Diario quotidiano del 4 giugno 2015: le semplificazioni in arrivo per il DURC on line

Pubblicato il 4 giugno 2015



DURC on-line: in G.U. il Decreto di semplificazione; sisma e rimborso Iva; ACE: utilizzo ampio per le eccedenze; istanza di voluntary disclosure: approvate le specifiche tecniche; apertura partite Iva: al via i nuovi modelli AA9/12 e AA7/10; INPS: online il nuovo portale per i Consolati; bilanci: dal CNDCEC una serie di approfondimenti sui nuovi principi contabili; esenzione IMU per gli enti non commerciali: nota di approfondimento

 

 Indice:

 1) DURC on-line: in G.U. il Decreto di semplificazione

 2) Sisma: spetta il rimborso Iva ai soggetti che hanno fruito del condono

 3) Ace: utilizzo ampio per le eccedenze

 4) Istanza di voluntary disclosure: approvate le specifiche tecniche

 5) Apertura partite Iva: al via i nuovi modelli AA9/12 e AA7/10

6) INPS: online il nuovo portale per i Consolati

 7) Bilanci: Dal CNDCEC una serie di approfondimenti sui nuovi principi contabili

 8) Esenzione IMU per gli enti non commerciali: nota di approfondimento

 

 

1) DURC on-line: in G.U. il Decreto di semplificazione

DURC on-line, pubblicato il Decreto di semplificazione in materia di documento unico di regolarità contributiva. Il Ministero del Lavoro ha pubblicato, sulla Gazzetta Ufficiale n. 125 del 1 giugno 2015, il Decreto 30 gennaio 2015 in materia di Semplificazione in materia di documento unico di regolarità contributiva (cd. DURC on-line).

Come è noto, con la nuova procedura, che sarà operativa a partire dal prossimo 1° luglio, basterà un semplice clic per ottenere, in tempo reale, una certificazione di regolarità contributiva che, peraltro, avrà una validità di 120 giorni e potrà essere utilizzata per ogni finalità richiesta dalla legge (erogazione di sovvenzioni, contributi ecc., nell’ambito delle procedure di appalto e nei lavori privati dell’edilizia, rilascio attestazione SOA) senza bisogno di richiederne ogni volta una nuova. Sarà inoltre possibile utilizzare un DURC ancora valido, sebbene richiesto da altri soggetti, scaricabile liberamente da internet.

Queste sono i contenuti salienti del Decreto:

Soggetti abilitati

- amministrazioni aggiudicatrici, organismi di diritto pubblico, enti aggiudicatori, altri soggetti aggiudicatori, soggetti aggiudicatori e stazioni appaltanti;

- Organismi di attestazione SOA;

- amministrazioni pubbliche concedenti anche ai sensi dell’art. 90, comma 9, del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81;

- amministrazioni pubbliche procedenti, i concessionari ed i gestori di pubblici servizi che agiscono ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445;

- l’impresa o il lavoratore autonomo in relazione alla propria posizione contributiva o, previa delega dell’impresa o del lavoratore autonomo medesimo, chiunque vi abbia interesse;

- banche ed intermediari finanziari.

Verifica di regolarità contributiva

Effettuata in tempo reale e con strumenti informatici.

Il documento generato dall’esito positivo della verifica sostituisce ad ogni effetto il Documento Unico di Regolarità Contributiva (DURC) previsto:

- per l’erogazione di sovvenzioni, contributi, sussidi, ausili finanziari e vantaggi economici, di qualunque genere;

- nell’ambito delle procedure di appalto di opere, servizi e forniture pubblici e nei lavori privati dell’edilizia;

- per il rilascio dell’attestazione SOA.

La verifica della regolarità in tempo reale riguarda i pagamenti dovuti:

- dall’impresa in relazione ai lavoratori subordinati e a quelli impiegati con contratto di collaborazione coordinata e continuativa, che operano nell’impresa stessa

- dai lavoratori autonomi, scaduti sino all’ultimo giorno del secondo mese antecedente a quello in cui la verifica é effettuata, a condizione che sia scaduto anche il termine di presentazione delle relative denunce retributive.

Requisiti di regolarità

La regolarità sussiste anche in caso di:

- rateizzazioni concesse dall’INPS, dall’INAIL o dalle Casse edili ovvero dagli Agenti della riscossione;

- sospensione dei pagamenti in forza di disposizioni legislative;

- crediti in fase amministrativa:

- oggetto di compensazione per la quale sia stato verificato il credito, nelle forme previste dalla legge o dalle disposizioni emanate dagli Enti preposti alla verifica e che sia stata accettata dai medesimi Enti;

- in pendenza di contenzioso amministrativo sino alla decisione che respinge il ricorso;

- in pendenza di contenzioso giudiziario sino al passaggio in giudicato della sentenza, salvo il caso di iscrizione a ruolo eseguita in presenza di provvedimento esecutivo del giudice;

- crediti affidati per il recupero agli Agenti della riscossione per i quali sia stata disposta la sospensione della cartella di pagamento o dell’avviso di addebito a seguito di ricorso giudiziario;

- scostamento non grave tra le somme dovute e quelle versate, con riferimento a ciascun Istituto previdenziale ed a ciascuna Cassa edile. Non si considera grave lo scostamento tra le somme dovute e quelle versate con riferimento a ciascuna Gestione nella quale l’omissione si e’ determinata che risulti pari o inferiore ad € 150,00 comprensivi di eventuali accessori di legge.

Assenza di regolarità

Qualora non sia possibile attestare la regolarità contributiva in tempo reale, l’INPS, l’INAIL e le Casse edili trasmettono tramite PEC, all’interessato o al soggetto da esso delegato l’invito a regolarizzare con indicazione analitica delle cause di irregolarità rilevate da ciascuno degli Enti tenuti al controllo.

L’interessato può regolarizzare la propria posizione entro un termine non superiore a 15 giorni dalla notifica dell’invito.

L’invito a regolarizzare impedisce ulteriori verifiche e ha effetto per tutte le interrogazioni intervenute durante il predetto termine di 15 giorni e comunque per un periodo non superiore a 30 giorni dall’interrogazione che lo ha originato.

Decorso inutilmente il termine di 15 giorni la risultanza negativa della verifica é comunicata ai soggetti che hanno effettuato l’interrogazione con indicazione degli importi a debito e delle cause di irregolarità.

Procedure concorsuali – requisiti di regolarità

Concordato con continuità aziendale: l’impresa si considera regolare nel periodo intercorrente tra la pubblicazione del ricorso nel registro delle imprese e il decreto di omologazione, a condizione che nel piano sia prevista l’integrale soddisfazione dei crediti dell’INPS, dell’INAIL e delle Casse edili e dei relativi accessori di legge.

