Diario quotidiano del 20 maggio 2015: procedura di Voluntary Disclosure, circolare di Assonime

Pubblicato il 20 maggio 2015



bilanci d’esercizio, consolidati e imprese; la cartella di pagamento si notifica a tutti gli eredi; privacy e lavoro: nuovo vademecum del Garante; incentivi PMI, sotto forma di finanziamento, in G.U.; paesi in via di sviluppo: anche il Regolamento del fondo di garanzia in G.U.; reti di impresa per l’artigianato digitale: dal 1° luglio le domande; audizione del direttore dell’agenzia delle entrate su particolari tematiche; siti inquinati: come richiedere il credito di imposta; procedura di Voluntary Disclosure: circolare di Assonime

 

 Indice:

 1) Bilanci d’esercizio, consolidati e imprese

 2) La cartella di pagamento si notifica a tutti gli eredi

 3) Privacy e lavoro: nuovo vademecum del Garante

 4) Incentivi PMI, sotto forma di finanziamento, in G.U.

 5) Paesi in via di sviluppo: anche il Regolamento del fondo di garanzia in G.U.

 6) Reti di impresa per l’artigianato digitale: dal 1° luglio le domande

 7) Audizione del direttore dell’agenzia delle entrate su particolari tematiche

 8) Siti inquinati: come richiedere il credito di imposta

 9) Procedura di Voluntary   Disclosure: circolare di Assonime

 

 

1) Bilanci d’esercizio, consolidati e imprese

Attuata la direttiva europea relativa ai bilanci d’esercizio, ai bilanci consolidati e alle relative relazioni di talune tipologie di imprese per la parte relativa alla disciplina del bilancio di esercizio e di quello consolidato per la società di capitali e gli altri soggetti individuati dalla legge.

Il Consiglio dei Ministri, nella riunione del 18 maggio 2015, ha approvato in via preliminare, al fine di acquisire i pareri prescritti, su proposta del Presidente Matteo Renzi e del Ministro dell’economia e delle finanze Pietro Carlo Padoan, uno schema di decreto legislativo di attuazione della direttiva 2013/34/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013, relativa ai bilanci d’esercizio ai bilanci consolidati e alle relative relazioni di talune tipologie di impresa, recante modifica della direttiva 2006/43/CE del Parlamento europeo e del Consiglio e abrogazione delle direttive 78/660/CEE e 83/349/CEE del Consiglio, per la parte relativa alla disciplina del bilancio di esercizio e di quello consolidato per la società di capitali e gli altri soggetti individuati dalla legge.

Lo schema di decreto legislativo:

- introduce la nuova disciplina circa gli obblighi di trasparenza posti a carico delle imprese operanti nel settore estrattivo o in quello dello sfruttamento delle aree forestali;

- integra e modifica il codice civile e il decreto legislativo 127 del 9 aprile 1991 al fine di allineare le disposizioni in materia di bilancio di esercizio e consolidato alle disposizioni della direttiva e altri provvedimenti legislativi già esistenti;

- apporta modifiche a provvedimenti legislativi per adeguarne il contenuto alle prescrizioni della Direttiva o per esigenze di coordinamento in materia di conti annuali e consolidati delle imprese di assicurazione e di revisione legale dei conti.

Banche e altri istituti finanziari

Attuata la direttiva europea relativa ai bilanci d’esercizio, ai bilanci consolidati e alle relative relazioni di talune tipologie di imprese per la parte relativa ai conti annuali e ai conti consolidati delle banche e degli altri istituti finanziari.

Il Consiglio dei Ministri, sempre nella riunione del 18 maggio 2015, ha approvato in via preliminare, al fine di acquisire i pareri prescritti, su proposta del Presidente Matteo Renzi e del Ministro dell’economia e delle finanze Pietro Carlo Padoan, uno schema di decreto legislativo di attuazione della direttiva 2013/34/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013, relativa ai bilanci d’esercizio ai bilanci consolidati e alle relative relazioni di talune tipologie di impresa, recante modifica della direttiva 2006/43/CE del Parlamento europeo e del Consiglio e abrogazione delle direttive 78/660/CEE e 83/349/CEE del Consiglio, per la parte relativa ai conti annuali e ai conti consolidati delle banche e degli altri istituti finanziari, nonché in materia di pubblicità dei documenti contabili delle succursali, stabilite in uno Stato membro, di Enti creditizi ed Istituti finanziari con sede sociale fuori di tale Stato membro e che abroga e sostituisce il decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 87.

