Diario quotidiano del 5 giugno 2015: la dichiarazione IMU vale anche per la TASI

Pubblicato il 5 giugno 2015



PVC interrompe la prescrizione; niente detrazione Iva sugli immobili strumentali concessi in locazione se manca l’inerenza; nuovi delitti in materia ambientale; mercato immobiliare: transazioni ancora deboli, analisi dei dati nella Nota OMI; basta la dichiarazione IMU anche per la TASI; convenzione sull’assistenza giudiziaria in materia penale tra gli Stati membri della UE; tasso per la concessione delle agevolazioni a favore delle imprese; il prossimo 16 giugno scade il pagamento dell’acconto IMU e TASI; l’aliquota IVA agevolata spetta solo per le operazioni di edilizia popolare; disponibile il software di compilazione del modello di comunicazione Iva AA9/12

 

Indice:

 1) PVC interrompe la prescrizione

 2) Niente detrazione Iva sugli immobili strumentali concessi in locazione se manca l’inerenza

 3) Nuovi delitti in materia ambientale

 4) Mercato immobiliare nel primo trimestre 2015: transazioni ancora deboli, analisi dei   dati nella Nota Omi

 5) Basta la dichiarazione IMU anche per la TASI

 6) Approvata la ratifica della convenzione sull’assistenza giudiziaria in materia penale tra gli Stati membri della Ue

7) Tasso per la concessione delle agevolazioni a favore delle imprese

 8) Il prossimo 16 giugno scade il pagamento dell’acconto IMU e TASI

 9) L’aliquota IVA agevolata spetta solo per le operazioni di edilizia popolare

 10) Disponibile il software di compilazione del modello di comunicazione Iva AA9/12

 

 

1) PVC interrompe la prescrizione

Con il pvc, stop alla prescrizione a prescindere dal suo destinatario. Non occorrono comunicazioni ad hoc, l’interruzione dei termini per i controlli riguarda tutti i contribuenti coinvolti, anche se non protagonisti diretti del verbale della Gdf. Il processo verbale di constatazione a mezzo del quale venga rilevata una fattispecie configurante un reato tributario è idoneo a interrompere la prescrizione anche se redatto nei confronti di soggetto diverso dall’indagato effettivo destinatario del verbale. La causa interruttiva ha infatti carattere oggettivo, impersonale e non ricettizio: ciò che rileva, pertanto, è che gli uffici finanziari o la Guardia di finanza prendano cognizione dell’esistenza di un reato.

Lo sostiene la terza sezione penale della Corte di Cassazione, con la sentenza 19358/2015.

Il rappresentante legale di una società veniva indagato per il reato di dichiarazione fraudolenta mediante utilizzo di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti (articolo 2, Dlgs 74/2000). Nel corso del procedimento penale, il gip disponeva il sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente su taluni beni di proprietà dell’indagato.

Il Tribunale del riesame, annullando il predetto provvedimento cautelare, riteneva che il reato ipotizzato con riferimento al periodo d’imposta 2007 e consumato con l’invio della dichiarazione in data 28 settembre 2008, dovesse ritenersi prescritto (il 28 settembre 2014), non essendo intervenuto alcun atto interruttivo nel termine prescrizionale (di sei anni al tempo del delitto).

Nella vicenda in oggetto l’unico pvc notificato era stato redatto nei confronti del soggetto che aveva emesso le false fatture e non nei confronti dell’indagato utilizzatore delle stesse; pertanto, in accoglimento della tesi difensiva, il Tribunale del riesame aveva ritenuto non interrotta la prescrizione, trattandosi di pvc relativo a un reato commesso da un soggetto diverso dal destinatario.

Avverso l’annullamento del provvedimento cautelare proponeva ricorso per cassazione il pubblico ministero, denunciando l’erronea applicazione dell’articolo 17 del Dlgs 74/2000 e sostenendo come le cause interruttive della prescrizione abbiano natura oggettiva, impersonale e non ricettizia, e che dunque, ai fini dell’interruzione della prescrizione, è sufficiente che prima della scadenza del termine prescrizionale ordinario il fatto di reato addebitato a un determinato soggetto venga accertato.

E difatti, nel caso di specie, il verbale emesso a carico del soggetto emittente le fatture per operazioni inesistenti conteneva il contemporaneo accertamento anche del reato commesso da ciascuno degli utilizzatori della fatture (tra cui anche l’indagato), ex articolo 2 del Dlgs 74/2000, nei confronti dei quali, dunque, il reato non era da ritenersi prescritto.

I giudici di legittimità hanno sostenuto che l’efficacia interruttiva della prescrizione dipende dalla mera emanazione del processo verbale di constatazione o dell’atto di accertamento e non dalla comunicazione degli stessi all’interessato; non rileva, del resto, che gli atti siano portati a conoscenza dell’Autorità giudiziaria, dispiegando di per sé effetti interruttivi.

