Diario quotidiano dell’8 maggio 2015: l’obbligo di tracciabilità dei pagamenti e versamenti delle associazioni sportive dilettantistiche

Pubblicato il 8 maggio 2015



studi di settore: in rete “Segnalazioni 2014”; obbligo di tracciabilità dei pagamenti e versamenti delle associazioni sportive dilettantistiche; attività di trattamento dei dati personali dell’utente per finalità di profilazione: linee guida del Garante della Privacy in G.U.; avvio del pagamento in dogana con bancomat e carte di credito; Inps: la legislazione sui distacchi si applica nei rapporti con la Svizzera; decreto legislativo sulle semplificazioni fiscali: modifiche a varie disposizioni in materia di IVA; resi su merci: sono deducibili anche se noti dopo la chiusura dell’anno; sequestro per equivalente: cassazione, responsabilità dell’amministratore da provare

  Indice:

 1) Studi di settore: in rete “Segnalazioni 2014”

 2) Obbligo di tracciabilità dei pagamenti e versamenti delle associazioni sportive dilettantistiche

 3) Attività di trattamento dei dati personali dell’utente per finalità di profilazione: linee guida del Garante della Privacy in G.U.

 4) Avvio del pagamento in dogana con bancomat e carte di credito

 5) Inps: la legislazione sui distacchi si applica nei rapporti con la Svizzera

 6) Decreto legislativo sulle semplificazioni fiscali: modifiche a varie disposizioni in materia di IVA

 7) Resi su merci: sono deducibili anche se noti dopo la chiusura dell’anno

 8) Sequestro per equivalente: cassazione, responsabilità dell’amministratore da provare

 

 

1) Studi di settore: in rete “Segnalazioni 2014”

Dialogo aperto per chiarire incongruità, non normalità o incoerenze. E’ in linea Segnalazioni 2014, il software del Fisco dedicato ai soggetti interessati dagli studi di settore che intendono segnalare dati e informazioni utili a giustificare le situazioni di non congruità, non normalità o non coerenza. Grazie all’applicativo, è inoltre possibile comunicare alle Entrate le cause di inapplicabilità o di esclusione dagli studi per il 2013.

Comunicazioni al via

Il canale telematico predisposto dall’Agenzia delle entrate, attivo dal 7 maggio 2015, sarà operativo fino al 31 ottobre 2015 per permettere ai contribuenti di trasmettere notizie o elementi giustificativi relativi al periodo d’imposta 2013. Il software è disponibile sul sito www.agenziaentrate.it nella sezione dedicata ai servizi telematici Entratel e Fisconline, seguendo il percorso Servizi per – Comunicare – Segnalazioni studi di settore/Unico 2014.

(Agenzia delle entrate, comunicato n. 81 del 6 maggio 2015)

 

 

2) Obbligo di tracciabilità dei pagamenti e versamenti delle associazioni sportive dilettantistiche

La violazione dell’obbligo di tracciabilità ha conseguenze solo in capo all’ente sportivo (decadenza dalle agevolazioni ex L. 398/91 e applicazione della sanzione amministrativa da € 258,00 a € 2.065,00). Non è, quindi, più possibile procedere al disconoscimento della deducibilità dei costi in capo ai soggetti eroganti, né del regime di esenzione dall’IRPEF per i percipienti di compensi corrisposti dall’associazione.

Obbligo di tracciabilità dei pagamenti e versamenti delle Associazioni sportive dilettantistiche: L’Agenzia delle entrate, con la risoluzione n. 45/E del 6 maggio 2015, si pronuncia riguardo la vigenza dell’art. 4, comma 3, del DM n. 473 del 1999.

