Diario quotidiano del 28 maggio 2015: finalmente è disponibile GERICO 2015!

Pubblicato il 28 maggio 2015



cessione crediti PA in G.U.; frode carosello: non basta esibire la visura camerale; disponibile il software di compilazione modello Unico Sc 2015; servizi ex Enpals per le Imprese, Consulenti e Professionisti su Portale INPS: rilascio nuova versione procedura telematica per la richiesta del Certificato di agibiltà; criteri di concessione degli ammortizzatori sociali in deroga alla normativa vigente; coltivatori diretti, coloni, mezzadri e imprenditori agricoli professionali: contributi obbligatori dovuti per l’anno 2015; corresponsione dell’assegno per il nucleo familiare: nuovi livelli reddituali per il periodo 1° luglio 2015-30 giugno 2016; bonus pensioni: ecco a chi spettano gli arretrati; questioni controverse in materia di rideterminazione del valore di acquisto dei terreni: orientamenti giurisprudenziali e gestione del contenzioso pendente; prescrizione rimborso d’imposta: intervento della Cassazione; disponibile finalmente il software di compilazione Studi di settore - Gerico 2015

 

 Indice:

 1) Cessione crediti PA in G.U.

 2) Frode carosello: non basta esibire la visura camerale

 3) Disponibile il software di compilazione modello Unico Sc 2015

 4) Servizi ex Enpals per le Imprese, Consulenti e Professionisti su Portale INPS: rilascio nuova versione   procedura telematica per la richiesta del Certificato di agibiltà

 5) Criteri di concessione degli ammortizzatori sociali in deroga alla normativa vigente

6) Coltivatori diretti, coloni, mezzadri e imprenditori agricoli professionali: contributi obbligatori dovuti   per l’anno 2015

 7) Corresponsione dell’assegno per il nucleo familiare: nuovi livelli reddituali per il periodo 1° luglio   2015-30 giugno 2016

 8) Bonus pensioni: ecco a chi spettano gli arretrati

 9) Questioni controverse in materia di rideterminazione del valore di acquisto dei terreni: orientamenti giurisprudenziali e gestione del contenzioso pendente

 10) Prescrizione rimborso d’imposta: intervento della Cassazione

 11) Disponibile finalmente il software di compilazione Studi di settore - Gerico 2015

 

 

1) Cessione crediti PA in G.U.

E’ stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 120 del 26 maggio 2015, il Decreto 11 marzo 2015 recante modifiche ed integrazioni al decreto 27 giugno 2014, riguardante gli strumenti per favorire la cessione dei crediti certificati ai sensi dell’art. 37 del D.L. 24 aprile 2014, n. 66, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 giugno 2014, n. 89.

In particolare, viene stabilito che all’art. 1, comma 1, lettera g), del suddetto decreto ministeriale 27 giugno 2014, dopo le parole «operazione di cessione,» sono aggiunte le seguenti parole: «180 giorni dalla data di cessione, ovvero» e dopo le parole «nella certificazione» sono aggiunte le seguenti parole: «del credito, se questa e' successiva a 180 giorni dalla data di cessione».

Dunque, il Ministero dell’Economia modifica i termini per la richiesta di accesso al Fondo di garanzia sulla cessione dei crediti vantati nei confronti della Pubblica amministrazione, prevedendo la possibilità di attivazione decorsi 180 giorni dalla data dell’atto di cessione.

Il DM 27 giugno 2014 ha disciplinato le modalità di intervento del Fondo di garanzia istituito presso il Ministero dell’Economia sulle cessioni dei crediti vantati dai fornitori nei confronti della Pubblica Amministrazione.

In virtù del provvedimento, i fornitori possono cedere pro soluto il proprio credito certificato e assistito dalla garanzia dello Stato a banche e a intermediari finanziari incassando quanto dovuto al netto di una percentuale di sconto che è fissata nella misura massima dell’1,90% in ragione d’anno. Lo sconto si riduce all’1,60% per gli importi eccedenti 50.000 euro di ammontare della cessione.

