Diario quotidiano del 7 maggio 2015, omesso versamento Iva: non è punibile il contribuente che versa in crisi di liquidità

Pubblicato il 7 maggio 2015



Entrate tributarie stabili; reato di omesso versamento Iva: non è punibile il contribuente che versa in crisi di liquidità; adempimenti da reverse charge: è salvo il non residente che ha omesso di presentare la dichiarazione Iva; agricoltura: tassazione catastale sulla produzione di energia elettrica; transazione fiscale e composizione della crisi da sovra indebitamento: evoluzione normativa e giurisprudenziale; bocciatura Ue per il reverse charge; crediti su pensioni: vademecum per il rimborso; imposta di bollo sui documenti informatici anche per l’F24 EP; cambiate le specifiche tecniche per la dichiarazione IMU/TASI ENC; richiesta NASpI: online il servizio; al via la presentazione dei vari modelli RED, ICRIC, ICLAV ai Caf; cassetto previdenziale per artigiani commercianti al restlyng; lavoratori in esodo: chiarimenti Inps a tutto campo

 

 Indice:

 1) Entrate tributarie stabili

 2) Reato di omesso versamento Iva: non è punibile il contribuente che versa in crisi di liquidità

 3) Adempimenti da reverse charge: è salvo il non residente che ha omesso di presentare la dichiarazione Iva

 5) Agricoltura: tassazione catastale sulla produzione di energia elettrica

 6) Transazione fiscale e composizione della crisi da sovra indebitamento: evoluzione normativa e   giurisprudenziale

 7) Bocciatura Ue per il reverse charge

 8) Crediti su pensioni: vademecum per il rimborso

 9) Imposta di bollo sui documenti informatici anche per l’F24 EP

 10) Cambiate le specifiche tecniche per la dichiarazione IMU/TASI ENC

 11) Richiesta NASpI: online il servizio

 12) Al via la presentazione dei vari modelli RED, ICRIC, ICLAV ai Caf

 13) Cassetto previdenziale per artigiani commercianti al restlyng

 14) Lavoratori in esodo: chiarimenti Inps

 

 

1) Entrate tributarie stabili

Entrate tributarie: stabili a gennaio-marzo 2015 (-0,1%), in crescita il gettito dalla lotta all’evasione (+22,7%).

Lo rende noto il MEF con iil comunicato stampa n. 101 del 05/05/2015.

Nel primo trimestre 2015 le entrate tributarie erariali, accertate in base al criterio della competenza giuridica, pari a 88.536 milioni di euro, risultano sostanzialmente stabili rispetto all’analogo periodo dell’anno scorso (–0,1%, pari a –103 milioni di euro).

IMPOSTE DIRETTE

Registrano un gettito complessivamente pari a 50.244 milioni di euro, con una crescita del 2,5% (+1.221 milioni di euro), rispetto agli stessi mesi dello scorso anno.Positivo il gettito dell’IRPEF (+0,4% pari a 169 milioni di euro) che riflette sia gli incrementi delle ritenute sui redditi dei dipendenti del settore privato (+2,6%) e dei lavoratori autonomi (+1,2%) sia la flessione delle ritenute sui redditi dei dipendenti del settore pubblico (-2,2%). Tale flessione è determinata dal meccanismo di regolazione contabile del bonus degli 80 euro fino ad oggi corrisposto (700 milioni di euro), che per il settore pubblico avviene l’anno successivo a quello di attribuzione.”

L’IRES presenta un gettito di 674 milioni di euro, (-374 milioni, pari al - 35,7%). Ma il dato non è significativo di una tendenza, in considerazione del numero limitato di versamenti che vengono effettuati nei primi tra mesi dell’anno.Tra le altre imposte dirette, l’imposta sostitutiva sui redditi da capitale e sulle plusvalenze aumenta del 61,8% (pari a +504 milioni di euro), mentre quella sostitutiva sul valore dell’attivo dei fondi pensione cresce del 92,1% (pari a +528 milioni di euro), rispetto al primo trimestre dello scorso anno.

IMPOSTE INDIRETTE

Registrano un gettito pari a 38.292 milioni di euro con un decremento del 3,3% (-1.324 milioni di euro), rispetto allo stesso periodo del 2014.

