Diario quotidiano del 9 giugno 2015, segnaliamo tra le altre notizie: Cassetto Previdenziale: nuove modalità per le comunicazioni all’Inps; atti esattoriali nulli per gli interessi anatocistici?

Pubblicato il 9 giugno 2015



atti esattoriali nulli per gli interessi anatocistici?; accertamenti fiscali non rettificabili; imposta sostitutiva sui finanziamenti a medio e a lungo termine: estensione dell’ambito di applicazione; ritardi nella presentazione del Modello Unico: sanzioni soft anche nei confronti degli intermediari; le dichiarazioni di un solo soggetto non bastano per avvalorare l’accertamento fiscale; fatture false: costi deducibili ai fini delle imposte sui redditi; cassetto previdenziale: nuove modalità per le comunicazioni all’Inps dal 15 giugno 2015; imprese digitali, al via il credito d’imposta; Equitalia: in 5 mesi recuperati 3,4 mld evasione; non spetta l’agevolazione Iva per le cessioni di talune attrezzature mediche

 

 Indice:

 1) Atti esattoriali nulli per gli interessi anatocistici?

 2) Accertamenti fiscali non rettificabili

 3) Imposta sostitutiva sui finanziamenti a medio e a lungo termine: estensione dell’ambito di applicazione

 4) Ritardi nella presentazione del Modello Unico: sanzioni soft anche nei confronti degli intermediari

 5) Le dichiarazioni di un solo soggetto non bastano per avvalorare l’accertamento fiscale

 6) Fatture false: costi deducibili ai fini delle imposte sui redditi

 7) Cassetto Previdenziale: nuove modalità per le comunicazioni all’Inps dal 15 giugno 2015

 8) Imprese digitali, al via il credito d’imposta

 9) Fisco: Equitalia, in 5 mesi recuperati 3,4 mld evasione

 10) Non spetta l’agevolazione Iva per le cessioni di talune attrezzature mediche

 

 

1) Atti esattoriali nulli per gli interessi anatocistici ?

Cartelle con calcoli anatocistici ? Il problema si pone e risulta di estrema importanza, soprattutto in questi anni dove l’economia è attanagliata dalla crisi.

Anatocismo nelle cartelle di pagamento e applicazione di interessi moratori non fissati dalla legge. Fattori che renderebbero nulli migliaia di atti esattoriali notificati da Equitalia tra il 2001 e il 2009. Federcontribuenti, nella nota del 5 giugno 2015, si scaglia contro il meccanismo di calcolo degli interessi nelle procedure di riscossione. L’art. 30, dpr 602/73 stabilisce che, decorsi inutilmente i 60 giorni per il pagamento successivi alla notifica della cartella, sulle somme iscritte a ruolo si applicano fin dalla data di recapito gli interessi di mora. La misura di questi ultimi deve essere determinata annualmente con dm Mef, sulla base della media dei tassi bancari attivi. La rimodulazione è avvenuta puntualmente nell’ultimo quinquennio. Ma tra il dm 28 luglio 2000 (saggio all’8,40%) e il provvedimento 4 settembre 2009 (saggio al 6,858%) non c’è stato alcun aggiornamento periodico. «Nel periodo intercorso tra queste due date e nel silenzio del legislatore, Equitalia quale interesse di mora ha applicato?», chiede Federcontribuenti, «è giusto applicare una aliquota di interessi di mora non fissata per legge?». L’associazione richiama due pronunce della Cassazione (4516/2012 e 7056/2014) che hanno sancito la nullità della cartella che non indicasse con chiarezza i criteri di calcolo degli interessi applicati.