Pertanto, alla luce di tale importante chiarimento dell’Amministrazione finanziaria, la violazione da parte di un’associazione sportiva dilettantistica dell’obbligo di tracciabilità dei pagamenti e dei versamenti non comporta:

- nel caso di pagamenti effettuati dall’associazione nei confronti degli atleti e dirigenti sportivi, il disconoscimento in capo ai suddetti soggetti del beneficio dell’esenzione dall’IRPEF, fino all’importo di 7.500 euro, dei compensi corrisposti dall’associazione, prevista dall’art. 69, comma 2, del TUIR;

- nel caso di somme percepite dall’associazione a titolo di proventi commerciali (sponsorizzazioni), il disconoscimento della deducibilità del relativo costo in capo al soggetto erogante.

Dunque, non è più possibile disconoscere la deducibilità dei costi in capo ai soggetti eroganti né il regime di esenzione dall’Irpef per chi percepisce le somme corrisposte dall’associazione.

L’inosservanza da parte delle associazioni sportive dilettantistiche dell’obbligo di tracciabilità dei pagamenti e versamenti, di importo pari o superiore a 1.000 euro (516,46 euro fino al 31 dicembre 2014), previsto dall’articolo 25, comma 5, della legge 133/1999, comporta la decadenza in capo all’ente sportivo delle agevolazioni previste dalla legge 398/1991 e l’applicazione delle sanzioni di cui all’articolo 11 del Dlgs 471/1997, ossia la sanzione amministrativa da 258,23 a 2.065,83 euro.

Considerata la nuova formulazione dell’articolo 25 della legge 133/1999 – a seguito delle modifiche introdotte dall’articolo 37 della legge 342/2000 – non risulta infatti più applicabile il regime sanzionatorio recato dall’articolo 4, comma 3, del Dm 473/1999; pertanto, in caso di violazione del suddetto obbligo di tracciabilità, non è più possibile procedere al disconoscimento della deducibilità dei costi in capo ai soggetti eroganti né del regime di esenzione dall’Irpef per i percipienti delle somme corrisposte dall’ente sportivo.

Questo l’indirizzo interpretativo espresso dall’Agenzia delle Entrate con la risoluzione n. 45/E del 6 maggio 2015, con cui sono state fornite indicazioni per la definizione del contenzioso insorto in alcune regioni.

In sede di verifica, alcuni uffici quando hanno riscontrato che l’ente sportivo non effettuava i pagamenti e i versamenti con modalità tracciabili si procedeva a disconoscere tutto:

- in capo all’associazione sportiva, il regime di favore di cui alla legge 398/1991

- in capo agli atleti o ai dirigenti sportivi percipienti, il beneficio dell’esenzione dall’Irpef, previsto dall’articolo 69 del Tuir, per i compensi, fino all’importo di 7.500 euro, corrisposti dall’ente sportivo

- in capo al soggetto erogante, la deducibilità del relativo costo (somme corrisposte a titolo di sponsorizzazione).

Questo avveniva sulla base del regime sanzionatorio previsto dall’articolo 4, comma 3, del Dm 473/1999. In sede di impugnazione degli atti impositivi, i contribuenti hanno eccepito la vigenza del comma 3, a seguito della riformulazione dell’articolo 25 della legge 133/1999 operata dall’articolo 37 della legge 342/2000.

Invero, dal quadro normativo che si è venuto a creare è il seguente:

Il regime sanzionatorio applicabile, dopo le modifiche recate dalla legge 342/2000, in caso di inosservanza della tracciabilità dei pagamenti e versamenti è contenuto esclusivamente nel citato articolo 25, comma 5, e determina in capo all’associazione sportiva soltanto la decadenza dalle agevolazioni della legge 398/1991 e l’applicazione delle sanzioni previste dall’articolo 11 del Dlgs 471/1997.

Quadro normativo

L’articolo 4, comma 3, del decreto ministeriale n. 473/1999 – secondo cui “i pagamenti o i versamenti …effettuati con modalità diverse da quelle previste …concorrono in ogni caso … a formare il reddito del percipiente e sono indeducibili nella determinazione del reddito del soggetto erogante, e qualora trattasi di associazioni che si avvalgono delle disposizioni della legge n. 398 del 1991, comportano la decadenza dalle agevolazioni previste dalla legge medesima” – è stato emanato in attuazione del previgente articolo 25, comma 7, legge 133/1999.

