Diario fiscale del 14 maggio 2015: San Marino accede alla white list

Pubblicato il 14 maggio 2015



ora nella white list compare anche San Marino; si attende una proroga per Unico 2015, forse una proroga anche per il 730 precompilato; chiarimenti Inps sulla NASpI; risorse finanziarie per gli ammortizzatori sociali in deroga; domicilio fiscale all’estero senza dimora abituale in Italia; cartella di pagamento: va bene la notifica con raccomandata; rimborso Irap: prescrizione decennale; fondo di solidarietà per il sostegno del reddito dell’occupazione; fondo di garanzia per il Microcredito; F24: istituiti i codici per pagare le somme da verifica catastale; anche il professionista senza partita Iva e senza Entratel può rilasciare il visto di conformità;linee guida per il finanziamento alle imprese in crisi; conferenza dei rappresentanti delle istituzioni che gestiscono il Catasto nei Paesi dell’UE

 

 Indice:

 1) Ora nella white list compare anche San Marino

 2) Si attende una proroga per Unico 2015, forse una proroga anche per il 730 precompilato

 3) Chiarimenti Inps sulla NASpI

 4) Risorse finanziarie per gli ammortizzatori sociali in deroga

 5) Domicilio fiscale all’estero senza dimora abituale in Italia; cartella di pagamento: va bene la notifica con raccomandata

 6) Rimborso Irap: prescrizione decennale

7) Fondo di solidarietà per il sostegno del reddito dell’occupazione; Fondo di garanzia per il Microcredito

 8) Modello F24: istituiti i codici per pagare le somme da verifica catastale

 9) Anche il professionista senza partita Iva e senza Entratel può rilasciare il visto di conformità

 10) Linee guida per il finanziamento alle imprese in crisi; conferenza dei rappresentanti delle istituzioni che   gestiscono il Catasto nei Paesi dell’UE

 

 

1) Ora nella white list compare anche San Marino

E ormai certo, adesso nella white list è compresa anche San Marino. Ciò a seguito della pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del Decreto del Ministero dell’Economia del 10 aprile 2015.

San Marino torna a far parte della white list antiriciclaggio. Escluse ancora Russia e città del Vaticano. Confermata la collaborazione in ambito informativo della Svizzera. Il Decreto del Ministero dell’economia del 10 aprile 2015, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 108 del 12 maggio 2015, va ad aggiornare l’elenco reso noto dal Ministero dell’Economia nel febbraio 2013, relativo alla lista dei paesi cosiddetti equivalenti ai fini della normativa antiriciclaggio. Tra i punti rilevanti vi è l’attuale adeguatezza alla cooperazione tra le omologhe autorità italiane e sammarinesi, relativamente al rapporto di informazione finanziaria ed azione amministrativa congiunta. L’atto annovera che l’inclusione nell’elenco degli stati extracomunitari equivalenti non preclude la necessità di operare in base all’approccio basato sul rischio, costituendo presunzione confutabile per l’applicazione delle misure semplificate di verifica della clientela. Come da precedente decreto, restano esclusi dalla lista comune gli stati comunitari ed appartenenti all’area economica europea che beneficiano del riconoscimento automatico basato sull’obbligo di applicazione delle misure previste dalla direttiva 2005/60/Ce.

In particolare, i paesi tenuti al rispetto degli obblighi relativi alla prevenzione dell’uso del sistema finanziario a scopo di riciclaggio dei proventi di attività criminose e di finanziamento del terrorismo, sono:

- Australia;

- Brasile;

- Canada;

- Hong Kong;

- India;

- Giappone;

- Repubblica di Corea,

- Messico;

- Singapore;

- Stati Uniti d'America;

- Repubblica del Sudafrica;

- Svizzera;

- Repubblica di San Marino.

Si includono, inoltre, gli Stati già presenti nel Decreto 1° febbraio 2013, quali Mayotte, Nuova Caledonia, Polinesia francese, Saint-Pierre e Miquelon, Wallis e Futuna, Aruba, Curacao, Sint Maarten, Bonaire, Sint Eustatius e Saba.