Equitalia quale aliquota ha utilizzato in 8 anni di buco normativo? Anatocismo e interessi sulle sanzioni

Equitalia: per 8 anni quale aliquota ha utilizzato nel calcolo degli interessi? Federcontribuenti: ”un buco normativo che rende illegittime migliaia di cartelle. Riscontrato anche l’anatocismo e si continua ad applicare il calcolo degli interessi anche sulle sanzioni, rendendo l’intero impianto riscossivo scandaloso e fuori legge”

L’art. 30 del DPR 602/73 stabilisce che sulle somme iscritte a ruolo si applicano a partire dalla data di notifica e fino alla data del pagamento interessi di mora al tasso calcolato annualmente con decreto del Ministero delle Finanze con riguardo alla media dei tassi bancari. Tuttavia, ‘dal 1° gennaio del 2001 al 1° ottobre del 2009 questi interessi non sono stati fissati con nessun decreto ministeriale. Legittimo che il contribuente si chieda: nel periodo intercorso tra queste due date e nel silenzio del legislatore, Equitalia quale interesse di mora ha applicato? Quella dell’8,40% fissata con il D.M. del 28 luglio de 2000? E’ giusto applicare una aliquota di interessi di mora non fissata per legge? La Cassazione con una prima sentenza, 4516 del 2012, aveva sancito la nullità della cartella che non indicasse con chiarezza i criteri di calcolo degli interessi applicati. E con sentenza 7056/2014 ha ribadito che l’obbligo di motivazione della cartella di pagamento riguarda anche la precisa indicazione dei criteri di calcolo degli interessi e degli aggi calcolati dall’agente della riscossione. Quindi, precisa l’avvocato Forcellino di Federcontribuenti, ”se nella cartella di pagamento o nella successiva intimazione di pagamento non vengono indicate le aliquote degli interessi applicati nel corso degli anni, quell’atto dell’agente della riscossione è nullo e può essere impugnato innanzi al giudice competente. Anche perchè, se nella cartella o nella successiva intimazione di pagamento, non vengono indicati i criteri di calcolo degli interessi di mora, come può, un contribuente, verificare se nel calcolo degli interessi non sia stato adottato un sistema anatocistico di calcolo? L’art. 1283 del codice civile nel vietare l’anatocismo e non prevede alcuna deroga per gli agenti della riscossione!”

In attuazione di questa norma sono stati emanati i seguenti provvedimenti:

DM 28 luglio 2000 ( fissazione della misura per l’anno 2000 degli interessi di mora per ritardato pagamento delle somme iscritte a ruolo) che ha stabilito il tasso di interesse in ragione dell ’ 8,40 % valevole dal 1° gennaio al 31 dicembre 2000;

2) Provvedimento 4 settembre 2009 che ha stabilito il tasso di interesse in ragione del 6,858 % dal 1° ottobre 2009 al 30 settembre 2010:

Provvedimento 7 settembre 2010 che ha stabilito il tasso di interesse in ragione del 5,7567 % dal 1° ottobre 2010 al 30 settembre 2011;

Provvedimento 22 giugno 2011 che ha fissato il tasso di interesse in ragione del 5,0243 % dal 1° ottobre 2011 al 30 settembre 2012.

Dal 1 ottobre 2012 il tasso di mora applicabile era passato al 4,55%;

Dal primo maggio 2013 gli interessi di mora sono passati al 5,22 % perché l’Agenzia delle Entrate, dopo essersi rivolta alla Banca d’Italia ha deciso questo aumento.

”Quando ad un contribuente arriva una intimazione di pagamento troviamo indicata la somma dovuta dal contribuente, la somma per interessi di mora e la somma relativa agli aggi, senza che venga indicata, per ogni anno, l’aliquota degli interessi applicati, e questo, anche alla luce di una sentenza del 2012 della Cassazione rende nulla la pretesa dell’agente della riscossione”.

Anatocismo sulle cartelle e interessi sulle sanzioni.

Il calcolo degli interessi sugli interessi è stata regolarmente applicata in violazione della norma imperativa e questo rende assolutamente nulla la pretesa dell’esattore che poi, ricordiamolo, calcola i suoi aggi, anche su questi interessi assolutamente non dovuti.

Inoltre gli interessi di mora vengono calcolati anche sulle sanzioni tributarie, l’art. 2 comma 3 del d. lgs 472/1997 dispone che ”la somma irrogata a titolo di sanzione non produce interessi”. Si osserva che è una norma “eccezionale” che prevale sulla regola generale in base al famoso brocardo latino “lex specialis derogat generali”.

