Quali sono i requisiti oggettivi e soggettivi per l’applicazione del regime IVA del margine al commercio di beni usati

di Massimo Pipino

Pubblicato il 30 maggio 2015



la possibilità di utilizzo del regime IVA detto 'del margine', dedicato a chi commercia beni usati, è soggetta ad una serie di requisiti di accesso: presentiamo un'introduzione ai soggetti che possono aderire a tale particolare regime IVA

Nell'ambito del commercio di beni usati, di oggetti d’arte, d’antiquariato e da collezione, nonché nell'attività delle case d'asta trova applicazione un regime IVA speciale, la cui disciplina viene fissata dagli articoli 36 e segg. del Decreto Legge n. 41/1995 (“Misure urgenti per il risanamento della finanza pubblica e per l'occupazione nelle aree depresse”), convertito con modificazioni dalla Legge 22 marzo 1995, n. 85. Con tale complesso di norme il legislatore ha inteso evitare fenomeni di doppia o reiterata imposizione in riferimento alle compravendite di beni che dopo essere usciti una prima volta dal circuito commerciale (ed avere quindi già scontato l'IVA) vengono successivamente ceduti ad un soggetto passivo per la successiva rivendita. In tal caso, se non si avesse l'applicazione del particolare regime in parola si avrebbe come conseguenza una ulteriore imposizione in relazione al prezzo di vendita da quest’ultimo praticata. Per i suddetti beni, è quindi previsto che sia assoggettato a IVA il solo utile lordo realizzato dal rivenditore, cioè la differenza (si tratta, appunto, del cosiddetto “margine”) eventualmente esistente fra il prezzo di vendita e quello di acquisto, maggiorato delle spese di riparazione e di quelle accessorie.

Il regime speciale definito dagli articoli 36 e seguenti del Decreto Legge 41/1995 può essere applicato attraverso una delle tre diverse modalità che il legislatore ha previsto:

  • regime del margine ordinario (o analitico), dove l’eventuale margine imponibile viene determinato per ogni singolo bene;

  • regime del margine forfetario (o percentuale), dove la base imponibile viene determinata in base a percentuali fissate dalla norma sul corrispettivo di vendita;

  • regime del margine globale, dove il margine viene determinato per masse di operazioni effettuate cumulativamente nel mese o trimestre.



Se si utilizza il metodo analitico l’imposta deve essere calcolata sulla differenza positiva (o “margine”) esistente tra il corrispettivo che viene realizzato all'atto della vendita di ciascun bene e il prezzo di acquisto del medesimo, incrementato delle spese accessorie e di riparazione al lordo dell’IVA. Nel caso di margine negativo il corrispettivo di vendita rimane escluso dalla tassazione senza possibilità di successivo utilizzo. Se al contrario il margine è positivo l’IVA viene calcolata mediante lo scorporo previsto dall’articolo 27 del DPR 633/1972 e l’IVA così calcolata viene inserita nella liquidazione del periodo di riferimento. È utile ricordare che trattandosi di un regime speciale basato sul metodo di calcolo “base da base” l’eventuale IVA che è stata assolta dal rivenditore sulle spese accessorie, di riparazione e ricondizionamento per espressa previsione dell'articolo 36, quarto comma, del Decreto Legge n. 41/95, non è mai detraibile, ma concorre alla formazione del margine lordo. La Circolare del 22 giugno 1995 n. 177 del Ministero delle Finanze - Dipartimento Entrate - Affari Giuridici - Servizio III - ha chiarito quale sia la corretta definizione di spese accessorie e di riparazione, precisando che si deve trattare di costi specificamente afferenti e tali da permettere il riutilizzo del bene (il citato documento di prassi si esprime come segue:Per spese accessorie e di riparazione debbono intendersi i costi sostenuti dal rivenditore che abbiano una specifica inerenza o alla fase di acquisizione del bene o a quella successiva di riattazione dello stesso").

Con il metodo forfetario il margine si determina in base a determinate percentuali forfetarie. Si tratta di un metodo che viene applicato nel caso di cessioni per le quali, risultando particolarmente difficoltoso calcolare il margine con il metodo ordinario o analitico, esso viene determinato in via presuntiva calcolandolo in misura percentuale rispetto al prezzo di vendita. Ciò sia al fine di evitare che il margine sia costituito dall’intero prezzo di vendita, sia al fine di semplificare gli adempimenti previsti dal particolare regime in esame. Esattamente come nel caso del regime analitico, anche per quello forfetario non si possono computare:

  • le spese accessorie che sono state sostenute nella fase di commercializzazione del bene compravenduto;

  • le spese generali (amministrazione, cancelleria, energia, telefono, consulenze, eccetera) che sono state sostenute per l'esercizio dell'attività. Di conseguenza, per tali spese ed oneri di gestione l'IVA che è stata assolta in fase di acquisto si porta in detrazione secondo i criteri e le modalità ordinarie (IVA da IVA) secondo le modalità ed i termini che vengono stabiliti dagli articoli 19 e seguenti del DPR 633/1972);

  • le spese di manutenzione, riparazione, ricondizionamento, miglioramento, eccetera sostenute in riferimento a beni mobili ed immobili, strumentai e non, diversi da quelli che sono soggetti al regime del margine;

  • le spese qualificabili come autoconsumo interno, le spese accessorie e di riparazione che sono state sostenute servendosi della struttura operativa interna dell'impresa. Tali spese, in quanto riferite a costi interni, non devono essere fatturate.



