Diario quotidiano del 13 maggio 2015: fatture false e responsabilità del consulente fiscale

Pubblicato il 13 maggio 2015



permanenza dell’agevolazione “prima casa” in caso di vendita infraquinquennale e riacquisto nell’anno anche a titolo gratuito; A.S.D. salve: se l’associazione sportiva manca di democrazia perde solo le agevolazioni fiscali specifiche, ma non quelle generali; trattamento ai fini Iva dei contributi pubblici relativi alla formazione professionale; fatture false: consulente implicato; pubblicati in G.U. i decreti black list; fisco: Pvc interrompe prescrizione; TASI: i comuni non devono inviare i modelli precompilati; pagamento dei diritti doganali mediante bonifico bancario o postale; siglato l’accordo tra le Entrate e l’Enpap: gli psicologi pagano i contributi previdenziali con F24

 

 Indice:

 1) Permanenza dell’agevolazione “prima casa” in caso di vendita infraquinquennale e riacquisto nell’anno anche a titolo gratuito

 2) A.S.D. salve: se l’associazione sportiva manca di democrazia perde solo le agevolazioni fiscali specifiche, ma non quelle generali

 3) Trattamento ai fini Iva dei contributi pubblici relativi alla formazione professionale

 4) Fatture false: consulente implicato

 5) Pubblicati in G.U. i decreti black list

 6) Fisco: Pvc interrompe prescrizione

 7) TASI: i comuni non devono inviare i modelli precompilati

 8) Pagamento dei diritti doganali mediante bonifico bancario o postale

 9) Siglato l’accordo tra le Entrate e l’Enpap: gli psicologi pagano i contributi previdenziali con F24

 

 

1) Permanenza dell’agevolazione “prima casa” in caso di vendita infraquinquennale e riacquisto nell’anno anche a titolo gratuito

L’agevolazione sulla prima casa spetta anche se il riacquisto è gratuito. Il Fisco si é adeguato ai principi consolidati della Corte suprema ma ribadisce che, per non perdere il bonus, il contribuente deve adibire la nuova casa a dimora abituale.

In caso di cessione infraquinquennale dell’immobile acquistato con i benefici prima casa, il riacquisto a titolo gratuito di altro immobile – entro un anno dall’alienazione – è idoneo a evitare la decadenza dall’agevolazione.

Lo ha precisato l’Agenzia delle entrate con la risoluzione 49/E del 11 maggio 2015, che ha recepito l’indirizzo consolidato della Corte di Cassazione.

In tema di agevolazione “prima casa”, la nota II-bis all’articolo 1 della Tariffa parte I, allegata al Dpr 131/1986, prevede che “in caso di … trasferimento per atto a titolo oneroso o gratuito degli immobili acquistati con i benefici di cui al presente articolo prima del decorso del termine di cinque anni dalla data del loro acquisto, sono dovute le imposte di registro, ipotecaria e catastale nella misura ordinaria, nonché una sovrattassa pari al 30 per cento delle stesse imposte”.La stessa norma prevede, tuttavia, che la decadenza dall’agevolazione non avviene qualora “…il contribuente, entro un anno dall’alienazione dell’immobile acquistato con i benefici di cui al presente articolo, proceda all’acquisto di altro immobile da adibire a propria abitazione principale”.