”Gli interessi si calcolano, nella misura fissata dal provvedimento, solo sulle somme iscritte a ruolo e non sulle sanzioni. Infine, le sanzioni tributarie si prescrivono in cinque anni calcolati dalla data di notifica della cartelle, ( salvo interruzioni per notifica di avvisi di mora o intimazioni, fermi ipoteche o pignoramenti poi non andati a buon fine). Gli aggi di Equitalia sono calcolati sul totale di sorta capitale, interessi e quanto altro: se sono sbagliati i primi calcoli, risulta , conseguentemente errato anche il calcolo dell’aggio e questo rende nullo l’atto impugnato.

Se la intimazione di pagamento viene notificata al contribuente a distanza di vari anni dalla notifica della cartella, una parte considerevole della somma intimata è rappresentata proprio dagli interessi di mora. Gli interessi che un agente della riscossione può applicare sono superiori alla aliquota degli interessi legali, fin qui nessuna obiezione perché questi interessi sono previsti dalla legge. Quello che invece può e deve essere censurata è l’assoluta mancanza di trasparenza nella indicazione delle modalità con cui questi interessi vengono calcolati. Per controllare la correttezza del calcolo l’Agente deve precisare nella cartella: il giorno dal quale questi interessi iniziano a decorrere e soprattutto le aliquote degli interessi di mora applicate nel corso degli anni. Perché va detto che la aliquota degli interessi di mora non è sempre fissa, ma chiaramente è variata nel corso degli anni e quindi diventa essenziale per il contribuente vedere indicati i criteri in base ai quali sono stati calcolati.

(Federcontribuenti, nota del 5 giugno 2015)

 

 

2) Accertamenti fiscali non rettificabili

Non è possibile rettificare gli accertamenti fiscali se non sopraggiungono nuovi elementi.

Difatti, la rettifica dell’accertamento sostituendo il primo atto con uno nuovo è valida solo se emergono nuovi elementi. Il secondo atto diventa infatti nullo se il Fisco, dopo ripensamenti o diverse valutazioni, emette un nuovo, diverso accertamento.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 11421 del 3 giugno 2015.

Nel nostro ordinamento vige infatti l’unitarietà dell’accertamento, il che significa che la legge consente di aggiungere nuovi accertamenti solo ed esclusivamente se sono emersi nuovi elementi, non permettendo modifiche o correzioni per altri motivi.

Il concetto è stato rimarcato dalla Suprema Corte che, nel caso di specie, ha giudicato il diritto del ricorso presentato dalle Entrate contro un contribuente. La Cassazione ha sottolineato che l’Agenzia non può, ad esempio, sostituire in autotutela un accertamento con uno nuovo, che presenta una diversa valutazione del caso (sentenze nn. 14377/2007, 10526/2006).

 

 

3) Imposta sostitutiva sui finanziamenti a medio e a lungo termine: estensione dell’ambito di applicazione

La fiscalità della cessione del credito derivante da un contratto di finanziamento a medio/lungo termine, dopo le modifiche apportate dal D.L. 91/2014 (convertito dalla legge 116/2014) al Dpr 601/1973, è assorbita dall’imposta sostitutiva dello 0,25% versata all’atto dell’erogazione del finanziamento.

Ne consegue che:

- non si paga l’imposta di registro dello 0,50% (nei casi in cui la cessione del credito non sia in ambito Iva; si è in ambito Iva – e si paga l’imposta di registro in misura fissa – quando il credito è ceduto in garanzia nell’ambito di una nuova operazione di finanziamento);

- non si paga l’imposta ipotecaria del 2%, che altrimenti andrebbe assolta per annotare i Registri immobiliari (di avvenuta trasmissione del credito garantito) l’ipoteca iscritta a garanzia dell’originario finanziamento;

- non rileva chi sia il soggetto cessionario: se una banca, un’impresa o un privato; u non rileva la data del finanziamento a medio-lungo termine da cui deriva il credito ceduto, e cioè non rileva che si tratti di un credito derivante da un finanziamento stipulato prima o dopo il D.L. 91/2014.

Lo rileva Assonime con la circolare 19 del 5 giugno 2015.