Rimborsi Iva: basta la dichiarazione

Basta riportare il credito Iva in dichiarazione per avere diritto al rimborso, potendo poi attivare la procedura di restituzione con la presentazione del quadro VR nel termine di prescrizione decennale. A confermare questo principio è la Corte di Cassazione con la sentenza n. 11389 del 3 giugno 2015.

Il tutto è scaturito dall’istanza di rimborso Iva presentata da una società, volta ad ottenere la restituzione del credito risultante nell'anno di cessazione della propria attività.

Accertamenti: la rettifica vuole nuovi elementi

La rettifica dell’accertamento, mediante sostituzione del primo atto con un secondo, è valida solo se emergono nuovi elementi. Il Fisco non può dunque limitarsi a valutare diversamente le stesse circostanze. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione che, con la sentenza n. 11421 del 3 giugno 2015, ha censurato la sentenza della CTR di Ancona per difetto di motivazione. I giudici della sezione tributaria hanno chiarito che nel nostro ordinamento vige il principio dell’unitarietà dell’accertamento.

Niente detrazioni Iva sulle fatture stornate entro l’anno

No alla detrazione Iva sull’importo della fattura stornata entro l’anno se emerge, poi, che l’operazione è inesistente. E’ del tutto irrilevante, inoltre, il contratto esistente tra fornitore e cliente.

Lo rileva la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 11396 del 3 giugno 2015, che, peraltro, ha respinto il ricorso degli amministratori di una società nei confronti della quale venivano emesse delle fatture, poi stornate, a fronte di una fantomatica vendita di automobili, in realtà mai consegnate e pagate.

 

 

2) Niente detrazione Iva sugli immobili strumentali concessi in locazione se manca l’inerenza

E’ indetraibile l’IVA sugli immobili strumentali concessi in locazione ?. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 11425 del 3 giugno 2015, si è pronunciata in materia di detraibilità dell’IVA assolta per l’acquisto di un fabbricato strumentale per natura, concesso in locazione al di fuori del concreto esercizio dell’attività propria svolta dal contribuente.

Difatti, la Suprema Corte ha esaminato l’ipotesi dell’acquisto e della successiva locazione di un immobile (classificato nel catasto con la categoria A10) da parte di una società di capitali esercente il commercio all’ingrosso di frutta e verdura.Secondo i giudici, la detrazione dell’imposta assolta sull’acquisto dell’immobile deve essere valutata in virtù della reale strumentalità del bene rispetto all’attività di fatto esercitata dal soggetto passivo, sulla base del principio di inerenza.

Nel caso di specie, la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell’Agenzia delle entrate che lamentava la violazione e falsa applicazione delle norme in materia di detrazione IVA sugli immobili strumentali

In particolare, il giudice di legittimità, con la citata sentenza, ha riformato la sentenza della CTR Toscana che accoglieva il ricorso di una società di vendita all’ingrosso di frutta e verdura a proposito della legittimità della detrazione sull’IVA effettuata sui costi di un immobile strumentale, destinato a ufficio, acquistato e concesso, dopo inutilizzo, in locazione.

A ciò si affiancava la contestazione da parte dell’Agenzia, rigettata nei gradi precedenti, di deduzione dei costi per spese di amministrazione per la tenuta della contabilità, servizio svolto da altra società mediante contratto, ritenuti senza sufficiente prova di inerenza fornita dal contribuente.

A proposito della prima questione, secondo la Cassazione, la CTR si è incentrata sull’elemento della “oggettiva strumentalità” dell'immobile e del conseguimento di reddito di esercizio derivante da rendita da locazione, adducendo questi soli elementi come requisiti sufficienti per concedere la detrazione; la Cassazione ha, al contrario, rimesso la questione ad una diversa composizione del giudice d’appello sostenendo la non inerenza del costo sostenuto non rientrante nell’oggetto sociale dell’attività, poiché l’immobile, sebbene strumentale, è risultato come facente parte di attività estranea a quella d'impresa.

Per quanto concerne la seconda questione, invece, la Suprema Corte ha ritenuto corretta l’interpretazione della CTR, giacché l’impresa, non disponendo di personale dipendente, ha fornito prova dell’effettività della prestazione del servizio di tenuta della contabilità con sostenimento dei relativi costi previsti.

 

 

3) Nuovi delitti in materia ambientale

E’ stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 28 maggio 2015, n. 122, la legge 22 maggio 2015, n. 68, in materia di delitti contro l’ambiente.

Lo ricorda Assonime, con la nota del 29/05/2015.

