al telefono lontano dalla pressa cui era addetto, ed era stata scoperta la sua detenzione in azienda di un dispositivo elettronico utile per conversazioni via internet.

(Consiglio Nazionale dei Consulenti del lavoro, nota del 22 giugno 2015)

 

5) Tutela privacy professionisti

Tutela della privacy negli studi professionali: Il diritto alla protezione dei propri dati personali è un tema di stretta attualità, in particolar modo in questo periodo denso di appuntamenti e di scadenza da adempimenti fiscali.

A stabilire le modalità di raccolta e trattamento di tali dati è il D.Lgs. del 30 giugno 2003 n. 196 (“Codice in materia di protezione dei dati personali”), il quale trova applicazione nei confronti di tutti i soggetti (privati, aziende e liberi professionisti) che nell’esercizio della loro attività trattano dati personali riferiti a soggetti terzi, come i propri clienti.

L’art. 13, comma 1 del Codice stabilisce infatti che “l’interessato o la persona presso la quale sono raccolti i dati personali sono previamente informati oralmente o per iscritto” circa una serie di elementi, in particolare:

- le finalità e le modalità del trattamento;

- la natura obbligatoria o facoltativa del conferimento;

- le conseguenze di un eventuale rifiuto di rispondere;

- i soggetti ai quali i dati personali possono essere comunicati o che possono venirne a conoscenza;

- i diritti spettanti all’interessato ai sensi dell’art. 7 (diritto di accesso ai dati, alla loro rettifica o cancellazione in caso di trattamento non conforme, ecc.);

- l’identità del Titolare del trattamento e degli eventuali Responsabili.

La c.d. Informativa, dunque, non deve essere fornita necessariamente per iscritto, essendo sufficiente una comunicazione verbale. Va da sé che, al fine di garantire una maggior tutela allo Studio e allo stesso cliente, sia comunque altamente raccomandata l’adozione di un modello scritto, che in tal senso svolgerà un’importante funzione probatoria.

Tuttavia, l’informativa va comunicata al cliente anche per permettere a quest’ultimo di prestare validamente il proprio consenso, secondo quanto disposto dall’art. 23 del Codice. Oltre a dover essere esplicito, infatti, “il consenso è validamente prestato solo se è espresso liberamente e specificamente in riferimento ad un trattamento chiaramente individuato, se è documentato per iscritto, e se sono state rese all’interessato le informazioni di cui all’articolo 13” (art. 23, co. 3).

Un discorso particolare meritano i c.d. “dati sensibili”, ossia quei dati riferiti alla persona che ne rivelano l’origine razziale, le convinzioni religiose o politiche, lo stato di salute, la vita sessuale ed altre informazioni ritenute meritevoli di una tutela rafforzata. In questi casi, infatti, il trattamento è ammesso solo previo consenso scritto dell’interessato e nel rispetto di quanto stabilito da apposita autorizzazione del Garante, ai sensi dell’art. 26.

Per i liberi professionisti iscritti in albi o elenchi professionali, il Garante ha rilasciato, in data 11 dicembre 2014, l’Autorizzazione n. 4/2014, autorizzando così anche i commercialisti (insieme ai loro collaboratori, ai praticanti e ai tirocinanti) al trattamento dei dati sensibili dei propri clienti, “per l’esecuzione di specifiche prestazioni professionali richieste dai clienti per scopi determinati e legittimi” (art. 2, secondo periodo).

Il Codice della privacy, al fine di fare mettere in atto le misure minime di sicurezza per la conservazione dei dati su supporti informatici, stabilisce anche una serie di sanzioni in caso di mancato rispetto delle disposizioni in esso contenute, sia di tipo amministrativo (con somme che possono arrivare anche a 60.000 Euro), sia di tipo penale (con reclusione fino a 3 anni per i casi più gravi).