Il gettito IVA risulta in calo del 2,4% (-501 milioni di euro) per effetto della flessione di entrambe le componenti relative agli scambi interni (-2,8% pari a -497 milioni di euro) e alle importazioni (-0,8% pari a -24 milioni di euro). L’andamento dell’Iva sugli scambi interni è stato influenzato dalla circostanza che il gettito relativo agli acquisti effettuati dalla PA nel primo trimestre 2015 (cd split payment) affluirà al Bilancio dello Stato solo a partire dal mese di aprile. Sulla base dei dati preliminari, si può ritenere tuttavia che l’andamento del gettito dell’IVA del primo trimestre sia in linea con l’analogo periodo dell’anno precedente.

L’imposta di bollo segnala una variazione positiva del 12,1% (+120 milioni di euro).Tra le altre imposte indirette, il decremento del gettito dell’accisa sui prodotti energetici (oli minerali) risulta pari al 6,7% (-354 milioni di euro) e quello dell’accisa sul gas naturale per combustione (gas metano) è pari a 38,1% (-475 milioni di euro, per effetto della diminuzione dei consumi dell’anno 2014 rispetto al 2013.

ENTRATE DA GIOCHI

Le entrate relative ai giochi presentano, nel complesso, un aumento del 3,0% (+86 milioni di euro).

ENTRATE DA ACCERTAMENTO E CONTROLLO

Il gettito derivante dall’attività di accertamento e controllo registra un aumento del 22,7% (+385 milioni di euro), rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Sul sito del Dipartimento delle Finanze è disponibile il Bollettino delle entrate tributarie del periodo gennaio–marzo 2015, corredato dalle appendici statistiche e dalla guida normativa, che fornisce l’analisi puntuale dell’andamento delle entrate tributarie, e la relativa Nota tecnica che illustra in sintesi i principali contenuti del documento.

(MEF, comunicato stampa n. 101 del 05/05/2015)

 

 

2) Reato di omesso versamento Iva: non è punibile il contribuente che versa in crisi di liquidità

In relazione al reato di omesso versamento Iva, non è penalmente punibile il contribuente che versa in crisi di liquidità. Tuttavia, non sono ammesse giustificazioni generiche.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 18501 del 5 marzo 2015.

Non è, quindi, penalmente punibile per il reato di omesso versamento di Iva di cui all’art. 10 ter del D.Lgs. n. 74/2000 il contribuente che versi in crisi di liquidità, ciò se tale situazione sia adeguatamente provata in giudizio. Per escludere la colpevolezza non è invece sufficiente il mero richiamo generico alla crisi economica mondiale, come è avvenuto nel caso di specie.

Reato di omesso versamento Iva

Come è noto, il mancato versamento dell’Iva, risultante dalla dichiarazione, entro i termini per il versamento dell’acconto relativo all’anno d’imposta successivo, costituisce reato, punibile con la reclusione da sei mesi a due anni, qualora l’importo omesso sia di ammontare superiore a 50 mila euro (per fatti commessi fino al 17 settembre 2011 la soglia di rilevanza penale è € 103.291,38, Corte Costituzionale sentenza n. 80/2014). Perché il reato risulti integrato è necessario che la dichiarazione sia stata presentata e che il contribuente risulti debitore dell’Iva dichiarata a debito e non versata di ammontare superiore alle soglie indicate.

Cause di forza maggiore

Qualora la condotta penalmente rilevante sia stata cagionata da una causa di forza maggiore è esclusa la punibilità del contribuente. Tuttavia, come chiarito dalla Corte, la causa di forza maggiore sussiste «solo e in tutti quei casi in cui la realizzazione... della condotta antigiuridica è dovuta all’assoluta e incolpevole impossibilità dell’agente di uniformarsi al comando», essa ricorre qualora vi sia un fatto «imponderabile, imprevisto e imprevedibile». In sintesi la causa di forza maggiore è integrata, nei reati omissivi, qualora vi sia «l’assoluta impossibilità, non la semplice difficoltà di porre in essere il comportamento omesso».

 

 

3) Adempimenti da reverse charge: è salvo il non residente che ha omesso di presentare la dichiarazione Iva

Niente problemi per il soggetto non residente che ha omesso di presentare la dichiarazione IVA.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 18518 del 5 maggio 2015, secondo cui l’inversione contabile, se applicata legittimamente, solleva dall’obbligo il non residente che ha svolto prestazioni per un soggetto passivo residente in Italia.