Fallimento con esercizio provvisorio; la regolarità sussiste con riferimento agli obblighi contributivi nei confronti di INPS, INAIL e Casse edili scaduti anteriormente alla data di autorizzazione all’esercizio provvisorio a condizione che risultino essere stati insinuati.

Amministrazione straordinaria: l’impresa si considera regolare a condizione che i debiti contributivi nei confronti di INPS, INAIL e Casse edili scaduti anteriormente alla data della dichiarazione di apertura della medesima procedura risultino essere stati insinuati.

Concordato preventivo ed accordo di ristrutturazione del debito: Le imprese che presentano una proposta di accordo sui crediti contributivi nell’ambito del concordato preventivo ovvero nell’ambito delle trattative per l’accordo di ristrutturazione dei debiti si considerano regolari per il periodo intercorrente tra la data di pubblicazione dell’accordo nel registro delle imprese e il decreto di omologazione dell’accordo stesso, se nel piano di ristrutturazione é previsto il pagamento parziale o anche dilazionato dei debiti contributivi nei confronti di INPS, INAIL e Casse edili e dei relativi accessori di legge, nel rispetto delle condizioni e dei limiti previsti per i crediti di INPS e INAIL dagli articoli 1 e 3 del decreto ministeriale 4 agosto 2009.

L’impresa deve comunque essere regolare con riferimento agli obblighi contributivi riferiti ai periodi decorrenti, rispettivamente, dalla data di pubblicazione del ricorso nel registro delle imprese, dalla data di autorizzazione all’esercizio provvisorio, dalla data di ammissione all’amministrazione straordinaria e dalla data di presentazione della proposta di accordo sui crediti contributivi.

Modalità della verifica

I soggetti abilitati alla verifica, muniti di credenziali, effettuano un’unica interrogazione negli archivi dell’INPS, dell’INAIL e delle Casse edili. La verifica può essere effettuata, per conto dell’interessato, da un consulente del lavoro nonché dagli altri soggetti abilitati da norme speciali.

Qualora sia già stato emesso un DURC in corso di validità, la procedura rinvia allo stesso documento.

L’esito positivo della verifica di regolarità genera un Documento in formato «pdf» contenente:

- i dati essenziali del soggetto verificato;

- la dichiarazione di regolarità;

- il numero identificativo, la data di effettuazione della verifica e quella di scadenza di validità del Documento.

Il Documento di cui al comma 1 ha validità di 120 giorni dalla data effettuazione della verifica ed é liberamente consultabile tramite le applicazioni predisposte dall’INPS, dall’INAIL e dalla Commissione Nazionale Paritetica per le Casse Edili (CNCE) nei rispettivi siti internet.

Cause ostative alla regolarità

Violazioni di natura previdenziale ed in materia di tutela delle condizioni di lavoro individuate nell’allegato A, da parte del datore di lavoro o del dirigente responsabile, accertate con provvedimenti amministrativi o giurisdizionali definitivi, inclusa la sentenza di cui all’art. 444 del codice di procedura penale (applicazione della pena su richiesta). Non rileva l’eventuale successiva sostituzione dell’autore dell’illecito.

Il godimento dei benefici normativi e contributivi é definitivamente precluso per i periodi indicati nell’allegato A ed a tal fine non rileva la riabilitazione di cui all’art. 178 del codice penale.

Ai fini della regolarità contributiva l’interessato é tenuto ad autocertificare alla competente Direzione territoriale del lavoro, che ne verifica a campione la veridicità, l’inesistenza a suo carico di provvedimenti, amministrativi o giurisdizionali definitivi in ordine alla commissione delle violazioni di cui all’allegato A, ovvero il decorso del periodo indicato dallo stesso allegato relativo a ciascun illecito.

Le cause ostative alla regolarità sono riferite esclusivamente a fatti commessi successivamente all’entrata in vigore del decreto ministeriale 24 ottobre 2007.

Le cause ostative non sussistono qualora il procedimento penale sia estinto a seguito di:

- prescrizione obbligatoria ai sensi degli articoli 20 e seguenti del decreto legislativo 19 dicembre 1994, n. 758, e dell’art. 15 del decreto legislativo 23 aprile 2004, n. 124;

- oblazione ai sensi degli articoli 162 e 162-bis del codice penale.

Esclusioni

Entro e non oltre il 1° gennaio 2017 resta assoggettato alle previgenti modalità di rilascio il Documento Unico di Regolarità Contributiva (DURC) richiesto in applicazione delle seguenti norme:

- art. 13-bis, comma 5, del decreto-legge 7 maggio 2012, n. 52, convertito dalla legge 6 luglio 2012, n. 94 (certificazione e compensazione dei crediti vantati dai fornitori di beni e servizi nei confronti delle amministrazioni pubbliche);

- art. 6, comma 11-ter, del decreto-legge 8 aprile 2013, n. 35, convertito dalla legge 6 giugno 2013, n. 64 (disposizioni per favorire i pagamenti delle pubbliche amministrazioni);

- art. 5, comma 2 lettera a), del decreto del Ministero dell’Interno 29 agosto 2012; (lavoratori extra-comunitari irregolarmente soggiornanti – sanatoria 2012 – regolarizzazione della somme dovute dal datore di lavoro a titolo retributivo, contributivo e fiscale);

- art. 10 del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 4 febbraio 2013 (Esecuzione dei lavori per la ricostruzione e la riparazione di edifici ubicati nel Comune di L’Aquila e negli altri Comuni del Cratere.

Inoltre, resta assoggetto alla previgente normativa qualora la verifica non sia possibile per l’assenza delle necessarie informazioni negli archivi informatizzati dell’INPS, dell’INAIL e delle Casse edili.

 

 

2) Sisma: spetta il rimborso Iva ai soggetti che hanno fruito del condono

Via libera al rimborso Iva per i soggetti colpiti dal sisma del 13 e 16 dicembre 1990, che ha interessato le province di Catania, Ragusa e Siracusa, pur in presenza di condono di cui all’art. 9, comma 17, della Legge n. 289 del 2002.

Lo ha stabilito la Commissione Tributaria Regionale di Palermo, con la sentenza n. 1838 del 5 maggio 2015.

