Diario quotidiano del 19 giugno 2015: dall’INPS tante novità in tema di privacy

Pubblicato il 19 giugno 2015



Voluntary Disclosure: disponibile un documento di studio realizzato da Odcec Milano in collaborazione con la Fondazione Nazionale Commercialisti; bonus ristrutturazioni alberghi in Gazzetta Ufficiale; atti soggetti a pubblicità immobiliare: aggiornato l’elenco dei codici identificativi; modificato il software di compilazione modello Irap/2015; istituite le causali contributo per garantire previdenza e assistenza ai psicologi; modello organizzativo privacy per l’INPS: aggiornamento e nuove disposizioni in attuazione del Codice in materia di protezione dei dati personali; spettanze del personale del comparto scuola: pagamento delle pensioni attraverso flusso informatico; verifiche ispettive a chi ha usufruito dell’esonero contributivo triennale; Palermo, cartelle esattoriali nulle: in arrivo pioggia di ricorsi; studi di settore 2015: ok alle specifiche tecniche

 

 Indice:

 1) Voluntary disclosure: disponibile un documento di studio realizzato da Odcec Milano in collaborazione con la Fondazione Nazionale Commercialisti

 2) Bonus ristrutturazioni alberghi in Gazzetta Ufficiale

 3) Atti soggetti a pubblicità immobiliare: aggiornato l’elenco dei codici identificativi

 4) Modificato il software di compilazione modello Irap/2015

 5) Istituite le causali contributo per garantire previdenza e assistenza ai psicologi

 6) Modello organizzativo privacy per l’INPS: aggiornamento e nuove disposizioni in attuazione del Codice in materia di protezione dei dati personali

 7) Spettanze del personale del comparto scuola: pagamento delle pensioni attraverso flusso informatico

 8) Verifiche ispettive a chi ha usufruito dell’esonero contributivo triennale

 9) Palermo, cartelle esattoriali nulle: in arrivo pioggia di ricorsi

 10) Studi di settore 2015: ok alle specifiche tecniche

 

 

1) Voluntary disclosure: disponibile un documento di studio realizzato da Odcec Milano in collaborazione con la Fondazione Nazionale Commercialisti

Dal 17 giugno 2015 è disponibile per la consultazione il documento di studio (n. 1/2015) sulla voluntary disclosure (la cui scadenza è fissata al 30 settembre 2015) realizzato dal Gruppo di studio dell’Ordine con la Fondazione Nazionale dei Commercialisti, sul tema della collaborazione volontaria.

Suddiviso in 18 temi di interesse, lo studio esamina questioni e criticità connesse alla VD, suggerendo soluzioni operative finalizzate a chiarirne in via interpretativa alcuni aspetti. Tutte le proposte prospettate hanno come denominatori comuni: il rispetto dei principi di spontaneità, la completezza e la veridicità propri della collaborazione volontaria, cercando al contempo di eliminare quegli ostacoli che potrebbero pregiudicare il buon esito del provvedimento.Lo studio propone:

- l’eliminazione di qualsiasi meccanismo presuntivo finalizzato a considerare i prelievi quali redditi;

- l’illustrazione di alcune assunzioni per lo svolgimento dei calcoli con il metodo analitico;- l’inquadramento fiscale dei soggetti c.d. “esterovestiti”;

- la semplificazione per la gestione delle voluntary disclosure per i delegati.

Viene, inoltre, auspicato che si proceda a un attento esame di altre importanti questioni legate alla voluntary disclosure, come il tema dei criteri residuali in assenza di informazioni per i conteggi analitici, la considerazione delle imposte pagate all’estero e un trattamento appropriato per i redditi assoggettati ad euro ritenuta.

In particolare, il documento si sofferma l’utilizzo del fac simile di waiver diffuso dall’Agenzia delle entrate per il rilascio all’intermediario estero dell’autorizzazione a trasmettere tutte le informazioni richieste da parte del Fisco italiano sulle attività oggetto di regolarizzazione.

In alternativa al rimpatrio (fisico o giuridico) degli investimenti oggetto di regolarizzazione, infatti, il rilascio di tale autorizzazione consente di ridurre le sanzioni da RW alla metà del minimo edittale, mantenendo gli investimenti in un Paese black list.

Il documento di studio dell’ODCEC di Milano confronta il fac simile diffuso dall’Agenzia delle entrate con il format pubblicato dall’Associazione svizzera dei banchieri per la trasmissione di informazioni e documentazione all’Autorità finanziaria italiana.

Viene osservato che gli istituti bancari svizzeri si sono uniformati al modello suggerito dall’associazione, il quale si limita a individuare:

- numero ed eventuale denominazione della relazione bancaria che si intende regolarizzare;- nome e cognome del contribuente;

- luogo e data di nascita.

A differenza del fac simile proposto dall’Agenzia delle entrate, poi, il modello delle banche svizzere prevede espressamente l’indicazione del professionista che presenterà l’istanza.

Tuttavia, non vi è solo questa differenza. Ad esempio, il waiver delle banche svizzere non prevede alcuna indicazione circa il beneficiario economico effettivo del rapporto bancario e non richiede l’indicazione della data di apertura della relazione e le persone delegate e/o alle quali sono state rilasciate procure.

In aggiunta, si osserva che nel format svizzero non è riportato quanto richiesto dall’Agenzia delle entrate al punto 14 delle istruzioni al fac simile di waiver. In quest’ultimo punto, si precisa che nell’autorizzazione deve essere specificato il periodo di validità, ossia sarà necessario indicare, nel campo 14, un termine che sarà identificato nella più recente delle seguenti date:

- primo giorno del periodo d’imposta successivo a quello più recente oggetto di collaborazione volontaria;

- data di trasferimento delle attività finanziarie oggetto di emersione attraverso la procedura volontaria nella relazione bancaria;

- data di accensione della relazione bancaria.