Nel caso di specie, un cittadino francese, residente in Francia e titolare di partita IVA francese, aveva svolto prestazioni di servizi per un soggetto passivo residente in Italia. In virtù degli artt. 17 e 7-ter del DPR 633/1972 (sistema dell’inversione contabile, c.d. “reverse charge”), l’IVA era stata versata dal committente e il soggetto non residente aveva solo proceduto alla fatturazione.

Difatti, poi non aveva provveduto alla dichiarazione IVA e al versamento della imposta.

Al soggetto non residente veniva, quindi, contestato il reato di cui all’art. 5 (“Omessa dichiarazione”) del DLgs. n. 74/2000 ai fini di sequestro preventivo a carico del medesimo. Ne scaturiva, quindi, la presentazione del ricorso avverso la misura cautelare reale, nel quale veniva rimarcata l’insussistenza dell’obbligo di dichiarazione.

La Cassazione ha accolto il ricorso annullando l’impugnata ordinanza cautelare. Per la Suprema Corte è essenziale la corretta interpretazione del disposto dell’art. 17 DPR 633/1972 ove si prevede che gli obblighi relativi alle cessioni di beni e prestazioni di servizi effettuate, nel territorio dello Stato, da soggetti non residenti (non dotati di stabile organizzazione nel territorio dello Stato che partecipi all’operazione imponibile e di rappresentante fiscale ai fini IVA) a favore di soggetti passivi residenti sono adempiuti dai cessionari o committenti.

Si tratta dell’inversione contabile (o reverse charge) per la quale gli obblighi relativi al versamento dell’IVA sono a carico non di colui che esegue la prestazione ma di chi la riceve (cessionario/committente) al fine di evitare il rischio che quest’ultimo porti in detrazione un’imposta non versata dal cedente. Ne consegue che tali obblighi incombono sui cessionari o committenti (che non siano consumatori finali), i quali, quindi, sono tenuti alla cosiddetta autofatturazione (o, ricorrendone i presupposti, alla numerazione e all’integrazione della fattura ricevuta dal fornitore estero senza l’indicazione dell’IVA) ed alla relativa annotazione sul libro delle fatture emesse, che vale come assunzione dell’obbligo di imposta da parte del cessionario, neutralizzata dall’annotazione nel registro degli acquisti, cui corrisponde il diritto del medesimo cessionario alla detrazione del corrispondente importo.

Nel caso di specie, la Suprema Corte ha annullato l’ordinanza impugnata poiché il giudice di merito non ha proceduto a valutare se il ricorrente (contribuente francese, titolare di partita IVA francese e non residente nello Stato) avesse, o meno, legittimamente applicato il combinato disposto dei citati artt. 17 e 7-ter, comma 1, lett. a DPR 633/1972; considerato che nell’ipotesi affermativa, il ricorrente rimane “sollevato” dall’obbligo dichiarativo, e in tal modo viene a cessare il fumus del reato contestato.

 

 

4) Black list: due decreti sulla Gazzetta ufficiale

I due decreti dell’Economia su deducibilità dei costi e Cfc in Gazzetta ufficiale. I decreti del Ministero dell’Economia e delle Finanze riscrivono gli elenchi dei Paesi a fiscalità privilegiata sia per i limiti alla deducibilità dei costi sostenuti con operatori stranieri sia per la tassazione delle società controllate estere (Cfc). Come si ricorderà erano stati annunciati dal comunicato del Mef dello scorso 1° aprile, adesso sono stati eliminati dalla black list italiana per l’indeducibilità dei costi Singapore, Emirati Arabi Uniti, Mauritius e Costarica. La Svizzera, invece, ci rimarrà soltanto per quanto riguarda le società non soggette alle imposte cantonali e municipali, come le holding, le ausiliarie e quelle di “domicilio”. Il provvedimento sulle Cfc resta sostanzialmente quello già annunciato ed esclude Filippine, Malaysia e Singapore dall’elenco degli Stati ritenuti a rischio dal Fisco italiano.

In particolare, il nuovo decreto del MEF individua gli Stati o territori con riferimento ai quali si applicano le limitazioni alla deducibilità dei costi previste dall’art. 110, comma 10, TUIR. Il decreto attua le previsioni della legge di Stabilità 2015, secondo cui l’individuazione di tali Stati o territori è effettuata avendo riguardo al solo criterio dell’assenza di un adeguato sistema di scambio di informazioni ai fini fiscali con l’Italia.