Nello specifico il presente decreto, pertanto, disciplina:

- i bilanci degli intermediari finanziari che redigono i bilanci sulla base delle previsioni della Direttiva 86/635/CEE;

- i casi in cui un intermediario bancario o finanziario vigilato dalla Banca d’Italia è tenuto a redigere il bilancio consolidato sulla base dei principi contabili internazionali emanati dall’organo incaricato di emanare i principi contabili (IASB) e adottati dalla Commissione europea;

Lo schema di decreto riconosce inoltre alla Banca d’Italia il potere di emanare disposizioni relativamente alle forme tecniche dei bilanci e delle situazioni dei conti destinate al pubblico nonché alle modalità e ai termini della pubblicazione delle situazioni dei conti, prevedendo opportune forme di coordinamento con la Consob.

 

 2) La cartella di pagamento si notifica a tutti gli eredi

L’avviso di accertamento tributario, in caso di morte del contribuente, va consegnato agli eredi collettivamente ed impersonalmente.

E’ nulla la cartella se non viene notificata a tutti gli eredi. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 9717 del 13 maggio 2015.

Essendo deceduto il destinatario di un avviso di accertamento, le Entrate non hanno rispettato la corretta procedura di notifica.

Sul caso si è infatti pronunciato il giudice di legittimità con la suddetta sentenza in relazione al caso di una cartella IRPEF comunicata ad un contribuente il quale però nel frattempo era deceduto.

La Commissione Tributaria Regionale aveva subito dato ragione agli eredi del contribuente, affermando che il decesso di quest’ultimo non legittimava la notificazione della cartella al suo ultimo domicilio: essa andava invece diretta agli eredi collettivamente ed impersonalmente.

L’Agenzia, ricorrendo, ha fatto notare che la notificazione agli eredi va fatta se in precedenza è stata resa nota la morte del contribuente ai propri uffici; altrimenti, in mancanza di tale comunicazione, gli atti impositivi saranno notificati all’ultimo domicilio.

Nel caso di specie, la Corte ha rivelato come vada considerata la nullità dell’operazione giacché la morte del soggetto non va considerata equiparabile alla sua irreperibilità.

Secondo la Suprema Corte “nel caso in cui il destinatario di un avviso di accertamento tributario sia deceduto, e gli eredi non abbiano provveduto alla documentazione prescritta dall’art. 5, comma 2 del D.P.R. del 29 settembre 1973, n. 600, è nulla la notificazione ai sensi dell’art. 140 c.p.c. nei confronti del defunto, previo tentativo di consegna presso l’ultimo domicilio, non essendo la morte del destinatario equiparabile alla sua irreperibilità ovvero al rifiuto di ricevere l’atto”.

 

 3) Privacy e lavoro: nuovo vademecum del Garante

Sono disponibili le regole per il corretto trattamento dei dati personali dei lavoratori da parte di soggetti pubblici e privati.

I cartellini identificativi esibiti da alcune categorie di lavoratori devono riportare tutti i dati anagrafici? Si possono affiggere nella bacheca aziendale le informazioni sulle malattie e i permessi? Il dipendente assente per malattia deve consegnare il certificato con la diagnosi? La posta elettronica aziendale è riservata? Si possono rilevare le impronte digitali dei lavoratori? Si possono installare impianti di videosorveglianza sul posto di lavoro?.

A queste e ad altre domande risponde il vademecum predisposto dal Garante per la protezione dei dati personali.

La guida sintetica si propone di illustrare con un linguaggio semplice e immediato il complesso tema della privacy sul posto di lavoro sia in ambiente pubblico che privato, materia che spesso genera contenziosi tra dipendenti e datori di lavoro.

Il vademecum riporta anche i riferimenti alle linee guida e ai principali provvedimenti dell'Autorità in tema di trattamento dei dati dei lavoratori.