A fronte di temporanee carenze di liquidità delle amministrazioni debitrici, inoltre, sono rese possibili operazioni di ridefinizione dei termini e delle condizioni di pagamento dei debiti ceduti, anch’esse assistite dalla garanzia dello Stato. In questi casi la misura massima dei tassi di interesse è commisurata a quella relativa alle operazioni di mutuo con onere di ammortamento a carico del bilancio dello Stato.

Il D.L. 66/2014, inoltre, ha previsto che la Cassa Depositi e Prestiti S.p.A. e altre istituzioni finanziarie dell’Unione europea e internazionali possano acquisire dalle banche e dagli intermediari finanziari, sulla base di una convenzione quadro con l’ABI, i crediti ceduti, garantiti dallo Stato.

I soggetti garantiti, in caso di mancato pagamento, anche parziale, dell’importo dovuto da parte della pubblica amministrazione debitrice, entro 90 giorni dalla scadenza del termine per l’adempimento, devono trasmettere alla PA interessata l’intimazione al pagamento dell’ammontare dell’esposizione tramite raccomandata A/R o a mezzo PEC.

Il termine per l’adempimento era originariamente individuato nella data indicata dalla pubblica amministrazione debitrice nella relativa certificazione. Tale termine viene ora fissato, per effetto del DM 11 marzo 2015, decorsi 180 giorni dalla data della cessione nell’ipotesi in cui il giorno indicato nella certificazione cada successivamente.

 

 

2) Frode carosello: non basta esibire la visura camerale

La visura camerale non dimostra che l’impresa sia veramente esistente e che, quindi, le fatture emesse non possano essere false.

Lo ha ricordato la Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 10793 del 26 maggio 2015.

Nel caso di specie, il giudice di legittimità si é occupato del caso di una società operante nel settore del commercio di autoveicoli, che aveva acquistato delle auto da società rivelatesi “cartiere”. Il Fisco, infatti, aveva dimostrato che queste ultime erano sprovviste di una struttura organizzativa e di una sede o locali idonei in cui svolgere l’attività di vendita di autoveicoli. Peraltro, era stato altresì evidenziato che le auto erano state consegnate alla contribuente da soggetti diversi dalle società formalmente alienanti e non vi erano i relativi documenti di trasporto.

Secondo la Suprema Corte, la dimostrazione che la prestazione non è stata resa dal fatturante, perché sfornito di dotazione personale e strumentale adeguata alla sua esecuzione, costituisce di per sé idoneo elemento sintomatico dell’assenza di buona fede del contribuente. Inoltre, l’immediatezza dei rapporti (cedente/prestatore – cessionario/committente), ove non siano del tutto sporadici o occasionali, induce ragionevolmente a escludere in via presuntiva l’ignoranza incolpevole del cessionario o committente circa l’avvenuto versamento dell’IVA a soggetto non legittimato, né assoggettato all’obbligo del pagamento dell’imposta.

L’onere della prova si sposta dunque sul cessionario, che deve dimostrare di non essere a conoscenza del fatto che il fornitore effettivo del bene o del servizio non fosse il fatturante.

In generale, in tema di coinvolgimento del cessionario nelle “frodi carosello”, nel caso di apparente regolarità contabile della fattura, dotata dei requisiti di legge, l’onere della prova grava sull’Ufficio, nel senso che questi deve dimostrare: gli elementi di fatto della frode, attinenti al cedente, ovvero la sua natura di “cartiera”, l’inesistenza di una struttura autonoma operativa, il mancato pagamento dell’IVA come modalità preordinata al conseguimento di un utile nel meccanismo fraudolento; la connivenza nella frode da parte del cessionario, non necessariamente però con prova certa ed incontrovertibile, bensì con presunzioni semplici, purché dotate dei requisiti di gravità, precisione e concordanza, consistenti nell’esposizione di elementi obiettivi – che possono coincidere anche con quelli di cui al precedente punto – tali da porre sull’avviso qualsiasi imprenditore onesto e mediamente esperto sull’inesistenza sostanziale del contraente, laddove tale inesistenza non può non essere colta in base al dovere di accortezza e diligenza insito nell’esercizio di una attività imprenditoriale e commerciale qualificata. Qualora l’Amministrazione finanziaria abbia fornito una prova nei termini di cui sopra, l’onere a carico della medesima si intende assolto e grava sul contribuente l’allegazione della prova contraria.

