Diario quotidiano del 12 maggio 2015: l’accertamento del maggior valore degli immobili non può basarsi solo sulla stima dell’UTE

Pubblicato il 12 maggio 2015



si applica l’Iva nella misura ordinaria sulle cessioni di macchina fresatrice per protesi dentarie; entro il 16 giugno 2015 si versa con tutta tranquillità l’acconto IMU e TASI dovuto per l’anno in corso; precisazioni delle Entrate sul Modello 730 precompilato; diritti doganali: fissato il tasso di interesse semestrale; intermediari finanziari: regolamento pubblicato in G.U.; l’accertamento per elusione fiscale non può essere basato solo sul verbale della GdF; é parità di onorari tra commissari giudiziali e curatori fallimentari; accertamento del maggior valore degli immobili: non attendibile la stima dell’Ute; moduli 770/2015 semplificato e ordinario: modificate istruzioni e modello; nuovo ravvedimento operoso: circolare di Assonime; nuova funzionalità catastale per i comuni: al via l’accesso puntuale alle planimetrie per attività di accertamento; osservatorio sulle partite IVA: sintesi dei dati di marzo 2015; disponibile il software di compilazione del Modello Unico Sp 2015; F24: istituite due causali contributo utili per due enti bilaterali; nota esplicativa della circolare 1/D 2015 in materia di rappresentanza in dogane nelle procedure domiciliate

 Indice:

 1) Si applica l’Iva nella misura ordinaria sulle cessioni di macchina fresatrice per protesi dentarie

 2) Entro il 16 giugno 2015 si versa con tutta tranquillità l’acconto IMU e TASI dovuto per l’anno in corso

 3) Precisazioni delle Entrate sul Modello 730 precompilato

 4) Diritti doganali: fissato il tasso di interesse semestrale

 5) Intermediari finanziari: regolamento pubblicato in G.U.

 6) L’accertamento per elusione fiscale non può essere basato solo sul verbale della GdF

 7) E’ parità di onorari tra commissari giudiziali e curatori fallimentari

 8) Accertamento del maggior valore degli immobili: non attendibile la stima dell’Ute

 9) Moduli 770/2015 semplificato e ordinario: modificate istruzioni e modello

 10) Nuovo ravvedimento operoso: circolare di Assonime

 11) Nuova funzionalità catastale per i comuni: al via l’accesso puntuale alle planimetrie per attività di   accertamento

 12) Osservatorio sulle partite IVA: sintesi dei dati di marzo 2015

 13) Disponibile il software di compilazione del Modello Unico Sp 2015

 14) Modello F24: istituite due causali contributo utili per due enti bilaterali

 15) Nota esplicativa della circolare 1/D 2015 in materia di rappresentanza in dogane nelle procedure   domiciliate

 

 

1) Si applica l’Iva nella misura ordinaria sulle cessioni di macchina fresatrice per protesi dentarie

Si applica l’aliquota IVA ordinaria, quindi nella misura del 22%, sulle cessioni di strumenti adoperati in odontoiatria per il confezionamento di protesi.

Lo ha precisato l’Agenzia delle entrate, con la risoluzione n. 46/E del 8 maggio 2015.

Si tratta di un prodotto che, secondo parere delle Entrate e delle Dogane, non è riconducibile agli “oggetti ed apparecchi di protesi dentaria” che, secondo le indicazioni del punto 30) della Tabella A, parte II, allegata al Dpr 633/1972, prevedono, invece, l’aliquota Iva ridotta al 4%.

Il punto 30) della citata Tabella A prevede l’aliquota Iva del 4%, per le cessioni di “apparecchi di ortopedia (comprese le cinture medico- chirurgiche); oggetti ed apparecchi per fratture (docce, stecche e simili); oggetti ed apparecchi di protesi dentaria, oculistica ed altre; apparecchi per facilitare l’audizione ai sordi ed altri apparecchi da tenere in mano, da portare sulla persona o da inserire nell’organismo, per compensare una deficienza o una infermità”.

Vengono, pertanto, “sconfessate” (ovvero, non sono ritenute più valide) le precedenti indicazioni che erano state fornite dalla stessa Agenzia delle entrate con la risoluzione n. 431/E del 2008, con cui l’Amministrazione finanziaria aveva, invece, ritenuto applicabile alle cessioni di strumenti usati per il confezionamento di protesi (tra cui dime chirurgiche, guide per la fresatura dei prodotti, software per inserire l’impianto) l’Iva al 4%.