In sostanza, il D.L. 91/2014 ha inteso risolvere i dubbi interpretativi che si potevano porre in passato, a fronte del previgente testo della normativa, in quanto le incertezze interpretative avevano l’inevitabile effetto di essere di notevole intralcio all’attingimento di finanziamenti da parte delle imprese: è stata resa, di fatto, irrilevante la verifica dell’esistenza di un nesso di “inerenza” tra il finanziamento e la successiva cessione del credito; nesso che, secondo un’interpretazione restrittiva della normativa previgente, era condizione necessaria affinché la cessione del credito relativa a un finanziamento a medio/lungo termine potesse beneficiare dell’imposta sostitutiva assolta in sede di erogazione del finanziamento (in sostanza, dalla necessità di un tale requisito di “inerenza” discendeva che il beneficio fiscale si applicava solo alle cessioni di credito stipulate “a monte” del finanziamento, e cioè per ragioni di garanzia a favore delle banche finanziatrici, ma non a quelle “a valle” del finanziamento stesso, ad esempio per frazionare tra più banche il finanziamento erogato da una sola). Oggi, dunque, ciò che conta è solo che si tratti della cessione di un credito sorto per effetto della stipula di un contratto di finanziamento il quale, per essere a medio/lungo termine, abbia appunto beneficiato dell’imposta sostitutiva.

Il chiarimento normativo permette in particolare di considerare adesso rientranti nel regime di esenzione dalle imposte indirette altrimenti applicabili non solo le sindacazioni dei finanziamenti (e cioè i contratti di pool stipulati dopo l’erogazione del finanziamento) ma anche i contratti, le formalità e le garanzie relativi alle “retrocessioni” di crediti già cartolarizzati di cui alla legge 130/1999, provenienti da finanziamenti che abbiano scontato l’imposta sostitutiva.

 

 

4) Ritardi nella presentazione del Modello Unico: sanzioni soft anche nei confronti degli intermediari

Per le violazioni commesse dagli intermediari nella trasmissione delle dichiarazioni si applicano le regole sul cumulo giuridico che prevedono l’irrogazione delle sanzioni che dovrebbe infliggersi per la violazione più grave, aumentata da un quarto al doppio. Ad emettere questa nuova ed importante decisione è la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 11741 del 5 giugno 2015, che finalmente rivede un precedente orientamento dei giudici di legittimità (sentenza 23123/2013) e l’interpretazione in materia dell’Agenzia delle Entrate negativa per i consulenti. Ad un professionista erano state irrogate sanzioni per oltre 32mila euro per la ritardata/omessa presentazione di 17 dichiarazioni dei clienti. Il giudice di primo grado, applicando il cumulo giuridico, aveva ridotto le sanzioni a 5.681 euro. La decisione era stata confermata anche dalla Commissione tributaria regionale. Le Entrate avevano presentato ricorso ma invano. I giudici di Piazza Cavour hanno chiarito che per le violazioni degli intermediari l’estensione delle regole previste dal D.Lgs. 472/97 includono anche le disposizioni sul cumulo giuridico.

Dunque, anche per gli intermediari per le violazioni nella trasmissione delle dichiarazioni si applica il cumulo giuridico (irrogazione della sanzione che dovrebbe infliggersi per la violazione più grave, aumentata da un quarto al doppio).

In particolare, l’Agenzia delle entrate ribadiva l’orientamento già espresso nella circolare 52/E del 2007: la violazione consistente nel tardivo/ omesso invio di un file contenente più dichiarazioni configura una condotta illecita imputabile a un soggetto diverso dal contribuente. Non potendo classificarsi quale violazione formale o sostanziale, essa non può beneficiare del cumulo giuridico ma della disciplina prevista dall’articolo 8 della legge 689/81 (unica sanzione pari a quella più grave aumentata sino al triplo).

A nulla rileverebbe l’estensione alle violazioni degli intermediari (legge 296/2006), delle regole sulle sanzioni tributarie in quanto la medesima norma subordinava il tutto alla compatibilità dei due regimi. In sostanza, secondo l’Amministrazione finanziaria, il cumulo giuridico non sarebbe compatibile con il regime delle violazioni degli intermediari, non essendo queste classificabili né tra le formali, né tra le sostanziali.