 

 

3) Disponibile il software di compilazione modello Unico Sc 2015

E’ pronta la versione 1.0.0 del 26/05/2015 del software Unico SC 2015 che consente la compilazione del modello Unico SC 2015 e la creazione del relativo file da inviare telematicamente.

Unico SC 2015 utilizza una nuova tecnologia di distribuzione dei software basati su Java che consente all'utente di usufruire delle applicazioni direttamente dal web. In tal modo è possibile attivare le applicazioni in maniera semplice e con un solo clic, avendo la certezza di utilizzare sempre la versione più aggiornata ed evitando complesse procedure di installazione o aggiornamento.

(Agenzia delle entrate, nota del 26 maggio 2015)

 

 

4) Servizi ex Enpals per le Imprese, Consulenti e Professionisti su Portale INPS: rilascio nuova versione procedura telematica per la richiesta del Certificato di agibiltà

L’Istituto fornisce indicazioni in merito al rilascio della procedura telematica per la richiesta e la conseguente emissione on-line del certificato di agibilità, adeguata alla luce dell’avvenuta estensione del sistema di identificazione delle suddette imprese in base alla matricola INPS.

Nell’ambito del processo di integrazione della gestione ex Enpals, con Circolare n. 154 del 03/12/2014 sono state date indicazioni in merito all’adozione, a partire dall’1.1.2015, delle modalità di attribuzione delle posizioni contributive aziendali in vigore per le aziende con dipendenti anche per i datori di lavoro dello spettacolo e dello sport professionistico ai fini dell’espletamento di tutti gli adempimenti contributivi e informativi di legge nei confronti dell’Istituto.

A partire dalla data del 1 giugno 2015 non potranno più essere effettuate nuove richieste di agibilità con la preesistente applicazione esposta nel menu di sinistra della pagina del Portale “Servizi per le Aziende e Consulenti”, sotto la voce “Richieste di agibilità e denunce on line (ante 2015)” di “Servizi Settore Sport e Spettacolo”.

Ai fini della gestione del transitorio sarà comunque consentito, fino alla data del 30 giugno 2015, variare richieste di agibilità già inserite nella precedente modalità.

A partire dal 1 luglio 2015 non sarà più possibile inserire nuove date in richieste di agibilità già rilasciate per periodi non ancora decorsi a quella data, comunicate con la preesistente procedura.

Le uniche operazioni abilitate, nei limiti previsti dalla normativa, saranno l’eliminazione di Occupazioni e/o la variazione della qualifica e dell’importo della retribuzione giornaliera del lavoratore.

(INPS, messaggio n. 3575 del 27 maggio 2015)

 

 

5) Criteri di concessione degli ammortizzatori sociali in deroga alla normativa vigente

L’Inps con una circolare spiega i criteri di concessione degli ammortizzatori sociali in deroga alla normativa vigente.

Il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, in data 1 agosto 2014, ha emanato il decreto n.83473, pubblicato il 4 agosto 2014 sul sito istituzionale www.lavoro.gov.it. Il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, in data 11 settembre 2014, ha adottato la relativa circolare esplicativa n.19 e in data 24 novembre 2014 la nota n.5425, recante definizione di aspetti applicativi del D.I. n.83473 sui criteri di concessione degli ammortizzatori sociali in deroga.

Infine, in data 5 maggio 2015, il suddetto Ministero, attraverso la nota n.2241 dell’Ufficio legislativo, ha fornito ulteriori e puntuali indicazioni sul flusso di gestione delle domande di Cig in deroga regionale, ex art.2 commi 6, 7 e 12 del sopracitato decreto e sui relativi controlli che l’Istituto dovrà effettuare; tali indicazioni sono state recepite nella presente circolare.