Con tale provvedimento è stato inserito un apposito Titolo nel codice penale (Titolo VI-bis), rubricato «dei delitti contro l’ambiente».

Il nuovo Titolo VI-bis comprende numerose nuove incriminazioni, tra le quali si segnalano:

- il reato di «inquinamento ambientale» (art. 452-bis c.p.), che punisce chiunque, «abusivamente», cagioni una compromissione o un deterioramento significativi e misurabili dello stato preesistente: (i) delle acque o dell’aria, o di porzioni estese o significative del suolo o del sottosuolo; (ii) di un ecosistema, della biodiversità, anche agraria, della flora o della fauna.

- Il reato di «disastro ambientale» (art. 452-quater c.p.), che punisce chiunque, «abusivamente», cagioni un disastro ambientale, attraverso delle condotte che, alternativamente, determinino: (i) un’alterazione irreversibile dell’equilibrio di un ecosistema; (ii) un’alterazione dell’equilibrio di un ecosistema la cui eliminazione risulti particolarmente onerosa e conseguibile solo con provvedimenti eccezionali; (iii) un’offesa all’incolumità pubblica determinata con riferimento sia alla rilevanza del fatto per l’estensione della compromissione ambientale o dei suoi effetti lesivi, sia al numero delle persone offese o esposte al pericolo.

- La fattispecie colposa dei reati di inquinamento ambientale e disastro ambientale, nonché la correlativa ipotesi di pericolo di un loro avveramento (art. 452-quinques c.p.). In tali casi, le pene previste per le relative ipotesi dolose (v., rispettivamente, artt. 452-bis e 452-quater c.p.) sono diminuite da un terzo a due terzi.

- Introduzione di una aggravante, consistente nella commissione dei reati in materia ambientale mediante il sistema associativo ex art. 416 c.p. (art. 452-octies c.p.): per tale ipotesi, vi è un aumento delle pene di cui all’art. 416 c.p.

- Il reato di «traffico e abbandono di materiale ad alta radioattività» (art. 452-sexies c.p.), che punisce chiunque «cede, acquista, riceve, trasporta, importa, esporta, procura ad altri, detiene, trasferisce, abbandona o si disfa illegittimamente di materiale ad alta radioattività».

La legge n. 68/2015 incide, notevolmente, anche sul d.lgs. n. 231/2001 in materia di responsabilità amministrativa degli enti dipendente da reato. Numerose, infatti, sono le modifiche apportate all’art. 25-undecies del d.lgs. n. 231/2001. In particolare, si segnalano:

- introduzione, quale reato-presupposto, del reato di «inquinamento ambientale» [previsto dalla nuova lett. a), comma 1, art. 25-undecies]. Si prevede che, in ipotesi di condanna dell’ente per il reato-presupposto di inquinamento ambientale, questo sarà soggetto all’applicazione di una sanzione pecuniaria da 250 a 600 quote.

- Introduzione, quale reato-presupposto, del reato di «disastro ambientale» [nuova lett. b), comma 1, art. 25-undecies]. Si prevede che, in ipotesi di condanna dell’ente per il reato-presupposto di disastro ambientale, questo sarà soggetto all’applicazione di una sanzione pecuniaria da 400 a 800 quote.

- Introduzione, quale reato-presupposto, sia della fattispecie colposa dei reati di inquinamento ambientale e disastro ambientale che della correlativa ipotesi di pericolo di un loro avveramento [nuova lett. c), comma 1, art. 25-undecies]. Si prevede che, in ipotesi di condanna dell’ente sia per i predetti reati-presupposto colposi che per il pericolo di una loro realizzazione, quest’ultimo sarà soggetto all’applicazione di una sanzione pecuniaria da 200 a 500 quote.

- Introduzione, quale reato-presupposto, del reato di «traffico e abbandono di materiale ad alta radioattività» [nuova lett. e), comma 1, art. 25-undecies]. Si prevede che, in ipotesi di condanna dell’ente per tale reato-presupposto, questo sarà soggetto all’applicazione di una sanzione pecuniaria da 250 a 600 quote.

Rimangono ferme le sanzioni previste per le contravvenzioni di cui agli artt. 727-bis e 733-bis c.p., riposizionate, all’esito della modifica, rispettivamente alle lettere f) e g) del comma 1 (art. 25-undecies).

Particolarmente significativa, in quanto rende più severo il regime sanzionatorio, è l’introduzione di un nuovo comma (1-bis) con cui si prevede – in caso di condanna dell’ente per il delitto di inquinamento ambientale e di disastro ambientale – l’applicazione, in aggiunta a quelle pecuniarie sopra richiamate, delle sanzioni interdittive (di durata non superiore a un anno, per la sola ipotesi di inquinamento ambientale) previste dall’art. 9 del d.lgs. n. 231/2001: (i) interdizione dall’esercizio dell’attività; (ii) sospensione o revoca di autorizzazioni, licenze o concessioni; (iii) divieto di contrattare con la P.A.; (iv) esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi ed eventuale revoca di quelli già concessi; (v) divieto di pubblicizzare beni o servizi.