La Corte di Cassazione ha, però, respinto il ricorso dell’Agenzia delle entrate confermando così l’interpretazione delle commissioni tributarie. Innanzitutto la sentenza chiarisce che per le violazioni commesse dagli intermediari l’estensione operata dalla legge 296/2006 delle regole previste del Decreto Legislativo 472/1997 include anche le disposizioni sul cumulo giuridico.

Non viene, infatti, condivisa la tesi avversa dell’Agenzia (sostenuta anche nella citata circolare 52 del 2007) per la quale tale istituto sarebbe escluso per le violazioni degli intermediari in quanto non classificabili né tra gli illeciti formali, né tra quelli sostanziali.

La sentenza, al contrario, precisa che anche per gli intermediari che trasmettono le dichiarazioni è possibile individuare la natura formale e sostanziale della violazione e addirittura quella meramente formale (non punibile).

La pronuncia esamina poi l’interpretazione fornita in materia da una precedente sentenza della Corte (23123/2013), in base alla quale, nel caso di ritardata trasmissione di più file contenenti le dichiarazioni, non può trovare applicazione il cumulo giuridico, bensì il cumulo materiale. Ciò in quanto si tratterebbe di più azioni od omissioni con cui sono state commesse diverse violazioni della stessa disposizione di legge.

A questo riguardo il giudice di legittimità evidenzia che da un’attenta lettura dell’articolo 12 sul cumulo giuridico, tale interpretazione non è condivisibile: le diverse violazioni delle medesime disposizioni di legge, differentemente da quanto sostenuto dalla precedente sentenza, rientrano comunque nell’ambito del cumulo giuridico a prescindere dal fatto che dipendano o meno da una o più omissioni.

L’interpretazione fornita adesso dalla Cassazione contribuisce, dunque, a ridurre la sanzione cui sono esposti gli intermediari fiscali in caso di ripetute violazioni nella trasmissione delle dichiarazioni dei clienti.

 

 

5) Le dichiarazioni di un solo soggetto non bastano per avvalorare l’accertamento fiscale

Solo indiziarie le dichiarazioni di un solo soggetto. La Suprema Corte limita il valore delle prove raccolte durante le ispezioni fiscali. Infatti le dichiarazioni rese agli agenti da un solo soggetto sono insufficienti ai fini dell'accertamento: hanno un valore puramente indiziario, liberamente valutabile dal giudice. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione che, con l’ordinanza n. 11630 del 5 giugno 2015, ha respinto il ricorso dell’Agenzia delle entrate. I Supremi giudici hanno dato ragione ad un imprenditore al quale era stato contestato un maggiore reddito d0impresa sulla base della sola dichiarazione di un dipendente che, nel caso di specie, non è bastata per dare certezza all’accertamento fiscale.

 

 

6) Fatture false: costi deducibili ai fini delle imposte sui redditi

La Suprema Corte rinforza la linea che interpreta il dl semplificazioni in modo favorevole al contribuente. Sono infatti deducibili dal reddito d'impresa i costi sostenuti a fronte di fatture soggettivamente false. Non è però detraibile l’Iva. Lo ha ribadito la Corte di Cassazione che, con la sentenza n. 11661 del 5 giugno 2015, ha respinto uno dei motivi del ricorso presentato dall'Agenzia delle Entrate mentre ha accolto gli altri. Netta la linea di distinzione dei giudici tra Iva e imposte sui redditi. Nel primo caso la fattura oggettivamente falsa impedisce la detrazione a meno che il contribuente non provi la sua buona fede. Nel secondo è invece possibile la deducibilità dei costi dal reddito d’impresa.

Peraltro, già nella sentenza della CTR di Venezia 58/31/13 è stato riaffermato il principio per cui i costi relativi a fatture ritenute soggettivamente inesistenti, possono comunque ritenersi deducibili ai fini delle imposte sui redditi e dell’Irap se inerenti rispetto all’attività di impresa, certi nella loro esistenza, obiettivamente determinabili nel loro ammontare e, naturalmente, documentati.

