Diario fiscale dell’8 giugno 2015, tante notizie tra cui: non esiste più il regime delle nuove iniziative produttive

Pubblicato il 8 giugno 2015



per i piccoli contribuenti rimane solo il regime dei minimi; con il nuovo ISEE non si scherza; Ministero beni culturali: finalità del sito Art Bonus; sanzione “standard” sull’eccessiva compensazione; é stretta sui Notai: ok ai controlli a sorpresa; un flop il Tfr in busta paga; esonero contributivo cumulabile con Garanzia Giovani; bando Isi 2014: click day il 25 giugno 2015; intermittenti: comunicazioni dal 1° giugno nuova casella PEC ministeriale; il mutuo troppo elevato prova il “nero”; e-commerce: nuove regole per la gestione dei cookies; non va bene la dichiarazione di atto notorio per attestare l’avvenuta presentazione del Modello Unico; disponibile il software Gerico 1.0.1 dal 5 giugno 2015; entrate tributarie erariali in recupero a gennaio-aprile 2015

 

 Indice:

 1) Per i piccoli contribuenti rimane solo il regime dei minimi

 2) Con il nuovo ISEE non si scherza

 3) Ministero beni culturali: finalità del sito Art Bonus

 4) Sanzione “standard” sull’eccessiva compensazione

 5) E’ stretta sui Notai: ok ai controlli a sorpresa

 6) Un flop il Tfr in busta paga

 7) Esonero contributivo cumulabile con Garanzia Giovani

 8) Bando Isi 2014: click day il 25 giugno 2015

 9) Intermittenti: comunicazioni dal 1° giugno nuova casella PEC ministeriale

 10) Il mutuo troppo elevato prova il “nero”

 11) E-commerce: nuove regole per la gestione dei cookies

 12) Non va bene la dichiarazione di atto notorio per attestare l’avvenuta presentazione del Modello Unico

 13) Disponibile software Gerico 1.0.1 dal 5 giugno 2015

 14) Entrate tributarie erariali in recupero a gennaio-aprile 2015

 

 

1) Per i piccoli contribuenti rimane solo il regime dei minimi

E’ ufficiale: non esiste più il regime delle nuove iniziative produttive. Il meccanismo semplificato con l’imposta sostitutiva del 10% previsto dall’articolo 13 della legge n. 388/2000 ha cessato di esistere a fine 2014. I contribuenti che si trovavano ad applicarlo e non avevano ancora terminato il triennio di attività agevolata possono unicamente transitare nel nuovo regime dei minimi introdotto dalla Legge di Stabilità 2015. Altrimenti possono passare al regime ordinario.

Lo ha ricordato il sottosegretario al Ministero dell’Economia e finanze (MEF) nel corso di una interpellanza parlamentare avvenuta il 4 giugno 2015.

La manovra di Stabilità ha solo previsto la possibilità di continuare ad applicare il vecchio regime per i “nuovi minimi” di cui al D.L. n. 98/2011 (con tetto di ricavi a 30 mila euro e imposta sostitutiva al 5%).

Invece, la stessa cosa non è avvenuta per le nuove iniziative produttive. Così come non è possibile per chi ha aperto la partita Iva nel 2015 optare per il vecchio regime della Legge n. 388/2000. Ciò poiché il D.L. n. 192/2014, che ha invece prorogato di un anno sia le semplificazioni per i minimi previsti dalla legge n. 244/2007 sia il forfettino del 5% del 2011, non ha ricompreso anche il regime agevolato del 10% del 2000.

Per conseguenza chi alla data del 1° gennaio 2015 non aveva ancora terminato il triennio di nuove attività produttive ha “potuto optare, avendone i requisiti, solo per il regime forfetario introdotto dalla legge di stabilità 2015 ovvero per il regime ordinario”. La scelta legislativa di mandare definitivamente in soffitta il regime semplificato è dovuta alla volontà “di adottare nuovi e più avanzati regimi fiscali volti a promuovere sempre di più le nuove iniziative di intrapresa privata”.