 

 

4) Mercato immobiliare nel primo trimestre 2015: transazioni ancora deboli, analisi dei dati nella Nota Omi

Nei primi tre mesi dell’anno le compravendite degli immobili scendono del 3,4% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, con una flessione più marcata per il settore produttivo (-7,1%), per il terziario (-6,4%) e il commerciale (-5,2%). Un dato da leggere, secondo le valutazioni dell’Osservatorio del mercato immobiliare dell’Agenzia delle Entrate, tenendo conto degli effetti dell’agevolazione fiscale introdotta dall’articolo 10 del Dlgs n. 23/2011. Infatti, i primi tre mesi del 2015 vengono raffrontati con quelli del 2014, periodo in cui sono stati formalizzati molti acquisti che erano di fatto conclusi a fine 2013, proprio per avere i vantaggi fiscali rappresentati dall’applicazione di aliquote ridotte. Se si analizza dunque lo stesso dato depurato dalle transazioni avvenute nel primo trimestre 2014 per il nuovo regime fiscale agevolato, emerge nel primo trimestre 2015 un leggero rialzo del mercato immobiliare delle abitazioni, che segna un +0,8%, rispetto al dato osservato al lordo dell’effetto fiscale che invece registra un calo del 3%. Sono questi alcuni dei dati e degli spunti di lettura contenuti nella Nota trimestrale dell’Agenzia delle Entrate pubblicata il 4 giugno 2015.

Il mercato delle abitazioni

Nel primo trimestre del 2015 le compravendite di abitazioni sono state 95.448, in calo del 3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. La perdita maggiore si registra al Centro (-7,3%), che segue una serie di rialzi, anche in doppia cifra, rilevati nel corso di tutto il 2014. Poco al di sotto del dato nazionale sono le regioni del Nord (-2,4%), mentre tiene sostanzialmente il Sud (- 0,8%).

Grandi città: Bene Palermo, giù Genova

Tra le principali città, fa un balzo in avanti il mercato delle abitazioni a Palermo (+11,2%), seguito da Napoli (+3,6%) e Milano (+2%). Situazione pressoché stabile a Bologna (-0,1%) e Firenze (-1%); in calo, invece, Genova (-18,9%), Roma (-11,4%) e Torino (-9,5%). Rispetto ai Comuni capoluogo, che perdono il 4,6%, quelli non capoluogo riescono a contenere le perdite, assestandosi ad un -2,2%.

Il trend del non residenziale

Tra i settori non residenziali, le compravendite di capannoni e di altri immobili produttivi sono state 1.981, in calo del 7,1%. Il settore terziario perde complessivamente il 6,4%, con il Nord che segna un -12,0%, il Sud stabile dopo due trimestri di crescita molto sostenuta (+0,6%) e il Centro che registra un moderato rialzo (+3,6%). Il commerciale, infine, perde il 5,2%, con una distribuzione sostanzialmente omogenea su tutto il territorio nazionale.

Per saperne di più

È possibile consultare la Nota trimestrale Omi relativa al primo trimestre 2015 sul sito internet dell’Agenzia delle Entrate, www.agenziaentrate.it, seguendo questo percorso: Documentazione > Osservatorio del mercato immobiliare > Pubblicazioni > Note trimestrali.

(Agenzia delle entrate, comunicato n. 104 del 4 giugno 2015)

 

 

5) Basta la dichiarazione IMU anche per la TASI

Non occorre l’approvazione di un apposito modello di dichiarazione TASI, essendo a tale scopo valido quello previsto per la dichiarazione dell’imposta municipale propria (IMU), approvato con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze 30 ottobre 2012.

Lo ha ribadito il Ministero dell’Economia e delle Finanze, con la circolare n. 2/F pubblicata il 4 giugno 2015.

Ciò è basato sulla circostanza che le informazioni necessarie al comune per il controllo e l’accertamento dell’obbligazione tributaria, sia per quanto riguarda l’IMU sia per ciò che concerne la TASI, sono sostanzialmente identiche; per cui, in un’ottica di semplificazione degli adempimenti dei contribuenti e anche in vista della preannunciata riforma della tassazione immobiliare locale, non sussiste la necessità di emanare un nuovo modello di dichiarazione.

Il problema si era posto a seguito dell’emanazione della Risoluzione n. 3/DF del 25 marzo 2015, con la quale è stato chiesto quando sarà disponibile il modello ministeriale unico a livello nazionale per la dichiarazione relativa al tributo per i servizi indivisibili (TASI), dato l’approssimarsi del termine del 30 giugno 2015 previsto per l’adempimento dell’obbligo dichiarativo concernente i tributi indicati in oggetto.