Le disposizioni contenute nel decreto si applicano agli accordi stipulati – in sede regionale per le imprese ubicate nel territorio di una singola regione ed in sede governativa per le imprese c.d. plurilocalizzate – dal giorno della data di pubblicazione del decreto medesimo, ferme restando le limitazioni e le previsioni di cui all’art.6.

L’art. 2, commi 64, 65, 66 e 67, della legge 28 giugno 2012, n. 92 ha previsto anche per gli anni 2013-2016, ancorché in un quadro finanziario di progressiva riduzione delle risorse a tale scopo destinate, la possibilità di disporre la concessione o la proroga di trattamenti di integrazione salariale e di mobilità in deroga alla normativa vigente, al fine di garantire la graduale transizione verso il nuovo regime delineato dalla riforma degli ammortizzatori sociali, assicurando la gestione delle situazioni che derivano dal perdurare dello stato di debolezza dei livelli produttivi del paese.

Perdurando le conseguenze occupazionali della crisi, il legislatore è successivamente intervenuto con D.L. 21 maggio 2013, n. 54, convertito con modificazioni dalla legge 18 luglio 2013, n.85, ad incrementare le risorse destinate al finanziamento degli ammortizzatori sociali in deroga, prevedendo, nel contempo, all’art. 4, comma 2, la necessità di fissare i criteri per la concessione di tali prestazioni.

In attuazione della citata disposizione normativa il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, ha emanato in data 1 agosto 2014 il decreto n. 83473, di cui in data 29 ottobre 2014 è stata pubblicata un’ “errata corrige”.

(INPS, circolare n. 107 del 27 maggio 2015)

 

 

6) Coltivatori diretti, coloni, mezzadri e imprenditori agricoli professionali: contributi obbligatori dovuti per l’anno 2015

Il calcolo dei contributi I.V.S., dovuti dai coltivatori diretti, coloni, mezzadri ed imprenditori agricoli professionali, si basa sulla classificazione delle aziende nelle quattro fasce di reddito convenzionale indicate nella “Tabella D” allegata alla legge 2 agosto 1990, n. 233, rimodulate, a partire dal 1° luglio 1997, dal decreto legislativo 16 aprile 1997, n. 146 e convertite in euro come da circolare n. 83 del 23 aprile 2002.

Come è noto, ogni azienda è inclusa annualmente nella fascia di reddito convenzionale corrispondente al reddito agrario dei terreni condotti e/o a quello determinato dall’allevamento degli animali.

La contribuzione dovuta è determinata, ai sensi dell’art. 7 della legge 233/90, moltiplicando il reddito medio convenzionale – stabilito annualmente con Decreto del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, sulla base della media delle retribuzioni medie giornaliere degli operai agricoli – per il numero di giornate indicate nella citata “Tabella D”, in corrispondenza della fascia di reddito convenzionale in cui è inserita l’azienda e applicando al risultato le aliquote percentuali come di seguito riepilogate.

Con decreto 8 maggio 2015 del Direttore Generale per le Politiche Previdenziali del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali è stato determinato il reddito medio convenzionale, per l’anno 2015, in Euro 55,05.

Perantanto, per l’anno 2015 le aliquote da applicare ai coltivatori diretti, mezzadri, coloni e imprenditori agricoli professionali comprensive del contributo addizionale del 2%, previsto dall’art.12, ultimo comma, della legge 2 agosto 1990, n. 233, sono le seguenti:

- 22,8% (ridotta a 21,8% per i soggetti di età inferiore a 21 anni) per la generalità delle imprese;

- 21,4% (ridotta a 19,5% per i soggetti di età inferiore ai 21 anni) per le imprese ubicate in territori montani o in zone svantaggiate.

Si precisa, inoltre, che l’importo del contributo addizionale, di cui al comma 1, art. 17 della legge 3 giugno 1975, n. 160, per effetto del meccanismo di adeguamento periodico previsto dall’art. 22 della stessa legge, è pari, per l’anno 2015, a € 0,66 a giornata.