 

6) Rapporto Assonime su “Il finanziamento a medio e lungo termine delle imprese in Italia”

Pubblicato il Note e Studi 4-2015 del 22/06/2015. Il Gruppo di lavoro su “Finanziamento a medio e lungo termine di imprese e infrastrutture”, coordinato da Paolo Astaldi, è stato istituito dalla Giunta di Assonime a novembre 2013. Il primo rapporto del Gruppo, approvato dalla Giunta Assonime a giugno del 2014, si è concentrato sul finanziamento delle infrastrutture. Il Rapporto ha individuato 10 ambiti di intervento per il rilancio delle infrastrutture in Italia ed ha proposto per ciascuno di essi alcune linee di azione prioritarie. Le misure proposte miravano a rafforzare i canali di finanziamento pubblico e privato delle infrastrutture e a migliorare il quadro giuridicoistituzionale, con particolare attenzione alle esigenze del partenariato pubblico privato.

Il secondo rapporto del Gruppo individua una serie di ambiti di intervento per il sostegno al finanziamento a lungo termine delle imprese, e propone alcune linee di azione prioritarie. Lo studio approfondisce il ruolo di nuovi canali di finanza diretta, sia azionari che obbligazionari, alternativi al credito bancario quali quotazione su MTA e AIM Italia, Private Equity e Venture Capital, Private Placement e Minibond, crowdfunding e peer-to-peer lending, e i cambiamenti della regolamentazione europea e nazionale, con particolare attenzione alle problematiche delle PMI.

Il Gruppo ritiene che occorra un migliore “ecosistema” per favorire il finanziamento delle imprese, aumentare la raccolta di capitali sui mercati, fornire sbocchi alternativi ai flussi di investimento degli investitori: il rapporto propone una serie di misure che possono migliorare il nostro sistema finanziario, anche nel quadro della Capital Markets Union proposta dalla Commissione Europea.

 

7) Entro il prossimo 30 giugno scade la presentazione delle dichiarazioni Imu e Tasi

Entro il prossimo 30 giugno 2015 scade il termine per la presentazione della dichiarazione relativa all’Imu e alla Tasi. Entro il medesimo termine deve altresì essere presentato il modello Imu Tasi Enc riguardante la situazione immobiliare 2014 degli Enti non commerciali.

Dichiarazione Imu

La dichiarazione Imu va resa al comune entro il 30 giugno dell’anno successivo a quello in cui il possesso degli immobili ha avuto inizio o sono intervenute variazioni rilevanti ai fini della determinazione dell’imposta. Tale presentazione deve necessariamente essere effettuata utilizzando il prescritto modello ministeriale.

Come da sempre avveniva ai fini Ici, anche ai fini Imu la dichiarazione va resa solo per gli immobili interessati da variazioni suscettibili di produrre una modifica sul calcolo del tributo dovuto: qualora nulla sia variato, non è dovuta alcuna comunicazione al Comune.

Si ricorda comunque che sono moltissime le fattispecie di esonero dall’obbligo di presentazione della dichiarazione: si pensi, in particolare, al fatto che i trasferimenti immobiliari sono in generale esonerati in quanto le informazioni sono recepite dal comune attraverso l’atto di voltura che il notaio inoltra alla conservatoria dei registri immobiliari.

Va comunque ricordato che la dichiarazione Imu va presentata quando si verifica una delle seguenti situazioni:

- fabbricati dichiarati inagibili o inabitabili e di fatto non utilizzati;

- fabbricati di interesse storico o artistico;

- fabbricati per i quali il comune ha (eventualmente) deliberato una riduzione dell’aliquota (immobili dei soggetti Ires e immobili locati o affittati);

- fabbricati merce invenduti;

- terreni agricoli o edificabili in relazione ai quali Coltivatori Diretti e Imprenditori Agricoli Professionali beneficiano delle agevolazioni stabilite dalla norma.

Vi sono poi una serie di altre situazioni, elencate dalle istruzioni alla compilazione del modello, in cui il comune non è in possesso delle necessarie informazioni per la verifica del corretto calcolo dell’imposta; si ricorda, in particolare, il caso dei beni in leasing, ogni compravendita o modifica di valore di un’area edificabile, esenzioni sui fabbricati, l’indicazione dei valori contabili dei fabbricati D, ecc..