 

2) Si attende una proroga per Unico 2015

Come ogni anno, la pubblicazione del software Gerico 2015 è in ritardo. Manca, infatti, poco più di un mese dalla scadenza del termine di versamento delle imposte dovute a titolo di saldo e di primo acconto nei modelli Unico 2015, e non é ancora disponibile la versione definitiva del software Gerico 2015, necessaria per la verifica della congruità dei contribuenti soggetti agli studi di settore.Il ritardo nell’uscita del software dovrebbe, quindi, comportare la necessità di fare slittare i termini di versamento dal 16 giugno 2015 ai primi giorni del successivo mese di luglio.

In tal modo, si andrebbe a ripetere lo stesso “copione” che caratterizza, anno per anno, il caldo periodo delle dichiarazioni dei redditi.

Pare, dunque, ripetersi, anche per quest’anno, l’ormai consueta doppia scadenza dei termini di pagamento collegati a Unico, suddivisi a seconda che il contribuente sia o meno soggetto alla verifica dei compensi e ricavi dichiarati con quelli stimati dagli studi di settore.

730 precompilato: pare vicina una proroga

730 precompilato: Pare si vada verso un rinvio dei termini di trasmissione. Il 12 maggio 2015 i vertici dei Caf hanno chiesto all’Agenzia delle entrate di prorogare dal 7 luglio al 14 luglio le scadenze per l’invio della precompilata da parte dei Centri di assistenza fiscale. Durante l’incontro sono state illustrate una serie di problematiche emerse in questi giorni. E non può certo nascondersi il fatto che i modelli 730 predisposti dalle Entrate presentano spesso anomalie. Attenzione particolare va riservata ora sulle detrazioni da lavoro dipendente. Infatti sono numerosi i casi in cui è stato riscontrato un mancato conteggio delle detrazioni da parte del fisco.

Commercialisti: calo dei tirocinanti

Aumentano dell’1% gli iscritti all’Albo dei dottori commercialisti ed esperti contabili mentre registrano un calo i redditi (-1,3% nominale e -3,2% reale).

Confermata anche per quest’anno l’aumento della componente femminile e il calo dei tirocinanti.

Preoccupa, dunque, il calo dei tirocinanti che segna una diminuzione dell’appeal della professione tra i giovani.

 

3) Chiarimenti Inps sulla NASpI

L’Inps, con la circolare n. 94 del 12 maggio 2015, fornisce ulteriori chiarimenti in merito all’introduzione della NASpI.

La NASpI sostituisce le indennità di disoccupazione ASpI e mini ASpI (introdotte dall’art. 2 della legge n. 92 del 2012), con riferimento agli eventi di disoccupazione verificatisi dal 1° maggio 2015. Per evento di disoccupazione si intende l’evento di cessazione dal lavoro che ha comportato lo stato di disoccupazione.

Sono esclusi dal beneficio i lavoratori il cui rapporto di lavoro sia cessato a seguito di dimissioni o di risoluzione consensuale. Tuttavia, fanno eccezione le dimissioni determinate da particolari motivi, come ad esempio, il mancato pagamento della retribuzione, l’aver subito molestie sessuali nei luoghi di lavoro oppure modificazioni peggiorative delle mansioni lavorative, e così via.

Invece, per quanto riguarda il requisito delle 13 settimane di contribuzione nei 4 anni precedenti l’inizio del periodo di disoccupazione, viene chiarito che, ai fini di tale computo si considerano utili anche i contributi figurativi accreditati per maternità obbligatoria (se all’inizio dell’astensione risulta già versata o dovuta contribuzione) ed i periodi di congedo parentale purché indennizzati e intervenuti in costanza di rapporto di lavoro, i periodi di lavoro all’estero in paesi comunitari o convenzionati ove sia prevista la possibilità di totalizzazione e, infine, i periodi di astensione dal lavoro per malattia dei figli fino agli 8 anni di età nel limite di cinque giorni lavorativi nell’anno solare.