(INPS, circolare n. 108 del 27 maggio 2015)

 

 

7) Corresponsione dell’assegno per il nucleo familiare: nuovi livelli reddituali per il periodo 1° luglio 2015-30 giugno 2016

A decorrere dal 1° luglio 2015 sono stati rivalutati i livelli di reddito familiare ai fini della corresponsione dell'assegno per il nucleo familiare alle diverse tipologie di nuclei.

La legge n. 153/88 stabilisce che i livelli di reddito familiare ai fini della corresponsione dell'assegno per il nucleo familiare sono rivalutati annualmente, con effetto dal 1° luglio di ciascun anno, in misura pari alla variazione dell'indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati, calcolato dall'ISTAT, intervenuta tra l'anno di riferimento dei redditi per la corresponsione dell'assegno e l'anno immediatamente precedente.

In base ai calcoli effettuati dall'ISTAT, la variazione percentuale dell'indice dei prezzi al consumo tra l'anno 2013 e l'anno 2014 è risultata pari allo 0,2%.

In relazione a quanto sopra, sono stati rivalutati i livelli di reddito in vigore per il periodo 1° luglio 2014 – 30 giugno 2015 con il predetto indice.

Si allegano pertanto le tabelle contenenti i nuovi livelli reddituali, nonchè i corrispondenti importi mensili della prestazione, da applicare dal 1° luglio 2015 al 30 giugno 2016, alle diverse tipologie di nuclei familiari.

Gli stessi livelli di reddito avranno validità per la determinazione degli importi giornalieri, settimanali, quattordicinali e quindicinali della prestazione.

(INPS, circolare n. 109 del 27 maggio 2015)

 

 

8) Bonus pensioni: ecco a chi spettano gli arretrati

La Fondazione Studi del Consiglio Nazionale dei Consulenti del Lavoro, con la circolare n. 12 del 26 maggio 2015, analizza il D.L. n.65/2015 con cui si interviene in materia di perequazione automatica delle pensioni per dare attuazione alla sentenza n. 70/2015 della Corte Costituzionale. La circolare chiarisce a quanto ammonta la restituzione degli arretrati per singoli scaglioni, così come definito nel dispositivo normativo, e quale tassazione sarà applicata.

Il 21 maggio è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il DL n. 65/2015 che interviene in materia di perequazione automatica delle pensioni al fine dare attuazione alla sentenza n. 70/2015 della Corte Costituzionale che ha giudicato incostituzionale il blocco della perequazione in riferimento agli anni 2012 e 2013 per i trattamenti pensionistici di importo superiore a 1.443 euro (art. 24 comma 25 del Dl 201/2011).

La tecnica legislativa utilizzata consiste da un lato, in una nuova formulazione dell’art. 24 comma 25 del DL 201/2011 e, dall’altro lato, in un’aggiunta - nel medesimo articolo - di un nuovo comma 25bis, con la conseguente produzione di norme che dettano una nuova regolamentazione con efficacia retroattiva della perequazione per gli anni intercorrenti nel periodo 2012-2015.

Le modalità di calcolo del rimborso

Con la riformulazione dell’art. 24 comma 25 sono state definite le modalità di calcolo della perequazione per gli anni 2012-2013. Il meccanismo adottato non differisce da quello attualmente in vigore (art. 1 comma 483 della legge 147 del 2013) sulla base del quale è prevista una rivalutazione decrescente al crescere del trattamento pensionistico.

Secondo la Fondazione, è escluso il diritto dei pensionati alla ricostituzione del

trattamento pensionistico.

Per cui dal 1° agosto 2015 i titolari dei trattamenti pensionistici che nel 2011 assumevano un valore superiore a 1.443 euro su base lorda mensile avrebbero diritto esclusivamente al riconoscimento degli arretrati e non alla ricostituzione del trattamento pensionistico.

Dal 1° gennaio 2016 invece si avrà diritto sia alla rivalutazione del trattamento pensionistico sulla base dell’art. 1 comma 483 della legge 147 del 2013 sia alla rivalutazione degli arretrati sulla base dell’art. 24 comma 25 bis del DL 201 del 2011.