Ma il problema non si pone. Tanto è vero che la dichiarazione prevista per gli enti non commerciali di cui all’art. 7, comma 1, lett. i), del D. Lgs. 30 dicembre 1992, n. 504, recentemente approvata con D. M. 26 giugno 2014, prevede un unico modello con il quale viene assolto sia l’obbligo dichiarativo IMU sia quello TASI, confermando, quindi, la sostanziale identità dei dati occorrenti ai comuni ai fini della verifica dell’esatto adempimento tributario.

Al rispetto delle medesime esigenze deve ispirarsi anche l’esame dell’ulteriore problematica derivante dal disposto di cui all’art. 1, comma 681, della legge 27 dicembre 2013, n. 147 in base al quale “nel caso in cui l’unità immobiliare è occupata da un soggetto diverso dal titolare del diritto reale sull’unità immobiliare, quest’ultimo e l’occupante sono titolari di un’autonoma obbligazione tributaria”.

Un’applicazione rigorosa della norma comporterebbe che gli “occupanti” diversi dai titolari del diritto reale sull’immobile - che non hanno, quindi, finora assolto gli adempimenti dichiarativi in materia di IMU - dovrebbero essere tutti tenuti a presentare la dichiarazione TASI.

Tuttavia, viene precisato che, in linea con quanto affermato nelle istruzioni alla dichiarazione IMU, approvata con D. M. 30 ottobre 2012, nella parte relativa ai casi in cui si deve presentare la dichiarazione e, precisamente, nell’illustrazione della fattispecie concernente gli immobili locati per i quali il comune ha deliberato la riduzione dell’aliquota di cui all’art. 13, comma 9, del D. L. n. 201 del 2011, è stato espressamente affermato che la dichiarazione “non deve essere presentata nel caso di contratti di locazione e di affitto registrati a partire dal 1° luglio 2010, poiché da tale data, ai sensi dell’art. 19, commi 15 e 16, del D. L. 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, al momento della registrazione devono essere comunicati al competente ufficio dell’Agenzia delle Entrate anche i relativi dati catastali. Per i contratti di locazione e di affitto registrati precedentemente alla data del 1° luglio 2010, permane, invece, l’obbligo dichiarativo, a meno che i relativi dati catastali non siano stati comunicati al momento della cessione, della risoluzione o della proroga del contratto, ai sensi dello stesso art. 19 del D. L. n. 78 del 2010. […]

Sempre nell’ambito dell’illustrazione della stessa fattispecie è stato chiarito altresì che “la dichiarazione non deve essere presentata anche nel caso in cui il comune, nell’ambito della propria potestà regolamentare di cui all’art. 52 del D.Lgs. n.15 dicembre 1997, n. 446, ha previsto, ai fini dell’applicazione dell’aliquota ridotta, specifiche modalità per il riconoscimento dell’agevolazione, consistenti nell’assolvimento da parte del contribuente di particolari adempimenti formali e, comunque, non onerosi, quali, ad esempio, la consegna del contratto di locazione o la presentazione di un’autocertificazione”.

Tali accorgimenti fanno sì che l’ambito applicativo dell’obbligo dichiarativo TASI si riduce a casi residuali, dal momento che il comune è già a conoscenza delle informazioni relative agli immobili locati. A ciò si deve aggiungere che il comune può adottare tutti gli strumenti di integrazione delle informazioni anche con riferimento ad altri tributi (in particolare il prelievo sui rifiuti) e può trarre ulteriori strumenti di integrazione dai dati risultanti dai versamenti TASI effettuati dai possessori degli immobili, atteso che in virtù del combinato disposto dei commi 681 e 688 dell’art. 1 della legge n. 147 del 2013, detti soggetti sono tenuti a versare l’imposta nella misura del 90 per cento, se il comune non ha stabilito la misura del versamento TASI a carico dell’occupante oppure fino al limite del 70% dell’imposta, nel caso in cui il comune abbia deliberato una diversa misura della percentuale a carico dell’occupante.

Il MEF ritiene, pertanto, per le medesime esigenze di semplificazione innanzi citate, che nei casi in cui il contribuente sia un soggetto diverso dal titolare del diritto reale sull’immobile, come nelle fattispecie prima illustrate, detto soggetto possa utilizzare la parte del modello di dichiarazione dedicata alle “Annotazioni” per precisare il titolo (ad esempio “locatario”) in base al quale l’immobile è occupato ed è sorta la propria obbligazione tributaria, ai sensi del citato comma 681 dell’art. 1 della legge n. 147 del 2013.