 

 

2) Entro il 16 giugno 2015 si versa con tutta tranquillità l’acconto IMU e TASI dovuto per l’anno in corso

Entro il 16 giugno 2015 si versa con tutta tranquillità l’acconto IMU e TASI dovuto per l’anno in corso.

Questo, almeno, secondo il parere dell’Ifel, contenuto nella comunicazione del 8 maggio 2015.

Infatti, il contribuente è in regola se versa l’acconto IMU e TASI entro il 16 giugno 2015, sulla base delle aliquote e delle detrazioni stabilite dal Comune per il 2014 (e risultanti sul sito del Ministero dell’Economia e delle Finanze), salvo poi procedere ad eventuale conguaglio in sede di saldo nel caso di variazioni delle aliquote e delle detrazione dei citati tributi, che dovranno essere pubblicate sul sito Mef dai Comuni, entro il 28 ottobre 2015.

Ecco di seguito l’interessante comunicato dell’Ifel:

Acconti IMU e TASI 2015 e proroga bilanci di previsione 2015

L’ulteriore proroga del termine per la deliberazione dei bilanci preventivi dei Comuni, decisa in Conferenza Stato Città, porterà ad una nuova scadenza che pare fissata al 30 luglio.

Il nuovo termine ha quale naturale conseguenza che i Comuni e le Province potranno quindi intervenire nella disciplina di tutti i tributi propri fino alla fine di luglio, modificando aliquote e agevolazioni, ben oltre il termine per il pagamento dell’acconto IMU e Tasi, che è fissato dalla legge al 16 giugno.

Si deve ricordare che tale situazione non determina alcuna incertezza negli adempimenti richiesti ai contribuenti, in quanto la legge prevede che il pagamento degli acconti di entrambi i tributi sia “eseguito sulla base dell’aliquota e delle detrazioni dei dodici mesi dell’anno precedente”, disciplina che ormai è consolidata(art. 13, co. 13-bis del dl 201 del 2011, per l’IMU; art.1, co. 688 della Legge di stabilità 2013, per la TASI).

In pratica il contribuente è in regola se versa l’acconto IMU e TASI entro il 16 giugno 2015, sulla base delle aliquote e delle detrazioni stabilite dal Comune per il 2014 (e risultanti sul sito del Ministero dell’economia e delle finanze), salvo poi procedere ad eventuale conguaglio in sede di saldo nel caso di variazioni delle aliquote e delle detrazione dei citati tributi, che dovranno essere pubblicate sul sito Mef dai Comuni, entro il 28 ottobre 2015.

Nulla vieta, naturalmente, che, nel caso in cui il Comune abbia già deliberato in materia di aliquote e detrazioni IMU e Tasi, magari determinando condizioni più favorevoli rispetto al 2014, il contribuente possa far riferimento alle delibere relative a quest’anno anche per il pagamento dell’acconto.

Le delibere comunali 2014 sono consultabili presso il sitohttp://www1.finanze.gov.it/dipartimentopolitichefiscali/fiscalitalocale/IUC/sceltaregione.htm

e nei prossimi giorni anche sul sito dell’IFELhttp://www.fondazioneifel.it/delibere-e-regolamenti-aliquote-imu

 

 

3) Precisazioni delle Entrate sul Modello 730 precompilato

In relazione al messaggio che compare nell’applicazione dedicata al 730 precompilato ai contribuenti che hanno ricevuto più Certificazioni uniche in presenza di dati incongruenti, l’Agenzia delle entrate ha voluto informare i cittadini che il numero di giorni di lavoro dipendente/pensione non è stato inserito nel modello e che il risultato a credito o a debito della dichiarazione non tiene conto delle detrazioni per lavoro dipendente/pensione. Con lo stesso avviso il contribuente viene invitato a indicare il corretto numero di giorni nel quadro C, in modo da ottenere la corretta indicazione delle detrazioni e, quindi, della liquidazione della dichiarazione.

In linea generale, i dati delle detrazioni sono quelli contemplati per il primo anno di avvio sperimentale e vengono indicati dalle Entrate nel 730 precompilato sulla base delle informazioni trasmesse dalle banche, dalle assicurazioni dagli enti previdenziali e dai sostituti d’imposta, filtrando i dati anomali. Per consentire ai contribuenti di avere consapevolezza di quello che l’Agenzia ha considerato o meno nelle singole dichiarazioni precompilate è disponibile anche un foglio informativo e sono inseriti avvisi nella procedura.

Infatti, tutti i contribuenti sono tenuti a verificare i dati riportati nella propria dichiarazione per evitare errori che possano recare un indebito vantaggio o svantaggio fiscale.

L'Agenzia, infine, precisa e conferma che i contribuenti che accettano online la dichiarazione predisposta senza o con modifiche non sostanziali non sono soggetti a controlli documentali.