Dunque, i contribuenti che applicavano, al 31 dicembre 2014, il regime agevolato delle nuove iniziative produttive (cosiddetto “forfettino”) non possono continuare ad applicarlo oltre, ossia anche nel 2015 e negli anni successivi, ancorché non sia terminato il triennio di attività previsto dal regime stesso.Tali soggetti, a partire dal 2015, possono optare per il nuovo regime forfetario introdotto dalla legge di stabilità 2015 o per il regime ordinario, mentre è precluso l’accesso al regime di vantaggio per l’imprenditoria giovanile.

 

 

2) Con il nuovo ISEE non si scherza

Niente più giochetti con il nuovo ISEE: scendono dal 73 al 24% coloro che dichiarano patrimonio nullo. Il nuovo ISEE reca, invece, beneficio ai nuclei familiari con disabili o figli minori a carico. Meno fortunati gli universitari. È questo quanto emerso dai dati pubblicati il 4 giugno 2015 dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali, dopo l’entrata in vigore lo scorso 1° gennaio del nuovo Isee, l’Indicatore della situazione economia equivalente, che tiene conto di reddito, patrimonio e caratteristiche del nucleo familiare per misurarne l’effettiva condizione economica.

Le statistiche mostrano come le Dsu indicanti nessuna disponibilità di risorse finanziarie, allocate sia su conti correnti che in altri depositi, siano passate da una percentuale del 72,7% (primo trimestre 2014) a una attuale ben più contenuta del 24,1%. L’analisi, che ha individuato un numero pressoché stabile di dichiarazioni presentate nel primo trimestre dell’anno (circa 1 milione), rileva poi come per due terzi della popolazione il nuovo Isee risulti più favorevole rispetto all’anno passato (nel 45,3% dei casi) o indifferente (19,7%).

Il maggior onere legato ai valori patrimoniali ha penalizzato invece il restante 35%, visto il peso dato al patrimonio, passato dal contare meno del 13,6% al valere più del 20%.

 

 

3) Ministero beni culturali: finalità del sito Art Bonus

Il Ministero dei beni culturali ha creato il sito internet http://artbonus.gov.it.

Ha inoltre la funzione di fornire ai mecenati tutte le informazioni, le istruzioni, gli strumenti ed i contenuti legislativi per usufruire della misura agevolativa del credito di imposta introdotto dalla legge.

È uno strumento di trasparenza, diffusione e promozione del mecenatismo culturale.

Il portale fornisce tutti i contatti per poter usufruire di assistenza per la corretta gestione e funzionalità dello strumento di legge.

Portale Art bonus è stato creato in ottemperanza alle prescrizioni della Legge 9 luglio 2014, n. 106 - Conversione, con modificazioni, del decreto-legge 31 maggio 2014, n. 83 "Disposizioni urgenti per la tutela del patrimonio culturale, lo sviluppo della cultura e il rilancio del turismo" - articolo 1 comma 5.

“I soggetti beneficiari delle erogazioni liberali di cui al comma 1, ivi inclusi i soggetti concessionari o affidatari di beni culturali pubblici destinatari di erogazioni liberali in denaro effettuate per la realizzazione di interventi di manutenzione, protezione e restauro dei beni stessi, comunicano mensilmente al Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo l’ammontare delle erogazioni liberali ricevute nel mese di riferimento; provvedono altresì a dare pubblica comunicazione di tale ammontare, nonché della destinazione e dell’utilizzo delle erogazioni stesse, tramite il proprio sito web istituzionale, nell’ambito di una pagina dedicata e facilmente individuabile, e in un apposito portale, gestito dal medesimo Ministero, in cui ai soggetti destinatari delle erogazioni liberali sono associati tutte le informazioni relative allo stato di conservazione del bene, gli interventi di ristrutturazione o riqualificazione eventualmente in atto, i fondi pubblici assegnati per l’anno in corso, l’ente responsabile del bene, nonché le informazioni relative alla fruizione. Sono fatte salve le disposizioni del Codice in materia di protezione dei dati personali, di cui al decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196. Il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo provvede all’attuazione del presente comma nell’ambito delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente e, comunque, senza nuovi o maggiori oneri per il bilancio dello Stato.”

In particolare per interventi di manutenzione, protezione e restauro di beni culturali pubblici, per il sostegno degli istituti e dei luoghi della cultura di appartenenza pubblica, delle fondazioni lirico-sinfoniche e dei teatri di tradizione e per la realizzazione di nuove strutture, il restauro e il potenziamento di quelle esistenti di enti o istituzioni pubbliche che, senza scopo di lucro, svolgono esclusivamente attività nello spettacolo (art. 1 comma 1 Legge 29 luglio 2014, n. 106 - Conversione, con modificazioni, del decreto-legge 31 maggio 2014, n. 83 “Disposizioni urgenti per la tutela del patrimonio culturale, lo sviluppo della cultura e il rilancio del turismo”).