Tuttavia, il disposto normativo fissa un nuovo strumento perequativo con efficacia retroattiva senza limitarlo espressamente a modalità di calcolo degli arretrati. Pertanto una interpretazione letterale stretta condurrebbe non senza ragionevolezza al diritto alla ricostituzione dei trattamenti pensionistici.

Ma come già detto una interpretazione di più ampio respiro, porta ad escludere il carattere strutturale della perequazione operata dal DL 65/2015 e a propendere per una sua efficacia limitata alle modalità di calcolo degli arretrati.

 

 

9) Questioni controverse in materia di rideterminazione del valore di acquisto dei terreni: orientamenti giurisprudenziali e gestione del contenzioso pendente

Rivalutazione terreni: perizia ok anche se asseverata dopo il rogito. Questioni controverse in materia di rideterminazione del valore di acquisto dei terreni. Orientamenti giurisprudenziali e gestione del contenzioso pendente. Plusvalenza e “valore minimo di riferimento”. Sono questi i principali argomenti esaminati dall’Agenzia delle entrate con la risoluzione n. 53/E del 27 maggio 2015.

Non c’è volontà di conseguire un indebito vantaggio fiscale se in atto, senza menzionare l’intervenuta rideterminazione, viene indicato un valore di poco diverso da quello stimato

Per la determinazione della plusvalenza, ai sensi dell’articolo 7 della legge 448/2001, il contribuente può assumere – in luogo del costo o valore di acquisto – il valore del terreno rideterminato sulla base di una perizia giurata di stima.

Per la suprema Corte, l’asseverazione di questa perizia, in data successiva al rogito, non comporta decadenza dell’agevolazione. Inoltre, nei casi in cui il contribuente, nell’atto di cessione di terreno, indichi un valore di “poco” inferiore (frutto di mero errore) a quello rivalutato – non facendo menzione dell’intervenuta rideterminazione – per il calcolo della plusvalenza ai fini delle imposte dirette, potrà fare comunque riferimento al valore rivalutato che costituisce il “valore minimo di riferimento”.

Potrà riferirsi, comunque, a questo “valore minimo di riferimento” anche nell’ipotesi in cui, pur avendo dichiarato in atto un corrispettivo sensibilmente inferiore a quello periziato, ha comunque fatto menzione dell’intervenuta rideterminazione del valore del terreno.

Questi i principali chiarimenti forniti dall’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 53/E del 27 maggio 2015.

L’articolo 7 della legge 448 del 2001, nell’introdurre la possibilità di rideterminazione dei valori di acquisto dei terreni edificabili, ha espressamente previsto che “Agli effetti della determinazione delle plusvalenze e minusvalenze di cui all’articolo 81, comma 1, lettere a e b), del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917 e successive modificazioni, per i terreni edificabili e con destinazione agricola posseduti alla data del 1° gennaio 2002, può essere assunto, in luogo del costo o valore di acquisto, il valore a tale data determinato sulla base di una perizia giurata di stima (…) a condizione che il predetto valore sia assoggettato ad una imposta sostitutiva delle imposte sui redditi, secondo quanto disposto nei commi da 2 a 6”.

Ai sensi del comma 6, “La rideterminazione del valore di acquisto dei terreni edificabili e con destinazione agricola di cui ai commi da 1 a 5 costituisce valore normale minimo di riferimento ai fini delle imposte sui redditi, dell'imposta di registro e dell’imposta ipotecaria e catastale”.