In altri termini, il trasferimento dell’immobile, acquistato usufruendo dell’agevolazione in argomento, prima del decorso di cinque anni dalla data dell’atto comporta la decadenza dal regime di favore fruito. La perdita del beneficio può essere impedita dal riacquisto, entro un anno dall’alienazione, di un altro immobile da adibire ad abitazione principale. Sulla questione, la Corte di cassazione, con sentenza 16077/2013, ha chiarito che “… il punto n. 4 Nota II bis Parte Prima della Tariffa allegata al d.p.r. n. 131 del 1986…espressamente riconosce l’agevolazione sia ai trasferimenti onerosi e sia a quelli gratuiti. Laddove, il medesimo punto n. 4..., in fondo, quando stabilisce che pel mantenimento dell’agevolazione debba procedersi all’acquisto di altro immobile da adibire a propria abitazione principale’ non dice diversamente, giacché, come noto, ‘acquisto’ è sia quello oneroso che quello gratuito” (cfr anche Cassazione. sentenza 5689/2014). Detto orientamento è stato ribadito, inoltre, con l’ordinanza 17151/2014, dove i giudici hanno evidenziato come più volte la stessa Corte di cassazione ha chiarito che “l’acquisto rilevante ai fini dell’ultima parte del quarto comma della nota II bis all’articolo 1 della Parte Prima della Tariffa allegata al T. U. Registro può anche essere a titolo gratuito (sent. n. 16077/13) (…)”. Quindi, per i giudici di legittimità, il riacquisto a titolo gratuito di altro immobile – entro un anno dall’alienazione – è idoneo a evitare la decadenza dal beneficio. Di segno opposto era la posizione dell’Agenzia che, in precedenti documenti di prassi (circolare 6/2001, risoluzione 125/2008 e circolare 18/2013), aveva chiarito che la decadenza dal beneficio poteva essere impedita solo con l’acquisto “a titolo oneroso” di altra casa di abitazione. La risoluzione odierna, dunque, prende atto dei principi affermati più volte dalla Corte di cassazione, ma ribadisce, tuttavia, la necessità – ai fini del mantenimento dell’agevolazione – che il nuovo immobile sia adibito a dimora abituale del contribuente. Questo in conformità ai chiarimenti forniti con le risoluzioni nn. 44/2004 e 30/2008. Su tale punto, la posizione dell’Amministrazione finanziaria è confortata anche dalla giurisprudenza di legittimità. Con sentenza 7338/2015, infatti la Corte di cassazione ha affermato che “le agevolazioni fiscali previste dall’art.1, comma 4, nota II bis della Tariffa, parte prima, allegata al D.P.R. 26 aprile 1986, n. 131 sono subordinate al raggiungimento dello scopo per cui vengono concesse e, dunque, applicabili laddove gli acquisti delle unità immobiliari siano seguiti dall’effettiva realizzazione dell'intento di abitarvi da parte dell'acquirente”. In senso conforme anche la successiva ordinanza 8847/2005.

 

 

2) A.S.D. salve: se l’associazione sportiva manca di democrazia perde solo le agevolazioni fiscali specifiche, ma non quelle generali

Salva la natura delle A.S.D. in caso di violazione del principio di democraticità. L’eventuale violazione del principio di democraticità non comporta, in alcun caso, la perdita della qualifica di ente non commerciale; può comportare, e solo in alcuni casi, la perdita di alcune agevolazioni fiscali quali la detassazione dei corrispettivi.

Lo ha stabilito la Commissione Tributaria Regionale di Aosta che con la sentenza n. 8 del 13 aprile 2015 che si è pronunciata in merito alla perdita della qualifica di ente non commerciale di una A.S.D. nell’ipotesi di violazione del principio di democraticità.

Peraltro, la democraticità di un ente va valutata sulla base di alcuni principi tra cui:

- la possibilità estesa a tutti i soci di partecipare alle decisioni dell’ente;

- la trasparenza e la puntualità delle convocazioni;

- il divieto di limiti temporali alla vita associativa;

- la possibilità di tutti i soci di accedere alle cariche associative.

È necessario, inoltre, che dallo statuto emergano in modo trasparente i criteri di ammissione, di permanenza e di esclusione dei soci, le regole di convocazione degli organi sociali e della validità delle loro deliberazioni, le regole inerenti alla redazione e approvazione dei bilanci e rendiconti e la determinazione di idonee forme di comunicazione ai soci di detti atti, affinché gli stessi ne possano prendere visione.

La violazione di tali principi, secondo quanto sancito nella sentenza della Commissione, presuppone una indagine di tipo qualitativo, molto più approfondita e accurata, non certo basata solo su semplici indizi o circostanze.

Di fatto, la scarsa partecipazione numerica ai momenti assembleari e la convocazione verbale dell’assemblea non può essere utilizzata per disconoscere i benefici fiscali delle A.S.D., in quanto non hanno alcun presupposto giuridico nell’ambito delle norme tributarie di settore.