 

 

4) Sanzione “standard” sull’eccessiva compensazione

La compensazione tra crediti e debiti oltre il limite equivale a mancato versamento e va, quindi, applicata l’ordinaria penalità del 30%.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 11522 del 4 giugno 2015, che ha deciso sul ricorso di una società contro l’avviso emesso dall’Agenzia delle entrate contenente l’irrogazione di una sanzione per aver omesso il versamento dell’Iva relativamente al 2006.

Dunque, la compensazione ultra soglia equivale ad un mancato versamento per il quale è legittima l’applicazione della sanzione nella misura del 30%., ritenuta, invece, dal contribuente sproporzionata.

Nel caso di specie, la società aveva compensato le somme dovute utilizzando un credito oltre la soglia prevista dalla norma. L’articolo 34 della legge 388/2000, infatti, aveva previsto che il limite massimo dei crediti d’imposta compensabili fosse di 516.456,90 euro, elevato a 700.000 euro a decorrere dal 1° gennaio 2010.

Il contribuente, quindi, aveva compensato oltre la soglia prevista per il 2006 e l’ufficio aveva irrogato la sanzione per omesso versamento.

Il provvedimento era impugnato dinanzi al giudice tributario, con la motivazione che sebbene fosse stato utilizzato il credito oltre il plafond previsto, la violazione non aveva comportato di per sé alcun danno all’Erario e la sanzione, quindi, era sproporzionata.

I giudici della Commissione tributaria provinciale avevano accolto il ricorso e la decisione confermata da quella regionale. In particolare, il collegio di appello ammetteva come effettivamente la sanzione fosse eccessiva, in assenza di un concreto danno all’amministrazione, e la rideterminava nella misura ridotta del 50% di quanto già irrogato.

L’Agenzia delle entrate ricorreva in Cassazione, rilevando che la Ctr non aveva considerato che il limite massimo alle compensazioni fosse stato posto dalla norma per ragioni di contabilità generale. A ciò conseguiva che lo sforamento da parte della società, di fatto arrecava concreti danni all’Erario, poiché considerato un omesso versamento delle somme dovute.

La Cassazione, accogliendo il ricorso, innanzitutto ha precisato che il superamento del limite massimo dei crediti di imposta compensabili equivale al mancato versamento di parte del tributo alle scadenze previste.

Nel caso concreto, quindi, anche l’uso di un credito realmente esistente, ma oltre la soglia limite, corrispondeva sostanzialmente all’omesso versamento del dovuto.L’inadempimento è sanzionato dall’articolo 13 del Dlgs 471/1997, in base al quale va irrogata una sanzione pari al 30% dell’imposta, senza alcun potere discrezionale esercitabile dall’Ufficio.

Sulla riduzione delle sanzioni fatta dalla Commissione Tributaria Regionale, quindi, la Cassazione ha rilevato l’erronea applicazione della norma, perché in assenza di circostanze eccezionali andava irrogata in misura piena, e quindi nella misura del 30%.

 

 

5) E’ stretta sui Notai: ok ai controlli a sorpresa

E’ giustificato il controllo dell’Ordine, a sorpresa e in forze, nello studio professionale se il Notaio commette troppi errori nel calcolare le imposte dovute per gli atti rogati: se la percentuale degli atti che impongono la riliquidazione sfiora o supera il 40% c’è qualcosa di “abnorme” nella condotta dell’incolpato, che merita la sospensione per un mese dall’esercizio della professione.

E ciò specie perché non ha consentito l’accesso ai cinque consiglieri presentatisi al suo studio per la verifica, mentre il Notaio ha l’obbligo di collaborare con il Consiglio e di mettere i documenti a disposizione degli ispettori.

Così si è pronunciata la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 11451 del 3 giugno 2015.