(Agenzia delle entrate, comunicato n. 84 del 8 maggio 2015)

 

 

4) Diritti doganali: fissato il tasso di interesse semestrale

Diritti doganali, pagamento differito con interessi allo 0,213%. Il saggio di interesse per il pagamento differito dei diritti doganali, effettuato oltre un periodo di 30 giorni, è confermato nella misura dello 0,213% annuo per il periodo dal 13 gennaio 2015 al 12 luglio 2015. Lo ha disposto il Decreto 2 aprile 2015 del Ministero dell’Economia e delle Finanze, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 105 del 8 maggio 2015, che provvede alla fissazione semestrale dei tassi di interesse per il pagamento differito dei diritti doganali.

Il provvedimento conferma la misura del tasso di interesse allo 0,213%, che resta invariato rispetto a quello del secondo semestre del 2014.

La misura del saggio di interesse è fissata semestralmente sulla base del rendimento netto dei buoni ordinari del Tesoro a tre mesi.

Diritti doganali e Iva all’importazione, termini di recupero estesi in caso di procedimenti penali

In presenza di un procedimento giudiziario penale, l’azione di accertamento e recupero dei diritti doganali e dell’IVA all’importazione può essere attivata anche in caso di tardiva notifica della notizia di reato, salvo che la parte eccepisca l’intervenuta prescrizione dinnanzi al giudice tributario presso il quale sia stata eventualmente impugnata la pretesa erariale, e lo stesso giudice accerti tale circostanza con la sentenza.

E’ quanto è stato chiarito dall’Agenzia delle Dogane con la comunicazione del 8 maggio 2015.

In seguito ad alcuni confronti intervenuti con la Commissione europea, l’Agenzia delle Dogane ha reso noto che sono state definite delle nuove linee guida operative in tema di accertamento e contabilizzazione delle risorse proprie tradizionali.

In particolare, è stato precisato che la comunicazione del debito relativo ai diritti doganali non può più essere effettuata una volta che sia inutilmente decorso il termine triennale previsto dall’art. 221.3 del Codice doganale comunitario. Ciò in quanto tale termine ha una valenza “decadenziale” e non “prescrizionale”, che preclude all’amministrazione ogni possibile azione di accertamento e recupero dei diritti doganali una volta spirato.

Tuttavia, in presenza di un procedimento giudiziario avviato in ragione della rilevanza penale dell’obbligazione doganale, l’operatività del termine triennale in questione è regolata, invece, dalla disciplina vigente in ciascuno Stato membro grazie all’apposito rinvio operato dall’art. 221.4 dello stesso Codice.

Per quanto riguarda il nostro ordinamento, vige il principio per cui in mancanza di un espresso richiamo normativo al carattere decadenziale del termine utile all’esercizio di un diritto, tale termine va inteso come prescrizionale, e la prescrizione, per poter avere efficacia, deve essere eccepita dalla parte interessata (ex art. 2938 c.c.).

La Corte di Cassazione ha stabilito che, in presenza di un procedimento penale, l’amministrazione per poter agire nei confronti del contribuente deve comunicare la notizia di reato all’amministrazione giudiziaria entro il termine di tre anni (prescrizionale), ciò comporta che l’azione di accertamento e recupero dei diritti può essere avviata anche in caso di tardiva notifica della notizia criminis, salvo che la parte eccepisca l’intervenuta prescrizione dinnanzi al giudice tributario presso il quale sia stata eventualmente impugnata la pretesa erariale, e lo stesso giudice accerti tale circostanza con la sentenza.

Inoltre, poiché secondo la consolidata giurisprudenza della Corte di Cassazione, l’IVA all’importazione (in quanto “diritto di confine”) è assimilata ai dazi doganali, la disciplina recata dal Codice doganale comunitario in materia di accertamento e riscossione (così come interpretata dalle nuove linee guida scaturite dal confronto con l’Ue) si rende applicabile anche a tale imposta.

Pertanto, si legge nella comunicazione, l’Agenzia delle Dogane ha invitato i propri Uffici territoriali ad uniformarsi alle suddette indicazioni sia con riferimento agli accertamenti “futuri” che a quelli ancora in trattazione.

 

 

5) Intermediari finanziari: regolamento pubblicato in G.U.