Respinta la tesi dell’Amministrazione finanziaria che riteneva, invece, non applicabile alla fattispecie la norma agevolativa di cui all' art. 9, comma 17 L. 289/2002, per trattarsi di rapporto esaurito, una volta versato dal contribuente quanto dovuto per I.v.a. per gli anni 1990, 1991 e 1992, sicché non poteva spettarsi al medesimo il diritto ad una riduzione della suddetta imposta nella misura del 90%, quale prevista dalla sopradetta norma per i cittadini residenti in uno dei comuni della provincia di Ragusa, Siracusa e Catania colpiti dall'evento sismico dell'anno 1990, norma, a parere dell'Ufficio, dettata unicamente a favore dei soggetti che non avevano ancora pagato quanto dovuto a titolo di imposta.

Infatti, secondo la CTR siciliana, dovendosi riconoscere all'intervento normativo previsto dall’art. 9, comma 17, L. 289/2002, “carattere di jus superveniens favorevole al contribuente tale da rendere quanto già versato non dovuto ex post.” (Cass.civ., Sez.VI, 12.06.2012, n. 9577), la norma si applica anche in favore di chi, soggetto residente o con sede in uno dei comuni sopradetti al momento dell'evento sismico, abbia già versato la imposta per gli anni 1990, 1991 e 1992, con conseguente diritto al rimborso del 90% di quanto versato a detto titolo.

Così è avvenuto nel caso di specie.

E’ stato, pertanto, rigettato l’appello dell’agenzia delle entrarte e confermata la sentenza del giudice di primo grado pure favorevole al contribuente.

Le spese giudiziarie restano, quindi, a carico della Agenzia delle entrate, nella misura liquidata in dispositivo.

 

 

3) Ace: utilizzo ampio per le eccedenze

Aiuto alla crescita economica: eccedenze ad ampio utilizzo. Chiarimenti sui dubbi interpretativi emersi nei primi anni di applicazione della disciplina agevolativa e precisazioni sulle novità introdotte dal “decreto crescita e competitività”.

L’eccedenza dell’agevolazione Ace può essere utilizzata come credito d’imposta, non solo ai fini Ires, ma anche ai fini Irap. Questa una delle precisazioni contenute nella circolare n. 21/E del 3 giugno 2015, con la quale l’Agenzia delle entrate fornisce chiarimenti sulle modifiche introdotte dal D.L. n. 91/2014 (Decreto crescita e competitività). Per quanto riguarda la disciplina antielusiva, al fine di evitare un’eccessiva penalizzazione nei confronti dei contribuenti esteri, anche se soggetti localizzati in paesi che non aderiscono ai protocolli di scambio di informazioni fiscali, l’Agenzia valuterà la possibilità di accogliere le istanze di disapplicazione in assenza di fenomeni di duplicazione del beneficio Ace.

Disapplicazione disciplina antielusiva: conferimenti provenienti da soggetti esteri

Nell’ipotesi di conferimenti provenienti da soggetti esteri localizzati anche in paesi che non consentono lo scambio di informazioni, l’Agenzia fornisce istruzioni ai propri uffici affinché siano esaminate le istanze di disapplicazione, adeguatamente motivate e corredate da opportuna documentazione idonea:

- ad ovviare alla mancanza di scambio di informazioni con il Paese “non white

listed”;

- a dimostrare l’assenza di fenomeni di duplicazione dell’agevolazione Ace.

Disapplicazione disciplina antielusiva: c’è tempo fino al 2 luglio

La disciplina antielusiva mira a evitare che la stessa somma di denaro conferita accresca il capitale proprio di più società che fanno capo ad una holding. I contribuenti che intendono presentare un’istanza di disapplicazione della disciplina, devono farlo prima della dichiarazione dei redditi che accoglie gli effetti del comportamento oggetto dell’istanza.

Considerata la scadenza del modello Unico 2015 (30 settembre 2015) e il tempo necessario all’istruttoria (90 giorni), le istanze disapplicative dovranno essere presentate entro il 2 luglio 2015.

Conversione eccedenza Ace in credito d’imposta ai fini Irap

Il contribuente che ha un’eccedenza Ace può riportarla nei periodi d’imposta successivi ai fini Ires, o convertirla in tutto o parzialmente in credito d’imposta Irap, ma non potrà più riconvertire in eccedenza Ires la parte trasformata in credito d’imposta Irap e non utilizzata. Il documento di prassi ricorda anche che questo credito non può essere utilizzato in compensazione orizzontale e quindi non vale il limite generale di compensabilità pari a 700mila euro annui e quello che vieta la compensazione dei crediti relativi alle imposte erariali di ammontare superiore a 1.500 euro.

In merito alle modalità di determinazione dell’agevolazione Ace, per quanto qui di rilievo, si ricorda che la quota di rendimento nozionale che supera il reddito complessivo netto dichiarato è riportabile, ai fini Ires, per i periodi d’imposta successivi.Con le modifiche introdotte con la lettera b) del comma 1 dell’articolo 19 del “decreto crescita e competitività”, al contribuente è consentita la possibilità di optare, in alternativa al riporto in avanti, per la fruizione di un credito d’imposta ai fini dell’Irap.

Con la neo circolare, fermo restando l’uso obbligatorio dell’Ace fino a concorrenza del reddito complessivo netto del periodo d’imposta cui si riferisce, si mette in evidenza come tale facoltà sia azionabile anche in misura parziale. In altri termini, le eccedenze di rendimento nozionale potranno a scelta del contribuente essere:

- riportate nei periodi di imposta successivi ai fini Ires;

- convertite (in tutto o in parte) in credito di imposta Irap.

Al riguardo, la circolare chiarisce come l’unico vincolo posto al meccanismo di trasformazione sia “l’impossibilità di ripristinare le eccedenze già convertite”.

Una volta trasformate in credito d’imposta Irap, le eccedenze assumono un’altra natura viaggiando, in termini di fruizione, su un binario differente e parallelo a quello delle eccedenze Ires (ciò rende inapplicabili le logiche della compensazione orizzontale di cui all’articolo 17 del Dlgs 241/1997).

La modalità con cui si determina tale credito d’imposta sono definite dalla norma e si differenziano a seconda se si tratta di soggetti Ires, per i quali il credito Irap si ottiene moltiplicando l’eccedenza Ires che si intende trasformare per 27,5%, o di soggetti Irpef, che applicano le aliquote corrispondenti agli scaglioni di reddito previste dall’articolo 11 del Tuir, alla quota di eccedenza di rendimento nozionale che si è scelto di trasformare in credito d’imposta Irap.