Non se la cava con la sanzione pecuniaria di 5 mila euro il professionista incolpato: resta infatti confermata la decisione che esclude le attenuanti generiche stabilendo la sospensione dall’esercizio delle funzioni notarili per un mese. È vero: un po’ tutti i notai del distretto hanno avuto problemi con l’Agenzia delle entrate ma la media degli atti per i quali è stata necessaria la riliquidazione delle imposte si attesta al 4%, mentre per il professionista finito nel mirino dell’Ordine la percentuale sale al 36,387 per un’annualità incriminata e addirittura al 43,78 nell’altra. Il professionista e il Consiglio sono ai ferri corti, ma al primo non giova sostenere la natura ritorsiva della sanzione inflitta dal secondo. Ciò, benché il professionista sia stato uno di quelli che ha impugnato la delibera che reintroduceva di fatto le tariffe: in seguito l’Antitrust ha sanzionato il notariato locale per violazione della concorrenza; il punto è che manca una consequenzialità temporale tra i fatti e in ogni caso il professionista non ha consentito l’accesso ai documenti ai colleghi piombati nel suo studio a controllarlo.

Nessun dubbio, infine, che la verifica possa avvenire come nella specie senza alcun preavviso al notaio interessato.

 

 

6) Un flop il Tfr in busta paga

Su un campione di 1 milione di lavoratori, la scelta di liquidare il TFR in busta paga è stata effettuata solo da 567, ossia lo 0,0567%. Lo ha rilevato l’Osservatorio di Fondazione studi dei Consulenti del lavoro con la nota del 3 giugno 2015.

E’ questo il risultato dell’adesione dei lavoratori registrata a quasi due mesi di vigenza della norma in vigore dal 3 aprile scorso.

I lavoratori dunque, a partire da questa ultima data, hanno avuto la possibilità di presentare la loro istanza per liquidare il proprio TFR in busta paga fino a giugno 2018.

Tuttavia, per espressa previsione del DPCM la liquidazione in busta paga del dipendente che ha fatto richiesta, è ammessa a partire dal mese successivo a quello di presentazione dell’istanza: ossia a partire dal mese di maggio in corso.

Proprio in questi giorni sono partite le elaborazioni degli stipendi del mese di maggio 2015 da parte dei Consulenti del Lavoro che interessano 7 milioni di dipendenti e oltre 1 milione di aziende. In questa prima fase sono stati analizzati i dati delle grandi aziende (che mediamente occupano più di 500 dipendenti) e nei prossimi giorni l’analisi si sposterà sulle micro imprese.

Dopo questa prima fase di elaborazione di quasi 1 milione di stipendi il risultato sulla liquidazione in busta paga del TFR è il seguente: solo 567 lavoratori ossia lo 0,0567% dei lavoratori interessati ha scelto di liquidare il proprio TFR in busta paga.

"I Consulenti del Lavoro all'indomani dell'approvazione dell'operazione 'Tfr in busta paga' avevano preventivato una scarsa adesione. Oggi ne abbiamo la conferma ed il dato non ci stupisce". Così ha commentato la Presidente del Consiglio Nazionale dei Consulenti del Lavoro Marina Calderone.

"Questo insuccesso è l'ennesima dimostrazione che la politica ha spesso la percezione delle esigenze del mondo del lavoro, ma non è in stretto contatto con chi parla tutti i giorni con lavoratori e imprese. La bontà del provvedimento è apprezzabile, ma non la sua struttura tecnica poiché la tassazione applicata a questa misura ne ha determinato il suo insuccesso fino ad oggi. I Consulenti del Lavoro gestiscono circa 8 milioni di rapporti di lavoro e sono come sempre, attraverso il Consiglio Nazionale che presiedo, a disposizione del Governo per studiare preventivamente e in corso d'opera qualsiasi misura vada ad impattare sul mondo del lavoro e dei lavoratori”.

(Consiglio Nazionale dei Consulenti del Lavoro, nota del 3 giugno 2015)

 

 

7) Esonero contributivo cumulabile con Garanzia Giovani

La Legge di Stabilità che sarà presentata ad ottobre valuterà se sarà possibile prorogare l’esonero contributivo anche per il 2016. Intanto l'Inps, con la circolare n. 17/2015, ha ampliato il concetto di “nuove assunzioni”, includendo nella platea degli esonerati dai versamenti dei contributi previdenziali anche chi converte il contratto a tempo determinato in indeterminato. Un approfondimento della Fondazione Studi dei Consulenti del lavoro esamina la misura dello sgravio, le condizioni per fruirne e la sua cumulabilità con l’incentivo previsto dal programma “Garanzia Giovani”, che potrebbe così far risparmiare al datore di lavoro fino ad un massimo di 30.180 nei primi tre anni di assunzione.