Infine, un ulteriore chiarimento, riguarda il requisito delle 30 giornate di lavoro effettivo, a prescindere dal minimale contributivo, nei 12 mesi che precedono l’inizio del periodo di disoccupazione. Viene chiarito che per giornate di lavoro effettivo si intendono quelle di effettiva presenza al lavoro a prescindere dalla loro durata oraria.

 

4) Risorse finanziarie per gli ammortizzatori sociali in deroga

L’Inps, con il messaggio n. 3244 del 12 maggio 2015, informa che in data 8 maggio 2015 il Ministro del Lavoro, di concerto con il Ministro dell’Economia, ha emanato il decreto n. 89936/2015, che, all’art. 1, assegna ulteriori risorse finanziarie alle Regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Marche, Molise, Sardegna, Sicilia, Toscana, Umbria e Veneto per gli ammortizzatori sociali in deroga, pari ad € 478.763.551,00 a valere sul Fondo Sociale per l’Occupazione e Formazione, secondo il piano di riparto tra le Regioni di seguito indicato, al netto di quanto assegnato dal decreto in argomento per la finalità di cui all’art.6, comma 3 del decreto n.83473 del 1 agosto 2014:

Regione

Riparto   del 95% delle risorse

Abruzzo

€   41.345.805,95

Basilicata

€   34.459.037,45

Calabria

€   52.250.000,00

Emilia   Romagna

€   17.687.054,40

Friuli   Venezia Giulia

€   7.384.404,15

Marche

€   46.671.853,65

Molise

€   13.553.174,05

Sardegna

€   52.250.000,00

Sicilia

€   52.250.000,00

Toscana

€   42.603.437,80

Umbria

€   21.781.654,15

Veneto

€   72.588.951,85

Totali

€   454.825.373,45

Indennità di Disoccupazione per i collaboratori: online il servizio

L’Inps, informa che, dal 12 maggio 2015, è possibile richiedere l’indennità di disoccupazione anche per i lavoratori con contratti di collaborazione coordinata e continuativa o a progetto, che hanno cessato l’attività dal 1° gennaio 2015 e sono rimasti senza lavoro.

La nuova misura è prevista dall’art. 15 del D.Lgs.4 marzo 2015 n.22, come illustrato dalla circolare numero 83 del 27 aprile 2015.

La domanda si può inviare online tramite il nuovo servizio DIS-COLL, pubblicato in Servizi online e accessibile con Pin dispositivo, dal percorso Accedi ai servizi>Servizi per il cittadino (Pin)> Invio domande di prestazioni a sostegno del reddito (Sportello virtuale per i servizi di informazione e richiesta di prestazione)>ASpI, disoccupazione, mobilità e trattamento speciale edilizia> DIS COLL.

 

5) Domicilio fiscale all’estero senza dimora abituale in Italia

Non sfugge al Fisco il contribuente che lascia il proprio punto di riferimento in Italia. Non è, infatti, possibile fissare la propria residenza oltre confine per poi continuare a risiedere in Italia e qui mantenere la propria famiglia e le proprie società, classificando addirittura la propria casa di proprietà come “dimora abituale”.

Lo sottolinea la Suprema Corte. In casi del genere, resistere ai controlli è difficile, come è successo ad un contribuente che aveva spostato la sua residenza a San Marino per motivi giudicati solamente fiscali, e al quale era stato accertato un maggiore imponibile ai fini di IRPEF, ILOR e contributo sanitario.

La vicenda è, infine, giunta presso la Corte di Cassazione (la quale ha confermato la decisione della C.T.R.) con la sentenza n. 9349 del 8 maggio 2015.

La Commissione Provinciale aveva accolto il ricorso del contribuente, constatando semplicemente come nel periodo interessato il contribuente fosse residente all’estero, tanto da non poter figurare come soggetto passivo d’imposta in Italia. Contrariamente si era espressa la Commissione Regionale, che riscontrò come il contribuente mantenesse il domicilio civilistico in Italia, riconoscendo la fondatezza del recupero ai fini dell’art. 2, D.P.R. n. 917/1986.