Nella fattispecie controversa l’Agenzia delle entrate aveva contestato alla contribuente (una impresa individuale) che alcuni servizi acquistati da fornitori stranieri fossero oggettivamente inesistenti e altri soggettivamente inesistenti.

L’impresa si è difesa in giudizio producendo la documentazione contrattuale e la corrispondenza concernente la gestione e la esecuzione dei servizi pattuiti, oltre che i documenti attestanti i pagamenti effettuati. Documentazione prodotta, peraltro, anche nel corso del procedimento penale instauratosi a seguito della denuncia scaturita dal medesimo processo verbale di constatazione e positivamente valutata dal giudice penale per confermare l’insussistenza del reato e la oggettiva esistenza delle operazioni contestate dall’Erario.

Quindi, anche se gli acquisti siano documentati da fatture emesse da soggetto diverso rispetto a quello “effettivo” (è il caso classico della simulazione soggettiva in cui l’operazione documentata in fattura intercorre tra un acquirente effettivo e un fornitore diverso da quello che la avrebbe materialmente posta in essere), il costo è deducibile.

E’ però il contribuente a dover dimostrare l’effettiva esistenza del costo, l’ammontare e l’inerenza (principio ribadito anche dalla Corte di Cassazione con la sentenza n. 19786/2011). E la giurisprudenza di legittimità più recente ha precisato che i costi derivanti da fatture soggettivamente inesistenti sono deducibili anche se il contribuente ha consapevolmente partecipato agli illeciti, fermo restando che il giudice è chiamato a verificarne l'effettività, l'inerenza, la competenza e la certezza (Cass. sentenza n. 12503/2013). Si consolida quindi l’orientamento per cui, in base alla nuova formulazione testuale dell’articolo 14 comma 4 bis della L. n. 537/1993, come modificato dal D.L. 2 marzo 2012, n. 16, non è più possibile contestare al contribuente l’indeducibilità dei costi per il solo fatto che essi siano esposti in fatture per operazioni c.d. “soggettivamente inesistenti”.

Come nel caso di specie. Infatti l’articolo 109 del Tuir, da un lato, consente la deduzione per spese e oneri che siano “specificamente afferenti i ricavi e gli altri proventi” e nella misura in cui “risultano da elementi certi e precisi”; dall’altro, al comma 5 precisa che tali oneri debbano riferirsi “ad attività o beni da cui derivano ricavi o altri proventi che concorrono a formare il reddito”.

Secondo la CTR, “Nel caso di specie ancorché il soggetto che ha effettuato la prestazione, che a dato luogo alle spese dedotte, è diverso dall’emittente le fatture i contribuenti hanno dimostrato l’effettività dei costi esposti nel loro preciso ammontare quali elementi negativi del reddito, vale a dire tutte le condizioni previste dalla legge e specificate dagli arresti della Corte di Cassazione perché vi sia diritto alla deduzione di costi”.

Quanto all’inerenza dei costi rispetto all’attività di impresa deve essere, infatti, dimostrato il rapporto di connessione tra i costi sostenuti e la specifica attività posta in essere dall’impresa. Nello specifico i costi dedotti erano stati sostenuti per l’attività di mediazione relativa a contratti di fornitura poi stipulati dall’impresa. La prova, quindi, della correlazione tra il costo (e il contenuto della prestazione ricevuta cui il costo si riferisce) e l’attività concretamente posta in essere (incluso il territorio di riferimento di siffatte operazioni) ha costituito supporto probatorio idoneo.

L’esistenza, nel senso della effettività, del costo, poi è stata dimostrata sia dai contratti sia dalla coerente documentazione relativa ai pagamenti: se i termini pattuiti trovano puntuale riscontro nei bonifici, per l’ammontare, scadenza e descrizione, la sussistenza del costo non può essere messa in discussione. Così come la oggettiva determinabilità dello stesso. La CTR, nello specifico, dall’esame delle prove addotte dal contribuente ha potuto affermare che “è quantificabile il suo esatto importo ed anche le modalità di determinazione sulla scorta di documenti formali”.

 

 

7) Cassetto Previdenziale: nuove modalità per le comunicazioni all’Inps dal 15 giugno 2015

Cassetto Previdenziale per Artigiani e Commercianti: nuove modalità di invio delle comunicazioni all’Inps.