Non costituisce attività di finanziamento l’acquisto di crediti Iva o l’acquisto di crediti da parte di società titolari della licenza per l’attività di recupero stragiudiziale dei crediti. È quanto prevede il Decreto n. 53 del 2 aprile 2015, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 105 del 8 maggio 2015. Il regolamento dà attuazione al Titolo V del Tub (DLgs n. 385/1993) e in particolare agli articoli 106 (comma 3), 112 (comma 3) e 114. L’attività di concessione di finanziamenti deve considerarsi esercitata nei confronti del pubblico «qualora sia svolta nei confronti di terzi con carattere di professionalità».

Anche i confidi di dimensioni maggiori e le agenzie di prestito su pegno entrano tra gli intermediari finanziari soggetti all’autorizzazione della Banca d’Italia. L’obbligo scatterà per i confidi che hanno un volume di attività finanziaria pari almeno a 150 milioni di euro. Regole più stringenti per definire le attività di concessione di «finanziamenti sotto qualsiasi forma»: vanno ricompresi leasing, credito ai consumatori, crediti ipotecari e rilascio di fideiussioni o avalli.

Non rilevano le operazioni societarie infragruppo, né i prestiti concessi dal datore di lavoro ai propri dipendenti. I confidi iscritti nell'elenco di cui all’articolo 112 del Tub devono esercitare in via esclusiva l’attività di garanzia collettiva dei fidi e i servizi «connessi o strumentali»: questi ultimi sono costituiti per esempio dai servizi di consulenza in materia di finanza d’impresa nei confronti esclusivamente dei propri soci (a condizione che sia strettamente finalizzata al rilascio della garanzia mutualistica propria o di terzi). Per servizi strumentali dei confidi, precisa il DM, si intendono invece servizi ausiliari quali l’acquisto di immobili funzionali all’esercizio dell’attività principale (quelli non funzionali eventualmente già posseduti dovranno essere venduti nel più breve tempo possibile), oppure l’assunzione di partecipazioni esclusivamente in altri confidi o banche di garanzia collettiva fidi.

 

 

6) L’accertamento per elusione fiscale non può essere basato solo sul verbale della GdF

Va motivata l’assenza delle valide ragioni economiche. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 9334 del 8 maggio 2015 ha accolto il ricorso del contribuente.

È, dunque, nulla la sentenza che legittima l’accertamento basato sull’elusione fiscale quando il giudice tributario si basa esclusivamente sul verbale della GdF senza motivare sull’inesistenza delle valide ragioni economiche dell’operazione commerciale, oltre l’indebito risparmio d'imposta.

La Suprema Corte ha ricordato che nel processo civile e in quello fiscale, la sentenza la cui motivazione si limiti a riprodurre il contenuto di un atto di parte (o di altri atti processuali o provvedimenti giudiziari), eventualmente anche senza nulla aggiungere e senza indicare la fonte, è valida qualora le ragioni della decisione siano, in ogni caso, attribuibili all’organo giudicante e risultino in modo chiaro, univoco ed esaustivo, atteso che tale tecnica di redazione non può ritenersi, di per sé, vietata (e neppure sintomatica di un difetto d’imparzialità del giudice), non essendo prescritta da alcuna norma (sostanziale o processuale) la «originalità» della sentenza nelle sue modalità espositive (e tantomeno nei contenuti). Tuttavia, ad avviso della Cassazione, i giudici d'appello, nel seguire la ricostruzione indiziaria del pvc (comportamento che non è vietato in sé né determina di per sé la nullità della sentenza, ove la motivazione risulti comunque chiara ed esauriente) «hanno però omesso di motivare sufficientemente, eventualmente previ gli accertamenti e le valutazioni in ipotesi ritenuti opportuni anche alla luce delle circostanze messe in evidenza dalla contribuente, in ordine a un fatto certamente decisivo, ossia l’inesistenza di ragioni economiche (diverse dal realizzato risparmio fiscale) per porre in essere una operazione in sé non esclusa dall’ordinamento se non se ed in quanto determinata unicamente dal perseguimento di un vantaggio fiscale».

 

 

7) E’ parità di onorari tra commissari giudiziali e curatori fallimentari

Per i commissari giudiziali “straordinari” compenso secondo i criteri dei curatori. La mancata previsione normativa consente l’applicazione analogica, circoscritta ai valori dell’attivo realizzato.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 9407 del 8 maggio 2015, respingendo il ricorso di due commissari giudiziali, avverso il provvedimento del giudice di merito, secondo cui non è possibile liquidare il compenso anche sul passivo, in considerazione del fatto che tale criterio riguarda unicamente i commissari straordinari (o liquidatori), e non anche quelli giudiziali.