Nessuna rilevanza reddituale ai prelievi dai conti esteri non giustificabili. Contenuto delle cassette di sicurezza soggetto solo alle sanzioni da monitoraggio fiscale sull'intero quinquennio 2009-2013, ma non tassabile. E niente quadro RW per l'anno 2015: con la predisposizione della relazione di accompagnamento, che identifica le attività oggetto di emersione alla data di presentazione dell'istanza, gli obblighi di monitoraggio fiscale per l'anno 2014 dovrebbero ritenersi già assolti. Sono queste alcune delle soluzioni prospettate dal documento di studio sulla voluntary disclosure predisposto dall’Ordine dei commercialisti e degli esperti contabili di Milano.

Ai fini della Voluntary Disclosure le società interposte devono essere considerati soggetti inesistenti mentre le società esterovestite possono regolarizzare la propria posizione mediante la disclosure nazionale, questi alcuni dei chiarimenti operativi in materia di Voluntary Disclosure contenuti nel medesimo documento di Studio n. 1/2015.

Infine, sono irrilevanti ai fini reddituali i prelevamenti rilevati sui conti esteri oggetto di Voluntary Disclosure.

 

2) Bonus ristrutturazioni alberghi in Gazzetta Ufficiale

E’ andato in G.U. n. 138 del 17 giugno 2015, il Decreto 7 maggio 2015 sul credito d’imposta per la ristrutturazione di alberghi in Gazzetta. Adesso la “struttura alberghiera” deve essere composta da non meno di sette camere per il pernottamento degli ospiti. Dunque, il suddetto decreto introduce le disposizioni applicative per l’attribuzione del credito d’imposta alle strutture ricettive turistico-alberghiere ex art. 10 del D.L. 83/2014. Il decreto si sofferma, tra l’altro, sulle tipologie di strutture alberghiere ammesse al credito d’imposta e di interventi ammessi al beneficio e sulle procedure per l’ammissione delle spese al credito d’imposta e per il suo riconoscimento e utilizzo.

Il D.L. 83/2014 ha riconosciuto alle imprese alberghiere esistenti alla data del 1° gennaio 2012, per il 2014, 2015 e 2016, un credito d’imposta pari al 30% delle spese sostenute (fino a 200.000 euro) relative agli interventi di ristrutturazione agevolati.

Le spese devono essere relative a:

- interventi di ristrutturazione edilizia;

- interventi di eliminazione delle barriere architettoniche;

- interventi di incremento dell’efficienza energetica;

- acquisto di mobili e componenti d’arredo destinati esclusivamente alle strutture alberghiere oggetto del decreto.

Il medesimo decreto precisa che per “struttura alberghiera” si intende una struttura aperta al pubblico, a gestione unitaria, con servizi centralizzati che fornisce alloggio, eventualmente vitto ed altri servizi accessori, in camere situate in uno o più edifici. La struttura è composta da non meno di sette camere per il pernottamento degli ospiti e rientrano nella definizione alberghi, villaggi albergo, residenze turistico-alberghiere, alberghi diffusi e quelle individuate come tali da specifiche norme regionali.

Dopo aver fornito le disposizioni sulla definizione di interventi di ristrutturazione edilizia, interventi di eliminazione delle barriere architettonice, interventi di incremento dell’efficienza energetica il decreto specifica quali siano le spese agevolabili per l’acquisto di mobili.

Si tratta di quelle relative al rifacimento o alla sostituzione di cucine o attrezzature professionali per la ristorazione, quelle relative mobili e complementi d’arredo da interno e da esterno, mobili fissi e pavimentazioni di sicurezza, arredi e strumentazioni per convegnistica, attrezzature per parchi giochi ma anche quelle relative ad arredi e strumentazioni per la realizzazione di centri benessere ubicati all’interno delle strutture ricettive.

Le domande per il riconoscimento del credito d’imposta dovranno essere inviate secondo modalità telematiche definite dal MiBACT entro 60 giorni dall’entrata in vigore del decreto; per le spese sostenute del 2014, la domanda dovrà essere presentata entro 60 giorni dalla definizione di tali modalità telematiche, mentre dall’anno di spesa 2015 la presentazione dovrà avvenire dal 1° gennaio al 28 febbraio dell’anno successivo a quello di spesa.

 

3) Atti soggetti a pubblicità immobiliare: aggiornato l’elenco dei codici identificativi

Formalità immobiliari: nuovi codici per trascrivere, iscrivere, annotare. In attesa degli adeguamenti di procedure e software, gli ultimi identificativi, necessari per predisporre le note su supporto informatico, saranno utilizzabili a partire dal 30 ottobre 2015.

Definito, dunque, il restyling delle tabelle relative agli atti soggetti a pubblicità immobiliare nella forma, rispettivamente, della trascrizione, dell’iscrizione e dell’annotazione. In particolare, l’Agenzia delle entrate, con la circolare n. 24/E del 17 giugno 2015, ha individuato un codice identificativo ad hoc, da indicare nella corrispondente formalità, per le fattispecie per le quali viene oggi utilizzato un codice generico.

Motivi dell’aggiornamento: maggiore razionalità e stop al proliferare di formalità individuate con codici generici - A partire dal ’95, epoca alla quale risalgono le precedenti tabelle con le relative codifiche, continua il documento di prassi, vi è stato un ampliamento significativo degli atti soggetti a pubblicità immobiliare; da qui l’esigenza di una integrazione delle tabelle originarie, che ha portato alla definizione delle nuove tabelle degli “Atti soggetti a trascrizione”, degli “Atti in base ai quali sono richieste le iscrizioni” e dei “Tipi di annotazione”. Inoltre, precisa la Circolare, le nuove tabelle codificano sia fattispecie sopravvenute sia ipotesi già esistenti ma prive di un’apposita codificazione e pertanto gestite finora ricorrendo all’uso di codici generici.