Tale ultima norma è stata successivamente abrogata dall’articolo 37, comma 2, lettera a), della legge 342/2000.

A seguito dell’entrata in vigore dell’articolo 37 della legge 342/2000, la disciplina che regola gli effetti della violazione, da parte degli enti sportivi dilettantistici, dell’obbligo di tracciabilità dei pagamenti e versamenti è recata dal comma 5, articolo 25, legge 133/1999, secondo cui “I pagamenti a favore di società, enti o associazioni sportive dilettantistiche … e i versamenti da questi effettuati sono eseguiti, se di importo superiore a 1.000,00 euro tramite conti correnti bancari o postali a loro intestati ovvero secondo altre modalità idonee a consentire all’amministrazione finanziaria lo svolgimento di efficaci controlli… L’inosservanza della presente disposizione comporta la decadenza dalle agevolazioni di cui alla legge 16 dicembre 1991, n. 398 … e l’applicazione delle sanzioni previste dall’articolo 11 del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 471 …”.

Dal quadro normativo delineato consegue che il sistema sanzionatorio applicabile - dopo le modifiche recate dalla legge 342/2000 - in caso di inosservanza della tracciabilità dei pagamenti e versamenti è contenuto esclusivamente nel citato articolo 25, comma 5, e determina in capo all’associazione sportiva la decadenza dalle agevolazioni della legge 398/1991 e l’applicazione delle sanzioni previste dall’articolo 11 del Dlgs 471/1997.

Erogazioni liberali a favore delle associazioni sportive dilettantistiche

Infine, la risoluzione ribadisce che, per le erogazioni liberali a favore delle associazioni sportive dilettantistiche, resta ferma la regola generale della tracciabilità dei pagamenti, a prescindere dall’importo versato, per consentire al soggetto erogante di fruire del previsto beneficio fiscale.

 

 

3) Attività di trattamento dei dati personali dell’utente per finalità di profilazione: linee guida del Garante della Privacy in G.U.

Utilizzo dei dati per finalità di profilazione: Si tratta dell’analisi e l’elaborazione di informazioni relative a utenti o clienti, per suddividere gli interessati in “profili”, ovvero in gruppi omogenei sulla base di comportamenti o caratteristiche sempre più specifici, con l’intento di una identificazione inequivoca del singolo utente (c.d. single out) ovvero del terminale e, per il suo tramite, anche del profilo di uno o più utilizzatori di quel dispositivo.

Sono state pubblicate, sulla Gazzetta Ufficiale n. 103 del 6 maggio 2015, le “Linee guida in materia di trattamento dati personali per profilazione on line”, contenente le misure indicate dal Garante per la privacy per la gestione delle attività di trattamento dei dati personali dell’utente per finalità di profilazione.

Questo al fine di “armonizzare, semplificandole, le diverse modalità attraverso le quali è possibile garantire il rispetto dei principi applicabili in materia di protezione dei dati personali nell’espletamento delle attività che caratterizzano la fornitura di servizi on line”.

Tra le principali misure, emergono: informativa chiara e completa, consenso degli interessati, revocabile comunque in ogni momento, concrete tutele anche a chi non dispone di uno specifico account per accedere ai servizi offerti (i soggetti non autenticati, come in caso di semplice navigazione on line).

Le Linee guida dovranno essere adottate da tutti i soggetti stabiliti su territorio nazionale che forniscono servizi on line, quali motori di ricerca, posta elettronica, mappe on line, social network, pagamenti elettronici, cloud computing.

In relazione all’aspetto dell’informativa sul trattamento dei dati (art. 13 del Codice della privacy), il Garante precisa che dovrà essere chiara, completa, esaustiva e resa ben visibile, ad esempio con un solo click dalla pagina del dominio cui l’utente accede. Infatti, l’informativa costituisce il presupposto per il rilascio da parte degli interessati del consenso all’uso dei propri dati per fini di profilazione.