L’onorario spettante ai commissari giudiziali di un’impresa, poi, ammessa alla procedura di amministrazione straordinaria non può essere determinato in base al DM 4 dicembre 2007 (considerando l’attivo realizzato, nel corso della gestione commissariale, e il passivo stimato) poiché riferito esclusivamente ai commissari liquidatori: Il mancato richiamo ai commissari giudiziali comporta, pertanto, la necessità di operare un rinvio analogico, seppure parziale, ai criteri dettati in materia di curatori fallimentari ed ausiliari di giustizia.

 

 

8) Accertamento del maggior valore degli immobili: non sempre attendibile la stima dell’Ute

Accertamento del maggior valore degli immobili: non è sempre attendibile la stima dell’Ute.

La Suprema Corte si è pronunciata sulla questione abbastanza diffusa: l’accertamento del maggior valore degli immobili compravenduti, non sulla base di prove dell’asserita sottofatturazione ma di una stima redatta dalla (ex) Agenzia del territorio.

La stima dell’Ute deve essere valutata. L’attendibilità della stima eseguita dall’Ufficio tecnico erariale, su cui si fonda l’accertamento di maggior valore di un immobile, deve essere sempre valutata dal giudice tributario rispetto alle contestazioni difensive. Ne consegue che tale stima non può essere di per sé considerata attendibile poiché proveniente da un soggetto istituzionale, nonché svolta da un’articolazione della medesima amministrazione finanziaria che ha poi emesso l’atto impositivo.

La decisione

La CTR aveva respinto il ricorso del contribuente. La Corte di Cassazione ha, invece, accolto il ricorso della società fornendo degli interessanti principi.

Prima di tutto ha rilevato che innanzi al giudice tributario l’Agenzia delle entrate si pone in situazione di parità con il contribuente e, quindi, la relazione di stima di un immobile redatta dall’Ute costituisce una semplice perizia di parte alla quale può essere attribuito il valore di atto pubblico solo per la provenienza ma non per i contenuti.

Poi, se, comunque, viene considerata sufficiente tale perizia allora occorre motivare le ragioni per le quali é stato attribuito tale maggior valore. Pertanto, l’accertamento non si può fondare solo sulla stima dell’Ute.

(Corte di Cassazione, sentenza n. 9357 del 8 maggio 2015)

 

 

9) Moduli 770/2015 semplificato e ordinario: modificate istruzioni e modello

Con il provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate n. 64322 del 11 maggio 2015, sono state approvate alcune modifiche ai modelli di dichiarazione 770/2015 Semplificato e 770/2015 Ordinario, nonché alle relative istruzioni e specifiche tecniche.

Questa la motivazione addotta dalle Entrate: “Le modifiche si rendono necessarie per correggere alcuni errori materiali riscontrati successivamente alla pubblicazione dei predetti modelli di dichiarazione sul sito internet dell’Agenzia delle Entrate e delle relative specifiche tecniche”.

Tra le diverse modifiche: nel prospetto SX “riepilogo dei crediti e delle compensazioni”, il rigo SX47 è riservato ai sostituti d’imposta che hanno riconosciuto nel corso del 2014 il credito bonus IRPEF. In particolare va indicato:

- nella colonna 1, l’ammontare del credito bonus IRPEF riconosciuto dal sostituto d’imposta nell’anno 2014. Tale ammontare deve essere indicato al lordo di quanto eventualmente recuperato;

- nella colonna 2, l’ammontare del credito bonus IRPEF riconosciuto e successivamente recuperato dal sostituto d’imposta in sede di effettuazione delle operazioni di conguaglio. Il credito recuperato può riferirsi anche a crediti bonus IRPEF riconosciuti da precedenti sostituti d’imposta;

- nella colonna 3 il credito bonus IRPEF che residua e che può essere utilizzato l’anno successivo.

 

 

10) Nuovo ravvedimento operoso: circolare di Assonime

Continua ad aleggiare lo spauracchio dell’ambito penale sulla neo disciplina fiscale.

Per le violazioni commesse, infatti, rimane sempre lo spettro dell’applicazione delle pesanti sanzioni penali, e ciò nonostante l’avvento del nuovo ravvedimento operoso.

Lo rileva Assonime nella circolare n. 15 del 11 maggio 2015.

Il ravvedimento operoso è stato profondamente innovato dalla legge di stabilità per il 2015 per quanto riguarda i tributi amministrati dall’Agenzia delle entrate. I contribuenti possono infatti ora ravvedersi in merito agli errori relativi a tali tributi senza più alcun limite temporale sin tanto che non vengano raggiunti da un formale atto di accertamento o di liquidazione - e, dunque, anche qualora sia iniziata l’attività di verifica degli organi accertatori - ottenendo la riduzione delle sanzioni in una misura che va da un decimo ad un sesto del loro ammontare, a seconda del momento in cui si attivano, sino ad arrivare ad un quinto qualora sia già iniziata l’attività di verifica degli organi accertatori. Certamente da condividere sono le finalità di queste modifiche che intendono incentivare l’adempimento spontaneo degli obblighi tributari, senza la necessità che l’ufficio ricorra a strumenti coercitivi, ma non poche sono le carenze che la disciplina presenta: ad esempio, anche nella sua nuova versione non fa venir meno la rilevanza penale delle violazioni commesse (e “ravvedute).