Termini e modalità

Al fine di consentire gli adeguamenti tecnico-informatici delle procedure e dei software in uso, le nuove codifiche saranno utilizzate a partire dal 30 ottobre 2015. Le codifiche di nuova introduzione potranno essere adottate per la redazione delle note su supporto informatico predisposte utilizzando il programma “UNIMOD” o “UNIMOD SEMPLIFICATO”. Si rammenta che nel caso in cui si utilizzi il software “NOTA” non potrà farsi ricorso ai codici atto introdotti con la neo circolare.

 

4) Modificato il software di compilazione modello Irap/2015

Il software Irap 2015, versione software 1.0.1 del 18/06/2015, consente la compilazione del modello Irap 2015 e la creazione del relativo file da inviare telematicamente.

Aggiornamenti

Versione 1.0.1 del 18/06/2015

Corretto il calcolo di IS86, col. 2

Corretto il controllo di IS9, in presenza di IS8

Corretto il controllo di IS6, col. 2

Corretto il controllo sul campo IQ46, per il secondo modulo

Corretta la stampa del rigo Firma per Attestazione del frontespizio

Corretta la stampa del righi IR24 e IC57

 

5) Istituite le causali contributo per garantire previdenza e assistenza ai psicologi

Ecco le causali contributo per garantire previdenza e assistenza a psicologi. Dopo la firma dell’accordo tra l’Enpap e l’Agenzia delle Entrate per il pagamento tramite modello F24, istituite apposite codifiche per consentire l’adempimento contributivo.

Per versare i contributi previdenziali e assistenziali, gli psicologi che esercitano attività autonoma di libera professione, anche sotto forma di collaborazione coordinata e continuativa sebbene, contemporaneamente, svolgano attività di lavoro dipendente, purché iscritti all’Enpap (Ente nazionale di previdenza e assistenza per gli psicologi), potranno utilizzare la delega di pagamento unificato modello F24, grazie alla convenzione sottoscritta l’11 maggio scorso.

A tale scopo, l’Agenzia delle entrate, con la risoluzione 60/E del 18 giugno 2015, ha istituito le seguenti causali contributo:

“ECTR” - contributi (acconto/saldo)

“ERPS” - riscatto periodi di studio

“EAPR” - riscatto anni di esercizio professionale precedenti la fondazione dell’Ente

“ESNZ” – sanzioni

“EINT” – interessi.

Devono essere esposte nella sezione “Altri enti previdenziali e assicurativi” del modello F24, in corrispondenza delle somme riportate nella colonna “importi a debito versati”.

Inoltre, vanno riportati il codice “0007” nel campo “codice ente” e l’anno di competenza del contributo da versare nel campo “periodo di riferimento da mm/aaaa a mm/aaaa” (per il mese non deve essere indicato alcun valore).I campi “codice sede”, “codice posizione” e “importi a credito compensati” vanno lasciati vuoti.

 

6) Modello organizzativo privacy per l’INPS: aggiornamento e nuove disposizioni in attuazione del Codice in materia di protezione dei dati personali

L’INPS aggiorna le proprie disposizioni sulla legge privacy. Lo fa con una circolare datata 18 giugno 2015.

A fronte delle nuove competenze che il legislatore ha attribuito all’INPS negli ultimi anni e in considerazione degli ulteriori trattamenti di dati personali, anche sensibili e giudiziari, acquisiti a seguito delle intervenute integrazioni con altri Enti previdenziali (in particolare, con l’IPOST, ai sensi dell’art. 7, co. 2, del decreto legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito con modificazioni in legge 30 luglio 2010, n. 122; con l’INPDAP e l’ENPALS, ai sensi dell’articolo 21 del decreto legge n. 201/2011, convertito in legge n. 214/2011) e del nuovo conseguente modello organizzativo integrato, l’Istituto è chiamato ad aggiornare la propria governance della privacy, ridefinendo l’assetto dei ruoli, delle responsabilità, dei compiti attinenti alla protezione dei dati personali rispetto a quanto era stato delineato con la circolare n. 50 del 2007, emanata alla luce del d. lgs. n. 196/2003, recante il “Codice in materia di protezione dei dati personali” (d’ora in avanti soltanto “Codice”).

Principi generali per il trattamento dei dati personali e regole particolari

In attuazione dei principi dettati dal Codice, l’INPS è tenuto ad assicurare la protezione dei dati personali trattati nell’ambito della propria attività istituzionale. Tali dati, per la maggior parte, sono conferiti direttamente dagli interessati (utenti, dipendenti, fornitori e quanti altri entrino in contatto con l’Istituto) oppure possono essere acquisiti presso terzi nei casi di legge. Al fine predetto, l’INPS adotta tutte le misure tecnologiche, organizzative e logistiche più adeguate a garantire l’effettivo rispetto delle garanzie e dei principi previsti dal Codice, nonché una appropriata copertura dei rischi di perdita dell’integrità, della riservatezza e della disponibilità delle informazioni di cui è in possesso.

Alla luce di quanto sopra, l’Istituto definisce i processi di trattamento dei dati personali in modo che le operazioni materiali di trattamento dei dati (raccolta, registrazione, organizzazione, conservazione, consultazione, elaborazione, modificazione, selezione, estrazione, raffronto, utilizzo, interconnessione, blocco, comunicazione, diffusione, cancellazione, distruzione) avvengano nel rispetto dei principi generali in materia fissati dal Codice e da altre leggi, i più rilevanti dei quali, sono qui di seguito sinteticamente descritti:

Il diritto alla protezione dei dati personali

Si tratta di una regola fondamentale, secondo la quale ogni individuo ha il diritto che il trattamento dei suoi dati personali si svolga nel rispetto dei suoi diritti e libertà fondamentali, nonché della sua dignità, con particolare riferimento alla riservatezza, all’identità personale e al diritto alla protezione dei dati personali. Nel rispetto di tali prerogative, pertanto, il trattamento di dati dell’interessato da parte di tutti i soggetti coinvolti deve avvenire con modalità che assicurino un elevato livello di tutela.