(Consiglio Nazionale dei Consulenti del Lavoro, nota del 4 giugno 2015)

 

 

8) Bando Isi 2014: click day il 25 giugno 2015

Più di 267milioni di euro di incentivi a fondo perduto messi a disposizione dall’Inail con il bando Isi 2014 sulla sicurezza sul lavoro. Il 25 giugno p.v., dalle ore 16:00 alle ore 16:30, le imprese potranno infatti presentare online - sul sito dell’Istituto - le loro domande di finanziamento, utilizzando il proprio codice identificativo, purché risultino iscritte alla camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura. Nessun limite minimo di contributo per le aziende fino a 50 dipendenti che presentano progetti di adozione di modelli organizzativi e di responsabilità sociale. Le istruzioni tecniche per il click day saranno note solo il 18 giugno 2015.

(Consiglio Nazionale dei Consulenti del Lavoro, nota del 4 giugno 2015)

 

 

9) Intermittenti: comunicazioni dal 1° giugno nuova casella PEC ministeriale

Il Consiglio Nazionale dei Consulenti del Lavoro comunica che, per l’invio via email del modello UNI_Intermittenti, dal 1° giugno 2015 l’indirizzo intermittenti@mailcert.lavoro.gov.it sarà definitivamente sostituito dalla nuova casella PEC intermittenti@pec.lavoro.gov.it.

Per la comunicazione della chiamata del lavoro intermittente, rapporto di lavoro che si manifesta qualora si presenti la necessità di utilizzare un lavoratore per prestazioni a carattere discontinuo, sono previste delle specifiche modalità di invio definite dal decreto interministeriale del 27 marzo 2013.Il decreto conferma l'adozione del modello di comunicazione “Uni- intermittente” come strumento principale per l'adempimento della comunicazione, da compilare esclusivamente attraverso strumenti informatici. Il modello deve contenere i dati identificativi del lavoratore e del datore di lavoro e la data di inizio e fine cui la chiamata si riferisce.

La Circolare 27 giugno 2013 n.27 ha definito le modalità per l’invio della comunicazione intermittente, che deve essere effettuata esclusivamente:

Attraverso il servizio informatico disponibile su Cliclavoro.

Via email, dopo aver scaricato il modello, all'indirizzo PEC appositamente creato: intermittenti@pec.lavoro.gov.it

Per utilizzare tale casella di posta, non è necessario che l'indirizzo e-mail del mittente sia un indirizzo di posta elettronica certificata, poiché è stata abilitata a ricevere comunicazioni anche da indirizzi di posta non certificata. Per la compilazione del modello è possibile consultare la guida alla compilazione del modulo PDF.

È prevista, inoltre, la modalità di invio tramite SMS esclusivamente in caso di prestazione da rendersi non oltre le 12 ore dalla comunicazione.L'invio tramite sms, dettagliato nella relativa guida all'utilizzo, potrà essere utilizzato solo dalle aziende registrate al Portale Cliclavoro e abilitate all'utilizzo del lavoro intermittente. L'SMS deve contenere almeno il codice fiscale del lavoratore. Il numero al quale inviare la comunicazione è 3399942256.

In caso di malfunzionamento dei sistemi di trasmissione informatici, è possibile effettuare la comunicazione al numero fax della Direzione Territoriale del Lavoro competente.

In tal caso, il datore di lavoro dovrà conservare la copia del fax unitamente alla ricevuta di malfunzionamento rilasciata direttamente dal servizio informatico come prova dell'adempimento dell’obbligo.

(Consiglio Nazionale dei Consulenti del Lavoro, nota del 4 giugno 2015)

 

 

10) Il mutuo troppo elevato prova il “nero”

La differenza tra il valore del mutuo chiesto da un acquirente dell'immobile rispetto all’importo indicato in fattura, costituisce un elemento importante per convincere il giudice penale dell’avvenuta sottofatturazione da parte della società venditrice.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, sezione penale, con la sentenza n. 23954 del 4 giugno 2015, che ha confermato la condanna a carico dell’amministratore di una società immobiliare.