Vademecum

“Privacy e lavoro” è suddiviso in dieci sezioni: principi generali, cartellini identificativi; comunicazioni; bacheche aziendali, pubblicazioni di dati del lavoratore sui siti web e sulle reti interne; dati sanitari; dati biometrici; uso di internet/intranet e della posta elettronica aziendale (i controlli, Internet/rete interna, posta elettronica aziendale); controllo a distanza dei lavoratori (videosorveglianza e geolocalizzazione); documenti di riferimento.

(Consiglio Nazionale dei Consulenti del lavoro, nota del 19 maggio 2015)

 

 4) Incentivi PMI, sotto forma di finanziamento, in G.U.

Il Decreto 29 gennaio 2015, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 112 del 16 giugno 2015, assegna un finanziamento di 50 milioni di euro ad Invitalia, per l’istituzione di un fondo comune di investimento chiuso, riservato ad investitori istituzionali, per operazioni di venture capital nelle Pmi e Start up operanti in settori ad elevato potenziale di crescita, oppure che realizzano innovazioni nei processi, beni o servizi.

Invitalia (Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa), dunque, sarà chiamata ad istituire il fondo comune, prelevando unna quota delle risorse del Fondo crescita sostenibile per la realizzazione di investimenti nel capitale di rischio delle imprese con elevato potenziale di sviluppo. Le quote del fondo comune potranno essere sottoscritte oltre che da Invitalia anche da investitori istituzionali, individuati dalla stessa Agenzia per mezzo di una procedura aperta e trasparente. La dotazione finanziaria del fondo potrà essere alimentata anche con risorse Ue, provenienti dal Fondo Europeo di Sviluppo Regionale disponibili per il periodo di Programmazione 2014-2020.

Modalità di intervento del Fondo

Il Fondo opera investendo nel capitale di rischio delle imprese unitamente e contestualmente a investitori privati indipendenti. L’investimento nel capitale di rischio di ciascuna impresa target viene finanziato, per almeno il 30%, da risorse apportate dai predetti investitori privati indipendenti.

Gli investitori privati indipendenti sono individuati da Strategia Italia S.p.A. SGR attraverso una procedura aperta e trasparente.

Il Fondo e gli investitori privati indipendenti coinvestono nel capitale di rischio delle imprese alle medesime condizioni.

Il   Fondo   interviene,   prevalentemente,   per   finanziarie “investimenti successivi” in imprese già raggiunte da operazioni di “early stage financing”.

Il Fondo investe esclusivamente nel capitale di rischio nelle piccole e medie imprese così come definite nell’allegato 1 al regolamento (UE) n. 651/2014, ivi incluse le “start-up innovative”, operanti in settori ad elevato potenziale di crescita, ovvero che realizzano innovazioni nei processi, beni o servizi.

 

 5) Paesi in via di sviluppo: anche il Regolamento del fondo di garanzia in G.U.

Il Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica, con deliberazione avvenuta il 20 febbraio 2015, ha approvato il Regolamento recante disposizioni operative del Fondo di garanzia per le agevolazioni in favore di imprese miste operanti in Paesi in via di sviluppo, adesso pubblicata nella G.U. n. 113 del 18 maggio 2015.

Il Regolamento reca disposizioni inerenti alle operazioni sul Fondo di rotazione di cui all’art. 27 L. n. 125/2014, finalizzate in particolare:

alla partecipazione di imprese italiane al capitale di rischio di nuove imprese miste;

all'aumento di capitale in imprese miste sottoscritto da imprese italiane e finalizzato alla riabilitazione e/o all'ampliamento di imprese preesistenti.

In pratica l’obiettivo del Fondo di garanzia è concedere crediti agevolati a investitori pubblici o privati, affinché finanzino imprese miste da realizzarsi in Paesi in via di sviluppo (PVS). L'investimento potrà essere effettuato in svariati ambiti, tra cui (per citarne alcuni) industria, agricoltura, allevamento, pesca, artigianato, servizi locali di pubblico interesse nei settori dell'energia, delle comunicazioni, dell’acqua, dei trasporti e dei rifiuti, e cosi via

Alla data di presentazione della domanda i soggetti beneficiari, oltre a dover essere iscritti nel Registro delle Imprese, competente sul territorio nazionale, dovranno essere attivi da almeno tre anni nello stesso settore di attività dell’impresa mista e possederne almeno il 20% del capitale sociale.