Il principio di finalità

È il principio secondo cui la raccolta dei dati deve essere collegata alla finalità perseguita, che deve essere legittima, determinata e non incompatibile con l’impiego dei dati. In particolare, per espressa previsione del Codice, qualunque trattamento di dati personali da parte di soggetti pubblici è consentito soltanto per lo svolgimento delle funzioni istituzionali.

Il principio di necessità nel trattamento dei dati

Tale regola impone che le raccolte e i trattamenti di dati siano limitati alle sole informazioni necessarie all’attività, in modo da ridurre al minimo l’utilizzo di dati personali e di dati identificativi; infatti, laddove le stesse finalità possano essere perseguite anche senza l’uso di dati personali, il trattamento deve riguardare solo dati anonimi oppure deve essere posto in essere adottando opportune modalità che permettano di identificare l’interessato solo in caso di necessità.

Principio di proporzionalità

Tale principio prevede che una volta riscontrata, osservando il principio di necessità, la possibilità di trattare dati personali, occorre altresì verificare, in ogni fase del trattamento, se le singole operazioni siano in concreto pertinenti e non eccedenti le finalità perseguite.

Il principio di liceità e correttezza

E’ la regola che impone al soggetto che agisce sui dati personali che il trattamento posto in essere sia conforme alla legge e che la raccolta e le altre operazioni avvengano in modo trasparente per l’interessato e non mediante ricorso ad artifizi e raggiri.

Divieto di utilizzo

Il Codice prevede che i dati personali trattati in violazione della disciplina rilevante in materia di trattamento dei dati personali non possono essere utilizzati.

Il principio di prevenzione a tutela dell’integrità del dato e degli abusiI dati personali oggetto di trattamento devono essere custoditi e controllati, anche in relazione alle conoscenze acquisite in base al progresso tecnico, alla natura dei dati e alle specifiche caratteristiche del trattamento, in modo da ridurre al minimo, mediante l'adozione di idonee e preventive misure di sicurezza, i rischi di distruzione o perdita, anche accidentale, dei dati stessi, di accesso non autorizzato o di trattamento non consentito o non conforme alle finalità della raccolta.

In coerenza con questi principi fondamentali, il Codice fissa esplicitamente le modalità a cui devono attenersi tutti i soggetti che, a qualsiasi titolo, compiono materialmente operazioni di trattamento sulle informazioni che l’Istituto ha a disposizione.

In particolare i dati personali oggetto di trattamento devono essere:

trattati in modo lecito e secondo correttezza;

raccolti e registrati per scopi determinati, espliciti e legittimi, e utilizzati in altre operazioni del trattamento in termini compatibili con tali scopi;

esatti e, se necessario, aggiornati;

pertinenti, completi e non eccedenti rispetto alle finalità per le quali sono raccolti o successivamente trattati;

conservati in una forma che consenta l’identificazione dell’interessato per un periodo di tempo non superiore a quello necessario agli scopi per i quali essi sono stati raccolti o successivamente trattati.

Il Codice, inoltre, detta specifiche regole di trattamento con riferimento alle diverse tipologie di dati trattati, a particolari tipi di trattamento oppure, ancora, con riguardo al soggetto Titolare, differenziando se si tratti di un soggetto pubblico o privato. In tali ambiti, è utile sottolineare quanto rilevante per l’INPS:

Distinzione tra dati comuni e dati sensibili e giudiziari: all’interno della categoria dei dati personali, riferiti alle sole informazioni relative a persone fisiche (identificate o identificabili) ai sensi dell’art. 4, comma 1, lettera b) del d.lgs. n. 196/2003 e s.m.i., la normativa individua in modo specifico i “dati sensibili” e i “dati giudiziari”. Infatti l’art. 4, comma 1, lettera d) del Codice definisce dati sensibili “i dati personali idonei a rivelare l’origine razziale ed etnica, le convinzioni religiose, filosofiche o di altro genere, le opinioni politiche, l’adesione a partiti, sindacati, associazioni od organizzazioni a carattere religioso, filosofico, politico o sindacale, nonché i dati personali idonei a rivelare lo stato di salute e la vita sessuale”. E sempre l’art. 4, comma 1, alla lettera e) del Codice definisce “dati giudiziari” i dati personali idonei a rivelare provvedimenti iscrivibili nel casellario giudiziale indicati dall’articolo 3, comma 1, lettere da a) ad o) e da r) ad u) del d.P.R. del 14 novembre 2002, n. 313, o la qualità di imputato o di indagato ai sensi degli articolo 60 e 61 del codice di procedura penale.

Rispetto ai dati comuni, il trattamento dei dati sensibili e dei dati giudiziari è sottoposto ad una specifica disciplina e a particolari cautele sia che avvenga con strumenti elettronici sia in formato cartaceo, e ciò si riflette anche sulle più rafforzate misure di sicurezza dettate dalla legge a tutela di tale tipologia di dati. In generale il Codice legittima il trattamento dei soli dati sensibili e giudiziari indispensabili a svolgere le attività istituzionali che, caso per caso, non possono essere realizzate mediante il trattamento di dati anonimi o di dati personali di diversa natura. Inoltre, il Codice impone che il trattamento dei dati sensibili e giudiziari da parte di un soggetto pubblico debba essere previsto da espressa disposizione di legge, che indichi i dati che possono essere trattati, le operazioni eseguibili sugli stessi e le finalità di rilevante interesse pubblico perseguite. In linea con la normativa di riferimento l’INPS si è dotato di un proprio Regolamento per il trattamento dei dati sensibili e giudiziari, adottato con deliberazione del Consiglio di Amministrazione n. 343 del 13 dicembre 2006. Detto Regolamento è reperibile sulla INTRANET dell’Istituto, alla sezione Direzione generale - Ufficio centrale di monitoraggio e coordinamento in materia di protezione dei dati personali e accesso alle banche dati – Documentazione – Documentazione in materia di protezione dei dati personali. Nella stessa sezione sono pubblicati altresì i Regolamenti afferenti ex INPDAP, ENPALS e IPOST.