Per facilitare la lettura, viene preferita una strutturazione su più livelli. Nello specifico: un primo livello subito accessibile con un solo click dalla pagina visitata, contenente tutte le informazioni di carattere generale di maggiore importanza per gli utenti (come l’indicazione dei trattamenti e dei dati oggetto di trattamento) e un secondo livello, accessibile dal primo, contenente l’informativa relativa alle specifiche funzionalità o esempi per chiarire le modalità del trattamento delle informazioni personali.

Quanto al consenso informato dell’utente (artt. 7, 23, 24 e 122 del Codice della privacy), sarà necessario per qualunque attività di profilazione, diversa da quelle necessarie per la fornitura del servizio (ad esempio, i filtri antispam o antivirus, gli strumenti per consentire ricerche testuali).

Obbligo per la profilazione per finalità promozionali comunque effettuata

L’obbligo, che si applica alla profilazione per finalità promozionali comunque effettuata, riguarderà la profilazione sui dati relativi all’uso della posta elettronica, sull’incrocio dei dati personali raccolti in relazione all’utilizzo di più funzionalità da parte degli utenti (ad esempio, posta elettronica e navigazione sul web, partecipazione a social network e uso di mappe o visualizzazione di contenuti audiovisivi), sull’utilizzo di strumenti di identificazione diversi dai cookie. Deve, infiene, essere garantito il diritto di revoca delle scelte espresse in precedenza, con la predisposizione di un link visibile.

 

 

4) Avvio del pagamento in dogana con bancomat e carte di credito

Avvio del pagamento in dogana con carte elettroniche: In questa prima fase, i pagamenti con moneta elettronica sono possibili soltanto nei principali uffici e se relativi a dichiarazioni quietanzabili con bollette A22 - A22 bis e A33.

Pagamenti con bancomat e carte di credito, dal 6 maggio 2015, presso i principali uffici doganali dislocati negli scali aeroportuali italiani. Si tratta soltanto dell’inizio di una svolta operativa di allineamento agli standard nazionali e internazionali, arrivata in concomitanza con l’Expo 2015, anche per rispondere adeguatamente alle esigenze connesse all’evento.

I Pos, ossia gli strumenti elettronici necessari per effettuare i versamenti con moneta elettronica, un poco alla volta, come informa la comunicazione dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, arriveranno in tutti gli uffici doganali, fino a coprire l’intero territorio nazionale. Al momento, i dispositivi sono attivi presso gli aeroporti di: Napoli Capodichino, Roma Ciampino, Roma Fiumicino, Milano Malpensa, Bari, Genova e Venezia.

Il sistema è, per ora, limitato ad alcuni tributi e riguarda, in particolare, i pagamenti relativi a dichiarazioni quietanzabili con bollette A22 - A22 bis e A33.Le carte di debito utilizzabili sono “Pago bancomat” e “Maestro”, mentre le carte di credito sono quelle dei circuiti “Visa” e “Mastercard”.

Al pari dei pagamenti in contanti, versamenti senza commissioni fino a 5.164 euro.

(Agenzia delle dogane, comunicazione del 6 maggio 2015)

 

 

5) Inps: la legislazione sui distacchi si applica nei rapporti con la Svizzera

A decorrere dal 1° gennaio 2015 il Regolamento UE n. 465/2012 si applica anche nei rapporti con la Svizzera.

Lo rende noto l’Inps, con la circolare n. 92 del 7 maggio 2015, relativa alla regolamentazione comunitaria: Decisione n. 1/2014, del 28 novembre 2014, del Comitato misto istituito nel quadro dell’Accordo tra la Comunità europea e suoi Stati membri e la Confederazione svizzera sulla libera circolazione delle persone. Applicabilità del Regolamento (UE) n. 465/2012 nei rapporti con la Svizzera. Disposizioni in materia di legislazione applicabile e distacchi.