L’impianto accusatorio ha retto, dunque, di fronte al ricorso della difesa che aveva eccepito come il gap ottenuto dall’istituto di credito, oltre l'80% normalmente previsto, non potesse servire a tutti per i lavori di ristrutturazione ma celasse ricavi in nero.

La terza sezione penale ha quindi condiviso il verdetto di colpevolezza emesso dai giudici di merito in quanto, precisano in sentenza, al di là del riferimento normativo, ispirandosi a un dato di comune esperienza, se anche fosse possibile l’erogazione di una somma sensibilmente superiore al valore dell'immobile priverebbe la banca di adeguata garanzia nel caso il credito entrasse in sofferenza.

Da qui la Corte territoriale fa discendere la correttezza del ragionamento della Guardia di finanza, condiviso anche dal Tribunale, secondo il quale il reale corrispettivo pagato dagli acquirenti nelle compravendite degli immobili ceduti dalla società dell'imputato doveva essere determinato in misura almeno uguale all'entità del mutuo erogato.

Confermate anche le pene accessorie a carico dell’imprenditore titolare della società immobiliare.

 

11) E-commerce: nuove regole per la gestione dei cookies

Come è noto, dal 3 giugno 2015 tutti i gestori di siti internet comunitari devono attuare le disposizioni della c.d. “Cookie Law” (D.Lgs. 69/2012 e D.Lgs. 70/2012), che impone l’ottenimento del consenso preventivo dell’interessato nel caso di raccolta di informazioni sensibili attraverso i cookie.

Difatti, il Garante della Privacy ha emanato apposite “Linee guida in materia di trattamento dati personali per profilazione on line” (Delibera Garante privacy n. 161/2015). Le regole si applicano alla gestione delle attività di profilazione, ovvero la definizione di “profili” di utenti (sulla base di caratteristiche, comportamenti, scelte, abitudini) allo scopo di fornire servizi o promozioni personalizzate, poste in essere da tutti i soggetti stabiliti su territorio nazionale che forniscono servizi on line, quali motori di ricerca, posta elettronica, mappe on line, social network, pagamenti elettronici, cloud computing.

 

 

12) Non va bene la dichiarazione di atto notorio per attestare l’avvenuta presentazione del Modello Unico

L’invio del Modello Unico si prova solo con la ricevuta rilasciata dall’Agenzia delle entrate.

L’attestazione sostitutiva del professionista non, infatti, è sufficiente a provare la regolare presentazione della dichiarazione dei redditi. È necessaria la ricevuta rilasciata dall’amministrazione finanziaria.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 11236 del 29 maggio 2015.

La Suprema Corte si è, così, espressa sulla possibilità di provare l’invio telematico del Modello Unico all’Agenzia delle Entrate sulla scorta di una dichiarazione sostitutiva di atto notorio rilasciata dall’intermediario incaricato, contenente l’impegno a trasmettere la suddetta dichiarazione.

A norma dell’art. 3, D.P.R. n. 322/1998, relativo alla modalità di presentazione ed obblighi di conservazione delle dichiarazioni, la prova dell’avvenuta presentazione della dichiarazione dei redditi tramite professionista incaricato, è costituita solo e soltanto dalla comunicazione dell’Agenzia attestante l’avvenuta ricezione, non avendo quindi valore probatorio l’impegno dell’intermediario alla trasmissione della stessa, né la dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà rilasciata dal professionista in cui dichiara che, pur essendo stato regolarmente trasmesso il Modello Unico, non è in grado di produrre, poiché non reperibile, l’apposita attestazione di avvenuto ricevimento dell’Agenzia delle Entrate.

 

 

13) Disponibile software Gerico 1.0.1 dal 5 giugno 2015

E’ disponibile dal 5 giugno 2015 il software di compilazione Studi di settore - Gerico 2015

Il prodotto software GERICO 2015 – versione 1.0.1 del 05/06/2015 consente il calcolo della congruità, tenuto conto della normalità economica, della coerenza economica e dell’effetto dei correttivi “crisi”, per i 204 studi di settore applicabili per il periodo d’imposta 2014.

Il software è aggiornato con le modifiche agli studi previste dai DDMM 30/03/2015 e 15/05/2015.