La consultazione dei Regolamenti predetti è utile per gli operatori poiché essi delimitano i confini del trattamento dei dati sensibili e giudiziari in Istituto; i Regolamenti, infatti, effettuano una ricognizione alla data odierna di tutte le attività istituzionali dell’INPS che implicano il trattamento di dati sensibili e, per ciascuna di esse, indicano le disposizioni di legge che autorizzano il trattamento e individuano le finalità di rilevante interesse pubblico perseguite dall’Inps, identificando i tipi di dati sensibili e le operazioni eseguibili.Pertanto, non è consentito effettuare trattamenti di dati sensibili e giudiziari al di fuori delle ipotesi contemplate nei suddetti Regolamenti e il trattamento eventualmente posto in essere in violazione dei Regolamenti configura un illecito che può avere conseguenze penali, civili e amministrative.

Per quanto attiene alle modalità prescritte dall’INPS per effettuare il trattamento di tale particolare tipologia di dati personali, si rinvia alle istruzioni per gli incaricati di cui all’Allegato 2 alla presente circolare.

Regola generale, per i dati idonei a rivelare lo stato di salute e la vita sessuale, è che devono essere conservati separatamente dagli altri dati personali trattati per finalità che non richiedono il loro utilizzo.

Strumenti cartacei e strumenti elettronici: le operazioni di trattamento dei dati personali possono essere effettuate in forma cartacea (in realtà sempre meno in uso in Istituto) oppure con l’ausilio di strumenti elettronici e il Codice detta precise regole con riferimento a ciascuno dei casi per l’adozione di apposite misure di sicurezza volte ad assicurare la protezione dei dati personali e, quindi, ridurre al minimo i rischi di distruzione o perdita dei dati stessi, di accessi abusivi o non conformi alle finalità della raccolta. Le istruzioni operative per entrambi i trattamenti sono contenute nell’Allegato 2 alla presente circolare.Consenso: ai sensi dell’art. 18, comma 4, del Codice, l’INPS, in quanto soggetto pubblico, agisce senza il consenso degli interessati, rendendo loro, secondo quanto previsto dall’art. 13 del medesimo testo, una informativa circa le modalità dei trattamenti effettuati. A tal fine l’Istituto ha predisposto un’informativa generale sul trattamento dei dati (accessibile dalla home page del sito istituzionale e disponibile presso tutte le Sedi territoriali aperte al pubblico), nonché informative specifiche relative ai diversi procedimenti amministrativi, apposte di norma in calce ai moduli di domanda di prestazioni.

Modello organizzativo privacy in INPS - Soggetti coinvolti nel trattamento dei dati personali

Come è noto, il Codice individua tre principali figure - il “Titolare del trattamento”, il “Responsabile del trattamento” e l’ “Incaricato del trattamento” - a diverso titolo e con differenti responsabilità coinvolte nelle operazioni sui dati personali; alle stesse fanno riferimento rispettivamente gli articoli 28, 29 e 30 del Codice. Di seguito si rappresenta l’organizzazione dell’Istituto con riferimento a tali soggetti.

Titolare del trattamento è l’INPS nel suo complesso.

L'articolo 28 del Codice chiarisce, infatti, che quando il trattamento è effettuato da una pubblica amministrazione, il Titolare coincide con l'entità giuridica nel suo complesso ovvero con l'unità o l'organismo periferico che esercita un potere decisionale del tutto autonomo sulle finalità e sulle modalità del trattamento, ivi compreso il profilo della sicurezza. Pertanto, l’INPS, a livello centrale, pianifica ed attua le linee strategiche ed organizzative per quanto attiene al governo dei trattamenti dei dati e ne fissa criteri di attuazione circa la raccolta, l’utilizzo e l’elaborazione, l’individuazione degli scopi pertinenti e l’implementazione delle misure di sicurezza.

A questo ampio potere di direzione corrisponde, a norma del Codice, un’articolata serie di responsabilità ed adempimenti, che investono i rapporti con gli interessati e con il Garante.

Responsabile del trattamento, a norma dell’art. 29 del Codice, è il soggetto designato dal Titolare che sovraintende all’intero processo del trattamento dei dati, dalla iniziale acquisizione fino alla eventuale cessazione o distruzione, sulla base delle istruzioni impartitegli dal Titolare stesso. In linea con tali funzioni, in Istituto sono designati Responsabili tutti i Direttori delle strutture di livello dirigenziale (generale e non) centrali e territoriali e i Coordinatori generali delle attività professionali, relativamente al complesso di attività e alle operazioni svolte nell’ambito delle unità organizzative di cui sono responsabili.

Nell’attuale assetto organizzativo, ai sensi della determina n. 10 del 2 aprile 2015, in dettaglio, risultano designati Responsabili i soggetti titolari pro tempore delle seguenti funzioni: Direttori centrali, dirigenti titolari di funzione di livello dirigenziale generale e di funzioni specifiche centrali, Coordinatori generali delle attività professionali, titolari degli uffici centrali di supporto agli organi, Direttori regionali, Direttori provinciali / di Aree Metropolitane e Direttori delle filiali di coordinamento.