 

6) Reti di impresa per l’artigianato digitale: dal 1° luglio le domande

I termini per la presentazione delle domande di agevolazione per lo sviluppo dell’artigianato digitale e della manifattura sostenibile sono stati fissati a partire dalle ore 10:00 del 1° luglio 2015 e fino alle ore 12:00 del 25 settembre 2015.

La risorse stanziate sono pari a oltre 9 milioni di euro.

(Ministero dello Sviluppo Economico, nota del 13 Maggio 2015)

 

7) Audizione del direttore dell’agenzia delle entrate su particolari tematiche

L’Agenzia delle entrate ha pubblicato il 19 maggio 2015, sul proprio sito internet, l’audizione del direttore dell’agenzia delle entrate sulle seguenti tematiche:

- Schema di decreto legislativo recante misure per la crescita e l’internazionalizzazione delle imprese, in attuazione dell’articolo 12 della legge n. 23 del 2014 (A.G. 161);

- Schema di decreto legislativo recante misure in materia di trasmissione telematica delle operazioni Iva e di controllo delle cessioni di beni effettuate attraverso distributori automatici, in attuazione dell’articolo 9, comma 1, lettere d) e g), della legge n. 23 del 2014 (A.G. 162);

- Schema di decreto legislativo recante disposizioni sulla certezza del diritto nei rapporti tra fisco e contribuente, in attuazione degli articoli 5, 6 e 8, comma 2, della legge n. 23 del 2014 (A.G. 163)

 

 8) Siti inquinati: come richiedere il credito di imposta

Le istanze per la concessione dell’agevolazione, corredate dalla prevista documentazione, dovranno essere trasmesse al ministero dello Sviluppo economico a partire dal 2 gennaio 2016.

Il MISE ha approvato e pubblicato il Decreto 18 maggio 2015 che regola le modalità di presentazione delle domande, corredato da una serie di allegati contenenti, tra l’altro, l’elenco delle aree SIN, la domanda di prenotazione delle risorse finanziarie, il piano di investimento e la domanda di concessione delle agevolazioni finanziarie.

Come richiedere il credito d’imposta

Eseguiti gli investimenti e ricevuta la comunicazione dell’avvenuta prenotazione, l’istanza di concessione delle agevolazioni deve essere presentata alla DGIAI, inviandola all’indirizzo PEC dgiai.div06@pec.mise.gov.it, in formato “p7m”. La presentazione è consentita a partire dal 2 gennaio 2016 fino al 31 dicembre 2016 per gli investimenti realizzati nel periodo d’imposta in corso alla data del 31 dicembre 2015.

L’istanza deve essere sottoscritta dal titolare, dal legale rappresentante o dal procuratore speciale (allegando copia della procura e documento del procuratore) dell’impresa beneficiaria, nel rispetto di quanto disposto dal “Codice dell'amministrazione digitale”.

Deve essere, inoltre, corredata da apposita certificazione resa dal soggetto incaricato della revisione legale o dal presidente del collegio sindacale.

Come specificato nel Decreto, non è possibile presentare una singola istanza di agevolazione per investimenti realizzati su più unità produttive, anche se individuate nel medesimo accordo di programma. Le imprese sono inoltre tenute a presentare una specifica istanza di concessione dell’agevolazione con riferimento alle spese sostenute per ciascuno dei periodi d’imposta.

Le imprese che “prenotano” agevolazioni per oltre 150mila euro devono trasmettere, insieme alla richiesta, le dichiarazioni in materia di informazioni antimafia, che devono essere sottoscritte dal legale rappresentante dell’impresa e, se presenti, dagli ulteriori soggetti dichiaranti.

Il credito d’imposta può essere fruito, dopo aver ricevuto il decreto di concessione dell’agevolazione da parte della Dgiai, riducendo i versamenti da effettuare tramite modello F24. Questo va presentato esclusivamente tramite i servizi telematici dell’Agenzia delle entrate.

 

 9) Procedura di Voluntary Disclosure: circolare di Assonime

Assonime, con la circolare n. 16 del 19 maggio 2015, approfondisce, anche alla luce delle indicazioni fornite dall’Agenzia delle Entrate, gli aspetti rilevanti della particolare procedura di collaborazione volontaria per l’emersione ed il rientro di capitali detenuti all’estero (c.d. Voluntary Disclosure). Assonime, inoltre, formula alcune soluzioni pratiche in merito alle numerose questioni che la nuova disciplina ha inevitabilmente sollevato tra gli operatori.