Inoltre, l'IVA che è stata assolta da parte del contribuente/rivenditore per l'acquisto del bene (anche se in conseguenza di un'operazione intracomunitaria ed in caso di importazione) che viene successivamente rivenduto con applicazione del regime forfetario, e/o pagata in occasione del sostentamento delle spese di riparazione ed accessorie eventualmente sostenute è indetraibile.

La determinazione dell'ammontare del margine viene definita globalmente prendendo a confronto gli ammontari complessivi delle vendite che sono state realizzate e degli acquisiti che sono stati effettuati nel corso del mese o del trimestre preso a riferimento. Nel caso in cui la somma algebrica risulti essere positiva (ovvero quando l'ammontare delle vendite che sono state realizzate è risultato essere maggiore di quello degli acquisti che sono stati effettuati), il contribuente è tenuto a determinare l'IVA dovuta mediante il procedimento di scorporo (tale procedimento verrà successivamente illustrato nel paragrafo dedicato alle operazioni di liquidazione dell'imposta). Diversamente se la somma algebrica risulta essere negativa, ovvero quando l'ammontare delle vendite che sono state effettuate è risultato essere minore di quello degli acquisti che sono stati realizzati, il cosiddetto “credito di margine” che si viene a realizzare può essere computato in diminuzione nel periodo successivo e, dunque, essere detratto dal margine positivo eventualmente prodotto nel corso del periodo (mese/trimestre) di riferimento. Il “margine negativo” residuato alla fine dell'anno, può essere riportato a scomputo nell'anno di imposta successivo e, dunque, utilizzato in diminuzione sin dal primo margine positivo risultante dalla prima liquidazione mensile/trimestrale del nuovo anno.

Se, come è già stato segnalato in precedenza, sotto il profilo oggettivo i beni interessati dalla disciplina in esame sono i beni mobili usati, suscettibili di reimpiego nello stato originario o previa riparazione, nonché gli oggetti d’arte, d’antiquariato e da collezione indicati nella tabella allegata al Decreto Legge n. 41/1995 (“Misure urgenti per il risanamento della finanza pubblica e per l'occupazione nelle aree depresse”), convertito con modificazioni dalla Legge 22 marzo 1995, n. 85, dal punto di vista soggettivo, invece, sono interessati al regime speciale i contribuenti che esercitano per professione abituale il commercio all’ingrosso, al dettaglio o in forma ambulante dei beni citati, a condizione che non abbiano subìto, all’atto dell’acquisto, la rivalsa dell’imposta, sebbene in taluni casi il tributo possa aver concorso alla determinazione del prezzo pagato.

Il regime speciale, pur con qualche limitazione, trova applicazione anche nei confronti dei soggetti che effettuano cessioni dei suddetti beni non nel quadro dell’esercizio abituale di attività di commercio degli stessi. Si tratta, cioè, delle imprese, professionisti ed enti soggetti passivi IVA che occasionalmente cedono beni usati od oggetti d’arte, d’antiquariato e da collezione.

Come è stato anticipato in precedenza, la disciplina in esame presuppone che i beni siano stati acquistati presso privati, vale a dire presso soggetti che non agiscono nell’esercizio d’impresa, arte o professione e che, pertanto, non rivestono la qualifica di soggetti IVA. In proposito, è dato osservare che si considerano acquistati presso privati anche:

  • i beni acquistati presso un soggetto passivo che non ha potuto operare, in sede d’acquisto, la detrazione dell’imposta secondo quanto viene previsto dall’articolo 19, comma 2, del D.P.R. n. 633/972. Restano, invece, escluse dalla previsione normativa tutte le altre ipotesi in relazione alle quali la detrazione è esclusa, in tutto o in parte, quali quelle previste dall’articolo 19, comma 5, e dall’articolo 36-bis del medesimo decreto;

  • i beni che sono stati acquistati presso un soggetto passivo comunitario in regime di esonero nel proprio Stato;

  • i beni che sono stati acquistati presso un soggetto passivo che opera anch’esso nel regime speciale del margine.



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30 maggio 2015

Massimo Pipino