Dunque, il ravvedimento è possibile anche se la violazione è già stata contestata, ovvero siano iniziati accessi, ispezioni, verifiche o altre attività amministrative di accertamento, delle quali i soggetti interessati abbiano formale conoscenza.

Il ravvedimento non è, invece, possibile in caso di notifica di atti di liquidazione e di accertamento, incluse le comunicazioni di irregolarità di cui agli artt. 36-bis DPR n. 600/73 e 54-bis DPR n. 633/72 e degli esiti del controllo formale di cui all’art. 36-ter DPR n. 600/73.

In definitiva, la più importante novità in tema di ravvedimento è data dalla possibilità di accedere alla regolarizzazione spontanea anche quando la violazione è già stata contestata o vi siano accessi, ispezioni e verifiche. Il ravvedimento operoso opera senza limiti di tempo consentendo al contribuente di ottenere una riduzione automatica delle sanzioni che è tanto maggiore quanto più la regolarizzazione sarà vicina al momento dell’obbligo tributario.

Non possono più inibire il ravvedimento l’inizio di attività ispettive o di accertamento formalmente comunicate al contribuente, né la notifica di constatazione della violazione.

 

 

11) Nuova funzionalità catastale per i comuni: al via l’accesso puntuale alle planimetrie per attività di accertamento

Dal 11 maggio 2015 i comuni possono accedere gratuitamente alle planimetrie catastali degli immobili per i controlli urbanistici e la gestione della fiscalità immobiliare locale. Il nuovo servizio, disponibile tramite la piattaforma telematica Sister, consente di visualizzare la planimetria di un immobile, con accesso diretto alle banche dati gestite dall’Agenzia delle Entrate.

Grazie a questa nuova funzione, gli Enti locali avranno a disposizione un ulteriore strumento per una migliore gestione della fiscalità immobiliare locale e dei controlli urbanistici ed edilizi.

Per utilizzare il servizio non sarà necessario sottoscrivere una nuova abilitazione. Tutte le informazioni sulle modalità tecniche per l’accesso e la fruizione possono essere consultate sul sito dell’Agenzia delle Entrate seguendo questo percorso: Home > Cosa devi fare > Consultare dati catastali e ipotecari > Consultazione banche dati – Sister (Istituzioni) > Scheda informativa. Il nuovo servizio sarà evidenziato – tramite un banner dedicato – anche sul sito istituzionale dell’Anci, www.anci.it.

Si ricorda, inoltre, che presso gli sportelli catastali decentrati dei comuni sono attivi i servizi di rilascio gratuito delle visure e delle planimetrie catastali su richiesta dei singoli proprietari.

(Agenzia delle entrate, comunicato n. 85 del 11 maggio 2015)

 

 

12) Osservatorio sulle partite IVA: sintesi dei dati di marzo 2015

Nel mese di marzo 2015 sono state aperte 51.914 nuove partite Iva; in confronto al corrispondente mese dell’anno precedente si registra una leggera flessione (-2%).

La distribuzione per natura giuridica delle aperture di partite IVA evidenzia che la quota relativa alle persone fisiche è pari al 70,2%; le società di capitali raggiungono il 22,7%, le società di persone si attestano al 6,4% mentre la percentuale dei “non residenti” e “altre forme giuridiche” è pari allo 0,7%. Rispetto al marzo 2014 si rileva un calo di aperture per le persone fisiche e le società di persone (rispettivamente pari a -5,9% e -1,2%); le società di capitali mostrano invece un sensibile aumento (+11,9%) che conferma il trend positivo registrato negli ultimi due anni, legato alle recenti norme civilistiche che facilitano l’apertura di società a responsabilità limitata.

Riguardo alla ripartizione territoriale, il 42,2% delle nuove aperture è localizzato al Nord, il 22,2% al Centro ed il 35,5% al Sud ed Isole; il confronto con il corrispondente mese dell’anno precedente mostra le flessioni più marcate nella Provincia Autonoma di Bolzano (-14,2%), nelle Marche (-10,1%) e in Umbria (-9%), mentre gli aumenti più evidenti si sono registrati in Valle d’Aosta (+19%), Campania (+5,9%) e Molise (+1,3%).