Il predetto regolamento di modifica non era immediatamente applicabile nei rapporti con la Svizzera. Infatti, l’applicazione delle disposizioni della normativa comunitaria, entrate in vigore successivamente alla data della firma dell’Accordo CH-UE sulla libera circolazione delle persone (21 giugno 1999), è subordinata all’adozione della Decisione di rito da parte del Comitato misto.

Il Comitato misto, istituito nel quadro dell’Accordo tra la Comunità europea e suoi Stati membri e la Confederazione svizzera sulla libera circolazione delle persone, ha adottato, in data 28 novembre 2014, la Decisione n. 1/2014. Con tale Decisione è stato aggiornato e modificato l’allegato II del predetto Accordo CH-UE sulla libera circolazione (21 giugno 1999) e sono state inserite tra le disposizioni applicabili alla Svizzera quelle contenute nel Regolamento (UE) n. 465/2012. Pertanto, a decorrere dal 1° gennaio 2015, le modifiche alle norme in materia di legislazione applicabile, introdotte dal regolamento (UE) n. 465/2012, e le disposizioni amministrative e operative emanate dall’Istituto con circolare n. 115 del 2012, trovano applicazione anche nei rapporti con la Svizzera.

 

 

6) Decreto legislativo sulle semplificazioni fiscali: modifiche a varie disposizioni in materia di IVA

Il c.d. “Decreto sulle semplificazioni fiscali” ha apportato alcune modifiche alla normativa IVA tese, principalmente, a razionalizzarne l’applicazione.

Assonime, con una circolare, illustra alcune delle novità normative che sono di maggiore interesse per le Associate.

In particolare, vengono esaminate le nuove disposizioni IVA in tema di detrazione dell’imposta relativa alle operazioni di sponsorizzazione, di adeguamento del valore entro il quale gli omaggi non assumono rilevanza ai fini del tributo, di recupero dell’imposta versata e afferente a fatture insolute, e, infine, in tema di agevolazioni per l’acquisto della c.d. “prima casa”.

(Assonime, circolare n. 14 del 7 maggio 2015)

 

 

7) Resi su merci: sono deducibili anche se noti dopo la chiusura dell’anno

Le componenti reddituali che diventano certe e oggettivamente determinabili entro la chiusura dell’esercizio, pur se venute effettivamente a conoscenza dopo la chiusura dello stesso, concorrono alla formazione del reddito d’impresa.

E’ quanto ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 9080 del 6 maggio 2015. Nel caso esaminato dalla Suprema Corte la società contribuente, incrementando il valore delle rimanenze dei prodotti finiti, aveva rettificato i ricavi registrati a fronte delle merci vendute sulla base del valore delle merci rese nell'esercizio successivo. I resi erano stati comunicati dalle controparti alla società con semplici verbali di comunicazione che secondo le Entrate non assumevano rilevanza ai fini della deducibilità. I giudici di legittimità hanno confermato che per il reddito d’impresa valgono anche le merci rese.

I giudici di primo grado (sentenza n. 160/38/2005 della Ctp Milano) e di secondo grado (sentenza n. 21/14/07 della Ctr Lombardia), rigettando i ricorsi presentati dall’agenzia delle entrate, avevano ritenuto sussistenti, nel caso di specie, i requisiti previsti dall’articolo 75 (attuale articolo 109) del Tuir, riconoscendo pertanto piena rilevanza fiscale all’aumento delle rimanenze e alla riduzione dei ricavi, così come operato dalla contribuente. I giudici di legittimità, pur accogliendo l’appello incidentale proposto dall’ufficio per difetto di motivazione della sentenza della Ctr, hanno confermato l’orientamento consolidato della Corte in materia di competenza fiscale.

In particolare, secondo la Suprema Corte, i requisiti della certezza (an) e della oggettiva determinabilità (quantum) delle componenti reddituali devono essere integrati entro la fine del periodo di imposta. Per conseguenza, «concorrono a formare il reddito dell’esercizio di competenza anche i componenti la cui conoscenza sia sopravvenuta per il contribuente dopo la chiusura dell’esercizio (ma entro il termine impiegato per la redazione del bilancio ed entro il termine stabilito per la presentazione della dichiarazione), purché i suddetti requisiti di certezza e di obiettiva (pertanto, documentabile) determinabilità siano maturati entro la fine dell’esercizio cui il componente è imputato».

