Le esclusioni dall’Irap: rassegna mensile di giurisprudenza

di Danilo Sciuto

Pubblicato il 15 maggio 2015



in vista della stagione di Unico presentiamo una rassegna di giurisprudenza aggiornata in tema di debenza o meno dell'IRAP per piccoli professionisti e piccoli imprenditori

Premessa

Proseguiamo con il gettonatissimo tema dell’ambito di applicazione dell’ IRAP.

Nella puntata odierna, termineremo l’analisi delle sentenze del 2013 ed inizieremo quelle datate 2014. Tra le tante, ne segnaliamo due che affermano dei principi molto importanti. La prima, prevede la non irrogabilità delle sanzioni in presenza di obiettiva incertezza della norma; la seconda, che afferma che per indagare sulla soggettività passiva del soggetto, occorre guardare non solo alla quantità delle spese, ma anche alla loro qualità.

 
 

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L’autonoma organizzazione non è sottintesa nel lavoro autonomo abituale

La domanda di rimborso IRAP fatta valere in giudizio dal contribuente implica a suo carico l'onere di allegazione e dimostrazione dei fatti costitutivi della pretesa, individuabili nell'assenza del presupposto dell'imposta, ovvero la sussistenza di un'autonoma organizzazione. Tale presupposto ricorre quando il contribuente sia, sotto qualsiasi forma, il responsabile dell'organizzazione ed impieghi beni strumentali eccedenti, secondo l'id quod plerumque accidit, il minimo indispensabile per l'esercizio dell'attività in assenza di organizzazione, oppure si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui.

(Cassazione, sezione V, sentenza n. 23719/13)

 

Non bastano l’auto di lusso e l’elevato reddito per presumere l’autonoma organizzazione

In tema di IRAP, presupposto per l'applicazione dell'imposta, secondo la previsione del D.Lgs. 15 dicembre 1997, n. 446, art. 2, è l'esercizio abituale di un'attività autonomamente organizzata diretta alla produzione o allo scambio di beni ovvero alla prestazione di servizi, che ricorre qualora il contribuente sia il responsabile dell'organizzazione ed impieghi beni strumentali, eccedenti per quantità o valore, il minimo generalmente ritenuto indispensabile per l'esercizio della professione, oppure si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui" (Cass. 26161/2011). La CTR non ha fatto corretto uso di tale principio, in quanto ha dedotto l'esistenza dell'autonoma organizzazione solo dall'entità del reddito conseguito (che di per sè non è indice di assoggettamento ad IRAP) e dall'auto utilizzata dal contribuente per giungere sul posto di lavoro, senza peraltro prendere nella giusta considerazione i dati risultanti dalla dichiarazione (in particolare: compensi a terzi solo per Euro 620,00, a fronte del reddito di Euro 116.546,00).

(Cassazione, sezione V, sentenza n. 23113/13)

 

L’irap e il tassista

E' soggetto passivo dell'Irap chi si avvalga, nell'esercizio dell'attività di lavoro autonomo (o d'impresa anche minore), di una struttura organizzata in un complesso di fattori che per numero, importanza e valore economico siano suscettibili di creare un valore aggiunto rispetto alla mera attività intellettuale (o manuale) supportata dagli strumenti indispensabili e di corredo al suo know-how, con la conseguenza che può essere escluso il presupposto di imposta solo quando il risultato economico trovi ragione esclusivamente nell'auto-organizzazione del professionista (ovvero prestatore autonomo) o, comunque, quando l'organizzazione da lui predisposta abbia incidenza marginale e non richieda necessità di coordinamento.

(Cassazione, sezione V, sentenza n. 21326/13)

 

Escluso il medico che utilizza lo studio in affitto

Il contribuente, nel corso dei due giudizi, ha documentato che l'attività di lavoro autonomo esercitata è stata svolta senza l'impiego di beni strumentali di rilievo, confortando così l'assunto dell'esistenza di una struttura tecnica insignificante, basata sull'attività personale del professionista (medico). Relativamente ai compensi corrisposti a terzi, tenuto conto dell'importo modesto e rilevata la totale assenza di spese per prestazioni di lavoro dipendente, la Commissione ritiene che detta somma debba essere considerata quale compenso per prestazione occasionale.

(Commissione Tributaria Regionale Lombardia Milano, Sentenza n. 121/ XXXV/2013)

 

Altre due ipotesi di esclusione dei medici

 Non integra il presupposto impositivo dell'autonoma organizzazione in capo al contribuente, medico di base del servizio sanitario nazionale, la circostanza dell'utilizzazione di due studi dovendosi circoscrivere alla mera agevolazione per il pubblico di accesso alle prestazioni professionali.

(Cassazione, sezione VI, ordinanza n. 2967/14)

 

Deve escludersi la sussistenza del presupposto impositivo ai fini Irap dell’autonoma organizzazione in capo ad un professionista (nella specie, medico di base) che abbia l’ausilio di un collaboratore dipendente part time

(Cassazione, sezione VI, ordinanza n. 3758/14)

 

Il concetto di autonoma organizzazione nei professionisti

E' soggetto passivo dell'Irap colui che si avvalga, nell'esercizio dell'attività di lavoro autonomo, di una struttura organizzata in un complesso di fattori che, per numero, importanza e valore economico, sono suscettibili di creare un valore aggiunto rispetto alla mera attività intellettuale supportata dagli strumenti indispensabili e di corredo al suo know-how, potendosi escludere il presupposto di imposta quando il risultato economico trovi ragione esclusivamente nell'autoorganizzazione del professionista o, comunque, quando l'organizzazione da lui predisposta abbia un'incidenza marginale e non richieda necessità di coordinamento.