La classificazione per settore produttivo evidenzia, come di consueto, che il commercio registra il maggior numero di aperture di partite Iva (24% del totale), seguito dalle attività professionali (12,4%) e dall’agricoltura (10% del totale). Rispetto al marzo 2014, tra i principali settori, gli incrementi più significativi si rilevano nel trasporto/magazzinaggio (+12,4%), nel settore delle attività immobiliari (+10%) e nelle “altre attività di servizi” (+9,5%); di contro, si osserva un calo del 18% per le attività finanziarie e per quelle professionali.

Relativamente alle persone fisiche, la ripartizione per sesso è sostanzialmente stabile, con il 63,6% delle partite Iva aperte da soggetti di sesso maschile. Il 45,3% delle aperture è attribuibile ai giovani fino a 35 anni e il 35,6% a soggetti tra 36 e 50 anni. Rispetto a marzo dello scorso anno emerge un calo di aperture nelle classi di età più giovani e un aumento di aperture nelle classi di età più anziane (dal -13% della classe più giovane al +17% della più anziana).

A marzo 2015 complessivamente 14.633 soggetti hanno aderito al regime fiscale di vantaggio o al regime forfetario(il 28% del totale delle nuove aperture). La possibilità di opzione tra i due regimi è stata prevista del decreto “milleproroghe” (DL 192/2014) ed è valida solo per l’anno in corso, in quanto da gennaio 2016 resterà in vigore solo il regime forfetario. I dati disponibili rappresentano la somma delle adesioni ai due regimi in considerazione della circostanza che la modulistica attualmente in uso non consente ancora di identificare il regime scelto.

(MEF, comunicato n. 104 del 11 maggio 2015)

 

 

13) Disponibile il software di compilazione del Modello Unico Sp 2015

Il software Unico Sp 2015, versione 1.0.0 del 11/05/2015, consente la compilazione del modello Unico SP 2015 e la creazione del relativo file da inviare telematicamente.

Unico Sp 2015 utilizza una nuova tecnologia di distribuzione dei software basati su Java che consente all'utente di usufruire delle applicazioni direttamente dal web. In tal modo è possibile attivare le applicazioni in maniera semplice e con un solo clic, avendo la certezza di utilizzare sempre la versione più aggiornata ed evitando complesse procedure di installazione o aggiornamento.

Per eseguire il software è necessario utilizzare la Java Virtual Machine versione 1.7.

(Agenzia delle entrate, nota del 11 maggio 2015)

 

 

14) Modello F24: istituite due causali contributo utili per due enti bilaterali

Istituite dall’Agenzia delle entrate due nuove causali contributo per finanziare, tramite F24, altrettanti enti bilaterali. In particolare, la sigla “EBBI” dovrà essere utilizzata per versare i contributi spettanti all’Ente bilaterale imprenditoria ittica (Ebii), mentre quella denominata “EBL1” è riservata alle somme destinate all’Ente nazionale bilaterale (Enbi).

Arrivano, rispettivamente, con le risoluzioni 47/E e 48/E, entrambe dell’11 maggio 2015.

Vanno inserite nella sezione “Inps” della delega di pagamento perché il servizio di riscossione è stato affidato dai destinatari dei finanziamenti all’ente previdenziale.

Utilizzando il modello F24, le somme finiranno direttamente nelle casse degli effettivi destinatari transitando per l’Inps, ente al quale i due organismi hanno affidato il servizio di riscossione. A monte del sistema, la convenzione stipulata dall’Istituto previdenziale con l’Agenzia delle Entrate in riferimento al versamento dei contributi di spettanza dello stesso Inps e di quelli previsti dalla legge 311/1973. Nella delega di pagamento le nuove sigle devono essere inserite nella sezione “Inps”, nel campo “causale contributo” in corrispondenza degli “importi a debito versati”. Inoltre, nella stessa sezione, negli appositi campi, trovano posto il codice della sede Inps competente, la matricola Inps dell’azienda e l’anno di riscossione del contributo

 

 

15) Nota esplicativa della circolare 1/D 2015 in materia di rappresentanza in dogane nelle procedure domiciliate

L’Agenzia delle Dogane, l’11 maggio 2015, ha pubblicato una nota esplicativa della circolare 1/D 2015 in materia di rappresentanza in dogane nelle procedure domiciliate.

Si fa seguito alle disposizioni impartite con la circolare indicata in oggetto, concernente l’applicazione dell’istituto della rappresentanza nella procedura di domiciliazione.