Dunque, il nuovo decreto contiene alcune differenze significative. In particolare, il nuovo decreto mantiene la suddivisione tra:

- paradisi fiscali “puri”;

- paradisi fiscali con eccezioni;

- paradisi fiscali limitatamente a determinate tipologie societarie.

Paradisi fiscali   puri

Andorra, Bahamas, Barbados, Barbuda, Brunei, Gibuti,   Granada, Guatemala, Hong Kong, Isole Marshall, Isole Cook, Isole Vergini   americane, Kiribati, Libano, Liberia, Liechtenstein, Macao, Maldive, Nauru,   Niue, Nuova Caledonia, Oman, Polinesia francese, Saint Kitts and Nevis,   Samoa, Salomone, Saint Lucia, Saint Vincent e Grenadine, Sant’Elena, Sark,   Seychelles, Tonga, Tuvalu e Vanuatu

limitazioni alla deducibilità dei costi e obblighi di   indicazione separata degli stessi nella dichiarazione dei redditi (salve   eccezioni)

Paradisi fiscali   con eccezioni

Bahrein, Monaco

Paradisi fiscali   limitatamente a determinate tipologie societarie

Angola, Antigua, Dominica, Ecuador, Giamaica, Kenia,   Panama, Portorico, Svizzera, Uruguay

limitazioni alla deducibilità dei costi e gli obblighi   di indicazione separata in dichiarazione con riferimento ai soli rapporti con   le società specificamente individuate

 

 

5) Agricoltura: tassazione catastale sulla produzione di energia elettrica

La Consulta si pronuncia sul settore agrario: Si applica la tassazione catastale sulla produzione di energia elettrica in agricoltura.

La Corte Costituzionale, con la sentenza n. 66/2015, ha dichiarato legittima la tassazione catastale della produzione di energia elettrica in agricoltura prevista dall’art. 1, comma 423, L. n. 266/2005, prima delle modifiche operate dal D.L. n. 66/2014.

In particolare, la Corte ha ricordato che la suddetta norma, prima dell’intervento del D.L. n. 66/2014, prevedeva che l’attività di produzione di energia elettrica e calorica da fonti agroforestali e fotovoltaiche svolta da imprenditori agricoli fosse soggetta a tassazione catastale, giacché da considerare un’attività connessa ai sensi dell’art. 2134 c.c. e rientrante, pertanto, nel reddito agrario.

 

 

6) Transazione fiscale e composizione della crisi da sovra indebitamento: evoluzione normativa e giurisprudenziale

Dall’Amministrazione finanziaria sono giunti tutti i chiarimenti in tema di transazione fiscale.

Infatti, l’Agenzia delle entrate, con la circolare n. 19/E del 6 maggio 2015, ha fornito le necessarie istruzioni a seguito alle modifiche normative e agli ultimi indirizzi della giurisprudenza costituzionale e di Cassazione. In particolare, il documento di prassi chiarisce che il concordato preventivo con falcidia o dilazione dei debiti tributari è ammissibile anche se non è stata presentata la domanda di transazione fiscale e sottolinea l’intangibilità del credito Iva e del credito per le ritenute operate e non versate. Ampio focus anche sulla disciplina della composizione della crisi da sovraindebitamento, riferita ai soggetti esclusi dall’applicazione degli istituti disciplinati dalla legge fallimentare.

L’assenza della domanda di transazione non ferma il concordato

La presentazione della domanda di transazione fiscale non costituisce un obbligo per il debitore che, nell’ambito del concordato preventivo, chiede la falcidia o la dilazione dei debiti tributari. Il concordato preventivo con falcidia o dilazione è quindi ammissibile anche in assenza di domanda di transazione fiscale. In questo caso, tuttavia, l’omologazione del concordato non comporta l’effetto di consolidamento del debito tributario proprio della transazione. La circolare di oggi sottolinea inoltre che il debito tributario relativo all’Iva può essere solo oggetto di dilazione e non di falcidia: una precisazione che vale anche per le ritenute operate e non versate.