Dichiarazione Tasi

Il Ministero dell’Economia e delle Finanze, attraverso la risoluzione n.3/DF del 25 marzo 2015, ha ribadito quando già in precedenza affermato nelle risposte Faq del 3 giugno 2014: il modello di dichiarazione approvato ai fini Imu vale anche ai fini del tributo per i servizi indivisibili (TASI).

La citata risoluzione, peraltro, ha precisato che il modello di dichiarazione Tasi deve essere unico e valido su tutto il territorio nazionale, per cui non hanno alcuna validità di modelli predisposti dai vari comuni: la dichiarazione resa ai fini Imu (ove la presentazione sia dovuta) è quindi da considerarsi valida anche ai fini Tasi.

Dichiarazione Imu Tasi Enc

Il prossimo 30 giugno scade il termine per la presentazione delle dichiarazioni Imu e Tasi per il 2014 relative agli Enti non commerciali; l’obiettivo di tale dichiarazione è quello di dare conto, a ciascun comune di ubicazione, degli immobili in relazione ai quali il contribuente può far valere, in toto o in parte, l’esenzione ai fini dei tributi locali prevista dall’art. 7, lett. 1 D.Lgs. n.504/92.

La dichiarazione avrà effetto anche per gli anni successivi, sempre che non si siano verificate modificazioni dei dati e degli elementi dichiarati cui consegua un diverso ammontare dell’imposta dovuta. Per tale motivo, se per il 2014 nulla è cambiato rispetto alla situazione dell’anno precedente (la dichiarazione 2012 e 2013 era stata presentata entro lo scorso 1 dicembre 2014), non vi alcuna necessità di presentare la dichiarazione in scadenza il 30 giugno.

A differenza delle dichiarazioni relative agli altri soggetti (che vanno rese al singolo Comune su supporto cartaceo), i modelli degli Enti non commerciali (uno per ciascun comune di ubicazione degli immobili) devono essere inviati esclusivamente in forma telematica.

 

8) Controlli dalle Entrate sui rimborsi superiori a 4.000 euro

Per i rimborsi superiori a 4.000 euro in arrivo controlli dalle Entrate. Con il Question time del 18 giugno 2015 la Commissione Finanze della Camera ha ottenuto risposta in merito alle informazioni richieste con l’interrogazione n. 5-05823 sui controlli preventivi, anche documentali, sulla spettanza delle detrazioni per carichi di famiglia in caso di rimborso complessivamente superiore a 4.000 euro, di cui all’art. 1, comma 586, della Legge 27 dicembre 2013, n. 147 (Legge di Stabilità 2014), introdotti al fine di contrastare l’erogazione di indebiti rimborsi di imposte dirette a favore di tutte le persone fisiche che hanno presentato il modello 730.

In particolare, la Commissione chiede di conoscere quale sia “l’esatto numero delle posizioni di contribuenti coinvolte nelle verifiche, se le stesse siano state evase entro i termini prescritti e quali siano le tipologie di detrazione che hanno generato i relativi eccessi di rimborso”.

Sul punto la risposta è giunta dall’Agenzia delle entrate, la quale sottolinea che allo stato attuale, sono 76.710 i rimborsi sottoposti ad un preventivo controllo da parte della medesima, compresi quelli richiesti con dichiarazioni trasmesse oltre il termine di scadenza ordinario.

L’Agenzia spiega che per 67.501 rimborsi sono stati già inoltrati gli ordinativi di pagamento già nei mesi di ottobre e novembre 2014, la restante parte nel mese di febbraio 2015. Inoltre, sono in corso di esecuzione n. 6.488 pagamenti, il cui accredito, tenuto conto dei tempi tecnici della tesoreria statale, è previsto entro il mese di giugno 2015.

Infine, si rappresenta che i rimborsi interamente denegati sono n. 2.134 e quelli in corso di lavorazione sono pari a 587.

 

Vincenzo D’Andò