Infine, occorre tenere in considerazione che, ottenuto l’ammontare del credito d’imposta Irap, lo stesso non può essere fruito integralmente nel periodo d’imposta in cui matura. Piuttosto, la circolare indica che il limite massimo di fruibilità del credito, per ciascuno dei cinque periodi d’imposta di utilizzo, è rappresentato da “un quinto della quota di eccedenza Ace trasformata in credito”. L’eccedenza deve essere riportata in avanti nelle dichiarazioni Irap dei periodi di imposta successivi senza alcun limite temporale e potrà essere utilizzata solo a conclusione del quinquennio cui il credito Irap originario si riferisce.Specifici chiarimenti, sempre sul tema della trasformazione delle eccedenze Ires in credito d’imposta Irap hanno a oggetto i partecipanti al regime del consolidato e i soggetti che optano per la trasparenza fiscale.Con particolare riferimento alle fiscal unit, appare opportuno riportare sinteticamente quello che risulta essere il meccanismo operativo di funzionamento. Partendo dal presupposto, già espresso nella circolare 12/2014, che l’eccedenza Ace maturata dai singoli partecipanti al consolidato debba essere prioritariamente (e nei limiti dell’imposta del gruppo) attribuita alla fiscal unit, l’Agenzia chiarisce che la quota di eccedenza Ace che residua potrà essere (anche in misura parziale):

- riportata nei periodi di imposta successivi ai fini della determinazione del reddito imponibile del singolo soggetto;

- trasformata in credito di imposta Irap.

Super Ace per le società quotate

Le società che quotano le azioni in mercati regolamentati o in sistemi multilaterali di negoziazione di Stati membri della Ue o aderenti allo Spazio Economico Europeo possono usufruire di un moltiplicatore del 40% da applicare all’incremento patrimoniale rilevante realizzato nell’esercizio di quotazione e nei due esercizi successivi rispetto all’esercizio precedente. In particolare, il primo periodo d’imposta in cui può essere applicata l’agevolazione maggiorata è costituito da quello in corso al 31 dicembre 2014 (nel presupposto che questa decorrenza risulti compatibile con i risultati dell’iter dell’autorizzazione della Commissione europea).

In attesa che si concluda l’iter di valutazione da parte della Commissione europea, la circolare conferma che la nuova agevolazione consiste in una maggiorazione pari al 40% della variazione in aumento del capitale proprio “per le società ammesse a quotazione le cui azioni sono negoziate in mercati regolamentati o in sistemi multilaterali di negoziazione di Stati membri della UE o aderenti allo Spazio economico europeo”.

Nel presupposto che tale decorrenza risulti compatibile con i risultati dell’iter dell’autorizzazione della Commissione europea, il documento di prassi evidenzia come il primo periodo d’imposta in cui può essere applicata l’agevolazione maggiorata è il 2014 (per i soggetti con periodo d’imposta coincidente con l’anno solare). In particolare, i conferimenti che rientrano nel calcolo della maggiorazione sono solo quelli i cui versamenti sono avvenuti in data successiva al 25 giugno 2014.

Il tenore letterale della disposizione ha indirizzato l’interpretazione dell’Agenzia facendo emergere come il calcolo della maggiorazione operi sull’incremento di capitale proprio rilevato nel periodo d’imposta di quotazione rispetto al medesimo aggregato riferito al periodo d’imposta precedente alla quotazione stessa. In dettaglio, dopo aver determinato la variazione di capitale proprio, tenendo conto della predetta maggiorazione, la stessa dovrà essere, eventualmente, ridotta in applicazione:

- della disciplina antielusiva speciale (articolo 10 del “decreto Ace”);

- della verifica di incapienza del patrimonio netto di periodo (articolo 11 del “decreto Ace”).

Chiarimenti disciplina antielusiva: ambito di applicazione e casi particolari

Con la finalità di evitare che, “a fronte di un’unica immissione di capitale, si creino variazioni in aumento del capitale proprio in più soggetti appartenenti allo stesso gruppo”, all’interno delle disposizioni che regolamentano l’agevolazione Ace è stata introdotta una disciplina antielusiva speciale. Si tratta delle disposizioni contenute nell’articolo 10 del decreto di attuazione delle norme primarie (Dl 201/2011, “decreto slava Italia”) dell’agevolazione, già in parte oggetto di chiarimenti nella circolare 12/2014.

Con la neo circolare, l’Agenzia delle Entrate fornisce istruzioni ai propri uffici, affrontando i casi esaminati direttamente o sottoposti alla propria attenzione dalle associazioni di categoria nei primi periodi d’imposta di applicazione dell’agevolazione Ace.

In sintesi, i contenuti più rilevanti:

- preventività degli interpelli disapplicativi. Il requisito di preventività non deve essere valutato con riferimento alle singole operazioni potenzialmente elusive, elencate nell’articolo 10 del “decreto Ace”, ma con riferimento al periodo d’imposta oggetto di disapplicazione. Quindi, per le istanze presentate nel 2015, le operazioni da considerare nell’analisi sono quelle poste in essere a partire dall’1 gennaio 2011 fino al 31 dicembre 2014 (per i soggetti con periodo di imposta coincidente con l’anno solare);

- perdita del rapporto di controllo prima della fine del periodo d’imposta in cui si determina l’agevolazione Ace. Diversamente da quanto espressamente previsto per i conferimenti in denaro per in quali la riduzione della base agevolabile prescinde dalla persistenza del rapporto di controllo alla data di chiusura dell’esercizio, la sterilizzazione della base Ace derivante dall’incremento dei crediti da finanziamento si applica solo nei confronti dei soggetti verso i quali il rapporto di controllo permane alla chiusura dell’esercizio in cui si realizza l’incremento stesso;

- sterilizzazione in ipotesi di acquisto di partecipazione di controllo mediante corrispettivo in natura. Possono escludersi dall’ambito di applicazione della disciplina antielusiva i casi in cui l’acquisizione infragruppo di partecipazioni di controllo (o l’incremento di partecipazioni già detenute nel gruppo) si realizzi mediante un conferimento in natura e non in ragione di un contratto di compravendita che preveda la corresponsione di un corrispettivo, ossia di un prezzo in denaro;

- deposito irregolare per i soggetti che svolgono attività diverse da quella bancaria e finanziaria. I crediti relativi ai “time deposit intercompany” (“depositi irregolari”) - per mezzo dei quali le eccedenze di disponibilità liquide dei partecipanti a un gruppo sono depositate temporaneamente presso altra società del gruppo - non possono essere considerati dei crediti derivanti da dilazioni di pagamento nell’ambito della cessione di beni e prestazione di servizi e, quindi, gli stessi devono essere ricondotti alla categoria dei crediti da finanziamento, ai sensi dell’articolo 10 del “decreto Ace”;

- contratti di cash pooling nella forma del cosiddetto zero balance system. Non può configurarsi un’operazione di finanziamento, ai sensi dell’articolo 10 del “decreto Ace”, poiché le caratteristiche proprie del contratto (che prevedono l’azzeramento giornaliero dei saldi attivi e passivi delle società del gruppo e il loro trasferimento automatico sul conto accentrato della capogruppo) non consentirebbero l’effettiva possibilità di disporre delle somme suddette al fine di compiere operazioni potenzialmente elusive.