Pertanto, l’eventuale violazione del principio di democraticità può comportare, e solo in alcuni casi, la perdita delle agevolazioni fiscali previste dal comma 3 dell’articolo 148 del TUIR quali la detassazione dei corrispettivi specifici, ma non comporta in alcun modo, la perdita della qualifica di ente non commerciale.

Giurisprudenza - COMMISSIONE TRIBUTARIA REGIONALE AOSTA - Sentenza 13 aprile 2015, n. 8

In fatto

Nell’anno 2011 l’Associazione Sportiva Dilettantistica <Arte e Sport>, veniva sottoposta ad accertamento fiscale volto a verificare se la predetta associazione applicava correttamente la normativa sulla fiscalità di vantaggio alla stessa riservata (la normativa civilistica e fiscale risultava essere la seguente: D.Lgs 460/97, art. 90 legge 289/02, art. 148 DPR 917/86, art. 4 DPR 633/72, legge 398/91, art 30 DL185/08, legge 02/09).

All’esito della predetta verifica fiscale, la Direzione Regionale della Valle d’Aosta dell’agenzia delle Entrate, riscontrate violazioni alla normativa sulla fiscalità di vantaggio, emetteva e notificava al legale rappresentante dell’ASD, prima il processo verbale di constatazione e successivamente gli avvisi di accertamento (di cui all'art. 39 co.20 lett. d) DPR 600/73) n. 143040300445/1013 per l’anno d’imposta 2008 e n. T4A040300462/13 per l’anno d’imposta 2009, che determinavano il disconoscimento della natura associativa e sportiva dilettantistica dell’ente e la riqualificazione della stessa quale società commerciale. Nello specifico, riconoscendo che "... l’atto costitutivo e lo statuto non sono stati registrati e unitamente al fatti dell'assenza del principio di democraticità vengono meno i requisiti richiesti dal comma 8 dell'articolo 148 del TUIR", l’organo di controllo disconosceva le agevolazioni fiscali di cui alla legge 398/91, disconosceva la qualifica di ente non commerciale dell’ASD, ritenendo, consequenzialmente, non valida l’opzione a suo tempo esercitata dalla ASD per l’applicazione del règime fiscale agevolato di cui alla citata legge 398/91, considerando alla stregua di operazioni commerciali tutti i proventi conseguiti dalla ASD nell’esercizio dell’attività sportiva dilettantistica ed assoggettandoli ad IRES, IRAP ed IVA.

L’ASD impugnava separatamente i predetti avvisi di accertamento dinanzi alla Commissione Provinciale.

Il Giudice adito, riuniti i ricorsi, li accoglieva integralmente, riconoscendo l’esistenza dello Statuto e riconoscendo l’esistenza di una "struttura democratica" con una partecipazione attiva ed effettiva degli associati alla "vita associativa" (principio di democraticità).

Avverso la predetta sentenza, interponeva rituale appello l’Agenzia delle Entrate deducendo:

1) la violazione e falsa applicazione di nome del diritto tributario, per avere il Giudice di prime cure disatteso le previsioni del TUIR

2) la violazione e la falsa applicazione dell’articolo 2697 codice civile e dell’articolo 116 del codice di procedura civile

3) l’omessa motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio

La Arte e Sport Associazione Sportiva Dilettantistica resisteva in giudizio chiedendo il rigetto dei motivi di appello formulati dall’ufficio.

La causa veniva trattata in pubblica udienza, come da separato verbale.

In diritto

I motivi di appello sono infondati e, conseguentemente, vanno respinti.

Correttamente il Giudice di prime cure ha ritenuto che l’Associazione Sportiva Dilettantistica <Arte e Sport> abbia applicato correttamente la normativa sulla fiscalità di vantaggio alla stessa riservata.

L’Associazione Sportiva Dilettantistica <Arte e Sport>, regolarmente costituita in forma di ente non commerciale, ha Io scopo di promuovere, diffondere e far praticare ai propri associati e/o tesserati la pratica di tutte le discipline sportive a livello dilettantistico. E' regolata da uno statuto registrato in data 06.02.2007 ed è iscritta nel registro delle Associazioni Sportive dilettantistiche tenuto dal CONI.