In particolare, si ricorda che l’articolo 67 del TUIR (ex articolo 81), al primo comma, prevede che “sono redditi diversi… b). le plusvalenze realizzate a seguito di cessioni a titolo oneroso di terreni suscettibili di utilizzazione edificatoria secondo gli strumenti urbanistici vigenti al momento della cessione”.Il successivo articolo 68 prevede che “Le plusvalenze di cui alle lettere a) e b) del comma 1 dell’articolo 67 sono costituite dalla differenza tra i corrispettivi percepiti nel periodo di imposta e il prezzo di acquisto o il costo di costruzione del bene ceduto, aumentato di ogni altro costo inerente al bene medesimo …. Il costo dei terreni suscettibili d’utilizzazione edificatoria di cui alla lettera b) del comma 1 dell’articolo 67 è costituito dal prezzo di acquisto aumentato di ogni altro costo inerente, rivalutato in base alla variazione dell’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati nonché dell’imposta comunale sull’incremento di valore degli immobili”.

Sull’argomento, in sede di prima interpretazione della disposizione contenuta nella legge 448/2001, l’Amministrazione finanziaria, con circolare 16/2005, ha precisato che “il valore rideterminato non può essere utilizzato prima della redazione e del giuramento della perizia in quanto nell’atto deve essere indicato il valore periziato del bene”. Tale posizione è stata successivamente ribadita con le circolari 47/2011 e 1/2013. Anche nella circolare 47/2011, infatti, l’Agenzia ha confermato che “è necessario che la redazione e il giuramento della perizia siano antecedenti alla cessione del bene, in quanto al fine della determinazione della plusvalenza il valore periziato deve essere indicato nell’atto di cessione dello stesso”.

Tuttavia, come si evidenzia nella risoluzione, più volte la Corte di cassazione si è pronunciata in senso difforme, affermando che il valore del terreno può essere determinato sulla base di una perizia giurata, anche se asseverata in data successiva alla stipulazione della compravendita.

Per tutte, si richiama l’ordinanza 26714/2013, con la quale la Suprema corte ha affermato che può essere assunto come valore iniziale, in luogo del costo o del valore di acquisto, quello determinato “sulla base di una perizia giurata anche se asseverata in data successiva alla stipulazione, attesa l’assenza di limitazioni poste dalla legge a tal proposito…”.

In senso conforme, come anticipato, si erano espresse anche la sentenza 30729/2011 e le ordinanze 22990/2012 e 11062/2013, nonché, da ultimo, l’ordinanza 10561/2014.

Naturalmente la perizia, ancorché non asseverata e giurata, deve essere redatta prima del rogito, stante l’obbligo di indicare in atto il relativo valore periziato.Con la risoluzione in commento, l’Agenzia si è occupata anche dell’ulteriore problematica relativa all’indicazione nell’atto di cessione del terreno di un valore inferiore a quello risultante dalla perizia.

Sull’argomento, con la circolare 15/2002, è stato precisato che “Per i trasferimenti di terreni “… per i quali gli strumenti urbanistici prevedono la destinazione edificatoria”, l’ufficio provvede alla rettifica del valore dichiarato se ritiene che il valore venale dei terreni trasferiti sia superiore (Testo unico dell’imposta di registro articolo 51, comma 3). Ovviamente il valore accertato non può essere inferiore a quello rideterminato ai sensi del comma 1 dell’articolo 7 poiché questo, come detto, costituisce il valore normale minimo di riferimento. Qualora, invece, il venditore intenda discostarsi del valore attribuito al terreno dalla perizia - ad esempio perché il terreno ha subito un deprezzamento per cause naturali o per effetto dell’adozione di nuovi strumenti urbanistici - ai fini delle imposte di trasferimento valgono le regole sulla determinazione della base imponibile dettate dalle singole leggi d’imposta e per il calcolo della plusvalenza deve essere assunto, quale valore iniziale di riferimento, il costo o il valore di acquisto del terreno, secondo gli ordinari criteri indicati dall’articolo 82 del TUIR” (indirizzo espresso anche in successivi interventi dell’Amministrazione).

La prassi, quindi, attualmente prevede che il contribuente che indichi direttamente nell’atto un valore inferiore a quello di perizia si espone a una rettifica da parte del Fisco con riferimento alla determinazione della plusvalenza tassabile, non potendo far valere gli effetti della rideterminazione del valore.