Disciplina antielusiva speciale: le ipotesi di conferimenti “provenienti” da soggetti non residenti

La circolare affronta in dettaglio alcuni aspetti rilevanti per il corretto funzionamento della disciplina agevolativa Ace in presenza di conferimenti provenienti dall’estero. Le presunzioni contenute nella disciplina antielusiva speciale, infatti, avrebbero potuto rendere non operativa l’agevolazione stessa qualora la capitalizzazione delle imprese italiane fosse avvenuta mediante l’afflusso di capitale proveniente dall’estero.

In particolare, l’Agenza chiarisce come l’ambito di applicazione delle disposizioni contenute nell’articolo 10, comma 3, lettere c) e d), del “decreto Ace” sia tale per cui la sterilizzazione della base Ace (che, si ricorda, è subita dal conferitario) debba operare, in ogni caso, qualora il conferimento provenga da un soggetto localizzato in Paese che non aderisce allo scambio di informazioni, anche se lo stesso non risulta incluso nel perimetro del gruppo cui appartiene il conferitario (residente in Italia) [ipotesi di conferimento diretto] ovvero, in presenza di gruppo strutturato su più livelli quando, dall’esame della catena partecipativa, emerge la presenza di un socio (anche di minoranza) localizzato in Paese che non aderisce allo scambio di informazioni, in applicazione del look trought approach [ipotesi di conferimento indiretto].

Ciò “doverosamente” premesso, i nuovi chiarimenti forniti dall’Amministrazione finanziaria hanno a oggetto la possibilità di valutare - ai fini dell’assenza di fenomeni di duplicazione del beneficio fiscale nel medesimo gruppo - le istanze di disapplicazione (secondo la procedura di cui all’articolo 37-bis, comma 8, del Dpr 600/1973), anche nell’ipotesi di conferimenti provenienti da soggetti localizzati in Paesi non white listed, ossia che risultano “domiciliati in Stati o territori diversi da quelli individuati nella lista di cui al decreto ministeriale emanato ai sensi dell’articolo 168-bis del TUIR” (articolo 10 del “decreto Ace”).

È appena il caso di ricordare che, infatti, pur considerando l’applicazione del precetto antielusivo generale di cui all’articolo 37-bis del Dpr 600/1973, è consentito al contribuente di presentare istanze di disapplicazione (motivate e corredate da opportuna documentazione) finalizzate a dimostrare che l’accrescimento del patrimonio netto rilevante ai fini dell’Ace non abbia determinato la duplicazione del beneficio all’interno del gruppo.

In particolare, secondo le argomentazioni contenute nel documento di prassi, in presenza di soggetti localizzati in Paesi che non consentono lo scambio di informazioni, la valutazione positiva delle istanze di disapplicazione sarà consentita qualora siano fornite le informazioni e la documentazione necessarie:

- a ovviare alla mancanza di scambio di informazioni con il Paese non white listed;

- a dimostrare l’assenza di fenomeni di duplicazione dell’agevolazione Ace.

In sintesi, se il contribuente destinatario degli incrementi di capitale proprio agevolabili documenta il superamento delle barriere allo scambio di informazioni dimostrando, in modo inequivocabile, la provenienza dei conferimenti da un soggetto residente in un Paese white listed e, inoltre, l’assenza di fenomeni di duplicazione del beneficio Ace nel medesimo gruppo, potrà ottenere il provvedimento che consente la disapplicazione, anche parziale, della sterilizzazione subita.

Operatività dell’agevolazione Ace per le stabili organizzazioni di soggetti residenti all’estero

Solo un cenno, infine, ai chiarimenti forniti in merito al meccanismo operativo dell’agevolazione per le stabili organizzazioni di soggetti esteri. L’argomento, infatti, assume profili di complessità che meritano riflessioni più accurate.In particolare, l’agevolazione Ace è destinata anche alle branch di soggetti esteri; tuttavia, come chiarito nella relazione illustrativa, le disposizioni contenute nel “decreto Ace” si applicano con riferimento agli incrementi del “fondo di dotazione” della stabile organizzazione rispetto a quello esistente alla chiusura dell’esercizio in corso al 31 dicembre 2010. Detto fondo di dotazione, come ulteriormente chiarito nella circolare, non può riferirsi al puro dato contabile, ma deve tener conto degli aggiustamenti necessari per raggiungere il livello di congruità fiscale.

Sulla base di tale presupposto, le modalità di determinazione dell’agevolazione Ace presentano degli adattamenti, con riguardo soprattutto al fondo di dotazione. Ciò comporta, secondo i chiarimenti forniti dall’Agenzia, che gli incrementi del fondo di dotazione “fiscale” (o capitale proprio agevolabile della branch) siano determinati considerando:

- gli apporti in denaro operati dalla casa madre alla branch;

- gli utili mantenuti nell’economia della stabile organizzazione;

- le “rettifiche contabili” e/o “rettifiche fiscali”.

I decrementi di fondo di dotazione “fiscale” (o capitale proprio agevolabile della branch), coerentemente, sono costituiti da tutte le riduzioni del fondo di dotazione contabile della stabile organizzazione con attribuzione alla casa madre, effettuate a qualsiasi titolo.

Ulteriore chiarimento riguarda l’individuazione di una soglia di base che rende nulle le capitalizzazioni delle stabili organizzazioni di soggetti esteri ai fini della disciplina Ace (“pavimento dell’agevolazione Ace”). L’Amministrazione chiarisce, infatti, anche mediante una serie di esemplificazioni numeriche che “la base di partenza cui commisurare gli eventuali incrementi rilevanti ai fini dell’agevolazione Ace è rappresentata dal maggiore tra il fondo di dotazione contabile al 31 dicembre 2010 (al netto degli utili di esercizio) e il fondo congruo a fini fiscali in pari data (tenendo conto di principi condivisi in sede internazionale)”.Infine, occorre tener in conto anche che, secondo le tesi interpretative contenute nella circolare, ai fini dell’agevolazione in esame, gli incrementi capitale proprio agevolabile della branch assumono, in ogni caso, “rilevanza in misura non superiore a quella necessaria per raggiungere la congruità fiscale del fondo di dotazione stesso (“tetto all’agevolazione Ace”)”.