Crisi da sovra indebitamento: tre soluzioni

Viene dedicato ampio spazio alle procedure previste dalla Legge 3/2012, volte a gestire le situazioni di crisi che riguardano soggetti esclusi dall’applicazione degli istituti disciplinati dalla legge fallimentare: accordo di composizione della crisi; piano del consumatore; liquidazione dei beni. Tra i debiti risanabili rientrano anche quelli di natura fiscale, fermo restando che per l’Iva e per le ritenute è possibile la sola dilazione del pagamento. Agli uffici, infine, viene richiesto di liquidare i tributi risultanti dalle dichiarazioni, di notificare gli avvisi di accertamento e di predisporre la certificazione attestante il debito tributario complessivo nel più breve tempo possibile.

Organismi di composizione della crisi

Gli organismi di composizione della crisi sono enti iscritti in un apposito registro tenuto presso il Ministero della Giustizia che, nell’ambito delle procedure previste dalla legge 3/2012, svolgono rilevanti funzioni di ausilio al debitore, ai creditori e al giudice e assumono tutte le iniziative dirette alla predisposizione del piano di ristrutturazione, del programma di liquidazione e alla relativa esecuzione.

Possono costituire tali organismi gli enti pubblici dotati di requisiti di indipendenza e professionalità determinati con apposito regolamento ministeriale.

I compiti e le funzioni dell’organismo di composizione della crisi possono essere svolti anche da un professionista o da una società tra professionisti che possieda i requisiti dettati dall’articolo 28 della legge fallimentare ovvero da un notaio, nominati dal presidente del tribunale o dal giudice da lui delegato.

 

 

7) Bocciatura Ue per il reverse charge

Starebbe per arrivare il no della Ue al reverse charge alla grande distribuzione. Questo a seguito delle previsioni macroeconomiche diffuse in questi giorni dalla Commissione europea. Vi sarebbe, invece, il via libera all’altra misura, anch’essa contenuta nel pacchetto antievasione relativa allo split payment. Il problema è che, con la bocciatura del reverse charge esteso alla grande distribuzione scatterebbe in automatico dal prossimo 1° luglio l’aumento delle accise per circa 700 milioni. Eventualità che fonti di governo si dicono pronte a scongiurare, e tra le ipotesi più accreditate ritorna in campo l’utilizzo parziale del cosiddetto “tesoretto”.

 

8) Crediti su pensioni: vademecum per il rimborso

Tutto quello che si deve sapere per avere restituito dall’Inps quanto maturato dopo la sentenza della Corte Costituzionale lo si trova nella circolare n. 10/2015 della Fondazione Studi pubblicata il 5 maggio 2015 sul sito del Consiglio Nazionale dei Consulenti del lavoro. Un vademecum in cui si trovano le “istruzioni per l'uso” necessarie per vedere riconosciuti i propri diritti.

La Corte Costituzionale con la Sentenza ablativa n. 70/2015 ha giudicato incostituzionale il blocco della perequazione delle pensioni operato, in riferimento agli anni 2012-2013, dell’art. 24 comma 25 del D.L. 201/2011 che conseguentemente è da ritenersi abrogato.

In particolare la norma aveva disposto la rivalutazione piena (100% indice FOI) delle pensioni non superiori a 3 volte il trattamento minimo INPS dell’anno precedente l’anno di competenza della rivalutazione (per il 2011 1.405,05 euro).

Inoltre era stata prevista la rivalutazione per le pensioni di importo compreso tra 1.405,05 euro e 1.443 euro ( 3 volte il trattamento minimo rivalutato) fino al valore di 1.443 euro. Tutti i trattamenti pensionistici di importo superiore a 1.443 euro non venivano rivalutati all’indice inflattivo di riferimento per la totalità del loro importo.

Il giudice delle leggi ha riscontrato in tale norma una lesione degli artt. 36 e 38 della Costituzione in riferimento ai quali è stata effettuata una lettura sistematica.

In particolare il blocco della rivalutazione dei trattamenti pensionistici è stato giudicato in contrasto con i principi di proporzionalità e adeguatezza cui deve necessariamente ispirarsi la legislazione in materia di misura dei trattamenti pensionistici segnatamente riferita agli aspetti legati alla perequazione ovvero alla conservazione del potere di acquisto delle pensioni nel tempo.