Dal prossimo 15 giugno non sarà più possibile inviare comunicazioni all’Inps, da parte degli utenti del Cassetto Previdenziale per Artigiani e Commercianti, per il tramite della casella di posta SupportoArtCom@inps.it, in quanto la stessa non sarà più attiva. La nuova modalità di invio comunicazioni/segnalazioni sostituisce, quindi, la suddetta casella di posta, consentendo una migliore gestione delle stesse attraverso il sistema di "canalizzazione" che prevede tipologie individuate in funzione degli argomenti oggetto delle varie funzionalità del Cassetto e selezionabili nell’elenco predefinito.

Lo rende noto l’Inps, con il messaggio n. 3871 del 8 giugno 2015, con il quale fornisce ulteriori chiarimenti di carattere tecnico-applicativo, in merito alle funzionalità del Cassetto Previdenziale per Artigiani e Commercianti, con particolare riferimento alla sezione della “Comunicazione bidirezionale”.

Nuova funzionalità di “Invio comunicazioni”

Tale funzionalità è utilizzabile esclusivamente per inoltrare alla sede di competenza semplici comunicazioni/segnalazioni inerenti alle tipologie individuate e selezionabili nell’elenco predefinito presente nel modulo di invio.

Sono, pertanto, escluse le comunicazioni volte alla trasmissione di domande/istanze già previste nell’apposita sezione “Domande telematizzate”.

Casella di posta SupportoArtCom@inps.it

La nuova modalità di invio comunicazioni/segnalazioni di cui sopra, sostituisce la casella di posta SupportoArtCom@inps.it, consentendo, infatti, una migliore gestione delle stesse attraverso il sistema di “canalizzazione” che prevede tipologie individuate in funzione degli argomenti oggetto delle varie funzionalità del Cassetto e selezionabili nell’elenco predefinito.

L’Istituto comunica, pertanto, che a partire dal 15 giugno 2015, non sarà più possibile inviare comunicazioni, da parte degli utenti del Cassetto, per il tramite della casella di posta SupportoArtCom@inps.it, in quanto la stessa non sarà più attiva.

Nuova piattaforma integrata “FaiDaTe”

Per agevolare l’utilizzo delle varie funzionalità del Cassetto previdenziale per Artigiani e Commercianti, è stata predisposta la nuova piattaforma integrata “Fai Da Te”, visualizzabile in alto a destra della homepage del Cassetto, la quale consente la ricerca guidata di informazioni e servizi a disposizione dell’utente Artigiano / Commerciante ovvero del suo intermediario all’uopo delegato.

Tale piattaforma, basata sul principio “dall’evento al servizio”, consente la creazione automatica di un percorso che aiuti l’utente alla fruizione delle informazioni contenute nel Cassetto, come ad esempio:

Notifica di attività da espletare (F24, aggiornamento PIN, aggiornamento recapiti, ecc…)

Segnalazione di eventi inerenti alla propria posizione (avvisi bonari, deleghe attive, news/messaggi/circolari di interesse, ecc…).

In aggiunta, la citata piattaforma integrata consente di auto istruire percorsi di navigazione sulla base delle attività di consultazione effettuate dallo stesso utente nel corso dell’utilizzo del Cassetto, prevedendo in particolare le seguenti funzionalità:

Ranking: l’accesso diretto, in homepage, agli argomenti più consultati nella procedura “Fai Da Te”, con la possibilità di visualizzarne l’elenco completo

Preferiti: la registrazione degli argomenti preferiti dell’utente e il conseguente accesso diretto all’elenco dei servizi preferiti dalla voce di menu

Ricerca: la ricerca testuale di argomenti e servizi, con la possibilità di ricercare i servizi raggruppati per area in homepage.

Circolare n. 95 del 13 maggio 2015. ERRATA CORRIGE

L’Inps fa riferimento al paragrafo 5.2 della sezione “C. Finanziamento”, della circolare 95 del 13/05/2015 - concernente il Fondo di solidarietà per il sostegno del reddito, dell’occupazione e della riconversione e riqualificazione professionale del personale del Gruppo Poste Italiane – nella parte in cui vengono dettate indicazioni in merito alle modalità di composizione del flusso Uniemens per i lavoratori iscritti al “Fondo speciale di Quiescenza Poste”, per precisare quanto segue.