La perdita di qualifica di un ente non commerciale necessita di contenuti di maggior peso di quelli utilizzati dall’agenzia delle Entrate. In particolare non basta la convocazione verbale dell’assemblea e la scarsa partecipazione diretta o per delega dei soci all’assemblea di una associazione sportiva dilettantistica per determinare la perdita di qualifica di ente non commerciale.

L’eventuale violazione del principio di democraticità può comportare, e solo in alcuni casi, la perdita delle agevolazioni fiscali previste dal comma 3 dell’articolo 148 del TUIR quali la detassazione dei corrispettivi specifici, ma non comporta in alcun modo, come pretende l’Amministrazione Finanziaria, la perdita della qualifica di ente non commerciale.

La norma pone alcuni principi sulla base dei quali valutare il grado di democraticità dell’ente: la possibilità estesa a tutti i soci di partecipare alle decisioni dell’ente, la trasparenza e la puntualità delle convocazioni, il divieto di limiti temporali alla vita associativa e la possibilità di tutti i soci di accedere alle cariche associative. E’ necessario, inoltre, che dallo statuto emergano in modo trasparente i criteri di ammissione, di permanenza e di esclusione dei soci, le regole di convocazione degli organi sociali e della validità delle loro deliberazioni, le regole inerenti alla redazione e approvazione dei bilanci e rendiconti e la determinazione di idonee forme di comunicazione ai soci di detti atti, affinché gli stessi ne possano prendere visione.

La violazione del principio di democraticità presuppone pertanto una indagine, di tipo qualitativo, molto più approfondita e accurata, non certo basata solo su semplici indizi o circostanze. La scarsa partecipazione numerica ai momenti assembleari e la convocazione verbale dell’assemblea non può essere utilizzata quale scorciatoia dagli uffici finanziari per disconoscere i benefici fiscali delle ASD, in quanto non hanno alcun presupposto giuridico nell’ambito delle norme tributarie di settore.

Comunque, nella fattispecie occorre avere riguardo al comma 1 dell’articolo 90 delle legge 289/2002, che ha sancito la estensione alle associazioni sportive dilettantistiche dei benefici fiscali previsti dalla legge n.398/91, ed al successivo comma 18 dello stesso articolo 90, che ha stabilito i principi generali che deve contenere lo statuto delle associazioni sportive dilettantistiche, ancorché non siano più stati emanati i previsti regolamenti, e che, infine, l’art. 149, commi 1 e 2, del TUIR, in materia di perdita della qualifica di ente non commerciale, non si applica alle associazioni sportive dilettantistiche. E’ utile altresì ricordare che per le ASD non sussiste alcun obbligo di tenuta dei libri sociali e qualora esista un impianto amministrativo contabile non è prevista alcuna modalità di compilazione e tenuta.

Ebbene, lo Statuto della associazione, prodotto in atti, ha rispettato i principi generali dettati dall’articolo 90 e pertanto contiene i requisiti per continuare ad essere una ASD e continuare a godere dei benefici fiscali.

Secondo l’ufficio, invece, le ragioni della perdita di qualifica di ente non commerciale da parte della associazione de qua sono da ricercare in una serie di circostanze quali: una scarsa partecipazione dei soci alla vita sociale desunta principalmente dall’esiguo numero dei soci partecipanti alle adunanze assembleari; l’assemblea dei soci veniva convocata, oralmente, una volta l’anno; la mancanza dell’atto costitutivo, del registro ai fini della progressiva numerazione della documentazione passiva del registro DM 11/02/1997, del libro soci, del libro verbali delle assemblee e del modello 7708/10; la mancanza d’ordine della tenuta della contabilità; la partecipazione degli associati era pressoché nulla e la convocazione avveniva verbalmente senza una vera e propria comunicazione formale agli iscritti. La contestazione di tale modus operandi dell’associazione dilettantistica ha quindi comportato, oltre alla perdita della qualifica di ente non commerciale e attrazione alla sfera impositiva di tutte le entrate istituzionali realizzate dall’associazione negli anni di imposta accertati, anche l’imputazione dei tutte le sanzioni, comprese quelle derivanti dal mancato rispetto degli obblighi fiscali e dichiarativi degli enti commerciali.