La Cassazione ha seguito questa stessa linea. Infatti, sottolinea la Suprema Corte, lo stesso articolo recita: “soggetti passivi dell’imposta sono le persone fisiche, residenti e non residenti nel territorio dello Stato. Ai fini delle imposte sui redditi si considerano residenti le persone che per la maggior parte del periodo di imposta sono iscritte nelle anagrafi della popolazione residente o hanno nel territorio dello Stato il domicilio o la residenza ai sensi del codice civile”. I Giudici hanno ricordato inoltre come per l’art. 43 del c.c.“il domicilio di una persona è nel luogo in cui essa ha stabilito la sede principale dei suoi affari e interessi”.

Ne risulta che, in tema di imposta sui redditi, il soggetto passivo d’imposta è anche il cittadino italiano che, pur risiedendo all’estero ha, per la maggior parte del periodo di imposta, stabilito in Italia il suo domicilio.

Cartella di pagamento: va bene la notifica con raccomandata

E’ legittima la notifica della cartella di pagamento eseguita direttamente da Equitalia tramite raccomandata con avviso di ricevimento senza avvalersi dei soggetti abilitati cioè degli ufficiali della riscossione, i messi comunali o i messi di notificazione abilitati.

Questo secondo quanto viene stabilito dalla Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 9534 del 12 maggio 2015. Un contribuente aveva presentato ricorso in Cassazione contro la sentenza della Ctr che gli aveva dato torto contestando, tra l’altro, la notifica fatta direttamente da Equitalia senza interposizione dell’ufficiale della riscossione. La Cassazione ha rigettato il ricorso poiché secondo la Suprema Corte la notifica si perfeziona con la ricezione del destinatario senza necessità dell’apposita relata considerato che è l’ufficio postale a garantirne l’esecuzione.

 

 6) Rimborso Irap: prescrizione decennale

È possibile ottenere il rimborso dell’IRAP su annualità passate anche se alla domanda di rimborso regolarmente presentata non è seguita alcuna risposta.

La questione è stata esaminata dalla Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 9277 del 7 maggio 2015.

Nel caso di specie, un contribuente aveva presentato regolare domanda di rimborso relativa a tre passate annualità. In particolare, aveva chiesto il rimborso dell’Imposta Regionale sulle Attività Produttive relativo agli anni 1998-2000, non ricevendone una risposta negativa, ma un “silenzio rifiuto” da parte dell’Amministrazione.

All’istanza presentata nel 2002 era quindi seguito il nulla di fatto, interpretabile ed interpretato come un diniego da parte dell’Agenzia delle entrate. Il contribuente non si era però arreso, ed aveva dunque presentato ricorso, dichiarato tuttavia inammissibile sia in primo grado che in appello.

In particolare, la Commissione Tributaria Regionale aveva sottolineato che il ricorso presentato dal contribuente era da considerarsi tardivo, perché presentato oltre i termini prescritti dalla legge.

La Cassazione ha però evidenziato come, risultando applicato il termine di 48 mesi prescritto dall’art. 38, D.P.R. 602/73, art. 21, comma 2 del D.Lgs. 546/1992, l’unico termine applicabile era quello della prescrizione decennale, alla stregua dell’inequivocabile contenuto del citato dell’art. 21. Considerando dunque errata la decisione impugnata, la Corte ha cassato la precedente sentenza di Appello.

 

 7) Fondo di solidarietà per il sostegno del reddito dell’occupazione

La circolare dell’Inps n. 95 del 13 maggio 2015 è incentrata sul fondo di solidarietà per il sostegno del reddito, dell’occupazione e della riconversione e riqualificazione professionale del personale del Gruppo Poste Italiane. Decreto interministeriale n. 78642 del 24 gennaio 2014, adeguamento all’articolo 3 della legge n. 92/2012. Assegno straordinario di sostegno al reddito e contribuzione correlata. Finanziamento. Adempimenti procedurali. Modalità di compilazione del flusso Uniemens.