A fronte di un valore dichiarato nell’atto di compravendita inferiore a quello periziato – a volte frutto di errore o di una dimenticanza – e in mancanza del richiamo in atto dell’avvenuta rideterminazione di valore, si procede, in sostanza, alla determinazione della plusvalenza secondo le regole ordinarie di calcolo ai sensi dell’articolo 68 del Tuir, fondate sulla differenza tra corrispettivo percepito e prezzo di acquisto.

Con la risoluzione 53/2015, tuttavia, l’Amministrazione riconosce che, se è pur vero che la ratio di tali istruzioni si ricollega a esigenze di speditezza e semplificazione dell’attività di controllo (sarebbe di ostacolo consentire al contribuente di dichiarare in atto un valore inferiore), è anche vero che detta esigenza viene meno nei casi in cui, pur non facendosi menzione in atto della intervenuta rideterminazione, lo scostamento del valore indicato nel medesimo atto rispetto a quello periziato, sia “poco significativo”.

Potrà farsi comunque riferimento al valore rivalutato anche nell’ipotesi in cui il contribuente, pur avendo dichiarato in atto un corrispettivo sensibilmente inferiore al valore periziato, abbia comunque fatto menzione in atto dell’intervenuta rideterminazione.

 

10) Prescrizione rimborso d’imposta: intervento della Cassazione

Il termine di 4 anni per chiedere il rimborso di quanto versato non è applicabile al versamento di un'imposta a saldo. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 10875 del 26 maggio 2015.

In tema di rimborso di somme non dovute da parte del contribuente, il termine di decadenza di 4 anni per il rimborso di quanto versato a titolo di imposta non è applicabile al versamento di un’imposta a saldo sul presupposto che esso abbia carattere provvisorio, per il solo fatto che l’Amministrazione finanziaria può modificare, nei termini di legge, i risultati della dichiarazione, e quindi l'entità del debito d'imposta con la notificazione di accertamenti in rettifica o di accertamenti d’ufficio.

La controversia promossa dal ricorrente contro l'Agenzia delle entrate ha ad oggetto l’impugnativa del provvedimento di rigetto dell’istanza di rimborso proposta dal contribuente con riferimento alle ritenute operate nel 2003.

La CTR ha rigettato l’appello proposto dalla Agenzia delle Entrate contro la sentenza della CTP che aveva accolto il ricorso del contribuente.

Contro la sentenza, proponeva ricorso per Cassazione l’Agenzia delle entrate, in particolare sostenendo l’errore in cui era incorsa la CTR, laddove, con riferimento a ritenute operate nel 2003, oggetto di richiesta di rimborso formulata nel 2009, la stessa ha ritenuto non operativo il termine fissato dalla normativa di riferimento (art. 38, D.P.R. n. 602 del 1973), alla luce di un provvedimento - emesso nell'ottobre 2008 - con il quale l’Agenzia, in sede di autotutela, aveva annullato un distinto avviso di accertamento emesso nei confronti del contribuente, per lo stesso importo versato. La Cassazione ha accolto il ricorso dell’Agenzia delle entrate.

Diritto al rimborso: prescrizione in 10 anni

In tema di rimborso dell’IVA, una volta manifestata in dichiarazione la volontà di recuperare il credito d’imposta, il diritto al rimborso, pure in difetto dell’apposita, ulteriore domanda, non può considerarsi assoggettato al termine biennale di decadenza, ma solo a quello di prescrizione ordinario decennale.

Il diritto al rimborso del credito IVA non è soggetto al termine biennale di decadenza ma solo a quello di prescrizione ordinario decennale. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 5024 del 2015.

 

 

11) Disponibile finalmente il software di compilazione Studi di settore - Gerico 2015
Il prodotto software GERICO 2015 – versione 1.0.0 del 27/05/2015 consente il calcolo della congruità, tenuto conto della normalità economica, della coerenza economica e dell’effetto dei correttivi “crisi”, per i 204 studi di settore applicabili per il periodo d’imposta 2014.

Il software definitivo è aggiornato con le modifiche agli studi previste dai DDMM 30/03/2015 e 15/05/2015.

 

Vincenzo D’Andò