Tuttavia, al riguardo, occorre considerare che ai sensi dell’art. 4, comma 6 ter, DL 72/2004, convertito in L. 128/2004, la integrazione della denominazione associazione poteva avvenire con verbale assembleare anziché con atto pubblico o scrittura privata autenticata, che ai sensi dell’articolo 7 del DL 136/2004 il CONI trasmette all’Agenzia delle Entrate un elenco delle società e associazioni sportive dilettantistiche che se sono in possesso dei requisiti possono continuare a fruire della agevolazioni fiscali. L’articolo 7 della legge 186/04 ha previsto che il CONI risulta essere l’unico organismo certificatore dell’effettiva attività sportiva svolta dalle associazioni sportive e società sportive di cui all’articolo 90 legge 289/02. L’istituzione del registro delle ASD è finalizzata ad attivare uno scambio di dati e notizie tra il CONI e l’Agenzia delle Entrate al fine di certificare il fine sportivo per le associazioni e società sportive di cui alla legge 289/02. L’iscrizione al registro CONI, che avviene in per via telematica, consente di godere dello status di associazione sportiva e di fruire delle agevolazioni fiscali e di quelle previste dalla legge 398/91.

Risulta regolarmente tenuto il libro dei verbali del Consiglio Direttivo ed il libro dei verbali assemblea dei soci, ed occorre tenere anche conto che secondo lo Statuto è demandato al Consiglio direttivo l’attività gestionale dell’associazione.

" Pertanto gli atti impugnati sono da considerare privi dei contenuti imprescindibili atti a legittimare l’azione dell’ufficio.

Sussistono giusti motivi per compensare le spese.

Respinge i motivi di appello e, per l’effetto, conferma la decisione di primo grado.

 

 

3) Trattamento ai fini Iva dei contributi pubblici relativi alla formazione professionale

Formazione professionale: Quando si applica l’Iva alle sovvenzioni della Pa e come esercitare la detrazione. L’Agenzia delle entrate, con la circolare n. 20/E del 11 maggio 2015, si è occupata del trattamento agli effetti dell’IVA dei contributi pubblici relativi alle politiche attive del lavoro e alla formazione professionale e relativa disciplina della detrazione dell’imposta assolta dagli organismi di formazione professionale.

Gli enti di formazione professionale possono portare in detrazione l’Iva sui beni e servizi anche se acquistati con i contributi della Pa nel caso in cui effettuino operazioni imponibili. E’ uno dei principali chiarimenti contenuti nella suddetta circolare con cui l’Agenzia delle Entrate fornisce le istruzioni sul trattamento Iva da applicare alle somme di denaro erogate dalle Pa nel settore della formazione professionale, sia in termini di assoggettabilità ad Iva dell’erogazione sia in termini di diritto alla detrazione d’imposta sugli acquisti.

Contratti d’appalto e Iva

Sono rilevanti ai fini Iva le somme erogate dalla Pa come corrispettivo per i servizi didattici e di formazione professionale affidati a enti a seguito della stipula di un contratto di appalto. Sono, invece contribuiti, privi di rilievo ai fini Iva, le somme di denaro fornite dalla Pa quando quest’ultima non opera nell’ambito di un rapporto contrattuale.

Sulla base di un’interpretazione analogica, l’Agenzia evidenzia che anche le sovvenzioni destinate all’attività di istruzione e formazione, erogate sulla base dell’articolo 12 della legge 241/1990, conferiscono alla somma la natura di contributo pubblico, non rilevante quindi ai fini Iva. In questo caso, infatti, il rapporto tra l’Amministrazione erogante ed ente destinatario del finanziamento pubblico non è contraddistinto da alcuna controprestazione, ma si esaurisce nella semplice elargizione di una somma di denaro da destinare a un progetto meritevole di attenzione sociale. I contributi, in definitiva, sono fuori dal campo di applicazione dell’Iva se manca una controprestazione consistente in un obbligo di dare, fare o non fare a carico del beneficiario, tale da generare un rapporto obbligatorio a prestazioni corrispettive.