Per assicurare adeguate forme di sostegno al reddito ai lavoratori dei settori non coperti dalla normativa in materia d’integrazione salariale, l’articolo 3 della legge n. 92/2012, intitolato “Tutele in costanza di rapporto di lavoro”, e successive modifiche ed integrazioni, ha stabilito che le organizzazioni sindacali e imprenditoriali comparativamente più rappresentative a livello nazionale possano stipulare accordi collettivi e contratti collettivi, anche intersettoriali, aventi ad oggetto la costituzione di Fondi di solidarietà per il sostegno del reddito.

I Fondi di solidarietà, nell’ambito ed in connessione con processi di ristrutturazione, di situazioni di crisi, di riorganizzazione aziendale, di riduzione o trasformazione di attività di lavoro, oltre ad assicurare ai lavoratori delle imprese di uno o più settori, interventi di tutela economica in costanza di rapporto di lavoro nei casi di riduzione o sospensione dell’attività lavorativa per cause previste dalla normativa in materia di integrazione salariale ordinaria o straordinaria, possono perseguire l’ulteriore finalità di erogare assegni straordinari per il sostegno del reddito riconosciuti nel quadro dei processi di agevolazione all’esodo a lavoratori che raggiungano i requisiti minimi previsti per il pensionamento di vecchiaia o anticipato entro cinque anni dalla data di risoluzione del rapporto di lavoro.

Il comma 42, del citato articolo 3, dispone che i Fondi di solidarietà di settore, già istituiti ai sensi dell'articolo 2, comma 28, della legge n. 662 del 23 dicembre 1996, debbano adeguarsi alle norme previste dalla novella legislativa del 2012, con decreti del Ministro del lavoro, di concerto con il Ministro delle finanze, la cui adozione determina, ai sensi del successivo comma 43, l’abrogazione dei decreti interministeriali recanti i preesistenti regolamenti dei Fondi.

In data 27 giugno 2013 è stato stipulato un accordo sindacale nazionale tra Poste Italiane spa e SLC-CGIL, UIL-POSTE, FAILP-CISAL, CONFSAL Com.ni e UGL Com.ni con il quale, in attuazione delle disposizioni di legge sopra richiamate, si è convenuto di adeguare il “Fondo di solidarietà per il sostegno del reddito, dell’occupazione e della riconversione e riqualificazione professionale del personale di Poste Italiane spa”, già istituito presso l’Inps, e del quale rappresenta una gestione, alle previsioni di cui al citato articolo 3 della legge n. 92 del 28 giugno 2012 e di estenderlo ad altre società del Gruppo Poste Italiane.

Il predetto accordo è stato recepito con decreto interministeriale n. 78642 del 24 gennaio 2014 e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 86 del 12 aprile 2014, che ha dettato la nuova disciplina del preesistente Fondo di solidarietà del personale di Poste Italiane spa.

L’entrata in vigore di tale decreto ha determinato l’abrogazione del decreto interministeriale n. 178 del 1° luglio 2005.

Fondo di garanzia per il Microcredito

La Fondazione Studi del Consiglio nazionale dei Consulenti del lavoro, con circolare n. 11 del 12 maggio 2015, ha fornito le istruzioni a seguito della pubblicazione in G.U. del decreto del MISE del 18 marzo 2015, con cui è divenuta formalmente operativa la procedura di accesso al fondo di garanzia per il Microcredito.

Le garanzie sulle operazioni di microcredito saranno concesse a valere sulle risorse ordinarie del Fondo PMI e non soltanto sulla quota di destinazione, e ciò consentirà la concessione della garanzia pubblica a molte decine di migliaia di potenziali beneficiari senza alcuna corsa all’accaparramento della garanzia in questione e quindi nessun click day.