La legge delega fiscale n. 23 del 11 marzo 2014 si conclude entro il 30 settembre 2015. La legislazione sulla nuova voluntary, essendo sopravvenuta alla delega (non si considera l’originario D.L. 28 gennaio 2014, n. 4, non convertito ovvero decaduto sulla voluntary) è poco armonizzata con i principi ispiratori della stessa, è de facto decontestualizzata. Permane un viziato coordinamento tra i due prefati sistemi normativi. Il riferimento è all’indicazione ex delega sulla non punibilità di alcune fattispecie di evasione dichiarativa “non eversiva”, l’evasione “interpretativa” (se ricadente nell’art. 3 del D.Lgs. 10 marzo 2000, n. 74, nella discrezionalità delle procure) nella nuova definizione unificata di abuso/elusione, appunto svalutata in delega. Difatti questa fattispecie di infedeltà dichiarativa destrutturata in delega (defenestrata dal penale), viene invece rigenerata nella voluntary che, appunto, ne mantiene ex se il suo disvalore extrafiscale ovvero penale. Forse invece che della prevista erosione di tre quarti di pena per i più gravi reati dichiarativi sarebbe stata più gradita, per esigenze superiori sistemiche di coerenza, verificato il necessario coordinamento strutturale con la legge delega fiscale, un’esclusione universale ex se della punibilità di tutti i reati dichiarativi (sulla scure nelle fatturazione inesistenti delega e voluntary sono allineate).

Tutte le infedeltà dichiarative, anche da evasione meramente interpretativa, escluse in delega, patrimonializzate, esportate sull’estero, vengono oramai attratte nell’art. 3 in luogo di quella indolore dell’art. 2 dello stesso D.Lgs. n. 74/2000 (invece depenalizzata in voluntary).

Rilevato che uno dei principi della delega è la depenalizzazione delle condotte con un minor disvalore sociale (basso tasso di offensività, fraudolenza), si verificherà se il degrado amministrativo della dichiarazione infedele e di alcune tipologie di condotte oggi coperte e riassorbite con la fraudolenza di cui all’art. 3 del D.Lgs. n. 74/2000, con l’ovvia esclusione dell’intangibilità dell’ipotesi più grave di fatturazioni inesistenti (art. 2 del D.Lgs. n. 74/2000). Non di rado l’evasione interpretativa, ossia l’imposta rettificata e contestata (risparmio disapprovato) da riqualificazioni antielusive, art. 37-bis del D.P.R. n. 600/73, o da abuso di diritto, viene riassorbita con il prefato reato dichiarativo di cui all’art. 3 del D.Lgs. n. 74/2000, appunto non coperto dalla voluntary.

Queste condotte elusive, vedi gli artt. 5 e 8 della legge delega n. 23/2014, resteranno verosimilmente fuori dall’area di rilevanza penale in base alle indicazioni della legge delega (criterio direttivo nei prefati articoli), con l’effetto deteriore che la loro indiretta riviviscenza, rivalutazione in voluntary, è decontestualizzata, disallineata rispetto alla legge delega. Stessa cosa per la mera evasione esterovestita, magari con l’interposizione di società estere e l’utilizzo di conti ad esse riferibili al fine di ostacolare l’accertamento ovvero favorire il nascondimento, riassorbita ex se dalle procure nella fattispecie più grave di fraudolenza di cui all’art. 3 del D.Lgs. n. 74/2000.

Per ragioni di coerenza la voluntary non estinguerebbe il reato, e sia perché l’evasione interpretativa beneficerà della sopravvenuta depenalizzazione da attuazione della legge delega. Insomma risulta deficitaria una legislazione che, pensata per sanare e bonificare l’estero, non preveda al suo interno anche la depenalizzazione dell’art. 3 del D.Lgs. n. 74/2000. Dunque, le discontinuità sul profilo extrafiscale (delitto di riciclaggio) affiorano se si considera che la voluntary non copre su questo profilo comportamentale, con l’effetto deteriore che la procedura di auotodenuncia volontaria farà verosimilmente emergere responsabilità di terzi che prima della voluntary hanno collaborato nel nascondimento del profitto fiscale (reato di riciclaggio).

 

Vincenzo D’Andò