 

 

4) Istanza di voluntary disclosure: approvate le specifiche tecniche

L’invio dei dati all’Agenzia delle Entrate va effettuato attraverso il servizio telematico Entratel o Internet, in base ai requisiti posseduti per la trasmissione delle dichiarazioni fiscali

Approvate e disponibili on line, sul sito delle Entrate, le specifiche tecniche per la trasmissione telematica dei dati relativi al modello per la richiesta di accesso alla procedura di collaborazione volontaria e per la protocollazione della documentazione inviata a corredo.

Tutto questo grazie al provvedimento direttoriale n. 75249 del 3 giugno 2015.

Come è noto, la voluntary disclosure è lo strumento attraverso il quale coloro che detengono illecitamente patrimoni all’estero possono regolarizzare la propria posizione, denunciando spontaneamente all’Amministrazione finanziaria la violazione degli obblighi di monitoraggio fiscale (legge 186/2014). Possono avvalersene anche i contribuenti non destinatari degli obblighi dichiarativi di monitoraggio fiscale, ovvero che vi abbiano adempiuto correttamente, per regolarizzare le violazioni degli obblighi dichiarativi commesse in materia di imposte sui redditi e relative addizionali, imposte sostitutive, Irap e Iva, nonché le violazioni relative alla dichiarazione dei sostituti d'imposta.

La procedura può essere attivata fino al 30 settembre 2015 ed è ammessa per le violazioni commesse fino al 30 settembre 2014.

La trasmissione dei dati all’Agenzia delle Entrate può essere effettuata direttamente, attraverso i servizi telematici Entratel o Fisconline, oppure avvalendosi di intermediari abilitati, compresi gli avvocati e gli iscritti nel registro dei revisori contabili.

Il provvedimento, oltre ad approvare le specifiche tecniche per l’invio dei dati relativi all’istanza, approva anche quelle per protocollare la documentazione inviata nell’ambito della procedura di voluntary disclosure, relative al file segnatura.xml. Questo, generato automaticamente nel momento in cui è completato l’invio dei dati dell’istanza, deve essere allegato al messaggio di posta elettronica per la trasmissione della relazione di accompagnamento e della documentazione inerente la richiesta di accesso alla procedura di collaborazione volontaria.

 

 

5) Apertura partite Iva: al via i nuovi modelli AA9/12 e AA7/10

Apertura partite Iva per i minimi, arriva il nuovo modello AA9/12. Si utilizza per la dichiarazione di inizio o cessazione attività e variazione dati. Questo a a seguito della proroga del regime di vantaggio per i giovani imprenditori.

Approvato, con il provvedimento direttoriale n. 75295 del 3 giugno 2015, il modello “AA9/12”, con relative istruzioni e specifiche tecniche per la trasmissione dei dati, che le persone fisiche devono utilizzare per la dichiarazione di inizio o cessazione attività e per comunicare la variazione di dati.Rinnovato nella struttura e nel contenuto, il nuovo modello si adegua alle disposizioni che hanno prorogato a tutto il 2015 il regime fiscale di vantaggio per l’imprenditoria giovanile e lavoratori in mobilità (“nuovi minimi”). Infatti, mentre la legge di stabilità per il 2015 (articolo 1, comma 54, legge 190/2014) ha introdotto, a decorrere dall’anno d’imposta 2015, il nuovo regime fiscale forfetario, abrogando quello dei “nuovi minimi”, il successivo “decreto milleproroghe” (articolo 10, comma 12-undicies, Dl 192/2014) ha “resuscitato” il preesistente regime fiscale di vantaggio anche per l’anno d’imposta 2015.

Il modello “AA9/12” sarà utilizzabile a partire dal 4 giugno 2015.I contribuenti che non hanno necessità di optare per i regimi fiscali agevolati potranno avvalersi dell’attuale “AA9/11” fino al prossimo 30 settembre.

Il provvedimento di oggi approva anche:

- le specifiche tecniche (allegati B e C) cui dovranno attenersi coloro che presentano il modello “AA9/12” in via telematica all’Agenzia delle entrate, direttamente o tramite intermediari abilitati;

- le nuove istruzioni per la compilazione del modello “AA7/10”, che deve essere utilizzato dai soggetti diversi dalle persone fisiche per la domanda di attribuzione del codice fiscale e per le dichiarazioni di inizio attività, variazione dati o cessazione attività ai fini Iva;

- le specifiche tecniche (allegato D) per la dichiarazione di cessazione d’attività comunicata con modello “AA7/10”. Per l’inizio attività e la variazione di dati restano valide le specifiche tecniche approvate con provvedimento del 29 dicembre 2009 (allegato B).

 

 

6) INPS: online il nuovo portale per i Consolati

L’INPS ha messo a punto per le Rappresentanze Diplomatiche un nuovo portale telematico dei servizi, in applicazione della Convenzione siglata il 20 giugno 2012 con il Ministero degli Affari Esteri (MAE), che prevede diverse iniziative dirette ad intensificare i rapporti di collaborazione fra le due Istituzioni, semplificando le procedure per migliorare il servizio all’utenza. In tale ottica, Inps e MAE, aprono sperimentalmente il nuovo portale dei servizi ad un numero significativo di Rappresentanze Diplomatiche, individuate in base alla consistenza della comunità di pensionati residenti nella circoscrizione di competenza ed alla quantità di richieste che pervengono all’INPS. L’applicativo è accessibile attraverso il percorso “Servizi Online > Per tipologia di utente > Enti pubblici e previdenziali > Servizi per i consolati”.Per accedervi è necessario il PIN rilasciato dall’INPS, che le Ambasciate e i Consolati potranno richiedere via PEC alla Direzione Centrale Sistemi Informativi e Tecnologici – Area Sicurezza ICT, secondo le modalità che verranno loro comunicate dal MAE.

(INPS, nota del 3 giugno 2015)

 

 

7) Bilanci: Dal CNDCEC una serie di approfondimenti sui nuovi principi contabili

Si parte con una guida all’OIC 16 (immobilizzazioni materiali), a seguire un focus sull'OIC 24. Marcello: “Forniamo un servizio utile a professionisti e imprese”.

Fornire agli operatori un’analisi attenta dei riflessi sui bilanci delle imprese generati dall’applicazione dei nuovo set di principi contabili nazionali. E’ questa la motivazione che ha spinto il Consiglio nazionale dei commercialisti – grazie all’attività della Commissione per lo studio dei principi contabili nazionali, presieduta dal prof. Gianfranco Capodaglio - a dare il via alla pubblicazione di una serie di approfondimenti tematici sulle novità contenute nei Principi contabili che incidono maggiormente sull’attività di professionisti e imprese. Si parte con una prima pubblicazione dedicata all’analisi dell’OIC 16 (2014), Immobilizzazioni materiali, ed è già in fase di elaborazione conclusiva anche l’analisi concernente l’OIC 24 (2015), Immobilizzazioni immateriali. Due pubblicazioni alle quali, nelle prossime settimane, ne seguiranno anche altre.