In relazione alle fasi da seguire per la procedura viene chiarito che:

- l’utilizzo delle regole generali del Fondo di Garanzia per le PMI comporta l’assoggettamento della garanzia al regime di agevolazione "de minimis". Nello specifico, l’ESL (Equivalente Sovvenzione Lordo) massima potrà essere pari ad una percentuale tra l’8 e il 9% dell’importo garantito;

- la garanzia del Fondo PMI non opererà nei confronti di persone fisiche (aspiranti imprenditori o professionisti) ma esclusivamente di soggetti che all’atto della presentazione dell’istanza siano già iscritti al Registro delle Imprese o iscritti agli Ordini professionali ed in possesso della partita IVA.

Si tratta, quindi, dei seguenti soggetti:

- professionisti (iscritti agli ordini professionali o aderenti alle associazioni iscritte nell’apposito elenco tenuto dal Mise) ed imprese individuali titolari di partita IVA da meno di cinque anni e con massimo 5 dipendenti;

- società di persone, società a responsabilità limitata semplificata o società cooperative titolari di partita IVA da meno di cinque anni e con massimo 10 dipendenti.

 

 8) Modello F24: istituiti i codici per pagare le somme da verifica catastale

L’Agenzia delle entrate, con la risoluzione n. 50/E del 13 maggio 2015, ha istituito nuovi codici per consentire il versamento degli importi richiesti dal Fisco per l’inosservanza delle disposizioni in materia immobiliare.

Dal prossimo 1° giugno, come previsto dal provvedimento 23 marzo 2015 che ha esteso le modalità di versamento unitario delle imposte, dei contributi dovuti all’Inps e delle altre somme a favore dello Stato (articolo 17 del Dlgs 241/1997) ai pagamenti degli importi accertati in ambito catastale, il versamento dei tributi speciali (con relativi interessi e sanzioni), dell’imposta di bollo, degli oneri accessori e delle altre spese dovuti in seguito ad accertamento catastale potrà essere assolto tramite il modello F24.

A tal fine, la suddetta risoluzione ha istituito i seguenti codici tributo:

“T009” - Tributi speciali catastali

“T010” - Sanzioni per mancati adempimenti catastali

“T011” - Interessi sui tributi speciali catastali

“T012” - Imposta di bollo

“T013” - Recupero spese per volture

“T014” - Oneri accessori per operazioni catastali

“T015” - Altre spese per operazioni catastali.

La risoluzione, infine, precisa che, per le spese di notifica degli atti emessi dagli uffici, deve essere impiegato il codice tributo “806T”, già in uso.

 

9) Anche il professionista senza partita Iva e senza Entratel può rilasciare il visto di conformità

Un professionista senza partita Iva e senza abilitazione telematica che opera in un’associazione professionale può rilasciare il visto di conformità.

Lo chiarisce la vasta guida dell’Agenzia delle entrate sul visto di conformità pubblicata il 13 maggio 2015 sul proprio sito internet.

Il professionista che esercita l’attività di assistenza fiscale nell’ambito di un’associazione professionale, in cui però almeno la metà degli associati sia costituita da soggetti indicati nell’art. 3, comma 3, lettere a) e b) del DPR n. 322 del 22/07/1998, può essere abilitato a rilasciare il visto di conformità, e quindi può rilasciarlo, a condizione che il possesso della partita IVA e dell’abilitazione alla trasmissione telematica delle dichiarazioni sussistano in capo all’associazione professionale.

Avverte poi la guida che è, comunque, il singolo professionista ad essere abilitato al rilascio del visto di conformità e, di conseguenza, ogni altro professionista appartenente all’associazione che non sia personalmente abilitato non è autorizzato ad apporre il visto di conformità.

Professionista in possesso di partita Iva e senza abilitazione telematica che si avvale di una società di servizi

Il professionista in possesso della partita IVA che si avvale di una società di servizi, di cui però è necessario possegga la maggioranza assoluta del capitale sociale, può essere abilitato, e di conseguenza può rilasciare il visto di conformità a condizione che il requisito del possesso dell’abilitazione.