Se, invece, l’erogazione avviene nell’ambito di un contratto pubblico, con uno scambio di prestazioni tra le parti, le somme assumono la qualifica di corrispettivo e scontano l’imposta. In questo caso, gli importi elargiti dalla pubblica amministrazione sono una vera e propria controprestazione del servizio affidato all’impresa aggiudicataria. Dunque, se si realizza una fattispecie negoziale, il finanziamento è rilevante ai fini Iva.

La natura delle erogazioni, se non è definita dalle norme, potrà essere individuata, caso per caso, attraverso l’applicazione di alcuni criteri suppletivi. In linea di massima, se sussiste un vantaggio diretto per l’Amministrazione (ad esempio la Pa acquisisce la proprietà di un bene o si avvale dei risultati derivanti dalla prestazione ricevuta), si configura necessariamente uno schema contrattuale, con conseguente applicazione dell’Iva. Si può affermare l’esistenza di un rapporto negoziale anche nel caso in cui la convenzione che regola i rapporti tra le parti preveda clausole risolutive espresse o risarcimento del danno per inadempimento.

Quando è possibile detrarre l’Iva

Gli enti di formazione destinatari dei contributi che acquistano beni e servizi per realizzare operazioni fuori campo Iva, come per esempio i corsi offerti gratuitamente agli utenti, non possono detrarre l’Iva. Possono invece farlo, almeno in parte quando i beni acquistati sono utilizzati promiscuamente, cioè per realizzare sia operazioni imponibili che operazioni esenti o escluse.

 

 

4) Fatture false: consulente implicato

Concorre nel reato il consulente che non si é dimesso nonostante la presenza di evidenti fatture false dopo il primo esercizio. Dato l’intento da parte dei titolari della società di frodare l’Erario, la condotta del professionista che recepisce nel bilancio i documenti irregolari integra il dolo generico che fa scattare l’illecito. Anche il consulente fiscale concorre dunque nel reato se non abbandona l’incarico dopo il primo esercizio in cui emerge l’irregolarità dei documenti: tale condotta integra infatti il dolo generico sufficiente a far scattare l’illecito. E ciò perché il consulente risulta al corrente dell’intento fraudolento della fatturazione.

Ciò a seguito di quanto stabilito dalla Corte di Cassazione, con la sentenza 19335 del 12 maggio 2015. Il titolare dello studio di elaborazione contabile sconterà due anni di carcere per l’emissione e il concorso nell’utilizzazione di fatture per operazioni inesistenti. Il professionista cura la «cartiera» fin dalla costituzione; egli è il depositario delle scritture contabili. Non viene condannato solo perché non poteva non sapere, ma si tratta di un professionista esperto che si rivela a conoscenza delle caratteristiche della società e del suo modus operandi: sussiste dunque la componente soggettiva del reato. La consulenza e la prestazione dei servizi da parte dell’imputato prosegue ben dopo il primo bilancio chiuso con documenti irregolari che consentono la frode.

5) Pubblicati in G.U. i decreti black list

Sono stati pubblicati i due decreti del Mef sulla Gazzetta Ufficiale n. 107 del 11 maggio 2015. Gli acquisti di beni e servizi da Singapore, Mauritius, Emirati Arabi e Costa Rica diventano sempre deducibili per le imprese italiane. Per quanto riguarda la Svizzera, l’indeducibilità colpirà soltanto le operazioni effettuate con società non soggette alle imposte cantonali e municipali, quali le holding ausiliarie e «di domicilio». Mentre dall’elenco dei paesi che fanno scattare la disciplina sulle controlled foreign companies (Cfc), con tassazione del reddito per trasparenza in capo alla controllante italiana, vengono esclusi Singapore, Malesia e Filippine.

I decreti danno attuazione a quanto previsto dal comma 678 della legge di Stabilità 2015, che ha modificato i criteri previsti per l’elaborazione delle black list con l’obiettivo di favorire l’attività economica e commerciale transfrontaliera delle imprese italiane.