Deduzione a fine della prestazione

I costi dei servizi sono deducibili dal contribuente nell’esercizio in cui la prestazione viene ultimata, indipendentemente dal momento in cui viene emessa la fattura ed effettuato il pagamento (Corte di Cassazione, sentenza n. 9068 del 7 maggio 2015.

Imposta di registro

Il valore del ramo d’azienda ceduto tiene conto dell’avviamento. La Suprema Corte di Cassazione, con la sentenza n. 9075 del 6 maggio 2015, ha deciso che, ai fini dell’imposta di registro, il metodo patrimoniale complesso risulta preferibile ove vi sia un avviamento. Nella valutazione del valore del ramo d’azienda ceduto, ai fini dell’imposta di registro, il metodo di valutazione c.d. “patrimoniale complesso”, che tiene conto dell’avviamento, è maggiormente appropriato del metodo c.d. “patrimoniale semplice”, ove la cessione riguardi il ramo di un’azienda bancaria, che si occupa della gestione di fondi comuni di investimento e di fondi pensione.

Iva

Con il rigetto dell’istanza di rimborso IVA, l’onere della prova spetta al contribuente. Lo ha ribadito la Suprema Corte, intervenendo sul tema del rimborso dell’imposta assolta per acquisti di autoveicoli e telefoni mobili.

Difatti, la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 9034 del 6 maggio 2015, è intervenuta sul tema del rimborso dell’IVA assolta in relazione ad acquisti di autoveicoli e telefoni mobili, non detratta in base alle norme contenute nell’art. 19-bis1, comma primo, lett. c) e d) del DPR n. 633/1972, in vigore fino al 13 settembre 2006.

 

 

8) Sequestro per equivalente: cassazione, responsabilità dell’amministratore da provare

Il reato più grave annulla il sequestro per equivalente. Il sequestro per equivalente va annullato se l’indagato viene rinviato a giudizio per un reato più grave rispetto a quello inizialmente ipotizzato per il quale, però, non è prevista la confisca.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 18775 del 7 maggio 2015. Il rappresentante legale di una società era indagato per infedeltà patrimoniale. Il Gip, su richiesta del pm, aveva sottoposto a sequestro per equivalente, finalizzato alla successiva confisca, alcuni beni di proprietà. Al termine delle indagini, poiché nel frattempo la società era fallita, era stato chiesto il rinvio a giudizio per il più grave reato di bancarotta fraudolenta impropria. Il Gup quindi disponeva la revoca del sequestro e la decisione veniva confermata dal Tribunale del riesame. Avverso tale decisione il pm ha presentato ricorso in Cassazione, ma i giudici lo hanno respinto evidenziando che il fallimento aveva determinato il perfezionamento di un nuovo ed autonomo reato ma non la prosecuzione dell’originaria accusa.

Da qui l’impossibilità di eseguire il sequestro preventivo.

Responsabilità dell’amministratore da provare

La Corte di Cassazione stringe i paletti nell’azione di responsabilità contro gli amministratori di società di capitali fallite. Chi agisce, in queste ipotesi il curatore fallimentare, deve indicare gli specifici inadempimenti dell’amministratore e provarli, consentendo così al giudice di individuare, se esiste, il rapporto di causalità tra la condotta e il danno che si vuole risarcito. Il caso finito alle Sezioni unite (sentenza 9100 del 6 maggio 2015) partiva da un’azione intentata nel 2001 contro l’amministratore unico di una srl napoletana, condannato in primo e anche in secondo grado per aver consentito la distrazione di beni custoditi nei locali aziendali, per non aver tenuto i libri sociali e per non aver predisposto i bilanci di due annualità.

 

Vincenzo D’Andò