(Cassazione, sezione V, sentenza n. 27213/13)

 

Sanzioni non irrogabili in tema di irap

Nella sentenza 22252/2011 si afferma che può sussistere incertezza quando il complesso normativo di riferimento si articoli in una pluralità di prescrizioni, il cui coordinamento si riveli concettualmente difficoltoso, a causa della relativa equivocità. Sulla scorta di questo principio, afferma la Corte, non può trascurarsi che nel periodo oggetto di imposizione (dal 2003 al 2005) sussistesse una obiettiva incertezza in ordine al presupposto dell’attività “autonomamente organizzata” e segnatamente in merito al contenuto da dare ai termini “organizzazione” ed “autonomia”. Si riscontra ancora che tale obiettiva incertezza era desumibile dal lessico utilizzato e dalla difficoltà di darne una lettura inequivoca, anche con riguardo all’esigenza dell’indispensabile coordinamento con il complesso quadro normativo di riferimento, sia fiscale che ordinamentale.

(Cassazione, sentenza n. 4394/14)

 

L’irap negli studi associati familiari

Non è tenuto al pagamento dell’Irap lo studio associato composto da padre e figlia, senza dipendenti. Ciò in quanto deve ritenersi escluso, in tale fattispecie, il requisito dell’autonoma organizzazione.

(Cassazione, sentenza n. 4394/14)

 

Per configurare l’autonoma organizzazione il lavoro dipendente non deve essere occasionale

A norma del combinato disposto del D.Lgs. 15 dicembre 1997, n. 446, art. 2, primo periodo, e art. 3, comma 1, lett. c) l'esercizio delle attività di lavoro autonomo è escluso dall'applicazione dell'imposta regionale sulle attività produttive (IRAP) solo qualora si tratti di attività non autonomamente organizzata; il requisito dell'autonoma organizzazione, il cui accertamento spetta al giudice di merito ed è insindacabile in sede di legittimità, se congruamente motivato, ricorre quando il contribuente: a) sia sotto qualsiasi forma, il responsabile dell'organizzazione e non sia, quindi, inserito in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilità ed interesse; b) impieghi beni strumentali eccedenti, secondo l'id quod plerumque accidit, il minimo indispensabile per l'esercizio dell'attività in assenza di organizzazione, oppure si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui; costituisce onere del contribuente che chieda il rimborso dell'imposta asseritamente non dovuta dare la prova dell'assenza delle condizioni sopraelencate (Cass. n. 3680/2007, 3678/2007, n. 3676/2007, n. 3672/2007). La decisione impugnata sembra fare malgoverno di tale principio, avendo affermato che l'esborso per lavoro dipendente, di per sè, fosse condizione sufficiente per integrare il presupposto impositivo, non considerando che, in base al trascritto principio, solo il lavoro dipendente non occasionale, cioè strutturalmente inserito nell'organizzazione del professionista, può assumere rilievo agli effetti di che trattasi.

(Cassazione, sentenza n. 4111/14)

 

La soggettività Irap dipende anche dalla qualità delle spese, non solo dalla quantità

In sede di ricorso, la Agenzia non contesta adeguatamente la valutazione in fatto del giudice di secondo grado, limitandosi a sottolineare la quantità di spese affrontate dal professionista; fattore di per sè non decisivo se considerato nel suo importo globale, in quanto - ad esempio - le spese per trasferte o per i compensi ai domiciliatali non sono significative ai fini della sussistenza di una autonoma organizzazione. Nè assume valore decisivo la presenza di una segretaria, così come ribadito anche di recente da questa Corte.  Il Collegio ha condiviso la proposta del relatore in quanto le modeste spese per personale dipendente non sono sufficienti a determinare, come invece ritiene la sentenza impugnata, l'automatica soggezione del contribuente ad IRAP (sentenza 2020/2013 di questa Corte).

(Cassazione, sentenza n. 7153/14)

 

Gli studi associati e l’irap

In tema di imposta regionale sulle attività produttive, l'esercizio in forma associata dell'attività di amministratore di condominio, sebbene senza dipendenti o collaboratori e, comunque, con beni strumentali di esiguo valore, è circostanza di per sé idonea a far presumere l'esistenza di una autonoma organizzazione di strutture e mezzi, nonché dell'intento di avvalersi della reciproca collaborazione e delle rispettive competenze, ovvero della sostituibilità nell'espletamento di alcune incombenze, sì da potersi ritenere che il reddito prodotto non sia frutto esclusivamente della professionalità di ciascun componente dello studio e, conseguentemente, debba essere assoggettato all'IRAP, a meno che il contribuente non dimostri che tale reddito è derivato dalla sola attività dei singoli associati.

(Cassazione, sentenza n. 1575/14)

 

15 maggio 2015

Danilo Sciuto