A causa di un refuso, nella suddetta circolare è stata data indicazione del codice “M131” anziché del codice “M137”.

(Inps, messaggio n. 3872 del 8 giugno 2015)

 

 

8) Imprese digitali, al via il credito d’imposta

Dalle ore 10 del 23 luglio p.v. alle ore 12 del 24 luglio p.v. sarà possibile presentare la domanda per l’accesso al credito d’imposta del 30% per la digitalizzazione delle imprese turistiche, esercizi ricettivi, agenzie di viaggi e tour operator. La domanda online dovrà essere inoltrata sul portale dei beni culturali, a cui sarà possibile registrarsi dal prossimo 22 giugno per ottenere il codice di accesso con il quale attivare una pratica relativa al Tax credit digitalizzazione, scaricare e compilare l’istanza da firmare digitalmente e caricare sulla piattaforma con l’attestazione di effettività delle spese sostenute.

(Consiglio Nazionale dei Consulenti del lavoro, nota del 8 giugno 2015)

 

 

9) Equitalia, in 5 mesi recuperati 3,4 mld evasione

Prosegue l'andamento positivo del recupero dell'evasione da riscossione. Nei primi cinque mesi del 2015 - informa Equitalia - sono stati riscossi oltre 3,4 miliardi di euro, con un incremento del 8,2% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

Il risultato dei primi 5 mesi dello scorso anno, peraltro, aveva beneficiato di circa 700 milioni di incassi derivanti dalla definizione agevolata delle cartelle. La riscossione - spiega Equitalia - si concentra sugli importi più rilevanti: circa i due terzi deriva da debiti superiori a 50 mila euro.

A due mesi dalla scadenza per aderire alla rateizzazione-bis dei 'debiti' pregressi con il fisco sono state presentate 48.485 domande e già concesse 47.049 (97%) per un importo dilazionato di oltre 1,2 miliardi. Lo comunica Equitalia ricordando che si tratta della nuova chance a disposizione dei contribuenti dallo scorso mese di marzo.

La possibilità è riservata a chi per legge ha perso il beneficio della dilazione dei pagamenti alla data del 31 dicembre 2014. Secondo quanto stabilito dal decreto Milleproroghe i contribuenti possono richiedere fino a un massimo di 72 rate (6 anni) presentando la domanda entro il prossimo 31 luglio (moduli disponibili nella sezione Modulistica - Rateazione del sito www.gruppoequitalia.it). In vista della scadenza Equitalia ricorda che il provvedimento consente a cittadini e imprese in difficoltà di usufruire di nuove condizioni favorevoli per regolarizzare la loro situazione debitoria. Ci sono però alcuni limiti rispetto alle regole generali sulla rateizzazione: il nuovo piano concesso non è prorogabile e decade in caso di mancato pagamento di due rate anche non consecutive (anziché 8 rate). Le dilazioni di pagamento rappresentano circa la metà dei volumi riscossi annualmente. Ad oggi sono attive circa 2,9 milioni di rateizzazioni per un importo dilazionato di 30,5 miliardi di euro.

(Ansa, nota del 8 giugno 2015)

 

 

10) Non spetta l’agevolazione Iva per le cessioni di talune attrezzature mediche

E’ contraria al diritto Ue quella normativa nazionale che prevede l’applicazione un’aliquota ridotta, dell’Iva, alle cessioni di talune attrezzature mediche, ausiliarie e altri dispositivi non riservati all’uso personale esclusivo dei disabili, e su prodotti non farmaceutici utilizzati per cure mediche e per la prevenzione delle malattie è contraria al diritto Ue.

Lo afferma la Corte di giustizia Ue, con la sentenza 4 giugno 2015, causa c-678/13.

Il contenzioso è scaturito dal ricorso presentato dalla Commissione europea che ha contestato alla Polonia la violazione di alcune disposizioni della direttiva 112/2006.

 

 

Vincenzo D’Andò