Il contrasto deriva dal fatto che l’art. 24 comma 4 ha bloccato l’aggancio delle pensioni alle dinamiche inflattive per ben due anni e soprattutto per tutti i trattamenti pensionistici che superavano tre volte il trattamento minimo INPS. In questa generalizzata e prolungata paralisi dei trattamenti pensionistici e nel relativo impoverimento reale che ne derivava è stato rinvenuto un disegno irragionevole e conseguentemente lesivo dei principi di adeguatezza di cui all’art. 36 e di proporzionalità di cui all’art. 38 della Costituzione, quest’ultimo applicabile alla materia pensionistica in considerazione della pacifica qualificazione della pensione come forma di retribuzione differita.

 

 

9) Imposta di bollo sui documenti informatici anche per l’F24 EP

Bollo su documenti informatici: stessi codici per gli enti pubblici. Estesi alla modalità di versamento con F24 Ep i “numeri”, già istituiti per il modello F24 ordinario, per pagare l’imposta dovuta sui libri e sui registri rilevanti ai fini tributari.

I soggetti tenuti ad utilizzare l’F24 Enti pubblici possono assolvere l’imposta di bollo su libri, registri e altri documenti informatici, riportando nella delega di pagamento gli stessi codici tributo già utilizzati dai fruitori dell’F24. Il via libera è arrivato dalla risoluzione dell’Agenzia delle entrate n. 44/E del 6 maggio 2015.

Si tratta, in particolare, dei codici “2501”, “2502” e “2503”, che l’Agenzia delle Entrate ha istituito – il primo, relativo alla vera e propria imposta, con risoluzione n. 106/2014; gli altri due, riferiti a eventuali sanzioni e interessi, con risoluzione n. 32/2015 – per consentire la concreta attuazione di quanto disposto dal Dm 17 giugno 2014 del Mef. Tale provvedimento, infatti, nel disciplinare le modalità di assolvimento degli obblighi fiscali relativi ai documenti informatici e alla loro riproduzione su diversi tipi di supporto (come richiesto dal Codice dell’amministrazione digitale – Dlgs n. 82/2005), ha previsto che l’imposta di bollo sia corrisposta, esclusivamente in via telematica, con il meccanismo dei versamenti unitari tramite F24.

Dunque, la neo risoluzione apre all’utilizzo di quegli stessi codici tributo anche nei modelli F24 Enti pubblici. Vanno riportati in corrispondenza delle somme indicate nella colonna “importi a debito versati”. Inoltre, nella delega di pagamento, devono essere compilati i campi “sezione”, con il valore “F” (“erario”), e “riferimento B”, con l’anno d’imposta (scritto in quattro cifre) cui si riferisce il versamento. Nessuna indicazione, invece, nel campo “riferimento A”.

Il versamento relativo all’imposta per le fatture, gli atti, i documenti e i registri emessi o utilizzati durante l’anno, deve essere effettuato, in un’unica soluzione, entro 120 giorni dalla chiusura dell’esercizio.

 

 

10) Cambiate le specifiche tecniche per la dichiarazione IMU/TASI ENC

Ieri (6 maggio 2015) il Mef ha pubblicato sul proprio sito internet le nuove specifiche tecniche vers. 1/2015, in vigore dal 3/6/2015.

Si tratta delle specifiche tecniche per la trasmissione telematica del Modello per la Dichiarazione IMU/TASI degli Enti non commerciali.

I record previsti per la fornitura in via telematica delle dichiarazioni IMU TASI Enti non commerciali sono:

- record di tipo “A”: è il record di testa della fornitura e contiene i dati identificativi della fornitura e del soggetto responsabile dell’invio telematico (fornitore);

- record di tipo “B”: è il record che contiene i dati del frontespizio del modello;

- record di tipo “C”; è il record che contiene i dati relativi al quadro A;

- record di tipo “D”: è il record che contiene i dati relativi al quadro B;

- record di tipo “E”: è il record che contiene i dati relativi ai quadri C e D;

- record di tipo “Z”: è il record di coda della fornitura e contiene alcuni dati riepilogativi della fornitura stessa.

(Ministero dell’Economia e Finanze, nota del 6 maggio 2015)

 

 

11) Richiesta NASpI: online il servizio

L’art. 1 del Decreto Legislativo 4 marzo 2015 n. 22 istituisce, a decorrere dal 1° maggio 2015, una indennità mensile di disoccupazione denominata Nuova prestazione di Assicurazione Sociale per l’Impiego  (NASpI), avente la funzione di fornire una tutela di sostegno al reddito ai lavoratori con rapporto di lavoro subordinato che abbiano perduto involontariamente la propria occupazione.