I Responsabili designati, oltre che al rispetto delle prescrizioni del Codice, si attengono alle istruzioni specificate dal Titolare, a partire da quanto contenuto nell’Allegato 1 alla presente circolare.

Incaricato del trattamento, secondo la previsione del Codice, è la persona fisica che esegue materialmente le operazioni di trattamento dei dati, con l’ausilio di strumenti informatici e/o mediante supporti cartacei, sotto la diretta autorità del Titolare o del Responsabile.

L’INPS, in considerazione della complessità della propria organizzazione e del rilevante numero dei dipendenti, applicando il meccanismo della designazione “con modalità semplificata” previsto dall’articolo 30 del Codice, nomina ciascun dipendente “Incaricato del trattamento dei dati”, anche sensibili o giudiziari, attraverso “la documentata preposizione della persona fisica ad una unità per la quale è individuato, per iscritto, l'ambito del trattamento consentito agli addetti all'unità medesima”.

In tal senso occorre, anzitutto, riferirsi all’ordine di servizio con il quale il Direttore della struttura di livello dirigenziale di appartenenza, come sopra individuato quale Responsabile del trattamento, nel disporre l’assegnazione del singolo dipendente ad una unità organizzativa, nel contempo, nomina, ai sensi della citata norma del Codice, detto dipendente incaricato del trattamento dei dati personali.

L’ambito del trattamento di dati personali consentito all’operatore incaricato è specificato e circoscritto attraverso l’individuazione del complesso delle attività correlate allo svolgimento dell’attività lavorativa all’interno dell’unità organizzativa a cui è assegnato e, in tale cornice, sono individuati i tipi di dati personali che lo stesso è abilitato a trattare e le singole operazioni che può eseguire.

Inoltre, anche per fare fronte ai casi in cui siano da disciplinare profili di autorizzazione trasversali rispetto a più unità funzionali, resta comunque nella facoltà del Direttore della struttura di livello dirigenziale di individuare puntualmente le possibilità di trattamento consentite ai dipendenti interessati.

Con le modalità sopra descritte tutti i dipendenti dell’INPS sono nominati, ai sensi e per gli effetti dell’art. 30 del Codice, Incaricati del trattamento dei dati personali, compresi quelli di natura sensibile o giudiziaria, necessari allo svolgimento delle attività lavorative alle quali sono addetti.

Per le materiali operazioni sui dati, ciascuno degli Incaricati deve puntualmente attenersi alle istruzioni impartite dal Responsabile del trattamento nonché alle più generali istruzioni e linee guida, valide per tutti gli incaricati del trattamento, indicate in allegato alla presente circolare (Allegato 2).

Responsabili esterni. Per lo svolgimento della propria azione amministrativa, l’INPS, con contratto o mediante convenzione, può affidare l’esercizio di alcune attività, operazioni e servizi a soggetti esterni che, a tal fine, vengono designati, ai sensi dell’art. 29 del Codice, quali Responsabili esterni dei trattamenti dei dati.

In tali casi l’INPS mantiene l’autonomia decisionale in qualità di Titolare dei dati ed esercita l’autorità e il potere di controllo sui trattamenti effettuati dagli outsourcers.

Contestualmente all’atto di nomina a Responsabile esterno, l’Istituto impartisce le istruzioni alle quali il Responsabile medesimo deve attenersi nell’effettuazione delle operazioni poste in essere per suo conto e, in ogni caso, poiché mantiene la titolarità dei trattamenti esternalizzati, è tenuto a vigilare sulla puntuale osservanza delle proprie prescrizioni, anche tramite verifiche periodiche.

Si fa presente che la normativa prevede che la designazione dei Responsabili (anche esterni) sia atto del Titolare, dunque dell’INPS nel suo complesso, e, pertanto, in tale ambito è fatta salva esclusivamente la possibilità di una delega da parte del Presidente alla sola firma degli atti di nomina per i Responsabili esterni.

Al fine poi di garantire un unitario punto di raccordo e di riferimento nel processo continuo di adeguamento dell’attività dell’Istituto alle norme contenute nel Codice, è stato istituito, presso la Direzione generale, l’Ufficio centrale di monitoraggio e coordinamento in materia di protezione dei dati personali e accesso alle banche dati, con il compito di sovraintendere alla corretta applicazione della normativa in argomento allo scopo di evitare che un uso improprio delle informazioni possa recare danno o ledere i diritti, le libertà fondamentali e la dignità delle persone interessate a cui le stesse si riferiscono. Detto Ufficio coordina l’attività di tutti i soggetti coinvolti nelle operazioni di trattamento di dati personali e accesso alle banche dati, assicurando alle questioni di particolare rilievo una specifica trattazione, e, in tali ambiti, intrattiene a livello unitario i rapporti con il Garante per la protezione dei dati, il Ministero vigilante e tutti gli altri soggetti pubblici e privati interessati nell’applicazione della normativa in questione.

Sanzioni

Il Codice prevede illeciti penali, violazioni amministrative e responsabilità civile per danni collegati ai trattamenti illegittimi di dati o non conformi alla normativa di riferimento.

Molte delle norme in tema di sanzioni si applicano al Titolare, ma è opportuno in questa sede segnalare che sono previste ipotesi di responsabilità direttamente in capo ai soggetti che materialmente compiono le operazioni di trattamento dei dati.

Tra gli illeciti penali, si segnala l’articolo 167 del Codice, a norma del quale, chi agisca al fine di trarne per sé o per altri profitto o di recare ad altri un danno, trattando dati personali in violazione della normativa, è punito con pene detentive che possono arrivare anche a tre anni di reclusione.

Per quel che concerne la responsabilità civile per danni, il Codice, all’articolo 15, dispone che chiunque cagioni “danno ad altri per effetto del trattamento di dati personali è tenuto al risarcimento ai sensi dell'articolo 2050 del codice civile” e che “il danno non patrimoniale è risarcibile anche in caso di violazione dell'articolo 11”.