“L’applicazione del nuovo set di Principi contabili nazionali emanati dall’Organismo Italiano di Contabilità (OIC) nel periodo 2014/2015 – spiega il Consigliere nazionale dei commercialisti delegato ai principi contabili, Raffaele Marcello - seppur originati da un attento dibattito con gli operatori, presenta comunque riflessi sui bilanci delle imprese ancora in buona parte da analizzare. Alla luce delle prime adozioni dei documenti ai bilanci dell’esercizio 2014 si iniziano, poi, a definire delle prassi operative inerenti tematiche applicative che in molti casi, essendo i documenti dell’OIC articolati su principi generali, non sono considerate”.

Per questo motivo “l’adozione dei Principi contabili – continua Marcello - costituisce un elemento qualificante per i commercialisti, soprattutto nella logica di voler fornire una rappresentazione veritiera, corretta e non ambigua dello stato di salute delle realtà aziendali con cui professionalmente e a diverso titolo vengono periodicamente a contatto. Il perdurante stato di crisi economica e finanziaria, la definizione di nuovi istituti giuridici e l’evoluzione delle metodologie operative obbligano i redattori dei bilanci, partendo dai documenti dell’OIC, a sviluppare comportamenti professionali consolidati per dare credibilità alla comunicazione finanziaria delle imprese”.

I principi contabili nazionali, la cui emanazione da parte dell’OIC è stata riconosciuta a livello normativo anche dal dl 91/2014, stanno assumendo sempre più valore anche sotto il profilo tributario. Per tale motivo, le pubblicazioni del Consiglio nazionale dedicheranno specifiche considerazioni anche in merito all’impatto fiscale derivante dall’adozione delle novità contenute nei documenti dell’OIC e, in linea più generale, dalla corretta applicazione dei principi contabili.

(CNDCEC, nota del 3 giugno 2015)

 

 

8) Esenzione IMU per gli enti non commerciali: nota di approfondimento

L’IFEL (Fondazione ANCI), con la nota del 1 giugno 2015, fornisce una nota di approfondimento sulla delicata questione dell’esenzione da IMU per gli enti non commerciali.

L’imponibilità degli immobili posseduti e a vario titolo utilizzati dagli enti non commerciali e, in particolare, da ONLUS ed enti ecclesiastici, è stata caratterizzata da continui - e spesso contraddittori - mutamenti normativi e interventi interpretativi e giurisprudenziali.

La revisione normativa avviata con il D.L. n. 1/2012, a seguito dell’apertura di una procedura di infrazione europea per aiuti di Stato, con l’individuazione della fattispecie di uso “promiscuo” (commerciale-non commerciale) del medesimo immobile e con il successivo percorso attuativo, sembra poter dare maggior stabilità e certezza al regime di imposizione cui sono sottoposti gli immobili in questione. Restano tuttavia diversi aspetti non interamente definiti dalla normativa primaria e suscettibili di approfondimento.

Nel corso del 2013, il MEF ha trattato alcuni aspetti operativi ed applicativi relativi all’esenzione IMU degli enti non commerciali, conseguenti al mutato quadro normativo di riferimento (risoluzioni n. 1/DF e n. 3/DF), ha prospettato la soluzione di alcuni casi pratici, prendendo a riferimento una parte della giurisprudenza di legittimità formatasi in tema di esenzione ICI (risoluzione n. 4/DF), nonché individuato modalità specifiche per il pagamento con particolare riferimento ai casi di immobili ad uso misto, commerciale e non commerciale (risoluzione n. 7/DF).

Restano tuttavia aperte alcune questioni, sulle quali le conclusioni proposte non appaiono pienamente condivisibili. Con il rischio che l’applicazione della normativa adottata all’inizio del 2012 risulti incerta ed esposta a fenomeni di elusione e di difficoltà di controllo degli adempimenti da parte dei Comuni.

Con la nota di approfondimento del 1° giugno 2015, l’IFEL analizza la normativa e le posizioni espresse dal MEF, per fornire elementi di valutazione e giudizio utili per i funzionari e gli amministratori dei Comuni impegnati nella gestione tributaria e nei rapporti con i contribuenti nel complesso campo dell’imposizione sugli immobili degli enti non commerciali, alla luce dei provvedimenti ministeriali emanati e delle scadenze di presentazione delle dichiarazioni, più volte prorogate.

ENC: dichiarazione unica IMU TASI

La legge di Stabilità 2014 ha definitivamente affrontato il problema della dichiarazione IMU (e TASI) da parte degli enti non commerciali.

Nella dichiarazione gli enti non commerciali devono indicare tutti gli immobili posseduti distinguendo, nelle apposite sezioni, tra

- immobili totalmente imponibili (quadro A),

- immobili parzialmente imponibili e immobili esenti (quadro B).

Con riferimento agli immobili parzialmente imponibili, gli enti non commerciali sono tenuti ad indicare i criteri, stabiliti dal D.M. n. 200/2012, necessari a determinarne la percentuale di imponibilità in ragione dello svolgimento negli stessi di attività promiscua, non qualificabile esclusivamente come non commerciale.

Per quanto attiene invece le modalità di calcolo dell’imponibile in caso di utilizzo promiscuo dell’immobile, va segnalata un’anomalia nel modello di dichiarazione. Le modalità di determinazione del rapporto proporzionale sono definite dall’art. 5, D.M. n. 200 del 2012, il quale dispone che il rapporto è determinato con riferimento allo spazio, al numero dei soggetti nei confronti dei quali vengono svolte le attività con modalità commerciali ovvero non commerciali e al tempo.

Per le unità immobiliari destinate ad una utilizzazione mista, la proporzione è prioritariamente determinata in base alla superficie destinata allo svolgimento delle attività diverse da quelle esenti, rapportata alla superficie totale dell'immobile. Per le unità immobiliari che sono integralmente oggetto di un'utilizzazione mista, la proporzione è determinata in base al numero dei soggetti nei confronti dei quali le attività sono svolte con modalità commerciali, rapportato al numero complessivo dei soggetti nei confronti dei quali è svolta l'attività. Inoltre, nel caso in cui l'utilizzazione mista, oltre che nelle ipotesi sopra previste, è effettuata per periodi limitati dell'anno, la proporzione è determinata anche in base ai giorni durante i quali l'immobile è utilizzato per lo svolgimento delle attività commerciali.