Professionista senza partita Iva e senza abilitazione telematica che opera in uno studio associato che si avvale di una società di servizi

Il professionista abilitato al rilascio del visto che svolge l’attività nell’ambito di una associazione professionale e non possiede una autonoma partita Iva può comunque avvalersi della società di servizi abilitata alla trasmissione telematica delle dichiarazioni a condizione che il capitale sociale della stessa sia posseduto a maggioranza assoluta da uno o più professionisti.

 

 10) Linee guida per il finanziamento alle imprese in crisi

Il Consiglio Nazionale dei Commercialisti (CNDCEC), con la nota informativa n. 33 del 13 maggio 2015, ha reso noto che sono state pubblicate le linee guida per il finanziamento alle imprese in crisi, redatte in collaborazione con l’Università di Firenze e Assonime. Esse hanno lo scopo di suggerire prassi virtuose e comportamenti che, pur non essendo strettamente imposti dalla legge, possono aumentare il grado di sicurezza delle operazioni di finanziamento.

Le Linee guida sono così strutturate: una prima parte, di carattere generale, esamina gli strumenti previsti dalla legge per il risanamento delle imprese, gli attori (professionista e attestatore), il piano di risanamento e infine l’attestazione. Una seconda parte analizza, in sezioni specificamente dedicate, i singoli strumenti di soluzione della crisi: piano di risanamento attestato, accordo di ristrutturazione dei debiti, concordato preventivo nelle sue varie forme. Laddove essi presentino elementi in comune, per evitare duplicazioni saranno operati rinvii allo strumento già esaminato.

I singoli paragrafi contengono una breve illustrazione del quadro normativo di riferimento, una descrizione dei comportamenti virtuosi e delle opportunità offerte dalla nuova legge, una succinta motivazione degli stessi.

Conferenza dei rappresentanti delle istituzioni che gestiscono il Catasto nei Paesi dell’UE

Si è conclusa il 13 maggio 2015, in Lettonia, la Conferenza dei rappresentanti delle Istituzioni che gestiscono il Catasto nei Paesi dell’Ue (PCC). Dalle soluzioni digitali nei sistemi catastali, agli open data e alla qualità delle informazioni: questi alcuni degli argomenti che sono stati discussi il 12 e 13 maggio 2015 a Riga. Termina, quindi, il semestre di Presidenza lettone e inizia quello del Lussemburgo. I partecipanti hanno condiviso e discusso le loro best practice sull’aggiornamento delle informazioni catastali e sul monitoraggio dei dati.

Lo scopo della Conferenza è stato quello di discutere lo sviluppo di un sistema informativo catastale dinamico, che richiede non soltanto l’integrazione tra le differenti banche dati, ma anche una cooperazione virtuosa tra le Istituzioni catastali e i diversi governi locali.

Per l’Agenzia delle Entrate hanno partecipato il vicedirettore, Gabriella Alemanno, e Franco Maggio, direttore della Direzione Catasto e Cartografia. L'Italia, che ha organizzato la conferenza nel semestre precedente passando il testimone alla Lettonia, fa parte, con il Lussemburgo, del trio di Presidenza del PCC, che ha il compito di definire gli indirizzi operativi per il prossimo periodo.

Qualità dei dati e catasto digitale - Attualmente gli Stati membri dell’Ue gestiscono, nel loro complesso, i dati di oltre 560 milioni di particelle terreni e fabbricati. Le cinque sessioni della Conferenza hanno posto l’attenzione sulla qualità dei database e sulle nuove fonti di riferimento delle informazioni catastali. Al centro della discussione, anche le nuove tecniche per monitorare i cambiamenti del territorio e le modalità

telematiche per assicurare la più ampia fruibilità dei dati. L'Italia ha evidenziato un modello evoluto di servizi per le Pubbliche Amministrazioni, le imprese, le categorie professionali e i cittadini, attraverso canali dedicati di interscambio e forme agevolate di accesso alle informazioni per i proprietari, grazie alle visure personali gratuite.

(Agenzia delle entrate, comunicato n. 88 del 13 maggio 2015)

 

Vincenzo D’Andò