 

 

6) Approvata la ratifica della convenzione sull’assistenza giudiziaria in materia penale tra gli Stati membri della Ue

La Camera ha svolto la discussione generale e nel pomeriggio ha approvato la proposta di legge: Ratifica ed esecuzione della Convenzione relativa all'assistenza giudiziaria in materia penale tra gli Stati membri dell'Unione europea, fatta a Bruxelles il 29 maggio 2000, e delega al Governo per la sua attuazione nonché delega al Governo per la riforma del Libro XI del codice di procedura penale. Modifiche alle disposizioni in materia di estradizione per l'estero: termine per la consegna e durata massima delle misure coercitive (C. 1460-A con conseguente assorbimento degli abbinati progetti di legge). Il provvedimento passa ora all’esame dell'altro ramo del Parlamento.

(Camera dei deputati, nota del 03/06/2015)

 

 

7) Tasso per la concessione delle agevolazioni a favore delle imprese

Il Ministero dello Sviluppo Economico ha pubblicato, sulla Gazzetta Ufficiale n. 124 del 30 maggio 2015, il D.m. 14 maggio 2015 contenente l’aggiornamento del tasso da applicare per le operazioni di attualizzazione e rivalutazione, ai fini della concessione ed erogazione delle agevolazioni in favore delle imprese.

A partire dal 1° maggio 2015 in conformità alla Comunicazione della Commissione europea 2008/C 14/0 (GUUE n. 14 del 19 gennaio 2008), il tasso da applicare per le operazioni di attualizzazione e rivalutazione, ai fini della concessione ed erogazione delle agevolazioni in favore delle imprese, è pari al 1,26%.

 

8) Il prossimo 16 giugno scade il pagamento dell’acconto IMU e TASI

In attesa della auspicata riorganizzazione delle imposte locali sulla casa, che dal prossimo anno potrebbe comprendere, sul serio, in un’unica imposta i diversi tributi che gravano sugli immobili, il prossimo 16 giugno sono in scadenza IMU e TASI, due delle tre imposte di cui si compone la IUC (imposta unica comunale).

L’IMU è stata istituita con il decreto Salva-Italia (D.L. 201/2011).

La IUC, quindi, si compone:

- dell’imposta municipale propria (IMU), di natura patrimoniale, dovuta dal possessore di immobili, escluse le abitazioni principali;

- del tributo per i servizi indivisibili (TASI), a carico sia del possessore che dell’utilizzatore dell’immobile;

- della tassa sui rifiuti (TARI), destinata a finanziare i costi del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti, a carico dell’utilizzatore.

In nome della potestà regolamentare, ciascun comune ha facoltà di deliberare in materia di IMU e TASI differenti aliquote e riduzioni, da cui deriva l’importanza di verificare le delibere di approvazione delle aliquote e i regolamenti di ciascun tributo. Di fatto, a ogni immobile possono applicarsi anche contemporaneamente IMU, TASI e TARI.

Entro il prossimo 16 giugno i contribuenti devono versare la rata di acconto IMU e TASI, pari al 50% dell’imposta calcolata applicando le aliquote dell’anno precedente oppure le nuove aliquote deliberate per tempo (i termini sono scaduti il 23 maggio) e stabilite dal Comune per l’anno 2015. Sono circa 2000 i Comuni che hanno già deliberato le nuove aliquote anche se, il più delle volte, hanno confermato le aliquote dello scorso anno.

È ammesso il pagamento dell’imposta in unica soluzione entro il 16 giugno applicando i contenuti della delibera per l’anno 2015. Il contribuente verserà a saldo la restante parte entro il 16 dicembre in ragione delle delibere approvate definitivamente dai Comuni entro il 23 ottobre.

Occorre anche tenere conto che, per quanto riguarda la TASI, alcuni Comuni hanno avuto la pessima idea di deliberare scadenze differenti. Anche per questo è necessario verificare la delibera comunale.

Inutile poi attendere i bollettini precompilati, poiché il loro invio è stato ritenuto solo una facoltà in capo ai comuni e, con riferimento alla TASI, il contribuente dovrà provvedere in proprio all’elaborazione dei modelli di pagamento.

A parte ciò ecco le regole generali in tema di IMU e TASI:

L’IMU è dovuta dai proprietari degli immobili e dai titolari di diritti reali (per es. uso, usufrutto, diritto di abitazione) sugli stessi.

La TASI è dovuta sia dai proprietari (e titolari di diritti reali) che dagli utilizzatori (tra cui inquilino, comodatario, eccetera). La quota di TASI a carico dei conduttori è stabilita dall’amministrazione comunale entro una percentuale che può variare da un minimo del 10% ad un massimo del 30%.