Al riguardo, premesso che codeste Strutture territoriali non hanno, allo stato, segnalato alla scrivente particolari problematiche operative si fa presente che, in occasione di un incontro con le Associazioni di categoria maggiormente rappresentative, sono state richieste alcune precisazioni relative agli oneri informativi che il soggetto richiedente l’autorizzazione ad operare in procedura domiciliata, con la modalità della rappresentanza diretta, è tenuto ad assolvere ai fini del compiuto espletamento dell’attività istruttoria deputata al competente Ufficio doganale.

I chiarimenti richiesti riguardano, in particolare, i seguenti adempimenti procedurali:

1) la produzione degli elenchi aggiornati dei clienti per i quali l’istante intende agire in rappresentanza diretta (punti A.1, C.1 e C.2 della menzionata circ. n.1/D del 19 gennaio 2015);

2) l’aggiornamento degli stessi e delle sottostanti procedure gestionali adottate dal rappresentante, in funzione di eventuali cambiamenti nella composizione quali/qualitativa del novero dei soggetti rappresentati.

In proposito, è utile richiamare, in via preliminare, il disposto di cui all’art. 253, par. 4, del Reg. n.2454/93 laddove prevede l’esigenza del richiedente di “…scritture e procedure adeguate che consentano all’autorità doganale di rilascio [delle autorizzazioni alla procedura semplificata o di domiciliazione, n.d.r.] di identificare le persone rappresentate e di effettuare i controlli doganali appropriati”.

Da qui l’impianto procedurale approntato con la richiamata circ. n.1/D volto ad assicurare la conoscenza, da parte della dogana, degli elementi indispensabili per considerare assolto il precetto sopra richiamato.

D’altronde, è indubbio che rientri nelle ordinarie incombenze del richiedente, al momento dell’acquisizione di ciascun cliente rappresentato, porre in essere, preliminarmente alla presentazione della richiesta/modifica/integrazione di autorizzazione, quei riscontri/verifiche utili a garantire l’esatta individuazione del soggetto ed a certificare la connotazione economica generale/operativa dello stesso, adottando ogni utile ed efficace strumento gestionale o di controllo interno atto a garantire il costante monitoraggio del soggetto rappresentato.

Ciò premesso ed entrando nel merito delle menzionate richieste di chiarimenti, si evidenzia che:

1) la più volte richiamata circolare al punto A.1, indica espressamente il contenuto informativo degli elenchi clienti da produrre al competente Ufficio delle dogane. Tale contenuto, visto il puntuale richiamo svolto in circolare, va riferito anche alla produzione documentale richiesta nei casi di integrazione/modifica di autorizzazioni già rilasciate (punti C.1 e C.2). Ciò significa che, all’atto della presentazione della richiesta di operare in procedura di domiciliazione, con la modalità della rappresentanza diretta (allegato 67 del Reg. n.2454/93/, allegato B della determinazione direttoriale n.158326 del 14.12.2010), l’istante dovrà produrre elenchi clienti aggiornati a tale data.

Le modalità gestionali e di governance suggerite nella circolare al fine di garantire la veridicità e l’attendibilità relativa ai soggetti rappresentati e delle precostituite procedure aziendali di controllo interno, approntate dal richiedente l’autorizzazione, costituiranno elemento di valutazione da parte dell’Ufficio delle dogane, nel caso di cui al punto A.1 nell’ambito delle ordinarie attività di verifica preventive, propedeutiche al rilascio dell’autorizzazione, che implicano il necessario sopralluogo presso la sede del richiedente, come previsto anche per la contestuale autorizzazione all’ esercizio dell’assistenza doganale di cui al D.M. 549/92.

Nei restanti casi (C.1 e C.2) il riscontro dei documenti previsti da allegare all’istanza, nonché la relativa istruttoria potranno anche essere svolti con un pre audit mirato da effettuare in Ufficio.

2) per quanto attiene, poi, l’aggiornamento degli elenchi dei clienti rappresentati, lo stesso sarà oggetto di riscontro, da parte degli Uffici doganali, in occasione dei controlli periodici sulla corretta gestione della procedura di domiciliazione. In tale sede, si dovrà verificare, come indicato nella circolare 1/D del 2015, oltre all’effettuazione dell’avvenuto monitoraggio bimestrale da parte del titolare sulla regolarità delle operazioni doganali svolte per conto dei clienti, la corretta tenuta del fascicolo per soggetto rappresentato, nonché il predetto aggiornamento con l’annotazione degli ulteriori operatori economici acquisiti, predisponendo il relativo fascicolo completo delle operazioni doganali effettuate.

 

Vincenzo D’Andò