Per quanto riguarda i costi black list, il vecchio dm 23 gennaio 2002 riportava i paesi per i quali vige la regola sancita dall’articolo 110, comma 10 del Tuir (indeducibilità dei costi, salvo specifiche esimenti di cui l’impresa residente deve dare prova). La legge n. 190/2014 ha previsto che l’unico criterio rilevante ai fini dei costi black list è la mancanza di scambio di informazioni fiscali. È stato eliminato, infatti, il criterio relativo al livello adeguato di tassazione.

 

 

6) Fisco: pvc interrompe prescrizione

Il verbale blocca sempre la prescrizione. Il pvc può interrompere la prescrizione anche nei confronti di soggetti diversi dal destinatario di tale atto: basta, infatti, che gli uffici finanziari o la Guardia di Finanza prendano cognizione dell'esistenza di un reato.

E’ quanto stabilito dalla Corte di Cassazione con la sentenza n. 19358 del 11 maggio 2015. La Suprema Corte ha sostenuto che l’efficacia interruttiva della prescrizione dipende dalla mera emanazione del Pvc o dell’accertamento dell'atto e non dalla sua comunicazione all’interessato, tantomeno è necessario che gli atti siano portati a conoscenza dell'autorità giudiziaria dispiegando essi di per sé effetti. La causa interruttiva ha carattere oggettivo, impersonale e non recettizio.

Nel caso di specie, l’unico pvc notificato era stato redatto solo nei confronti del soggetto che aveva emesso le fatture false e non nei confronti dell’indagato (rappresentante legale di una società). Pertanto, il Tribunale aveva ritenuto non interrotta la prescrizione trattandosi di un soggetto diverso dal destinatario.

La Cassazione non si è, invece, dimostrata d’accordo a questa tesi. Il pvc può comunque riguardare un altro soggetto ma se accertano un reato è comunque idoneo ad interrompere la prescrizione per i soggetti conivolti.

 

 

7) TASI: i comuni non devono inviare i modelli precompilati

Secondo la nota IFEL del 12 maggio 2015, i comuni non hanno l’obbligo di invio di modelli di pagamento TASI preventivamente precompilati da parte dei Comuni. Non solo questo non risulta dalla normativa, ma è nella pratica inattuabile. I comuni devono comunque assicurare servizi di assistenza al contribuente comprensivi della compilazione dei bollettini di pagamento, su richiesta del contribuente stesso.

A seguito di talune confuse interpretazioni, relative all’obbligo da parte dei comuni di inviare modelli precompilati per il pagamento della TASI, l’IFEL ha chiarito che la normativa non prevede alcun obbligo in tal senso, obbligo che peraltro è nella pratica inattuabile con riferimento alla TASI. Infatti:

- l’invio dei modelli precompilati presuppone l’esatta conoscenza dei soggetti passivi, in astratto ricavabili dalla banca dati IMU per la quota di competenza dei possessori e dalla TARES/TARI per la quota di competenza degli occupanti. Tuttavia, anche ipotizzando un incrocio tra le banche dati si deve considerare che negli archivi TARI gran parte degli immobili non è ancora qualificata con i rispettivi identificativi catastali;

- gli stessi archivi catastali degli immobili e delle proprietà immobiliari non sono allineati tra loro, con particolare riferimento alle posizioni oggetto di cambiamenti meno recenti e quindi non toccate dalle norme di allineamento automatico delle transazioni immobiliari emanate negli ultimi 7-8 anni;

- l’invio di modelli precompilati relativi alla condizione corrente di proprietà ed uso degli immobili è incompatibile con la data di pagamento dell’acconto (che dovrebbe riflettere le eventuali modifiche di imponibilità intervenute) e confligge con la scadenza della dichiarazione TASI (30 giugno dell’anno successivo a quello di riferimento).