In tale ambito, pertanto, il trattamento dei dati personali è qualificato come attività pericolosa ai sensi dell’art. 2050 c.c. ed è da evidenziare come ciò comporti un’inversione dell'onere della prova nell'azione risarcitoria.

(INPS, circolare n. 123 del 18 giugno 2015)

 

7) Spettanze del personale del comparto scuola: pagamento delle pensioni attraverso flusso informatico

Trattamento di quiescenza del personale del comparto scuola. Cessazioni dal 1° settembre 2015 - trasmissione dei dati necessari alla determinazione ed al pagamento delle pensioni attraverso flusso informatico.

Procedura di trasferimento dati

I dati necessari per la liquidazione ed il pagamento del trattamento pensionistico del personale del comparto scuola, ivi compreso il personale A.T.A. e gli insegnanti tecnico - pratici (I.T.P.) provenienti dagli Enti locali per effetto dell'articolo 8 della legge 3 maggio 1999, n. 124, che cesserà dal servizio con decorrenza 1° settembre 2015, perverranno anche quest’anno, alle sedi territoriali dell’Istituto con la consueta trasmissione dei relativi flussi informatici.

La liquidazione delle pensioni è effettuata tramite l’applicativo Pensioni SIN, salvi i casi particolari individuati al paragrafo 2 e tenendo conto del criterio di competenza esplicitato al paragrafo 3 del presente messaggio.

Le domande di pensione dovranno essere presentate da parte degli iscritti utilizzando esclusivamente uno dei seguenti canali:

WEB – servizi telematici accessibili direttamente dal cittadino tramite PIN attraverso il portale dell’Istituto;

Contact Center integrato – n. 803164 (per chiamate gratuite da numeri fissi) o al n. 06164164 (per chiamate da telefoni cellulari con tariffazione a carico dell’utente);

Patronati – attraverso i servizi telematici offerti dagli stessi.

Per il personale della scuola, che cesserà dal servizio dal 1° settembre 2015, gli Uffici scolastici provinciali (ex C.S.A.) provvederanno ad inviare i dati con appositi flussi informatici secondo le scadenze di seguito riportate ed indipendentemente dalla tipologia della scuola:

- 7 maggio;

- 21 maggio;

- 4 giugno;

- 18 giugno;

- 2 luglio.

Gli Uffici scolastici provinciali dovranno inviare alle rispettive sedi territoriali Inps, in concomitanza con la trasmissione informatica dei dati, i prospetti cartacei relativi alle pratiche inserite nel flusso.

Il flusso conterrà anche i dati del personale che ha trasformato il rapporto di lavoro a tempo parziale ai sensi del DM n. 331/1997; per questi soggetti la lavorazione nel sistema sarà possibile solo dopo aver ricevuto il cartaceo con l’indicazione della percentuale di part-time da applicare. Tale percentuale dovrà essere indicata in fase di acquisizione della domanda.

Utilizzo della procedura S7 web - Casi particolari

La procedura S7 web continuerà, altresì, ad essere utilizzata nei casi in cui, a favore di un pensionando scuola con cessazione 2015, risulti in pagamento su GPP-web una partita di pensione diretta riconducibile ad una partita di DM 331/97, per la quale si sta operando una cessazione definitiva; a tal fine verrà fornito, ad ogni nuovo flusso inviato dal MIUR, un elenco di nominativi esclusi dalla lavorazione in Sin in quanto già presenti a sistema.

Otre alle casistiche sopra illustrate, si potrebbe verificare l’ipotesi in cui un soggetto ricompreso tra il personale A.T.A. o tra gli insegnanti tecnico-pratici (I.T.P), provenienti dagli Enti locali, chieda la liquidazione del trattamento pensionistico più favorevole tra quello determinato con le regole della Cassa Stato (CTPS) e quello determinato con le regole della Cassa per le pensioni ai dipendenti degli enti locali (CPDEL); nell’ipotesi in cui risulti più favorevole il calcolo con le regole della CPDEL, la liquidazione della pensione dovrà necessariamente avvenire tramite l’applicativo pensioni S7 web.

Applicazione del criterio di competenza per la lavorazione delle pensioni scuola 2015

La competenza alla lavorazione della pratica è attribuita alla sede provinciale dove è ubicata l’ultima sede di lavoro del pensionando. Pertanto, al fine di consentire l’individuazione dell’ultima scuola di appartenenza, il MIUR ha invitato gli istituti scolastici a trasmettere correttamente i dati richiesti e, in particolare, il CAP e il COP della scuola in modo da rispettare, nella generalità dei casi, il criterio di ripartizione individuato dall’Istituto.

Nei casi residuali ed eccezionali in cui il MIUR non possa fornire il dato relativo all'ultima scuola di riferimento, provvederà ad indicare l'USP (Ex CSA - Provveditorato provinciale) di riferimento. Di conseguenza queste pratiche saranno indirizzate verso la Sede provinciale competente per la gestione degli USP (nella fattispecie delle province su cui insistono più sedi territoriali, il flusso verrà indirizzato a Roma Flaminio e Napoli).

Le sedi territoriali, che nel frattempo hanno ricevuto correttamente il cartaceo, potranno farsi assegnare la competenza del flusso inviando a DCSI ASSISTENZA UTENTI una mail con oggetto “TRASFERIMENTO COMPETENZA PENSIONI MIUR 2015”, con l’elenco dei nominativi e relativi codici fiscali dei pensionandi per i quali viene chiesta l’assegnazione della competenza sul SIN.

Ovviamente per i casi particolari indicati al paragrafo 2 e/o comunque per quelle pratiche che continueranno ad essere gestite su S7 Web, l’eventuale reindirizzamento delle pratiche tra sedi avverrà con le solite modalità previste per S7 Web, così come avvenuto negli anni precedenti.