In caso di utilizzo dell’immobile per periodi minori o uguali a sei mesi, la TASI è dovuta per intero solo dal proprietario.

Nel caso in cui l’immobile sia occupato dal comproprietario non si applica la ripartizione proprietario/occupante.

Ogni proprietario paga in relazione alla propria posizione rispetto all’immobile (come abitazione principale se il proprietario ha residenza nell’immobile, oppure come immobile a disposizione se l’immobile è utilizzato da altro proprietario).

L’IMU non è dovuta, oltre che per le abitazioni principali non di lusso, nei seguenti casi:

- unità immobiliare, purché non locata, comprese le relative pertinenze, posseduta da anziani o disabili che acquisiscono la residenza in istituti di ricovero o sanitari a seguito di ricovero permanente;

- una sola unità immobiliare posseduta dai cittadini italiani non residenti nel territorio dello Stato e iscritti all’Anagrafe degli italiani residenti all’estero (Aire), già pensionati nei rispettivi Paesi di residenza, a titolo di proprietà o di usufrutto in Italia, a condizione che non risulti locata o data in comodato d’uso;

unità immobiliari appartenenti alle cooperative edilizie a proprietà indivisa, adibite ad abitazione principale e relative pertinenze dei soci assegnatari;

- fabbricati di civile abitazione destinati ad alloggi sociali (D.M. Infrastrutture 22 aprile 2008);

- casa coniugale e relative pertinenze assegnata al coniuge, a seguito di provvedimento di separazione legale, annullamento, scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio;

- unico immobile, iscritto o iscrivibile nel catasto edilizio urbano come unica unità immobiliare, posseduto, e non concesso in locazione, dal personale in servizio permanente appartenente alle Forze armate e alle Forze di polizia a ordinamento militare e da quello dipendente dalla Forze di polizia a ordinamento civile, nonché dal personale del Corpo nazionale dei vigili del fuoco e dal personale appartenente alla carriera prefettizia, per il quale non sono richieste le condizioni della dimora abituale e della residenza anagrafica;

- fabbricati rurali a uso strumentale di cui al comma 8, articolo 13, del D.L. 201/2011, convertito, con modificazioni, dalla legge 214/2011 e successive modifiche e integrazioni;

- fabbricati costruiti e destinati dall’impresa costruttrice alla vendita, fintanto che permane tale condizione e purché non siano, in ogni caso, locati.

Sono invece escluse dalla TASI:

- le aree scoperte pertinenziali o accessorie non operative (giardini condominiali, cortili eccetera);

- le parti comuni dei condomini non detenute o occupate in via esclusiva (scale, lastrici solari, parcheggi comuni, eccetera);

- i terreni agricoli.

Infine, il comune può prevedere ulteriori esenzioni per casi particolari, quali fabbricati rurali a uso abitativo, abitazioni occupate da un singolo, abitazioni tenute a disposizione. Tali esenzioni andranno verificate caso per caso per ciascun comune.

 

 

9) L’aliquota IVA agevolata spetta solo per le operazioni di edilizia popolare

Niente IVA ridotta per l’installazione di “materiali efficienti sotto il profilo energetico”. La Corte di giustizia UE, con la sentenza 04/06/2015, C-161/14, boccia le decisioni prese dal Regno Unito in materia di applicazione dell’aliquota IVA in maniera agevolata per esigenze abitative di tipo sociale.

Secondo la Corte, l’aliquota IVA ridotta è riservata alle sole operazioni di edilizia popolare e il Regno Unito non può applicarla alla cessione e all’installazione di materiali efficienti sotto il profilo energetico, per tutti gli immobili residenziali. È questa l’interpretazione data dalla Corte di Giustizia UE nella causa C-161/14 alle disposizioni della direttiva IVA n. 2006/112/CE: la Corte UE quindi censura le misure nazionali che avrebbero l’effetto di applicare l’aliquota IVA ridotta alla cessione, costruzione, restauro e trasformazione di qualsiasi immobile residenziale, indipendentemente dal contesto sociale nel quale hanno luogo queste operazioni.

In particolare, con la citata sentenza, la Corte di Giustizia UE ha dichiarato che il Regno Unito non adempie agli obblighi imposti dalla direttiva IVA a causa dell’introduzione di un regime fiscale (legge sull’IVA del 1994) che prevede l’applicazione di un’aliquota IVA ridotta ai “materiali efficienti sotto il profilo energetico” che un individuo installa in immobili residenziali o fornisce ai fini dell’installazione nei medesimi.