Il messaggio Inps 2971 del 30 aprile 2015 illustra i requisiti necessari, la durata, i termini e le modalità di presentazione della domanda. La disciplina di dettaglio della NASpI sarà regolata con apposita circolare.

(Inps, nota del 6 maggio 2015)

 

 

12) Al via la presentazione dei vari modelli RED, ICRIC, ICLAV ai Caf

L’Inps fornisce chiarimenti in merito alle modalità di svolgimento del servizio. Stipulata la convenzione tra l’Inps e i soggetti abilitati all’assistenza fiscale per l’affidamento e la disciplina del servizio di raccolta e di trasmissione delle dichiarazioni delle situazioni reddituali (modello RED) e delle dichiarazioni di responsabilità (modelli ICRIC, ICLAV, ACC.AS/PS) al fine della corretta erogazione delle prestazioni previdenziali e/o assistenziali – CAMPAGNE RED e INV CIV 2015/2016.

Con determinazione del Presidente n. 12 del 2 aprile 2015, è stato approvato lo schema di convenzione con i soggetti compresi tra quelli abilitati all’assistenza fiscale di cui al D.lgs. 9 luglio 1997, n. 241, per la raccolta e la trasmissione all’INPS delle dichiarazioni delle situazioni reddituali (modello RED) e delle dichiarazioni di responsabilità (modelli ICRIC, ICLAV, ACC.AS/PS) al fine della corretta erogazione delle prestazioni previdenziali e/o assistenziali – Campagne RED e INV CIV 2015/2016.

Con le campagne RED 2015 e 2016, l’INPS richiederà ai soggetti beneficiari di prestazioni previdenziali e/o assistenziali, la comunicazione delle situazioni reddituali relative agli anni 2014 e 2015 nonché, per le campagne RED 2013/2014, la comunicazione delle situazioni reddituali limitatamente ai soggetti non adempienti (cosiddetti sollecitati).

Con le campagne INV CIV 2015 e 2016, l’INPS richiederà ai soggetti beneficiari di prestazioni assistenziali, collegate allo specifico status previsto dalla legge, alcune informazioni indispensabili per la verifica della permanenza della titolarità del diritto alle prestazioni in godimento nonché per le campagne INV CIV 2014/2015 la comunicazione delle predette informazioni limitatamente ai soggetti non adempienti (cosiddetti sollecitati).

(Inps, circolare n. 91 del 6 maggio 2015)

 

 

13) Cassetto previdenziale per artigiani commercianti al restlyng

La sezione “Comunicazione bidirezionale” del Cassetto Previdenziale per Artigiani e Commercianti è stata rivista ed integrata con le seguenti novità:

- definizione, all’interno della sezione “Comunicazione bidirezionale, del nuovo link “Comunicazioni inviate” avente due opzioni:-    “Nuovo invio” per la composizione di una nuova comunicazione da inviare alla sede Inps di competenza attraverso il Cassetto-    “Lista inviate” per la consultazione delle comunicazioni già inviate alla sede Inps di competenza;

- con riferimento all’opzione di “Invio nuova comunicazione” è stato definito un ambito circoscritto di tipologie di comunicazioni che possono essere inviate. Le tipologie individuate sono collegate  direttamente ed esclusivamente alle funzionalità previste dal Cassetto Previdenziale per Artigiani e Commercianti. Pertanto, in fase di composizione di una nuova comunicazione è necessario indicare - preliminarmente e oltre al titolo / descrizione / testo – anche il “Tipo” di comunicazione da selezionare nell’ambito di un elenco predefinito.

(Inps, messaggio n. 3092 del 6 maggio 2015)

 

 

14) Lavoratori in esodo: chiarimenti Inps

Due chiarimenti dall’Istituto previdenziale sui lavoratori in esodo.

L’Inps, con il messaggio n. 3088 del 6 maggio 2015, infatti, illustra la prestazione di esodo per i lavoratori prossimi a pensione (articolo 4, commi da 1 a 7-ter, della legge n. 92/2012). Accordo aziendale e procedura di cui agli articoli 4 e 24 della legge n. 223/1991, mentre con il messaggio n. 3096 del 6 maggio 2015, si occupa della misura della contribuzione correlata per i lavoratori in esodo ex articolo 4 della legge n. 92/2012. Domande presentate a decorrere dal 1° maggio 2015.

 

Vincenzo D’Andò