(INPS, messaggio n. 4162 del 18 giugno 2015)

 

8) Verifiche ispettive a chi ha usufruito dell’esonero contributivo triennale

Esonero triennale, Ministero Lavoro annuncia controlli. Comunicato stampa del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali

Jobs Act: assunzioni a tempo indeterminato; Ministero del Lavoro, al via attività ispettive specifiche per identificare i casi di precostituzione irregolare delle condizioni per beneficiare della decontribuzione previdenziale.

Un chiaro avvertimento a chi pensasse di beneficiare degli sgravi previsti dalla legge di stabilità per le assunzioni a tempo indeterminato precostituendo in modo artificioso le condizioni richieste per poterne usufruire.

È questo il senso di una circolare inviata alla Direzioni interregionali e territoriali del Lavoro, nella quale si ricorda che la legge di stabilità, al fine di promuovere forme di occupazione stabile, ha introdotto l’esonero triennale dal versamento dei contributi previdenziali a carico dei datori di lavoro che attivano nuove assunzioni a tempo indeterminato nel corso del 2015.

Un esonero valido, però, solo per le assunzioni di lavoratori che, nei sei mesi precedenti, risultano privi di un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato.

La circolare è stata inviata a seguito della segnalazione, da parte di alcune Direzioni territoriali del lavoro, di comportamenti volti alla precostituzione artificiosa delle condizioni per poter godere del beneficio previsto dalla legge di stabilità.

In particolare, sono state segnalate imprese committenti che disdettano contratti di appalto che interessano numerosi lavoratori i quali, trascorso un periodo di almeno sei mesi in cui continuano a prestare la medesima attività attraverso un contratto di somministrazione, vengono assunti a tempo indeterminato da una terza impresa appaltatrice, talvolta costituita appositamente, che può così godere dei benefici introdotti dalla legge di stabilità e garantire al committente notevoli risparmi.

Si tratta di una condotta irregolare ed elusiva, che viola i principi contenuti nella stessa legge di stabilità che, come già ricordato, finalizza il beneficio della decontribuzione previdenziale alla promozione di forme di occupazione stabile.

Con la circolare, il Ministero invita le Direzioni interregionali e territoriali del Lavoro ad avviare attività ispettive specifiche su tutto il territorio nazionale per individuare queste condotte irregolari ed elusive che possono presentare anche profili di carattere penalistico da segnalare all'Autorità giudiziaria.

(Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, circolare del 17 giugno 2015)

 

9) Palermo, cartelle esattoriali nulle: in arrivo pioggia di ricorsi

Accolta l’istanza di un contribuente che aveva contestato l’efficacia della firma di un funzionario dell’Agenzia delle Entrate. Si preannunciano decine di casi.

La Commissione tributaria provinciale di Palermo ha emesso una sentenza che potrebbe aprire la strada a decine di ricorsi. In ballo c’è, infatti, il possibile annullamento di avvisi di accertamento inviati ai cittadini dall’Agenzia delle Entrate. Almeno per quelli che sono stati notificati a partire dal mese di aprile dello scorso anno. Il motivo è presto detto: la firma su quegli atti da parte di un funzionario sarebbe formalmente nulla. A stabilirlo una sentenza di primo grado (n. 3350/10/15).

L’Agenzia delle Entrate non ha ancora espresso una posizione in merito alla vicenda. GDS ha contattato l’ufficio stampa e nei prossimi giorni dovrebbe arrivare una dichiarazione ufficiale. I giudici della Commissione tributaria provinciale hanno accolto un ricorso presentato lo scorso anno: hanno dichiarato nullo un atto firmato dal capo area imprese minori dell’Agenzia delle Entrate.

La sentenza, pronunciata lo scorso 27 maggio, è stata depositata una settimana fa. A presentare il ricorso un contribuente che aveva impugnato l’avviso di accertamento in materia di Irpef, Irap e Iva relativo all’anno 2010.

(GDS, nota del 18 giugno 2015)

 

10) Studi di settore 2015: ok alle specifiche tecniche

In porto le specifiche tecniche da adottare per la trasmissione telematica dei modelli per la comunicazione dei dati rilevanti per l’applicazione degli studi di settore, da utilizzare per il periodo d’imposta 2014, che costituiscono parte integrante della dichiarazione dei redditi da presentare con il modello UNICO 2015. Con il Provvedimento direttoriale di oggi sono inoltre approvati i controlli di coerenza tra UNICO 2015 ed i modelli degli studi di settore ed integrati quelli afferenti i parametri. Corretti anche alcuni refusi presenti nella modulistica degli studi di settore approvata per il periodo di imposta 2014. In particolare, “rivisitati” i modelli per la comunicazione dei dati rilevanti relativi agli studi WM21C, WM27A, WD19U, VG53U, VG82U, VG95U, WK05U e le istruzioni agli studi UG99U, WG61C, WG61G, WG61H e WG61F.

Si rammenta che nel caso si rendesse necessario apportare delle correzioni alle specifiche tecniche ed ai controlli approvati con il presente Provvedimento, le eventuali modifiche saranno pubblicate nell’apposita sezione del sito internet dell’Agenzia delle Entrate, www.agenziaentrate.gov.it.

Le specifiche tecniche – Con il termine “specifiche tecniche” ci si riferisce alle regole che dovranno essere rispettate affinché la trasmissione in rete possa avvenire correttamente e i file inviati non vengano scartati dal sistema

Modalità di trasmissione - I contribuenti possono inviare i dati direttamente, utilizzando i canali telematici Entratel o Fisconline, messi a disposizione dall’Agenzia delle Entrate, oppure rivolgendosi agli incaricati autorizzati.

(Agenzia delle entrate, comunicato del 18 giugno 2015)

 

Vincenzo D’Andò