In pratica, l’esenzione parziale deve essere considerata con riferimento ad una combinazione di condizioni:

- lo spazio (nel caso in cui l’utilizzo promiscuo si concretizzi nella destinazione ad attività commerciali di una parte dell’immobile non separabile funzionalmente sotto il profilo catastale);

- la platea dell’utenza (nel caso che l’attività commerciale sia diretta ad una parte degli utenti);

- il tempo durante il quale si protrae l’utilizzo commerciale dei locali o di quote di essi.

In caso di combinazione degli elementi spaziali, temporali, nonché relativi alla quota di clientela, i coefficienti percentuali di imponibilità devono essere moltiplicati.

Nel caso più semplice, un immobile utilizzato in modo commerciale per il 50% della superficie nell’arco di un semestre, risulterà imponibile per il 25% del suo valore fiscale (valore IMU x 50% x 50%).

Va considerata pertanto erronea la richiesta di “sommare” le percentuali, per ottenere il grado di imponibilità dell’immobile, che figura al quadro B, riga d) del terzo riquadro, del modello di dichiarazione IMU TASI Enti non commerciali.

L’IFEL segnala anche che le istruzioni alla dichiarazione non considerano l’ipotesi in cui un fabbricato venga utilizzato contemporaneamente per più attività. È il caso, ad esempio, di un immobile utilizzato per una parte ad attività ricettiva e per un’altra parte ad attività ricreativa, entrambe svolte in forma commerciale. In questo caso c’è il rischio che l’ente dichiarante debba dichiarare lo stesso fabbricato due volte, una per ogni attività svolta.

Obbligo presentazione della dichiarazione

L’IFEL ritiene che:

- l’obbligo di presentazione della dichiarazione ENC sussiste esclusivamente per quei soggetti che possiedono immobili esenti, o parzialmente esenti (da indicare nel quadro B), anche se unitamente a fabbricati totalmente imponibili (da indicare nel quadro A);

- conseguentemente, sussiste l’obbligo di presentazione della dichiarazione ordinaria nel caso di soggetti che possiedono immobili rientranti in una delle altre fattispecie esonerative diverse da quelle sopra considerate, come nel caso di immobili posseduti dagli enti del servizio sanitario nazionale destinati esclusivamente ai propri fini istituzionali (dichiarazione ordinaria con compilazione del campo n. 15 “Esenzioni”).

Tuttavia, né le istruzioni ministeriali né i vari interventi di prassi hanno trattato il caso dell’ente non commerciale che possiede sia immobili esenti, o parzialmente esenti, ai sensi dell’art. 7, comma 1, lettera i), D.Lgs. n. 504/1992, sia immobili esenti per una delle altre ipotesi contemplate dalla normativa IMU. In tale ipotesi, pare inevitabile la presentazione di una doppia dichiarazione, ovvero di quella prevista per gli enti non commerciali per l’esenzione di cui alla lettera i) e di quella ordinaria per le altre ipotesi esonerative. L’ipotesi - sottolinea l’IFEL - è tutt’altro che rara.

Termini di presentazione

La scadenza ordinaria per la presentazione della dichiarazione - come individuata dal D.M. 26 giugno 2014 - coincide con quella fissata dal D.L. n. 201 del 2011, secondo cui i soggetti passivi devono presentare la dichiarazione entro il 30 giugno dell’anno successivo a quello in cui il possesso degli immobili ha avuto inizio o sono intervenute variazioni rilevanti ai fini della determinazione dell’imposta.

Da ultimo, con decreto direttoriale del 4 agosto 2014 sono state approvate le specifiche tecniche per la trasmissione telematica dei dati relativi al modello di dichiarazione IMU e TASI Enti non commerciali.

Versamento dell’IMU da parte degli enti non commerciali

La Risoluzione n.7/DF del 2013 ha affrontato la questione del versamento dell’IMU da parte degli enti non commerciali per effetto dell’entrata in vigore delle nuove disposizioni riguardanti l’accatastamento separato e il computo della percentuale di utilizzazione mista (co. 2 e 3 dell’art. 91-bis del dl n. 1 del 2012).

Con riferimento al versamento dell’IMU relativo all’anno 2013, la Risoluzione è intervenuta sostenendo che la prima rata dovesse essere determinata sulla scorta degli elementi e dei dati a disposizione per il medesimo anno e che l’IMU totale “dovrà ovviamente essere determinata come migliore stima possibile alla luce degli utilizzi prospettici (commerciali, istituzionali e promiscui) degli immobili”.

La medesima Risoluzione, relativamente alla seconda rata a conguaglio 2013, riteneva opportuno procedere ad una stima della stessa in considerazione della mancata conoscibilità dell’importo effettivamente dovuto prima del 31 dicembre 2013. A tale proposito, l’eventuale conguaglio, sempre secondo le indicazioni del Ministero, poteva essere versato contestualmente alla prima rata di acconto 2014.

L’opportunità che i termini di pagamento fossero chiaramente espressi per via legislativa, piuttosto che attraverso provvedimenti amministrativi ha probabilmente condotto ad una successiva modifica normativa recata dall’art. 1, co. 721 della legge n. 147 del 2013. La norma ha disposto che gli enti non commerciali versino l’IMU in tre rate, di cui le prime due, da versare il 16 giugno ed il 16 dicembre, di importo pari ciascuna al 50% dell’imposta complessivamente versata per l’anno precedente, mentre la terza, a conguaglio dell’imposta dovuta, deve essere versata entro il 16 giugno dell’anno successivo a quello cui si riferisce il versamento.

Lo stesso comma 721 prevede anche la possibilità per gli enti non commerciali di autocompensare, in sede di versamento, l’eventuale credito maturato nei confronti del Comune, risultante però dalle dichiarazioni presentate a partire dal 2014. A tal fine occorrerà compilare il quadro D della dichiarazione, nel quale indicare l’eventuale credito di cui si chiede il rimborso o utilizzato in com-pensazione.

Infine, per quanto riguarda i tempi di presentazione della dichiarazione IMU da parte degli enti non commerciali, le osservazioni del Mef, contenute nella Risoluzione n. 7/DF, risultano superate da quanto disposto dal comma 719 della legge n. 147 del 2013 e dal successivo D.M. 26 giugno 2014 (approvazione del modello di dichiarazione) cui si è già fatto riferimento nel paragrafo relativo alla dichiarazione unica IMU TASI degli enti non commerciali.

 

Vincenzo D’Andò