 

 

8) Pagamento dei diritti doganali mediante bonifico bancario o postale

Ad integrazione di quanto contenuto nella nota prot, n. 57280/RU del 19.05.2014, l’Agenzia delle Dogane, con la nota n. 54844/RU del 11 maggio 2015, pubblicata il 12 maggio 2015, informa che per effettuare un pagamento da un Paese extra S.E.P.A a favore della contabilità speciale intestata a questa Agenzia IT39M0100003245348200005625 occorre premettere al codice IBAN sopra indicato il codice B.I.C. BITAITRRENT per quanto riguarda il sistema Target2.

Mentre per quanto riguarda il sistema dettaglio: il BIC da utilizzare è il solo BIC BITAITRRXXX. La finalizzazione sulla procedura utente di Banca d’Italia dell’SCT in entrata sarà effettuata in automatico in base al CAB contenuto nell’IBAN beneficiario.

Comunicazione relativa alla fissazione semestrale dei tassi di interesse per il pagamento differito dei diritti doganali (periodo dal 13-01-2015 al 12-07-2015.

Con riferimento all’oggetto, si comunica, per i successivi adempimenti di competenza, che il Ministero dell’economia e delle finanze, sentita la Banca d’Italia, con decreto pubblicato sulla G.U. n. 105 del 8.05.2015, ha fissato, ai sensi dell’art. 79 del testo unico delle disposizioni legislative in materia doganale, approvato con D.P.R. n. 43/1973, come sostituito dall’art. 5, comma 2, della L. 213/2000, il saggio di interesse per il pagamento differito dei diritti doganali effettuato oltre il periodo di trenta giorni, nella misura dello 0,213 per cento annuo per il periodo dal 13 gennaio 2015 al 12 luglio 2015.

(Agenzia delle Dogane, nota n. 54874/RU del 11 maggio 2015)

 

 

9) Siglato l’accordo tra le Entrate e l’Enpap: gli psicologi pagano i contributi previdenziali con F24

Dal prossimo 6 luglio gli psicologi iscritti all’Ente nazionale di previdenza e assistenza per gli psicologi potranno versare i contributi previdenziali e assistenziali tramite modello F24. L’Agenzia delle Entrate e l’Ente nazionale di previdenza e assistenza per gli psicologi (Enpap) hanno firmato, infatti, una convenzione che consente agli psicologi di utilizzare il modello di pagamento unificato per versare le somme dovute direttamente online, tramite i servizi telematici dell’Agenzia, oppure utilizzando quelli bancari e postali, senza spese aggiuntive.

Entrate-professionisti, la connessione è diretta

Grazie all’accordo l’Agenzia fornirà all’Ente di previdenza e assistenza per gli psicologi i dati analitici relativi alle operazioni di riscossione dei contributi, garantendo il tempestivo riversamento delle somme riscosse. La convenzione, che ha durata triennale, rientra nelle previsioni del Dm 10 gennaio 2014, che ha dato la possibilità di riscuotere i contributi tramite F24 anche agli Enti previdenziali di categoria dei professionisti che ne fanno richiesta.

L’intesa odierna fa seguito a quelle già in vigore con l’Istituto nazionale di previdenza dei giornalisti italiani (Inpgi), con la Cassa italiana di previdenza e assistenza dei geometri (Cipag), con l’Ente nazionale di previdenza dei consulenti del lavoro (Enpacl), con l’Ente nazionale di previdenza e assistenza della professione infermieristica (Enpapi), con l’Ente di previdenza e assistenza pluricategoriale (Epap) e con l’Ente di previdenza dei periti industriali e dei periti industriali laureati (Eppi).

Obiettivo semplificazione: Anche nel caso dell’Enpap la finalità è quella di semplificare sempre più le procedure a vantaggio sia dei professionisti che dell’Amministrazione. Gli psicologi potranno, infatti, come gli altri professionisti, effettuare con un’unica operazione il pagamento delle somme dovute e utilizzare eventuali crediti tributari in compensazione. L’Ente previdenziale potrà inoltre disporre tempestivamente di tutte le informazioni utili a porre in essere misure di controllo sempre più immediate ed efficienti.

(Agenzia delle entrate, comunicato n. 87 del 12 maggio 2015)

 

Vincenzo D’Andò