Aggiornamenti

La versione 1.0.1 del 5 giugno 2015 prevede le seguenti modifiche rispetto alla versione precedente:

per lo studio WK04U è stato eliminato il quadro Z erroneamente inserito;

per gli studi che prevedono l'indicatore di normalità economica "Incidenza delle altre componenti negative" è stata adeguata la visualizzazione dei dettagli di normalità economica nel prospetto riepilogativo dei dati contabili;

per gli studi che prevedono gli indicatori di coerenza "Margine per addetto non dipendente", "Rendimento lordo per addetto", "Margine del professionista", "Valore aggiunto per addetto" in presenza di non applicabilità è stata rimossa un'anomalia nella predisposizione del file telematico;

per lo studio WG72A è stata rimossa un'anomalia nella struttura della "Territorialità del livello delle tariffe applicate per l'erogazione del servizio taxi" che inibiva il calcolo;

per lo studio WK01U è stato adeguato il controllo percentuale del quadro D in relazione ai campi da D01 a D10 della colonna "Percentuale sui compensi effettivi";

per lo studio WK01U è stato adeguato il controllo percentuale del quadro D in relazione ai campi da D11 a D18;

per lo studio UG99U è stata rimossa un'anomalia nell'importazione di files da archivi esterni per la tipologia di reddito d'impresa.

 

 

14) Entrate tributarie erariali in recupero a gennaio-aprile 2015

Con 63.956 milioni di euro le imposte dirette registrano una crescita del 2,8% rispetto agli stessi mesi dello scorso anno. In territorio positivo anche il gettito Iva (+0,6%)

I dati del primo quadrimestre 2015 rilevano una crescita complessiva dello 0,5 per cento. Segno + anche per gli introiti Iva, grazie all’andamento degli scambi interni e delle importazioni dai Paesi extra Ue e al meccanismo dello “split payment”. Disponibili, sul sito del Df, bollettino, nota tecnica, appendici statistiche e guida normativa.

La lieve crescita dell’Irpef (+0,5%, pari a +296 milioni di euro) è dovuta principalmente all’aumento delle ritenute sui redditi dei dipendenti del settore privato (+3,1%), dei lavoratori autonomi (+1,6%), bilanciato dalla riduzione delle ritenute sui redditi dei dipendenti del settore pubblico (–2,7%). Quest’ultimo dato è determinato dal meccanismo di regolazione contabile del bonus degli 80 euro, che per il settore pubblico avviene l’anno successivo a quello di attribuzione.

Segno meno per l’Ires, che riporta una flessione del 29,8% (-353 milioni). Considerato però il numero limitato di versamenti di tale imposta che vengono effettuati nei primi quattro mesi dell’anno, il dato è relativamente significativo.Tra le altre imposte dirette, aumenta del 62,4% (+513 milioni di euro) l’imposta sostitutiva sui redditi da capitale e sulle plusvalenze e del 92,3% (+529 milioni di euro) l’imposta sostitutiva sul valore dell’attivo dei fondi pensione. La sostitutiva delle imposte sui redditi e le ritenute su interessi e altri redditi di capitale registrano una crescita di 635 milioni di euro (+21,9 per cento).Con un totale di 55.306 milioni di euro il settore delle imposte indirette registra una diminuzione del 2,1% (–1.215 milioni di euro).

Positiva variazione del gettito Iva con +180 milioni di euro (+0,6%), grazie sia all’andamento degli scambi interni e al meccanismo dello split payment (+151 milioni) sia alle importazioni extra Ue (+29 milioni).

Invece, le entrate provenienti dall’accisa sui prodotti energetici, loro derivati e prodotti analoghi (oli minerali), calano di 329 milioni di euro (–4,5%). In flessione anche il gettito dell’accisa sul gas metano, che ha prodotto entrate per 881 milioni di euro (–683 milioni di euro, pari a –43,7%); il calo è stato determinato dalla variazione negativa del conguaglio versato a marzo 2015 sulla base dei consumi effettivi di tutto l’anno 2014, risultati inferiori a quelli del 2013.

Le entrate da giochi crescono del 4,1% (+159 milioni di euro).

Positivo l’andamento del gettito derivante dall’attività di accertamento e controllo che, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, cresce del 4% (+103 milioni di euro).

 

Vincenzo D’Andò