In base alla direttiva IVA n. 2006/112/CE (art. 96), infatti, l’aliquota IVA normale fissata da ciascuno Stato membro - che non può essere inferiore al 15% - si applica a tutte le cessioni di beni e prestazioni di servizi. Un’aliquota diversa dall’aliquota normale può essere applicata solo se consentito da altre disposizioni della direttiva: sotto tale profilo, l’art. 98 prevede che gli Stati membri possano applicare una o due aliquote ridotte alle cessioni di beni e alle prestazioni di servizi elencate nell’allegato III della direttiva, tra le quali si annoverano anche:

1) la categoria 10, relativa alla “cessione, costruzione, restauro e trasformazione di abitazioni fornite nell'ambito della politica sociale”;

2) la categoria 10a, che riguarda la “riparazione e ristrutturazione di abitazioni private, esclusi i materiali che costituiscono una parte significativa del valore del servizio reso”.

In tale contesto, come osservato dalla Commissione, i “materiali efficienti sotto il profilo energetico” che, nel settore delle abitazioni, vengono installati in immobili residenziali o a tal fine forniti, non rientrano in queste due categorie e non gli si può applicare un’aliquota IVA ridotta, come invece ha fatto il Regno Unito.

Si tratta, dunque, di un inadempimento degli obblighi della direttiva IVA.

In primo luogo, infatti, la Corte, nella sentenza del 4 giugno 2015, ha rilevato che, con riguardo alla categoria 10, l’allegato III della direttiva IVA consente solo di applicare un’aliquota IVA ridotta a cessioni, costruzioni, restauri e trasformazioni che si rapportino ad abitazioni o a servizi forniti nell’ambito della politica sociale: da ciò discende che non sono consentite dalla direttiva IVA misure nazionali che avrebbero l’effetto di applicare l’aliquota IVA ridotta alla cessione, costruzione, restauro e trasformazione di qualsiasi immobile residenziale, indipendentemente dal contesto sociale nel quale hanno luogo siffatte operazioni.

In merito, la Corte afferma che sebbene sia possibile - come sostenuto dal Regno Unito – che una politica di miglioramento delle abitazioni produca effetti sociali, estendere l’ambito di applicazione dell’aliquota IVA ridotta a tutti gli immobili residenziali non riveste un carattere essenzialmente sociale.

In secondo luogo, condividendo quanto esposto dalla Commissione, la Corte di Giustizia ritiene che seppure si volesse far rientrare la cessione e l’installazione di “materiali efficienti sotto il profilo energetico” almeno nella categoria 10a (“riparazione e ristrutturazione di abitazioni private”), è la stessa direttiva IVA che impedisce l’applicazione di un’aliquota IVA ridotta a tale categoria qualora i materiali costituiscano una parte significativa del valore dei servizi resi.

 

 

10) Disponibile il software di compilazione del modello di comunicazione Iva AA9/12

Disponibile sia il software di compilazione del modello di comunicazione Iva AA9/12 sia quello di controllo.

L’Agenzia delle Entrate ha predisposto il software per la compilazione delle Dichiarazioni di Inizio Attività, Variazione Dati e Cessazione Attività Iva, per le imprese individuali e lavoratori autonomi (mod. AA9/12). Il prodotto può essere utilizzato sia da chi intende trasmettere direttamente la propria dichiarazione (Fisconline) sia dagli intermediari che la trasmettono per conto di altri (Entratel).

Aggiornamenti

Software del 04/06/2015 adeguato al nuovo modello AA9/12:

E’ consentita la selezione, nella dichiarazione di inizio attività e variazione dati, del Regime fiscale agevolato (Regime fiscale di vantaggio per l’imprenditoria giovanile e lavoratori in mobilità previsto dall’art.27 del D.L. 98/2011 o Regime fiscale forfetario previsto dall’art.1 della L. 190/2014); se selezionato non deve essere indicato il volume d’affari;

E’ stata eliminata la casella Regime fiscale agevolato per le nuove iniziative imprenditoriali e di lavoro autonomo (art. 13 L. 388/2000);

La stampa della dichiarazione è conforme al nuovo modello AA9/12;

Cessazione: eliminazione della casella “cessazione ai sensi art. 5 D.L. 282/2002” per adeguamento alle specifiche tecniche aggiornate.

Disponibile anche il software di compilazione modello di comunicazione Iva AA7/10

L’Agenzia delle Entrate ha predisposto anche il software per la compilazione delle Dichiarazioni di Inizio Attività, Variazione Dati e Cessazione Attività Iva, relative a soggetti diversi dalle persone fisiche (mod. AA7/10). Il prodotto può essere utilizzato sia da chi intende trasmettere direttamente la propria dichiarazione (Fisconline) sia dagli intermediari che la trasmettono per conto di altri (Entratel).

Aggiornamenti

Cessazione: eliminazione della casella “cessazione ai sensi art. 5 D.L. 282/2002” per adeguamento alle specifiche tecniche aggiornate.

 

Vincenzo D’Andò